{"id":29153,"date":"2017-04-22T06:42:00","date_gmt":"2017-04-22T06:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/22\/la-teologia-postconciliare-e-una-forza-fuori-controllo-che-sta-divorando-la-fede-cattolica\/"},"modified":"2017-04-22T06:42:00","modified_gmt":"2017-04-22T06:42:00","slug":"la-teologia-postconciliare-e-una-forza-fuori-controllo-che-sta-divorando-la-fede-cattolica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/22\/la-teologia-postconciliare-e-una-forza-fuori-controllo-che-sta-divorando-la-fede-cattolica\/","title":{"rendered":"La teologia postconciliare \u00e8 una forza fuori controllo che sta divorando la fede cattolica?"},"content":{"rendered":"<p>La cattedrale di Santa Maria Assunta a Troia, in provincia di Foggia, concattedrale della diocesi di Lucera-Troia, \u00e8 un vero e proprio scrigno di gioielli preziosi in fatto di architettura, scultura e pittura romanica, al quale ci si avvicina con riverenza e ammirazione, tanto che l&#8217;occhio, fin dall&#8217;esterno, fin dalla facciata con il grande rosone a traforo, e dallo splendido portale in bronzo, suddiviso in 28 formelle scolpite, non sa dove posarsi, dove sostare pi\u00f9 a lungo, perch\u00e9 tutto \u00e8 una meraviglia; ed entrando, poi, nell&#8217;edificio a tre navate, l&#8217;ammirazione aumenta, e la mente non pu\u00f2 fare a meno di pensare quanto sciocchi, ingiusti e unilaterali sono i giudizi di quegli storici, e anche di quegli storici dell&#8217;are, i quali vedono nel Medioevo una civilt\u00e0 semibarbarica, superstiziosa, ignorante e oscurantista, mentre qui, in questo luogo antico di otto secoli, tutto parla di fede, di spiritualit\u00e0, di forza, di bellezza, di slancio dell&#8217;anima verso la dimensione celeste: ma senza ignorare i drammi e le lotte della vita terrena, i quali, anzi, trovano una rappresentazione decisamente realistica, talvolta perfino cruda.<\/p>\n<p>A quest&#8217;ultimo proposito, spicca, fra tanti altri, un bassorilievo del pulpito, in pietra, raffigurante un leone che ghermisce un agnello e lo sta divorando, ancor vivo; mentre un cane, in alto, a sinistra, si avventa sul leone e lo azzanna alle terga, apparentemente per salvare l&#8217;agnello, ma, a quel che \u00e8 dato vedere e capire, con ben pochi risultati, a causa della sproporzione fra la mole e la pericolosit\u00e0 del leone e quella del tardivo soccorritore, il quale, forse, finir\u00e0 sbranato a sua volta. \u00c8 una scena altamente drammatica e impressionante, che lascia addirittura perplessi, non solo per la forza espressiva e la tensione spirituale che sottintende, ma anche per la problematicit\u00e0 del significato allegorico, che non risulta affatto evidente di primo acchito. Bisognerebbe andarci piano con l&#8217;affermare con troppa sicurezza e disinvoltura, come abitualmente si fa, che le decorazioni, le sculture e le vetrate delle cattedrali medievali erano la\u00a0<em>Biblia pauperum<\/em>, la Bibbia dei poveri, se ad una tale espressione si annette il significato di una trasmissione del tutto esplicita, e auto-evidente, dei principali contenuti della fede cattolica.<\/p>\n<p>Forse l&#8217;uomo medievale, bench\u00e9 ignorante, e sovente analfabeta, non era, per\u00f2, cos\u00ec rozzo e grossolano come piace immaginarselo ai tanti \u00a0lettori di romanzi come\u00a0<em>Il nome della rosa<\/em>\u00a0e agli spettatori di film come quello omonimo; e forse non era nemmeno un uomo cos\u00ec &quot;semplice&quot; come comunemente si crede, se per semplice s&#8217;intende una persona sostanzialmente ignara della complessit\u00e0 della vita. Il che ci porterebbe a un ripensamento di uno dei nostri convincimenti pi\u00f9 largamente diffusi, ma anche dei meno verificati, e cio\u00e8 che la vita dell&#8217;uomo moderno sia immensamente pi\u00f9 complessa di quella dell&#8217;uomo pre-moderno: a meno, naturalmente, che ci si limiti a giudicare una cosa &quot;semplice&quot; o &quot;complessa&quot; unicamente in base ai suoi aspetti esteriori, quantitativi e misurabili sull&#8217;ordine materiale. Forse l&#8217;uomo medievale era, molto pi\u00f9 di noi, abituato a &quot;leggere&quot; le opere dell&#8217;arte sacra come introduzione a dei significati profondi, che vanno desunti non solo in base a collegamenti e relazioni di ordine storico, logico e naturale, ma, e in misura assai maggiore, lasciandosi interrogare dalla dimensione stessa della fede, la quale &quot;sa&quot; in quale senso indirizzare l&#8217;anima, purch\u00e9 essa possieda l&#8217;umilt\u00e0 necessaria per spogliarsi della sua pretesa di sapere gi\u00e0 tutto, e si ponga in atteggiamento di umilt\u00e0, di ascolto, di contemplazione e di adorazione del divino. Ma questa linea di ragionamento ci porterebbe troppo lontano e richiederebbe un approfondimento ulteriore, che, forse, svolgeremo un&#8217;altra volta, e che in parte abbiamo gi\u00e0 svolto in precedenti occasioni (cfr. l&#8217;articolo <em>Il mondo dell&#8217;uomo medievale \u00e8 popolato di presenze invisibili, perch\u00e9 soprannaturali<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 08\/09\/2014, e ripubblicato su <em>Il Corriere delle Regioni<\/em> il 30\/11\/2015); per cui ci fermiamo qui e torniamo ai nostri tre animali dal significato piuttosto misterioso.<\/p>\n<p>Il bassorilievo sul pulpito della cattedrale di Troia, comunque, ha attirato a suo tempo l&#8217;attenzione di un osservatore assai colto, fine e intelligente, come il papa Benedetto XVI, che ne \u00e8 rimasto talmente colpito, e talmente pensieroso, da dedicarvi una riflessione scritta, che vale la pena di riportare per esteso (da: Joseph Ratzinger, <em>Collaboratori della verit\u00e0. Un pensiero al giorno<\/em>; titolo originale: <em>Mitarbeiter der Wahrheit: Gerdanken f\u00fcr jeden Tag<\/em>, W\u00fcrzburg, Verlag Johann Wilhelm Naumann, 1990; traduzione dal tedesco a cura di suor Irene Grassi, Libreria Editrice Vaticana, 2005, pp. 265-267):<\/p>\n<p><em>Nella magnifica cattedrale romanica della piccola cittadina pugliese di Troia sono rimasto affascinato soprattutto da un bassorilievo sul pulpito, datato 1158 e un po&#8217; enigmatico. Esso rappresenta tre animali, nella cui correlazione reciproca l&#8217;artista ha voluto manifestamente rappresentare la condizione della Chiesa nel suo tempo. In basso si vede un agnello, su cui si \u00e8 gettato avidamente un eone possente. Questi lo tiene fermo tra le sue zampe poderose e con i denti. Il corpo dell&#8217;agnello \u00e8 ormai dilaniato: si vedono le ossa e si vede che ne sono gi\u00e0 stati mangiati dei brani. Solo lo sguardo infinitamente triste dell&#8217;animale assicura l&#8217;osservatore che l&#8217;agnello, per met\u00e0 sbranato, \u00e8 ancora vivo.<\/em><\/p>\n<p><em>A confronto con l&#8217;impotenza dell&#8217;agnello, il leone \u00e8 espressione di violenza brutale, alla quale l&#8217;agnello non pu\u00f2 opporre altro che la sua inerme angoscia. \u00c8 chiaro che l&#8217;agnello rappresenta la Chiesa, o meglio: la fede della Chiesa e nella Chiesa. Cos\u00ec in questa scultura abbiamo a che fare con una specie di &quot;rapporto sulla fede&quot; in apparenza molto pessimista: la vera Chiesa, la Chiesa della fede sembra gi\u00e0 per met\u00e0 divorata dal leone del potere, nelle cui grinfie \u00e8 finita. Essa pu\u00f2 solo subire il proprio destino nell&#8217;impotenza del dolore.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma la scultura, che raffigura con il necessario realismo la condizione umanamente disperata della Chiesa, \u00e8 anche espressione di quella speranza, che sa dell&#8217;invincibilit\u00e0 della fede. Questa speranza prende forma in maniera singolare: sul leone si getta un terzo animale, un piccolo cane bianco. A giudicare dalle sue forze, esso appare del tutto impari rispetto al leone, ma, ci\u00f2 nonostante, morde coi denti e con le unghie il mostro rapace. Forse cadr\u00e0 esso stesso vittima del felino, tuttavia la sua intromissione costringer\u00e0 il leone a mollare l&#8217;agnello.<\/em><\/p>\n<p><em>Se il significato simbolico dell&#8217;agnello \u00e8 in certa misura chiaro, altrettanto non \u00e8 degli altri due animali. Resta dunque aperto l&#8217;interrogativo: Chi \u00e8 il leone? Chi \u00e8 il piccolo cane bianco? In proposito non ho ancora potuto consultare alcun manuale di storia dell&#8217;arte, e nemmeno io lo so. Resta allora da farsi una domanda: dov&#8217;\u00e8 il posto della teologia in questa drammatica contrapposizione di tre realt\u00e0?<\/em><\/p>\n<p><em>Quanto pi\u00f9 vi rifletto, tanto pi\u00f9 mi sembra che la raffigurazione non sia un&#8217;esaltazione della teologia, bens\u00ec una provocazione, un invito all&#8217;esame di coscienza, una questione aperta. Chiaramente circoscritto \u00e8 solo il significato simbolico dell&#8217;agnello. Ma gli altri due animali, il leone e il cagnolino, non rappresentano forse i due possibili orientamenti della reologia, i due opposto itinerari? Il leone, non impersona forse la tentazione cui la teologia va incontro nella storia, di erigersi a &quot;padrona&quot; della fede? Non incarna forse quella &quot;violentia rationis&quot;, quella ragione dispotica e violenta, di cui un secolo pi\u00f9 avanti Bonaventura doveva parlare come di una forma deviata del pensiero teologico? E il cagnolino coraggioso, non rappresenta la via opposta, cio\u00e8 una teologia che si sa al servizio della fede e che perci\u00f2 accetta di rendersi ridicola, mostrando per\u00f2 nei suoi evidenti limiti la perdita di unit\u00e0 di misura e l&#8217;autoglorificazione della &quot;ragion pura&quot;?<\/em><\/p>\n<p><em>Se le cose stanno cos\u00ec, quale provocazione il bassorilievo di quel pulpito rivolge a predicatori e a teologi d&#8217;ogni tempo! Esso fa da specchio a colui che parla cos\u00ec come a colui che ascolta. Per i pastori e i teologi \u00e8 un esame di coscienza, poich\u00e9 entrambi possono essere &quot;predatori&quot; o &quot;custodi&quot;. E in questo modo &#8212; come interrogativo che come tale non \u00e8 mai definitivamente risolto &#8212; tale raffigurazione ci tocca tutti personalmente.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;interpretazione di Benedetto XVI, molto originale e molto suggestiva, \u00e8, nello stesso tempo, un riflesso delle sue preoccupazioni nei confronti di una teologia fuori controllo, la quale, dimentica del suo statuto originario, resa folle dalla superbia intellettuale, pretenda di stravolgere le verit\u00e0 della fede e diventi, pertanto, simile a una belva feroce, che divora la sua stessa Chiesa. Questa preoccupazione traspare da numerosissimi scritti e discorsi di papa Benedetto XVI, il quale, da teologo, e da fine teologo, ha vissuto dall&#8217;interno la stagione del Concilio Vaticano II e ha visto coi suoi occhi quanto potere, sia pure in forma non riconosciuta ufficialmente, hanno avuto i teologi nel determinare gli orientamenti dei lavori conciliari e, in definitiva, nell&#8217;imprimere a quel grande avvenimento una direzione precisa, che non era, forse, quella pensata e desiderata dalla grande maggioranza dei vescovi che vi presero parte. Fatto nuovo, sorprendente, inaudito, perch\u00e9 mai, nei venti concili precedenti della storia della Chiesa, i teologi, alcuni dei quali laici (come Jacques Maritain) avevano preteso di orientare i lavori in una direzione nuova; ma sempre avevano posto la loro competenza scientifica al servizio del Magistero e contro gli errori, le interpretazioni ambigue, le dottrine eretiche: si erano sempre posti, cio\u00e8, nel ruolo di umili difensori della fede, e mai in quello di coloro che vogliono aprire alla fede nuovi orizzonti, nuove prospettive e perfino nuovi modi di pensare. E proprio perch\u00e9 Benedetto XVI ha mutato sostanzialmente parere sugli anni del Concilio, guardando in maniera critica alle speranze e alle attese che lui stesso aveva, in un primo tempo, condiviso, distaccandosi per\u00f2, abbastanza presto, da quei suoi confratelli che vedeva avviati verso una teologia superba, spregiudicata e potenzialmente pericolosa per la fede, in lui \u00e8 cos\u00ec viva e frequente la riflessione sui limiti e sulla natura stessa della teologia, in rapporto alla fede e in rapporto alla vita della Chiesa, cos\u00ec come \u00e8 assai frequente la riflessione sul significato del Concilio e sul dopo Concilio. Egli ha sempre ribadito che il Concilio, evento in se stesso benefico e provvidenziale, non va confuso con gli abusi e gli errori che ne sono seguiti, e che ad esso, impropriamente, pretendono di rifarsi; tuttavia, a parte l&#8217;obiezione di ordine logico che si pu\u00f2 muovere alla sua posizione &#8211; come pu\u00f2, l&#8217;albero buono, dare frutti tanto cattivi? &#8211; la stessa frequenza ed insistenza delle riflessioni di Benedetto XVI su questa spinosa questione offre un indizio, a nostro parere difficilmente equivocabile, di quanto egli fosse &#8211; e senza dubbio sia tuttora, da &quot;papa emerito&quot; -, tormentato dal dubbio che, s\u00ec, una cattiva teologia si fosse intrufolata nel Concilio e avesse gettato i semi di quegli abusi, anzi, di quei disastri, come egli stesso li chiama, e riconosce che vi furono; abusi la cui pessima influenza continua a farsi sentire sino ad oggi, e oggi pare, anzi, aver raggiunto una dimensione ancor pi\u00f9 minacciosa e incontrollabile. Ad esempio, una volta egli ebbe ad osservare: <em>Il cattolico che lucidamente &#8212; e di conseguenza con sofferenza &#8212; vede i guasti prodotti nella sua Chiesa dalle false interpretazioni del concilio Vaticano II, deve scoprire proprio in quel medesimo concilio Vaticano II le possibilit\u00e0 di un&#8217;autentica ripresa. Il concilio \u00e8 SUO, non di coloro che vogliono dirottarlo per una via, i cui sbocchi sarebbero catastrofici<\/em> (in: <em>Rapporto sulla fede<\/em>, p. 37). Eppure non doveva essere del tutto convinto nemmeno lui, se tornava ancora, e ancora, a interrogarsi su questo punto: i guasti della liturgia, della pastorale e della teologia post-conciliari sono stati causati da una errata interpretazione del concilio, o hanno trovato il loro terreno d&#8217;incubazione nel concilio stesso?<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: quando la teologia si dimentica di essere solo una stampella della fede; quando si dimentica che la sua ragion d&#8217;essere, il suo scopo, la sua natura, sono di promuovere, sostenere, chiarificare e incoraggiare la fede, e di consolare e fortificare il credente; quando, invece, pretende di farsi autrice, in prima persona, di una &quot;svolta&quot; della fede, di una nuova maniera di leggere le Scritture, e di porre la Tradizione in soffitta, tra le vecchie cose inutili, che non si osa gettar via solo per un ultimo residuo, peraltro ipocrita, di umano rispetto: ebbene, a quel punto la teologia diventa cattiva teologia e falsa teologia, ed \u00e8 simile a una bestia feroce, a un leone famelico, che si getta sull&#8217;agnello della Chiesa, lo azzanna, lo dilania; mentre la sana teologia, ridotta a poca cosa, tenta coraggiosamente, ma forse invano, di salvare l&#8217;agnello, distraendo l&#8217;attenzione della terribile fiera. Ah, se i vari teologi e pastori &quot;novatori&quot;, i Walter Kasper, i Carlo Maria Martini, gli Enzo Bianchi, i Vincenzo Paglia, i Nunzio Galantino, gli Arturo Sosa Abascal, i James Martin, e lo stesso papa Francesco: se costoro, salendo sul pulpito, o parlando alla televisione, o rilasciando interviste, o scrivendo libri ed articoli, si fossero ricordati, se avessero tenuto presente il saggio e severo ammonimento contenuto nel bassorilievo della cattedrale di Troia! Non sono forse essi simili a quel leone ruggente, che si getta sull&#8217;agnello e ne fa a brani le tenere carni, straziando proprio quella fede dei piccoli, dei semplici, che Cristo aveva tanto raccomandato di custodire, e di non scandalizzare, mai, assolutamente mai, per nessuna ragione al mondo? E invece essi, gonfi di umana superbia, di malcelato compiacimento, di narcisismo a fatica dissimulato, desiderosi di approvazione, di elogi, di consensi (e da parte di chi, poi? da parte dei nemici secolari della Chiesa!), di auto glorificazione, avessero ricordato almeno le parole di Cristo, e avessero preso a modello il Buon Pastore, colui che \u00e8 pronto a dare la propria vita per la difesa del gregge! Al contrario, essi non si turbano minimamente per il fatto di allontanare tante e tante pecorelle, di lasciare ch&#8217;esse vadano a smarrirsi chiss\u00e0 dove, lontano dall&#8217;ovile della Chiesa fondata da Ges\u00f9 Cristo!<\/p>\n<p>Tale \u00e8 il destino di una teologia superba, dominata dalla <em>violentia rationis<\/em>: da una ragione tutta umana e insuperbita, che, con la scusa e la pretesa di capire &quot;meglio&quot;, e di pi\u00f9, di quel che ha capito fino ad oggi la fede, vuole andare <em>avanti<\/em>, vuole andare <em>oltre<\/em>, vuole delineare cieli nuovi e terre nuove, fosse pure sulla rovina della fede e sulle ceneri della Chiesa, della cui sopravvivenza, e della cui fedelt\u00e0 alla Parola divina non sembrano davvero curarsi molto, certo non quanto degli umani riconoscimenti e delle umane, e mondane, gratificazioni&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cattedrale di Santa Maria Assunta a Troia, in provincia di Foggia, concattedrale della diocesi di Lucera-Troia, \u00e8 un vero e proprio scrigno di gioielli preziosi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[92],"class_list":["post-29153","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29153","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29153"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29153\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29153"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29153"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29153"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}