{"id":29233,"date":"2017-04-14T11:36:00","date_gmt":"2017-04-14T11:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/14\/servono-tre-cose-cultura-coraggio-e-timor-di-dio\/"},"modified":"2017-04-14T11:36:00","modified_gmt":"2017-04-14T11:36:00","slug":"servono-tre-cose-cultura-coraggio-e-timor-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/14\/servono-tre-cose-cultura-coraggio-e-timor-di-dio\/","title":{"rendered":"Servono tre cose: cultura, coraggio e timor di Dio"},"content":{"rendered":"<p>Di tre cose c&#8217;\u00e8 bisogno, anzi, estremo bisogno, se vogliamo invertite la tendenza attuale verso l&#8217;autodistruzione della nostra societ\u00e0 e verso lo scoraggiamento e la depressione dei singoli individui, frustrati e amareggiati nel vedere che tutto sta andando a catafascio, che i peggiori trionfano, che il merito non viene premiato, semmai disprezzato, e che una logica perversa, diabolica, sta impadronendosi di tutto, manipolando tutto, strumentalizzando tutto: l&#8217;economia e la scuola, lo sport e la finanza, lo spettacolo e l&#8217;informazione; e queste tre cose sono la cultura, il coraggio e il timor di Dio.<\/p>\n<p>Senza cultura non si va da nessuna parte: si gira in tondo, si fanno discorsi, si contano le pulci sul pelo di un cane; s&#8217;improvvisa, ci si barcamena, si fan le cose press&#8217;a poco; si tira a indovinare, si bluffa al tavolo da poker: ma niente di pi\u00f9. Per costruire qualsiasi cosa che abbia delle solide basi, ci vuole cultura. Per fare una buona scuola, ci vuole cultura; per fare una buona informazione, ci vuole cultura; per avere una buona finanza e una buona economia, cultura; per avere sport e spettacolo degni di questo nome, ci vuole cultura. Le persone ignoranti non sono capaci di fare il loro lavoro con quella creativit\u00e0 che, unita alla competenza, conferisce una marcia in pi\u00f9; \u00e8 solo la cultura che d\u00e0 la piena conoscenza dei problemi, che suggerisce nuove prospettive, che consente d&#8217;immaginare soluzioni inedite. Chi ha cultura sa pensare in grande, sa vedere immediatamente i punti deboli di una teoria, di una strategia; sa come predisporre delle azioni compensatrici, delle linee di correzione rispetto a quanto si sta facendo in maniera insoddisfacente. Niente cultura, niente creativit\u00e0; niente creativit\u00e0, niente efficienza, nessuna seriet\u00e0, nessuna fierezza: solo un servile strisciare alla porta del padrone di turno. Quando l&#8217;Italia aveva una classe dirigente relativamente colta, \u00e8 innegabile che le cose andavano un po&#8217; meglio; e lo stesso si pu\u00f2 dire per l&#8217;Europa e per il mondo. Ora che imperversano gli zoticoni ignoranti e presuntuosi, siamo abbandonati agli alti e bassi della sorte, ai capricci del caso.<\/p>\n<p>Ci vuole anche coraggio. Bisogna saper rischiare, quando ne vale la pena; farsi avanti, quando si preferirebbe stare in ultima fila; esporsi, mettersi in gioco, quando sarebbe pi\u00f9 semplice e conveniente farsi gli affari propri. Il coraggio \u00e8 necessario per svolgere degnamente qualsiasi compito, ma \u00e8 particolarmente necessario nelle fasi storiche di transizione, nelle poche di decadenza, come la nostra. Nelle epoche di transizione tendono a fare carriera i vermiciattoli, gli <em>yes-men,<\/em> i leccapiedi: ma non \u00e8 erto di loro che la societ\u00e0 ha realmente bisogno. La societ\u00e0, se vuol salvarsi, ha bisogno di persone oneste, fiere, tutte d&#8217;un pezzo: di persone affidabili e intrepide, che si assumono le loro responsabilit\u00e0 che non giocano a scaricabarile. Ha bisogno di persone non timide, che non hanno paura di venire allo scoperto, di battersi, di esser prese di mira. I coraggiosi sono il sale del mondo; se non ci fossero, vivremmo in una fogna popolata di ratti e pantegane, senza mai un soffio d&#8217;aria pulita che venisse a vivificarlo e a renderlo sopportabile. Senza un po&#8217; di coraggio, perfino i grandi progetti appassiscono e muoiono, i nobili ideali si spengono, le idee e i sentimenti avvizziscono e si consumano lentamente, ma inesorabilmente, imputridiscono e infine si dissolvono. Il coraggio \u00e8 la forza che manda avanti il mondo: senza di esso, non nascerebbe pi\u00f9 un bambino, n\u00e9 si crederebbe pi\u00f9 nel futuro; si vivrebbe squallidamente, giorno dopo giorno, una vita fatta di miseri espedienti, in attesa della morte.<\/p>\n<p>Ma pi\u00f9 importante di tutti \u00e8 il timor di Dio. Certo, anche l&#8217;amor di Dio; ma di quello, ai nostri giorni, si parla pesino troppo, lo si abbassa al livello di una <em>soap opera<\/em>, di una melassa in stile <em>New Age<\/em>. Del resto, l&#8217;amore e il timor di Dio sono le due facce di una stessa cosa: l&#8217;uno \u00e8 impensabile senza l&#8217;altro. Ai nostri giorni l&#8217;uomo sta attuando, a tappe forzate, una strategia ben precisa, attentamente studiata e pianificata nei centri del potere occulto, per auto-divinizzarsi, il che significa, in pratica, abolire ogni senso del limite e ogni senso del mistero. La scienza e la tecnica sono le punte di lancia di una tale auto-divinizzazione dell&#8217;uomo, il quale, ad ogni nuovo &quot;successo&quot; di questo Logos calcolante e strumentale, senza amore, senza compassione, senza umilt\u00e0 e senza saggezza, sempre pi\u00f9 s&#8217;inorgoglisce e sempre pi\u00f9 si allontana da Dio, inseguendo un folle progetto di dominio totale sulla natura, quasi per farsi lui il nuovo creatore dell&#8217;universo, il nuovo padrone assoluto della vita e della morte (aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, cambiamento di sesso, trapianto del cervello, creazione di &quot;chimere&quot;, cio\u00e8 di ibridi animali-umani, e via di questo passo, sempre pi\u00f9 delirando). Si sta cos\u00ec sviluppando una scienza senza timor di Dio, ovvero una scienza diabolica, dagli esiti assolutamente imprevedibili, ma che, da quanto si \u00e8 potuto vedere e capire fino ad ora, non porteranno certo alla sospirata &quot;liberazione&quot; dell&#8217;uomo dalle forze che ne limitano l&#8217;esistenza, bens\u00ec a delle forme di schiavit\u00f9 nuove ed inimmaginabili, e, per certi aspetti, raccapriccianti e mostruose, quali mai egli ha conosciuto e sperimentato, in tutto il corso della sua storia, fin dai primi albori.<\/p>\n<p>Di tre cose, viceversa, non c&#8217;\u00e8 bisogno, oggi: della falsa cultura, del falso coraggio e del falso timor di Dio.<\/p>\n<p>Nella palude della falsa cultura siamo immersi fino al collo, ci sguazziamo tanto beatamente che quasi non ci accorgiamo pi\u00f9 che di una palude si tratta, mefitica e malsana, e non di quella limpida fonte che a parole descrivono, e magnificano, tutti gli spiriti cortigiani. La falsa cultura \u00e8 quella che si gonfia la bocca di parole, ma non possiede idee; che si sbizzarrisce nella specializzazione, ma perde di vista l&#8217;insieme; che gonfia l&#8217;ego di quanti la praticano, e non insegna loro nemmeno un briciolo d&#8217;umilt\u00e0: mentre il primo segno di riconoscimento della vera cultura \u00e8, appunto, il fatto che quanti la possiedono, o almeno vi si avvicinano, sono persone umili, o che hanno imparato l&#8217;immenso valore dell&#8217;umilt\u00e0. La vera cultura \u00e8 modesta, non gonfia il petto, non si mette in mostra, non cerca i riflettori, non pontifica dai pulpiti, non va a caccia di microfoni dai quali parlare, parlare, parlare. La vera cultura \u00e8 pronta a spezzare con tutti il pane della conoscenza, senza chiedere nulla in cambio; ma, nello stesso tempo, sa e vede e capisce quando gli altri ne sono sinceramente alla ricerca, e, se non \u00e8 cos\u00ec, se vede che i porci sono ghiotti solo e unicamente di ghiande, si astiene dal dar loro le perle del sapere. La vera cultura \u00e8 umile, ma anche fiera, e conscia di s\u00e9: non si abbassa, non si prostituisce, non cerca l&#8217;applauso, non vuol convertire nessuno, non si lascia strumentalizzare, piegare, addomesticare, travisare. Il vero uomo di cultura \u00e8 saggio, indipendente, equilibrato, sereno, paziente, dignitoso; non dipende dall&#8217;approvazione di alcuno e non teme l&#8217;ira di alcuno: dice la verit\u00e0 quando \u00e8 richiesto e quando le circostanze lo esigono, perch\u00e9 altrimenti parlerebbero i sassi; ma, se nessuno la desidera e se le circostanze non lo richiedono, egli guarda e tace, e passa oltre. Il falso uomo di cultura fa sempre la ruota come un pavone, vuol essere ammirato, vuol essere applaudito; va lui stesso a cercare gli applausi, sorride ai potenti, s&#8217;inchina, si umilia, briga e traffica per pubblicare i suoi libri, per essere invitato alla televisione; si gonfia di piacere quando il suo nome corre sulle bocche, quando le signore lo desiderano &#8212; le signore sono sempre affascinate dall&#8217;uomo di cultura brillante e di successo; un po&#8217; meno dall&#8217;uomo colto che se ne sta in disparte e vive modestamente &#8212; e quando pu\u00f2 salire sul palco, guardare gli altri dall&#8217;alto, ricordare al mondo che lui \u00e8 qualcuno, che non \u00e8 mica uno qualunque.<\/p>\n<p>Il falso coraggio \u00e8 un&#8217;altra moneta che ha largo corso ai nostri giorni; anzi, si potrebbe quasi dire che \u00e8 la divisa preferita della modernit\u00e0. La modernit\u00e0 fa perno sul culto cieco del Progresso illimitato; dunque, chi \u00e8 moderno, \u00e8 anche progressista, le due cose sono inseparabili, sono quasi sinonimi. E chi \u00e8 il progressista di professione, se non un signore che si atteggia a coraggioso, perch\u00e9 lotta, coraggiosamente, appunto, contro le oscure forze della conservazione, contro gli ottusi fautori della tradizione, contro i biechi manutengoli del potere stabilito, compreso il potere culturale? Se non che, a ben guardare le cose come stanno, ci si accorge subito di un fatto costante: che il progressista, nove volte su dieci, \u00e8, nonostante le apparenze contrarie, uno che va a colpo sicuro, tanto \u00e8 vero che non rischia mai nulla, o quasi nulla. Pare che stia sfidando chi sa quali tremendi nemici, e invece ha gi\u00e0 la vittoria in tasca. Ma \u00e8 logico: il Progresso, in una societ\u00e0 che lo adotta come suo Nume protettore, \u00e8 sempre vittorioso, perch\u00e9 \u00e8 sempre un passo avanti: il progressista \u00e8 la mosca cocchiera che siede a casetta e grida agli altri, distribuendo colpi di frusta a destra e a manca: <em>Oh\u00e9, oh\u00e9! Fate largo al Progresso, miserabili, pezzenti; scansatevi o vi schiaccio sotto le ruote, plebaglia, miserabile marmaglia!<\/em> Proprio come nella fiaba di Andersen: <em>Il piccolo Claus e il grande Claus<\/em>, dove il protagonista, pazzo di orgoglio, grida ad ogni passo: <em>Arr\u00ec, arr\u00ec, miei cinque cavalli!<\/em> Da qui, il caratteristico sorrisetto ironico del perfetto progressista: egli \u00e8 tutt&#8217;uno col Progresso, gli altri &#8212; gli infedeli &#8212; sono soltanto dei burattini asserviti alla tirannide del passato. Lui sa, gli altri non sanno; lui \u00e8 intelligente, gli altri sono stupidi; lui capisce tutto, gli altri non capiscono nulla. E dall&#8217;alto del suo superiore capire, sapere e giudicare, il progressista combatte la sua nobile battaglia per la civilt\u00e0: come negare che sia un coraggioso? Peccato che i suoi nemici siano gi\u00e0 agonizzanti, o che siano morti da qualche generazione: il suo bersaglio preferito, infatti, \u00e8 un avversario che sia famoso, ma non forte; anzi, che sia debole; meglio ancora se morto e sepolto. Lui, per\u00f2, far\u00e0 comunque la sua figura: come Davide contro il gigante Golia, far\u00e0 la figura di aver osato, di aver sfidato, di aver rischiato. Anche se non ha rischiato nulla, e ha colto i fin troppo facili allori di una battaglia gi\u00e0 vinta.<\/p>\n<p>Il tipico progressista, infatti, \u00e8 solo un conformista: crede nel Progresso, perch\u00e9 in tal modo non si trover\u00e0 mai superato dai fatti, non arriver\u00e0 mai qualcuno &#8212; cos\u00ec egli pensa &#8212; a fargli notare di essere rimasto indietro, di non aver capito qualcosa; ma, a parte questo, la fede nel Progresso \u00e8, per lui, un vestito talmente abitudinario, che egli lo indossa con la stessa noncuranza con cui il conservatore si aggrappa alle sue certezze. Infatti, il progressista non apre mai una strada nuova; per quello, ci vuole un altro temperamento, un&#8217;altra <em>forma mentis<\/em>: il progressista \u00e8 colui che arriva a cose fatte, a guerra ormai terminata, e suona la cornamusa come se l&#8217;avesse vinta lui, o come se il suo contributo fosse stato decisivo. Poi si mette a dar la caccia all&#8217;ultimo giapponese nella giungla, ammesso che ve ne sia ancora qualcuno, e si aspetta di ricevere l&#8217;ammirazione e la gratitudine universali &#8212; anzi, diciamo pure che le pretende &#8212; quasi che, senza il suo contributo, la vita di ciascuno sarebbe minacciata da tremendi pericoli, e meno male che c&#8217;\u00e8 lui, a neutralizzare tali pericoli e a vigilare sulla nostra sicurezza e sulla nostra serenit\u00e0.<\/p>\n<p>Infine, il falso timor di Dio. La nostra societ\u00e0, abbiamo detto, ha smarrito il timor di Dio; e perfino fra i cosiddetti credenti, ormai, se ne vede assai poco. Il concetto stesso di timor di Dio sembrerebbe del tutto superato, addirittura archiviato (a dispetto del fatto che, per un vero cattolico, non si tratti per niente di una nozione astratta e, per cos\u00ec dire, facoltativa, ma di una realt\u00e0 ben precisa dell&#8217;ordine soprannaturale: \u00e8 uno dei Sette Doni dello Spirito Santo alle anime che si trovano in grazia di Dio). E poich\u00e9 i neocredenti della neochiesa modernista e progressista hanno, di fatto, sostituito l&#8217;amore di Dio con l&#8217;amore &#8212; malinteso e buonista, cio\u00e8 niente affatto buono &#8212; del prossimo, succede che al timor di Dio \u00e8 subentrato il timore dell&#8217;uomo, e precisamente del diverso. Non vi sono altre spiegazioni per il fatto che i cristiani, e specialmente i cattolici, oggi, non osano neanche pronunziare l&#8217;espressione &quot;terrorismo islamico&quot;, perch\u00e9, come ha autorevolmente affermato il papa Francesco, il terrorismo islamico non esiste, cos\u00ec come non esiste &#8212; bont\u00e0 sua &#8211; quello cristiano. Che quello cristiano non esistesse, in verit\u00e0, lo sapevano da noi, grazie tante: nessun giornale parla mai di terroristi cristiani che uccidono in nome di Ges\u00f9 Cristo. Invece, ogni giorno i giornali parlano di terroristi che uccidono, o progettano di uccidere, in nome di Allah. Tuttavia, non bisogna dirlo: sarebbe scortese, sarebbe indelicato. Ecco, questo \u00e8 lo stravolgimento del timor di Dio in timore &#8211; ma stavolta fisico e psicologico &#8211; degli uomini. Il timor di Dio nasce dalla consapevolezza dell&#8217;abisso che vi \u00e8 tra la piccolezza dell&#8217;uomo e l&#8217;infinit\u00e0 di Dio: <em>chi sei tu per giudicare Dio?<\/em> Il falso timor di Dio, divenuto timore tutto umano dell&#8217;uomo, consiste nell&#8217;astenersi da qualsiasi cosa possa dispiacere all&#8217;altro, anche a scapito della verit\u00e0 e della giustizia: chi sono io per giudicare? Il cattolico progressista ritiene che non sia di buon gusto evidenziare il peccato, mostrare d&#8217;essersi accorto del male: davanti ai divorzi, agli aborti, alla fecondazione artificiale, ai cosiddetti matrimoni omosessuali, non dice nulla, assolutamente nulla, perch\u00e9 <em>bisogna gettare ponti e non alzare muri<\/em>. Questo falso rispetto degli uomini equivale a dispiacere a Dio; ma che importa? Tanto, Dio \u00e8 &quot;misericordioso&quot;: lui sa capire e perdonare.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, dal timor di Dio si \u00e8 passati a prenderlo in giro. Lo si vuol fare fesso: usare la parola magica della misericordia, per legittimare quel che a Lui dispiace. E tutto ci\u00f2, dicendo che \u00e8 Lui a volerlo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di tre cose c&#8217;\u00e8 bisogno, anzi, estremo bisogno, se vogliamo invertite la tendenza attuale verso l&#8217;autodistruzione della nostra societ\u00e0 e verso lo scoraggiamento e la depressione<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-29233","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29233","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29233"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29233\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29233"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29233"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29233"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}