{"id":29254,"date":"2017-04-25T09:25:00","date_gmt":"2017-04-25T09:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/25\/tu-solo-hai-parole-di-vita-eterna\/"},"modified":"2017-04-25T09:25:00","modified_gmt":"2017-04-25T09:25:00","slug":"tu-solo-hai-parole-di-vita-eterna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/25\/tu-solo-hai-parole-di-vita-eterna\/","title":{"rendered":"Tu solo hai parole di vita eterna"},"content":{"rendered":"<p>La malattia dell&#8217;uomo \u00e8, ed \u00e8 sempre stata, l&#8217;ego. La malattia dell&#8217;uomo moderno \u00e8 diventata una metastasi, perch\u00e9 egli ha deliberatamente distrutto ci\u00f2 che teneva a freno l&#8217;ipertrofia dell&#8217;ego: il senso del divino. Finch\u00e9 Dio occupa un posto nella vita degli uomini, l&#8217;ego \u00e8 tenuto a bada e le energie della persona, comprese l&#8217;ambizione e il desiderio di gloria, sono incanalate e messe al servizio di un causa pi\u00f9 nobile e pi\u00f9 alta che non sia la pura e semplice gratificazione narcisista: sono messe al servizio della morale cristiana. Ma quando la societ\u00e0 europea ha voltato le spalle a Dio, e ha creato una civilt\u00e0 nuova, irreligiosa e materialista, basata sul culto della Ragione, della Scienza e del Progresso, l&#8217;ego \u00e8 tornato a crescere tumultuosamente e di nuovo si \u00e8 imposto come il fine delle azioni umane. I disastri della storia moderna, i massacri e i genocidi, la competizione selvaggia, il cancro di una finanza sempre pi\u00f9 potente e sempre pi\u00f9 vorace, le due guerre mondiali, la bomba atomica: tutto questo \u00e8 stato il risultato di una morale scardinata dalla scomparsa di Dio e di una prospettiva ultraterrena. Insieme a Dio, gli uomini hanno voltato le spalle al pensiero della vita dopo la morte: il loro orizzonte si \u00e8 ristretto, si \u00e8 rimpicciolito, si \u00e8 immiserito: hanno voluto fare della vita terrena l&#8217;unica vita possibile, e hanno chiamato follia e alienazione qualunque riflessione, qualunque sguardo rivolto alla vita eterna.<\/p>\n<p>Il Peccato originale \u00e8 un peccato prodotto dall&#8217;ego: un misto d&#8217;invidia maligna e di folle superbia: <em>sarete come Dio<\/em>. Noi siamo figli di quel peccato, di quella presunzione. Per duemila anni il cristianesimo ha ripristinato negli uomini il senso del limite e il senso del mistero, ricacciando l&#8217;ego nel fondo della caverna, e mettendogli la museruola, perch\u00e9 esso \u00e8 un mostro che non esita a mordere e graffiare tutto ci\u00f2 che si frappone fra lui e il raggiungimento del suo scopo, che \u00e8 uno scopo illimitato: <em>sempre di pi\u00f9<\/em>. Di qualunque cosa: <em>sempre di pi\u00f9<\/em>. Sempre pi\u00f9 piacere, sempre pi\u00f9 potere, sempre pi\u00f9 ricchezza. E al diavolo tutto ci\u00f2 che fa da ostacolo, tutto ci\u00f2 che costituisce un impaccio. Lo sgretolamento della famiglia e della societ\u00e0 moderna nasce da questa radice. Nessuno vuole pi\u00f9 sacrificare nulla di s\u00e9; nessuno vuole pi\u00f9 porre un limite al proprio ego. Limitarsi \u00e8 divenuta un cosa brutta; la sobriet\u00e0, la modestia, la frugalit\u00e0, sono divenute qualcosa di vergognoso, di turpe. Chi si nasconde vuol dire che ha qualcosa da nascondere: bisogna mostrarsi, esibirsi, spogliarsi, farsi ammirare senza veli, sempre, in tutto il proprio sconfinato narcisismo. Anche quando si dorme, anche quando si va al gabinetto, anche quando si fa all&#8217;amore: come nella Casa del <em>Grande Fratello<\/em> televisivo. Gli altri devono vedere, devono sapere, devono ammirare tutto quel che l&#8217;ego fa: \u00e8 come un mostro insaziabile, che <em>dopo il pasto ha pi\u00f9 fame che prima<\/em>. L&#8217;inafferrabile oggetto del desiderio, diceva un altro poeta, Ludovico Ariosto: l&#8217;uomo \u00e8 essenzialmente una creatura desiderante. Certo: e non c&#8217;\u00e8 niente di male in questo. Di pi\u00f9: non c&#8217;\u00e8 niente di male nel desiderare la felicit\u00e0; l&#8217;uomo \u00e8 fatto per questo. Per questo viene al mondo, per questo vive: per essere felice. Solo che la felicit\u00e0 non si trova nell&#8217;inseguire incessantemente i desideri e le brame dell&#8217;ego: \u00e8 una corsa senza fine, frustrante, amarissima, che non conduce da nessuna parte. Infatti, il movimento degli eroi dell&#8217;<em>Orlando Furioso<\/em> \u00e8 curiosamente circolare: tornano sempre al punto di partenza. La struttura del mondo \u00e8 divenuta labirintica, e <em>l&#8217;inchiesta<\/em>, cio\u00e8 la ricerca della cosa desiderata, si trasforma in un continuo &quot;errare&quot;, in un continuo andare a cascaccio, di qua e di l\u00e0, senza pace, senza gioia, senza mai intravedere la meta, anzi, allontanandosi inesorabilmente da essa. Perch\u00e9 la meta non c&#8217;\u00e8: \u00e8 sempre <em>oltre.<\/em><\/p>\n<p>Tale \u00e8 il destino dell&#8217;uomo moderno, figlio della civilt\u00e0 moderna. Seguace del Progresso, si \u00e8 votato a un dio incontentabile: perch\u00e9 il Progresso, per definizione, \u00e8 sempre un passo avanti. Nessuno lo pu\u00f2 afferrare. Se lo si afferra, ecco che fra le mani ci si ritrova non il Progresso, ma il suo guscio vuoto, ci\u00f2 che \u00e8 rimasto indietro, il fiore appassito. Il Progresso \u00e8 andato avanti e ci ha lasciato le sue vestigia. Noi siamo gli adoratori di qualcosa che ci sfugge per definizione; e non troviamo, n\u00e9 troveremo mai la pace, perch\u00e9 abbiamo deciso di fare dell&#8217;immanenza il nostro solo orizzonte esistenziale, e del finito, la nostra meta ultima. Il che \u00e8 una contraddizione in termini. La meta ultima non pu\u00f2 essere qualcosa di quaggi\u00f9, perch\u00e9, in tal caso, essa sarebbe la morte. Meglio, sarebbe la tomba: una morte dalla quale non si esce, un sepolcro che rimane sigillato. In tal caso avevano ragione quei commissari giacobini i quali, durante la Rivoluzione francese, facevano porre sui cimiteri la scritta: <em>La morte \u00e8 un sonno eterno.<\/em> Una verit\u00e0 innegabile, date le premesse: ma, proprio per questo, tanto pi\u00f9 sgradevole. Nessuna civilt\u00e0 ha mai avuto tanta paura della morte, come la civilt\u00e0 moderna, che nega Dio e la vita ultraterrena: tanto \u00e8 vero che in vuol parlarne mai. Ecco, la decadenza della Chiesa cattolica si capisce anche da questo: che, infiltrata dalla teologia modernista e gnostica, ha smesso, a sua volta, di parlare della morte, del giudizio e dell&#8217;aldil\u00e0: si limita a parlare sempre delle cose di quaggi\u00f9. Ha smarrito la prospettiva ultraterrena, perch\u00e9 ha smarrito il senso della spiritualit\u00e0 e della trascendenza; ha smarrito la dimensione verticale della fede. Che \u00e8 quanto dire che ha smarrito Dio. Tuttavia, ipocrita e vile, piuttosto che confessarlo apertamente, si \u00e8 fabbricata un &quot;nuovo&quot; dio, simile solo in apparenza a quello del Vangelo: un dio che parla sempre delle cose di quaggi\u00f9. Oh, belle parole, bei concetti, niente da obiettare: amore, perdono, solidariet\u00e0, fratellanza, accoglienza, inclusione &#8212; ma solo per nascondere il fatto che conta davvero: che al Padre celeste, lei non crede pi\u00f9. Dice di aver trovato una fede pi\u00f9 &quot;adulta&quot;, ma sono solo chiacchiere: in realt\u00e0, ha semplicemente smarrito la fede. In compenso, come era ovvio, ha ritrovato l&#8217;ego, eccome. Ed ecco che questi cattolici &quot;adulti&quot; si scatenano nel mettersi in mostra, nel fare a gara per chi grida pi\u00f9 forte: questi &quot;preti di strada&quot;, questi vescovi progressisti, questi teologi della &quot;liberazione&quot;, queste teologhe femministe, questo papa che &quot;sa di pecora&quot;, e si prende l&#8217;agnello pasquale sulle spalle, e si fa fotografare cos\u00ec, per far sapere a tutti quanto \u00e8 umile e quanto \u00e8 simile al Buon Pastore, al punto che la gente pensa sia lui il Buon Pastore e si dimentica che di Buon Pastore ce n&#8217;\u00e8 uno solo, Dio, e tutti gli altri sono, al massimo, operai della vigna, cio\u00e8 servi inutili, che fanno solamente il proprio dovere: tutti costoro sono schiavi dell&#8217;ego, vogliono sentirsi protagonisti, vogliono sentirsi importanti, vogliono essere ammirati e, possibilmente, applauditi. Non sopportano di passare inosservati, di vivere in silenzio, di contemplare Dio nella quiete dell&#8217;anima: a che serve avere un dio, se non lo si pu\u00f2 gridare, se non lo si pu\u00f2 trasformare in una cassa di risonanza del proprio ego?<\/p>\n<p>L&#8217;unica strada per evitare questo destino \u00e8 quella indicata da Ges\u00f9 Cristo: la strada dell&#8217;amore autentico, puro e disinteressato; dell&#8217;amore che dona tutto se stesso, senza chiedere nulla; dell&#8217;amore che gioisce del bene altrui, dei successi altrui, e non prova invidia, n\u00e9 si rammarica di non poter disporre delle cose e delle persone come se fossero oggetti personali. Ges\u00f9 \u00e8 risorto perch\u00e9 ha amato incondizionatamente, facendosi tutt&#8217;uno con la volont\u00e0 del Padre. Si \u00e8 fatto piccolo e umile per divenire un perfetto strumento nelle mani di Lui: si \u00e8 svuotato del proprio ego. Il demonio, nel deserto, lo ha tentato, appellandosi al suo ego: e ha perso, \u00e8 perch\u00e9 Ges\u00f9 aveva crocifisso il proprio ego, e, reso leggero da quella vittoria, era pronto per lasciarsi riempire dall&#8217;amore del Padre. Chi si svuota del proprio ego per lasciarsi riempire da Dio, non cadr\u00e0 mai in potere del demonio. Nemmeno la morte avr\u00e0 pi\u00f9 potere su di lui: perch\u00e9 tutti moriremo, fisicamente parlando, ma solo chi non avr\u00e0 saputo liberarsi dal fardello dell&#8217;ego morir\u00e0 per la seconda volta: scivoler\u00e0 nel buio, dove scompare chi ha saputo adorare solamente se stesso. Gravissima, perci\u00f2, \u00e8 la responsabilit\u00e0 dei pastori del gregge i quali, da ministri di Dio, si son fatti ministri dell&#8217;ego: hanno impedito alle anime di accedere alla casa del Padre, e non ci sono entrati nemmeno loro. A che serve entrare in una chiesa, per udire un sacerdote che officia la santa Messa come se fosse un rito puramente umano, e dove i fedeli si comportano come se ad essere adorato non fosse il Padre celeste, ma il loro stesso ego? Tanto varrebbe andare ad assistere un evento mondano, a una <em>kermesse<\/em> politica, a uno spettacolo culturale, o a uno spettacolo nel senso profano del termine. Non \u00e8 per soddisfare l&#8217;ego che si va in cerca di Dio, ma per trovare il significato pi\u00f9 autentico della propria vita. <em>Signore, e da chi andremo?<\/em>, risponde san Pietro a Ges\u00f9 Cristo, che ha domandato ai dodici apostoli se vogliono andarsene anche loro; <em>tu solo hai parole di vita eterna<\/em>. Ma i vescovi progressisti e i teologi modernisti non hanno parole di vita eterna; credendo di essere pi\u00f9 vicini al popolo, essi lo tradiscono, perch\u00e9 lo lasciano orfano del vero Dio, che non \u00e8 un re di questo mondo.<\/p>\n<p>La conseguenza pi\u00f9 immediata ed evidente dell&#8217;ipertrofia dell&#8217;ego \u00e8, insieme alla superbia, la ferma convinzione di non aver nulla da imparare e da capire, perch\u00e9 si sa gi\u00e0 tutto e si capisce tutto. Il pi\u00f9 tipico esemplare umano di questo atteggiamento mentale \u00e8 il cosiddetto intellettuale: un individuo che vive spacciando il suo falso sapere per sapere autentico e che trascina le masse, che lo vedono come una sorta di guida infallibile, nei suoi stessi errori. Ora, l&#8217;intellettuale per definizione \u00e8 un progressista: infatti, dal&#8217;illuminismo in poi, la societ\u00e0 non ammette, n\u00e9 riconosce altro tipo d&#8217;intellettuale, l&#8217;erede dei <em>philosphes<\/em> e dei <em>savants<\/em>. Un intellettuale conservatore, un intellettuale cattolico, un intellettuale antimoderno, sarebbero altrettante contraddizioni in termini: la societ\u00e0 non li riconosce, non li stima, non li ascolta. Del resto, l&#8217;intero <em>establishment<\/em> culturale \u00e8 formato dagli intellettuali progressisti, i quali hanno formato una sorta di confraternita, o, se si preferisce, di massoneria, la quale apertamente, e senza alcun pudore, favorisce se stessa, applaude se stessa, premia se stessa. L&#8217;asino si strofina all&#8217;altro asino, dice un proverbio latino: gli intellettuali progressisti fanno lo stesso. Qualche volta litigano, ma \u00e8 pi\u00f9 per gettare fumo negli occhi del pubblico; oppure, caso pi\u00f9 serio e pi\u00f9 frequente, per meschine rivalit\u00e0 e gelosie di ordine personale. Sono semplicemente invidiosi, ecco tutto. Anche se agiscono in regime di monopolio, e in regime di monopolio (cio\u00e8 senza alcun contraddittorio) pubblicano i loro libri, vanno in televisione, vincono i loro premi letterari, di fatto sono invidiosissimi e rancorosissimi l&#8217;uno nei confronti dell&#8217;altro, come mogli gelose pronte cavare gli occhi alle possibili amanti del marito. Dove il &quot;marito&quot; \u00e8 il pubblico, che offre il necessario palcoscenico per allestire lo spettacolo trionfante del loro ego. L&#8217;intellettuale progressista parla volentieri in prima persona: vuol far sapere al pubblico che lui sa questo, che lui ha capito quell&#8217;altro, e non si vergogna di raccontare anche i sui fatti privati, tanto \u00e8 convinto di averne il diritto, tanto \u00e8 sicuro che le sue parole non daranno fastidio a nessuno, perch\u00e9 egli \u00e8 su di un piedistallo, e chi, tra la folla, prova fastidio di chi sta sul piedistallo? Qualcuno, infatti, deve stare lass\u00f9. E qui emerge un altro aspetto caratteristico dell&#8217;intellettuale progressista: la sua concezione feudale della cultura e del sapere. La cultura \u00e8 sua, il sapere \u00e8 suo. Quando parla e quando scrive, raramente si abbassa al livello di comprensione del comune mortale; e, del resto, ha ragione di fare cos\u00ec, dal momento che la stima in cui \u00e8 tenuto \u00e8 in ragione diretta della sua astrusit\u00e0, della sua incomprensibilit\u00e0. Da ci\u00f2, anche, la sua perenne aria sdegnosa, e il disprezzo esplicito di cui gratifica quanti, per caso, non sono a giorno della sue verit\u00e0. Un terzo elemento caratteristico \u00e8 la sua convinzione, tanto illogica quanto radicata, di essere un coraggioso difensore delle minoranze: non vede che ha dietro le spalle, pronto a sostenerlo, l&#8217;intero sistema culturale; vede quel che vuole vedere, cio\u00e8 che le sue parole potrebbero incontrare delle resistenze, potrebbero non trovar unanimi consensi, e si auto-persuade di essere all&#8217;avanguardia di una crociata sacrosanta per la civilt\u00e0 e il progresso. Il progresso, sempre e comunque; il progresso a prescindere.<\/p>\n<p>Oggi questa figura s&#8217;incarna nel femminista, omosessualista, immigrazionista, multiculturalista, relativista, e, se cattolico, modernista: come il papa Francesco, che invita a prendere esempio da don Milani, pessimo maestro e pessimo interprete del Vangelo (infatti nessun papa prima di lui aveva fato altrettanto; e Giovanni XXIII, da molti considerato il primo papa della &quot;svolta&quot;, aveva definito don Milani <em>un povero pazzerello fuggito al manicomio<\/em>; e si ricordi che don Milani fu tra i primi a volere che il Crocifisso fosse tolto dalla aule scolastiche, in omaggio alla laicit\u00e0 dello Stato). L&#8217;intellettuale progressista \u00e8 incarnato dalla miliardaria Regina Catrambone, che va a prendere i migranti\/invasori sulle oste della Libia per &quot;salvarli&quot;; dalla signor Laura Boldrini o dal signor Nichi Vendola, i quali, imperterriti, predicano il dovere di accogliere i migranti\/invasori islamici, a costo di diventare autolesionisti: perch\u00e9 si sa che in certi Paesi islamici le donne non possono neanche guidare l&#8217;automobile, e che gli omosessuali vengono impiccati. L&#8217;importante \u00e8 scagliarsi contro qualcuno: contro gli italiani &quot;egoisti&quot;, &quot;populisti&quot;, &quot;razzisti&quot;; l&#8217;importante \u00e8 mostrare arroganza e disprezzo verso chi dissente dal loro vangelo. Intellettuali tipici sono Fo, Moravia, Pasolini, Balestrini; i vari Eco, Cacciari, Galimberti, De Luca, Saviano. Dietro l&#8217;apparente diversit\u00e0, hanno un inconfondibile tratto comune: l&#8217;arroganza, la saccenteria, l&#8217;abitudine a non discutere con chi la pensa diversamente, ma a sfotterlo, perch\u00e9 non lo ritengono degno di sprecare un ragionamento. Sanno gi\u00e0 tutto, loro: sono pieni del loro ego ipertrofico; e Dio, se c&#8217;\u00e8, \u00e8 fatto sulla loro misura&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La malattia dell&#8217;uomo \u00e8, ed \u00e8 sempre stata, l&#8217;ego. 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