{"id":29205,"date":"2018-10-10T02:10:00","date_gmt":"2018-10-10T02:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/10\/tornare-al-paradigma-cristiano-per-ritrovare-il-proprio-posto-nel-mondo\/"},"modified":"2018-10-10T02:10:00","modified_gmt":"2018-10-10T02:10:00","slug":"tornare-al-paradigma-cristiano-per-ritrovare-il-proprio-posto-nel-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/10\/10\/tornare-al-paradigma-cristiano-per-ritrovare-il-proprio-posto-nel-mondo\/","title":{"rendered":"Tornare al paradigma cristiano per ritrovare il proprio posto nel mondo"},"content":{"rendered":"<p>Il dramma dell&#8217;uomo moderno deriva dalla perdita del proprio posto nel mondo, cosa che implica anche la perdita dell&#8217;armonia con se stesso. L&#8217;uomo pre-moderno, cio\u00e8 l&#8217;uomo cristiano, aveva un posto preciso nel mondo, perch\u00e9 sapeva cos&#8217;\u00e8 il mondo e cos&#8217;\u00e8 l&#8217;uomo. Sapeva che l&#8217;uno e l&#8217;altro sono opera di Dio; e sapeva che, per occupare degnamente il proprio posto fra le altre creature, l&#8217;uomo deve ordinare la sua vita al fine per il quale egli \u00e8 stato chiamato all&#8217;esistenza. Questa \u00e8 la ragione per cui erano disapprovati quelli che oggi vengono definiti &quot;marginali&quot;: perch\u00e9, con la loro vita irregolare e disordinata, incrinavano il buon funzionamento della societ\u00e0, che ha per fine il raggiungimento dello scopo ultimo dell&#8217;esistenza e non la realizzazione unilaterale dell&#8217;individuo. Senza dubbio l&#8217;uomo medievale, cio\u00e8 l&#8217;uomo cristiano, aveva un senso assai pi\u00f9 fortemente comunitario dell&#8217;esistenza: sapeva che nulla pu\u00f2 andar bene se ciascuno persegue egoisticamente i propri fini, magari a danno degli altri (ed ecco perch\u00e9, ad esempio, era severamente condannata l&#8217;usura). L&#8217;uomo moderno \u00e8, all&#8217;opposto, ferocemente individualista; tuttavia, siccome la societ\u00e0 moderna \u00e8 caratterizzata dalle masse, l&#8217;uomo moderno \u00e8, curiosamente, un\u00a0<em>individualista di massa<\/em>. Come egli riesca a conciliare le due cose, l&#8217;essere ultra-individualista e l&#8217;essere costantemente parte di una massa, \u00e8 affar suo, e ciascuno di noi pu\u00f2 giudicare se e in quale misura egli vi riesca. Se non ci riesce, allora vive in costante conflitto con gli altri e, in definitiva, anche con se stesso, perch\u00e9 vivere con gli altri, e a maggior ragione in una societ\u00e0 massificata, significa trovare un punto d&#8217;incontro fra i propri bisogni e quelli di tutti.\u00a0<\/p>\n<p>Dicevamo che la visione cristiana implica una fiducia nell&#8217;ordine del mondo. Il mondo \u00e8 ordinato perch\u00e9 creato da Dio: dunque creato per una ragione precisa, e ordinato ad un fine preciso. L&#8217;uomo cristiano sa perch\u00e9 esiste e sa dove sta andando: esiste per la gloria di Dio, e sta andando verso l&#8217;eternit\u00e0, rispetto alla quale la vita terrena \u00e8 una brevissima parentesi, un pellegrinaggio che serve per metterlo alla prova e renderlo degno della beatitudine del Paradiso. Ma c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;altra possibilit\u00e0, che egli fallisca la prova e che non sia degno della beatitudine, bens\u00ec della dannazione: giudizio di Dio, s\u00ec, ma non arbitrario, n\u00e9 capriccioso (ah, Lutero, Lutero: quale danno immenso hanno fatto la tua negazione del libero arbitrio e la tua dottrina della salvezza con la sola fede!), bens\u00ec derivante, in maniera del tutto logica ed evidente, dal tipo di vita che egli ha condotto sulla terra; in un certo senso, il giudizio definitivo scaturisce dalle sue stesse mani e dalle sue stesse azioni. E chi non ha capito questo, \u00e8 meglio che lasci perdere Dante, Giotto, le cattedrali romaniche e quelle gotiche, metta da parte la\u00a0<em>Divina commedia<\/em>\u00a0e la\u00a0<em>Summa teologica<\/em>, e passi ad altro. Ma \u00e8 meglio che lasci perdere anche Leibniz, Pascal, Berkeley, Vico, Manzoni, Rosmini, Gioberti, Kierkegaard, Dostoevskij, Tolstoj, Chesterton, Papini, Bernanos, Marcel, Guardini, per non parlare del Beato Angelico, Michelangelo, Bach, o anche, semplicemente (si fa per dire) di una icona russa. In altre parole, chi non ha capito questo, non \u00e8 in grado di capire nulla del passato, n\u00e9 di una bella fetta del presente: crede di essere all&#8217;avanguardia, perch\u00e9 si dichiara seguace del progresso; ma che progresso \u00e8 quello che lo rende estraneo a una parte della sua cultura, che lo distacca dalle sue radici, che gli preclude la comprensione di tanta parte della poesia, dell&#8217;arte, della musica, del pensiero, non solo di ieri, ma anche dell&#8217;oggi?\u00a0<\/p>\n<p>E qui torniamo al nostro assunto iniziale. Se l&#8217;uomo moderno ha perso il proprio posto nel mondo, perch\u00e9 ha voltato le spalle alla sua stessa tradizione e ha rinnegato le sue stesse radici, allora il problema pi\u00f9 urgente che deve essere posto all&#8217;ordine del giorno \u00e8 quello di aiutarlo a ritrovare il posto che ha smarrito. L&#8217;uomo non sar\u00e0 mai in pace con se stesso, n\u00e9 con gli altri, ma sar\u00e0 sempre in guerra, se rinnega le proprie radici, perch\u00e9 ci\u00f2 equivale a perdere la propria identit\u00e0: e chi non ha pi\u00f9 una identit\u00e0 \u00e8 ridotto a vagare a caso, ora qua, ora l\u00e0, come un relitto trascinato dalle correnti, e ad urtare continuamente contro gli altri relitti, anch&#8217;essi fuori controllo e trascinati dal caso. Ci sembra indubbio che una tale riconciliazione dell&#8217;uomo con il mondo e con se stesso deve passare per il recupero del concetto di chiamata, che, a sua volta, implica il concetto di fine. Noi non veniamo al mondo per caso e non viviamo all&#8217;insegna del caso; siamo chiamati, e siamo chiamati per fare qualcosa. Pertanto, se qualcuno ci ha chiamati per fare qualcosa, ci\u00f2 significa che un ordine esiste, come esiste nel caso dell&#8217;edificio progettato dall&#8217;architetto, o della musica creata dal musicista. Tutte le cose tendono a un fine, e questo fine \u00e8 buono, perch\u00e9 il fatto stesso che le cose esistano attesta la bont\u00e0 dell&#8217;essere. Nulla viene creato per il male; creare qualcosa \u00e8 un atto buono in se stesso, perch\u00e9 significa porre qualcosa che \u00e8 altro da s\u00e9, e in vista del quale si \u00e8 disposti ad affrontare e sopportare sacrifici, privazioni, e, al limite, anche la morte. Cos\u00ec la madre, che darebbe la vita per il figlio nato dalle sue viscere; cos\u00ec l&#8217;artista, che si rovina la salute e si ammala, pur di creare le sue opere, cos\u00ec come sente che devono essere realizzate.<\/p>\n<p>Naturalmente, perch\u00e9 l&#8217;azione di creare sia buona in senso oggettivo, e non solo soggettivo, cio\u00e8 buona non solo per chi crea, ma buona per tutti, bisogna che sia orientata nel senso giusto: che sia diretta non a celebrare l&#8217;io, ma a celebrare la verit\u00e0, la bont\u00e0, la giustizia e la bellezza dell&#8217;essere. Questa \u00e8 la differenza fra un poetastro e un vero poeta: i versi del primo annoiano e fanno sbadigliare, i versi del secondo commuovono e interrogano, perch\u00e9 fanno vibrare una corda dell&#8217;essere. Anche la vita umana pu\u00f2 e deve essere trasformata in un&#8217;opera, il cui scopo non \u00e8 celebrare l&#8217;io, gratificare l&#8217;io, o fornire uno sfogo alle passioni dell&#8217;io, ma concorrere a quella grande opera universale che \u00e8 la creazione di Dio: alla sua verit\u00e0, alla sua bont\u00e0, alla sua giustizia e alla sua bellezza. Una vita intessuta di menzogne, per esempio, contraddice la verit\u00e0 dell&#8217;essere; una vita di cattiverie, contraddice la sua bont\u00e0; una vita di frodi, la sua giustizia; una vita di sconcezze, la sua bellezza.<\/p>\n<p>N\u00e9 si deve credere che questo discorso riguardi solo dei casi estremi e relativamente poco frequenti. Ogni volta che noi, intenzionalmente, non diciamo la verit\u00e0 a quanti ci ascoltano e forse si fidano, sfiguriamo la verit\u00e0 dell&#8217;essere; ogni volta che facciamo del male, anche solo con una parola tagliente e ingenerosa, deturpiamo la sua bont\u00e0; se strumentalizziamo gli altri, ad esempio per avere un vantaggio personale, anche sul piano affettivo, offendiamo la sua giustizia; se manchiamo di pudore, di dignit\u00e0, di decoro, degradiamo la sua bellezza, che \u00e8 anche la nostra. Perch\u00e9 l&#8217;Essere in senso assoluto \u00e8 Dio: \u00e8 Lui la somma Verit\u00e0, la somma Bont\u00e0, la somma Giustizia e la somma Bellezza; per\u00f2 dell&#8217;essere siamo partecipi anche noi, ciascuno con la sua parte di buona o cattiva volont\u00e0, con il suo desiderio di ordine o la sua tendenza al disordine, con il suo senso della giustizia o con la sua tendenza a prevaricare sugli altri. Sono cose frequentissime: la madre che riversa sul figlio un amore patologico, compulsivo, ossessionante, che lo vuole controllare in ogni cosa, viola il principio della giustizia; l&#8217;amico che tradisce un segreto e racconta ad altri ci\u00f2 che gli \u00e8 stato rivelato in confidenza, tradisce la verit\u00e0. Noi siamo partecipi dell&#8217;essere, abbiamo l&#8217;essere, pur non essendo l&#8217;essere: quindi tutto ci\u00f2 che desideriamo, che diciamo o che facciamo contribuisce a far risplendere l&#8217;essere o ad appannarlo, s&#8217;intende sul piano del relativo e non dell&#8217;assoluto. Sul piano dell&#8217;assoluto, l&#8217;Essere \u00e8 Dio: ed \u00e8 come il sole che brilla sempre nel cielo, al di sopra delle nubi. Ma sotto le nubi, vigono i fenomeni atmosferici: il vento, la pioggia, la grandine, la neve. Noi siamo come i fenomeni atmosferici, abbiamo la possibilit\u00e0 di fare il bello e il cattivo tempo al di sotto delle nubi, cio\u00e8 sul piano della contingenza.Si pensi a un padre tirannico, iracondo, che fa vivere la sua famiglia nel terrore: davvero grande \u00e8 il suo potere, purtroppo in negativo; al punto che da lui dipende l&#8217;intero clima che si respira in quella casa. E ora pensiamo a come quella casa potrebbe tornare ad essere felice, se quell&#8217;uomo, attraverso un processo d&#8217;introspezione e di autocritica, ma soprattutto di conversione, decidesse di volgere al bene le sue azioni: sua moglie e i suoi figli tornerebbero a vivere, come i fiori e le piante che ricevono finalmente la pioggia, dopo un lungo periodo di siccit\u00e0. La stessa cosa accade nella pi\u00f9 vasta societ\u00e0: sono i cattivi pensieri, le cattive parole e le cattive azioni che provocano il disagio e la sofferenza di tutti.<\/p>\n<p>Ora, se la conversione individuale \u00e8 sempre possibile, a un livello collettivo vi \u00e8 bisogno di un ri-orientamento dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti, del nostro modo di vedere il mondo e la vita, che coinvolga l&#8217;intera societ\u00e0: in altre parole, vi \u00e8 bisogno di un cambio di paradigma. Il paradigma moderno si \u00e8 logorato, o forse, per parlare in maniera pi\u00f9 esatta, non \u00e8 mai realmente decollato, per il semplice fatto che era gravato, sin dall&#8217;origine, da una contraddizione di fondo, veramente insanabile, cui abbiamo gi\u00e0 accennato: da un lato, la rivendicazione di un individualismo estremista; dall&#8217;altro, la pretesa di godere di tutti i vantaggi, veri o presunti, della societ\u00e0 di massa (consumi di massa, istruzione di massa, informazione di massa, trasporti di massa, democraticismo assoluto, ecc.). Un paradigma \u00e8 la sintesi dei valori, delle conoscenze, dei bisogni e delle aspettative di una societ\u00e0: in breve, \u00e8 una civilt\u00e0; e una civilt\u00e0 non s&#8217;improvvisa. Ci\u00f2 non toglie che, ravvisando i limiti insuperabili e dolorosi di un certo modo di vivere, cio\u00e8 di una determinata societ\u00e0, non si possa e non si debba individuare, proporre e cercar di costruire un nuovo modello di esistenza, una nuova scala di valori, un nuovo orientamento complessivo della vita, sia individuale che collettiva. \u00e8 di questo che vi \u00e8 bisogno, oggi; \u00e8 questo il compito al quale siamo chiamati: la conversione al bene, sul piano personale; la conversione ad una socialit\u00e0 sana, generosa, altruista, su quello collettivo. Ma non si tratta di due cose diverse, bens\u00ec di due facce della stessa cosa, dello stesso movimento: perch\u00e9 progredire interiormente equivale a capire che nessuno vive per se stesso, e soprattutto che non si \u00e8 chiamati alla vita per fare il male, ma il bene. Cominciare a capire cos&#8217;\u00e8 la vita e qual \u00e8 il proprio posto nel mondo, significa cominciare a desiderare, non casualmente e sporadicamente, ma intensamente e sistematicamente, il vero, il buono, il giusto e il bello. E chi incomincia a capire questo, a desiderare questo, ad aver bisogno di questo, lo vuole e lo cerca non solamente per se stesso, ma in maniera assoluta: capisce, per esempio, che \u00e8 impossibile, perch\u00e9 contraddittorio, cercare il proprio bene attraverso il male inflitto a qualcun altro, o cercare la verit\u00e0 passando per la menzogna, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Poi, \u00e8 questione di allenamento e, nel senso buono della parola, di abitudine. Come chi si abitua ad una vita sana, rifugge dalle cattive abitudini di prima, cos\u00ec chi si mette sulla strada della conversione rifugge istintivamente dalla menzogna, dalla cattiveria, dall&#8217;ingiustizia e dalla bruttezza. Non sopporta pi\u00f9, ad esempio, di vivere in mezzo a cose brutte, a rumori e suoni brutti, allo spettacolo di persone che ostentano una bruttezza artificialmente procurata, ma aspira sempre e solo a ci\u00f2 che \u00e8 bello: laddove la vera bellezza \u00e8 universale, viene riconosciuta da tutti &#8211; beninteso, da tutti quelli che sono normali e che vivono in maniera normale; mentre \u00e8 la bruttezza ad essere soggettiva. Una fuga di Bach \u00e8 oggettivamente bella e produce sensazioni belle (gi\u00e0 per il feto, nell&#8217;utero della propria madre); una canzone di rock satanico, sparata a tutti decibel negli orecchi del pubblico, sar\u00e0 bella, forse, per alcuni, ma orrenda per gli altri. La bellezza si vede dagli effetti, perch\u00e9 l&#8217;albero si riconosce dai frutti: la musica di Bach produce un senso di pace e di armonia, l&#8217;altra produce sensazioni disordinate e disarmoniche di rabbia o di paura. Abbiamo detto: purch\u00e9 ne fruiscano dei soggetti normali, in condizioni ambientali normali: e certo questa asserzione non piacer\u00e0 ai signori del relativismo oggi imperante, perch\u00e9 non \u00e8 politicamente corretta. Pure, la ribadiamo e la sottolineiamo: \u00e8 inutile fare finta che i gusti di una persona malata facciano testo o che abbiamo lo stesso valore normativo dei gusti di una persona normale e bene educata. Una persona malata pu\u00f2 arrivare a desiderare di nutrirsi delle proprie feci, ma questo non ci autorizza a trarre la conclusione che tutti i gusti sono ugualmente legittimi in senso oggettivo. Purtroppo, la societ\u00e0 moderna si \u00e8 spinta molto avanti sulla strada del relativismo, al punto che ritiene una conquista di civilt\u00e0 il fatto che il giudizio sulle feci e quello su un piatto squisito, preparato dai migliori cuochi, non venga interpretato come un giudizio di valore assoluto. E invece abbiamo bisogno proprio di questo, anche perch\u00e9 abbiamo visto a quali aberrazioni e a quali catastrofici esiti ci conduca la strada del relativismo: etico, estetico, filosofico, ecc. In conclusione, vi \u00e8 bisogno di rifondare un paradigma fondato sull&#8217;essere, che \u00e8 garante della bont\u00e0 delle cose, perch\u00e9 l&#8217;essere, la cosa in s\u00e9, \u00e8 il contrario del relativismo, la cosa come la vede ciascuno. Dimenticare Kant, Hegel, Freud, Heidegger; dimenticare la brutta arte moderna, che arte non \u00e8, ma delirio e oscenit\u00e0; per tornare a ci\u00f2 che \u00e8 vero, buono, giusto e bello: tornare a Dio, e attraverso Dio, tornare a noi stessi, agli altri, al mondo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dramma dell&#8217;uomo moderno deriva dalla perdita del proprio posto nel mondo, cosa che implica anche la perdita dell&#8217;armonia con se stesso. 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