{"id":29169,"date":"2015-09-22T02:44:00","date_gmt":"2015-09-22T02:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/22\/sia-testori-che-pasolini-denunciano-la-mutazione-antropologica-ma-da-prospettive-opposte\/"},"modified":"2015-09-22T02:44:00","modified_gmt":"2015-09-22T02:44:00","slug":"sia-testori-che-pasolini-denunciano-la-mutazione-antropologica-ma-da-prospettive-opposte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/22\/sia-testori-che-pasolini-denunciano-la-mutazione-antropologica-ma-da-prospettive-opposte\/","title":{"rendered":"Sia Testori che Pasolini denunciano la \u00abmutazione antropologica\u00bb: ma da prospettive opposte"},"content":{"rendered":"<p>Pier Paolo Pasolini prima e Giovanni Testori poi hanno firmato, su <em>Il Corriere della Sera<\/em> (quand&#8217;era ancora un grande giornale, ricco di grandi firme\u00bb) una serie di articoli che rappresentano uno spaccato critico formidabilmente acuto della societ\u00e0 italiana, delle sue derive comunistiche, delle sue illusioni populiste, delle sue debolezze e infedelt\u00e0 al proprio essere e al proprio destino: vera e propria coscienza di un popolo e di una civilt\u00e0 nel momento in cui, finito il boom e la vita spensierata degli anni facili, incominciavano a imperversare il riflusso, la crisi, il terrorismo, la confusione, lo sbandamento, l&#8217;incultura e la dissoluzione della politica.<\/p>\n<p>Due voci critiche, dunque; due intellettuali &quot;ribelli&quot; e fuori dal coro, ospitati, tuttavia &#8212; significativa contraddizione; ma di chi? &#8211; sulle colonne del primo giornale d&#8217;Italia, tradizionale organo della borghesia moderata e benpensante, ma non senza fremiti de trasalimenti di segno progressista e perfino libertario; due implacabili fustigatori di tutto ci\u00f2 che \u00e8 inautentico, fasullo, ipocrita, artificiale, insincero: quasi due iconoclasti luterani, due patari scatenati, due vendicatori del buonismo ebete e dell&#8217;eterna tendenza al compromesso del popolo italiano, e specialmente delle sue classi dirigenti. Per giunta, due uomini che condividono una certa prospettiva etica, un comune orizzonte di ribellione e anche di speranza, per niente incantati &#8212; come allora era cos\u00ec frequente &#8212; dai miti neollluministi del razionalismo, dello scientismo, del tecnicismo, dell&#8217;efficientismo e del produttivismo esasperato, specchiato, quest&#8217;ultimo, per soddisfazione di legittimi bisogni e come affermazione di conculcati diritti e libert\u00e0.<\/p>\n<p>Eppure, che differenza di diagnosi, di prospettive, di linguaggio; quale abisso di mentalit\u00e0, di cultura, di orientamento interiore: non si potrebbero immaginare due scrittori pi\u00f9 diversi, pi\u00f9 lontani, pi\u00f9 estranei l&#8217;uno al&#8217;altro: perfino gli Italiani di cui parlano, la societ\u00e0 di cui denunciano le magagne, i comportamenti contro i quali puntano il dito, non sembrano pi\u00f9 gli stessi, sembrano appartenere a mondi diversi, a due dimensioni qualitativamente differenti; e cos\u00ec il linguaggio: perch\u00e9 la gente, il popolo, la religione, i preti, i politici, gli intellettuali, nei loro rispettivi discorsi, non sono gli stessi; e cos\u00ec la cultura, i libri, la stampa, l&#8217;informazione, la musica, la tradizione, il progresso, l&#8217;urbanistica, la citt\u00e0, la campagna, l&#8217;operaio, il contadino: pare quasi che essi stiano parlando due diversi pianeti del sistema solare, se non di due pianeti appartenenti a sistemi solari del tutto differenti.<\/p>\n<p>Eppure, Testori e Pasolini hanno molte cose in comune, sia come uomini, sia come scrittori, sia come uomini di cultura, sia come persone: perfino nella loro vita privata. Entrambi omosessuali: ma Pasolini sbandiera la sua diversit\u00e0, la getta come un guanto di sfida, e, anche quando non la ostenta, non la dimentica mai, la sottintende, essa \u00e8 presente in qualunque discorso, rivendicata con fierezza, implicitamente o esplicitamente; e la vive con una certa qual rabbia, con un certo qual furore, con una certa quale ingordigia, ponendosi in situazioni che sono ben lontane da quelle descritte nei suoi romanzi, dove l&#8217;approccio alla gente di borgata \u00e8 semplice, diretto, e non certo mercenario; mentre Testori \u00e8 schivo, riservato, geloso della sua sfera intima, e, se proprio ne deve parlare, lo fa con garbo, con misura, non solo non rivendicando alcunch\u00e9, ma confessandosi peccatore e solo dichiarando una sua disarmante sincerit\u00e0, un suo legame di bene profondo con i ragazzi di cui s&#8217;innamora (cfr. il nostro articolo \u00abIl matrimonio gay, per l&#8217;omosessuale Testori, \u00e8 solo un&#8217;esecrabile rivalsa\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb il 14\/04\/2015).<\/p>\n<p>Ha scritto acutamente Annamaria Cascetta a proposito della diversa impostazione data dai due ai problemi della societ\u00e0 italiana e, pi\u00f9 in generale, al loro discorso antropologico(da: A. Cascetta, \u00abInvito alla lettura di Testori\u00bb, Milano, Mursia, 1983, pp. 40-42):<\/p>\n<p>\u00abNell&#8217;insieme, questi numerosi interventi [gli articoli che Testori pubblica sul <em>Corriere della Sera<\/em> fra il 1978 e il 1981] compongono un quadro della situazione antropologica contemporanea. Si diagnostica una malattia, di cui sono indicati gli agenti morbosi, responsabili o corresponsabili, ma in cui anche si ricercano i sintomi o le sacche sane per una possibile rotta di risalita. I mali sono: lo stravolgimento dei valori tradizionali (la religione, la famiglia, il paese, la scuola, il lavoro); l&#8217;ancoraggio ad un eccesso di &quot;realt\u00e0&quot; che si accanisce nel &quot;parziale&quot; di spiegazioni che hanno perduto il riferimento metafisico ed eluso le domande ultime dell&#8217;uomo; il disprezzo della vita; la labilit\u00e0 della memoria; la &quot;cosificazione&quot;; la deificazione del meccanismo, della scheda, che, nel miraggio di una totale razionalizzazione, destituiscono l&#8217;uomo e il suo mistero; la conversione del Potere da volto ad ingranaggio. I responsabili sono identificati in una ideologia neoilluminista male intesa, in una strategia dell&#8217;avidit\u00e0 cieca e senza volto, nella latitanza dei &quot;padri traditori&quot; che &quot;hanno coniato per i figli la moneta della facilit\u00e0 e del consumo ed hanno ceduto al male ed alla morte&quot;, nei &quot;mandanti morali&quot; che hanno ridotto la vita ad una assurda vacanza da ogni legge morale e civile, da cui depennare, come imbarazzanti e <em>d\u00e9mod\u00e9es<\/em>, parole quali &quot;figlio&quot;, &quot;fratello&quot;, &quot;amore&quot;.<\/p>\n<p>Se \u00e8 innegabile la continuit\u00e0 di questi temi con quelli pasoliniani della &quot;mutazione antropologica&quot; che ha scalzato i vecchi valori in nome della cultura del consumo e del cinismo, della &quot;omologazione culturale&quot;, del Potere senza volto, dell&#8217;edonismo neo-laico dimentico di ogni valore umanistico, gi\u00e0 presente nei filoni tradizionali della cultura dotta e popolare, il punto di vista, la prospettiva, il tomo appaiono programmaticamente attestati su scelte diverse. Pasolini ostenta un&#8217;ottica socio-politica, che si vale di strumentazioni &quot;scientifiche&quot;, sociologiche e semiologiche, e che si cala in un linguaggio secco, esplicito, concettoso, fatto pi\u00f9 di &quot;distinguo&quot; e di categorie, che di &quot;letterariet\u00e0&quot; immaginosa, e che nasconde la &quot;parzialit\u00e0&quot; della sua passione polemica. Testori rivendica un punto di vista &quot;esistenziale&quot;, genericamente umano, e quindi, etimologicamente religioso, dichiarando polemicamente i limiti di un&#8217;ottica privilegiatamente socio-politica. Questa impostazione \u00e8 adatta a sopportare, anche nella sede insolita dell&#8217;articolo giornalistico, l&#8217;insistenza sui consueti temi nestoriani, o, come si sono pi\u00f9 volte definiti, ossessioni: la nascita, la morte, il dolore, il corpo, il grembo materno e la paternit\u00e0, ed \u00e8 adatta a far trovare a Testori, tanto pi\u00f9 cadendo nella fase di passaggio dalla disperazione alla fede, nella teologia, pi\u00f9 che in altre discipline, gli argomenti decisivi a favore delle tesi sostenute. Per esempio, si contrappone la &quot;santit\u00e0&quot; e la funzione attiva del dolore, alla rimozione o alla trionfalistica razionalizzazione di esso nella mentalit\u00e0 contemporanea: le ragioni della vita sono contrapposte alle ragioni della morte, in un disegno paterno di salvezza che fa, emblematicamente, centro sulla &quot;croce&quot;, sull&#8217;&quot;uno&quot;, sul &quot;figlio&quot; e riconosce in ogni esistenza la sua irripetibilit\u00e0, il suo essere singolarmente &quot;decisa&quot;, il &quot;sigillo di Dio&quot;. Sar\u00e0 tutto chiaro al lettore se confronter\u00e0, ad esempio, gli argomenti diversi che Pasolini e Testori adducono alla condivisa opinione contro l&#8217;aborto.<\/p>\n<p>Ed ancora, \u00e8 questo il punto di vista che induce Testori a trascurare 8anchge se non del tutto, poich\u00e9 gli attacchi ci sono e sono lucidi) il processo alle istituzioni responsabili. Su queste, invece, si sa, Pasolini infierisce con le note formule contro il Partito, il Palazzo, la Chiesa e con il diritto polemizzare con interlocutori illustri. Testori punta invece sull&#8217;identificazione di quelle presenze in cui le prospettive &quot;alte&quot; non si sono spente, sorta di sacche di resistenza e possibili poli calamitanti; queste sono: il magistero di un papa del dolore, che gli \u00e8 congeniale, come Paolo VI, la lezione di certi giovani, la lezione di una &quot;umile eppure grandiosa realt\u00e0 di popolo&quot; che, a dispetto delle tabelle statistiche e delle classificazioni dei sociologi, pare sopravvivere, che Testori ama andare a scovare (cfr. l&#8217;articolo: &quot;Ma di quali italiani stiamo parlando?&quot; apparso sul <em>Corriere della Sera<\/em> dell&#8217;11 novembre 1979) e in cui Pasolini avrebbe letto non la speranza di un rimedio al male, ma, se mai, il pericolo di un male peggiore : la restaurazione sanfedista e clericale.\u00bb<\/p>\n<p>Colpisce il fatto che di tanto Pasolini \u00e8 stato distruttivo, negativo, sprezzante, aggressivo, saccente e presuntuoso (celeberrimo il suo articolo intitolato \u00abIo so\u00bb, apparso sul <em>Corriere della Sera<\/em> del 14 novembre 1974, nel quale puntava il dito contro l&#8217;universo mondo, col tono del giudice implacabile e onnisciente, lui solo puro e onesto in un mondo di vermi e parassiti), quanto Testori \u00e8 riflessivo, lucido ma anche costruttivo, severo ma anche misericordioso, e soprattutto umile, paziente, tenace, aperto al trascendente, consapevole dell&#8217;umana debolezza. Eppure vengono entrambi dalla stessa area culturale: quella cattolica; ed entrambi l&#8217;hanno vissuta e rielaborata a loro modo, facendone uno strumento di lettura della realt\u00e0, ivi compresa la mutazione antropologica che ha condotto gli Italiani da poveri a benestanti, da emigranti a consumisti, da schietti ad artefatti, da contadini ad operai e imprenditori, da credenti ad adoratori del dio denaro.<\/p>\n<p>Quello che li distingue non \u00e8 il fondo cattolico della loro cultura, ma il diverso, diversissimo modo di vivere e rielaborare la fede dei padri (nel caso di Pasolini, della madre): che \u00e8, guarda caso, l&#8217;antica e sempre attuale differenza che corre fra due modi di intendere il Vangelo, l&#8217;una che si scaglia contro il peccatore insieme al suo peccato, l&#8217;altra che distingue il peccato dal peccatore; l&#8217;una che si serve della Croce per predicare la giustizia in terra, l&#8217;altra per indicare la via della pace dell&#8217;anima; l&#8217;una che adatta il messaggio religioso alle necessit\u00e0 del mondo, compresa la (legittima) sete di giustizia, l&#8217;altra per vivere nella vita di ciascuno, a cominciare dalla propria, il dramma della sofferenza, della caduta, della ricerca di Dio e della redenzione, nel pieno riconoscimento della finitezza e imperfezione della creatura rispetto al suo Creatore.<\/p>\n<p>Testori \u00e8 un cristiano che crede nella metafisica; Pasolini \u00e8 un marxista che si serve di Cristo per assolutizzare vieppi\u00f9 una ideologia gi\u00e0 di per s\u00e9 stessa assolutista e totalizzante: il primo conserva uno sguardo problematico e benevolo verso gli uomini, anche nelle loro miserie, anche nelle loro cadute; il secondo non dismette mai i panni del giudice implacabile, o, se per caso li dismette, \u00e8 solo per assumere, ma ideologicamente e non concretamente e umanamente, i panni dei suoi &quot;eroi&quot; preferiti, dei suoi &quot;ragazzi di vita&quot;, visti come l&#8217;equivalente laico e moderno del &quot;buon selvaggio&quot; di settecentesca memoria. Pasolini ha preso il guscio vuoto della religione cristiana e lo riempie di contenuti della sociologia, della lotta di classe, di quella cultura moderna che pure detesta, lacerato, com&#8217;\u00e8, dal rimpianto struggente per il perduto mondo contadino della sua infanzia; Testori cerca di attualizzare il messaggio cristiano, ma senza confonderlo con le ideologie del mondo e senza farsi alcuna illusione sulle <em>magnifiche sorti e progressive<\/em> (sia pure nella versione comunista), anzi, scorgendo in tale illusione un tradimento verso l&#8217;uomo. Pasolini \u00e8, o vuole essere, un rivoluzionario, un fustigatore inesorabile della decadente societ\u00e0 borghese, fradicia di mollezza e ipocrisia; Testori \u00e8 un umanista, un riflessivo, uno spirito naturalmente religioso, che cerca Dio con timore e tremore e che non si sente migliore di coloro che accusa, n\u00e9 se la prende personalmente con alcuno, tanto meno con una intera classe sociale, semmai con i vizi, con gli errori, con i comportamenti sbagliati.<\/p>\n<p>Entrambi amano il popolo, gli umili, i semplici: ma uno li ama compiacendosi della loro degradazione, che chiama fierezza; l&#8217;altro chinandosi sulle loro piaghe con partecipazione commossa, con profondo senso di umanit\u00e0. Uno li idealizza, proprio perch\u00e9 li dipinge senza intime contraddizioni, come se appartenessero ad un unico tipo umano, fatto di eroi alla rovescia: ladri e prostitute, sfruttatori e gente di malaffare, a loro modo generosissimi, sempre autentici e &quot;veri&quot;, anzi, gli unici &quot;veri&quot; in un mondo di falsit\u00e0 e ipocrisia; l&#8217;altro li vede come sono, senza abbellirli, e spera semmai nella loro redenzione. Uno celebra l&#8217;<em>epos<\/em> dei &quot;ragazzi di vita&quot; delle borgate romane, nei quali vede gli ultimi dei Mohicani in via d&#8217;estinzione; l&#8217;altro si china sugli &quot;ultimi&quot; dei borghi milanesi e sulla loro vita segreta, notturna, &quot;misteriosa&quot; (perch\u00e9 ogni anima umana \u00e8 mistero). Entrambi sono attratti da una umanit\u00e0 fatta di umiliati e offesi; entrambi condividono una sensibilit\u00e0 risentita e intransigente, proprio come nel mondo di Gogol&#8217; o in quello di Dostoevskij. Ma perfino se dicessero le stesse cose &#8212; e a volte par che le dicano &#8212; il lettore sente che il messaggio \u00e8 diverso, come sono diversi la prospettiva e gli scopi.<\/p>\n<p>Per Pasolini, a ben guardare, lo spirito di denuncia e l&#8217;incessante polemizzare sono un bisogno primario; se non avesse degli avversari da maledire, da insultare, se li inventerebbe: appartiene alla razza di quanti cercano e vedono il male fuori di loro, intorno a loro. Testori non scaglia anatemi, non polemizza in via personale: \u00e8 di quelli che sono turbati dalla coscienza che il male \u00e8 gi\u00e0 in noi, e che sentono, perci\u00f2, il bisogno di un Dio che li perdoni e li redima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pier Paolo Pasolini prima e Giovanni Testori poi hanno firmato, su Il Corriere della Sera (quand&#8217;era ancora un grande giornale, ricco di grandi firme\u00bb) una serie<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[220],"class_list":["post-29169","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-pier-paolo-pasolini"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29169","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29169"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29169\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29169"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29169"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29169"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}