{"id":29264,"date":"2016-08-09T02:00:00","date_gmt":"2016-08-09T02:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/09\/ogni-turbamento-dellanimo-nasce-dallincapacita-di-giudicarsi-e-accusarsi\/"},"modified":"2016-08-09T02:00:00","modified_gmt":"2016-08-09T02:00:00","slug":"ogni-turbamento-dellanimo-nasce-dallincapacita-di-giudicarsi-e-accusarsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/09\/ogni-turbamento-dellanimo-nasce-dallincapacita-di-giudicarsi-e-accusarsi\/","title":{"rendered":"Ogni turbamento dell\u2019animo nasce dall\u2019incapacit\u00e0 di giudicarsi e accusarsi"},"content":{"rendered":"<p>Si pensa, generalmente, che i Padri del deserto, gli eremiti e le grandi figure spirituali dei primi secoli del cristianesimo abbiano importanza quasi solo dal punto di vista storico; e, difatti, il dibattito che si \u00e8 acceso intorno ad essi, dall&#8217;illuminismo in poi, verte sui loro pretesi meriti e demeriti, sull&#8217;impatto che il loro esempio ebbe sulla mentalit\u00e0 del tempo e su quanto la societ\u00e0 tardo-antica e alto-medievale siano debitrici della egemonia culturale da essi esercitata in un dato momento, durante la fase di &quot;vuoto&quot; creatasi fra il tramonto della civilt\u00e0 greco-romana e il lento, faticoso affermarsi della civilt\u00e0 cristiana dell&#8217;et\u00e0 di mezzo.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, bisognerebbe tornare a leggere gli scritti di quelle grandi personalit\u00e0, con animo sgombro da pregiudizi settecenteschi &#8212; perdurante e malaugurata eredit\u00e0 di Gibbon e di Voltaire &#8212; e allora si comprenderebbe che essi hanno ancora e sempre qualcosa da dire anche a noi, lettori del terzo millennio: perch\u00e9, come tutti i classici, essi non hanno mai finito di dire quel che avevano da dire; e si scoprirebbe, in particolare, che furono dei veri maestri della psicologia, dei conoscitori raffinati dell&#8217;animo umano e dei profondi moralisti, nel senso migliore della parola (e anche qui \u00e8 necessario spogliarsi dal condizionamento culturale esercitato dalla cultura moderna, che ha associato il concetto di moralismo con quello di ipocrisia, falsit\u00e0 e gesuitismo: tutti detriti ingombrati di una fase storica che non ebbe l&#8217;umilt\u00e0 di ascoltare serenamente la lezione del passato e che pretese di farne <em>tabula rasa<\/em> e ripartire da zero, disprezzando esperienze accumulate nel corso di secoli e partendo da una idea di ci\u00f2 che \u00e8 l&#8217;uomo penosamente mutila e insufficiente per spiegarne tutti i moti interiori, cos\u00ec complessi e, sovente, cos\u00ec ambigui.<\/p>\n<p>Gli anacoreti e gli eremiti del deserto, in particolare, furono dei grandi maestri della psicologia umana: e le loro intuizioni sulla natura degli istinti, dei desideri, del gioco dei riflessi condizionati, ci appaiono, ancora oggi, di una potenza e di una acutezza straordinarie, tali da mostrare tutta la vuota presunzione e l&#8217;inadeguatezza dell&#8217;approccio psicologico moderno, particolarmente di quello psicanalitico freudiano. Sbaglierebbe chi s&#8217;immaginasse che essi furono dei &quot;selvaggi&quot;, dei barbari nemici della civilt\u00e0 e del consorzio umano, dei paranoici o dei disadattati, incapaci d&#8217;inserirsi nella vita &quot;normale&quot;; al contrario, almeno per i pi\u00f9 significativi fra essi, ci troviamo in presenza di personalit\u00e0 superiori, enormemente dotate sotto molti punti di vista: sensibilit\u00e0, intelligenza, volont\u00e0, coerenza, spirito di sacrificio; e anche se non si dilettavano della lettura di Cicerone o di Aristotele, nondimeno possedevano una robusta cultura classica, alla quale avevano anteposto il Vangelo e le Sacre Scritture, e che seppero cercare un modello di vita che, seppure non proponibile nella sua integralit\u00e0 ai credenti non consacrati, costitu\u00ec ugualmente un prezioso punto di riferimento ideale per tutti, e rappresent\u00f2, in un&#8217;epoca di crisi generalizzata, di turbamento, di perdita di certezze, una vera e propria ancora di salvezza cui poterono aggrapparsi le generazioni che ebbero in sorte di nascere nella delicatissima fase di trapasso fra il mondo antico che scompariva, e l&#8217;alba d&#8217;un mondo nuovo, ancora non ben definito, che stava sorgendo.<\/p>\n<p>Insomma: anche se riuscirono sgraditi ai <em>philosophes<\/em> della ragione illuminista, tutti pieni di puzza sotto il naso nei confronti di questi uomini (e talvolta donne) che volsero le spalle ad un mondo che era stato magnifico, ma ormai svuotato e morente, per gettare le fondamenta di un mondo completamente rinnovato dalla parola di Cristo, e che preferirono la solitudine del deserto, il digiuno, la rinuncia e la compagnia delle fiere selvatiche ai divertimenti e alle raffinatezze della brillante societ\u00e0 aristocratica del tardo Impero romano, ancora paludata nel culto nostalgico di una tradizione gloriosa, ma irrimediabilmente decaduta &#8211; e si pensi alla frivolezza di un Sidonio Apollinare, alle dotte divagazioni erudite di un Macrobio, o alla rabbia anticristiana di un Rutilio Namaziano, per non parlare di Celso, di Giuliano l&#8217;Apostata, di Giamblico, di Porfirio, di Proclo e di tutta la scuola neoplatonica, quanto mai sdegnosa verso i seguaci dell&#8217;oscuro &quot;galileo&quot;, sovvertitori, a suo credere, di tutto ci\u00f2 che, per essa, era bellezza, eleganza, eros, vita -, i padri del deserto furono uno dei pilastri della civilt\u00e0 cristiana che sarebbe durata pi\u00f9 di mille anni e che avrebbe rappresentato la radice di ci\u00f2 che, ancora oggi, nonostante tutto, noi europei siamo, di quel che pensiamo e che sentiamo e che pensiamo, dei valori in cui crediamo, della concezione del mondo che ci anima, pur se abbiamo rifiutato Cristo.<\/p>\n<p>Dei grandi maestri di psicologia pratica, dicevano: nel silenzio, nella solitudine, nel raccoglimento, nella preghiera, essi ebbero modo di analizzare se stessi, di scandagliare il proprio io, di scendere sino al fondo di esso e di sbarazzarsene, per lasciarsi riempire dalla luce vivificante dello Spirito Santo; e poi, specialmente quelli fra essi che divennero abati o direttori spirituali delle comunit\u00e0 cenobitiche, si sentirono spinti a mettere a disposizione dei loro confratelli le pazienti osservazioni che avevano fatte, su se stessi e sugli altri, ma innanzitutto su se stessi, venendo cos\u00ec a costituire le pietre miliari di un nuovo umanesimo, fondato sull&#8217;ascolto di Dio anzich\u00e9 sull&#8217;esaltazione dell&#8217;uomo, e, tuttavia, fedele alla natura profonda dell&#8217;uomo, nella ferma volont\u00e0 di offrire a lui gli strumenti necessari per conquistare la salute dell&#8217;anima, scopo supremo ed essenziale di quel pellegrinaggio in terra straniera che \u00e8 la vita terrena. Il loro punto di vista era del tutto diverso da quello dei filosofi greci: essi partivano dall&#8217;interiorit\u00e0, e, specialmente per merito di Sant&#8217;Agostino, si pu\u00f2 dire che scoprirono una maniera nuova di vedere l&#8217;uomo coi suoi veri bisogni, e riconoscere, invece, le futilit\u00e0, i capricci, le brame disordinate rivolte verso ci\u00f2 che \u00e8 secondario e nocivo al suo equilibrio spirituale (anche se bisogna ammettere che Seneca, fra i pagani, ebbe un presentimento di questa nuova prospettiva interiore; sebbene non sia escluso che essa gli sia venuta appunto, almeno in parte, per il tramite di san Paolo, bench\u00e9 nessun documento storico ci dica che egli lo conobbe personalmente; per\u00f2 un esame imparziale dei suoi scritti, e la presenza di quell&#8217;alone quasi cristiano che li avvolge, ci consentono d&#8217;immaginare la cosa e ritenerla perfino probabile).<\/p>\n<p>Prendiamo il caso di uno di questi &quot;padri del deserto&quot;, san Doroteo di Gaza, noto anche come san Doroteo abate, vissuto fra il 505 e il 565 e fondatore di un monastero in Palestina, per . Per i suoi monaci egli scrisse una serie d&#8217;istruzioni la cui lettura, come dicevamo, ha ancora moltissime cose da dire &#8212; sorpresa! &#8212; proprio a noi, uomini di una civilt\u00e0 tecnologica e materialista, appunto perch\u00e9 ci riporta a quella semplicit\u00e0 di vita, a quella essenzialit\u00e0 dello spirito che \u00e8 il segreto della pace dell&#8217;anima, invano agognata e inseguita da generazioni di uomini del mondo moderno, i quali si sono allontanati dal loro centro interiore per inseguire cose esteriori, ingannevoli, illusorie, e si avvoltolano su se stessi, nel vano sforzo di trovare un equilibrio qualsiasi, dopo aver fatto in modo di allontanare da s\u00e9 tutti i punti saldi di riferimento, e aver spazzato via, quasi con rabbia, oltre che con metodo e costanza degni di una miglior causa, il retaggio di una tradizione millenaria nella quale avrebbero potuto trovare, se lo avessero voluto, tutto ci\u00f2 che si affaticavano a cercare lungo strade ingannevoli e inconcludenti.<\/p>\n<p>Diceva san Doroteo nei <em>Discorsi spirituali<\/em> (Doctr.. 7, <em>De accus. sui ipsius<\/em>, 1-2; PG 88, 1695-1699):<\/p>\n<p><em>Cerchiamo, fratelli, di vedere da che cosa soprattutto derivi il fatto che quando qualcuno ha sentito una parola molesta, spesso se ne va senza alcuna reazione, come se non l&#8217;avesse udita, mentre talvolta appena l&#8217;ha sentita si turba e si affligge. Qual \u00e8, mi domanda, la causa di questa differenza? Questo fatto ha una sola o pi\u00f9 spiegazioni? Io mi rendo conto che vi sono molte spiegazioni e motivi, ma ve n&#8217;\u00e8 una che sta avanti alle altre e che genera tutte le altre, secondo quanto disse un tale. Questo deriva dalla particolare condizione in cui qualcuno viene a trovarsi.<\/em><\/p>\n<p><em>Chi infatti si trova in preghiera o in contemplazione, facilmente sopporta il fratello che lo insulta, e rimane imperturbato. Talvolta questo avviene per il troppo affetto da cui qualcuno \u00e8 animato vero qualche fratello. Per questo affetto egli sopporta da lui ogni cosa con molta pazienza.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo pu\u00f2 inoltre derivare dal disprezzo. Quando uno disprezza o schernisce chi abbia voluto irritarlo, disdegna di guardarlo o di rivolgergli la parola o di accennare, parlando con qualcuno, ai suoi insulti e alle sue maldicenze, considerandolo come il pi\u00f9 vile di tutti.<\/em><\/p>\n<p><em>Da tutto questo pu\u00f2 derivare il fatto, come ho detto, che qualcuno non si turbi, n\u00e9 si affligga se disprezzato o non prenda in considerazione le cose che gli vengono dette. Accade invece che qualcuno si turbi e si affligga per le parole di un fratello allorquando si trova in una condizione molto critica o quando odia quel fratello. Vi sono tuttavia anche molte altre cause di questo stesso fenomeno che vengono diversamente presentate. Ma la ragione prima di ogni turbamento, se facciamo una diligente indagine, la si trova nel fatto che nessuno incolpa se stesso. Da qui scaturisce ogni cruccio e travaglio, qui sta la ragione per cui non abbiamo mai un po&#8217; di pace; n\u00e9 ci dobbiamo meravigliare, poich\u00e9 abbiamo appreso da santi uomini che non esiste per noi altra strada all&#8217;infuori di questa per giungere alla tranquillit\u00e0. Che le cose stiano proprio cos\u00ec lo constatiamo in moltissimi casi. E noi, inoperosi e amanti della tranquillit\u00e0, ci illudiamo e crediamo di aver intrapresa la via giusta allorch\u00e9 in tutte le cose siamo insofferenti, non accettando mai di incolpare noi stessi. Cos\u00ec stanno le cose. Per quante virt\u00f9 possegga l&#8217;uomo, fossero pure innumerevoli e infinite, se si allontana da questa strada, non avr\u00e0 mai pace, ma sar\u00e0 sempre afflitto o affligger\u00e0 gli altri, e si affaticher\u00e0 invano.<\/em><\/p>\n<p>Sarebbe stato difficile dire di pi\u00f9 in un minor spazio, e con maggior precisione e obiettivit\u00e0. Quel che turba l&#8217;animo, che inquieta, che fa perdere la serenit\u00e0 e la pace, \u00e8 una radicata incapacit\u00e0, o meglio, una indisponibilit\u00e0 a giudicarsi e ad accusarsi con la stessa implacabile coerenza con cui siamo soliti giudicare e accusare gli altri. Perci\u00f2 diamo la colpa ad essi della nostra perdita di equilibrio, della nostra pace sconvolta: mentre dovremmo rimproverare noi stessi, e analizzare con occhio fermo e con lucido esame quel che in noi fa resistenza: la nostra superbia, la nostra meschinit\u00e0, il nostro egoismo, tutte le cose che ci fanno velo a noi stessi e ci impediscono di misurare in maniera esatta la distanza abissale che ci separa dalla meta che, a parole, diciamo di desiderare e che ci sforziamo invano di perseguire. Qualcuno obietter\u00e0 che l&#8217;uomo moderno si sente fin troppo <em>colpevole<\/em> (come il signor K. ne <em>Il processo<\/em> di Kafka): \u00e8 vero, spesso si sente colpevole, ma non per la ragione giusta: che \u00e8 il tradimento della sua vocazione divina,<\/p>\n<p>Quel che Doroteo abate vuol dire \u00e8 che, se noi fossimo capaci di esaminarci, ed eventualmente di accusarci, con la stessa fermezza e mancanza di scuse con cui siamo soliti guardare agli altri, non sarebbe cos\u00ec facile che un evento esterno riesca a turbare la nostra pace. Se ci\u00f2, invece, accade, \u00e8 perch\u00e9 noi abbiamo molti pi\u00f9 riguardi verso noi stessi che verso il resto del mondo; e, cos\u00ec facendo, manifestiamo il nostro attaccamento egoistico verso noi stessi, la nostra difficolt\u00e0, o mancanza di volont\u00e0, di liberarci della zavorra dell&#8217;io, con tutti i vizi e le debolezze che le si accompagnano, perch\u00e9 offre ad esse la presa mediante cui ci fanno perdere l&#8217;equilibrio. Per non consentire alle circostanze esteriori alcuna presa su di noi, o, almeno, per offrire ad esse la minor presa possibile, dobbiamo levigare il nostro io, svuotarlo, purificarlo, renderlo terso e trasparente e farne un docile strumento della volont\u00e0 divina: solo allora esso, che era il nostro capriccioso tiranno, diverr\u00e0 il nostro fidato amico e il prezioso strumento per realizzare la nostra vocazione.<\/p>\n<p>E qui veniamo al nodo centrale della questione. Ciascuno di noi \u00e8 chiamato ad una vocazione; ma, nella apparente diversit\u00e0 delle vocazioni individuali, rimane il tratto comune di ciascuna: la realizzazione dell&#8217;uomo attraverso l&#8217;unione con Dio, il divenire tutt&#8217;uno con la Sua volont\u00e0, il rendersi disponibili a ci\u00f2 che Lui vuol fare di noi, senza resistere, n\u00e9 recalcitrare, n\u00e9 accampare scuse o inalberare il nostro orgoglio. Ma una cosa \u00e8 certa: finch\u00e9 restiamo aggrappati al nostro io, prigionieri del nostro io, crocifissi al nostro io, non possiamo fare niente; meno che mai possiamo risponde alla vocazione. La vocazione \u00e8 la chiamata di Dio: Dio ci chiama e noi possiamo rispondere, oppure no. Nel primo caso, il nostro passo diverr\u00e0 leggero e, per quanto gravati da pesanti fardelli esteriori, riusciremo a portarli, perch\u00e9 non saremo soli, ma Dio sar\u00e0 con noi; nel secondo, saremo condannati all&#8217;impotenza pi\u00f9 totale, e &#8211; di conseguenza &#8211; alla disperazione.<\/p>\n<p>E chi non sa che la malattia mortale di cui soffrono gli uomini moderni \u00e8, appunto, la disperazione?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si pensa, generalmente, che i Padri del deserto, gli eremiti e le grandi figure spirituali dei primi secoli del cristianesimo abbiano importanza quasi solo dal punto<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[110,230],"class_list":["post-29264","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-civilta","tag-psicologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29264","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29264"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29264\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29264"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29264"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29264"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}