{"id":29171,"date":"2009-12-10T08:41:00","date_gmt":"2009-12-10T08:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/12\/10\/a-proposito-di-tettamanzi-della-lega-e-della-nuova-lotta-per-le-investiture\/"},"modified":"2009-12-10T08:41:00","modified_gmt":"2009-12-10T08:41:00","slug":"a-proposito-di-tettamanzi-della-lega-e-della-nuova-lotta-per-le-investiture","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/12\/10\/a-proposito-di-tettamanzi-della-lega-e-della-nuova-lotta-per-le-investiture\/","title":{"rendered":"A proposito di Tettamanzi, della Lega e della nuova \u00ablotta per le investiture\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 gi\u00e0 successo nella storia, e non una volta sola.<\/p>\n<p>Il caso pi\u00f9 clamoroso \u00e8 stato quello delle grandi invasioni barbariche del IV e V secolo, allorch\u00e9 i due pilastri dell&#8217;Impero Romano d&#8217;Occidente, il Senato e la Chiesa cattolica, scoprirono, non senza sorpresa, che avrebbero potuto sopravvivere, conservando molti dei loro rispettivi privilegi, anche se lo Stato si fosse dissolto. A quel punto, essi dissociarono le proprie sorti dalle sue, e lasciarono che l&#8217;ultimo vessillo imperiale venisse ammainato, nel 476 dopo Cristo.<\/p>\n<p>Un caso assai pi\u00f9 recente, che conferma, tuttavia, una costante delle nostre classi dirigenti, si \u00e8 verificato nel 1943. Anche allora il moderno Senato, ossia la classe dei finanzieri e degli industriali, e la Chieda cattolica, forte dei Patti Lateranensi del 1929, compresero che avrebbero potuto sopravvivere al crollo del fascismo, e lo abbandonarono al suo destino. Il che equivalse, in quelle date circostanze storiche, ad abbandonare al suo destino lo Stato italiano in quanto tale, invaso dagli amici e dai nemici ed imploso nella maniera pi\u00f9 ingloriosa e miseranda.<\/p>\n<p>Lasciando da parte, per ora, la riflessione sulla classe dirigente italiana, del resto abituata, per vocazione plurisecolare oltre che per necessit\u00e0, a piegarsi davanti a qualunque padrone in cambio del mantenimento delle proprie posizioni di potere, spenderemo qualche osservazione sul comportamento della Chiesa, o meglio, sui vertici della Chiesa, e specialmente sui vescovi e sulla stampa cattolica \u00abufficiale\u00bb, davanti al moderno fenomeno dell&#8217;invasione dell&#8217;Europa e dell&#8217;Italia da parte di milioni di cittadini provenienti da ogni parte del mondo (e che si tratti di una invasione, sia pure pacifica, \u00e8 dimostrato dal fatto che nessuno vi si pu\u00f2 opporre, pena l&#8217;essere immediatamente esposto alla gogna mediatica come razzista e fomentatore dell&#8217;odio razziale).<\/p>\n<p>Davanti all&#8217;invasione dell&#8217;Europa e dell&#8217;Italia, e specialmente da parte di enormi masse di persone di fede islamica, provenienti dai Balcani, dall&#8217;Africa e dall&#8217;Asia (ovvero, dai territori dell&#8217;antico Impero Ottomano, che gi\u00e0 nel Cinque e Seicento aveva tentato l&#8217;invasione, armata quella volta, del nostro continente), uomini come l&#8217;arcivescovo ambrosiano Tettamanzi esemplificano perfettamente la tendenza della Chiesa a ragionare in termini di lunghissimo periodo.<\/p>\n<p>L&#8217;Impero Romano and\u00f2 in rovina, ma la Chiesa sopravvisse e pi\u00f9 tardi, nel corso di numerose generazioni, riusc\u00ec perfino a convertire i popoli germanici e a favorire la rinascita dell&#8217;Impero, nella versione cristiana e tedesca, ma sottoposto alla propria egida Anche il fascismo and\u00f2 in rovina (sotto i colpi dell&#8217;invasione angloamericana e non per una reazione popolare), ma la Chiesa cattolica conserv\u00f2 i privilegi assicuratile da Mussolini e confermati, poi, dai Governi democratici e repubblicani. Passano gli Stati e gli Imperi, passano i sistemi politici e le ideologie, ma la Chiesa rimane salda sulle sue strutture bimillenarie e conserva sostanzialmente intatti i suoi privilegi, compresi quelli di natura materiale (di cui erano stati larghi sia gli ultimi imperatori romani, come Costantino e Teodosio, sia il Duce all&#8217;epoca del Concordato).<\/p>\n<p>Secondo noi, i vertici della Chiesa hanno gi\u00e0 fatto i loro conti e sono giunti alla conclusione che, nel giro di quattro cinque generazioni, forse meno, l&#8217;Europa intera sar\u00e0 islamizzata e sar\u00e0 diventata un mosaico di genti (non diciamo di popoli) e di culture eterogenee. Non che sia un calcolo difficile: le famiglie di immigrati fanno in media tre figli; le famiglie italiane, s\u00ec e non ne fanno uno. \u00c8 matematico.<\/p>\n<p>Se a ci\u00f2 si aggiunge il prossimo, inevitabile (inevitabile?) ingresso della Turchia nell&#8217;Unione europea, coi suoi ottanta o novanta milioni di cittadini liberi di stabilirsi in qualunque Paese membro, senza bisogno di permessi e documenti, non occorre davvero essere delle aquile per capire che, prima della fine del secolo, i minareti avranno superato i campanili, e non solo architettonicamente e paesaggisticamente, ma culturalmente e politicamente.<\/p>\n<p>Ed ora, veniamo alla questione specifica. L&#8217;arcivescovo Tettamanzi, che non si \u00e8 particolarmente scandalizzato per la sentenza europea circa la rimozione dei crocifissi dalle aule scolastiche, si sta spendendo in una tenace battaglia a favore della costruzione di nuove moschee nella sua diocesi e in tutta Italia. Attaccato dalla Lega, in sua difesa sono subito accorsi i grossi nomi dell&#8217;establishment politico, compreso il presidente della Repubblica italiana Napolitano; mentre il numero due dello Stato, il presidente della Camera, Fini, gi\u00e0 da tempo si \u00e8 impegnato in una battaglia analoga, se non addirittura pi\u00f9 incisiva, proponendo la riduzione dei tempi per ottenere la cittadinanza italiana e qualificando di \u00abstronzi\u00bb quanti, a suo dire, discriminano gli stranieri (ma adottando un concetto cos\u00ec ampio di discriminazione, che in pratica vi rientra chiunque nutra il pi\u00f9 piccolo dubbio o la pi\u00f9 piccola perplessit\u00e0 circa il suo modo d&#8217;intendere l&#8217;integrazione).<\/p>\n<p>Per sgombrare il terreno da argomenti strumentali e pretestuosi, diciamo in primo luogo che il nucleo del messaggio evangelico, basato sull&#8217;amore del prossimo e sul dovere dell&#8217;accoglienza caritatevole, qui c&#8217;entra poco o niente. Non \u00e8 in nome di esso che Tettamanzi chiede pi\u00f9 moschee a Milano e dintorni; e non \u00e8 per opporsi ad esso che quanti non condividono la sua impostazione, criticano le sue esternazioni.<\/p>\n<p>L&#8217;amore del prossimo, quando si parla di problemi globali, che coinvolgono milioni o miliardi di persone, deve conciliarsi con il realismo politico; altrimenti esso cade in un velleitarismo tanto demagogico quanto irresponsabile. Una scialuppa, dopo il naufragio di una nave, pu\u00f2 prendere a bordo solo un numero limitato di naufraghi: se li si volesse far salire tutti, la si manderebbe a fondo, e perirebbero anche quelli che avrebbero potuto salvarsi. L&#8217;Europa non pu\u00f2 accogliere milioni e milioni di immigrati provenenti dai cinque continenti, nel giro di pochi anni, senza preparare a se stessa un tracollo sociale, economico, politico e culturale. Questo non sarebbe amore del prossimo, ma cecit\u00e0 e follia.<\/p>\n<p>Il problema della miseria dei Paesi del Terzo e Quarto mondo non si pu\u00f2 risolvere a questo modo, ma con delle politiche lungimiranti di aiuto \u00abin loco\u00bb a quelle popolazioni; e, ovviamente, con l&#8217;abbandono delle politiche di sfruttamento e strozzinaggio da parte delle multinazionali e delle grandi istituzioni economico-finanziarie del mondo ricco.<\/p>\n<p>Ma il fenomeno di immigrazione selvaggia degli ultimi anni non si spiega solo con la crescente miseria e disperazione dei popoli africani, asiatici e latinoamericani; \u00e8, prima ancora, un fenomeno psicologico e culturale. La comunit\u00e0 straniera pi\u00f9 numerosa in Italia, ad esempio, \u00e8 quella romena: e i Romeni (ormai cittadini dell&#8217;Unione europea) non fuggono dalla guerra o dalla carestia, ma vengono in cerca di un livello di vita pi\u00f9 alto, secondo gli standard del miraggio consumistico occidentale di alcuni decenni fa; il che \u00e8 tutta un&#8217;altra cosa. Gli Europei non potranno spalancare le porte a chiunque venga in cerca di una vita pi\u00f9 facile, esattamente come non si possono far salire su una scialuppa centinaia di naufraghi, senza farla affondare.<\/p>\n<p>Le nostre classi dirigenti non sono cos\u00ec cieche da non vedere dove andremo a finire, ma hanno fatto un calcolo cinico e freddo: hanno calcolato che esse riusciranno a sopravvivere, anche dopo che la marea avr\u00e0 completamente sconvolto gli equilibri sociali, economici, politici e culturali. Le classi dirigenti italiane &#8211; poich\u00e9 ci siamo prefissi di limitarci ad esse -, comprese le gerarchie vaticane e l&#8217;alto clero, non fanno, n\u00e9 hanno mai fatto la vita della gente comune.<\/p>\n<p>Tettamanzi nel Palazzo arcivescovile ambrosiano, Napolitano nel Palazzo del Quirinale, Berlusconi nella sua villa di Arcore: nessuno di loro vive a contatto quotidiano con il problema dell&#8217;immigrazione selvaggia. Non hanno un madre anziana che, per uscire a fare la spesa, deve percorrere strade degradate, piene di piccoli criminali che la getterebbero a terra per rubarle cinque euro. Non hanno dei figli che, a scuola, si vedono inibire i canti natalizi dalle solerti maestre, preoccupate di non offendere il sentimento religioso degli scolari immigrati.<\/p>\n<p>Culturalmente, essi vivono in una atmosfera di filantropismo tanto cosmopolita quanto artificiale, uno de tanti retaggi dei \u00abphilosophes\u00bb parigini del Settecento, i gran sacerdoti della religione illuminista, massonica e anticristiana. Per loro, il problema del crocifisso \u00e8 roba da superstizione medioevale: tanto, i loro figli vanno a scuola nei migliori istituti privati, dove la retta \u00e8 tale che non ci si vede un immigrato neanche con il cannocchiale.<\/p>\n<p>E lo stesso vale per le scuole cattoliche: niente immigrati, nessuno di essi potrebbe pagare la retta. \u00c8 facile, per la Chiesa, predicare l&#8217;integrazione scolastica, come se fosse la cosa pi\u00f9 facile di questo mondo: tanto, a farla devono essere per forza le scuole statali, ove le maestre si trovano con un numero di bambini provenienti dai Paesi pi\u00f9 diversi, e che non conoscono affatto la nostra lingua, ormai vicino a quello dei bambini italiani.<\/p>\n<p>Contro questa demagogia sempre pi\u00f9 sfrenata, occorre ribadire con forza che chi emigra in un altro Paese non ha solamente dei diritti, ma anche dei doveri: primo fra tutti, quello di rispettare le leggi dello Stato che li ospita e di non offenderne in alcun modo le tradizioni e la sensibilit\u00e0. Come facevano i nostri nonni, quando emigravano ai quattro angoli del mondo per costruire il Canale di Suez o la Ferrovia transiberiana o le grandi dighe africane: non pretendevano, appena arrivati, di trovare diritti pronti, ma erano consapevoli di doversi guadagnare innanzitutto la stima della societ\u00e0 che li ospitava.<\/p>\n<p>L&#8217;arcivescovo di Milano, il direttore di \u00abAvvenire\u00bb e quello di \u00abFamiglia Cristiana\u00bb non sanno o non vogliono mettersi in ascolto dello stato d&#8217;animo largamente diffuso nel nostro Paese: non perch\u00e9 il linguaggio del Vangelo, cui astrattamente si richiamano di continuo, sia impopolare, ma perch\u00e9 essi lo interpretano a senso unico; e non sanno ascoltare neppure gli operatori del volontariato cristiano. Chiunque abbia un po&#8217; di dimestichezza con la \u00abCaritas\u00bb sa che non pochi immigrati, specialmente islamici, ritengono tutto dovuto: la casa, il mobilio, l&#8217;assistenza; dicono, alzando la voce, che quei beni sono loro: li pretendono, puramente e semplicemente.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 Tettamanzi non si preoccupa del destino dei cristiani dell&#8217;Iraq, che ancora due o tre anni fa erano settecentomila, e ora sono ridotti a meno della met\u00e0, costretti a fuggire o a convertirsi all&#8217;islam, per non dover rischiare la vita tutti i giorni a causa della loro fede religiosa? Perch\u00e9 lui e tanti altri porporati progressisti ed ecumenisti non parlano mai di reciprocit\u00e0 fra cristianesimo ed islam; perch\u00e9 invocano ancora pi\u00f9 moschee e minareti, accusando gli Svizzeri di razzismo per il recente referendum in proposito, ma non spendono una parola n\u00e9 una lacrima per l&#8217;intolleranza di cui i cristiani sono vittime in tanti Paesi islamici, dalla Nigeria al Sudan?<\/p>\n<p>Nella Chiesa dei primi secoli, i vescovi erano eletti direttamente dal popolo delle rispettive diocesi: cos\u00ec, per acclamazione, magari senza essere nemmeno sacerdoti; soltanto per la loro fama di saggezza e santit\u00e0. Era una forma di razzismo identitario pure quella? I vescovi della Chiesa odierna, nominati invece dal papa, godono davvero di un profondo radicamento fra le comunit\u00e0 in cui sono chiamati a svolgere la loro opera apostolica?<\/p>\n<p>Da quando la parola \u00abidentit\u00e0\u00bb \u00e8 diventata politicamente scorretta, incivile, e, soprattutto, poco caritatevole e poco cristiana? Un buon cristiano non deve amare la cultura e l&#8217;anima del proprio Paese, della propria regione, della propria citt\u00e0? Deve sentirsi per forza privo di radicamento, privo di legami affettivi con i luoghi in cui \u00e8 nato e vissuto, in cui sono nati i suoi genitori e i suoi nonni, valorizzati dal lavoro delle loro mani?<\/p>\n<p>Certo, per il cristiano la Citt\u00e0 di Dio non \u00e8 di questo mondo; e, in tal senso, la sua cittadinanza non si identifica con alcuna cittadinanza terrena. Questo, per\u00f2, non significa che il legame con la propria terra, con la propria cultura debba essergli indifferente. Qui c&#8217;\u00e8 un malinteso da chiarire. I cristiani delle prime generazioni aspettavano la fine del mondo da un giorno all&#8217;altro; le lettere paoline rivelano chiaramente questa convinzione. Ma la fine del mondo si \u00e8 via via spostata nel tempo, e oggi non \u00e8 detto che sia molto pi\u00f9 vicina di quanto non lo fosse ai tempi di Cristo.<\/p>\n<p>Pertanto, il buon cristiano non \u00e8 colui che vive sulla Terra con un occhio sempre rivolto all&#8217;imminente fine del mondo, che annuller\u00e0 ogni legame terreno; ma, semmai, quello che vive nel presente con lo sguardo rivolto all&#8217;eternit\u00e0, attraverso la propria dimensione quotidiana. La Citt\u00e0 terrena non \u00e8 da disprezzare o da ignorare: sarebbe come voler amare gli altri, senza essere capaci di amare se stessi.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 amare veramente la Citt\u00e0 celeste solo se si sa amare anche la propria Citt\u00e0 terrena. Certo, l&#8217;amore per la creatura non \u00e8 la stessa cosa dell&#8217;amore per il Creatore: questo \u00e8 pi\u00f9 grande, pi\u00f9 completo, pi\u00f9 perfetto di quello; ma non vi \u00e8 realmente opposizione fra i due. Si ama la Citt\u00e0 celeste passando attraverso l&#8217;amore per la Citt\u00e0 terrena: intendendo quest&#8217;ultima, beninteso, non nel senso &#8211; agostiniano e pessimistico &#8211; di realt\u00e0 del peccato, ma in quello di realt\u00e0 concreta, nella quale si manifestano le cose a noi pi\u00f9 care: i genitori, la famiglia, i luoghi dell&#8217;infanzia e della vita adulta, tutte le cose e le persone che hanno fatto di noi quello che siamo, e che non potremmo misconoscere, se non macchiandoci della pi\u00f9 nera ingratitudine.<\/p>\n<p>\u00c8 giusto amare queste cose, non di un amore chiuso ed egoistico, ma tuttavia di un amore profondo e intransigente; ed \u00e8 giusto difendere l&#8217;identit\u00e0 della propria cultura, che \u00e8 fatta anche di paesaggi, di lingua, di storia, arte e tradizioni. Questo non significa disprezzare o rifiutare la cultura e le tradizioni dell&#8217;altro: significa pretendere che ciascuno sia padrone di coltivare le proprie, ed esigerne il rispetto, fin tanto che vive a casa sua.<\/p>\n<p>Qualcuno, nella nostra classe dirigente, dovrebbe avere il coraggio di cominciare a parlare di blocco dei nuovi arrivi di immigrati, di rimpatrio agevolato per quanti lo desiderano, di progetti di assistenza ai Paesi poveri nella precisa prospettiva di legare quelle popolazioni alla propria terra, con ragionevoli prospettive per il loro futuro.<\/p>\n<p>La politica del: \u00abVenite avanti, c&#8217;\u00e8 posto per tutti; basta stringersi un poco\u00bb, \u00e8, al tempo stesso, irresponsabile e suicida.<\/p>\n<p>Il popolo italiano non \u00e8 mai stato razzista; \u00e8 sempre stato accogliente e generoso.<\/p>\n<p>Tuttavia, se c&#8217;\u00e8 qualcosa che potrebbe farlo cambiare, crediamo sia proprio la demagogia sfrenata di un cosmopolitismo a senso unico, che, per rispettare le culture altrui importate in Italia, gli chiedesse di assistere rassegnato alla distruzione della sua identit\u00e0 culturale e spirituale.<\/p>\n<p>La nostra classe dirigente farebbe bene a riflettere su questo, prima che le cose vadano troppo oltre e che si inneschino, per davvero, rigurgiti razzisti: reazione fin troppo prevedibile di un popolo esasperato dalla incosciente indifferenza dei suoi rappresentanti istituzionali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 gi\u00e0 successo nella storia, e non una volta sola. 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