{"id":29183,"date":"2011-03-12T07:49:00","date_gmt":"2011-03-12T07:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/03\/12\/per-thoreau-noi-tutti-indugiamo-nellinverno-mentre-fuori-e-gia-primavera\/"},"modified":"2011-03-12T07:49:00","modified_gmt":"2011-03-12T07:49:00","slug":"per-thoreau-noi-tutti-indugiamo-nellinverno-mentre-fuori-e-gia-primavera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/03\/12\/per-thoreau-noi-tutti-indugiamo-nellinverno-mentre-fuori-e-gia-primavera\/","title":{"rendered":"Per Thoreau, noi tutti indugiamo nell\u2019inverno mentre fuori \u00e8 gi\u00e0 primavera"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile che noi viviamo sempre in ritardo rispetto a noi stessi; che non ci rendiamo conto di sprecare tutta una serie di occasioni che la vita ci offre per la nostra evoluzione spirituale; che mascheriamo la nostra paura di vivere sino in fondo la nostra vita, con la scusa del dovere e che poi ci troviamo a dover espiare l&#8217;autenticit\u00e0 che non abbiamo avuto, il coraggio di essere noi stessi che non abbiamo dimostrato, quando ne andava della nostra anima?<\/p>\n<p>Questo \u00e8 quanto pensava Henry David Thoreau (Concord, 1817 &#8211; ivi, 1862), il filosofo e scrittore americano universalmente noto per il libro \u00abWalden, ovvero la vita nei boschi\u00bb, apparso nel 1857, in cui egli racconta la sua esperienza di vita solitaria a contatto con la natura primigenia del Nord America, presso le rive boscose del lago Walden, dal luglio del 1845 al settembre del 1847, in una capanna di tronchi che egli stesso si era costruita.<\/p>\n<p>Laureato ad Harvard bench\u00e9 provenisse da un&#8217;umile famiglia, amico del filosofo trascendentalista Ralph Waldo Emerson, Thoreau, morto di tubercolosi a soli quarantaquattro anni, non ha soltanto influenzato profondamente il pensiero della Wilderness, della natura non coltivata e non alterata dall&#8217;uomo, ma anche il pensiero libertario, tanto da ispirare l&#8217;azione di uomini della statura di Tolstoj, Gandhi e Martin Luther King, che in lui hanno riconosciuto un maestro della lotta non-violenta contro un ordine sociale considerato ingiusto.<\/p>\n<p>Questo secondo aspetto della sua figura intellettuale, che non \u00e8 distinto, ma strettamente intrecciato al primo, come due facce di una stessa medaglia, \u00e8 messo bene in evidenza nel suo saggio intitolato \u00abLa disobbedienza civile\u00bb, apparso nel 1849.<\/p>\n<p>Esso aveva per tema la critica intransigente alla politica estera americana, sfociata nella guerra contro il Messico del 1846-48, terminata con l&#8217;iniquo trattato di Guadalupe-Hidalgo che sanciva l&#8217;annessione agli Stati Uniti di met\u00e0 del territorio messicano (ma per i nazionalisti yankee non era ancora abbastanza, dato che molti di essi si batterono, anche se invano, per l&#8217;annessione di TUTTO il Messico).<\/p>\n<p>Thoreau, in quel saggio, sosteneva che nessuna politica militare \u00e8 possibile se non si fonda sul consenso dei cittadini e sul pagamento delle tasse necessarie a finanziare la guerra; ragion per cui proponeva ai suoi concittadini di seguire il suo esempio e di rifiutarsi di pagare le tasse, in modo da mandare un chiaro segnale al Congresso e al presidente degli Stati Uniti; gesto che lo condusse in carcere, sia pure per una brevissima detenzione, pi\u00f9 che altro simbolica.<\/p>\n<p>A noi, comunque, in questa sede, interessa di pi\u00f9 il primo aspetto del pensiero di Thoreau, quello legato alla Wilderness: aspetto che, oggi, con termine pi\u00f9 aggiornato e pi\u00f9 completo, ma in sostanza equivalente, potremmo definire &quot;ecosofico&quot;, o anche &quot;ecocentrico&quot;, ossia basato sulla consapevolezza che l&#8217;uomo, il suo pensiero e la sua stessa vita sono semplicemente inconcepibili al di fuori della rete dei rapporti organici che legano tutti gli esseri viventi della Terra in un&#8217;unica, grande forma di vita planetaria.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in particolare, all&#8217;interno di questa vastissima tematica, ci interessa svolgere una riflessione sulla profonda convinzione di Thoreau che esista una relazione stretta e necessaria fra il nostro rapporto con la natura ed il rapporto che abbiamo costruito con noi stessi, con la nostra anima, con la parte pi\u00f9 vera e pi\u00f9 profonda della nostra vita.<\/p>\n<p>Questo egli intendeva, crediamo, allorch\u00e9 affermava che la nostra tendenza \u00e8 quella di crearci un comodo rifugio nelle nebbie e nel gelo dell&#8217;inverno, una sorta di bozzolo protettivo, per non doverci accorgere che, fuori, i tiepidi raggi del Sole stanno gi\u00e0 portando la primavera: ossia che noi, spaventati dalla vita pi\u00f9 autentica che potremmo vivere, dalle occasioni che non sappiamo cogliere, dagli incontri che non abbiamo il coraggio di approfondire (non solo con altri esseri umani, ma anche con tutto ci\u00f2 che la vita stessa pone sulla nostra strada: dalle situazioni sociali e psicologiche, alle creature non umane), volgiamo le spalle a tutto questo e finiamo per rassegnarci a vivere una vita che non \u00e8 vera vita, ma solo una pallida contraffazione di essa.<\/p>\n<p>E, quel che \u00e8 peggio, ci sforziamo di tacitare i nostri rimpianti raccontandoci la favola rassicurante che tutto quanto abbiamo fatto, o meglio, che non abbiamo fatto, \u00e8 stato per obbedire al nostro dovere; mentre la vita continua a riproporci, ma invano, le situazioni da cui siamo scappati, e che non troveremo mai il coraggio e l&#8217;onest\u00e0 di affrontare, fino a quando non riusciremo a ripulire la nostra anima da paure e ipocrisie.<\/p>\n<p>Thoreau era convinto che la vita sia una cosa preziosa e che non la si debba sprecare; e, inoltre, che esiste un legame necessario fra il modo in cui noi ci poniamo di fronte alla vita della natura e quello in cui ci poniamo di fronte a noi stessi, alle nostre esigenze pi\u00f9 autentiche, alla nostra verit\u00e0 interiore, una volta che l&#8217;abbiamo sfrondata di mille rumori e cose inutili.<\/p>\n<p>In questo senso, si pu\u00f2 dire che l&#8217;atteggiamento ecosofico sia un atteggiamento totale nei confronti del reale, sia per quanto riguarda il mondo esterno, sia per quanto riguarda il mondo interiore: se si ama la vita sino in fondo, la sia ama in tutti gli esseri e la si ama anche nelle parti di se stessi che, per vilt\u00e0 o per ignoranza, giacciono sepolte e dimenticate in qualche recesso buio della propria anima.<\/p>\n<p>Thoreau sosteneva che, dentro di noi, vi sono isole e continenti che ancora attendono di essere riconosciuti ed esplorati; e, coerentemente, pensava che l&#8217;attenzione amorevole verso la pi\u00f9 piccola forma di vita sia una maniera per effettuare tale riconoscimento e tale esplorazione: perch\u00e9 lo stupore e la benevolenza che siamo in grado di provare per la realt\u00e0 esterna, sono i cardini su cui possiamo aprire la porta che conduce al nostro segreto pi\u00f9 profondo.<\/p>\n<p>Influenzato dal pensiero orientale, e particolarmente da quello induista esposto nella \u00abBhagavad-Gita\u00bb, Thoreau aveva un istintivo rispetto per ogni creatura vivente e sentiva, con la forza che scaturisce da un sentimento anteriore a qualsiasi ragionamento, che \u00e8 male togliere la vita a qualsiasi animale, per quanto piccolo e apparentemente insignificante, senza una reale necessit\u00e0: perch\u00e9 una tale azione si ripercuote negativamente su tutte le vite che a quella sono collegate, in maniera diretta o indiretta, occulta o palese.<\/p>\n<p>In breve, egli pensava che esiste una unit\u00e0 originaria di tutte le vite e di tutte le cose e che la differenziazione degli enti e delle menti non \u00e8 che una illusione fenomenica; anche se non ha mai approfondito questo aspetto del suo pensiero, n\u00e9 lo ha mai spinto alle ultime, logiche conseguenze, forse per una predilezione istintiva per il mondo dei fatti, dell&#8217;agire concreto, rispetto alla mera speculazione astratta.<\/p>\n<p>Proprio per questo, noi avvertiamo una forza particolare nella sua osservazione, secondo cui una creatura viva \u00e8 sempre meglio di una creatura morta: e vengono in mente, ad esempio, le sterminate mandrie di bisonti, che a milioni popolavano, da tempi immemorabili, le Grandi Praterie dell&#8217;America Settentrionale; e che l&#8217;uomo bianco, nel suo furore distruttivo, non di rado completamente gratuito (come quando i gestori della ferrovia transcontinentale vendevano ai viaggiatori, compreso nel prezzo del biglietto, il diritto di sparare dal treno in corsa sui bisonti, le cui carcasse sarebbero rimaste a marcire inutilizzate), avrebbe condotto la sua guerra dissennata contro la natura, di cui \u00e8 soltanto uno degli ospiti, fino all&#8217;estinzione di intere specie viventi.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 non pensare, a questo proposito, alla cicala della famosa (o famigerata) &quot;favola dei suoni&quot;, di cui parla Galilei nel \u00abSaggiatore\u00bb, laddove l&#8217;autore descrive la vivisezione di un insetto al solo scopo di comprendere, senza peraltro riuscirvi, l&#8217;origine del suo frinire: classico esempio di una scienza cattiva, insensibile, fredda, senza compassione, senza alcun rispetto per l&#8217;intima bellezza del fenomeno &quot;vita&quot;.<\/p>\n<p>Ma non si pu\u00f2 non pensare anche a quella specie vivente del Nord America, cos\u00ec ricca di saggezza ecosofica, che era rappresentata dagli Indiani: vittima, anch&#8217;essa, di una guerra di aggressione spinta fino al genocidio, e sempre in nome della &quot;civilt\u00e0&quot;, intesa come Logos strumentale e calcolante, interessato solo e unicamente al vantaggio economico e all&#8217;esercizio illimitato della potenza materiale.<\/p>\n<p>Scrive Massimo Centini nel suo libro \u00abLa Wilderness. La natura selvaggia e l&#8217;uomo\u00bb, Milano, Xenia Edzioni, 2003, pp. 62-74, passim):<\/p>\n<p>\u00abThoreau seppe vivere in simbiosi con due grandi ostacoli incontrati dai coloni: le foreste e gli Indiani. Per lui, uomo semplice affascinato da tutto, la foresta e i grandi spazi potevano essere colonizzati solo con il pensiero e lo sguardo. Gli Indiani erano depositari di conoscenze antiche e importanti che egli sapeva di non aver mai posseduto e che in pionieristico spirito Wildeness, dovevo essere lasciate ai loro legittimi proprietari. [&#8230;]<\/p>\n<p>Contro una societ\u00e0 fondata sul profitto, Thoreau proponeva un ritorno alla natura, tutto ci\u00f2 non come sterile fuga dalla comunit\u00e0, ma come un&#8217;occasione per scorgere, nel mondo selvaggio, un luogo in cui riuscire a osservare, con meno condizionamenti, &#8216;effettiva dimensione della nostra esistenza. [&#8230;]<\/p>\n<p>Thoreau resta un esponente fondamentale della non-violenza, circondato da un&#8217;aura di romantico anarchismo, capace i estasiarsi davanti allo spettacolo della natura, di cui percepisce il linguaggio, sforzandosi di trarre da esso delle indicazioni per vivere e per confermare le proprie scelte.<\/p>\n<p>Segni e luoghi diventano cos\u00ec parte di un tracciato che si snoda lungo l&#8217;itinerario del sacro, scorto dall&#8217;autore nelle tracce della cultura dei nativi, da cui apprese certamente molte pi\u00f9 cose di quante ebbe modo (o volle) riportare. Emblematiche le sue ultime parole: &quot;Alce-Indiano, forse il suo totem a cui aveva consacrato un&#8217;esistenza breve in un luogo &quot;che \u00e8 solo un punto nello spazio&quot; e dove elabor\u00f2 un modus vivendi degno di essere considerato come una prospettiva esistenziale per sottrarsi al&#8217;incapacit\u00e0 di stabilire una sincera armonia tra il luogo che \u00e8 dentro di noi e quello esterno. [&#8230;]<\/p>\n<p>Ci\u00f2 conduce a un&#8217;importante constatazione:che solo chi sa essere nella natura sa cogliere senza false percezioni: &quot;Saremmo benedetti se vivessimo sempre nel presente, e traessimo vantaggio da ogni fatto pur accidentale che ci accada, come l&#8217;erba che confessa l&#8217;influenza della pi\u00f9 breve rugiada che le cade sopra, e se non passassimo il nostro tempo a espiare per aver trascurato occasioni passate, che no chiamiamo il nostro dovere. Noi indugiamo nell&#8217;inverno, mentre \u00e8 gi\u00e0 primavera&quot;. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il pensiero Wilderness di Thoreau \u00e8 sovrapposto all&#8217;idea che l&#8217;osservazione e il vagabondaggio costituiscano due &quot;canali&quot; fondamentali per appropriarsi della natura, colmando l&#8217;animo di emozioni e di suggestioni.<\/p>\n<p>In alcune delle proprie descrizioni, Thoreau lascia trasparire una vena quasi etnografica, raccoglie e racconta, ricorda panorami e particolari, piccole e grandi cose di un mondo che allora era gi\u00e0 in procinto di perdere la propria fisionomia atavica sotto il peso della crescente modernizzazione. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il pensiero di Thoreau non \u00e8 per\u00f2 completamente estetico e adagiato sullo sterile piacere dell&#8217;osservazione, ma si impegna anche in direzione di prospettive di analisi che lasciano intravedere l&#8217;angoscia per una possibile fine della natura: &quot;Forse un giorno l&#8217;alce si estinguer\u00e0, e allora sar\u00e0 naturale per un poeta o uno scultore, quando esister\u00e0 solo come un relitto fossile, e non pi\u00f9 visibile, inventare un animale favoloso,, con corna talmente ampie e ramificate da sembrare una sorta di focus o di lichene osseo.<\/p>\n<p>L&#8217;alce, il &quot;cavallo di Dio&quot;, diviene il simbolo pi\u00f9 potente per rappresentare la natura aggredita dall&#8217;uomo: &quot;Ogni creatura \u00e8 preferibile viva che morta, uomini, alci, pini che siano, e chi ne ha chiara coscienza preserver\u00e0 la vita piuttosto che distruggerla&quot;.<\/p>\n<p>La natura miniaturizzata di Thoreau \u00e8 a tratti uno spazio metaforico che pare trito dalla fiaba, ma malgrado tutto \u00e8 straordinariamente reale, a volte difficile da afferrare, ma sempre specchio in cui la realt\u00e0 e la poesia si incontrano e trovano il modo per convivere. Il recupero di una sorta di &quot;intimit\u00e0 pagana con la natura&quot; \u00e8 uno dei motivi ricorrenti che possono essere rintracciati all&#8217;interno delle varie forme della Wilderness. Le esperienze pi\u00f9 arcaiche di una mentalit\u00e0 del genere possono essere scorte nella Societ\u00e0 del lago Walden, fondata da Thoreau verso la met\u00e0 del XIX secolo.<\/p>\n<p>Con questa societ\u00e0, Thoreau contribu\u00ec notevolmente a diffondere una sorta di neo-paganesimo che aveva uno dei punti salienti in una sorta di venerazione per i boschi: &quot;La rivoluzione romantica contro il cristianesimo ebbe come conseguenza la diffusione del principio divino della natura e l&#8217;identificazione della divinit\u00e0 con la vita che scorre attraverso il sistema ecologico&quot; (D. Worster, &quot;Storia delle idee ecologiche&quot;, Bologna, 1994, p. 121).[&#8230;]<\/p>\n<p>Noi crediamo che l&#8217;elaborazione di una ipotesi &quot;pagana&quot; nell&#8217;approccio al bosco non fosse nei principali interessi di Thoreau. Se ci\u00f2 \u00e8 stato riscontrato deve la sua affermazione alle interpretazioni successive e ai tentativi di approfondimento e di rivestimento ideologico che negli anni hanno caratterizzato l&#8217;interpretazione dell&#8217;opera del filosofo di &quot;Walden&quot;.<\/p>\n<p>Per qualche strana alchimia, il pensiero di Thoreau \u00e8 andato bene a molti: dai neopagani affascinati dalla mitologia indoeuropea agli hippies. Fino agi anni Settanta, le giovani generazioni hanno avuto modo di identificarsi nel selvaggio autore di &quot;Walden&quot;, demonizzato dai benpensanti e quasi sacralizzato dai contestatori. Henry Miller afferm\u00f2: &quot;Nella storia degli Stati Uniti si pu\u00f2 contare a mala pena una mezza dozzina di nomi che abbiano per me un significato: Thoreau \u00e8 tra quelli&quot;.[&#8230;]<\/p>\n<p>Il profeta della Wilderness condusse un&#8217;esistenza quasi monastica nella natura: in questo modo intendeva dare voce all&#8217;ambiente in cui adagiava la sua esistenza come un dono alla base di un altare e nello stesso tempo lasciava che a parlare fossero anche i &quot;continenti che portiamo in noi&quot;, come suggeriva in &quot;Walden&quot;.<\/p>\n<p>Il suo parlare quasi in modo divino delle cose naturali gli venne quasi certamente da una predisposizione poetica, ma non fu assente l&#8217;influenza della &quot;Bhagavad-Gita&quot; trovata nella biblioteca del filosofo Ralph Waldo Emerson e letto avidamente. E poi la ricerca dell&#8217;infinito attraverso la vita proposta dalla filosofia trascendentalista di Emerson consentir\u00e0 a Thoreau di costruire il proprio bozzolo di esistenza per porsi davanti alla natura in modo decisamente anticonformista: &quot;Per un uomo solo che avr\u00e0 gli occhi aperti sulla alla bellezza del mondo che lo circonda, ve ne saranno novantanove che gratteranno la superficie con le loro unghie per estrarne l&#8217;oro. L&#8217;ordine delle cose dovrebbe essere capovolto: il settimo giorno dovrebbe essere dell&#8217;uomo dedicato al lavoro, per guadagnarsi il pane col sudore della fronte e gli altri sei, la sua domenica, consacrata a tutto ci\u00f2 che ama e ale cure dell&#8217;anima&quot;.<\/p>\n<p>Prospettiva utopistica di certo, che comunque costituisce una via di salvezza, estrema quanto si vuole, ma necessaria, per tranciare ogni legame con il passato, con l&#8217;ambiente civilizzato: &quot;Io non volevo vivere quello che non era vita: la vita \u00e8 tanto preziosa! N\u00e9 praticare la rassegnazione, a meno che fosse strettamente necessario. Ci\u00f2 che desideravo era vivere sino in fondo e suggere il midollo dell&#8217;esistenza, vivere energicamente e spartanamente per eliminare tutto ci\u00f2 che con la vita non ha nulla a che fare, falciare una larga striscia di erba a filo di terra, ridurre la vita ai suoi minimi termini, stringere tra le braccia il corpo.&quot;\u00bb<\/p>\n<p>Di Thoreau, come giustamente osserva Massimo Centini, si sono impossessati in tanti; in troppi, \u00e8 il caso di dire.<\/p>\n<p>Fra i gruppi di tendenza New Age, i cosiddetti neopagani sono forse i pi\u00f9 discutibili, perch\u00e9 essi hanno assolutizzato ed estremizzato una sola dimensione del pensiero ecosofico del Nostro: l&#8217;atteggiamento di meraviglia, di gratitudine e d&#8217;incondizionata ammirazione per la natura selvaggia e, in modo particolare, per i boschi.<\/p>\n<p>Ora, se la figura di Thoreau ci appare, oggi, quasi inseparabile da quella del &quot;Waldganger&quot; di J\u00fcnger, ossia dell&#8217;anarca che &quot;passa al bosco&quot; quando la societ\u00e0 moderna, coercitivamente invasiva e livellatrice, rende impossibile una resistenza organizzata &quot;di massa&quot;, non bisogna per\u00f2 commettere l&#8217;errore di confonderla con quella del preteso sacerdote druidico che, nella sua candida veste, celebra il Solstizio d&#8217;estate in qualche cerchio megalitico tipo Stonehenge; n\u00e9, meno ancora, con quella di qualche nudista, naturista o sedicente &quot;elfo&quot; di una non meglio precisata religione pre-cristiana.<\/p>\n<p>E questo per la buona ragione che ammirare la vita selvaggia, stupirsi davanti allo spettacolo meraviglioso di un bosco intatto, provare un intimo senso di comunione con la sua vita segreta, che sfugge allo sguardo superficiale del turista o del viaggiatore frettoloso, non significa adorare la natura e le foreste, non significa divinizzarli.<\/p>\n<p>Un certo grado di animismo, implicito nell&#8217;atteggiamento ecosofico di Thoreau, non pu\u00f2 essere separato dal contesto della sua concezione e trasformato nella bandiera di una nuova religione, di un nuovo culto pagano da opporre al cristianesimo.<\/p>\n<p>Il senso profondo del suo messaggio, infatti, non \u00e8 di tipo oppositivo e, per ci\u00f2 stesso, duale; non \u00e8 di tipo esclusivista, di un punto di vista che si vuole affermare a danno di tutti gli altri: ma \u00e8, al contrario, di tipo accogliente, inclusivo e non duale.<\/p>\n<p>Non questo, a detrimento di quello; non questo, negando, reprimendo e distruggendo quell&#8217;altro: ma l&#8217;unit\u00e0 profonda di tutte le cose che, pur manifestandosi in enti e situazioni diversi, rimane pur sempre se stessa, nel passato e nel presente, nel qui e nell&#8217;altrove, in noi stessi e fuori di noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 possibile che noi viviamo sempre in ritardo rispetto a noi stessi; che non ci rendiamo conto di sprecare tutta una serie di occasioni che la<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[103],"class_list":["post-29183","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-biografia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29183","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29183"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29183\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29183"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29183"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29183"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}