{"id":29243,"date":"2015-10-09T07:25:00","date_gmt":"2015-10-09T07:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/09\/il-trionfo-del-rinoceronte-ovvero-lantisocrate-trionfante\/"},"modified":"2015-10-09T07:25:00","modified_gmt":"2015-10-09T07:25:00","slug":"il-trionfo-del-rinoceronte-ovvero-lantisocrate-trionfante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/10\/09\/il-trionfo-del-rinoceronte-ovvero-lantisocrate-trionfante\/","title":{"rendered":"Il trionfo del rinoceronte, ovvero l&#8217;antisocrate trionfante"},"content":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;hanno in comune Socrate ed Eug\u00e9ne Ionesco? Il fatto che il filosofo greco non si stancava di predicare, come del resto l&#8217;oracolo di Delfi, : <em>\u00abConosci te stesso\u00bb<\/em>; mentre il commediografo francese di origine romena, nel suo celebre <em>Il rinoceronte,<\/em> ha descritto la progressiva e inarrestabile trasformazione degli esseri umani in copie industriali di un modello prefabbricato; trasformazione non solo fisica e psicologica, ma spirituale, che li porta a compiacersi ed estasiarsi di ci\u00f2 che, prima &#8211; quando erano ancora umani &#8211; giudicavano semplicemente orribile. <em>\u00abOh, ma che delizioso questo corno che mi \u00e8 spuntato sulla fronte! Che aspetto meraviglioso possiedo ora, come sono bello!\u00bb,<\/em> esclamano estasiati a metamorfosi avvenuta; mentre l&#8217;ultimo uomo autentico, ridotto alla solitudine pi\u00f9 disperante, circondato ovunque da mostri che sono, poi, i suoi ex amici e concittadini, con eroismo votato alla sconfitta ripete ossessivamente a s\u00e9 stesso: <em>\u00abNo, mai! Io non mi arrender\u00f2, io lotter\u00f2, non diventer\u00f2 come loro! Io non diventer\u00f2 mai come voi! Io voglio restare me stesso, me stesso, me stesso!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Soocrate e Ionesco descrivono i due termini di una parabola antropologica caratterizzata dalla progressiva soppressione dell&#8217;esigenza di autenticit\u00e0 e dall&#8217;avanzata (ir)resistibile dell&#8217;uomo-rinoceronte, il mostro volontario, un nuovo essere nato per mutazione genetica e che si compiace della propria laidezza, della propria repellente disumanizzazione. Nella Grecia tra V e IV secolo ancora si poteva lanciare un richiamo alla necessit\u00e0 di ritrovare la propria autentica natura,, anche se quasi nessuno la faceva (si pensi a Diogene il Cinico, che si aggirava per le vie con la lanterna in mano, in pieno giorno, rispondendo a chi lo interrogava che stava appunto cercando l&#8217;uomo). Nel mondo della cosiddetta modernit\u00e0 i rinoceronti sono divenuti legione, calpestano ogni cosa con i loro zoccoli e incornano furiosamente chi non accetta la loro divina bellezza, chi si oppone alloro sconcio trionfo.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 solo il fatto di mettere nero su bianco questo genere di osservazioni costituisce un azzardo. I rinoceronti non capiranno: nel migliore dei casi diranno: &quot;Noi non abbiamo bisogno di tali prediche; noi siamo uomini, non rinoceronti; perch\u00e9 quel guastafeste ci secca con i suoi ammonimenti?&quot;; nel peggiore, penseranno: &quot;Guarda un po&#8217; quel rinoceronte che ha la faccia tosta di montare in cattedra; \u00e8 lui pi\u00f9 rinoceronte di noi, e vuole impancarsi a giudice e moralizzatore dei costumi! Guardi piuttosto la trave che ha nell&#8217;occhio, invece di preoccuparsi del bruscolo che crede di scorgere nel nostro.&quot; Gi\u00e0, perch\u00e9 nessuno vuole ammettere di essere diventato un rinoceronte; diciamo meglio: perch\u00e9, una volta stabilito il regno dei rinoceronti, il rinoceronte non \u00e8 pi\u00f9 tale, non \u00e8 pi\u00f9 il simbolo dell&#8217;<em>altro,<\/em> ma diviene la norma obbligante di una societ\u00e0 omologante, per cui pu\u00f2 di nuovo usurpare il nome di <em>uomo,<\/em> anche se uomo non \u00e8 pi\u00f9. E guai a ricordargli le sue ascendenze di pachiderma della savana: s&#8217;infurierebbe e caricherebbe il malcapitato con tutto il peso della sua mole spaventosa, protendendo il lungo corno come una micidiale arma da guerra. Davvero, meglio non far arrabbiare i rinoceronti, rammentando loro la cosa che pi\u00f9 odiano sentirsi dire: che non sono pi\u00f9 esseri umani, che sono diventati animali. Che, sposandosi e mettendo al mondo dei figli, stanno popolando la Terra di bestioni i quali non sapranno mai che cosa vuol dire essere umani, perch\u00e9 umani non lo sono mai stati. E cos\u00ec avanzano la seconda e, presto, la terza generazione di rinoceronti, compiaciuti di s\u00e9 e convinti di essere &quot;uomini&quot;: ma, per loro, uomo significa rinoceronte. Perci\u00f2 costoro vivono e vivranno nella menzogna, senza neanche rendersi conto che essa \u00e8 tale: credono e crederanno che il loro essere &quot;uomini&quot; sia la pura verit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;avvento della societ\u00e0 di massa \u00e8 caratterizzato appunto da questa inconsapevolezza, dove gli esseri umani fabbricati in serie coltivano ciascuno la pretesa di essere unici e irripetibili, di avere una forte personalit\u00e0, di essere autentici e &quot;veraci&quot;. Li si vede, nei salotti televisivi, fare la ruota come pavoni e blaterare di essere individui speciali, anticonformisti, trasparenti, mentre tutto quello che dicono, il modo in cui vestono e si muovono, la cura con sui si truccano e si agghindano, la civetteria e il narcisismo esasperati con cui ammiccano alla telecamere, attestano l&#8217;esatto contrario. Li si vede per le strade, nella vita di ogni giorno, dove l&#8217;omologazione dell&#8217;abbigliamento, della cosmesi, perfino del modo di camminare, di gestire e di parlare sono arrivati a un punto tale che gli esseri umani si direbbero intercambiabili; eppure inseguono ferocemente l&#8217;illusione di essere veramente se stessi, di essere liberi e indipendenti, di non subire alcuna forma di condizionamento. E quando si \u00e8 non solo rinoceronti, ma rinoceronti convinti di essere uomini, anzi uomini particolarmente originali e interessanti, allora non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 redenzione, ogni possibilit\u00e0 di rimedio \u00e8 svanita senza speranza.<\/p>\n<p>Ci si chieder\u00e0 a che scopo parlare di tutto ci\u00f2, visto che i rinoceronti non capiranno e ci ritorceranno contro l&#8217;accusa di essere dei rinoceronti. Naturalmente, grazie a Dio, essere uomini o essere rinoceronti non \u00e8 una questione che si possa risolvere a chiacchiere, come nei salotti pomeridiani del secondo canale televisivo o nelle grottesche schermaglie dei concorrenti del <em>Grande fratello<\/em>; \u00e8,alcontrario, questione che si risolve con la testimonianza dei fatti, con la coerenza di vita. Cos\u00ec come una signora in pelliccia di visone non pu\u00f2 ragionevolmente protestare la propria sensibilit\u00e0 ecologista o, meno ancora, il proprio amore per gli animali, allo stesso modo il giovanotto super-abbronzato e super-palestrato, vestito firmato dalla punta dei capelli a quella dei piedi, che non si muove se non in Ferrari e non esce la sera se non per andare in discoteca, ben difficilmente pu\u00f2 sostenere di essere una persona che non guarda alle apparenze ma alla sostanza, cos\u00ec nelle piccole come nelle grandi cose della vita. O meglio, essi lo fanno: lo fanno platealmente, sfacciatamente, e diventano estremamente aggressivi se qualcuno lo mette in dubbio; tirano fuori i soliti luoghi comuni che &quot;non si deve giudicare dalle apparenze&quot; e che &quot;l&#8217;abito non fa sempre il monaco&quot;. Inoltre, troveranno un esercito di uomini e donne fotocopia, pronti a sostenerli a spada tratta, pronti a giurare sulla loro assoluta autenticit\u00e0, perch\u00e9 difendendo loro, difendono anche se stessi. Tuttavia, anche questo fa parte del gioco, perch\u00e9 i rinoceronti si spalleggiano a vicenda e la loro forza non risiede tanto nella mole animalesca, quanto nel numero strabocchevole: sotto il peso del loro numero vorrebbero appiattire e involgarire il mondo intero. Ma insomma si tratta di un gioco talmente scoperto, talmente penoso, che non inganna nessuno &#8211; a patto di non esser gi\u00e0 diventati rinoceronti.<\/p>\n<p>Il pericolo, tuttavia, \u00e8 un altro. Se \u00e8 alquanto facile dimostrare chi \u00e8 rinoceronte e chi non lo \u00e8 in base al grado di <em>avidit\u00e0<\/em> con cui si afferrano (o no) le cose e le persone della vita, dal grado di cinismo o di rispetto con cui ci si rapporta con il <em>tu<\/em> in un mondo fatto di specchi, dove tutto narcisisticamente ci rimanda la nostra immagine; non \u00e8 per\u00f2 altrettanto semplice spiegare <em>perch\u00e9<\/em> valga la pena di fare questo discorso, lanciare nel deserto questo intramontabile ammonimento del buon vecchio Socrate: <em>\u00abConosci te stesso\u00bb.<\/em> Si faccia attenzione: non <em>\u00abSii te stesso\u00bb,<\/em>ma bens\u00ec: <em>\u00abConosci te stesso\u00bb.<\/em> Il conoscere, infatti, viene prima dell&#8217;essere, se puntiamo all&#8217;essere consapevole; altrimenti si ricade nell&#8217;inconsapevolezza, e si torna a credersi uomini quando, invece, si \u00e8 dei grossi e brutti rinoceronti, con tanto di corno lungo un metro ben piantato al centro della fronte.<\/p>\n<p>Se vuoi essere te stesso, devi prima di conoscerti. Che cosa vuol dire conoscersi? Vuol dire sapersi guardare dentro, sapersi leggere dentro: cosa assolutamente non facile, e per due ordini di motivi: perch\u00e9 evitare di farlo ci protegge dalla delusione e dalla necessit\u00e0 di cambiare (in meglio); e poi perch\u00e9 ci protegge dall&#8217;essere diversi, cio\u00e8 umani, in un mondo, appunto, di rinoceronti. Abbiamo visto che i rinoceronti si spalleggiano tra di loro; allo stesso tempo, con fiuto infallibile essi avvertono l&#8217;odore dei non-rinoceronti a molte miglia di distanza. E si preparano a caricare, affilando il loro corno sul tronco degli alberi, perch\u00e9 la semplice esistenza dei non-rinoceronti riesce loro intollerabile, come un perenne richiamo alla bruttezza del loro essere. Certamente, questa seconda ragione gioca un ruolo importante nell&#8217;estrema ripugnanza a guardarsi dentro, oggi pi\u00f9 diffusa che mai; ma la prima \u00e8 ancora pi\u00f9 importante. Se si vive in un mondo di specchi, allora \u00e8 essenziale che non ci si veda per quel che si \u00e8, ma per quel che vorrebbe essere: altrimenti, ogni passo in una qualunque direzione sarebbe una continua sofferenza un continuo rimprovero. E, se \u00e8 vero che nessuno desidera soffrire, almeno a livello consapevole, \u00e8 altrettanto vero che la societ\u00e0 d&#8217;oggi ha elaborato una visione della vita che tende a escludere da essa, programmaticamente, ogni forma di sofferenza, della quale ha una paura nevrotica. Non \u00e8 la paura della sofferenza ad essere nevrotica, ma lo \u00e8 l&#8217;esclusione programmatica (e, ovviamente, impossibile) della sofferenza dall&#8217;orizzonte esistenziale. Dal banale mal di testa al dolore morale per una perdita o un abbandono, tutti sembrano volere una cosa sola: che passi in fretta, che quest&#8217;ospite sgradito e non invitato se ne vada il pi\u00f9 presto possibile. Ma questo \u00e8 un altro discorso, o &#8211; quantomeno &#8211; \u00e8 un discorso che ci porterebbe in un&#8217;altra direzione; perci\u00f2 ci fermiamo qui.<\/p>\n<p>Ci eravamo posti la domanda circa il perch\u00e9 porre la questione del richiamo a essere se stessi. Infatti, se coprirsi con una serie di maschere &#8211; e divenire, cos\u00ec, dei rinoceronti &#8211; significa star meglio con gli altri e con se stessi, nel senso di riceverne una maggior grado di approvazione, a che scopo bisognerebbe sforzarsi di essere se stessi?<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 terribilmente semplice: per poter stare <em>veramente<\/em> bene con se stessi, e non semplicemente fingerlo. Non si pu\u00f2 costruire nessun solido equilibrio interiore, nessuna vera autostima, nessun rapporto sereno e armonioso con s\u00e9 e con l&#8217;altro sulla base di una menzogna, anzi di un groviglio inestricabile di menzogne che si sorreggono e si giustificano a vicenda. Tutto quello che fingiamo di essere, prima o poi ci si rivolter\u00e0 contro, e ci chieder\u00e0 il conto con tutti gli interessi. <em>\u00abA Dio non la si fa\u00bb<\/em>, ripete tra s\u00e9 e s\u00e9 il dottor Manson ne <em>La cittadella<\/em> di Cronin: e altrettanto si potrebbe dire: <em>\u00abA se stessi non la si fa\u00bb.<\/em> Il rinoceronte, infatti, \u00e8 un essere umano che ha abdicato ad essere tale per farsi bestia tra le bestie, <em>fingendo per\u00f2 di essere ancora uomo, anzi super-uomo (o super-donna)<\/em>; rivendicando, cio\u00e8, un ruolo che non gli appartiene &#8211; che non gli appartiene pi\u00f9, perch\u00e9 vi ha rinunziato in cambio di un piatto di lenticchie.<\/p>\n<p>Di conseguenza, i sentimenti e gli affetti pi\u00f9 elevati della natura umana, quelli che rendono amabile la vita, sono fatalmente preclusi a questi rinoceronti camuffati da esseri umani. Magari dopo un inizio brillante, ogni loro incontro con il <em>tu<\/em> finir\u00e0 in un clamoroso fallimento. Non pu\u00f2 esservi amicizia, non pu\u00f2 esservi amore se non sulla base della consapevolezza di s\u00e9 e dell&#8217;altro; perch\u00e9 amore e amicizia richiedono capacit\u00e0 di aprirsi e di darsi, cosa che non \u00e8 possibile se si \u00e8 ignoranti di s\u00e9 e, appunto, dei propri sentimenti. Al massimo, ci si pu\u00f2 <em>credere<\/em> legati da sentimenti di amicizia o di amore verso il prossimo; ma sar\u00e0 solo una commedia, e alla prima circostanza un po&#8217; impegnativa, quando occorre mostrare non gi\u00e0 di che stoffa si \u00e8 fatti, ma almeno se si <em>sa<\/em> di che stoffa si \u00e8 fatti, ogni nodo verr\u00e0 fatalmente al pettine.<\/p>\n<p>E si noti che il fraintendimento dei sentimenti, propri e altrui, pu\u00f2 aver luogo nelle due diverse direzioni: per eccesso o per difetto. Ci si pu\u00f2 ingannare, ad esempio, sul fatto di amare o di essere amati; ma ci pu\u00f2 ingannare altrettanto sul fatto di <em>non amare<\/em> o di <em>non<\/em> essere amati. Cio\u00e8, la persona ignorante di s\u00e9 pu\u00f2 <em>credere<\/em> di amare o di essere amata, mentre una delle due cose, o entrambe, non sono vere; ma pu\u00f2 anche credere di <em>non<\/em> essere innamorata, o che altri non la amino; e, anche in questo caso, una delle due cose o perfino entrambe potrebbero essere false. Ora, se \u00e8 male credere di amare (o di essere amati), quando ci\u00f2 non \u00e8 vero &#8211; perch\u00e9 le conseguenze sono comunque dolorose, sia per s\u00e9 stessi che per l&#8217;altro; \u00e8 male anche, e forse pi\u00f9, ingannarsi nel senso opposto: cio\u00e8 non saper riconoscere il proprio amore verso gli altri, o quello che altri provano per noi. C&#8217;\u00e8 cos\u00ec poco amore sulla Terra (non sesso, non attrazione, non desiderio: <em>amore<\/em>), che sprecare anche quel poco che c&#8217;\u00e8, per non averlo saputo riconoscere, \u00e8 un vero e proprio delitto: come un carovaniere che, durante la traversata del deserto, si levasse il capriccio di versare sulla sabbia la scorta d&#8217;acqua che significa vita o morte. Questi analfabeti dei sentimenti umani vanno in giro e combinano disastri a ripetizione, reiterando senza posa, in maniera perfino monotona, sempre gli stessi errori. N\u00e9 potrebbero fare altrimenti: chi non ha mai saputo o volto guardarsi dentro somiglia a un automobilista ubriaco che si lancia a 150 km. l&#8217;ora, nella notte, su una strada piena di curve e di incroci pericolosi. Solo un miracolo potrebbe impedirgli di fare del male a s\u00e9 stesso e ad altri; ma, nel caso dell&#8217;analfabeta di s\u00e9 stesso, ci vorrebbe una serie infinita di miracoli, ogni giorno della sua vita: il che significa chiedere davvero un po&#8217; troppo alla provvidenza.<\/p>\n<p>Ora, noi viviamo in una societ\u00e0 che ha fatto del <em>carpe diem<\/em> pi\u00f9 sfrenato (non quello, misurato e dignitoso, dei filosofi epicurei, e anche del poeta Orazio) il suo emblema e il suo scopo. Avendo abolito ogni valore assoluto, viviamo immersi nel relativo, e del relativo ci facciamo volonterosi ministri e sacerdoti. <em>Why not?,<\/em> &quot;perch\u00e9 no?&quot;, \u00e8 diventato la nostra bandiera. Esaltiamo ed inseguiamo tutto ci\u00f2 che \u00e8 effimero, tutti gli impulsi pi\u00f9 disordinati e, quel che \u00e8 peggio, pi\u00f9 artificiali, ossia creati dall&#8217;industria del consumo. Non solo i sentimenti pi\u00f9 elevati, ma perfino gli impulsi pi\u00f9 primitivi sono, spesso &#8211; e specialmente nei giovani e nei giovanissimi &#8211; artefatti e contraffatti. Come si fa, in tali condizioni, a parlare di autenticit\u00e0? Molti rinoceronti diventano tali senza neanche rendersene conto &#8211; i figli dei rinoceronti, ad esempio, che nemmeno sospettano ci possa essere un altro modo di vivere. E l&#8217;intera societ\u00e0 corre verso la propria autodistruzione, minata da innumerevoli pulsioni nichiliste ed anarcoidi, da una folla incontenibile di piccoli e grandi egoismi, da una scriteriata esaltazione di sempre nuovi diritti, immaginati come del tutto staccati dai doveri ad essi sottesi.<\/p>\n<p>Dopo aver cercato di spiegare <em>perch\u00e9<\/em>, a nostro avviso, l&#8217;avvento dell&#8217;era dei rinoceronti sia un male, ci resta il compito doveroso di interrogarci su <em>che cosa<\/em> si possa fare per contrastarla e, se possibile, per invertire la tendenza. Non molto, questo \u00e8 certo. Il male si \u00e8 tanto diffuso che \u00e8 quasi impossibile tornare indietro, anche se alcuni cominciano ad aprire gli occhi e a rendersi conto del grave pericolo in cui ci troviamo: ne va, infatti, della nostra felicit\u00e0 individuale ed anche, come si \u00e8 detto, della sopravvivenza della nostra societ\u00e0. E il male si \u00e8 tanto diffuso per un motivo piuttosto semplice: questa esaltazione dell&#8217;effimero, delle mode, dei capricci, dell&#8217;avidit\u00e0, dell&#8217;ego, del guardare sempre fuori per non guardarsi mai dentro, tutto ci\u00f2 va incontro alla naturale tendenza umana (per meglio dire: della gran maggioranza degli esseri umani) a cercare sempre la strada pi\u00f9 facile, pi\u00f9 piacevole e soprattutto meno faticosa. Le filosofie del &quot;tutto e subito&quot;, del &quot;ogni lasciata \u00e8 persa&quot;, del &quot;fa&#8217; ci\u00f2 che vuoi&quot;, del &quot;perch\u00e9 no?&quot;, stanno distruggendo il rispetto pi\u00f9 elementare per gli altri e per s\u00e9 stessi, incoraggiando pratiche e stili di vita basati su un nichilismo suicida camuffato da edonismo.<\/p>\n<p>In fondo, non \u00e8 vero che gli uomini e le donne che si sono retrocessi spontaneamente alla condizione di rinoceronti (peraltro senza saperlo, anzi pensando giusto il contrario, di essere divenuti &#8211; come si \u00e8 detto, super-uomini e super-donne) si vogliono bene. Chiunque rinunzi a un bene superiore per un bene inferiore, degradandosi, non si vuol bene, ma si odia; e si odia perch\u00e9 non si piace: ma, invece di cercare di piacersi agendo in profondit\u00e0 sulle proprie disarmonie, cerca di piacersi cambiando semplicemente vestito, o tingendosi i capelli, o magari trasferendo la propria residenza: come se queste cose potessero dare nulla pi\u00f9 che un misero surrogato di un cambiamento autentico.<\/p>\n<p>E pensare che, oggi, legioni di pseudo-scienziati e apprendisti stregoni, che si fanno chiamare psicologi e psichiatri (ma i pi\u00f9 pericolosi sono i secondi) insegnano &#8211; facendosi lautamente pagare, sofisti incalliti della modernit\u00e0 &#8211; che tutto \u00e8 uguale a tutto, che nulla ha un senso, che noi possiamo solo, e anzi dobbiamo, strappare pi\u00f9 grappoli d&#8217;uva che possiamo, e ingozzarcene fino quasi a scoppiare, prima di venir condotti al macello e sgozzati come maiali per il pranzo di Natale. \u00c8 vero che ci sgozzeranno, dicono i moderni sofisti, ma intanto avremo avuto almeno la soddisfazione di riempirci il ventre&#8230;come rinoceronti.<\/p>\n<p>Dopo quanto abbiamo detto, la strada da seguire per uscire dal vicolo cieco \u00e8 evidente: riscoprire il piacere di piacersi, ma non nelle forme idiote e superficiali che il consumismo ci propone con le sue mille sirene, bens\u00ec riscoprendo la capacit\u00e0 di giudicare ci\u00f2 che ci fa star bene ascoltando la nostra voce interiore &#8211; S. Agostino direbbe: il nostro Maestro interiore; la presenza divina che \u00e8 in noi, soffocata sotto mille miraggi di bene e illusioni di possesso. Come se noi potessimo possedere qualcosa, oltre la nostra possibilit\u00e0 di essere liberi mediante la conoscenza autentica di noi stessi. Ma, per udire il Maestro interiore, dobbiamo fare un po&#8217; di silenzio attorno a noi; silenzio, e recupero della nostra capacit\u00e0 di ascolto.<\/p>\n<p>Il resto, se le nostre intenzioni sono pure, verr\u00e0 da solo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos&#8217;hanno in comune Socrate ed Eug\u00e9ne Ionesco? 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