{"id":29215,"date":"2015-11-23T10:38:00","date_gmt":"2015-11-23T10:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/23\/sul-capo-degli-inetti-tozziani-pende-la-minaccia-di-distruzione-dellio\/"},"modified":"2015-11-23T10:38:00","modified_gmt":"2015-11-23T10:38:00","slug":"sul-capo-degli-inetti-tozziani-pende-la-minaccia-di-distruzione-dellio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/23\/sul-capo-degli-inetti-tozziani-pende-la-minaccia-di-distruzione-dellio\/","title":{"rendered":"Sul capo degli \u00abinetti\u00bb tozziani pende la minaccia di distruzione dell\u2019io"},"content":{"rendered":"<p>Il mondo poetico di Federigo Tozzi (nato a Siena il 1\u00b0 gennaio del 1883 e morto a Roma il 21 marzo 1920, subito dopo che la critica aveva avuto la bont\u00e0 di accorgersi di lui e della sua notevole opera letteraria) \u00e8 popolato di figure umane dolenti, ferite, ripiegate su se stesse, spezzate e senza pi\u00f9 un profondo legame con la vita, senza pi\u00f9 delle serie ragioni per continuare a credere nella vita, dunque potenzialmente o fattivamente auto-distruttive, a seconda dello stadio che hanno raggiunto nella loro discesa verso l&#8217;abisso del disincanto.<\/p>\n<p>\u00c8 un tema che abbiamo gi\u00e0 trattato (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abRemigio, ne &quot;Il podere&quot; di F. Tozzi, si offre come agnello per (l&#8217;inutile) immolazione\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb il 28\/05\/2015). Ci resta da considerare un altro aspetto della questione: la minaccia della distruzione del loro &quot;io&quot; che grava come una spada di Damocle su codesti sconfitti ed &quot;inetti&quot; e che equivarrebbe, per loro, a quella &quot;morte secunda&quot; di francescana memoria, che fa assai pi\u00f9 paura della dissoluzione materiale, perch\u00e9 scende molto pi\u00f9 in profondit\u00e0 della morte fisica, sino al centro vitale dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Con parole chiare ed efficaci, questo concetto \u00e8 stato espresso dal critico letterario, e scrittore egli stesso, Elio Gioanola (E. Gioanola, \u00abGli occhi chiusi di Federigo Tozzi\u00bb, in \u00abOtto\/Novecento\u00bb, IV, 1, 1980, p. 40):<\/p>\n<p><em>\u00abCi\u00f2 che pende sul,m capo di Remigio, e del protagonista tozziano in generale, \u00e8 la minaccia della distruzione dell&#8217;io, dalla quale appunto \u00e8 provocata la regressione schizofrenica, che va in cerca di salvezza nelle difese arcaiche delle prime fasi orai. La violenza \u00e8 una forma arcaica di difesa e s&#8217;innesta alle fantasie distruttive sadico-orali, cos\u00ec come un&#8217;altra forma di difesa \u00e8 il rifugio nelle imago materne consolanti, della madre nutrice, del seno buono; in ogni caso il mondo dei rapporti umani \u00e8 precluso, il protagonista \u00e8 essenzialmente solo, in preda alle sue paure o tenerezze, perennemente padroneggiato da dolcezze e crudelt\u00e0 che gli preclusono ogni attivo e concreto rapporto con gli altri. Per questo la metafora della cecit\u00e0, degli &quot;occhi chiusi&quot;, assume significati che vanno ben oltre quello indicato da Debenedetti, di punizione edipica: essa indica la totale inabilit\u00e0 a vedere le cose nei loro rapporti reali, e cio\u00e8 la condanna al fantasmatico, per la quale tutto viene allucinato secondo le proiezioni crudeli o tenere, nell&#8217;inesorabile fuga regressiva che allontana da ogni possibile varco sul reale: &quot;Tutta la vita&quot;, pensa Remigio, SEMBRAVA (\u00e8 stato Baldacci ad indicare acutamente il dominio dei verbi d&#8217;impressione soggettiva: sembrare, parere, credere, ecc.) CHIUSA DENTRO UN SACCO, da cui non c&#8217;\u00e8 modo di mettere fuori la testa.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>La vita chiusa dentro a un sacco e la testa impossibilitata a uscirne fuori, anche solo per respirare una boccata d&#8217;aria fresca e gettare un&#8217;ultima occhiata allo spettacolo del mondo e della vita &quot;vera&quot;: si potrebbe immaginare una rappresentazione pi\u00f9 cupa, pi\u00f9 pessimista, pi\u00f9 orribile, del destino che viene riservato all&#8217;uomo della modernit\u00e0, come conseguenza della sua perdita di equilibrio interiore e del giusto orientamento spirituale?<\/p>\n<p>Tutti i personaggi della narrativa di Federigo Tozzi &#8211; di questo grande pessimista che possedeva la piet\u00e0 per i suoi &quot;vinti&quot;, ma non la forza e l&#8217;umilt\u00e0 per credere possibile la loro redenzione &#8212; sono come dominati da una oscura fatalit\u00e0: su di loro pende la minaccia della distruzione dell&#8217;io, dello smembramento e della dissoluzione della loro coscienza, della disintegrazione dello stesso principio di realt\u00e0: come avviene, ad esempio, a Pietro, il protagonista di \u00abCon gli occhi chiusi\u00bb, che s&#8217;innamora di Ghisola, ma senza mai riuscire a vederla per ci\u00f2 che ella realmente \u00e8, sino alla scioccante rivelazione finale (complice una lettera anonima) che gli permette di sorprenderla non solo incinta di qualcun altro, ma anche intenta a prostituirsi in un bordello.<\/p>\n<p>Alcuni di loro reagiscono a questa minaccia incombente aggrappandosi alla vita nei suoi aspetti pi\u00f9 grossolani: i fratelli Gambi, nel romanzo \u00abTre croci\u00bb, che vivono al limite del fallimento economico e come sospesi in un mondo irreale, riversano la loro fame insoddisfatta di vita e di realt\u00e0 in un appetito animalesco, in una smania di cibo, in una bulimia che diventa il surrogato e la consolazione infelice (ci si passi l&#8217;ossimoro) della loro triste e sconsolata esistenza, nella quale \u00e8 come se una invisibile parete di cristallo li tenesse separati dal mondo dei vivi. Di fatto, sono dei morti che camminano: la more fisica, che verr\u00e0 a bussare alla porta di ciascuno di essi &#8212; Giulio, impiccatosi nel suo negozio perch\u00e9 \u00e8 stata scoperta la sua cambiale falsa; Niccol\u00f2, malato di gotta, per un colpo apoplettico; Giulio, dopo essere stato cacciato di casa ed essere diventato un accattone, all&#8217;ospizio dei poveri &#8212; sar\u00e0 anche, in un ceto senso, una liberazione.<\/p>\n<p>E che dire di Remigio, il protagonista de \u00abIl podere\u00bb, che finisce massacrato con la scure da uno dei suoi contadini, cos\u00ec, per uno scatto d&#8217;ira insensato, per mera invidia e malvagit\u00e0 gratuita: non \u00e8 forse anche lui un forzato della vita, un uomo sull&#8217;orlo della dissoluzione interiore, perch\u00e9 costretto a entrare in possesso di una eredit\u00e0 non voluta, troppo pesante per le sue spalle &#8212; quella del padre &#8212; e a combattere una battaglia in cui non crede, quella contro i falsi amici e i nemici dichiarati, che vorrebbero insidiarla; e non \u00e8 forse la sua morte una liberazione? Non \u00e8 la sola uscita possibile dal vicolo cieco nel quale si \u00e8 venuto a trovare, la risposta allo scacco matto che le beffarde circostanze gli hanno dato: finire schiacciato da un bene che non ha voluto, e del quale farebbe volentieri a meno, se lo potesse? Non \u00e8 forse un agnello sacrificale che non crede nemmeno al valore del proprio sacrificio, e che si arrende a un destino pi\u00f9 grande di lui?<\/p>\n<p>Davanti alla minaccia della distruzione dell&#8217;io, i personaggi tozziani si rifugiano nel seno di una donna protettiva, o nel cibo su cui si gettano come se volessero distruggerlo, oppure in una disperata auto-reclusione spirituale, che corrisponde al mettere la testa dentro un sacco per non vedere pi\u00f9, non sapere pi\u00f9, non udire pi\u00f9 le voci della vita: una anticipazione della morte che non ha nulla di mistico, di distaccato, e neppure di veramente rassegnato; \u00e8 solo un estremo atto di difesa che gi\u00e0 non crede pi\u00f9 in se stessa, un prepotente desiderio di oblio e di quella che il regista Valerio Zurlini chiamer\u00e0 &quot;la prima notte di quiete&quot;: la quiete del nulla, della morte. Gli antieroi tozziani sono dei perdenti sia nella loro vita, che nella morte. Fanno venire in mente i versi di \u00abDesolazione del povero poeta sentimentale\u00bb del crepuscolare Sergio Corazzini (1886-1907): \u00abPerch\u00e9 tu mi dici: poeta? \/ Io non sono un poeta. \/ Io non sono che un piccolo fanciullo che piange. [&#8230;] Io non so, Dio mio, che morire. \/ Amen\u00bb.<\/p>\n<p>Il mondo poetico di Federigo Tozzi risente pesantemente di un cattolicesimo triste e rassegnato, di un pessimismo antropologico che richiama la fase pi\u00f9 cupa del pensiero agostiniano, quella della polemica anti-manichea, dominata dal senso di totale incapacit\u00e0 e impotenza dell&#8217;uomo a fare il bene, a collaborare attivamente all&#8217;opera redentrice di Dio; quella che piacer\u00e0 tanto a Lutero e che sar\u00e0 alla base della sua teologia riformata. Sia come sia, al di l\u00e0 del giudizio che si pu\u00f2 dare del suo pessimismo, tanto sul piano antropologico e religioso che su quello poetico e letterario, resta il fatto che Tozzi ha saputo vedere e rappresentare, con notevole acutezza e sensibilit\u00e0 squisita, il dramma fondamentale dell&#8217;uomo contemporaneo, dramma che, negli anni XX del Novecento &#8212; poco meno di un secolo fa &#8212; non era poi cos\u00ec evidente come ci appare oggi, e poteva ancora essere esorcizzato dall&#8217;effimero vitalismo delle avanguardie, delle rivoluzioni, dei programmi di rigenerazione universale dei totalitarismi.<\/p>\n<p>Nello stesso tempo, vi \u00e8, nell&#8217;opera di Federigo Tozzi, una sorta di vastit\u00e0 umile, di grandiosit\u00e0 modesta e silenziosa, che ne fa un <em>unicum<\/em> nel panorama letterario del nostro Novecento. Quando si pensa che uno scrittore come Alberto Moravia, rivelatosi con un solo romanzi leggibile, \u00abGli indifferenti\u00bb, per poi parassitare per oltre mezzo secolo la cultura e i premi letterari, vivendo di rendita e sfornando una serie di libri non solamente osceni, ma brutti e insignificanti, tanto pi\u00f9 ci si rammarica per la morte prematura (a soli trentasei anni) e per l&#8217;insufficiente notoriet\u00e0 dell&#8217;opera di questo piccolo, grande scrittore della profonda provincia toscana, di questo disperato delle lettere che visse nascosto per gran parte della sua vita, di questo autodidatta senza titoli e senza laurea, che sbarcava il lunario come impiegato delle ferrovie, ma che aveva pi\u00f9 stoffa di scrittore &#8212; con lampi e intuizioni che lo pongono, talvolta, quasi al livello di un Dostoevskij o di un Gogol, certamente a quello di Kafka o di Musil &#8211; di tanti altri che avevano solo una immensa faccia tosta e una serie di amicizie giuste nei posti giusti, cos\u00ec da usurpare una fama immeritata.<\/p>\n<p>Di amicizie potenti, Tozzi non ne ebbe mai; la sua unica amicizia importante, quella con lo scrittore cattolico Domenico Giuliotti (1877-1956), con il quale collabor\u00f2 alla rivista quindicinale \u00abLa Torre\u00bb, cattolica e nazionalista, non era certo tale da favorirgli la carriera o l&#8217;affermazione letteraria, al contrario. E se ancora oggi di Tozzi si parla poco nelle scuole e ancora meno presso il grande pubblico, bench\u00e9 la critica lo riconosca, ormai, come uno dei maggiori scrittori italiani del XX secolo, ci\u00f2 si deve appunto, crediamo, alla sua posizione di intellettuale scomodo e isolato, solitario e controcorrente, difficilmente inquadrabile e classificabile: basti dire che, nei suoi libri, non si riesce a trovare, pur con tutta la &quot;buona&quot; volont\u00e0 di questo mondo, nemmeno uno spunto autenticamente marxista e progressista (a parte una giovanile e generica simpatia per il socialismo, che ha lasciato pochissime tracce nella sua opera), e si comprender\u00e0 facilmente per quale ragione Tozzi \u00e8 rimasto tagliato fuori dalla operazione culturale di &quot;ripescaggio&quot; di tanti e tanti (troppi, decisamente!) scrittori che esordirono, o svilupparono gran parte della loro carriera, negli anni travagliati della guerra e del primo dopoguerra, o in quelli del fascismo (ma non \u00e8 il suo caso, visto che mor\u00ec nel 1920), ma che poi, per non si sa quale piroetta sociologica e ideologica, sono stati immersi in un bagno di verginit\u00e0 modernista e progressista, e presentati al pubblico come geniali anticipatori della denuncia sociale contro la borghesia decrepita e fatiscente. Se si pensa al ruolo che ha, nelle opere di Tozzi, il fattore inconscio, ci si stupisce inevitabilmente del fatto che l&#8217;onnipotente cultura psicanalista non lo abbia arruolato, e sia pure <em>a posteriori<\/em>, nelle file delle sue armate vittoriose: l&#8217;unica spiegazione che si pu\u00f2 dare di questo apparente paradosso \u00e8 che, nel cattolico Tozzi, l&#8217;inconscio coincide, in ultima analisi, con il mistero &quot;religioso&quot; dell&#8217;anima, con gli abissi e con i lampi del peccato e della Grazia; e pertanto non \u00e8 utilizzabile nel senso che i freudiani, e anche gran parte degli junghiani, ritengono utile alla loro Vulgata.<\/p>\n<p>Ma la sua diagnosi antropologica era, ed \u00e8 esatta: addirittura spietata. Per cui si tratta di vedere se, negli ultimi 100 anni, con il progressivo crescere del malessere, l&#8217;uomo contemporaneo ha preso coscienza almeno delle ragioni del suo dramma interiore, della sua scissione, della minaccia di dissoluzione dell&#8217;io che lo sovrasta inesorabilmente: oppure se nulla \u00e8 stato fatto, a parte il vittimismo, il nichilismo, il tetro &quot;cupio dissolvi&quot; mascherato da edonismo; e, in particolare, se qualcosa \u00e8 stato fatto dagli uomini di cultura, dagli scrittori, dai filosofi, dagli artisti, oppure se sono stati proprio costoro a soggiacere per primi alla malattia interiore e a spargere i suoi germi a piene mani, con tutto il peso della loro autorit\u00e0, ritagliandosi in quel modo una visibilit\u00e0 ed una notoriet\u00e0 che possono aver gratificato il loro ego, ma al prezzo di un ulteriore auto-disprezzo inconscio, della discesa di un altro gradino nell&#8217;abisso dell&#8217;auto-degradazione, magari camuffando ci\u00f2 con il furore rivoluzionario e millenaristico o con l&#8217;ansia di redenzione universale (ah, quanti &quot;astratti furori&quot; e quanti intellettuali velleitari e patetici, simili al <em>Gran Lombardo<\/em> di Elio Vittorini hanno popolato questi nostri anni).<\/p>\n<p>Quel che appare evidente \u00e8 che, con la crisi e il tramonto delle ideologie, l&#8217;uomo contemporaneo, nella fase che stiamo vivendo, ha abbandonato anche i sogni di palingenesi universale e le facili formule di riscatto politico e sociale e si \u00e8 chiuso sempre di pi\u00f9 in se stesso, in una specie di ottundimento dei sensi e dell&#8217;anima, in una sorta di auto-cauterizzazione del proprio sentire, del proprio sperare, della propria capacit\u00e0 di amare. Egli ha smesso di credere nelle proprie illusioni, ma non perch\u00e9 abbia trovato il coraggio di mettersi in piedi e di affrontare le conseguenze delle proprie scelte sbagliate, ma semplicemente perch\u00e9 ha smesso di credere in qualsiasi cosa ed \u00e8 ormai divenuto simile ad un morto vivente, anche se non pare rendersene conto, il che rende la situazione quasi grottesca. Sorger\u00e0 anche per lui, dopo l&#8217;oscurit\u00e0 del sepolcro, l&#8217;alba della resurrezione?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo poetico di Federigo Tozzi (nato a Siena il 1\u00b0 gennaio del 1883 e morto a Roma il 21 marzo 1920, subito dopo che la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[103],"class_list":["post-29215","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-biografia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29215","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29215"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29215\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29215"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29215"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29215"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}