{"id":29275,"date":"2022-03-20T08:09:00","date_gmt":"2022-03-20T08:09:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/20\/tutte-le-cose-tendono-al-bene-anche-se-non-lo-sanno\/"},"modified":"2022-03-20T08:09:00","modified_gmt":"2022-03-20T08:09:00","slug":"tutte-le-cose-tendono-al-bene-anche-se-non-lo-sanno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/20\/tutte-le-cose-tendono-al-bene-anche-se-non-lo-sanno\/","title":{"rendered":"Tutte le cose tendono al Bene, anche se non lo sanno"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;amore \u00e8 ci\u00f2 che desiderano dal profondo gli esseri umani: <em>Amare ed essere amato, solo questo volevo<\/em>, scrive sant&#8217;Agostino nelle sue <em>Confessioni<\/em>. \u00c8 un istinto naturale, profondamente radicato, che precede ogni altro, eccetto quello della sopravvivenza; ma \u00e8 talmente forte che, in taluni casi, pu\u00f2 perfino passare davanti a quest&#8217;ultimo, come nel caso di chi sacrifica la propria vita per proteggere la persona amata. Istintivamente, l&#8217;essere umano sente che l&#8217;amore \u00e8 l&#8217;espressione del bene: perch\u00e9 \u00e8 il bene, in effetti, e non l&#8217;amore che desidera e cerca; ma non ne ha coscienza, scambia il mezzo per il fine e cos\u00ec cerca l&#8217;amore, mentre in realt\u00e0 \u00e8 del bene che \u00e8 assetato. Tutte le creature viventi e non solo gli umani tendono al bene; anzi, tutte le creature, comprese le inanimate: ciascuna \u00e8 mossa al proprio fine dell&#8217;aspirazione al bene. Il bene \u00e8, per le creature inferiori, soddisfare le proprie necessit\u00e0 e realizzare la propria natura, in pienezza e liberamente. Per l&#8217;uomo, l&#8217;aspirazione al bene si connota di implicazioni razionali, perch\u00e9 \u00e8 la ragione la caratteristica specifica dell&#8217;essere umano. Desiderare il bene, per l&#8217;uomo, equivale a voler fare un retto uso della ragione: la ragione conduce al bene, nel senso che conduce alla piena realizzazione della natura umana, esercitata liberamente e senza ostacoli n\u00e9 disordini o confusioni. Il bene dell&#8217;uomo \u00e8 esplicare la facolt\u00e0 razionale al fine di determinarsi come essere razionale; l&#8217;amore \u00e8 tutt&#8217;uno col desiderio del bene e perci\u00f2 anche con l&#8217;esercizio della ragione. In altre parole, l&#8217;essere umano cerca il bene perch\u00e9 ci\u00f2 \u00e8 connaturato al suo fine naturale; e lo cerca dispiegando ordinatamente la ragione naturale, perch\u00e9 \u00e8 quest&#8217;ultima a innalzarlo al di sopra dei bruti e a dargli la possibilit\u00e0 di raggiungere ed esplicare tutta la propria pienezza esistenziale, saltando gli ostacoli e le false immagini di bene.<\/p>\n<p>Se l&#8217;uomo non avesse la ragione, farebbe come tutte le altre creature: punterebbe al bene, con la stessa sicurezza con cui la cerva anela ai rivi delle acque, per dissetarsi e spegnere la sete (cfr. il Salmo 42). Ma poich\u00e9 possiede la ragione, questa talvolta lo aiuta a realizzare pi\u00f9 coscientemente e pi\u00f9 intelligentemente per il proprio fine, mentre talvolta lo fuorvia e lo allontana da esso. La ragione, infatti, \u00e8 un dono magnifico, ma potenzialmente pericoloso: se non \u00e8 accompagnata dall&#8217;umilt\u00e0 e dal timore di Dio, e dunque se priva della grazia, si ritorce contro l&#8217;uomo gli fa scordare il fine al quale \u00e8 ordinato. Ora, se il fine di ogni cosa \u00e8 il bene, il fine dell&#8217;uomo \u00e8 quel bene che corrisponde pienamente all&#8217;uso della sua facolt\u00e0 pi\u00f9 alta, la ragione: e perci\u00f2 quel Sommo Bene che egli solo pu\u00f2 desiderare, conoscere e amare, mentre le altre creature si fermano sulla soglia, senza poterlo identificare con chiarezza. Quello che per la cerva \u00e8 il bene, ad esempio il rinvenimento di un corso d&#8217;acqua per spegnere la sete, per l&#8217;uomo non pu\u00f2 essere che il bene dei beni, il bene da cui si origina ogni altro bene, e non un bene inferiore o secondario. Le altre creature si contentano dei beni secondari, perch\u00e9 non hanno la ragione; l&#8217;uomo ha la ragione e quindi pu\u00f2 riconoscere il bene supremo. Per\u00f2 quella stessa ragione lo pu\u00f2 sviare e pu\u00f2 offuscare la sua visione, inducendolo a scambiare dei beni secondari, o inferiori, per il bene supremo, nel quale soltanto egli potrebbe spegnere la propria sete.<\/p>\n<p>All&#8217;uomo non basta un corso d&#8217;acqua qualsiasi per dissetarsi: egli ha bisogno della Sorgente dalla quale sgorgano tutti gli altri corsi d&#8217;acqua: ha bisogno di dissetarsi direttamente alla Fonte pi\u00f9 elevata e pi\u00f9 pura di tutte. Tale fine supremo \u00e8 Dio, perch\u00e9 da Dio creatore sono state fatte tutte le cose, e dunque anche quei beni minori, o secondari, che tante volte offuscano la visione dell&#8217;uomo e traviano la sua volont\u00e0, inducendolo a disperdersi in una ricerca inefficace o addirittura distruttiva, che lo allontana dal vero bene, il quale, per lui, \u00e8 sempre e soltanto il Sommo Bene e non un bene qualsiasi o un bene generico. L&#8217;uomo non pu\u00f2 accontentarsi del primo bene che si trova alla sua portata; e neppure di un bene generico, tale da poter piacere a chiunque, senza alcun discernimento. L&#8217;uomo \u00e8 fatto in modo che la sua sete non si spegne se non dopo aver attinto alla fonte purissima dalla quale scaturisce ogni altro bene. Cos\u00ec, ad esempio, l&#8217;uomo pu\u00f2 inseguire l&#8217;amore di una creatura, scambiandolo per un bene assoluto; ma quanto pi\u00f9 quell&#8217;amore lo dovesse attirare verso il basso, verso la concupiscenza e la carnalit\u00e0, tanto pi\u00f9 lo allontanerebbe dal vero bene, che \u00e8 Dio, per gustare il quale bisogna porsi in un atteggiamento spirituale disinteressato. Sant&#8217;Agostino diceva che esistono due sole specie di amore: l&#8217;amore di s\u00e9, che \u00e8 diabolico perch\u00e9 consiste nel disprezzo del timor di Dio e nel culto del proprio ego, e l&#8217;amore di Dio, che \u00e8 l&#8217;amore spirituale del bene supremo e perci\u00f2 anche amore vero per le creature. Non si possono amare realmente le creature senza passare per l&#8217;amore del Creatore; non \u00e8 vero che le creature sono una scala che conduce verso l&#8217;alto. Questo pu\u00f2 accadere, ma pu\u00f2 anche non accadere: tutto dipende se le creature sono amate in maniera disordinata oppure ordinata. Se sono amate in maniera ordinata, possono accompagnare l&#8217;anima verso la comprensione del vero bene e del vero amore, che \u00e8 l&#8217;amore totalmente disinteressato di Dio. Solo davanti a Dio la creatura pu\u00f2 dire: <em>Eccomi, fai di me ci\u00f2 che vuoi; insegnami a fare non ci\u00f2 che voglio io, ma ci\u00f2 che vuoi tu<\/em>. Davanti alle creature, invece, l&#8217;io resta sempre in primo piano: l&#8217;io che vuole, che brama, che spera, che desidera, o anche che teme, che odia e che nutre gelosia, invidia, rancore, sete di vendetta. In ciascuno di tali sentimenti l&#8217;io insegue una qualche immagine di bene, per quanto distorta e deformata: perfino nel desiderio di uccidere l&#8217;altro, di sopprimere colui che rappresenta un ostacolo o dal quale ha subito un torto che non sa e non vuole perdonare.<\/p>\n<p>Sempre l&#8217;io, quando si pone al centro di se stesso, vuole qualcosa in funzione di qualcos&#8217;altro: sempre cerca le creature per i propri scopi, per il proprio piacere, per una propria necessit\u00e0: non le cerca disinteressatamente, e dunque non le cerca con animo puro. Le cerca per prendere qualcosa da esse e per gratificarsi. Ma non trova mai, alla fine, la gratificazione che sperava; sempre ritorna la sete, quella sete terribile; ritorna anche dopo aver ottenuto l&#8217;amore della persona amata o aver realizzato la vendetta contro la persona odiata. E perci\u00f2 non trova mai la pace, non \u00e8 mai in una condizione di equilibrio e di armonia, ma \u00e8 sempre tormentato dai suoi demoni, dai suoi fantasmi, dai suoi miraggi. Si potrebbe dire che \u00e8 in uno stato di pazzia, perch\u00e9 non vede le cose come realmente sono, e quindi non vede neanche le creature per quel che sono, ma attraverso le lenti deformanti del proprio desiderio o del proprio odio. E le forze del male, che sono sempre in agguato, fanno di tutto per favorire negli uomini tale condizione interiore: una condizione di piena ignoranza e inconsapevolezza, perch\u00e9 quanto pi\u00f9 l&#8217;uomo ignora chi \u00e8 e a qual fine \u00e8 diretta la sua esistenza, tanto pi\u00f9 si allontana dal sentiero della verit\u00e0, che lo porterebbe a essere felice, spegnendo la sete da cui \u00e8 tormentato, e lo rende facile preda di tutte le seduzioni e le tentazioni, che lo sprofondano sempre pi\u00f9 in basso, verso la dimensione carnale, dalla quale sar\u00e0 poi difficilissimo emergere, una volta che egli l&#8217;abbia scambiata per la sola condizione possibile di esistenza, la sola dalla quale pu\u00f2 sperare di ottenere qualche bene da godere. Tale \u00e8 la condizione tipica della societ\u00e0 moderna e della cultura moderna.<\/p>\n<p>Nei secoli passati e specialmente nel Medioevo &#8211; non \u00e8 idealizzazione o sterile nostalgia del passato &#8211; l&#8217;uomo possedeva una pi\u00f9 robusta gioia di vivere (\u00e8 la conclusione cui giunge una grande medievalista, R\u00e9gine Pernoud) e ci\u00f2 per la buona ragione che l&#8217;uomo poneva al centro di tutto non il proprio io, ma il Creatore. Tutto era in funzione di lui, anche la ricerca della felicit\u00e0. L&#8217;uomo cristiano sapeva, e in teoria dovrebbe sapere anche oggi, che in Dio si trova la soddisfazione di ogni desiderio e il conseguimento di ogni bene, poich\u00e9 Egli \u00e8 il Bene Supremo e anche il Sommo Vero, e fuori del bene e del vero non c&#8217;\u00e8 nulla che possa rendere l&#8217;uomo felice nel significato completo del termine. Perci\u00f2 l&#8217;uomo medievale, con la mediazione dei Santi, aveva sempre Creatore quale fine, e sapeva che andando verso di Lui avrebbe trovato la gioia e la pace, allontanandosi da Lui avrebbe trovato l&#8217;amarezza e la disperazione. Lo sapeva: il che non vuol dire che sempre lo metteva in pratica. Ecco perch\u00e9 non stiamo idealizzando quei secoli. L&#8217;uomo \u00e8 sempre stato fragile e peccatore: \u00e8 la sua condizione naturale, dopo la Caduta. Ma una cosa \u00e8 saperlo e una cosa ignorarlo, come i pagani; un&#8217;altra cosa ancora \u00e8 saperlo e far finta d&#8217;ignorarlo, e inventarsi mille favole sostitutive, come fa Rousseau e come fanno tanti di noi che si pongono pi\u00f9 o meno coscientemente nella sua scia, che poi \u00e8 la scia di Pelagio.<\/p>\n<p>La dinamica attraverso la quale l&#8217;uomo medievale cercava Dio come fine della propria esistenza, e in Lui trovava quel senso di pace e di equilibrio che tanto manca all&#8217;uomo contemporaneo, \u00e8 ben esemplificata da ci\u00f2 che scrive in proposito san Tommaso d&#8217;Aquino nella <em>Summa Teologica<\/em>; e che \u00e8 stato ben sintetizzato, a nostro parere, da Ernesto Buonaiuti. Abbiamo scelto di prendere una sua pagina per illustrare e arrichcire la nostra riflessione e anche per mostrare dove il modernismo dell&#8217;autore lo porta fuori dalla giusta interpretazione del pensiero tomista; il che ci offrir\u00e0 un ulteriore spunto di riflessione.<\/p>\n<p>Scrive dunque Ernesto Buonaiuti nella sua <em>Storia del Cristianesimo<\/em>, vol. II, <em>Evo Medio<\/em>, Milano, Dall&#8217;Oglio Editore, 1943, pp. 594-597):<\/p>\n<p><em>(&#8230;) per comprendere la concretezza del problema dell&#8217;amore di Dio in tutto il Medioevo, bisogna tener ben presente che per gli spiriti del Medioevo, infinitamente pi\u00f9 che per noi, usi a veder gli schemi astratti della speculazione cosmogonica, Dio \u00e8 per eccellenza l&#8221;ESSERE REALE, PERSONALE, VIVENTE. Di modo che per lo spirito medioevale il problema dell&#8217;amor di Dio \u00e8 la QUINTESSENZA IPOSTATIZZATA del problema quotidiano del nostro amore del prossimo.<\/em><\/p>\n<p><em>Ragiona dunque San Tommaso: \u00abAmare Dio sopra ogni cosa, pi\u00f9 di se stessi, \u00e8 cosa naturale, non solamente all&#8217;angelo e all&#8217;uomo, ma ad ogni cosa creata, nella misura in cui pu\u00f2 amare o sensibilmente o naturalmente. Di fatto, quelle che sono le inclinazioni naturali possono essere riconosciute negli atti che si compiono naturalmente, indipendentemente da ogni deliberazione. Nel mondo della natura infatti ciascuna cosa opera a norma dell&#8217;attitudine e dalla potenzialit\u00e0 ad essere, a propria volta, foggiata. Ora noi constatiamo che ogni parte di un tutto, tratta da una tal quale inclinazione naturale, opera in vista del bene del tutto, anche con pericolo e danno proprio. Ecco cos\u00ec la mano aperta alla spada per la difesa della testa, da cui dipende la vita di tutto il corpo. Per cui \u00e8 cosa naturale che ciascuna parte, a suo modo, ami il tutto pi\u00f9 di se stessa. Allo stesso modo, a norma della medesima inclinazione naturale, e secondo quella che \u00e8 la virt\u00f9 civica, il buon cittadino si espone volonterosamente al pericolo di morte, per il bene collettivo. Ora \u00e8 chiaro che Dio \u00e8 il bene comune di tutto l&#8217;universo e di tutte le sue parti. Dal che risulta che ogni cosa creata ama a suo modo naturalmente Dio, pi\u00f9 di se stessa: le cose insensibili, cio\u00e8, per forza cieca di natura; i bruti animali attraverso la loro vita sensitiva; l&#8217;uomo, creatura ragionevole, attraverso quel&#8217;amore intellettuale, che chiamiamo carit\u00e0\u00bb (Qodl. I, a 8; cfr. Summa Theol., I, q 60, a 5; I, II, q. 109, a 3).<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;uomo dunque ama Dio pi\u00f9 di s\u00e9, in virt\u00f9 di una legge naturale, che esercita il suo infallibile e incontrollabile imperio sull&#8217;universa creazione. Uscito dalle mani di Dio, il modo costituisce un tutto con lui. Amando Dio, le cose in fondo amano la totalit\u00e0 e il coronamento di se stese Non potrebbero non amarli. Pertanto nell&#8217;amore delle cose verso Dio, \u00e8 Dio che ama a se stesso, perch\u00e9 l&#8217;universo, considerato in ciascuna delle sue parti appartiene a Dio, \u00e8 di Dio, viene da Dio e torna in Dio. \u00abPoich\u00e9 ciascuna cosa creata, naturalmente, nella misura in cui, \u00e8 di Dio, ne segue che l&#8217;angelo e l&#8217;uomo, tratti da una carit\u00e0 naturale, amino Dio sopra tutto, pi\u00f9 di se stessi\u00bb (Iq.60, a.5). Ma allora come va che l&#8217;uomo, unico fra gli esseri, sbaglia nella scelta degli oggetti da amare, ed \u00e8 capace di rivolgersi a termini di amore che lo allontanano da Dio, invece di appropinquarlo a lui? Qui l&#8217;antitesi agostiniana dei due amori, fra cui non c&#8217;\u00e8 conciliazione possibile senza distruzione dell&#8217;uno o dell&#8217;altro, viene sciolta dialetticamente, mediante un semplice processo di chiarificazione nozionale. \u00abIl bene della parte\u00bb, insegna san Tommaso, \u00ab\u00e8 subordinato al bene del tutto. Pertanto, nello stato di natura integra, l&#8217;uomo subordinava l&#8217;amore di s\u00e9 all&#8217;amore di Dio, come al fine ultimo. E al medesimo amore di Dio subordinava l&#8217;amore di tutte le altre cose, amando cos\u00ec Dio pi\u00f9 di s\u00e9 e pi\u00f9 di tutto. Ma nella condizione della natura corrotta, che \u00e8 la nostra attuale, l&#8217;uomo manca a questo segno, sotto lo stimolo della inclinazione della volont\u00e0 razionale, la quale, a causa del corrompimento della natura, segue il bene individuale, qualora non sia guarita e reintegrata in virt\u00f9 della grazia di Dio\u00bb (I, II, q.109, a.3). Si direbbe che, secondo san Tommaso, vi siano negli esseri ragionevoli come due piani di inclinazione e di appetizione. Il piano naturale li porta automaticamente ad amare Dio pi\u00f9 di se stessi. Il piano razionale, in cui \u00e8 l&#8217;orma mortifera e pestifera della colpa originale, li induce invece a fare svaporare la tendenza verso Dio in tendenza verso il bene generico, che, come tale, non pu\u00f2 essere ricercato ed amato con amore puro e disinteressato. Donde l&#8217;amore per il proprio essere sussistente prende il sopravvento sull&#8217;amore di Dio, e l&#8217;egoismo sopraffa l&#8217;altruismo.<\/em><\/p>\n<p><em>Come l&#8217;intelligenza nel sistema di Bergson, costituisce un arresto di sviluppo e una fossilizzazione statica dello slancio vitale, cos\u00ec in san Tommaso la &quot;rationalis voluntas&quot;, ferita nelle sue capacit\u00e0 dal peccato d&#8217;origine, arresta ed impaccia e devia la &quot;naturale&quot; tendenza della creatura ragionevole verso l&#8217;Assoluto personale, Dio. Ma \u00e8 uno squilibrio nella capacit\u00e0 guidatrice; \u00e8 una deformazione e una contraffazione di una tendenza naturale al bene; non \u00e8 un rovesciamento integrale e un corrompimento radicale, sanabile solo merc\u00e9 un&#8217;amputazione e una resecazione spietate. In ogni azione umana, nel pi\u00f9 mostruoso peccato, \u00e8 sempre a Dio che tende inconsapevolmente la volont\u00e0 del peccatore. \u00abUn peccatore qualsiasi, per il fatto che agogna e sogna un bene precario, va verso Dio, nella cui partecipazione \u00e8 la radice di ogni bene. Per il fatto per\u00f2 che si protende verso quel bene precario in una misura non ordinata, , si allontana da Dio, vale a dire si allontana dalla norma della Sua giustizia\u00bb (De Malo, q. XVI a. 3 ad. lum.). Sicch\u00e9 par lecito concludere che, secondo san Tommaso, il problema dell&#8217;amore si pone per l&#8217;uomo come un problema di distribuzione gerarchica di valori. L&#8217;aspirazione amorosa a Dio \u00e8 la legge ferrea che avvolge l&#8217;universo in unico movimento, ascendente verso l&#8217;Essere che ha posto fuori di s\u00e9 l&#8217;Esistente. Ma la legge ha interruzioni e sobbalzi. La ragione contaminata dell&#8217;uomo pu\u00f2 imporre al suo amore m\u00e8te disdicevoli e termini sproporzionati. Quella grazia, che San Tommaso postula necessaria perch\u00e9 anche l&#8217;uomo si ricollochi nel piano generale della retta aspirazione affettuosa verso Dio, non ha tutta l&#8217;aria di essere, puramente e semplicemente, un retto senso della ragione, non difforme da quello che avrebbe potuto costituire il sogno equilibrato di uno stoico o di un platonico? L&#8217;amore, pertanto, nella Scolastica, \u00e8 un trovarsi razionale nella sinfonia che l&#8217;universo scioglie, protendendosi verso il termine del proprio anelito al bene, che \u00e8 Dio.<\/em><\/p>\n<p>La ricostruzione del pensiero di Tommaso riguardo all&#8217;amore ordinato al suo fine naturale, Dio, ci sembra perfettamente corretta. \u00c8 la conclusione che non ci persuade affatto, laddove Buonaiuti insinua, invero in maniera del tutto gratuita, che l&#8217;idea della grazia quale mezzo necessario affinch\u00e9 l&#8217;uomo si ponga alla ricerca razionalmente ordinata del bene sia, in Tommaso, una spiegazione soprannaturale di un&#8217;operazione, secondo lui perfettamente naturale, della retta ragione, quale avrebbe potuto essere quella di uno stoico o un platonico. \u00c8 qui che il modernismo dell&#8217;autore viene fuori, quasi all&#8217;improvviso, come una belva che si teneva acquattata nel folto, ma gi\u00e0 pronta al balzo. Che cos&#8217;\u00e8 questo processo alle intenzioni di san Tommaso? Sulla base di quali elementi avanza il sospetto che Tommaso chiami &quot;grazia&quot;, ossia intervento soprannaturale, ci\u00f2 che la ragione pu\u00f2 conquistare da sola, anche la ragione priva della Rivelazione, come quella dei pagani? Ci\u00f2 equivale a togliere al cristianesimo la cosa pi\u00f9 preziosa: la dimensione della soprannaturalit\u00e0; e a farne un insegnamento umano, filosofico e morale, simile a quello di tanti altri saggi dell&#8217;antichit\u00e0. L&#8217;impressione \u00e8 rafforzata, e non attenuata, dalla pagina successiva, che noi non abbiamo riportato per non dilatare oltremisura lo spazio della citazione: nella quale Buonaiuti esalta quella che lui chiama <em>concezione estatica<\/em> dell&#8217;amore, citando a profusione, ma in maniera strumentale, autori come Gregorio Magno, San Bernardo e Gilberto di Hoy. L&#8217;insistenza sul filone mistico della cristianit\u00e0 medievale sembra funzionale alla corrispettiva svalutazione della tendenza razionale, impersonata da san Tommaso, erede a sua volta della tradizione aristotelica. Ci\u00f2 \u00e8 in linea con il sentimentalismo, lo storicismo e il soggettivismo dei modernisti, che tendono a una concezione puramente intimistica della fede; e spiega la preferenza accordata a Platone, sant&#8217;Agostino e san Bernardo (e a Bergson) e in genere alla spiritualit\u00e0 francescana rispetto a quella domenicana, pi\u00f9 oggettiva e razionale, ma anche pi\u00f9 &quot;fredda&quot;. Buonaiuti, come tutti i modernisti, pensa che <em>l&#8217;amore ignora il giudizio della ragione<\/em>: il che equivale a vanificare la splendida opera di armonizzazione, nella distinzione, di ragione e fede operata da san Tommaso: il suo dono pi\u00f9 bello al pensiero umano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;amore \u00e8 ci\u00f2 che desiderano dal profondo gli esseri umani: Amare ed essere amato, solo questo volevo, scrive sant&#8217;Agostino nelle sue Confessioni. \u00c8 un istinto naturale,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[117],"class_list":["post-29275","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29275","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29275"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29275\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29275"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29275"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29275"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}