{"id":29179,"date":"2009-02-16T09:50:00","date_gmt":"2009-02-16T09:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/02\/16\/i-paradigmi-della-scienza-sono-incommensurabili\/"},"modified":"2009-02-16T09:50:00","modified_gmt":"2009-02-16T09:50:00","slug":"i-paradigmi-della-scienza-sono-incommensurabili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/02\/16\/i-paradigmi-della-scienza-sono-incommensurabili\/","title":{"rendered":"I paradigmi della scienza sono incommensurabili,"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;immagine comunemente diffusa dello scienziato \u00e8 quella di un individuo che, nel suo lavoro di ricerca, si fa guidare esclusivamente da argomenti di tipo razionale e non ammette nulla che non sia stato gi\u00e0 rigorosamente provato e dimostrato dai suoi colleghi specialisti.<\/p>\n<p>Si pensa, inoltre, che le argomentazioni in base alle quali un tale individuo si apre, talvolta, ad un cambiamento di paradigma &#8211; per esempio, nel caso dell&#8217;astronomia, passando dal sistema geocentrico a quello eliocentrico &#8211; siano sempre e solo di carattere rigorosamente logico e dimostrativo; in breve, che abbiano poco o punto a che fare con l&#8217;intuizione o, addirittura, con ragioni di carattere estetico.<\/p>\n<p>Ebbene, entrambe le immagini dello scienziati sono convenzionali, artificiali e, sostanzialmente, false.<\/p>\n<p>Con grande orrore di certi divulgatori scientifici a un tanto il chilo, la struttura delle rivoluzioni scientifiche ricorda molto da vicino quella delle rivoluzioni religiose, nel senso che vi giocano una parte decisiva gli elementi della fede e della conversione.<\/p>\n<p>\u00c8 per fede che alcuni scienziati, in un momento di crisi di un determinato ambito scientifico, abbracciano un nuovo paradigma: non perch\u00e9 siano venuti subito in possesso di nuove e decisive prove a sostegno di esso. Al contrario, nella fase iniziale della nascita di un paradigma, le prove non ci sono affatto o sono molto labili e controverse: in ogni caso, non sono tali da soverchiare, in modo evidente, le prove tradizionalmente addotte dal paradigma precedente.<\/p>\n<p>\u00c8 stato merito del filosofo americano Thomas Kuhn (1922-96) mostrare in modo evidente questa semplice verit\u00e0, che, tuttavia, nessuno aveva osato esplicitare prima di lui.<\/p>\n<p>Egli parte da una definizione di ci\u00f2 che si suole definire \u00abparadigma\u00bb: ossia, una soluzione esemplare di un problema, che viene appresa da chi entra nella comunit\u00e0 scientifica come elemento essenziale della sua formazione e come modello cui adattarsi incondizionatamente.<\/p>\n<p>Ora, la \u00abscienza normale\u00bb \u00e8 contrassegnata dalla prevalenza di un certo paradigma, e, in essa, gli scienziati si applicano solo a ipotesi di lavoro che trovino i loro eventuali sbocchi all&#8217;interno del paradigma medesimo.<\/p>\n<p>Tuttavia, a fasi ricorrenti, avviene che la scienza s&#8217;imbatte in anomalie che mettono in crisi il modello prevalente: gli scienziati, allora, cercano di ridimensionare il fenomeno anomalo, oppure di adattare il paradigma stesso mediante limitati aggiustamenti (vedi, nel caso del paradigma astronomico tolemaico, la teoria degli epicicli, per armonizzarlo con i dati di fatto acquisiti mediante l&#8217;osservazione).<\/p>\n<p>La scoperta di nuove anomalie, d&#8217;altra parte, obbliga la comunit\u00e0 scientifica a moltiplicare le varianti teoriche per salvare il vecchio paradigma; ma, infine, giunge il momento in cui esso viene abbandonato da parti crescenti della comunit\u00e0 scientifica, che fondano un nuovo paradigma e che rifiutano ogni comunicazione con gli attardati sostenitori del \u00abvecchio\u00bb.<\/p>\n<p>La storia della scienza procede, cos\u00ec, \u00aba salti\u00bb e, in essa, i nuovi paradigmi si pongono come incommensurabili rispetto ai precedenti, non solo sul piano dei contenuti concettuali, ma anche su quello del linguaggio, dei criteri di convalida, eccetera. In pratica, si tratta di nuove concezioni del mondo e di nuovi strumenti per studiarlo, che non hanno pi\u00f9 elementi essenziali in comune con i vecchi; da qui, il loro carattere di rottura irreversibile rispetto al passato.<\/p>\n<p>Scriveva Thomas Kuhn nel suo ormai classico libro \u00abLa struttura delle rivoluzioni scientifiche\u00bb (titolo originale: \u00abThe Structure of Scientific Revolutions\u00bb, The University of Chicago, 192, 1970; traduzione italiana di Adriano Carugo, Torino, Einaudi, 1969, 1978, pp. 188-192):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; Quando un nuovo candidato alla funzione di paradigma viene avanzato per la prima volta, esso \u00e8 spesso riuscito a risolvere soltanto pochi dei problemi che gli stanno di fronte, e la maggior parte delle soluzioni sono ancora lontane dall&#8217;essere perfette. Fino a Keplero, la teoria copernicana aveva portato ben pochi miglioramenti alle previsioni sulla posizione dei pianeti fatte sulla base della teoria tolemaica. Quando Lavoisier vide l&#8217;ossigeno come nient&#8217;altro che &quot;l&#8217;aria stessa&quot;, la sua nuova teoria non poteva minimamente far fronte ai problemi sollevati dalla proliferazione di nuovi gas, un punto questo sottolineato con forza e con successo da Priestley nel suo contrattacco. (&#8230;)<br \/>\nDi solito, gli oppositori di un paradigma nuovo possono dichiarare con ragione che persino nell&#8217;area della crisi esso \u00e8 superiore soltanto di poco al suo rivale tradizionale. Naturalmente, esso permette di affrontare meglio certi problemi e mette in luce nuove regolarit\u00e0. Ma si pu\u00f2 presumere che il vecchio paradigma sia in grado di essere articolato per venire incontro a queste difficolt\u00e0, allo stesso modo che esso aveva affrontato altre difficolt\u00e0 in un periodo precedente. Sia il sistema astronomico geocentrico di Tycho Brahe che le versioni pi\u00f9 tarde della teoria del flogisto costituivano tentativi di rispondere alla sfida lanciata da un nuovo candidato alla funzione di paradigma, e sia l&#8217;uno che le altre riportarono un successo soddisfacente. Inoltre, i sostenitori della teoria e dei procedimenti tradizionali possono quasi sempre richiamare l&#8217;attenzione sui problemi che il suo nuovo rivale non ha risolti ma che, dal loro punto di vista, non sono affatto problemi. Fino a che non venne scoperta la composizione dell&#8217;acqua, la combustione dell&#8217;idrogeno costitu\u00ec una valida argomentazione a favore della teoria del flogisto e contro quella di Lavoisier. E dopo che la teoria dell&#8217;ossigeno si fu affermata, essa non riusciva a spiegare ancora la preparazione di un gas combustibile a partire dal carbone, fenomeno questo su cui i teorici del flogisto avevano posto l&#8217;accento, considerandolo un forte sostegno della loro concezione. Persino entro l&#8217;area della crisi, le argomentazioni a favore e contro possono talvolta quasi equilibrarsi. E al di fuori dell&#8217;area della crisi la bilancia pende quasi sempre a favore della tradizione. Copernico distrusse una secolare spiegazione del moto terrestre senza offrire nulla che la sostituisse; Newton fece lo stesso per una spiegazione pi\u00f9 antica della gravit\u00e0; Lavoisier perle propriet\u00e0 comuni dei metalli, e cos\u00ec via. In breve, se un nuovo candidato alla funzione di paradigma dovesse essere giudicato fin dall&#8217;inizio soltanto dal rigido punto di vista della sua relativa capacit\u00e0 nel risolvere problemi, le scienze subirebbero un numero molto minore di rivoluzioni fondamentali. E se a ci\u00f2 si aggiungessero le controargomentazioni prodotte da quella che abbiamo precedentemente chiamata la incommensurabilit\u00e0 dei paradigmi, , nelle scienze non avverrebbero rivoluzioni.<\/p>\n<p>Ma nei dibattiti sui paradigmi non si discutono realmente le relative capacit\u00e0 nel risolvere i problemi, sebbene, per buone ragioni, vengano adoperati di solito termini che vi si riferiscono. Il punto in discussione consiste invece nel decidere quale paradigma debba guidare la ricerca in futuro, su problemi molti dei quali nessuno dei due competitori pu\u00f2 ancora pretendere di risolvere completamente. Bisogna decidere tra forma alternative di fare attivit\u00e0 scientifica e, date le circostanze, una tale decisione deve essere basata pi\u00f9 sulle promesse future che sulle conquiste passate. Colui che abbraccia un nuovo paradigma fin dall&#8217;inizio, lo fa spesso a dispetto delle prove fornite dalla soluzione di problemi.. Egli deve, cio\u00e8, aver fiducia che il nuovo paradigma riuscir\u00e0 in futuro a risolvere i molti vasti problemi che gli stanno davanti, , sapendo soltanto che il vecchio paradigma non \u00e8 riuscito a risolverne alcuni. Una decisione di tal genere pu\u00f2 essere presa soltanto sulla base della fede.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una delle ragioni per cui la crisi che precede si dimostra cos\u00ec importante. Gli scienziati che non ne hanno fatto esperienza difficilmente rinunceranno alla prova fornita dalla capacit\u00e0 di risolvere problemi, per seguire ci\u00f2 che pu\u00f2 dimostrarsi facilmente, e sar\u00e0 largamente considerato come un fuoco fatuo. Ma la crisi da sola non \u00e8 sufficiente. Vi deve essere anche un qualche fondamento, sebbene non necessariamente razionale e neppure in ultima analisi necessariamente corretto, che giustifichi la fiducia nel particolare candidato scelto. Vi deve essere qualcosa che dia, almeno a pochi scienziati, la sensazione che la nuova proposta \u00e8 sulla strada giusta, e talvolta sono semplicemente considerazioni personali o considerazioni estetiche inarticolate che possono avere questo effetto. Considerazioni di questo genere hanno spesso convertito gli scienziati in momenti in cui la maggior parte delle argomentazioni tecniche articolate indirizzavano su un&#8217;altra strada. Quando furono introdotte per la prima volta, n\u00e9 la teoria astronomia copernicana n\u00e9 la teoria della materia di De Briglie presentavano molti altri importanti motivi di attrazione. Persino oggi, la teoria generale di Einstein attrae gli scienziati principalmente per ragioni estetiche, un potere di attrazione questo che pochi, al di fuori del campo della matematica, sono riusciti a sentire.<\/p>\n<p>Con questo non voglio suggerire l&#8217;idea che il nuovo paradigma alla fine trionfa attraverso qualche forma di estetica mistica. Al contrario, pochissimi abbandonano una tradizione soltanto per queste ragioni. E a quelli che lo fanno capita spesso di trovarsi sulla strada sbagliata. Ma perch\u00e9 un paradigma possa trionfare, deve conquistare prima alcuni sostenitori, che lo svilupperanno fino ad un punto in cui molte solide argomentazioni potranno venire prodotte e moltiplicate. Ma anche queste argomentazioni, quando ci sono, non sono individualmente decisive. Dal momento che gi scienziati sono uomini ragionevoli, l&#8217;una o l&#8217;altra argomentazione finisce per persuaderne molti. Ma non v&#8217;\u00e8 nessuna singola argomentazione che possa, o debba, persuaderli tutti. Ci\u00f2 che si verifica non \u00e8 tanto una unica conversione di gruppo, quanto un progressivo spostamento della distribuzione della fiducia degli specialisti.<\/p>\n<p>All&#8217;inizio un nuovo candidato alla funzione di paradigma pu\u00f2 avere pochi sostenitori, e in qualche occasione le motivazioni che stanno dietro ai sostenitori possono essere sospette. Tuttavia, se i sostenitori sono competenti, perfezioneranno il paradigma, ne esploreranno le possibilit\u00e0 e mostreranno che cosa significa appartenere alla comunit\u00e0 guidata da esso. Procedendo cos\u00ec le cose, se il paradigma p uno di quelli destinati ad imporsi, il numero e la forza delle argomentazioni a suo favore aumenteranno. Altri scienziati verranno converti, e cos\u00ec si intensificher\u00e0 il lavoro di esplorazione del nuovo paradigma. Gradualmente il numero degli esperimenti, degli strumenti, degli articoli, dei libri basati sul nuovo paradigma si andr\u00e0 moltiplicando. Un numero sempre maggiore di scienziati convinti della fecondit\u00e0 della nuova concezione, adotteranno il nuovo modo di praticare la scienza normale, finch\u00e9 alla fine restano soltanto pochi a resistere sulle vecchie posizioni. Ma neppure di costoro possiamo dire che sono alla parte dell&#8217;errore. Sebbene lo storico pu\u00f2 sempre trovare uomini &#8211; Priestley, ad esempio &#8211; che furono irragionevoli a resistere tanto a lungo , non trover\u00e0 un punto dove la resistenza diventa illogica o antiscientifica. Al pi\u00f9, pu\u00f2 affermare che colui che continua a resistere anche dopo che l&#8217;intera comunit\u00e0 di specialisti cui appartiene \u00e8 stata convertita, ha cessato &quot;ipso facto&quot; di essere uno scienziato.\u00bb<\/p>\n<p>Come si vede, \u00e8 merito di Thomas Kuhn anche il fatto di aver evidenziato la dimensione soggettiva entro cui si svolge la \u00abconversione\u00bb dal vecchio paradigma al nuovo, specialmente per i suoi primi sostenitori (per gli altri, la cosa \u00e8 molto pi\u00f9 facile e automatica, trattandosi solamente di accodarsi all&#8217;opinione della maggioranza: poich\u00e9, mano a mano che un nuovo paradigma si afferma, esso perde il suo carattere \u00abrivoluzionario\u00bb e tende ad acquisire le caratteristiche tipiche della cosiddetta \u00abscienza normale\u00bb).<\/p>\n<p>Non solo.<\/p>\n<p>La mancanza di prove convincenti e assolutamente incontrovertibili, nella fase iniziale di una rivoluzione scientifica, \u00e8 &#8211; contrariamente a quel che generalmente si pensa &#8211; la vera ragione dell&#8217;opposizione che anima i seguaci del vecchio paradigma. Non si tratta di individui fanaticamente aggrappati a delle certezze illusorie, ma di scienziati seri e competenti i quali, prima di gettare via il vecchio, vogliono vedere se il nuovo, che viene loro proposto, presenti un sufficiente grado di plausibilit\u00e0. E il banco di prova \u00e8 vedere se esso sia in grado di risolvere pi\u00f9 problemi di quanti non ne ponga a sua volta.<\/p>\n<p>Ora, questa fu precisamente la situazione in cui vennero a trovarsi, inizialmente, tanto Copernico che Galilei, i quali non era in grado di esibire delle prove soddisfacenti a sostegno dell&#8217;ipotesi eliocentrica dell&#8217;universo.<\/p>\n<p>Dunque, nella fase iniziale di una rivoluzione scientifica, i paladini del nuovo paradigma agiscono pi\u00f9 per un atto di fede che per una convinzione razionalmente fondata; il che non significa che essi agiscano in modo irrazionale, ma piuttosto che si lasciano guidare da un&#8217;intuizione la quale comprende la razionalit\u00e0, ma va oltre ad essa.<\/p>\n<p>E viceversa, mano a mano che i seguaci del nuovo paradigma aumentano di numero e la loro proposta acquista prestigio, i sostenitori del vecchio finiscono per trovarsi nella posizione degli ultimi sacerdoti di una religione morente, alla quale non vogliono rinunciare perch\u00e9 la amano profondamente e perch\u00e9 non ritengono giusto inchinarsi alla nuova, dopo aver sempre onorato la tradizione.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che, una volta che il nuovo paradigma si \u00e8 definitivamente stabilito, non esiste pi\u00f9 alcuna possibilit\u00e0 di mediazione con il vecchio: si tratta di una lotta per la vita o per la morte, al termine della quale il vecchio paradigma dovr\u00e0 rassegnarsi a scomparire per sempre, venendo relegato nel museo delle cose vecchie ed erronee. Due paradigmi non possono coesistere, cos\u00ec come non possono coesistere due religioni (se non in particolari forme di sincretismo che, comunque, richiedono un lavorio molto lungo e, in ogni caso, sotterraneo).<\/p>\n<p>Naturalmente, l&#8217;idea che il vecchio paradigma sia falso \u00e8 il frutto di una indebita semplificazione del problema: falso non era, in senso assoluto, visto che la scienza si \u00e8 fondata a lungo su di esso, ha progredito ed \u00e8 stata in grado di fornire una spiegazione soddisfacente del mondo. Sarebbe molto pi\u00f9 esatto dire che esso \u00e8 stato \u00abfalsificato\u00bb, nel senso che dava Karl Popper a codesta espressione: ossia, che esso \u00e8 stato dimostrato insoddisfacente rispetto a determinati problemi. Ma la storia della scienza mostra che elementi del vecchio paradigma possono dimostrarsi validi ancora a lungo, dopo che il nuovo si \u00e8 affermato; e ci\u00f2 a dispetto del fatto che la comunit\u00e0 scientifica, ormai convertita al nuovo credo, ostenti il massimo disprezzo per il vecchio paradigma in quanto tale.<\/p>\n<p>In effetti, un paradigma non \u00e8 semplicemente il frutto di una singola nuova ipotesi scientifica, per quanto possa essere di vasta portata, ma anche, al tempo stesso, la proposta di un nuovo metodo di lavoro: il che spiega perch\u00e9 il vecchio e il nuovo paradigma siano, di fatto, assolutamente irriducibili. Parlano due lingue diverse (nel senso letterale del termine), destinate a non intendersi mai.<\/p>\n<p>Nessuna meraviglia, quindi, che i seguaci del nuovo paradigma non riconoscano legittimit\u00e0 scientifica agli ultimi seguaci del vecchio, cos\u00ec come un moderno astronomo non ammette alcuna contiguit\u00e0 con l&#8217;astrologia, n\u00e9 un moderno chimico riconosce volentieri il proprio debito con l&#8217;alchimia (se non in senso puramente storico).<\/p>\n<p>Per i seguaci del nuovo paradigma, le idee su cui si fondava il vecchio sono degne di finire nel cestino della carta straccia: cos\u00ec la teoria del flogisto per la chimica, e cos\u00ec la teoria degli epicicli per l&#8217;astronomia. Anche qui, l&#8217;analogia con la dimensione religiosa \u00e8 evidente. I seguaci del nuovo paradigma guardano con disprezzo al vecchio e non riconoscono alcun debito culturale nei suoi confronti; ma, naturalmente, ci\u00f2 non \u00e8 vero: e proprio quella rigida intransigenza, proprio quella furia iconoclasta, ne sono la spia significativa.<\/p>\n<p>Tutto questo dovrebbe rendere molto cauti gli scienziati, sia nel rifiutare in modo aprioristico le proposte di nuovi paradigmi, sia nel concepire il proprio ambito di ricerca come un \u00abcontinuum\u00bb pi\u00f9 o meno graduale e irresistibile &#8211; una marcia verso il progresso, qualunque cosa significhi tale espressione; \u00e8 vero piuttosto il contrario, e cio\u00e8 che la scienza procede a bruschi balzi in avanti (o all&#8217;indietro?), da una discontinuit\u00e0 all&#8217;altra.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra conseguenza di quanto fin qui detto \u00e8 che la scienza non pu\u00f2 essere pensata separatamente dalla visione complessiva del mondo che essa implica: la scienza non \u00e8 qualche cosa di rigorosamente \u00aboggettivo\u00bb, ma l&#8217;espressione di una data civilt\u00e0 a un dato momento del suo sviluppo storico, e ne riflette idee e propensioni di natura spirituale, religiosa, etica ed estetica (se non anche politica: si pensi alla corrispondenza fra l&#8217;idea imperiale e il sistema geocentrico e fra l&#8217;idea democratica e la teoria fisica della pluralit\u00e0 dei mondi e delle dimensioni).<\/p>\n<p>Pertanto, anche se non spetta agli scienziati fornire il quadro generale relativo alla visione del mondo di una data societ\u00e0, essi certamente vi contribuiscono in misura tanto pi\u00f9 grande, quanto pi\u00f9 la scienza &#8211; separata dalle altre dimensioni dello spirito &#8211; tende a prendere il sopravvento in ambito culturale e materiale, grazie al prestigio di cui gode e alla vistosit\u00e0 dei suoi risultati applicativi: come \u00e8 il caso del mondo moderno.<\/p>\n<p>In ci\u00f2, tuttavia, \u00e8 insito un pericolo: e cio\u00e8 che la scienza, una volta qualificatasi come la forma del sapere assoluto, tenda ad accreditare l&#8217;idea che solo le cose che essa pu\u00f2 studiare e spiegare abbiamo rilevanza; mentre tutto il resto &#8211; ossia le realt\u00e0 invisibili e immateriali &#8211; o non avrebbero significato pratico, o non esisterebbero addirittura.<\/p>\n<p>Qui risiede il carattere doppiamente rivoluzionario del paradigma della modernit\u00e0: per la prima volta nella storia, la scienza pretende non solo di riformarsi in modo radicale, espellendo da s\u00e9 dei saperi secolari o millenari; ma pretende altres\u00ec di stabilire a priori che cosa sia rilevante e cosa non lo sia, dal punto di vista generale della visione del mondo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa andare verso la dittatura degli scienziati, perch\u00e9 da una tale impostazioni scaturisce, come inevitabile conseguenza, il loro potere di decidere, nella sfera della vita pratica, che cosa vada tutelato e cosa no, che cosa abbia valore e cosa no. Applicato all&#8217;ambito della salute e della malattia (anche in senso mentale) o, peggio ancora, all&#8217;ambito della eventuale decisione tra la vita e la morte di un paziente, questo principio pu\u00f2 avere, evidentemente &#8211; e, di fatto, sta avendo &#8211; delle conseguenze aberranti.<\/p>\n<p>In altre parole, gli scienziati non possono essere, al tempo steso, avvocati e anche giudici dei valori sui quali si regge la nostra vita; il loro ruolo dovrebbe essere quello dei consulenti, degli specialisti cui la societ\u00e0 domanda un parere tecnico in merito a determinati problemi; e null&#8217;altro.<\/p>\n<p>Altrimenti, davanti all&#8217;arroganza di una scienza che si \u00e8 insignorita delle funzioni direttive dell&#8217;intera societ\u00e0, ai cittadini non resta che fare propria l&#8217;esortazione dell&#8217;epistemologo Paul Feyerabend, cio\u00e8 di coalizzarsi in una qualche forma di associazione che li tuteli contro la minaccia, potenziale ma anche effettiva, rappresentata da uno scientismo onnipotente e insindacabile, il cui controllo \u00e8 completamente sfuggito di mano alla societ\u00e0 stessa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;immagine comunemente diffusa dello scienziato \u00e8 quella di un individuo che, nel suo lavoro di ricerca, si fa guidare esclusivamente da argomenti di tipo razionale e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[92],"class_list":["post-29179","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29179","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29179"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29179\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29179"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29179"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29179"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}