{"id":29238,"date":"2016-07-18T08:57:00","date_gmt":"2016-07-18T08:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/18\/ci-son-tre-modi-di-guardare-ai-propri-vizi\/"},"modified":"2016-07-18T08:57:00","modified_gmt":"2016-07-18T08:57:00","slug":"ci-son-tre-modi-di-guardare-ai-propri-vizi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/18\/ci-son-tre-modi-di-guardare-ai-propri-vizi\/","title":{"rendered":"Ci son tre modi di guardare ai propri vizi&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Esistono tre modi, sostanzialmente, di porsi davanti ai propri vizi. I primi due appartengono alle fasi storiche nelle quali vi \u00e8 ancora un forte sentimento del bene e del male, una diffusa convinzione che \u00e8 necessario fare il bene ed evitare il male. Il primo consiste nel dolersi dei vizi e nel proporsi di non ricadervi nuovamente, per quanto possibile; e, se mai ci\u00f2 dovesse accadere, di tornare a pentirsene e di cercare tutti gli aiuti, umani e &#8212; per chi ci crede &#8212; divini, onde evitare di cadervi ancora nel futuro. Il secondo modo, invece, consiste nell&#8217;assumere la sfida di praticare i vizi, di non piegarsi ai dettami della morale, di non ascoltare la voce della coscienza, ma di indulgere nelle proprie debolezze, non gi\u00e0 elaborando una filosofia morale alternativa a quella vigente, la quale non viene contestata e rifiutata: non in linea generale, almeno, ma, semmai, per se stessi e a titolo personale; trovando, ad esempio, tutte le giustificazioni e tutte le scusanti che possano rendere pi\u00f9 accettabile l&#8217;infrazione alla regola, la deroga alla legge.<\/p>\n<p>Il terzo modo \u00e8 caratteristico delle epoche storiche nelle quali si verifica un cambio di paradigma, ivi compreso il paradigma etico. In esse, la legge morale viene contestata e rifiutata frontalmente; di pi\u00f9: i valori vengono rovesciati come un guanto, e si proclama che \u00e8 bene ci\u00f2 che, fino a ieri, veniva considerato male, e che \u00e8 male ci\u00f2 che, prima, appariva come bene (ve ne \u00e8 traccia, ad esempio, nel <em>Decameron<\/em> di Boccaccio). In tali momento storici, non solo i vizi vengono praticati, ma le persone si vantano di farlo, solo che non sopportano di essere chiamate viziose; pretendono di essere considerate virtuose, ed esigono che i vizi siano chiamati virt\u00f9, o, semmai, che siano considerati come assolutamente normali. Poich\u00e9 tali momenti storici sono caratterizzati da un brusco e radicale allontanamento dalla religione, in essi la morale si laicizza e si secolarizza e i concetti di &quot;male&quot; e &quot;bene&quot; si relativizzano e, soprattutto, si laicizzano e si secolarizzano a loro volta. Allora non \u00e8 pi\u00f9 importante che una cosa sia giudicata realmente &quot;buona&quot; o &quot;cattiva&quot;, ma che sia considerata lecita o illecita. Al senso morale si sostituiscono il illegalismo e il giuridicismo.<\/p>\n<p>Prendiamo l&#8217;aborto, o l&#8217;uso della droga, o l&#8217;omosessualit\u00e0, o la pedofilia, o le svariate pratiche della manipolazione genetica e della fecondazione artificiale. Sono ben pochi, ormai, a discutere di simili argomenti in termini morali; lo stesso concetto di <em>bioetica<\/em> \u00e8 diventato rapidamente obsoleto: per qualche anno era sulla bocca di tutti, non si parlava quasi d&#8217;altro nelle riviste specializzate; oggi \u00e8 caduto in disuso e ha assunto un suono strano e vagamente sconveniente, come di archeologia industriale. Non ci si domanda pi\u00f9 se prendere la droga faccia bene o male; tutto quello che si vuole sapere \u00e8 se si debba considerare un crimine, oppure no. A questo punto, il possesso e l&#8217;uso delle sostanze stupefacenti diventa una questione meramente quantitativa: si stabilisce una &quot;soglia&quot; entro la quale si tratta di &quot;uso personale&quot;, e oltre la quale si tratta di &quot;spaccio&quot;: e si decide che la prima cosa \u00e8 lecita, la seconda no. Qualche grammo di eroina in pi\u00f9 o in meno fa la differenza fra un legittimo uso e un uso criminale. Le discussioni teoriche sono state bandite; quelle morali, lasciate negli oratori e nelle sacrestie &#8212; e, forse, pi\u00f9 nemmeno l\u00ec. Il pragmatismo ha preso il posto dei dibattiti, pi\u00f9 o meno appassionanti, sul bene e sul male, sulla responsabilit\u00e0 e sulla irresponsabilit\u00e0, sui valori e sui disvalori.<\/p>\n<p>Che tale sia stata l&#8217;evoluzione della cultura laica, non suscita una particolare meraviglia: \u00e8 il normale andamento delle cose, e, storicamente, lo si \u00e8 gi\u00e0 visto ogni volta che si \u00e8 verificato un cambio di paradigma: al tramonto della <em>polis<\/em> greca, per esempio, o alla fine dell&#8217;Impero romano; poi, di nuovo, al trapasso dal Medioevo all&#8217;Umanesimo, e cos\u00ec via. Quel che colpisce, e colpisce in maniera drammatica, \u00e8 stato il comportamento degli uomini di Chiesa e degli esponenti della cultura cattolica. \u00c8 come se, a partire dal Concilio Vaticano II, avessero adottato una teologia e una morale completamente nuove, il cui ultimo scopo &#8212; anche se non sempre e non del tutto dichiarato apertamente &#8212; era, ed \u00e8, quello di abbassare il divino al livello dell&#8217;umano, di secolarizzare la Chiesa e di umanizzare completamente la dimensione religiosa. In altre parole, uccidere il cristianesimo e sovvertire il Vangelo, ma senza l&#8217;onest\u00e0 di dirlo a chiare lettere, anzi, proclamano la volont\u00e0 di ravvivare e rivitalizzare il senso cristiano, di attualizzare il Vangelo e di metterlo in condizioni di poter dialogare in maniera libera e feconda, senza complessi e senza ulteriori &quot;ritardi&quot;, con il mondo moderno.<\/p>\n<p>A titolo di esempio, prendiamo il caso della omosessualit\u00e0. Secondo il Catechismo di san Pio X, era uno dei quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio: non la tendenza in se stessa (della quale, evidentemente, le singole persone non sono responsabili, se tali le ha fatte la natura e non lo sono divenute per amore del vizio), ma la pratica. Questa \u00e8 stata, per secoli, la ferma posizione della Chiesa: misericordia per le persone, severit\u00e0 estrema per il &quot;vizio impuro contro natura&quot;; e questo, si badi, in un contesto generale che considerava comunque la castit\u00e0 come un valore, e la lussuria come un peccato, per cui la pratica omosessuale si configurava come un sotto-genere di un vizio pi\u00f9 ampio, fatto d&#8217;incontinenza e di appetiti sessuali disordinati (perch\u00e9 staccati da ci\u00f2 che rende il sesso veramente umano: l&#8217;amore fecondo, cio\u00e8 l&#8217;amore coniugale). Il vizio contro natura \u00e8, oltretutto, sterile, per cui la sua condanna non poteva che essere netta, radicale, senza appello: impossibile qualsiasi tentativo di giustificarlo, di attenuarne la gravit\u00e0, di presentarlo come qualcosa di diverso da un comportamento oggettivamente e intrinsecamente disordinato, e ci\u00f2 in misura assai pi\u00f9 grave della &quot;semplice&quot; lussuria fra l&#8217;uomo e la donna.<\/p>\n<p>Ma ecco che arrivano i primi preti progressisti e modernisti, imbevuti di teologia della liberazione, di marxismo, di lotta di classe, di psicanalisi freudiana, e si domandano: <em>Perch\u00e9 mai il buon Dio, che \u00e8 tanto misericordioso, dovrebbe condannare l&#8217;amore fra due persone dello stesso sesso? \u00c8 dunque cos\u00ec ricco di amore, il mondo, da poter disprezzare questa sua particolar manifestazione? O non \u00e8 forse vero che in molte famiglie, in molte coppie eterosessuali, vigono l&#8217;incomprensione, la prepotenza, l&#8217;umiliazione reciproca, tutto, insomma, fuor che l&#8217;amore?<\/em> Si noti che questo tipo di argomentazioni \u00e8 scorretto, perch\u00e9 parte dal presupposto che i rapporti omosessuali siano il frutto del vero amore, mentre quelli eterosessuali, molto spesso, ne sarebbero carenti; mentre si tace del fatto che i rapporti omosessuali possono essere caratterizzati da promiscuit\u00e0, egoismo, brutalit\u00e0, tanto quanto, e spesso anche assai pi\u00f9, di quelli eterosessuali; e che, in molti casi, nascono gi\u00e0 sotto il segno di una cattiva stella, perch\u00e9 in essi le persone cercano, ma invano, la soluzione di problemi affettivi e psicologici che sono a monte e che hanno una notevole complessit\u00e0, per cui tali persone, nella relazione con l&#8217;altro, portano il loro malessere, il loro squilibrio, il loro disordine interiore, e ne ricevono altrettanto, dato che il loro partner si trova suppergi\u00f9 nelle stesse condizioni. A meno che si tratti di un partner molto pi\u00f9 grande, che sfrutta la sua maggiore esperienza di vita per irretire il giovane (o la giovane) e farne strumento del proprio piacere. Si dir\u00e0 che simili dinamiche possono esistere anche nelle relazioni eterosessuali, il che \u00e8 vero; ma, mentre in queste sono, almeno teoricamente, l&#8217;eccezione (almeno fino a quando la societ\u00e0, nel suo insieme, conserva tratti di sanit\u00e0 intellettuale, spirituale e morale), in quelle omosessuali sono la regola. Infatti, una persona psicologicamente e affettivamente sana non prova disgusto per il sesso opposto, ma si avvicina ad esso con stupore, rispetto e desiderio, come al proprio naturale completamento: e si ricordi che \u00e8 il disgusto nei confronti dell&#8217;altro sesso, e non l&#8217;attrazione verso i membri del proprio, la caratteristica dominante del carattere omosessuale. Il che spiega gi\u00e0 da s\u00e9 perch\u00e9 le relazioni omosessuali abbiano, intrinsecamente, un carattere disordinato, compulsivo, nevrotico e tendenzialmente depressivo (o aggressivo), con un alto tasso di gelosia patologica, di possessivit\u00e0 incontrollabile e d&#8217;inquietudine e insoddisfazione profonda. Tuttavia, dire queste cose \u00e8 quanto mai politicamente scorretto: perch\u00e9 tutti, psichiatri e psicologi in testa, si sono &quot;dimenticati&quot; che, fino a due o tre decenni or sono (non due o tre secoli, si badi), quasi tutti i manuali di psichiatria e di psicologia parlavano della omosessualit\u00e0 come di una grave anomalia, di una perversione, di una deviazione del sano e normale istinto sessuale; mentre ora, quasi da un giorno all&#8217;altro, a parlare della omosessualit\u00e0 come di un disturbo della personalit\u00e0, si rischia, se non una denuncia, un solenne bando di ostracismo e si sparisce da giornali, televisione e pubbliche conferenze o tavole rotonde.<\/p>\n<p>Dicevamo che, nella Chiesa e nella cultura cattolica, fra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, si \u00e8 manifestata la tendenza ad accettare l&#8217;omosessualit\u00e0 come comportamento perfettamente lecito e normale, dato che esso sarebbe secondo la natura delle persone in questione. Ci sono stati perfino dei movimenti di suore lesbiche, specialmente negli Stati Uniti d&#8217;America (sempre all&#8217;avanguardia, in tal genere di cose), le quali hanno fuso e mescolato i principi del femminismo con quelli dell&#8217;omosessualismo e, in nome della riconquista dei propri &quot;diritti&quot; e della propria &quot;dignit\u00e0&quot; di donne, hanno rifiutato la loro tradizionale &quot;sottomissione&quot; al maschio, sia nella societ\u00e0 profana che all&#8217;interno della Chiesa cattolica, dove i preti, guarda caso, sono maschi, e cos\u00ec i vescovi e i papi, dunque in posizione di potere. \u00c8 bastato qualche anno, e centinaia di suore lesbiche hanno lasciato i rispettivi conventi, non senza avervi seminato il cattivo seme del relativismo etico e aver preparato il terreno per ulteriori disordini. Fra quelle che sono rimaste, l&#8217;ideologia femminista ha messo saldissime radici, tanto \u00e8 vero che, oggi, una insistente richiesta delle suore americane \u00e8 quella di ottenere il riconoscimento del diaconato femminile, e, se possibile, anche il sacerdozio femminile, episcopato compreso: come, del resto, gi\u00e0 fanno, da tempo (e si sa che essi sono pi\u00f9 avanti, pi\u00f9 bravi e pi\u00f9 evoluti) i protestanti e gli anglicani. Papa Giovanni Paolo II dovette occuparsi seriamente del problema e redarguire, con parole severe, queste suore femministe che parlano pochissimo del Vangelo, ma che hanno sempre in bocca i loro supposti diritti e la loro supposta sudditanza alla gerarchia maschilista della Chiesa cattolica; ma il cattivo seme \u00e8 rimasto e continua a seminare acredine e tensioni, oltre che confusione tra i fedeli.<\/p>\n<p>In Italia, forse non sono in molti a sapere che l&#8217;Arcigay \u00e8 stata ideata e fondata da un prete, omosessuale dichiarato e deciso a diffondere l&#8217;idea della assoluta legittimit\u00e0 del comportamento omosessuale: don Marco Bisceglia (nato nel 1925 e morto, di Aids, nel 2001), che ebbe quale collaboratore il suo amico e compagno di appartamento, allora obiettore di coscienza e attivo nel servizio civile, Nichi Vendola. Don Bisceglia venne sospeso <em>a divinis<\/em> allorch\u00e9 una servizio giornalistico rese di pubblico dominio ci\u00f2 che egli penava, diceva e faceva, pur con qualche discrezione, ormai da molto tempo, oltre ad essere impegnatissimo sul fronte politico (ovviamente quale fiancheggiatore del Partito Comunista, come don Gallo, al punto da prestare la canonica ai raduni elettorali in tempo di elezioni) e, altrettanto ovviamente, oltre a sparare a zero contro la gerarchia, contro la Chiesa bigotta e repressiva, e contro il suo diretto superiore e pastore, cio\u00e8 il suo stesso vescovo. Tra parentesi, egli aveva disobbedito ai suoi superiori &#8212; e, a nostro parere, al Vangelo &#8212; anche nel prendere apertamente posizione a favore del divorzio, prima, e delle pratiche abortive, poi. Perch\u00e9 questi preti progressisti e integralisti neomarxisti sono addirittura prevedibili, per non dire un po&#8217; noiosi, nelle loro battaglie, o crociate che dir si voglia (crociate alla rovescia, s&#8217;intende): partono tutti dalla solita semplificazione che divide il mondo in bianco e nero, dove tutto il bene e tutto il Vangelo (blasfema appropriazione del divino) stanno dalla parte degli &quot;oppressi&quot;, delle donne, degli omosessuali, mentre tutto il male e la negazione del Vangelo sono dalla parte degli &quot;oppressori&quot;, degli uomini e degli eterosessuali animati da malsani sentimenti di &quot;omofobia&quot;.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 solo un esempio; e il fatto dell&#8217;omosessualit\u00e0, a sua volta, \u00e8 solo un esempio di come la Chiesa e la cultura cattolica dell&#8217;ultimo mezzo secolo si siano sempre pi\u00f9 affannate a rincorrere le logiche del mondo, facendole proprie e proclamano che, per trovare Dio, bisogna abbassarlo alla misura degli uomini, ma non degli uomini che cercano la Verit\u00e0, bens\u00ec degli uomini cos\u00ec come sono, con tutti i loro istinti e le loro brame, con tutte le loro debolezze e i loro vizi: senza dimenticarsi di cancellare le parole &quot;debolezza&quot; e &quot;vizio&quot; dal loro vocabolario, perch\u00e9, si sa, Dio \u00e8 tanto misericordioso, e non guarda ai nostri peccati, ci perdona sempre e comunque, anche se non domandiamo affatto perdono, anche se rifiutiamo il concetto stesso di peccato e, in nome dei nostri istinti &quot;naturali&quot; (ma bisognerebbe prima intendersi sul significato di quest&#8217;ultimo termine), rivendichiamo il nostro diritto di vivere la vita in assoluta libert\u00e0, come ci pare e piace.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi che i vari don Gallo e don Bisceglia siano in buona fede, almeno fino a un certo punto; pi\u00f9 difficile credere alla buona fede di teologi come Enzo Bianchi e Vito Mancuso, i quali, come pensatori di professione, dovrebbero sapere benissimo quel che stanno facendo, allorch\u00e9 fanno certe affermazioni sia in campo religioso, che etico. Con quali effetti, poi, ciascuno \u00e8 libero di giudicare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esistono tre modi, sostanzialmente, di porsi davanti ai propri vizi. 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