{"id":29244,"date":"2010-05-18T08:36:00","date_gmt":"2010-05-18T08:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/05\/18\/il-trionfo-di-yahweh-e-la-disfatta-di-baal-passano-per-lassassinio-della-regina-jezabel\/"},"modified":"2010-05-18T08:36:00","modified_gmt":"2010-05-18T08:36:00","slug":"il-trionfo-di-yahweh-e-la-disfatta-di-baal-passano-per-lassassinio-della-regina-jezabel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/05\/18\/il-trionfo-di-yahweh-e-la-disfatta-di-baal-passano-per-lassassinio-della-regina-jezabel\/","title":{"rendered":"Il trionfo di Yahweh e la disfatta di Baal passano per l\u2019assassinio della regina Jezabel"},"content":{"rendered":"<p>Dal Secondo Libro dei Re (IX, 30-37; traduzione italiana dalla \u00abBibbia di Gerusalemme\u00bb, Bologna, Edizioni Dehoniane, 1974, 1982):<\/p>\n<p>\u00abIeu arriv\u00f2 in Izre\u00e8l. Appena lo seppe, Gezabele si trucc\u00f2 gli occhi con stibio, si acconci\u00f2 la capigliatura e si mise alla finestra. Mentre Ieu entrava per la porta, gli domand\u00f2: &quot;Tutto bene, o Zimri, assassino del suo padrone?&quot;. Ieu alz\u00f2 lo sguardo alla finestra e disse: &quot;Chi \u00e8 con me? Chi?&quot;. Due o tre eunuchi si affacciarono a guardarlo. Egli disse: &quot;Gettatela gi\u00f9&quot;. La gettarono gi\u00f9. Il suo sangue schizz\u00f2 sul muro e sui cavalli. Ieu pass\u00f2 sul suo corpo, poi entr\u00f2, mangi\u00f2 e bevve; alla fine ordin\u00f2: &quot;Andate a vedere quella maledetta e seppellitela, perch\u00e9 erra figlia di re&quot;. Andati per seppellirla, non trovarono altro che il cranio, i piedi e le palme delle mani. Tornati, riferirono il fatto a Ieu, che disse: &quot;Si \u00e8 avverata cos\u00ec la parola che il Signore aveva detto per mezzo del suo servo Elia il Tisbita: nel campo di Izre\u00e8l i cani divoreranno la carne di Gezabele. E il cadavere di Gezabele nella campagna sar\u00e0 come letame, perch\u00e9 non si possa dire: Questa \u00e8 Gezabele&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>Questa vicenda truculenta \u00e8 realmente avvenuta e ha segnato la fine di Jezabel o Gezabele, principessa fenicia, figlia del re di Tiro, Ithobaal, che aveva sposato Achab, figlio maggiore di Omri e re d&#8217;Israele dall&#8217;875 all&#8217;852 avanti Cristo.<\/p>\n<p>Si \u00e8 trattato di un episodio nel contesto di un quadro molto pi\u00f9 ampio: la lotta politica e religiosa scatenatasi nei due regni di Israele e di Giuda, all&#8217;indomani della morte di Salomone, tra la fazione che potremmo definire progressista, rappresentante gli interessi dei commercianti e favorevole a un&#8217;apertura, anche culturale e religiosa, al mondo dei popoli vicini, primi tra tutti i Fenici; e quella che potremmo definire la corrente conservatrice, le cui basi sociali erano costituite dalla nobilt\u00e0 guerriera e dal ceto dei contadini, la quale, in nome di un monoteismo intransigente, rifiutava ogni &quot;contaminazione&quot; con le divinit\u00e0 straniere, vista come un cedimento intollerabile nei confronti dell&#8217;idolatria.<\/p>\n<p>Tali furono sempre le due anime della societ\u00e0 giudaica, fino al tempo della dominazione persiana, dei regni ellenistici dei Tolomei d&#8217;Egitto e dei Seleucidi di Siria ed, infine, alla dominazione romana e alla disfatta definitiva del giudaismo, dopo le tre grandi rivolte, tutte fallite, rispettivamente del 66-70, del 115-117 e del 132-135.<\/p>\n<p>Prima che l&#8217;indipendenza dei due regni di Israele e di Giuda venisse distrutta, rispettivamente, dagli Assiri e dai Babilonesi, i culti religiosi di origine cananea e fenicia, e specialmente quello di Baal, si erano notevolmente diffusi in Palestina, anche grazie ad alcune principesse provenienti dalla Fenicia che erano andate spose, per ragioni politiche, a sovrani ebrei: indirizzo che gi\u00e0 aveva avuto inizio al tempo di Davide e di Salomone, nel cui harem vi erano numerose principesse straniere che avevano fatto costruire a Samaria e a Gerusalemme i templi delle loro divinit\u00e0 e cercato anche di fare proselitismo fra gli stessi Ebrei.<\/p>\n<p>Ma la reazione dei profeti, come Elia ed Eliseo, era stata terribile. Facendo appello alle masse contadine e alla nobilt\u00e0 guerriera, essi avevano scatenato dei veri massacri a danno dei sacerdoti di Baal ed erano riusciti ad estirpare, l&#8217;uno dopo l&#8217;altro, i templi stranieri con i relativi culti dal suolo della Palestina.<\/p>\n<p>Eliseo scann\u00f2 di sua mano, dice la \u00abBibbia\u00bb, ben quattrocentocinquanta sacerdoti di Baal nel torrente Kison, dopo averli vinti in una sfida religiosa sul monte Carmelo, in seguito a una rovinosa siccit\u00e0 abbattutasi su Israele(1 Re, XVIII, 20-40).<\/p>\n<p>Dopo l&#8217;assassinio di Jezabel, vi fu un generale massacro dei fedeli di Baal e la distruzione del tempio dedicato a questa divinit\u00e0 in Samaria, per ordine di Ieu. La cosa si svolse in modo particolarmente feroce, perch\u00e9 i seguaci di Baal furono convocati con l&#8217;inganno dal re ebreo, con la scusa di svolgere una grande cerimonia in onore del loro dio. In quella notte di San Bartolomeo dell&#8217;antico Israele, non uno dei fedeli di Baal sfugg\u00ec alla spada dei carnefici; dopo di che il tempio di Baal venne incendiato, distrutto e trasformato in un immondezzaio.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo atto della tragedia si svolse intorno ad un&#8217;altra donna fenicia, Atalia, figlia di Jezabel e moglie di Joram. Dopo la morte del marito e del figlio, ella fece sterminare l&#8217;intera discendenza della casa di Davide e si autoproclam\u00f2 regina di Gerusalemme. Ma, nell&#8217;835, anch&#8217;ella fu travolta da una insurrezione popolare e per\u00ec trafitta di spada, nella sua reggia. Il popolo massacr\u00f2 anche Mattan, sacerdote di Baal, davanti agli altari.<\/p>\n<p>Infine, la valle di Ben-Hinnom, che aveva ospitato un tempio di Baal, venne trasformata, anche nella lingua, con la Geenna, immensa discarica sotto le mura di Gerusalemme e, da ultimo, sinonimo di luogo immondo e infernale per antonomasia.<\/p>\n<p>Scrive Gerhard Herm nel suo libro \u00abL&#8217;avventura dei Fenici\u00bb (titolo originale: \u00abDie Ph\u00f6nizier\u00bb, D\u00fcsseldorf und Wien, Econ Verlag; traduzione italiana di Gianni Pilone Colombo, Milano, Garzanti, 1974, 1981, pp.107-14, passim):<\/p>\n<p>\u00abI compilatori dei Libri dei Re sono espliciti nel dipingere Jezabel come una dittatrice senza scrupoli, una sperimentata intrigante e una gelida carogna. In pi\u00f9, era anche una puttana, ma a questo essi accennano soltanto.<\/p>\n<p>Quando un cittadino d&#8217;Israele ricus\u00f2 di vendere a suo marito un vigneto, lo fece calunniare da testimoni corrotti e condannare a morte. Quando poi il profeta Elia ord\u00ec una rivolta popolare contro i sacerdoti di Baal da lei importati dalla Fenicia, che finirono massacrati, Jezabel minacci\u00f2 di farlo ammazzare a sua volta e lo cacci\u00f2 dal pese. E quando finalmente capit\u00f2 sul&#8217;uomo che le aveva ammazzato il figlio, ebbe l&#8217;impudenza di chiedergli come si sentisse nei panni dell&#8217;assassino: al che questi la fece, naturalmente, eliminare.<\/p>\n<p>Una delle pi\u00f9 tremende maledizioni della cronaca &#8211; niente affatto povera in merito &#8211; del popolo d&#8217;Israele, fu appunto scagliata contro di lei, ed ebbe rapido effetto.<\/p>\n<p>&quot;I cani mangeranno Jezabel presso i bastioni di Jezrael&quot;, tuonava Elia il Tesbite; &quot;e il cadavere di Jezabel giacer\u00e0 come letame sul campo, s\u00ec che non si potr\u00e0 dire: Questa \u00e8 Jazabel&quot;. [&#8230;]<\/p>\n<p>Chi legga i capitoli sull&#8217;ascesa, caduta e orrenda fine della Tiria, avverte un odio feroce, ardente, che non si \u00e8 raffreddato dopo oltre duemilaottocent&#8217;anni.<\/p>\n<p>Proprio per questo, per\u00f2, colei che diede il suo nome a tutte le Isabelle, avrebbe almeno meritato un riesame del suo caso in seconda istanza. La denuncia dei cronisti biblici, in effetti, non persuade molto, basata com&#8217;\u00e8 su fatti non propriamente dimostrabili. Il peggior crimine attribuito ala Tiria \u00e8 la calunnia ai danni del vignaiolo Nabot, non disposto alla vendita del suo vigneto; il resto sono voci. Che sia stata meretrice e maga suona di chiacchiere da servit\u00f9; che amasse imbellettarsi e adornarsi \u00e8 da puritani rimproverarglielo; che minacciasse di morte Elia non era certo cortese, ma non era certo ingiustificato visto che, alla fin fine, l&#8217;irato uomo di dio aveva appena scannato quattrocentocinquanta sacerdoti di Baal. Il perno dell&#8217;accusa resta dunque l&#8217;affare Nabot, che cost\u00f2 la vita al vignaiolo e che avrebbe s\u00ec giustificato la pena suprema, ma non la maledizione oltre la morte.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, allora, la condanna? Perch\u00e9 la bava alla bocca dei suoi accusatori?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 relativamente semplice: Jezabel non venne condannata secondo le regole di un tribunale ordinario ma secondo quelle di un tribunale rivoluzionario; e poich\u00e9 questa rivoluzione era stata provocata ne nome di dio la Tiria si trov\u00f2 al cospetto di un tribunale ecclesiastico. Ora, gli inquisitori &#8211; si chiamino Torquemada, Robespierre o Wiszinsky &#8211; \u00e8 raro che giudichino secondo paragrafi scritti. Neppure gli ebrei lo fecero a suo tempo, e anzi non ritennero neppure necessario interrogare l&#8217;accusata. La condanna erra pronta in anticipo. [&#8230;]<\/p>\n<p>Dietro il predicatore contadino di Tisbe stavano non solo la nobilt\u00e0 e i contadini, ma anche l&#8217;intelligenza critica dello stato d&#8217;Israele. Egli [Elia] non fu affatto la marionetta di possenti gruppi d&#8217;interesse, bens\u00ec una manifestazione di forza personale, un prodotto della storia ebraica.<\/p>\n<p>Il popolo cui Elia apparteneva viveva gi\u00e0 del fatto di essere diverso dagli altri. In contrasto coi vicini, gli ebrei adoravano, al posto di mole divinit\u00e0 specializzate, un unico dio celeste competente per tutto, il quale, per giunta, non possedeva neppure una figura rappresentabile. Persino i nomi che portava dicevano pochissimo di lui. Originariamente s&#8217;era chiamato Jahve, vale a dire, secondo Mos\u00e8, &quot;io sono&quot;; poi Eloah o Elohim, quindi, semplicemente &quot;dio&quot;; pi\u00f9 tardi ancora Jahu o Jehovah; infine, Adonai, il &quot;signore&quot;. Tutti questi nomi servivano piuttosto a tenerlo nascosto che non a illuminarlo. Quanto pi\u00f9 ci si avvicinava a lui dall&#8217;esterno, tanto pi\u00f9 si faceva impalpabile. Pretendeva adoratori che ripudiassero totalmente la forza di rappresentazione sensibile per aggrapparsi a pure astrazioni.<\/p>\n<p>Raffigurato, Jehovah-Jahve lo fu solo, propriamente, nella severa legge imposta ai suoi seguaci. Dai buoni ebrei veniva e viene preteso che rispettino minutamente, ogni giorno e ogni ora, non meno di seicentotredici norme e divieti diversi. Essi non devono credere, bens\u00ec agire, e con l&#8217;azione esser una cosa ben definita: membri del popolo eletto. La comunit\u00e0 che li comprende, \u00e8, a ben considerare, un ordine di taglio fortemente intellettuale, le cui regole fanno apparire i frati trappisti come membri di un club esclusivo.<\/p>\n<p>Come gli ebrei siano arrivati al loro dio tanto severo e speciale \u00e8 uno dei grandi misteri della storia. Oggi \u00e8 abbastanza popolare la teoria secondo la quale essi avrebbero conosciuto Jahve nella loro migrazione attraverso il Sinai, dove incontrarono i keniti. Questa trib\u00f9 nomade, come si suppone da indizi frammentari, avrebbe adorato uno spirito di fuoco senza volto e senza figura, e trasmesso tale fede agli ex schiavi provenienti dall&#8217;Egitto.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 astutamente, Sigmund Freud ribatte che Jahve sarebbe una creazione originaria egiziana. Mos\u00e8 non era ebreo &#8211; egli ritiene -, ma uno degli ultimi seguaci dispersi del monoteista Ekhnaton. Deluso dal suo popolo, si avvicin\u00f2 ai lavoratori forzati della casa di Giuseppe, promettendo loro la libert\u00e0 se accettavano la sua dottrina, cosa che, naturalmente, essi fecero. Freud fonda la sua teoria su una serie di tratti confusi dell&#8217;immagine del grande legislatore. Gi\u00e0 il nome rimanda a un&#8217;origine egizia: Mos\u00e8 significa &quot;il figlio&quot;, a quel modo che Ramsete vale &quot;Ra-mose&quot;, cio\u00e8 &quot;il figlio di Ra&quot;. Probabilmente la guida dell&#8217;esodo per il Mar Rosso non parlava nemmeno, o solo imperfettamente, ebraico, per cui si valse dell&#8217;aiuto del fratello Aronne non come aiuto per la formulazione, come suggerisce la Bibbia, bens\u00ec come interprete. E infine, contrariamente al&#8217;antico uso, si fece circoncidere solo pi\u00f9 tardi, il che dimostra ancora una volta come non venisse da un casato ebraico.<\/p>\n<p>Tutte queste considerazioni acutissime contribuiscono ovviamente poco a sgombrare la tenebra che avvolge il dio Jahve, ma anzi lo rendono ben pi\u00f9 che mai sorprendente ed enigmatico. Nessun popolo, diciamo cos\u00ec, normale dell&#8217;Antico Oriente sarebbe mai pervenuto da solo all0&#8217;idea di riconoscere una potenza soprannaturale che prendeva forma solo nel fuoco e come voce interiore, si faceva adorare in templi vuoti, e vegliava gelosamente sull&#8217;adempimento di complicati precetti e divieti.<\/p>\n<p>Appunto con questa situazione &quot;anormale&quot; si trov\u00f2 a confronto la fenicia Jezabel, senza esserne probabilmente del tutto consapevole. La donna veniva da un paese dove gli dei erano come dovunque: o umanizzati al punto da esser concepito come Super-io, o cos\u00ec disumani da poteri temere e rispettare per motivi umanamente fondati. Gli dei dovevano governare come re, con marzapane e frusta, con buone messi e grandinate, con venti favorevoli e tempeste, con sole e tuoni. Dovevano essere un ordine entro cui inserirsi, non una legge che pretendesse per s\u00e9 tutto l&#8217;essere umano.\u00bb<\/p>\n<p>In effetti, la lotta fra Baal e Yahweh per la supremazia in Israele non fu solo una lotta fra due diverse divinit\u00e0 nazionali, ma fra due diverse e inconciliabili concezioni della divinit\u00e0 stessa, quale non si era mai vista fino ad allora: un evento epocale, che si sarebbe rivelato decisivo per il destino stesso dell&#8217;Occidente.<\/p>\n<p>Baal, come tutti gli altri dei del pantheon antico, e non solo mediorientale, rappresentava una forza di tipo antropomorfo, potentissima, ma non superiore alla natura, che era necessario ingraziarsi &#8211; anche con sacrifici umani &#8211; per placarne le collere e per propiziare i raccolti e le circostanze della vita materiale. Il suo culto poteva benissimo coesistere non solo con quello delle altre divinit\u00e0 fenice, ma anche con qualsiasi divinit\u00e0 straniera.<\/p>\n<p>Yahwe era un dio esclusivista e geloso, insofferente di qualunque altro culto; un dio puramente spirituale, che esigeva cieca obbedienza in ogni singola azione e in ogni singolo istante della vita, al punto che il suo fedele doveva sottostare a pi\u00f9 di seicento norme e divieti, cominciando dalla circoncisione e passando per l&#8217;obbligo del riposo assoluto nel giorno di sabato. Per il fedele di Yahwe, ogni altra forma di religione era pura abominazione e perfino il contatto con i seguaci di altri culti era un male da ridurre al minimo indispensabile, e non senza continui lavacri e abluzioni di carattere purificatorio. Entrare nella casa di un pagano era abominio; partecipare ai suoi riti, un delitto meritevole di morte.<\/p>\n<p>Le due fedi non potevano coesistere in alcun modo.<\/p>\n<p>Molti storici sono convinti che un&#8217;idea cos\u00ec estranea alla mentalit\u00e0 degli antichi Semiti, come quella di un Dio invisibile che non vuole essere rappresentato in alcun modo, sia giunta agli antichi Ebrei per mezzo dei Keniti (o Qeniti), una trib\u00f9 nomade del Sinai che discendeva, probabilmente, dai Madianiti, e con la quale gli Ebrei medesimi sarebbero entrati in contatto durante le peregrinazioni nel deserto, dopo l&#8217;esodo dalla terra del Nilo.<\/p>\n<p>Qualcuno si \u00e8 spinto ancora pi\u00f9 in l\u00e0, e, osservando la strana coincidenza cronologica fra la riforma monoteista del faraone Ekhnaton (Amenhofis IV) e gli eventi, di poco posteriori, relativi alla migrazione degli Ebrei dall&#8217;Egitto alla Palestina, ha supposto che Mos\u00e8 non fosse ebreo, ma egiziano (come l&#8217;etimologia del suo nome lascia del resto supporre) e che egli sia stato un seguace di tale riforma, all&#8217;epoca in cui i sacerdoti di Amon avevano ripreso il controllo dell&#8217;Egitto (durante il regno di Tut-ankh-Amon); un seguace che volle far sopravvivere il culto del Dio unico affidandolo, in forma invero assai modificata, agli Ebrei, gli unici che avrebbero potuto abbracciarlo mentre erano alla ricerca di una sede definitiva e di una divinit\u00e0 che li proteggesse nelle loro lunghe e faticose peregrinazioni.<\/p>\n<p>Questo, forse, \u00e8 troppo. In ogni caso, mancano completamente elementi di fatto che permettano di suffragare una tale, ardita supposizione; sebbene essa non sia, di per s\u00e9, inverosimile e, quindi, potrebbe essere considerata come una ipotesi seria, per quanto bisognosa di conferme.<\/p>\n<p>In effetti, perfino l&#8217;etimologia del nome Yahweh non \u00e8 affatto chiara e non mancano gli studiosi che rifiutano sia l&#8217;origine kenita, sia quella madianita tanto del nome, quanto del suo culto, sicch\u00e9 la questione rimane tuttora controversa. Si \u00e8 pensato anche a qualche divinit\u00e0 babilonese o, comunque, a un vocabolo di origine babilonese; ma neppure questo \u00e8 stato provato e l&#8217;intera discussione \u00e8 tuttora pi\u00f9 che mai aperta, vale a dire misteriosa.<\/p>\n<p>Sia come sia, bisogna avere l&#8217;umilt\u00e0 di riconoscere che, riguardo al mondo antico, sono pi\u00f9 le cose che non sappiamo che quelle che sappiamo; e, con buona pace di quegli storici, archeologi e scienziati che vorrebbero sempre avere la risposta pronta per tutto, la verit\u00e0 \u00e8 che, al momento, nessuno pu\u00f2 dire con certezza da dove gli Ebrei abbiano attinto l&#8217;idea originaria del Dio unico e invisibile, creatore del Cielo e della Terra, adorato in un tempio vuoto e il cui nome non doveva essere pronunciato invano e la cui immagine non doveva essere rappresentata.<\/p>\n<p>\u00c8 certo, tuttavia, che si tratt\u00f2 di una svolta decisiva per la storia dell&#8217;umanit\u00e0 e che Mos\u00e8, chiunque egli sia stato, va annoverato tra le pi\u00f9 possenti figure di riformatore religioso di tutti i tempi e di tutti i popoli.<\/p>\n<p>Certo, l&#8217;adesione sempre pi\u00f9 stretta al suo culto segn\u00f2, per Israele, la chiusura al mondo esterno, il rifiuto dei commerci con la mediazione dei Fenici, la rottura culturale con tutti i popoli vicini e l&#8217;adesione ad un esclusivismo religioso e nazionalista sempre pi\u00f9 accentuato, fino ad assumere i contorni di una e propria xenofobia permanente: qualche cosa che il mondo antico non aveva mai visto fino ad allora, n\u00e9 in Medio Oriente, n\u00e9 altrove, e che non avrebbe visto mai pi\u00f9, almeno fino all&#8217;avvento del Cristianesimo e dell&#8217;Islamismo, suoi diretti continuatori.<\/p>\n<p>Noi, europei moderni, siamo i figli di quella storia, siamo il prodotto &#8211; sia pure indiretto &#8211; di quell&#8217;esclusivismo, di quella intolleranza fanatica: la \u00abbava alla bocca\u00bb di cui parla Gerhard Herm e che ancora oggi caratterizza l&#8217;atteggiamento di molti intellettuali israeliani, come lo storico delle religioni Shalom Ben-Chorin, non appena qualcuno si azzarda a pronunziare il nome dell&#8217;antica regina Jezabel.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;anomalia, nel panorama del mondo antico, non sono Jezabel e la religione dei Fenici, bens\u00ec il culto di Yahweh, coi suoi profeti senza misericordia e con la sua ferrea determinazione a sostenere contro tutto e contro tutti il popolo da lui &quot;eletto&quot;, esigendone per\u00f2, in cambio, una dedizione cieca e totale e un dispregio assoluto verso ogni altro culto ed ogni altro popolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal Secondo Libro dei Re (IX, 30-37; traduzione italiana dalla \u00abBibbia di Gerusalemme\u00bb, Bologna, Edizioni Dehoniane, 1974, 1982): \u00abIeu arriv\u00f2 in Izre\u00e8l. 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