{"id":29202,"date":"2017-11-30T06:32:00","date_gmt":"2017-11-30T06:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/30\/tornare-a-dio-per-poter-amare-la-vita\/"},"modified":"2017-11-30T06:32:00","modified_gmt":"2017-11-30T06:32:00","slug":"tornare-a-dio-per-poter-amare-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/30\/tornare-a-dio-per-poter-amare-la-vita\/","title":{"rendered":"Tornare a Dio per poter amare la vita"},"content":{"rendered":"<p>Se ci troviamo in presenza di una persona veramente pessimista, di un pessimista cronico e non di un pessimista occasionale, la sensazione che proviamo \u00e8 un misto di tristezza, abbattimento e indefinibile disagio, e non desideriamo altro che di liberarci della sua presenza, aspettando con impazienza che se ne vada, oppure andandocene noi, magari con la prima scusa plausibile. C&#8217;\u00e8 una ragione precisa per tutto ci\u00f2: il pessimismo cronico &#8212; che \u00e8 cosa diversa, ovviamente, dalla depressione, essendo uno stato d&#8217;animo che si sovrappone permanentemente al carattere, e non una patologia specifica &#8212; \u00e8, puramente e semplicemente, contro natura; e tutto ci\u00f2 che \u00e8 contro natura suscita, nelle persone normali, una reazione di orrore, disgusto, rifiuto, per quanto la nostra parte razionale possa tentare di sdrammatizzare la situazione e per quanto la nostra pare affettiva possa provare un certo grado di compassione nei confronti di quella persona. S\u00ec, lo sappiamo bene: sia l&#8217;espressione &quot;contro natura&quot; (che implica il concetto opposto, &quot;secondo natura&quot;), sia la parola &quot;normale&quot; (che evoca immediatamente l&#8217;aborrita parola &quot;anormale&quot;), suscita il prurito in tutte le persone politicamente corrette: pazienza. A loro non ci rivolgiamo, perch\u00e9 \u00e8 inutile discutere con una persona che ha venduto il proprio cervello all&#8217;ammasso e che si crede intelligente solo perch\u00e9 riflette il pensiero dominante, credendosi, per\u00f2 una persona autentica, come il cane di Pavlov potrebbe credere di aver fame <em>veramente<\/em> allorch\u00e9 gli viene la saliva in bocca, anche se noi sappiamo che \u00e8 solo un riflesso condizionato, prodotto dall&#8217;accostamento del suono di un campanello con l&#8217;arrivo puntuale della sua razione di cibo.<\/p>\n<p>Ora, se il pessimismo \u00e8 un atteggiamento esistenziale contrario alla natura, e noi tutti lo sentiamo istintivamente, ci\u00f2 significa che l&#8217;atteggiamento opposto, ossia l&#8217;ottimismo, \u00e8 secondo natura; e le cose, in effetti, stanno proprio cos\u00ec. La vita ha bisogno dell&#8217;ottimismo per potersi propagare; se le creature viventi non ne fossero dotate in misura sufficiente, la vita si estinguerebbe, perch\u00e9 la loro riproduzione si farebbe sempre pi\u00f9 incerta, precaria e contrastata. Di fatto, al livello degli esseri umani, o meglio, al livello della civilt\u00e0 occidentale moderna (perch\u00e9 altre civilt\u00e0, quella islamica ad esempio, non ne sono afflitte), \u00e8 proprio questo che sta accadendo: stiamo assistendo a una sorta di estinzione di massa, a un suicidio biologico della nostra civilt\u00e0, per disamore verso la vita, il quale a sua volta provoca un crollo demografico: e tutto questo \u00e8 una conseguenza del dilagare di una visione della vita sempre pi\u00f9 cupa e tetra, sempre pi\u00f9 marcatamene pessimista. Perci\u00f2, o noi troveremo la maniera di invertire la tendenza e di far re-innamorare della vita le nuove generazioni, partendo dai bambini, oppure possiamo preparare il testamento non solamente per noi stessi come individui, ma come esponenti della nostra intera civilt\u00e0. Precisiamo che ottimismo, qui, riveste un significato non gi\u00e0 di tipo filosofico, o, comunque, intellettualmente elaborato, bens\u00ec il significato pi\u00f9 generico che si possa immaginare: sta semplicemente per &quot;atteggiamento favorevole alla vita&quot;, ossia l&#8217;atteggiamento di chi si alza, la mattina, pensando che, s\u00ec, vale la pena di mettersi in gioco, iniziando una nova giornata e affrontando anche i suoi eventuali imprevisti e contrattempi; di chi, guardando fuori dalla finestra, quando il mondo incomincia a destarsi, e la luce a diffondersi sulla terra, prova un senso istintivo di benessere, di conforto, e non gi\u00e0 un senso di disgusto, di fastidio, d&#8217;irritazione o di tristezza.<\/p>\n<p>Osservava a questo proposito lo psicologo francese Andr\u00e9 Missenard (1901-1989), che aveva particolarmente approfondito tale aspetto della problematica esistenziale (in: A. Missenard, <em>Verso un uomo migliore<\/em>; titolo originale: <em>Vers un homme meilleur&#8230; par la sciernce exp\u00e9rimentale de l&#8217;homme<\/em>, Paris, Librairie Istra, 1970; traduzione dal francese di Cecilia Festa, Roma, Paoline\/SAIE, 1973, pp. 154-155):<\/p>\n<p><em>La vita in comunit\u00e0 non \u00e8 sopportabile e nemmeno possibile che con un mimo di &quot;amore del prossimo&quot;, per parlare come i cristiani, e di senso della responsabilit\u00e0. Responsabilit\u00e0 tanto pi\u00f9 grande quanto pi\u00f9 elevata \u00e8 la funzione nell&#8217;organismo. Forse si potrebbe parlare di &quot;grazia di stato&quot; &#8212; aspetto della legge della sopravvivenza per necessit\u00e0 dell&#8217;adattamento &#8212; perch\u00e9 se l&#8217;uso non crea l&#8217;organismo, come credeva Lamarck, per lo meno lo sviluppa.<\/em><\/p>\n<p><em>La perennit\u00e0 della vita implica l&#8217;ottimismo, persino la gioia di vivere, testimonianza psichica del buon funzionamento dell&#8217;organismo, dato che tutte le attivit\u00e0 vitali sono delle fonti di diletto, anche le pi\u00f9 animali. E si capisce come i credenti che &quot;stanno al gioco&quot; accettino con gioia l&#8217;esistenza rendendo grazie al creature. Il pessimismo, rifiuto dell&#8217;accettazione lieta della vita, \u00e8 contro natura. In mancanza di una pena morale o affettiva, generalmente temporanea, esso pu\u00f2 essere provocato da qualche sofferenza fisica che attesta un cattivo stato dell&#8217;organismo e in ragione della dipendenza del psichico dal fisico, il diletto o anche la semplice compiacenza nella sofferenza attesta il disordine organico. Quando questo pessimismo \u00e8 una disposizione congenita, senza causa apparente, probabilmente ha per origine qualche malformazione nervosa o cerebrale, innata o accidentale, e poich\u00e9 \u00e8 contro natura, deve eliminarsi con la selezione. Di fatto, i veri pessimisti &#8212; d&#8217;altronde meno numerosi di quelli che affettano di esserlo&#8230; &#8211; sono poco fecondi, dati che non prendono nessun gusto alla vita e non hanno alcuna gioia a trasmetterla. Le popolazioni primitive divenute infelici per un mutamento troppo brutale delle condizioni di vita ancestrali, si sono rapidamente estinte.<\/em><\/p>\n<p><em>La felicit\u00e0 implica l&#8217;attivit\u00e0 vitale &#8211; la &quot;vita traboccante fino all&#8217;orlo&quot; &#8212; come diceva pateticamente Guyau che la lodava quando essa lo abbandonava nella pienezza dell&#8217;et\u00e0 &#8212; e vi \u00e8 pi\u00f9 felicit\u00e0 nella ricerca che nel possesso. Prima di tutto perch\u00e9 il desiderio, come il ricordo, abbellisce tutto, e anche perch\u00e9 il possesso lascia un&#8217;impressione di vuoto provocato non tanto dall&#8217;eventuale disillusione quanto dalla fine dell&#8217;azione. &quot;Da lontano \u00e8 qualcosa e da vicino \u00e8 niente&quot;. Ed \u00e8 proprio per questo che bisogna che l&#8217;oggetto bramato e giudicato accessibile sia tuttavia lontano ed elevato. \u00c8 cos\u00ec vero che la ragione d&#8217;essere della vita \u00e9 la ricerca, che dei moribondi si aggrappano alla vita quando desiderano fare ancora qualcosa, mentre coloro che hanno rinunziato ad ogni progetto e ad ogni responsabilit\u00e0, si lasciano morire.<\/em><\/p>\n<p><em>Beninteso, se la vita felice implica l&#8217;azione, bisogna tuttavia che essa resti nei limiti normali, perch\u00e9 quando lo sforzo eccessivo genera la sofferenza, la felicit\u00e0 risiede pi\u00f9 nel possesso che nella ricerca: ma ogni sforzo doloroso fino a questo punto \u00e8 contro natura.<\/em><\/p>\n<p>E invero, al di l\u00e0 di ogni esagerato psicologismo &#8212; Jean-Marie Guyau celebrava la &quot;vita traboccante fino all&#8217;orlo&quot; perch\u00e9 essa lo stava abbandonando, ma la stessa cosa accadeva a Leopardi, il quale invece celebrava la morte come la sola cosa buona concessa all&#8217;uomo dalla natura matrigna &#8212; resta un fatto certo e incontestabile: che la vita chiama la vita, non la morte; e che se la vita invoca o corteggia la morte, ci\u00f2 significa che qualche fattore anormale \u00e8 penetrato dentro di essa e ne ha inquinato le sorgenti, deviando la natura dal suo fine naturale, che \u00e8 quello riproduttivo.<\/p>\n<p>Ora, prendendo come soddisfacente la definizione data da Missenard del pessimismo, cio\u00e8 il <em>rifiuto dell&#8217;accettazione lieta della vita<\/em>, dobbiamo domandarci per quale ragione esso si presenta sempre pi\u00f9 frequentemente ai nostri d\u00ec, sia nella vita delle persone comuni, sia nelle teorizzazioni di pesatori, scrittori, artisti; solo cos\u00ec, infatti, potremo pensare a quali vie battere per cercar d&#8217;invertire la tendenza e per ristabilire la normale tendenza sociale verso l&#8217;ottimismo, senza la quale una societ\u00e0 \u00e8 condannata ad esaurirsi biologicamente. Evidentemente, c&#8217;\u00e8 qualcosa nel nostro sistema di vita, che &quot;produce&quot; sempre pi\u00f9 individui scontenti dell&#8217;esistenza, non solo della loro esistenza particolare, ma dell&#8217;esistenza in generale; di persone le quali ritengono che l&#8217;esistenza non sia affatto un bene e che guardano alla vita come a un pesante fardello, che sarebbe meglio deporre alla prima occasione, anzi, che sarebbe stato meglio non caricarsi mai sulle spalle. Infatti, all&#8217;origine del crollo demografico della nostra societ\u00e0 vi \u00e8 anche la diffusa convinzione che mettere al mondo dei bambini sia una responsabilit\u00e0 troppo grande, non per i genitori &#8212; cos\u00ec, almeno, si sente dire &#8212; ma proprio per i bambini stessi: che non \u00e8 giusto, cio\u00e8, scaraventare i nascituri &quot;innocenti&quot; in un luogo cos\u00ec brutto e malefico come il mondo in cui viviamo. L&#8217;atto di mettere al mondo una prole, nella nostra societ\u00e0, \u00e8 divenuto, cos\u00ec, agli occhi di molte persone, un atto d&#8217;irresponsabilit\u00e0 e di egoismo, laddove, fino a un paio di generazioni fa, e cio\u00e8 in una societ\u00e0 sana (= naturalmente orientata verso la vita), esso era considerato come l&#8217;atto supremo di responsabilit\u00e0 e di amore verso le generazioni future.<\/p>\n<p>Bisognerebbe vedere, innanzitutto, se la motivazione addotta da quelle persone nell&#8217;astenersi dalla riproduzione sia realmente sincera, o se non esprima, almeno in parte, un tentativo di mascherare la loro paura di fronte a una responsabilit\u00e0 che sentono come superiore alle loro forze; bisognerebbe cio\u00e8 vedere se, per quanto esse dicano di essere preoccupate per la sorte futura dei nascituri, la loro vera preoccupazione non riguardi loro stesse e il timore di non essere all&#8217;altezza di rivestire il ruolo di genitore, con tutto ci\u00f2 che questo comporta. Tuttavia, ammettiamo che esse siano perfettamente sincere: resta il fatto che la loro preoccupazione \u00e8 palesemente sproporzionata, perch\u00e9 il futuro \u00e8 sempre un interrogativo aperto e vi sono state epoche della storia, anche pi\u00f9 drammatiche della presente, nelle quali, nondimeno, le persone non si lasciavano paralizzare dal dubbio di non avere il diritto di mettere al mondo dei figli. Perfino nelle peggiori congiunture e calamit\u00e0, quali guerre, carestie e catastrofi naturali, i bambini sono sempre venuti al mondo, magari all&#8217;ombra delle macerie fumanti. Ci\u00f2 non dimostra che, in passato, le persone fossero incoscienti e irresponsabili, mentre oggi sono diventate scrupolose e giudiziose; a meno di cadere nella pi\u00f9 vieta tautologia autoreferenziale, tipica dei progressisti, secondo i quali solo l&#8217;epoca moderna rappresenta una civilt\u00e0 degna di questo nome, mentre tutte le epoche precedenti apparterrebbero ad un oscuro medioevo, impastato d&#8217;ignoranza e superstizione. Al contrario, un giudizio spassionato dovrebbe mostrare quanto sia improbabile che la civilt\u00e0 moderna, sola fra tutte, abbia compreso quale sia il reale valore della vita, smettendo, appunto, di fare figli, mentre tutte le altre civilt\u00e0, da quella dell&#8217;antico Egitto fino a quella cristiana medievale, non l&#8217;avrebbero saputo giudicare, perpetuando una sorta di paradossale illusione collettiva, ossia trasmettendo ai posteri una cosa indegna di esistere: la vita umana. Se questa interpretazione, che poi \u00e8 quella specifica della modernit\u00e0, fosse valida, se ne dovrebbe dedurre che la storia umana altro non \u00e8 stata che il perpetuarsi di un tragico fraintendimento; e che le generazioni umane, l&#8217;una dopo l&#8217;altra, si sarebbero passate il testimonio della vita solo perch\u00e9 non erano capaci di guardare in faccia <em>l&#8217;arido vero<\/em>, come diceva Leopardi, n\u00e9 sapevano farsi la domanda del <em>pastore errante dell&#8217;Asia<\/em>, e cio\u00e8: <em>se la vita \u00e8 sventura, perch\u00e9 da noi si dura?<\/em><\/p>\n<p>Dicevamo che il futuro \u00e8 sempre un punto di domanda e che, nondimeno, tutte le generazioni del passato hanno sentito come cosa naturale l&#8217;impulso a mettere al mondo una prole, che contiuasse la loro opera sulla terra. Tutte le generazioni hanno sentito il desiderio di prolungarsi nei figli e nei nipoti e hanno detto &quot;s\u00ec&quot; alla trasmissione della vita, vita della quale non si sentivano le padrone, ma semplicemente il tramite necessario affinch\u00e9 la catena vitale non s&#8217;interrompesse. Vi era, quindi, un atteggiamento non d&#8217;irresponsabilit\u00e0, n\u00e9, tanto meno, di superbia, ma sostanzialmente di umilt\u00e0, nel dire s\u00ec alla vita, da parte dei nostri avi; umilt\u00e0 che, forse, la civilt\u00e0 moderna ha perduto, insieme alla naturale benevolenza verso i bambini e la vita nascente. Si direbbe che la civilt\u00e0 moderna, nata da un&#8217;affermazione assoluta dell&#8217;ego, sia dominata dalla gelosia: la gelosia dei vecchi nei confronti dei giovani, visti, forse, come la prova vivente del fatto che la vecchiaia e la morte continuano a esistere, nonostante tutti i progressi della tecno-scienza, e le inconsce illusioni d&#8217;immortalit\u00e0 da essa suscitate. Il giovane, il bambino, ricordano all&#8217;adulto e al vecchio che il tempo trascorre inesorabile e che la fine lentamente si avvicina: pensiero intollerabile in una civilt\u00e0 materialista, che rifiuta la consolazione dell&#8217;aldil\u00e0 e gioca tutte le sue carte in una partita terrena. Ecco, dunque, la probabile origine dell&#8217;angoscia che paralizza il naturale istinto riproduttivo degli uomini e delle donne moderni: la totale perdita della speranza in una vita ulteriore, dopo l&#8217;abbandono del corpo fisico. Giungiamo pertanto alla verosimile conclusione che la civilt\u00e0 moderna \u00e8 la sola che non vede pi\u00f9 la vita come un valore auto-evidente, e quindi la riproduzione come un atto naturale e necessario, perch\u00e9 essa \u00e8 la sola, nell&#8217;arco della storia, che ha voltato le spalle alla trascendenza e ha preteso di edificar se stessa nella sola immanenza. Dunque, per tornare ad amare la vita, si deve tornare a Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se ci troviamo in presenza di una persona veramente pessimista, di un pessimista cronico e non di un pessimista occasionale, la sensazione che proviamo \u00e8 un<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[92],"class_list":["post-29202","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29202","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29202"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29202\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29202"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29202"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29202"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}