{"id":29204,"date":"2022-03-16T03:33:00","date_gmt":"2022-03-16T03:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/16\/tornare-a-tommaso-per-ritrovare-equilibrio-e-ordine\/"},"modified":"2022-03-16T03:33:00","modified_gmt":"2022-03-16T03:33:00","slug":"tornare-a-tommaso-per-ritrovare-equilibrio-e-ordine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/03\/16\/tornare-a-tommaso-per-ritrovare-equilibrio-e-ordine\/","title":{"rendered":"Tornare a Tommaso per ritrovare equilibrio e ordine"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo moderno \u00e8 malato, intimamente malato: in lui si \u00e8 prodotta una scissione che lo rende angustiato, triste, disperato. Hegel parlava di <em>coscienza infelice<\/em>, ma scambiava l&#8217;effetto per la causa. La coscienza infelice non \u00e8 la causa, ma l&#8217;effetto dell&#8217;infelicit\u00e0 dell&#8217;uomo moderno. Per Hegel, essa deriva dalla consapevolezza della lacerazione tra il finito e l&#8217;infinto: il finito \u00e8 qui, ora, ma \u00e8 labile, elusivo, caduco; l&#8217;infinito \u00e8 lass\u00f9, oltre, sempre oltre. Bella scoperta: non ci vuole un gran filosofo per fare tale constatazione; ci\u00f2 che conta \u00e8 capire da che cosa deriva l&#8217;infelicit\u00e0 della coscienza. L&#8217;uomo \u00e8 creatura, s\u00ec o no? S\u00ec, poich\u00e9 non si \u00e8 dato l&#8217;esistenza da se stesso: dunque non \u00e8 creatore. Ora, se l&#8217;uomo \u00e8 creatura, deve accettare il fatto di vivere in un modo labile, elusivo, caduco; deve accettare la propria mortalit\u00e0. Ma l&#8217;idea della propria morte \u00e8 inaccettabile, obietter\u00e0 qualcuno. Rispondiamo: \u00e8 inaccettabile se per costui la morte \u00e8 la fine di tutto, una porta che si chiude per sempre. Ma l&#8217;idea del cristianesimo, criticata da Hegel, non \u00e8 affatto questa: al contrario, \u00e8 l&#8217;idea che la morte \u00e8 una porta che si apre sull&#8217;infinito. Dunque l&#8217;infelicit\u00e0 non proviene dal fatto che siamo mortali, ma dal fatto che non sappiamo accettare la nostra condizione creaturale, che ci vede mortali. Quanto all&#8217;assoluto, cio\u00e8 &#8211; per usare l&#8217;espressione hegeliana &#8211; alla nostra coscienza immutevole, essa \u00e8 &quot;oltre&quot;, certo, ma solo relativamente alla coscienza mutevole di quaggi\u00f9: perch\u00e9 l&#8217;assoluto \u00e8 la destinazione finale dell&#8217;uomo. In questo senso, l&#8217;uomo moderno ha perso la felicit\u00e0 perch\u00e9 ha preteso di porre se stesso, quaggi\u00f9, come un assoluto; e dopo aver rifiutato il proprio statuto ontologico, si \u00e8 sentito defraudato di una infinit\u00e0 e un&#8217;assolutezza che vorrebbe, ma non appartengono alla dimensione del finito. In altre parole, l&#8217;uomo moderno si \u00e8 reso infelice da se stesso, con le proprie mani: non si tratta di un destino e tanto meno del decreto d&#8217;un Dio geloso. I nostri nonni non erano infelici, perch\u00e9 accettavano la vita e la morte, e perch\u00e9 confidavano che oltre la morte c&#8217;\u00e8 la vita eterna.<\/p>\n<p>Per l&#8217;uomo moderno \u00e8 diventato tutto difficile: si pu\u00f2 anzi dire, ed \u00e8 solo in apparenza un paradosso, che l&#8217;uomo \u00e8 divenuto un problema a se stesso. Infatti ci sono mobilitazioni in favore delle balene, delle tigri, degli orsi bianchi, delle foreste pluviali e del clima; ma non c&#8217;\u00e8 una mobilitazione a favore della vita umana. Al contrario: una serie di teorie e di pratiche che sono contrarie alla vita, come l&#8217;aborto e l&#8217;eutanasia, sono entrate nel patrimonio intellettuale comune e sono viste da un grandissimo numero di persone come conquiste di auto-determinazione o, se si preferisce, &quot;di civilt\u00e0&quot;. Quanto pi\u00f9 tali pratiche sono diffuse e &quot;normali&quot;, tanto pi\u00f9 quella data societ\u00e0 e considerata progredita e illuminata. Il risultato \u00e8 che il calo demografico, indice sicuro del declino di una civilt\u00e0, \u00e8 accompagnato da una confusione morale pressoch\u00e9 totale: ciascuno va a tentoni come un ubriaco e una quantit\u00e0 di falsi maestri, o di cattivi maestri, di maestri satanici, arringano le masse e le sospingono nelle direzioni pi\u00f9 disparate fuorch\u00e9 in quella giusta. La direzione giusta, per l&#8217;uomo, \u00e8 quella che lo rende amico di se stesso; che gli consente di puntare a realizzare le sue potenzialit\u00e0 pi\u00f9 alte e pi\u00f9 nobili; che lo introduce all&#8217;amicizia con Dio e gli permette di rappacificarsi con l&#8217;idea della propria fragilit\u00e0 e, perci\u00f2, della propria mortalit\u00e0, che, diversamente, \u00e8 vissuta come una beffa o peggio, come un oltraggio alla sua libert\u00e0 e alla sua dignit\u00e0. \u00c8 intuitivo pertanto che, per uscire dalla palude fangosa nella quale si \u00e8 impantanato da se stesso, seguendo strade sbagliate e modelli sbagliati, e cio\u00e8 facendosi condurre da ciechi ancor a pi\u00f9 ciechi di lui, e mettendo sul piedistallo dei falsi maestri, che tutto hanno fatto fuorch\u00e9 trasmettergli anche solo il desiderio di cercare e seguire la via giusta, egli deve recuperare le verit\u00e0 essenziali che appartengono alla sua natura. E che per fare questo ha bisogno di trovare la guida disinteressata delle anime elette e delle menti migliori, perch\u00e9 da s\u00e9, con le sue sole forze, ora come ora, l&#8217;uomo comune non \u00e8 assolutamente in grado di farlo, n\u00e9 ha la minima speranza di riuscirvi. \u00c8 troppo appesantito da false credenze e da timori e illusioni che denotano la sua profonda ignoranza, la sua totale mancanza di consapevolezza. Dunque, in tema di buoni maestri e di guide sicure, l&#8217;uomo moderno ha bisogno di pensatori come san Tommaso d&#8217;Aquino, come Aristotele, e non certo dei professorini di filosofia contemporanei che si spacciano per filosofi, ma ai quali manca la qualit\u00e0 essenziale per essere tali, cio\u00e8 l&#8217;ampiezza e l&#8217;originalit\u00e0 del pensare e l&#8217;assoluta libert\u00e0 dai ricatti e dai condizionamento della cultura dominante. La cultura dominante \u00e8 stata creata dai nemici dell&#8217;uomo: anime perse che si sono votate al servizio del diavolo e che stanno facendo il loro brutto mestiere di portare le masse ancor pi\u00f9 lontane dal vero, ancor pi\u00f9 lontane da Dio, e di essere ancor pi\u00f9 nemiche di se stesse, di quanto gi\u00e0 non lo sono. In Tommaso d&#8217;Aquino si trova invece la statura e la potenza del vero pensatore, la cui ragione \u00e8 illuminata dalla fede, e che quindi dispone di quella cosa in pi\u00f9, che viene dall&#8217;Alto e non \u00e8 un prodotto dell&#8217;uomo, grazie alla quale pu\u00f2 rivolgere la ragione nella direzione giusta e la volont\u00e0 verso il voler fare le cose giuste. Quelle che lo rendono pi\u00f9 umano e non quelle, come vorrebbe ora il potere satanico che ha scatenato il colpo di stato mondiale, che lo rendono sempre pi\u00f9 disumano.<\/p>\n<p>Scriveva con lucidit\u00e0 profetica Leone XIII nella lettera enciclica <em>Aeterni Patris<\/em> del 4 agosto 1879:<\/p>\n<p><em>Se qualcuno medita sull&#8217;acerbit\u00e0 dei nostri tempi e comprende bene la ragione di ci\u00f2 che in pubblico e in privato si va operando, scoprir\u00e0 certamente che la vera causa dei mali che ci affliggono e di quelli che ci sovrastano \u00e8 riposta nelle prave dottrine, che intorno alle cose divine ed umane uscirono dapprima dalle scuole dei filosofi, e si insinuarono poi in tutti gli ordini della societ\u00e0, accolte con il generale consenso di moltissimi. Infatti, essendo insito da natura nell&#8217;uomo che egli nell&#8217;operare segua la ragione, se l&#8217;intelletto pecca in qualche cosa, facilmente fallisce anche la volont\u00e0; cos\u00ec accade che le erronee opinioni, le quali hanno sede nell&#8217;intelletto, influiscano nelle azioni umane e le pervertano. Al contrario, se la mente degli uomini sar\u00e0 sana e pogger\u00e0 sopra solidi e veri principi, allora frutter\u00e0 sicuramente larga copia di benefici a vantaggio pubblico e privato. Noi certamente non attribuiamo alla filosofia umana tanta forza e tanta autorit\u00e0 fino a stimare che essa sia in grado di tenere lontani e sterminare tutti gli errori; infatti come, quando fu da principio stabilita la religione cristiana, tocc\u00f2 in sorte al mondo di essere ridonato alla primitiva dignit\u00e0 per l&#8217;ammirabile lume della fede, diffuso &quot;non con le parole persuasive della umana sapienza, ma con la dimostrazione dello spirito e delle virt\u00f9&quot; (1Cor\u00a02,4), cos\u00ec anche al presente si deve aspettare innanzi tutto dall&#8217;onnipotente virt\u00f9 e dall&#8217;aiuto divino che le menti dei mortali, sgombrate le tenebre degli errori, rinsaviscano. Ma non sono da disprezzare, n\u00e9 da trascurare gli aiuti naturali benignamente somministrati all&#8217;uomo dalla divina sapienza, la quale con efficacia e soavit\u00e0 dispone di tutte le cose: fra tali aiuti \u00e8 certamente principale il retto uso della filosofia. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Infine, alla filosofia compete difendere con ogni diligenza le divine verit\u00e0 rivelate, e opporsi a coloro che ardiscono contrastarle. Pertanto torna a gran vanto della filosofia essere considerata baluardo della fede e sicuro bastione della religione. &quot;La dottrina del Salvatore, come attesta Clemente Alessandrino, \u00e8 certamente perfetta in s\u00e9, e non \u00e8 bisognosa di alcun aiuto essendo virt\u00f9 e sapienza di Dio. La filosofia greca, unendosi ad essa, non rende pi\u00f9 potente la verit\u00e0, ma indebolisce le argomentazioni dei sofisti contro di lei e respinge le ingannevoli insidie tese contro la verit\u00e0: pertanto fu detta siepe della vigna e trincea nel bisogno&quot;\u00a0(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Per la verit\u00e0, sopra tutti i Dottori Scolastici, emerge come duce e maestro San Tommaso d&#8217;Aquino, il quale, come avverte il cardinale Gaetano, &quot;perch\u00e9 tenne in somma venerazione gli antichi sacri dottori, per questo ebbe in sorte, in certo qual modo, l&#8217;intelligenza di tutti&quot; . Le loro dottrine, come membra dello stesso corpo sparse qua e l\u00e0, raccolse Tommaso e ne compose un tutto; le dispose con ordine meraviglioso, e le accrebbe con grandi aggiunte, cos\u00ec da meritare di essere stimato singolare presidio ed onore della Chiesa Cattolica. Egli, d&#8217;ingegno docile ed acuto, di memoria facile e tenace, di vita integerrima, amante unicamente della verit\u00e0, ricchissimo della divina e della umana scienza a guisa di sole riscald\u00f2 il mondo con il calore delle sue virt\u00f9, e lo riemp\u00ec dello splendore della sua dottrina. Non esiste settore della filosofia che egli non abbia acutamente e solidamente trattato, perch\u00e9 egli disput\u00f2 delle leggi della dialettica, di Dio e delle sostanze incorporee, dell&#8217;uomo e delle altre cose sensibili, degli atti umani e dei loro principi, in modo che in lui non rimane da desiderare n\u00e9 una copiosa messe di questioni, n\u00e9 un conveniente ordinamento di parti, n\u00e9 un metodo eccellente di procedere, n\u00e9 una fermezza di principi o una forza di argomenti, n\u00e9 una limpidezza o propriet\u00e0 del dire, n\u00e9 facilit\u00e0 di spiegare qualunque pi\u00f9 astrusa materia. A questo si aggiunge ancora che l&#8217;angelico Dottore specul\u00f2 le conclusioni filosofiche nelle intime ragioni delle cose e nei principi universalissimi, che nel loro seno racchiudono i semi di verit\u00e0 pressoch\u00e9 infinite, e che a tempo opportuno sarebbero poi stati fatti germogliare con abbondantissimo frutto dai successivi maestri. Avendo adoperato tale modo di filosofare anche nel confutare gli errori, egli ottenne cos\u00ec di avere debellato da solo tutti gli errori dei tempi passati e di avere fornito potentissime armi per mettere in rotta coloro che con perpetuo avvicendarsi sarebbero sorti dopo di lui. Inoltre egli distinse accuratamente, come si conviene, la ragione dalla fede; ma stringendo l&#8217;una e l&#8217;altra in amichevole consorzio, di ambedue conserv\u00f2 interi i diritti, e intatta la dignit\u00e0, in modo che la ragione, portata al sommo della sua grandezza sulle ali di San Tommaso, quasi dispera di salire pi\u00f9 alto; e la fede difficilmente pu\u00f2 ripromettersi dalla ragione aiuti maggiori e pi\u00f9 potenti di quelli che ormai ha ottenuto grazie a San Tommaso.<\/em><\/p>\n<p>E il grande filosofo tedesco Josef Pieper (Rheine, 4 maggio 1904-M\u00fcnster, 6 novembre 1997), una delle colonne portanti del neotomismo del XX secolo, a proposito dell&#8217;importanza del pensiero di san Tommaso d&#8217;Aquino e della ricchezza del suo messaggio, vivificato da quello di Aristotele, osserva in <em>Che cosa significa filosofare?<\/em> (a cura di Franco Bosio, Edizioni Scolastiche P\u00e0tron, Bologna, 1971, pp. 39-40):<\/p>\n<p><em>Tommaso d&#8217;Aquino, nel suo &quot;Commento alla Metafisica di Aristotele&quot; (1,3): \u00abil filosofo si accomuna al poeta, poich\u00e9 tutti e due hanno a che fare con il &quot;mirandum&quot;, ci\u00f2 ch stupisce, che desta stupire, che \u00e8 meraviglioso\u00bb. Questa affermazione che non \u00e8 tanto facile da cogliere in profondit\u00e0, ha tanto pi\u00f9 valore quanto pi\u00f9 sia Aristotele, sia Tommaso, sono peraltro due menti dal freddo rigore, tutt&#8217;altro che inclini alla confusione romantica dei due domini. Il comune rivolgimento al &quot;mirandum&quot; (il &quot;mirandum&quot; non si mostra nel mondo del lavoro!), la comune potenza di trascendimento \u00e8 ci\u00f2 per cui l&#8217;atto del filosofare \u00e8 parente dell&#8217;atto poetico, ben pi\u00f9 vicino e pi\u00f9 strettamente congiunto delle scienze esatte. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La coappartenenza \u00e8 cos\u00ec valida, che, dovunque anche UNO SOLO dei membri della relazione vien negato, neanche gi altri possono fiorire ed espandersi, cos\u00ec che tutte queste forme e figure di oltrepassa mento si disseccano in un totalmente livellati mondo di lavorativit\u00e0 (o per meglio dire, POTREBBERO disseccarsi, se fosse possibile distruggere interamente la natura umana): dove lo spirito religioso non pu\u00f2 crescere, dove lo spirito musicale non trova luogo per diffondersi dove lo scuotimento dell&#8217;esistenza nella morte e nell&#8217;Eros viene appiattito e reso banale e la sua profondit\u00e0 \u00e8 occultata, l\u00e0 neppure il filosofare e la filosofia possono fiorire. Ma ben peggiore dell&#8217;ammutolire e dello spegnersi di queste cose \u00e8 la loro perversione in forme sfigurate; e ci sono tali pseudo-realizzazioni di questi comportamenti che infrangono l&#8217;involucro dell&#8217;esistenza quotidiana solo in apparenza. C&#8217;\u00e8 per esempio un modo di pregare che non trascende affatto &quot;questo&quot; mondo, e in cui si cerca piuttosto di attira re il divino negli elementi della concatenazione funzionale del mondo della prassi quotidiana. C&#8217;\u00e8 uno stravolgimento della religione in magia: non dedizione al divino, ma tentativo di impadronirsi di esso e di renderlo disponibile; c&#8217;\u00e8 uno stravolgimento della preghiera in una pratica che riconduce la vita nella sua prigionia abituale.<\/em><\/p>\n<p>San Tommaso ci mostra la strada da cui cominciare per uscire dalla palude: ritrovare il senso del bello, la capacit\u00e0 di ammirare l&#8217;arte e tutto ci\u00f2 che esprime ordine, armonia, proporzione, stile, misura. Aristotele dice che il filosofo, con lo strumento della ragione, fa la stessa cosa: cerca il vero, partendo dallo stupore per il grande e affascinante mistero che \u00e8 sotteso alle cose. Chi non prova il senso del mistero non \u00e8 umano. E noi di questo abbiamo bisogno: di ritrovare noi stessi, perch\u00e9 ci eravamo persi. Possiamo riuscirci con l&#8217;aiuto della grazia divina, della ragione e della bellezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo moderno \u00e8 malato, intimamente malato: in lui si \u00e8 prodotta una scissione che lo rende angustiato, triste, disperato. 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