{"id":29190,"date":"2016-12-07T11:17:00","date_gmt":"2016-12-07T11:17:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/07\/i-sette-doni-dello-spirito-santo-il-timor-di-dio\/"},"modified":"2016-12-07T11:17:00","modified_gmt":"2016-12-07T11:17:00","slug":"i-sette-doni-dello-spirito-santo-il-timor-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/07\/i-sette-doni-dello-spirito-santo-il-timor-di-dio\/","title":{"rendered":"I sette doni dello Spirito Santo: il timor di Dio"},"content":{"rendered":"<p>Nella teologia cattolica, ai sette vizi capitali &#8211; superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia &#8211; si contrappongono i sette doni dello Spirito Santo, che l&#8217;anima riceve da Dio nel suo cammino di\u00a0conversione, mano a mano che a Lui si affida, con fiducia illimitata e con generosit\u00e0, lasciando cadere le illusioni relative all&#8217;io; ed essi sono la sapienza, l&#8217;intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la piet\u00e0 e il timor di Dio. Ciascuno di essi merita una riflessione specifica. Partiamo qui dall&#8217;ultimo (nell&#8217;ordine tradizionale di esposizione, non quanto alla sua importanza), perch\u00e9 ci sembra che sia di gran lunga il pi\u00f9\u00a0frainteso, il meno sentito e, al giorno d&#8217;oggi, il pi\u00f9 necessario, ammesso che sia possibile stabilire una priorit\u00e0 fra di essi.<\/p>\n<p>Che cosa significa timore di Dio? Questa sola espressione \u00e8 sufficiente ad evocare sinistre immagini di paura; e, dal momento che fin troppi teologi moderni, e anche parecchi vescovi e sacerdoti, hanno denunciato\u00a0l&#8217;errore pedagogico di una &quot;teologia della paura&quot; e sottolineato che l&#8217;uomo, anche se peccatore, deve accostarsi a Dio con la fiducia di trovare in Lui\u00a0illimitata misericordia, verrebbe da pensare che il dono del timor di Dio non sia proprio un dono, o che, ad ogni modo, appartenga ad un universo religioso, spirituale e pedagogico che non ci appartiene pi\u00f9, perch\u00e9 ha fatto il suo tempo.<\/p>\n<p>Ora, prescindere dal fatto che la sana teologia non \u00e8 n\u00e9 &quot;moderna&quot;, n\u00e9, tanto meno, &quot;antica&quot;, perch\u00e9 non \u00e8 soggetta al mutar dei tempi e degli umori, ma affonda le sue radici in\u00a0ci\u00f2 che eterno e immutabile, e si sforza di rendere visibile e\u00a0comprensibile ci\u00f2 che, per sua natura, \u00e8 invisibile e radicalmente\u00a0superiore alla comprensione umana, e quindi che essa non deve cercare di\u00a0rendersi popolare, di compiacere i contemporanei, ma di istruire e convertire gli uomini di buona volont\u00e0, resta il fatto che l&#8217;espressione &quot;timore di Dio&quot;, generalmente, viene mal presentata e, quindi, anche mal compresa. Dio \u00e8 persona, e questa affermazione \u00e8 tanto pi\u00f9 vera per il cristianesimo, l&#8217;unica religione nella quale ci si trovi davanti a un Dio che ha amato le sue creature cos\u00ec tanto, da incarnasi in una persona\u00a0umana, e da accettare la sofferenza e la morte per mano delle sue creature umane. Ma il\u00a0 fatto che sia persona, e quindi che il suo rapporto con gli uomini sia un rapporto di natura personale, non toglie che egli \u00e8 Persona infinita, mentre noi siamo persone finite. Di conseguenza, non \u00e8 assolutamente una relazione tra uguali, o tra pari: l&#8217;uomo \u00e8 creatura, Dio \u00e8 il Creatore; l&#8217;uomo \u00e8 colui\u00a0che riceve da Dio il significato della propria vita, mentre Dio non deve il suo essere ad alcun altro che a Se stesso. Pertanto, l&#8217;amore che\u00a0l&#8217;uomo prova nei confronti di Dio, e che \u00e8 il frutto della &quot;scoperta&quot; dell&#8217;amore di Lui, non pu\u00f2 paragonarsi in alcun modo all&#8217;amore che si prova per qualsiasi altra creatura, n\u00e9 per intensit\u00e0, n\u00e9 per profondit\u00e0. Infatti, \u00e8 possibile continuare a vivere dopo la perdita di una persona amata, e perfino tornare ad amar la vita; ma non \u00e8 neppure immaginabile una vita che sopravviva alla perdita del legame con\u00a0Dio: moralmente e spiritualmente parlando, ci\u00f2 sarebbe un suicidio.<\/p>\n<p>\u00c8 perfettamente naturale che noi proviamo un senso di paura davanti alla possibilit\u00e0 di perdere per sempre l&#8217;amicizia e la stima di un carissimo amico. D&#8217;altra parte, Dio non \u00e8 semplicemente un &quot;amico&quot;, o un &quot;padre&quot;, per giunta sempre e solo &quot;misericordioso&quot;: Egli \u00e8 anche giusto. E la giustizia implica che il peccato debba essere riparato, anzitutto mediante il pentimento, poi mediante l&#8217;espiazione del male fatto. \u00c8 altrettanto naturale, pertanto, che, davanti alla maest\u00e0 di Dio, l&#8217;uomo provi anche il senso della propria estrema piccolezza, nonch\u00e9 una sorta di sbigottimento e di timore: il Suo splendore \u00e8 talmente vivo che ne resteremmo abbagliati, se potessimo vederlo in tutta la sua gloria. E a ci\u00f2 si accompagna una domanda che ricorre anche nei salmi della <em>Bibbia<\/em>: chi \u00e8 l&#8217;uomo, perch\u00e9 Dio si ricordi di lui? Eppure non solo Egli si ricorda dell&#8217;uomo, ma \u00e8 sempre sollecito del suo bene, e, per questo, tenta in ogni modo di attirarlo a S\u00e9: Egli sa, infatti, ci\u00f2 che gli uomini comprendono solo lentamente e con molta fatica, addirittura quasi controvoglia: che in Dio solo \u00e8 il loro bene, e che non v&#8217;\u00e8 alcun vero bene che sia senza, o contro di Lui. Il pi\u00f9 delle volte essi cercano il bene altrove, in tutt&#8217;altro genere di cose, e non sanno, cos\u00ec facendo, di esser nemici di se stessi. E questo accade perch\u00e9 Dio \u00e8 la fonte stessa dell&#8217;amore, di ogni possibile e vero amore, e, se si inaridisce la fonte, si prosciugano anche tutte le sorgenti che da essa si alimentano.<\/p>\n<p>Amare Dio e amare il mondo, la vita, e le altre creature (non <em>solamente<\/em> quelle umane; ma certo quelle umane <em>prima<\/em> delle altre, con buona pace degli animalisti ) \u00e8 una sola ed unica cosa; viceversa, si pu\u00f2 amare una creatura, ma non Dio: solo che\u00a0tale amore sar\u00e0 disordinato, imperfetto, insoddisfacente, perch\u00e9 limitato, di corto respiro, e soggetto a tutti gli alti e bassi di una passionalit\u00e0 che ignora la vera fonte di ogni bene, e, quindi, del vero amore. In altre parole, amare le singole creature, ma non\u00a0amare Dio, sarebbe come pretendere di ammirare le foglie o i rami, e apprezzare la loro bellezza, ma non voler vedere, o disprezzare,\u00a0l&#8217;intera pianta: una cosa alquanto contraddittoria, e, alla lunga, pressoch\u00e9\u00a0 insostenibile. Amando l&#8217;albero, si amano anche le fronde e le foglie; ma amando solo queste ultime, non si ama l&#8217;albero, e ci si priva di godere della completa e perfetta bellezza di ci\u00f2 che si ha davanti. Le fronde, le foglie, i fiori, sono tanto pi\u00f9 belli, se collocati nel loro contesto armonioso: l&#8217;albero, che li sostiene, li nutre, li offre al nostro sguardo ammirato. Per godere della bellezza delle foglie, ma non di quella dell&#8217;intera pianta, bisogna soffrire di una ben strana distorsione della sensibilit\u00e0 e della percezione. Se davvero ci fosse qualcuno che ama a questo modo, costui, evidentemente, non saprebbe amare nella maniera giusta; sarebbe simile al feticista, che ama gli indumenti dell&#8217;altra persona, quasi pi\u00f9 che la persona stessa; oppure, se si preferisce, somiglierebbe a quel medico che si preoccupasse di curare il singolo organo del paziente, ma senza degnare di un pensiero l&#8217;intero organismo di cui esso fa parte &#8212; con quali conseguenza, lo si pu\u00f2 facilmente immaginare.<\/p>\n<p>L&#8217;amore per Dio \u00e8 essenzialmente diverso da quello per le creature, e ci\u00f2 non solo per ragioni puramente intellettuali, ossia perch\u00e9 diretto\u00a0alla fonte di ogni altro amore. Esso \u00e8 diverso anche perch\u00e9 \u00e8 il solo\u00a0amore dal quale noi possiamo e dobbiamo attenderci che, da parte di\u00a0Dio, non si esaurisca mai, non si stanchi mai, non si scoraggi mai.\u00a0Umanamente parlando, se noi tradiamo la persona amata, se ci\u00a0allontaniamo da lei, o lei da noi, l&#8217;amore finisce, o, in ogni caso, si\u00a0indebolisce, si corrompe. Invece l&#8217;amore di Dio per le sue creature non si indebolisce, non si corrompe, non si consuma: \u00e8 infinitamente generoso,\u00a0infinitamente paziente, infinitamente sollecito. Come un innamorato che non si stanca mai di aspettare, anche Lui aspetta che noi ci rendiamo conto\u00a0del suo amore, che lo corrispondiamo e che ci convertiamo alla vita\u00a0nuova, illuminata e riscaldata dai raggi della sua immensa passione per noi. Anche se noi lo tradiamo, Egli ci aspetta; se lo rinneghiamo, ci\u00a0<\/p>\n<p>aspetta, se gli voltiamo le spalle, ci aspetta: non si stanca di aspettarci, fino all&#8217;ultimo giorno della nostra vita terrena.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il concetto del &quot;timor di Dio&quot; non si pu\u00f2 rendere semplicemente con &quot;paura di Dio&quot;. Non \u00e8 paura: \u00e8 l&#8217;immensa stima, ed \u00e8\u00a0l&#8217;immensa ammirazione, mista alla gratitudine, che proviamo di fronte a\u00a0Qualcuno che\u00a0\u00e8 a noi infinitamente superiore, perch\u00e9 perfetto. Se davanti\u00a0ad una persona saggia, buona, esemplare, noi proviamo un sentimento di\u00a0ammirazione, di stima, e, insieme, quello della nostra piccolezza, della nostra inadeguatezza, accompagnato dal timore di poter perdere la sua stima e\u00a0la sua confidenza, qualora dovessimo deluderlo, ebbene la stessa cosa,\u00a0moltiplicata all&#8217;infinito, la si prova nei confronti di Dio. Essere suoi\u00a0figli adottivi \u00e8 la fonte di una gioia immensa; deluderlo, offenderlo, ripagare\u00a0malamente la sua sollecitudine, ci rende coscienti che potremmo aver perso la sua\u00a0amicizia, che potremmo essere stati esclusi dalla sua confidenza Non dal\u00a0suo perdono, per\u00f2, che \u00e8 assolutamente certo: alla precisa condizione, tuttavia, che,\u00a0in noi, vi sia un sincero pentimento del male fatto. E il pensiero di\u00a0aver deluso Qualcuno che, per noi, era tutto, ci riempie di tristezza e\u00a0di angoscia, come, e a maggior ragione, proviamo tristezza e angoscia se\u00a0sappiamo di aver gravemente deluso qualche persona che ci voleva bene, e\u00a0al cui affetto tenevamo in modo particolare.<\/p>\n<p>Questa consapevolezza di essere indegni dell&#8217;infinito amore che ci riserva e ci dimostra, \u00e8 la radice fondamentale del timor di Dio; che non \u00e8, lo si tenga sempre a mente, un sentimento puramente umano, perch\u00e9, umanamente parlando, siamo troppo pigri e troppo egoisti per poterlo provare cos\u00ec come sarebbe giusto provarlo, ossia con tutta l&#8217;intensit\u00e0 e la sincerit\u00e0 che esso merita; ma \u00e8 un dono che ci viene concesso dall&#8217;Alto, \u00e8 uno dei sette doni speciali dello Spirito Santo, che sono concessi alle anime che se ne mostrano degne e desiderose. Ammonisce il <em>Libro dei Proverbi<\/em> dell&#8217;<em>Antico Testamento<\/em>: L&#8217;inizio della sapienza \u00e8 il timor di Dio, <em>Initium sapientiae timor Domini<\/em>, frase che \u00e8 stata incisa anche all&#8217;ingresso del Palazzo della Sapienza, a Roma, sede originaria dello Studio universitario romano. La sapienza incomincia con il timor di Dio; il timor di Dio \u00e8 il presupposto della sapienza: non esiste vera sapienza, senza che vi sia il timor di Dio. Ebbene, \u00e8 proprio questo aspetto che l&#8217;illuminismo ha voluto combattere e sradicare dall&#8217;anima della civilt\u00e0 europea; e bisogna dire che c&#8217;\u00e8 sostanzialmente riuscito, dopo tre secoli di sforzi, visto che l&#8217;uso libero e spregiudicato della ragione, pietra angolare della crociata illuminista contro &quot;l&#8217;oscurantismo e la superstizione&quot;, \u00e8 precisamente l&#8217;equivalente della cancellazione del timor di Dio e della impostazione del sapere umano su d&#8217;un piano di laicismo radicale.<\/p>\n<p>Detto questo, bisogna pur riconoscere che, nel &quot;timor di Dio&quot;, \u00e8 compreso anche un sentimento di soggezione e di timore, nel senso proprio e comune della parola: cio\u00e8 quel sentimento di <em>timore e tremore<\/em> di cui parlava il filosofo S\u00f8ren Kierkegaard, ricordando ci\u00f2 che dovette provare Abramo allorch\u00e9 Dio gli chiese di sacrificare per Lui il proprio figlio Isacco, in maniera non solo crudele, ma anche apparentemente incomprensibile. <em>Timore e tremore<\/em>, che scaturiscono dalla percezione della radicale, totale alterit\u00e0 di Dio rispetto all&#8217;uomo: per cui le sue vie non sono le nostre vie, i suoi pensieri non sono i nostri pensieri. E ci\u00f2 fa quasi paura, indubbiamente. Essere di fronte a Dio, difatti, \u00e8 come essere di fronte a ci\u00f2 che, per definizione, eccede talmente la misura del pensiero umano, della sapienza umana, e perfino delle umane congetture, da ridurre l&#8217;uomo stesso ad uno stato di totale impotenza, di resa totale, molto simile alla confusione e al turbamento pi\u00f9 completi. Qualsiasi cosa l&#8217;uomo possa pensare, infatti, fosse anche l&#8217;uomo pi\u00f9 sapiente e pi\u00f9 intelligente della terra, si tratterebbe pur sempre di un penoso balbettio di fronte al pensiero di Dio, abissale, insondabile, e quindi assolutamente misterioso. Se Dio stesso non avesse voluto farsi conoscere, prima, parzialmente, per bocca dei profeti, e poi, apertamente, per mezzo del suo Figlio unigenito, venuto nel mondo ad annunciare la sua Parola, il suo Vangelo di amore ineffabile, gli uomini non potrebbero saper nulla di Lui, e dovrebbero accontentarsi di concetti metafisici puramente astratti, oppure di ipotesi puramente gratuite, senza la bench\u00e9 minima certezza che si avvicinino anche solo vagamene alla Realt\u00e0 divina. Come si potrebbe non provare un certo timore, trovandosi a tu per tu con la Persona infinita, con il mistero insondabile &#8212; con il doppio, abissale mistero &#8211; della santissima Trinit\u00e0 e della divina Incarnazione?<\/p>\n<p>Proviamo a riflettere. Si prova timore, mescolato ad un fascino arcano, anche quando ci si trova davanti ad un semplice paesaggio inanimato, se esso \u00e8 grandioso, e, in qualche modo, terribile. Un burrone montano, un precipizio alpestre, un orrido che si sprofonda nelle viscere della terra, inghiottendo misteriosamente le acque d&#8217;un fiume, o d&#8217;un lago: davanti a simili paesaggi, circondati e dominati non solo fisicamente, ma anche psicologicamente, dalle possenti pareti di granito, e coscienti che mettere un piede in fallo equivarrebbe a precipitare nel vuoto per decine o centinaia di metri, si prova un brivido di terrore, pur mescolato alla suggestione di quella strana bellezza della natura, talmente fuori misura, rispetto alle dimensioni umane, da sconfinare nel sublime. Ebbene: se si prova un sentimento di timore e tremore davanti a quelle nude, gigantesche pendici di roccia, davanti a quella grandiosa cascata, che precipita gi\u00f9 spumeggiando, di balzo in balzo, di fratta in fratta, assordando gli orecchi con il suo fragore, simile al mugghiare del mare in tempesta: come sarebbe mai possibile non provare timore e tremore davanti al pensiero di Dio, alla presenza di Dio, all&#8217;azione di Dio che si manifesta nella vita degli uomini? Tutti i grandi santi hanno provato questo sentimento, quando s&#8217;immergevano e quando s&#8217;immergono nella preghiera e quando si lasciano rapire e trasportare via nella contemplazione e nell&#8217;adorazione di Dio. Trasportare dove? Nessuno lo sa. San Paolo dice, nella <em>Seconda Lettera ai Corinzi<\/em> (12, 2-4), che, un giorno, egli venne rapito in estasi fino al terzo cielo: se lo fu anche con il corpo, o solo con lo spirito &#8211; dice &#8211; Dio soltanto lo sa. Perch\u00e9 questa \u00e8 la verit\u00e0: Dio sa tutto, e noi sappiano solo ci\u00f2 che Egli si compiace di farci sapere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella teologia cattolica, ai sette vizi capitali &#8211; superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira e accidia &#8211; si contrappongono i sette doni dello Spirito Santo, che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[117],"class_list":["post-29190","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-dio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29190","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29190"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29190\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29190"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29190"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29190"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}