{"id":29227,"date":"2015-07-29T01:15:00","date_gmt":"2015-07-29T01:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/il-cammino-del-dolore-diviene-un-valore-per-chi-sa-trasformarlo-in-cammino-damore\/"},"modified":"2015-07-29T01:15:00","modified_gmt":"2015-07-29T01:15:00","slug":"il-cammino-del-dolore-diviene-un-valore-per-chi-sa-trasformarlo-in-cammino-damore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/il-cammino-del-dolore-diviene-un-valore-per-chi-sa-trasformarlo-in-cammino-damore\/","title":{"rendered":"Il cammino del dolore diviene un valore per chi sa trasformarlo in cammino d\u2019amore"},"content":{"rendered":"<p>Il dolore, nella vita, c&#8217;\u00e8: prima o poi arriva, senza fallo: non \u00e8 pensabile una vita umana, per quanto fortunata, alla cui porta non abbia bussato quest&#8217;ospite indesiderato.<\/p>\n<p>Di conseguenza, tutte le strategie volte ad allontanarlo, a rimandarlo, a posticiparlo; o, magari, ad esorcizzarlo, ad ignorarlo, a tacerlo, come se tacendolo lo si potesse anche far sparire dal proprio orizzonte, sono tentativi inutili e controproducenti: ci\u00f2 che viene scansato oggi, ritorner\u00e0 con maggior forza domani. Non \u00e8 fatalismo, non \u00e8 pessimismo, non \u00e8 rassegnazione: \u00e8 realismo, pura e semplice esperienza di vita. Non si litiga coi fatti: e i fatti dicono che il dolore \u00e8 una presenza ineliminabile dalla vita umana, anzi, dalla vita in generale. Pertanto, il problema non \u00e8, o non dovrebbe essere, quello di combattere contro il dolore, ma, piuttosto, quello di imparare a collocarlo nella giusta prospettiva, vale a dire quello di viverlo in maniera adeguata, in maniera, appunto, umana.<\/p>\n<p>Se il dolore \u00e8 un elemento ineliminabile dalla vita umana, compito degli esseri umani \u00e8 imparare a gestirlo, ad affrontarlo nel modo migliore, cio\u00e8 in quel modo che possa portare ad un aumento, e non a una diminuzione, della propria umanit\u00e0; ad un arricchimento, e non ad un impoverimento, di essa; ad una crescita e ad una apertura di orizzonti, non a un rimpicciolimento esistenziale e ad un restringimento degli orizzonti. Tutti gli elementi che costitutivi della vita umana dovrebbero essere vissuti e rielaborati in maniera tale da rafforzare, accrescere e potenziare la vita stessa; il dolore svolge, o dovrebbe svolgere, questa funzione in maniera speciale, in maniera radicale, proprio perch\u00e9 si tratta di un elemento sgradito e negativo per definizione. Imparare a vivere il dolore nella maniera giusta significa aver superato la prova pi\u00f9 importante: chi vi riesce, a maggior ragione avr\u00e0 imparato a vivere gli altri elementi fondamentali, ossia, in definitiva, avr\u00e0 imparato ad amare la vita nella maniera giusta.<\/p>\n<p>Pretendere o aspettarsi che la propria vita scorre senza fare il temuto incontro con il dolore, non sarebbe realistico e non sarebbe umano. Eppure molti lo fanno, e cos\u00ec giungono del tutto impreparati all&#8217;appuntamento. In un certo senso, si tratta di un appuntamento cui tutti giungiamo un po&#8217;m impreparati, perch\u00e9 il nostro istinto fondamentale \u00e8 un istinto di vita, non di morte, e il dolore, inevitabilmente, almeno nel primo e devastante impatto, si presenta come un elemento contrario alla vita, e dunque, in qualche modo, ci appare innaturale. Secondo natura, noi saremmo chiamati alla felicit\u00e0; per\u00f2 la natura tutta, e non solo la natura umana, non \u00e8 una natura di per se stessa buona, bens\u00ec ferita, ferita da quel che i teologi cattolici chiamano peccato: e la natura, ferita dal peccato, \u00e8 incapace di giungere alla felicit\u00e0 cui pure tenderebbe.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 nasce la nostra intima contraddizione: sentiamo di essere chiamati alla pienezza, alla vita, alla felicit\u00e0; ma constatiamo, anche, che tali mete ci sfuggono continuamente, e che ci vengono incontro, incessantemente, giorno dopo giorno, errori, debolezze, insufficienze, colpe (nostre e altrui), dai quali deriva una messe abbondante di sofferenza, di dolore. \u00c8 importante notare questo: il dolore non \u00e8 un elemento auto-sussistente; \u00e8 una presenza, che si serve di determinati fatti e situazioni per entrare nella dimora del nostro essere: dunque non \u00e8 una realt\u00e0 oggettiva, ma soggettiva. Dipende da noi; o, per parlare in maniera pi\u00f9 esatta, dipende da noi che spazio dargli, che importanza concedergli, che potere affidargli sulla nostra vita. Dipende da noi consentire che diventi il nostro tiranno implacabile, oppure che si trasformi in un elemento di crescita, di espansione, di perfezionamento del nostro essere.<\/p>\n<p>Quindi, il dolore non \u00e8 affatto un valore in se stesso:; se viene vissuto in maniera totalmente negativa, come impoverimento, come diminuzione dell&#8217;essere, come sciagura inspiegabile e incomprensibile; se viene vissuto con rabbia, con astio, con rancore nei confronti della sorte, o degli altri, della vita; se viene vissuto con insofferenza, con ribellione, mostrando i pugni a Dio, il dolore diventa il dis-valore per eccellenza: ci\u00f2 che ci degrada dalla nostra condizione, ci\u00f2 che umilia e depaupera il nostro essere.<\/p>\n<p>Per diventare un valore, ossia un elemento dotato di senso, e precisamente di senso positivo, \u00e8 necessario che noi lo viviamo in un certo modo, con una certa disposizione di spirito, con una certa apertura dell&#8217;anima: bisogna che lo accettiamo, che lo accogliamo, che lo benediciamo, o meglio, che benediciamo i fini misteriosi, ma provvidenziali, per cui ha bussato alla nostra porta, ha sconvolto la nostra esistenza, ha rimesso in discussione le nostre abitudini, le nostre certezze, le nostre sicurezze, sovente illusorie e superficiali.<\/p>\n<p>Come ci\u00f2 sia possibile, dipende dal percorso esistenziale di ciascuna anima; percorso che non \u00e8 possibile fare interamente da soli, ma solo con l&#8217;aiuto, il sostegno, l&#8217;incoraggiamento che viene dall&#8217;Alto; e che viene se esso \u00e8 accettato, riconosciuto, accolto: altrimenti, se non viene n\u00e9 accettato, n\u00e9 riconosciuto, n\u00e9 accolto, tale aiuto, per noi, \u00e8 come se non vi fosse, anche \u00e8 l\u00ec, alla portata della nostra mano: e noi siamo abbandonati alla totale solitudine, che coincide, presto o tardi, con la totale impotenza, Noi, da soli, non possiamo fare niente; con l&#8217;aiuto che viene dall&#8217;Alto, possiamo fare quasi tutto.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 radicalmente in contrasto con la cultura antropocentrica, edonistica e razionalista oggi imperante. Antropocentrica: che punta a fare dell&#8217;uomo il solo artefice di se stesso; edonista: che bandisce il dolore e proclama il principio esistenziale del piacere; razionalista: che vorrebbe spiegare ogni cosa con criteri logici e scientifici, mentre l&#8217;esistenza stessa del dolore \u00e8 un mistero, che va accettato come tale, sublimato, trasformato, ma che non pu\u00f2, n\u00e9 potr\u00e0 mai essere interamente spiegato.<\/p>\n<p>Non solo: tutto questo sembra, o pu\u00f2 sembrare, terribilmente astratto, quasi disumano. Come dire a una madre che ha perso suo figlio, che deve accettare, accogliere e benedire il proprio dolore, o il progetto di cui quel dolore \u00e8 parte? Come si pu\u00f2, onestamente? Ci\u00f2 appare impossibile, con gli strumenti concettuali odierni e con la prospettiva antropocentrica, edonista e razionalista oggi dominante, a tutti in livelli. Eppure si pu\u00f2; non solo: si deve. Tutto dipende dall&#8217;atteggiamento di fondo che si ha, o non si ha, nei confronti del reale.<\/p>\n<p>Se si pensa che il reale sia sempre e comunque a nostra disposizione; se si pensa che, da ogni situazione, si possa e si debba ricavare un piacere o un utile immediato; se si crede che quel che non siamo capaci di spiegare, e tanto meno di accettare, sia assurdo, scandaloso, ingiusto, allora non arriveremo mai a compiere questa operazione sublime: trasformare il cammino del dolore in una scoperta di senso, e pi\u00f9 precisamente in un cammino di amore.<\/p>\n<p>Se non \u00e8 accettato, accolto, benedetto, il dolore diventa una maledizione; ma non \u00e8 detto che debba esserlo per forza: pu\u00f2 anche rivelarsi una benedizione, perch\u00e9 aiuta gli esseri umani a interrogarsi pi\u00f9 a fondo, a perfezionarsi, ad affidarsi con pi\u00f9 slancio all&#8217;Amore divino, a non confidare pi\u00f9 solamente nelle proprie risorse, ma a farsi docili strumenti di una Volont\u00e0 di grande, di un Amore pi\u00f9 perfetto. Pu\u00f2 insegnar loro l&#8217;umilt\u00e0, la pazienza, la speranza; pu\u00f2 guidarli a riscoprire la solidariet\u00e0 reciproca, la benevolenza verso i propri simili, anzi, verso tutti i viventi (anche gli animali soffrono, e devono soffrire per qualche ragione: nemmeno il loro dolore pu\u00f2 andare sprecato!); insomma: pu\u00f2 renderli migliori.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 detto che ci\u00f2 avvenga. Esiste anche la possibilit\u00e0 che l&#8217;uomo, sopraffatto dal dolore, si chiuda in se stesso, rifiuti il senso della prova, si abbatta, si inaridisca, si sottragga alla solidariet\u00e0 con il dolore altrui, con i bisogni del prossimo; pu\u00f2 darsi che egli si incattivisca, si indurisca, che diventi cinico e spietato, che riversi sugli altri la propria frustrazione, la propria rabbia, la propria amarezza. Di fatto, esistono innumerevoli esempi di persone che, non essendo riuscite a collocare il dolore nella giusta prospettiva, sono diventate maligne, perfino diabolicamente maligne, nei confronti degli altri: e anche questo \u00e8 un mistero, il mistero del male morale.<\/p>\n<p>Noni non possiamo sapere tutto, non possiamo capire tutto: se lo potessimo, non saremmo uomini, ma dei; e, di fatto, vi sono scuole e correnti filosofiche e religiose che proclamano questa folle, aberrante &quot;verit\u00e0&quot;: che l&#8217;uomo \u00e8 Dio, che padre del Bene e del Male, che tutto \u00e8 lecito, tutto \u00e8 concesso all&#8217;uomo che sa innalzarsi, con le sue sole forze, al di sopra dei comuni mortali, della massa amorfa, del volgo senza nome. Lo gnosticismo, eterna tentazione della superbia intellettuale, si sposa con l&#8217;esoterismo, la magia, la stregoneria: ed ecco, il progetto, intrinsecamente malvagio e sacrilego, di deificare l&#8217;uomo, riducendo allo stato di servi inconsapevoli tutti gli individui ordinari, tutti coloro che, in questa prospettiva odiosamente intellettualistica (perch\u00e9 la ragione \u00e8 pensata come strumento di dominio e non di servizio), rimangono tagliati fuori, e dunque destinati a subire il controllo, la manipolazione, lo sfruttamento dei &quot;risvegliati&quot;.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che non esiste risveglio spirituale senza umilt\u00e0, senza benevolenza, senza spirito di servizio: senza queste cose, l&#8217;intelligenza diventa tirannia e il sapere diventa strumento di violenza, d&#8217;ingiustizia, di prevaricazione. Possono sembrare cose lontane, improbabili; \u00e8 vero il contrario: esistono indizi per supporre che questa sia, oggi, la pi\u00f9 grave minaccia incombente sull&#8217;umanit\u00e0: la presenza di un disegno occulto di pochi individui, ubriachi d&#8217;orgoglio e di potere, che si servono di tecniche estremamente sofisticate, e di immensi mezzi finanziari e propagandistici, per controllare, dominare, manipolare i pensieri, i sentimenti le azioni delle masse ignare, declassate all&#8217;ignobile rango di gregge da sfruttare, da brutalizzare, da condurre al macello, il tutto senza che le vittime designate si rendano conto di quanto sta accadendo, anzi, pensando addirittura di essere ben deste e consapevoli, o di essere, addirittura, le avanguardie di un processo di liberazione dell&#8217;umano, della rivendicazione dei &quot;diritti&quot; umani, della libert\u00e0 umana, della ricerca del piacere, dell&#8217;affermazione di s\u00e9 contro le ultime forme di oscurantismo e di credenze superstiziose.<\/p>\n<p>Al contrario, l&#8217;uomo interiormente risvegliato, e parzialmente realizzato (la realizzazione totale non \u00e8 cosa di questa vita, n\u00e9 di questo mondo, nella condizione spazio-temporale contraddistinta dal limite e dalla fragilit\u00e0) \u00e8 colui che ha imparato a disprezzare il potere, a deporre le ambizioni smodate, a non bramare n\u00e9 temere le cose di quaggi\u00f9, a non maledire nulla e nessuno, a servirsi anche del dolore come strumento di innalzamento, di espiazione, di purificazione; colui che non \u00e8 pi\u00f9 sedotto dal mondo, dai suoi miti, dalle sue lusinghe, dai suoi appetiti; colui che sa guardare al reale con occhio trasparente, non avido, non possessivo, benevolo e disinteressato; colui che ha appareso la verit\u00e0 fondamentale che la vita non ci \u00e8 data per caso o per trastullo, ma per fare di essa il nostro paradiso o il nostro inferno, fin da ora, fin da quaggi\u00f9, e, poi, ancora e ancora, fino a quando non avremo appreso la lezione, nelle forme di esistenza successive, che non conosciamo, che possiamo soltanto immaginare.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: nell&#8217;economia dell&#8217;universo, nulla va perduto: n\u00e9 una lacrima, n\u00e9 un sorriso. Ogni pensiero, ogni gesto, ogni vita hanno un senso ben preciso; ogni bene ritorna virtuosamente, ogni male ritorna malignamente; si formano delle catene, dei circuiti, delle reti: il mondo in cui viviamo \u00e8 il risultato finale di queste interazioni, di queste tensioni e contraddizioni, di queste spinte e controspinte. Il male chiama altro male, il bene chiama altro bene: e noi non siamo testimoni neutrali e distaccati, siamo gli attori, i protagonisti di questa vicenda universale, che esisteva prima di noi e che seguiter\u00e0 dopo di noi. In noi stessi vi \u00e8 l&#8217;eredit\u00e0 di bene e di male di quanti ci hanno preceduto, cos\u00ec come noi lasciamo alla generazione che verr\u00e0 il nostro personale patrimonio di male e di bene.<\/p>\n<p>Comprendere che il dolore, nell&#8217;economia del reale, non \u00e8 un incidente o una sciagura insensata, ma che \u00e8 l&#8217;elemento fondamentale della nostra possibile elevazione; che \u00e8 davanti ad esso, dentro di esso, che noi, purificati e irrobustiti come il metallo nel fuco, forgiamo la sostanza della nostra anima; che dalla nostra capacit\u00e0 di vivere umanamente l&#8217;esperienza del dolore, con l&#8217;aiuto divino, discende la vittoria o la sconfitta della nostra stessa umanit\u00e0: tutto questo \u00e8 parte essenziale del progetto di cui siamo parte e che ci vede come protagonisti coinvolti direttamente in ci\u00f2 che abbiamo di pi\u00f9 caro e prezioso: i nostri sentimenti e i nostri pensieri, la nostra capacit\u00e0 di bene e di male, di amare e odiare, di benedire o maledire. Il dolore, dunque, non \u00e8 nostro nemico; pu\u00f2 essere perfino nostro alleato, come un amico che ci aiuta ad aprire gli occhi sulla bellezza del mondo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dolore, nella vita, c&#8217;\u00e8: prima o poi arriva, senza fallo: non \u00e8 pensabile una vita umana, per quanto fortunata, alla cui porta non abbia bussato<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-29227","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29227","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29227"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29227\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29227"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29227"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29227"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}