{"id":29239,"date":"2013-03-24T06:43:00","date_gmt":"2013-03-24T06:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/03\/24\/vincere-le-tre-paure-delluomo-moderno-della-morte-della-poverta-della-solitudine\/"},"modified":"2013-03-24T06:43:00","modified_gmt":"2013-03-24T06:43:00","slug":"vincere-le-tre-paure-delluomo-moderno-della-morte-della-poverta-della-solitudine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/03\/24\/vincere-le-tre-paure-delluomo-moderno-della-morte-della-poverta-della-solitudine\/","title":{"rendered":"Vincere le tre paure dell\u2019uomo moderno: della morte, della povert\u00e0, della solitudine"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo moderno \u00e8 attanagliato da tre grandi paure: la paura della morte, la paura della povert\u00e0, la paura della solitudine; quasi tutte le sue angosce, quasi tutte le sue nevrosi, quasi tutti i suoi comportamenti irrazionali e distruttivi sono riconducibili ad esse.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0: ma l&#8217;uomo ha sempre avuto paura di quelle tre cose: sempre, in tutte le epoche e sotto ogni cielo. Non \u00e8 vero. Ne ha avuto timore, ma non fino al punto da perdere la testa; non fino al punto da permettere loro di condizionare tutta la sua vita, i suoi pensieri, i suoi atti.<\/p>\n<p>Solamente l&#8217;uomo moderno ha concesso loro un potere cos\u00ec grande; solamente l&#8217;uomo moderno ne \u00e8 divenuto schiavo fino a un tal punto. Gli uomini pre-moderni &#8212; ce lo attestano l&#8217;antropologia e l&#8217;etnologia comparate, la letteratura, la storia dell&#8217;arte, la storia delle religioni, la storia della filosofia -, se pure nutrivano un certo timore di esse, non se ne lasciavano per\u00f2 condizionare cos\u00ec intimamente, cos\u00ec radicalmente.<\/p>\n<p>Paura della morte? Non occorreva possedere la forza morale e la cultura di Socrate o di Boezio per guardare in faccia la vecchia signora senza tremare, senza impallidire, a ciglia asciutte, padroni di se stessi: poich\u00e9 si accettava la condizione mortale dell&#8217;uomo, si accettava anche la morte. Quanti avevano anche una fede di tipo spirituale, pensavano che la morte del corpo fosse l&#8217;inizio della vita vera; gli altri, staccavano le labbra dalla tazza, paghi di quanto avevano bevuto.<\/p>\n<p>Il terrore della morte \u00e8 figlio della non accettazione della mortalit\u00e0 della natura umana; \u00e8 figlio della non accettazione della condizione creaturale. Solo a partire da quando l&#8217;uomo ha cominciato a sentirsi un Dio, dunque con l&#8217;avvento della modernit\u00e0, il morso velenoso della morte lo ha segnato nel profondo. La paura \u00e8 l&#8217;effetto di un rifiuto davanti all&#8217;inevitabile.<\/p>\n<p>Chi ha paura della morte, in cuor suo sente di non aver vissuto bene. Sente che ogni giorno, ogni ora sta vivendo fuori di se stesso, inseguendo cose superflue e trascurando l&#8217;essenziale; sente che sta commettendo un continuo delitto contro la vita, contro il dono inestimabile che essa rappresenta; e pensa, pi\u00f9 o meno vagamente, che domani comincer\u00e0 a pensare davvero ai casi suoi, che domani prender\u00e0 le cose con la dovuta seriet\u00e0, che si far\u00e0 carico di vivere in prima persona e non delegando ad altri la propria responsabilit\u00e0; che, da domani, non se la prender\u00e0 con la sfortuna per le cose che non vanno, n\u00e9 rimander\u00e0 oltre quel che andrebbe fatto per ritornare al centro di se stesso. Ma quel domani non arriva mai, viene perennemente rinviato; e frattanto cresce il senso di colpa, cresce il rimorso per un tale sperpero di vita, per una tale dissipazione di autenticit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 da ci\u00f2 che trae origine il terrore della morte: dalla cattiva coscienza di una vita inautentica, che sempre elude il proprio dovere verso se stessa e che sempre tradisce la propria seriet\u00e0, inseguendo miraggi di felicit\u00e0 che la disorientano, la confondono, la prosciugano, senza recarle n\u00e9 pace, n\u00e9 bene, n\u00e9 armonia. Vive con pienezza la propria vita colui che considera ogni giorno, ogni ora, come un dono; che li vive con intensit\u00e0 e con tranquilla coscienza, come la persona onesta e scrupolosa che non lascia debiti dietro di s\u00e9, n\u00e9 creditori impazienti e che in qualunque momento \u00e8 pronta a prendere il bastone e la bisaccia e a partire per un lungo viaggio.<\/p>\n<p>Non ha paura della morte chi \u00e8 se stesso, chi non vive con delle maschere sul viso, chi non porta avanti progetti obliqui, dominato da ambizioni smisurate e inconfessabili, servendosi di qualunque mezzo per aprirsi la strada; ma chi sa di non aver meritato l&#8217;odio di nessuno, il rancore di nessuno, tranne forse di quelle anime mal nate che odiano la verit\u00e0 e la giustizia e che serbano rancore per essere state smascherate nei loro disegni perversi.<\/p>\n<p>Paura della povert\u00e0? Certo; ma solo a partire da quando il mito del benessere si \u00e8 insediato da signore nelle nostre coscienze e nelle nostre menti; a partire da quando la povert\u00e0 \u00e8 diventata un motivo di vergogna, di esclusione sociale. Fino a quando la povert\u00e0 \u00e8 un fenomeno diffuso e condiviso, nessuno se ne vergogna. Povert\u00e0 non \u00e8 sinonimo di miseria: quest&#8217;ultima \u00e8 degradante, anche per i suoi effetti morali; quella, in vece, pu\u00f2 essere fiera e dignitosa.<\/p>\n<p>Gli Spartani erano un popolo povero; anche i Romani dei primi secoli lo erano. L&#8217;uomo medievale era povero e non se ne vergognava; anzi, vedeva nella povert\u00e0 umana un simbolo della divina povert\u00e0 di Cristo, e nel povero perfetto una compiuta imitazione del Suo esempio. San Francesco, il ricco che aveva scelto di farsi povero e di vivere al servizio dei poveri, era il perfetto tipo umano, il tipo ideale. Certo non tutti possedevano la forza di imitare San Francesco che abbraccia e bacia il lebbroso, ma tutti erano capaci di ammirarlo e di intuirne la sublime grandezza; oggi, i pi\u00f9 lo riterrebbero un matto.<\/p>\n<p>\u00c8 solo con l&#8217;avvento dell&#8217;economia capitalista che la povert\u00e0 incomincia a diventare socialmente vergognosa e moralmente riprovevole: la si associa, invero arbitrariamente, alla pigrizia, al rifiuto del lavoro: mentre \u00e8 noto che si pu\u00f2 essere laboriosi e, tuttavia, poveri. Ma solo con l&#8217;avvento della moderna economia mercantile, solo con l&#8217;avvento della civilt\u00e0 comunale il lavoro diventa sinonimo di benessere e la povert\u00e0, sinonimo di pigrizia. Da quel momento, il poverello di Cristo, il viandante, il pellegrino, l&#8217;eremita, non sono pi\u00f9 figure bene accette nella societ\u00e0 dominata dal dio denaro: sono figure sgradevoli, o imbarazzanti, o pericolose, che si cerca di mettere ai margini, perfino di eliminare.<\/p>\n<p>La povert\u00e0 \u00e8 la mancanza del superfluo e il povero \u00e8 colui che vive dell&#8217;essenziale. Pertanto il povero \u00e8 pi\u00f9 vicino a ci\u00f2 che nella vita \u00e8 essenziale: non avendo la preoccupazione di correre dietro al superfluo, pu\u00f2 costruire la propria esistenza su di un progetto che tiene sempre presenti le cose essenziali: gli affetti, la famiglia, l&#8217;onest\u00e0, il lavoro, la patria, Dio. Il povero \u00e8 come un viandante che si \u00e8 sbarazzato dei fardelli inutili e che procede sulle strade polverose con passo spedito e con piglio deciso, reso leggero dalla sua stessa indigenza. Sobrio, tenace, \u00e8 un ottimo combattente nelle battaglie della vita. Non si scoraggia alla prima difficolt\u00e0, non si smarrisce al primo insuccesso; se cade, si rialza; se non ce la fa pi\u00f9, chiede l&#8217;aiuto di Dio.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;uomo moderno ha paura della povert\u00e0 e, pi\u00f9 ancora, della maledizione sociale ad essa legata. L&#8217;imprenditore la cui azienda va in fallimento, preferisce il suicidio alla povert\u00e0; l&#8217;operaio che stenta ad arrivare alla fine del mese, spende una cifra sproporzionata per acquistare al proprio figlio, che va in prima elementare, uno zainetto firmato, simile a quello del figlio del ricco: tale \u00e8 lo smisurato potere esercitato dalla ferrea dittatura dell&#8217;avere. Non conta quel che si \u00e8, conta quel che si possiede; e, se si possiede poco, bisogna almeno far finta di possedere molto. \u00c8 una finzione, ma una finzione senza la quale non si avrebbe il coraggio di continuare a vivere, il coraggio di mostrarsi per quel che si \u00e8: neppure agli amici, ai figli, alla moglie.<\/p>\n<p>Paura della solitudine? No, l&#8217;uomo pre-moderno non la teme, perch\u00e9 la vita gli riempie a sufficienza l&#8217;esistenza, con i suoi ritmi naturali, con i suoi quotidiani contatti sociali. Nei villaggi rurali non si \u00e8 mai soli: si \u00e8 soli nelle grandi citt\u00e0 moderne. E pi\u00f9 grande \u00e8 la citt\u00e0, pi\u00f9 grande il grattacielo, pi\u00f9 grande la villa con giardino e piscina, pi\u00f9 si sente il peso della solitudine. La solitudine \u00e8 una malattia moderna, che nasce dall&#8217;individualismo esasperato, dall&#8217;egoistica corsa sul successo, dalla competizione sfrenata di tutti contro tutti. Si \u00e8 soli quando intorno a s\u00e9 non si hanno pi\u00f9 dei simili, ma solo e unicamente dei potenziali antagonisti. Si \u00e8 soli quando il rumore delle cose inutili non basta a riempire il silenzio dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 gli uomini moderni, appena rientrati a casa dopo una giornata faticosa, stressante, per prima cosa accendono la radio o la televisione: sono come dei drogati, non possono vivere senza quantit\u00e0 sempre pi\u00f9 grandi di rumori superflui, di voci inutili. Non sono capaci di stare soli con se stesse nemmeno per qualche ora, per qualche minuto: perch\u00e9 non sono in pace con se stessi, non sono in armonia con se stessi, non si vogliono bene, non si ascoltano e non si comprendono. Sono continuamente fuori centro, continuamente protesi verso l&#8217;esterno: ma chi non \u00e8 in pace con se stesso, non pu\u00f2 esserlo nemmeno con gli altri.<\/p>\n<p>N\u00e9 con l&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>N\u00e9 con Dio.<\/p>\n<p>\u00c8 in guerra contro tutto e contro tutti, ogni giorno, ogni ora, senza tregua n\u00e9 respiro, mai.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno ha paura, anzi terrore della morte, della povert\u00e0 e della solitudine, perch\u00e9 non accetta la propria condizione creaturale, la propria fragilit\u00e0, la propria finitezza ontologica. Vorrebbe essere simile a un dio: e gli dei non sono soggetti alla morte, non sono indigenti, non soffrono di solitudine; sono eternamente beati.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;uomo moderno vorrebbe essere eternamente beato.<\/p>\n<p>La cultura illuminista, della quale \u00e8 figlio, gli ha instillato il pensiero che la felicit\u00e0 \u00e8 un suo diritto e che egli pu\u00f2 raggiungerla adoperando la ragione, ossia liberandosi da tutte le sciocche e dannose superstizioni del passato, dai miti, dalle tradizioni, dalle religioni, dalle credenze irrazionali; ma la sua idea di razionalit\u00e0 \u00e8 angusta e presuntuosa, coincide con una assolutizzazione della scienza materialista: \u00e8 un nuovo credo religioso, ma capovolto e assai pi\u00f9 intollerante di quello che pretende di sostituire.<\/p>\n<p>\u00abI want to be happy\u00bb, voglio essere felice: \u00e8 la bandiera sotto la quale marciano in ranghi serrati, al suono dei pifferi e al rullo dei tamburi, le folle della modernit\u00e0; e pochi, molto pochi sembrano domandarsi come mai questa promessa felicit\u00e0 sia sempre dietro l&#8217;angolo, sia sempre un po&#8217; pi\u00f9 avanti di tutti i loro sforzi, di tutte le loro aspettative: i pi\u00f9 ritengono che sia solo questione di tempo, che basti ancora un ultimo sforzo, che la prossima generazione, senza fallo, non dovr\u00e0 temere pi\u00f9 n\u00e9 la morte, n\u00e9 la povert\u00e0, n\u00e9 la solitudine, e che il regno della felicit\u00e0 verr\u00e0 instaurato vittoriosamente sulla terra.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 cos\u00ec. Il regno della felicit\u00e0 non \u00e8 dietro l&#8217;angolo; o, se lo \u00e8, lo \u00e8 come conquista della singola persona, non come retaggio della filosofia dei lumi, o della scienza, o della tecnica. Lo \u00e8 come risultato di un percorso individuale, fatto di umilt\u00e0 e coraggio; come punto d&#8217;arrivo di un cammino che ha rinunciato alle ingannevoli promesse della cultura materialista e che ha imparato a comandare alle proprie brame disordinate.<\/p>\n<p>Dobbiamo imparare dai nostri nonni e da tutte quelle culture che non erano dominate dalla triplice paura della morte, della povert\u00e0 e della solitudine.<\/p>\n<p>Non occorre essere dei samurai, meno ancora dei kamikaze, per non lasciarsi dominare dalla paura della morte: \u00e8 sufficiente la coscienza di una vita ben spesa, amando e non odiando, costruendo e non distruggendo, perdonando e non serbando rancore.<\/p>\n<p>Non occorre essere dei santi, come Francesco d&#8217;Assisi, per guardare alla povert\u00e0 non come a una odiosa nemica, ma come a una sposa degna d&#8217;essere amata: basta sapersi staccare dal dominio tirannico dell&#8217;avere, dal ricatto permanente dell&#8217;apparire.<\/p>\n<p>E non \u00e8 necessario andare a vivere in un eremo o in un monastero di clausura, per mostrare di non aver paura della solitudine: \u00e8 sufficiente l&#8217;abitudine al raccoglimento, alla meditazione, al silenzio; \u00e8 sufficiente saper ascoltare le voci che ci parlano nel silenzio, e specialmente quella del Maestro interiore.<\/p>\n<p>Quando sapremo vedere nella morte una &quot;sorella&quot; che ci viene incontro per dare sollievo alle nostre membra affaticate dal lungo cammino; nella povert\u00e0 una sposa che ci aiuta a riscoprire le cose importanti, le cose essenziali, liberandoci dalle illusorie apparenze; quando saremo capaci di vedere nella solitudine un&#8217;amica preziosa, che ci aiuta a ritrovare la parte pi\u00f9 vera di noi stessi, a ritrovare il profumo e il sapore della vita autentica: allora troveremo la pace; perch\u00e9 chi \u00e8 libero dalla paura, \u00e8 nella pace.<\/p>\n<p>Chi \u00e8 nella pace, non si turba e non si spaventa al primo soffio di vento: anche se soffre, anche se \u00e8 povero, anche se \u00e8 solo. Essere nella pace, infatti, non vuol dire non soffrire pi\u00f9: il malato soffre, colui che ha perso la persona amata soffre, e soffre chi \u00e8 oppresso da preoccupazioni; per\u00f2 tutti costoro possono dare un significato diverso alla loro tribolazione.<\/p>\n<p>Non \u00e8 la sofferenza che va fuggita, ma la sofferenza sterile, disperata, che incattivisce, inaridisce, disumanizza. Si pu\u00f2 portare la propria croce anche con un senso di pace. Ed \u00e8 questo che si riesce a fare, quando ci si \u00e8 liberati dalla paura&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo moderno \u00e8 attanagliato da tre grandi paure: la paura della morte, la paura della povert\u00e0, la paura della solitudine; quasi tutte le sue angosce, quasi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-29239","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29239","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29239"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29239\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29239"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29239"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29239"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}