{"id":29184,"date":"2008-05-19T07:49:00","date_gmt":"2008-05-19T07:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/19\/ti-ho-vista-quasi-brutta-nella-nebbia-di-una-sera-dinverno\/"},"modified":"2008-05-19T07:49:00","modified_gmt":"2008-05-19T07:49:00","slug":"ti-ho-vista-quasi-brutta-nella-nebbia-di-una-sera-dinverno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/05\/19\/ti-ho-vista-quasi-brutta-nella-nebbia-di-una-sera-dinverno\/","title":{"rendered":"Ti ho vista, quasi brutta, nella nebbia di una sera d&#8217;inverno"},"content":{"rendered":"<p>Quando si \u00e8 inchiodati a letto per delle settimane, tormentati da dolori fortissimi e con la sola vista dello spicchio di cielo che entra dalla finestra, ce n&#8217;\u00e8 di tempo per riflettere. Verrebbe da dire: anche pi\u00f9 del necessario. Ma, naturalmente, il tempo per riflettere non \u00e8 <em>mai<\/em> troppo; e tanto meno quando si nutre un interesse filosofico per la natura della vita umana.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, almeno nelle pause di quiete assicurate da massicce dosi di analgesici, quel rettangolo di cielo, con le foglie dei platani che stormiscono al vento di un maggio corrucciato e piovoso come fosse novembre, diviene una sorta giardino Zen per la meditazione personale, per il colloquio appassionato dell&#8217;anima con se stessa.<\/p>\n<p>Accade anche, ogni tanto, che i pensieri prendano una piega imprevista e che se ne vadano a spasso per conto loro, proprio come vediamo nei sogni. Allora ci si trova proiettati nel bel mezzo di un paesaggio imprevisto e vien fatto di domandarsi come sia accaduto di arrivarci. Ci si chiede quale corso tortuoso di pensieri ci abbia sospinti a quella riva, come un fiume lento e pigro che s&#8217;avvicina alla foce senza fretta, indugiando in cento meandri ove si specchiano, lentamente ondeggiando, le canne palustri.<\/p>\n<p>Quanto a me, tra quei pensieri vaganti in libert\u00e0, \u00e8 tornata sovente la tua immagine, cos\u00ec come mi era apparsa in una sera, umida e fredda, dello scorso inverno.<\/p>\n<p>Era ormai quasi l&#8217;imbrunire: quell&#8217;ora incerta in cui l&#8217;ultimo chiarore trascolora e si spegne, inghiottito dal graduale infittirsi delle tenebre; un triste tramonto cittadino, fra alti palazzi indifferenti, privo anche del magro conforto di qualche albero spoglio. E tu venivi avanti lungo il marciapiedi, chiusa nel giaccone bianco, con la testa avvolta nel cappuccio foderato di pelo che ti dava un&#8217;aria un po&#8217; eschimese, ma un po&#8217; anche di penitente del Purgatorio dantesco o, quanto meno, di qualche solitario convento medievale.<\/p>\n<p>Ti vidi attraverso il parabrezza dell&#8217;automobile, mentre svoltavo in una via laterale e tu eri giunta quasi all&#8217;altezza dell&#8217;incrocio: figura alta e magra che procedevi solitaria sullo sfondo delle vetrine e delle auto dai fari gi\u00e0 accesi. E non ho mai saputo, o capito, se mi avevi visto anche tu, quando fummo a non pi\u00f9 di qualche metro di distanza. Del resto, \u00e8 stata questione di un attimo, non pi\u00f9 di due o tre secondi.<\/p>\n<p>Rimasi colpito dall&#8217;espressione del tuo viso.<\/p>\n<p>Forse era solo a causa del freddo, forse della stanchezza &#8211; stavi tornando dal lavoro, dopo una giornata faticosa; fatto sta che il tuo volto era quasi una maschera di sofferenza. Eri brutta, i muscoli contratti; e, quel che pi\u00f9 mi fece impressione, avevi un&#8217;aria malamente trasognata, assente e dolorosa al tempo stesso. Pareva che una interna pena ti stesse scavando e tormentando; che un&#8217;angoscia indescrivibile si fosse posata sui tuoi pensieri, con le sue nere ali di pipistrello. E il tuo sguardo, solitamente cos\u00ec fresco e vivace, era peggio che spento: era appannato, velato, come trascinato da un fascino invincibile e sinistro verso il fondo a un pozzo oscuro.<\/p>\n<p>Forse, ripeto, non era cos\u00ec; forse erano solo il freddo e la stanchezza; forse, addirittura, solo un gioco di luci, un effetto delle ombre della sera incipiente, che mi trassero in inganno. Eppure quel tuo viso mi colp\u00ec: cos\u00ec diverso da quello che ricordavo, da quello che ti \u00e8 proprio. Un viso imbruttito, sofferente e quasi stravolto.<\/p>\n<p>Mi \u00e8 tornato pi\u00f9 volte alla memoria, da quel giorno; ed \u00e8 tornato a visitarmi anche ora, mentre spicca nella stanza il rettangolo grigio del cielo rigato dalla pioggia e, con esso, le grandi foglie dei platani che si agitano e si scuotono al vento, come anime senza pace.<\/p>\n<p>Emanuel L\u00e9vinass sosteneva che la rivelazione pi\u00f9 importante che la vita ci offre \u00e8, senza alcun dubbio, il volto dell&#8217;altro, mediante il quale l&#8217;<em>io<\/em> esce dalla sua illusoria autosufficienza e si apre alla dialettica col <em>tu<\/em>, alla capacit\u00e0 di formulare domande. Ogni volto \u00e8 una domanda che ci interroga: e non lo fa con gli strumenti della ragione calcolante, ma con lo slancio del cuore e facendo appello alla nostra capacit\u00e0 di apertura, di dono e di amore.<\/p>\n<p>Ora, se ogni volto \u00e8 una domanda, qual era la domanda formulata da quel tuo volto imbacuccato nel pesante cappuccio di pelo, mentre a lunghi passi te ne tornai verso casa, in quella triste e vuota sera d&#8217;inverno, con la nebbiolina di febbraio che si condensava in una pioggerella fina e ghiacciata? A lungo me lo sono chiesto e, come vedi, me lo sto chiedendo ancora adesso, dopo che i mesi sono trascorsi e tante cose sono accadute &#8211; o non sono accadute.<\/p>\n<p>Gi\u00e0: le cose non accadute. Avrebbe detto Kierkegaard che esse sono come pensieri che feriscono alle spalle: simili a un nemico insidioso, dal quale non si sa mai come poter difendersi.<\/p>\n<p>Non saprei dire perch\u00e9, ma se quel tuo volto corrucciato e teso era una domanda &#8211; e certamente lo era -, una indefinibile ma netta sensazione mi fa venire alla mente le cose che non accadono, le ore vuote della vita, e i giorni e gli anni; le delusioni, le attese, le amarezze, la solitudine.<\/p>\n<p>Mi torna alla mente anche una bella e triste canzone di Luigi Tenco, <em>Fra tanta gente<\/em> (in realt\u00e0, composta da Salce e Morricone):<\/p>\n<p><em>Io ti rivedo sempre<\/em><\/p>\n<p><em>fra tanta gente<\/em><\/p>\n<p><em>che ti sfiora, che ha voglia di te&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Tu non volevi, tu<\/em><\/p>\n<p><em>cercavi qualcosa<\/em><\/p>\n<p><em>che non hai, che nessuno ti d\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora cammini sola<\/em><\/p>\n<p><em>fra tanta gente<\/em><\/p>\n<p><em>e non sai che io soffro per te.<\/em><\/p>\n<p>Quel tuo volto scavato, impietrito nella squallida sera d&#8217;inverno, fra le case e le automobili che correvano veloci, continua ad interrogarmi senza perdere d&#8217;intensit\u00e0.<\/p>\n<p>Quanto diverso dal volto sereno col quale mi mostravi i tuoi libri, sullo scaffale della tua camera, solo qualche mese prima; o col quale mi sommergevi di complimenti, in mezzo ai tuoi colleghi, mettendomi decisamente in imbarazzo.<\/p>\n<p>Se ogni volto \u00e8 una rivelazione dell&#8217;altro, una domanda e un banco di prova della nostra capacit\u00e0 di apertura sul mondo, allora quel tuo volto imbruttito e infagottato non poteva non interrogarmi e non sollecitarmi a trovare una risposta entro me stesso. Forse ne portavo una responsabilit\u00e0, e sia pure indiretta e involontaria; o forse no. Ma non \u00e8 vero che il volto dell&#8217;altro, nel momento in cui ci si rivela &#8211; e mai si rivela pi\u00f9 sinceramente che nella sofferenza &#8211; gi\u00e0 solo per il fatto di interrogarci, presuppone una nostra responsabilit\u00e0, o almeno un nostro coinvolgimento, nella domanda che pone e che cela un enigma abissale?<\/p>\n<p>Guardare il volto dell&#8217;altro \u00e8 come affacciarsi sull&#8217;orlo di un pozzo profondissimo, di cui non si pu\u00f2 mai scorgere il fondo; \u00e8 come udire un&#8217;eco che mai si spegne; \u00e8 come accostare la mano a un gatto scontroso, che mai si lascia toccare, nemmeno per ricevere una carezza. E questo \u00e8 vero al di l\u00e0 del fatto che, nella societ\u00e0 odierna, quanto pi\u00f9 il singolo individuo tende a scomparire nella massa anonima e quanto pi\u00f9 l&#8217;anima tende a rattrappirsi sotto le raffiche gelate dell&#8217;esteriorit\u00e0, i volti autentici divengono sempre pi\u00f9 rari.<\/p>\n<p>Il volto \u00e8 la rivelazione della persona; laddove non c&#8217;\u00e8 persona, non c&#8217;\u00e8 neppure volto. Una pietra, un albero, la maggior parte degli animali non hanno volto; e anche gli animali che ce l&#8217;hanno, lo hanno in relazione all&#8217;uomo, come un cane o un cavallo affezionati al loro padrone. Ma il volto in senso stretto, \u00e8 caratteristico della sola persona<\/p>\n<p>Ai nostri giorni, tuttavia, in un mondo ove le persone stanno via via scomparendo, sostituite da manichini di uomini e donne che hanno solo l&#8217;apparenza di persone, anche i volti stanno cominciando a farsi sempre pi\u00f9 rari, a scomparire. Al loro posto, si diffondono le maschere: maschere di ogni genere, di ogni forma e sfumatura: maschere create dalla tecnica &#8211; dalla cosmesi alla chirurgia, dall&#8217;abbronzatura artificiale alla tintura dei capelli &#8211; e perci\u00f2 artefatte, lisce e senza et\u00e0. Come distinguere, ormai, il volto delle diverse generazioni, delle diverse classi, delle diverse etnie? Come distinguere il volto della figlia da quello della madre; il volto del proletario da quello del ricco borghese; e perfino &#8211; vedi il caso di Michael Jackson &#8211; il volto del nero da quello del bianco?<\/p>\n<p>Del resto, le rughe o il colore della pelle non sono altro che dettagli. Ci\u00f2 che conta, nel volto, \u00e8 lo sguardo: l\u00ec risiede &#8211; o meno &#8211; la consapevolezza della propria interiorit\u00e0 e della propria individualit\u00e0. Perci\u00f2 un volto sussiste, laddove brilla uno sguardo; ma dove non c&#8217;\u00e8 sguardo, non c&#8217;\u00e8 nemmeno volto, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 persona. E lo sguardo \u00e8 altra cosa dal possesso di un paio d&#8217;occhi &#8211; magari con le iridi finte, per esibire un bel colore verde o azzurro, stile Hollywood. Lo sguardo \u00e8 la profondit\u00e0 dell&#8217;anima che traluce dall&#8217;occhio &#8211; e non tutti ce l&#8217;hanno.<\/p>\n<p>Forse per questo, o anche per questo, quel tuo volto angosciato e dilaniato mi aveva tanto colpito, quella sera.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il tuo volto, di solito illuminato da uno sguardo intenso, allora mi apparve opaco e spento, come se la luce dello sguardo fosse tramontata nel precoce crepuscolo invernale. Non che lo sguardo se ne fosse andato: c&#8217;era ancora; ma appariva congelato e irriconoscibile, come se una catastrofe l&#8217;avesse inopinatamente sommerso.<\/p>\n<p>Ecco, s\u00ec: pareva che il tuo sguardo fosse stato travolto e sommerso da una forza rabbiosa, da una raffica di tempesta maligna. In altri termini, era un volto che chiamava e che gridava, disperatamente: che gridava aiuto, ma in perfetto silenzio.<\/p>\n<p>Quel contrasto tra l&#8217;anima ferita e silenziosa, ed il terribile, assordante grido dello sguardo mi pareva racchiudere l&#8217;intera essenza della infelicit\u00e0 femminile: infelicit\u00e0 introversa, assai pi\u00f9 di quella del maschio; e infelicit\u00e0, sovente, stranamente inconsapevole. Mai nessuno \u00e8 pi\u00f9 infelice di colui che non sa di esserlo, o che non crede di esserlo fino al grado estremo: e l&#8217;infelicit\u00e0 della donna, non di rado, \u00e8 di questa particolare specie. Non si sfoga, non erompe e non piagnucola; si congela e si pietrifica, come la sventurata Niobe che ha visto cader trafitti ai suoi piedi, uno dopo l&#8217;altro, tutti i suoi figli dalle saette spietate di Apollo ed Artemide.<\/p>\n<p>E tu, quella sera &#8211; il tuo volto, il tuo sguardo &#8211; tu parevi cos\u00ec: pietrificata da una infelicit\u00e0 senza nome, da un grido senza voce, da un pianto senza lacrime.<\/p>\n<p>\u00c8 strano, portarsi dentro il volto dell&#8217;altro significa vivere in compagnia di qualcuno che, forse, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9; come portare un ritratto nel portafoglio, mentre la persona raffigurata \u00e8 completamente cambiata o, addirittura, ha lasciato questo mondo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, ci si pu\u00f2 portare dietro l&#8217;immagine di un volto sofferente; ma che rapporto esiste, oggi, fra quel volto e la persona che lasciato di s\u00e9 quella immagine?<\/p>\n<p>Rivedo il tuo volto sprofondato nell&#8217;alto cappuccio da eschimese o da monaco penitente, un volto livido nella sera nebbiosa: ma \u00e8 poi quello il tuo volto, adesso, o \u00e8 profondamente mutato, distendendosi nel rasserenamento e nella pace? Come la luce di una lontana stella che giunge a noi da infinite distanze di tempo, mentre forse quella stella ha cessato di esistere; cos\u00ec mi accompagna il ricordo di un volto la cui pena e tristezza appartengono forse al passato, come se ormai fossero di un&#8217;altra persona.<\/p>\n<p>Tutto quello che so \u00e8 che quel volto mi ha turbato, perch\u00e9 vi ho scorto, o quanto meno ho creduto di scorgervi, una cupa disperazione.<\/p>\n<p>L&#8217;anima \u00e8 disperata quando non si aspetta pi\u00f9 nulla; la persona \u00e8 disperata quando ha smesso di attendere di poter dare o ricevere amore.<\/p>\n<p>Lo dice molto bene Gabriel Marcel (<em>Etre et Avoir<\/em>, Parigi, 1935, p. 117):<\/p>\n<p><em>L&#8217;anima non esiste che per la speranza; la speranza \u00e8 forse la stoffa stessa di cui \u00e8 fattala nostra anima&#8230; Disperare di un essere, non \u00e8 forse negarlo in quanto anima? Disperare di s\u00e9 non \u00e8 forse un suicidio in anticipo?<\/em><\/p>\n<p>E ancora (in <em>Homo viator<\/em>, Aubier, Parigi, 1944, pp. 66-67):<\/p>\n<p><em>Amare una creatura significa attendere da lei qualcosa d indefinibile, d&#8217;imprevedibile; ma nello stesso tempo significa darle in qualche modo il mezzo di rispondere a questa attesa. S\u00ec, per quanto possa apparire paradossale, attendere \u00e8 in qualche modo donare; ma l&#8217;inverso non \u00e8 meno vero: non attendere pi\u00f9 significa contribuire a render sterile la creatura da cui non si attende pi\u00f9 nulla, significa dunque privarla in certo modo, sottrarle in precedenza che altro esattamente, se non una possibilit\u00e0 di inventare o di creare? Tutto lascia credere che si pu\u00f2 parlare di speranza soltanto laddove esiste questa mutua azione fra colui che dona e colui che riceve, questo scambio che \u00e8 la caratteristica di ogni vita spirituale.<\/em><\/p>\n<p>Perci\u00f2, cara amica, spero che la pianta della speranza sia sempre viva nella tua anima, cos\u00ec come l&#8217;apertura verso la vita, nel senso pi\u00f9 ampio dell&#8217;espressione.<\/p>\n<p>Non idealizzare troppo le persone (quella tua fissazione di chiamarmi Maestro!), e conserva sempre alta la stima e la fiducia in te stessa. Abbiamo tutti bisogno di perdonare e di essere perdonati; ma dobbiamo anche cercare di perdonare noi stessi.<\/p>\n<p>Sbaglier\u00f2, ma quel tuo volto sofferente mi suggeriva l&#8217;idea che ti tormentassi per un senso di colpa o, forse, per un senso di vergogna. Se cos\u00ec fosse, ricorda che un&#8217;anima capace di provare vergogna \u00e8 un&#8217;anima bella e pulita, niente affatto degna di disprezzo.<\/p>\n<p>Noi tutti dovremmo bandire dal nostro animo la paura e lo scoraggiamento, che ci rendono cattivi giudici di noi stessi e del prossimo. Paura e scoraggiamento ci impediscono di valutare cose e persone per ci\u00f2 che sono realmente: col pericolo di sopravvalutare ci\u00f2 che non lo merita e di non prestare sufficiente attenzione a ci\u00f2 che, invece, ne meriterebbe.<\/p>\n<p>E poi, avanti.<\/p>\n<p>Lasciamo che i nostri volti esprimano e rivelino il segreto della nostra anima. Solo cos\u00ec pu\u00f2 crearsi un vero dialogo fra soggetti, ossia fra persone. Diversamente, non rimarrebbe altro che una <em>terra desolata<\/em>, popolata di individui avidi e frettolosi, che dissimulano i loro veri scopi e non vedono nell&#8217;altro un soggetto di pari dignit\u00e0, ma una cosa da usare senza alcun riguardo.<\/p>\n<p>E stai serena, cara amica.<\/p>\n<p>Come diceva Thoreau: ce n&#8217;\u00e8, di giorno, che deve ancora sorgere!<\/p>\n<p>La luce torna sempre a rinascere dal seno della notte, e sparge sul mondo l&#8217;infinita melodia del mondo.<\/p>\n<p>Come le note sublimi di una musica di Bach; come l&#8217;ala leggera di una vela che prende il largo, sospinta da venti amichevoli, in una cornice grandiosa di nuvole bianche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si \u00e8 inchiodati a letto per delle settimane, tormentati da dolori fortissimi e con la sola vista dello spicchio di cielo che entra dalla finestra,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-29184","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29184","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29184"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29184\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29184"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29184"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29184"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}