{"id":29261,"date":"2010-06-09T09:34:00","date_gmt":"2010-06-09T09:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/06\/09\/i-tumuli-dellisola-dei-pini-in-nuova-caledonia-un-enigma-affascinante-tuttora-insoluto\/"},"modified":"2010-06-09T09:34:00","modified_gmt":"2010-06-09T09:34:00","slug":"i-tumuli-dellisola-dei-pini-in-nuova-caledonia-un-enigma-affascinante-tuttora-insoluto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/06\/09\/i-tumuli-dellisola-dei-pini-in-nuova-caledonia-un-enigma-affascinante-tuttora-insoluto\/","title":{"rendered":"I tumuli dell\u2019Isola dei Pini, in Nuova Caledonia: un enigma affascinante tuttora insoluto"},"content":{"rendered":"<p>I Canachi della Nuova Caledonia, presso gli studiosi di linguistica, sono noti per il fatto che, nel loro idioma, mancano i termini relativi alla prima persona e quindi anche il concetto di &quot;io&quot;, cos\u00ec come lo intendiamo noi occidentali (cfr. il nostro precedente articolo \u00abFra i Canachi della Nuova Caledonia la persona non ha nome n\u00e9 io, ma \u00e8 un insieme di relazioni\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 15\/03\/2010).<\/p>\n<p>Vi \u00e8 anche un altro motivo d stupore, non fra i linguisti ma fra gli archeologi, dovuto alla presenza di alcune centinaia di misteriosi tumuli di grandi dimensioni, alcuni dei quali caratterizzati dalla presenza di altrettanto enigmatici pilastri, concentrati sull&#8217;Isola dei Pini (Ile des Pins, da non confondersi con l&#8217;isola omonima dei Caraibi, al largo di Cuba; tutto l&#8217;arcipelago, che comprende anche le vicine Isole della Lealt\u00e0, \u00e8 un Territorio d&#8217;Oltremare francese vasto 19.050 kmq., pi\u00f9 o meno come la Puglia) immediatamente a sud della Nuova Caledonia; nonch\u00e9 in una localit\u00e0 presso l&#8217;estremit\u00e0 meridionale di quest&#8217;ultima.<\/p>\n<p>L&#8217;Isola dei Pini, vero gioiello naturale dell&#8217;Oceano Pacifico, \u00e8 famosa per le sue spiagge stupende, che attirano un discreto flusso di turismo internazionale nei bene attrezzati alberghi della costa; un poeta giapponese si \u00e8 spinto a definire questa terra come la pi\u00f9 vicina al Paradiso fra quante ne esistono al mondo. Raramente, per\u00f2, i turisti che giungono qui dall&#8217;Europa, dall&#8217;Australia o dagli Stati Uniti d&#8217;America, si interessano al mistero dei tumuli, che sembra rimandare alle nebbie di un passato mai realmente conosciuto.<\/p>\n<p>La superficie dell&#8217;isola, che si trova a 60 km. dalla capitale della Nuova Caledonia, Noumea, \u00e8 di circa 250 kmq. quadrati, pi\u00f9 o meno come la nostra isola d&#8217;Elba; le coste sono basse, di sabbia bianchissima e dalle acque di un blu cobalto singolarmente trasparenti, fronteggiate da centinaia di isolotti e banchi di sabbia sottoposti all&#8217;alternanza della marea. Sia le spiagge sia, soprattutto, l&#8217;interno dell&#8217;isola, sono caratterizzati da magnifici boschi di palme e di araucarie, conifere &quot;primitive&quot; che raggiungono qui uno sviluppo e una bellezza sorprendenti e che spiegano la denominazione data all&#8217;isola dai primi navigatori europei. La foresta, due o tre secoli fa, era ancora talmente fitta che nel 1792 il navigatore francese Bruni d&#8217;Entrecasteaux, quivi giunto alla ricerca di La P\u00e9rouse (che aveva fatto invece naufragio a Vanikoro, nelle Isole Santa Cruz, quattro anni prima), impieg\u00f2 ben un mese per attraversarla tutta.<\/p>\n<p>Ma adesso torniamo ai tumuli.<\/p>\n<p>Se sono opera dell&#8217;uomo, cosa che non da tutti \u00e8 ammessa, la loro stessa presenza, databile a diverse migliaia di anni fa, rivoluzionerebbe completamente tutte le nostre cognizioni intorno al popolamento delle isole dell&#8217;Oceano Pacifico; non solo, ma anche intorno allo sviluppo delle prime civilt\u00e0 umane, che, come \u00e8 noto, per la storiografia accademica sarebbero quelle dell&#8217;antico Egitto e dell&#8217;antica Mezzaluna fertile, l&#8217;arco di terra che va dalla Palestina, attraverso la Siria, fino alla Mesopotamia.<\/p>\n<p>Secondo le nostre conoscenze attuali, le isole e gli arcipelaghi occidentali dell&#8217;Oceania vennero popolati a partire dall&#8217;Asia sud-orientale, in una data imprecisata: dapprima la Nuova Guinea e le Isole Salomone, indi il resto della Melanesia e poi, via via, la Micronesia e la Polinesia, fino alle estremit\u00e0 settentrionale (Hawaii), sud-occidentale (Nuova Zelanda) e sud-orientale(Isola di Pasqua). Ma fu una migrazione molto lenta, se i primi uomini giunsero, come sembra, in Nuova Caledonia non prima del 2.000 a. C. In ogni caso, la datazione del 50.000 a. C. per l&#8217;inizio del movimento migratorio, che pure \u00e8 stata avanzata da alcuni studiosi, appare in contrasto con tutti i dati attualmente disponibili. Alcuni siti archeologici associati alla cultura lapita sono stati rinvenuti nell&#8217;isola Watom (Papua-Nuova Guinea), in quella di Malo nelle Vanuatu, nonch\u00e9 a Tonga e a Samoa: e sono tutti databili intorno al 500 a. C.<\/p>\n<p>Alcune successive ondate migratorie introdussero fra quei primi colonizzatori l&#8217;agricoltura, l&#8217;arte della ceramica e quella di fabbricare le grandi canoe d&#8217;alto mare a doppio scafo. Si potrebbe ipotizzare che i tumuli dell&#8217;Isola dei Pini e dell&#8217;estremit\u00e0 meridionale della Nuova Caledonia siano una testimonianza di queste remote popolazioni melanesiane, tanto pi\u00f9 che sono venute alla luce anche alcune antiche iscrizioni sui pietra. Tuttavia questa interpretazione solleva ancora pi\u00f9 perplessit\u00e0 di quante ne riesca a sedare, poich\u00e9 i tumuli &#8211; se, ripetiamo, sono realmente dei manufatti &#8211; costituiscono i classici reperti archeologici &quot;fuori posto&quot;.<\/p>\n<p>Ecco come li descrive la rivista \u00abInfo Journal\u00bb, n. 2, dell&#8217;autunno 1967; riportato in \u00abMisteries of the Unexplained\u00bb, 1982, traduzione italiana \u00abCronache dell&#8217;inspiegabile\u00bb, Milano, Selezione dal Reader&#8217;s Digest, 1989, p. 49):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;isola della Nuova Caledonia, nel Pacifico, si trova circa 1.000 miglia a sudovest della Nuova Guinea e a 750 miglia dalla costa orientale dell&#8217;Australia [il porto pi\u00f9 vicino \u00e8 Brisbane, capitale del Queensland]. Circa 40 miglia a sud della sua punta pi\u00f9 meridionale c&#8217;\u00e8 l&#8217;Isola dei Pini. Su questa piccola isola sono stati scoperti circa 400 curiosi tumuli di sabbia e pietrisco, fatti a forma di formicaio, alti dai 2,5 ai 3 m., con un diametro di poco meno di 100 m. Lo stesso genere di tumuli si ritrova nel distretto di Pa\u00efta, nella Nuova Caledonia meridionale. Sull&#8217;Isola dei Pini la sabbia contiene un&#8217;alta percentuale di ossido di ferro; vicino a Pa\u00efta, invece, \u00e8 ricca di silicio. In entrambi i casi i tumuli sono virtualmente spogli di vegetazione.<\/p>\n<p>Nei primi anni &#8217;60, quattro di questi tumuli furono oggetto di scavi da parte di L. Chevalier del Museo della Nuova Caledonia di Noumea, capitale dell&#8217;isola. I tumuli appaiono strani gi\u00e0 di per s\u00e9, ma ci\u00f2 che Chevalier trov\u00f2 nel loro interno era ancora pi\u00f9 strano. Al centro di tre tumuli scopr\u00ec un pilastro verticale, e nel quarto due pilastri affiancati. Non vi fu trovato nessun altro reperto, n\u00e9 carbone, n\u00e9 ossa. I pilastri, o cilindri, il cui diametro varia da 1 a 2 m., con un&#8217;altezza da 1 a 2,5 m., sono fatti di un composto a base di calce contenente frammenti di conchiglie. Con la datazione al carbonio 14 questi pilastri sono stati risalire a un periodo tra il 5120 e il 10.950 a. C. L&#8217;uso della calce, come materiale da costruzione, \u00e8 quasi sconosciuto prima del periodo ellenico classico, cio\u00e8 poche centinaia di anni prima dell&#8217;\u00c8ra cristiana. E, per quanto ne sappiamo, il primo uomo giunse dall&#8217;Indonesia in Nuova Caledonia intorno al 2000 a. C.<\/p>\n<p>La superficie esterna dei cilindri \u00e8 incrostata di frammenti di silice e pietrisco ferroso, che sembrano essersi incastonati nella malta durante l&#8217;indurimento. L&#8217;ipotesi di Chevalier \u00e8 che i pilastri siano stati formati versando la malta dall&#8217;alto dei tumuli in stretti pozzi scavati nella sabbia e lasciandola indurire sul posto. Lo scopo di simili costruzioni \u00e8 ancora avvolto nel mistero. E, data l&#8217;et\u00e0 apparente dei cilindri e il fatto che non siano stati trovati segni di vita, n\u00e9 umana n\u00e9 altra, anche la natura dei loro costruttori rimane un enigma.\u00bb<\/p>\n<p>Se si tratta di monumenti funerari, come mai non \u00e8 stata trovata alcuna traccia di ossa umane all&#8217;interno dei tumuli dell&#8217;Isola dei Pini?<\/p>\n<p>E come \u00e8 possibile che siano stati costruiti fra 5.000 e 11.000 anni avanti Cristo, se i primi colonizzatori melanesiani giunsero solo molte migliaia d&#8217;anni pi\u00f9 tardi?<\/p>\n<p>Ancora: chi ha eretto i pilastri, o cilindri, al centro di alcuni di quei tumuli; e come mai utilizz\u00f2 la calce, che non era conosciuta nemmeno in Asia, n\u00e9 in Europa, fino ad alcuni secoli innanzi l&#8217;\u00e8ra cristiana?<\/p>\n<p>Certo, la cronologia delle migrazioni polinesiane \u00e8 ancora incerta: la diffusione in Oceania, cominciata nel I millennio a. C., potrebbe essersi conclusa entro i primi secoli dopo Cristo, verso il 400 per le isole Hawaii; solo la Nuova Zelanda fu raggiunta alquanto pi\u00f9 tardi, dopo il 1.000 d. C. (e, naturalmente, l&#8217;Isola di Pasqua).<\/p>\n<p>Secondo gli storici, sono le Molucche, in Indonesia, la terra di origine della ceramica detta di Lapita; fra il 1600 e il 1400 a. C. i portatori della ceramica lapita si diffusero nelle Tonga, nelle Figi orientali ed in alcune isole di minori dimensioni.<\/p>\n<p>Mauro Paoletti fa notare che, secondo il racconto di Erodoto, i sacerdoti egizi facevano risalire lo spostamento dei Poli a 12.480 anni fa; una data che coincide con le pi\u00f9 antiche datazioni al radiocarbonio dei pilastri esaminati dal professor Chevalier.<\/p>\n<p>I tumuli, in numero da tre a quattrocento, risalirebbero a circa 3.000 annui fa e sarebbero, quindi, pi\u00f9 recenti dei pilastri; ma, anche cos\u00ec, i conti non tornano. Formati da un composto di macerie, terra, frammenti di corallo e ossido di ferro, nonch\u00e9 da conchiglie e &#8211; questa \u00e8 la cosa pi\u00f9 strana &#8211; da calce, a detta di alcuni studiosi potrebbero essere stati costruiti non da esseri umani, ma da uccelli di grande mole oggi estinti, come il &quot;Moa&quot; gigante della Nuova Zelanda. Ma, a parte il fatto che non vi sono evidenze fossili della presenza di tali uccelli in Nuova Caledonia, anzi, che non vi sono ossa di alcun tipo sotto i tumuli o nelle loro vicinanze, n\u00e9 umane n\u00e9 animali, si tratta di un&#8217;ipotesi piuttosto peregrina, che sembra sia stata avanzata apposta per chiudere la discussione in sede propriamente archeologica.<\/p>\n<p>Piaccia o non piaccia, forse il solo modo di gettare un po&#8217; di luce su questo intricato problema \u00e8 quella di allargare lo sguardo a tutta l&#8217;area del Pacifico occidentale e di mettere i tumuli dell&#8217;Isola dei Pini in relazione, fra le altre cose, con il gigantesco edificio sommerso di Yonaguni, in Giappone, e con le ciclopiche rovine di Nan Madol, a Ponap\u00e9 nelle Isole Caroline, di cui ci siamo altra volta occupati (cfr. il nostro articolo \u00abLe gigantesche rovine di Nan Madol vestigia della civilt\u00e0 di Mu?\u00bb, sul sito di Edicolaweb).<\/p>\n<p>C&#8217;era qualche cosa, qualche terra, qualche civilt\u00e0, delle quali non sappiamo quasi niente, in questa regione dell&#8217;Oceano Pacifico ove il navigatore spagnolo Menda\u00f1a De Neira cercava, alla fine del 1500, niente di meno che il Paradiso Terrestre? E il mitico Continente Australe, ricercato dai navigatori europei ancora nella seconda met\u00e0 del 1700, era proprio soltanto una leggenda, o non poteva essere il ricordo deformato di un dato reale, di quella misteriosa Terra di Mu di cui parlava il colonnello Churchward negli ultimi decenni del XIX secolo?<\/p>\n<p>Verso che cosa guardavano i seicento giganteschi &quot;moai&quot;, i busti in pietra tufacea dell&#8217;Isola di Pasqua, disseminati lungo le pendici del vulcano Rano Raraku; e chi li eresse su di un&#8217;isola tanto piccola, a migliaia di chilometri dalla terra pi\u00f9 vicina?<\/p>\n<p>Ancora. Chi edific\u00f2 sull&#8217;isola di Malden, nelle Gilbert (oggi Repubblica di Kiribati), i quaranta templi a forma di piramide, alti fino a 9 metri, larghi fino a 18 e lunghi fino a 60, con tracce di strade pavimentate che conducono verso il mare, dove misteriosamente si interrompono? Anche a Ponap\u00e9 esisteva un grandioso porto, oggi sprofondato nel mare: chi furono i suoi costruttori? Verso quali rotte partivano le sue merci? Faceva forse parte delle Sette Citt\u00e0 Sacre di Mu, citate da Churchward?<\/p>\n<p>E chi ha costruito l&#8217;enorme arco di pietra dell&#8217;isola di Tongatapu, nell&#8217;arcipelago delle Tonga, pesante oltre 100 tonnellate e apparentemente allineato con gli astri, simile a una Stonehenge dell&#8217;Oceano Pacifico?<\/p>\n<p>Che dire, infine, delle avvincenti mappe giapponesi, pi\u00f9 antiche di qualsiasi civilt\u00e0 oggi conosciuta, che mostrano il mondo prima dello spostamento dell&#8217;asse terrestre, nelle quali compaiono due continenti, oggi scomparsi, nell&#8217;Oceano Pacifico, ed un terzo, pi\u00f9 piccolo (forse l&#8217;antica Lemuria), nell&#8217;Oceano Indiano? Di queste mappe ha parlato, fra gli altri, Valerio Zecchini nel suo libro \u00abAtlantide e Mu\u00bb (Editrice Demetra, 1998, pp. 133-37).<\/p>\n<p>Molte domande senza risposte; troppe, forse, per una scienza che crede di aver capito e di aver spiegato quasi tutto, della storia antica dell&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Eppure, noi sappiamo che quella storia \u00e8 tutta da riscrivere.<\/p>\n<p>Non \u00e8 forse vero che l&#8217;impronta di un sandalo che schiaccia una trilobite \u00e8 stata scoperta dall&#8217;americano William J. Meister ad Antelope Spring, nello Utah, nel giugno del 1968: l&#8217;impronta di un piede umano, dunque, impressa in una roccia che risale ad un&#8217;et\u00e0 compresa FRA I 300 E I 600 MILIONI DI ANNI FA?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I Canachi della Nuova Caledonia, presso gli studiosi di linguistica, sono noti per il fatto che, nel loro idioma, mancano i termini relativi alla prima persona<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30138,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[65],"tags":[92],"class_list":["post-29261","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archeologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-archeologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29261","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29261"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29261\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30138"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29261"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29261"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29261"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}