{"id":29151,"date":"2019-09-06T09:14:00","date_gmt":"2019-09-06T09:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/09\/06\/teologia-della-responsabilita-o-della-misericordia\/"},"modified":"2019-09-06T09:14:00","modified_gmt":"2019-09-06T09:14:00","slug":"teologia-della-responsabilita-o-della-misericordia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/09\/06\/teologia-della-responsabilita-o-della-misericordia\/","title":{"rendered":"Teologia della responsabilit\u00e0 o della misericordia?"},"content":{"rendered":"<p>La Chiesa deve predicare una teologia della responsabilit\u00e0 o una teologia della misericordia? \u00c8 pi\u00f9 importante sottolineare la responsabilit\u00e0 dell&#8217;uomo nell&#8217;operare le sue scelte di fronte a Dio, o la misericordia di Dio nei confronti dell&#8217;uomo fragile e peccatore? Posta la questione in questi termini, verrebbe spontaneo rispondere: vanno predicate entrambe le cose, sia la responsabilit\u00e0 dell&#8217;uomo che la misericordia di Dio. In pratica, considerata sia la divina Tradizione cui si riallaccia, oltre che alle Scritture, il Magistero, sia il momento storico che stiamo vivendo, una simile risposta sarebbe un po&#8217; troppo salomonica, per non dire pilatesca: avrebbe cio\u00e8 il torto d&#8217;ignorare che la Chiesa predica il Vangelo a uomini concreti, in una storia concreta, per\u00f2 alla luce di una Verit\u00e0 perenne e indefettibile, non gi\u00e0 di una &quot;verit\u00e0&quot; storica, e quindi relativa, soggetta a mutamenti anche considerevoli nel corso del tempo.<\/p>\n<p>Sappiamo e vediamo fin troppo bene che la Chiesa, da alcuni decenni, predica quasi esclusivamente e in maniera sempre pi\u00f9 convinta e unilaterale la teologia della misericordia, fino a riempire le chiese con le immagini del Padre misericordioso che accoglie a braccia spalancate il figlio prodigo. Il guaio \u00e8 che ha smesso, o quasi, di parlare dell&#8217;altra faccia della vera teologia cattolica, quella incentrata sul concetto della responsabilit\u00e0 personale. L&#8217;uomo, creatura razionale e dotata di libero arbitrio, \u00e8 chiamata a rispondere affermativamente all&#8217;invito di Cristo, che \u00e8 l&#8217;invito alla propria Redenzione: e va da s\u00e9 che, se l&#8217;uomo ha bisogno della Redenzione, \u00e8 perch\u00e9 la sua natura \u00e8 peccatrice, quale conseguenza del Peccato originale. Ma \u00e8 appunto questo il dato antropologico sul quale molti, troppi teologi moderni vogliono sorvolare: tanto \u00e8 vero che perfino in diversi documenti recenti del Magistero (come <em>Amoris laetitia<\/em>) si parla genericamente delle fragilit\u00e0 umane e non del peccato, in maniera chiara e inequivocabile; e questo perch\u00e9 si vuol suggerire che l&#8217;uomo \u00e8 fragile, ma non \u00e8 irrimediabilmente inclinato al peccato, e inoltre che la misericordia di Dio \u00e8 talmente larga e generosa da accogliere a braccia aperte anche l&#8217;umanit\u00e0 che non si pente n\u00e9 domanda perdono, il che oltretutto contraddice frontalmente il racconto evangelico della parabola del figlio prodigo (<em>Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non son pi\u00f9 degno di essere chiamato tuo figlio: trattami come uno dei tuoi servi<\/em>).<\/p>\n<p>Tutto questo nasce da quella perversione della vera teologia cattolica che \u00e8 iniziata col modernismo, \u00e8 proseguita con la <em>nouvelle th\u00e9ologie<\/em> ed \u00e8 culminata nella <em>svolta antropologica<\/em> di Karl Rahner: perversione, perch\u00e9 pone al centro della riflessione l&#8217;uomo e non Dio, e quindi capovolge la giusta prospettiva e mette l&#8217;eterno in subordine rispetto al temporale, l&#8217;assoluto di fronte al relativo, l&#8217;immutabile di fronte al transeunte. In fondo, \u00e8 una nuova versione dell&#8217;umanesimo cristiano: contraddizione in termini, perch\u00e9 nessun umanesimo pu\u00f2 essere cristiano: o si \u00e8 cristiani, o si \u00e8 umanisti; o si pone Dio al centro di tutto, o vi si pone l&#8217;uomo, e lo si assolutizza. Ma assolutizzare l&#8217;uomo \u00e8 appunto la colpa originaria: la colpa di Adamo ed Eva, i quali disobbedirono a Dio per superbia, ossia perch\u00e9 non vollero accettare la loro condizione creaturale e, in particolare, non accettarono la loro mortalit\u00e0. Ora la superbia umana si prende la rivincita, penetrando fin nel cuore della teologia &quot;cattolica&quot; (fra virgolette, perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 tale, anche se viene venduta come se lo fosse) e ribadisce che l&#8217;uomo sceglie liberamente se dire di s\u00ec alla Redenzione, oppure di no: il che \u00e8 una perversione del vero concetto cristiano della libert\u00e0. La libert\u00e0, per il cristiano, non \u00e8 fare quel che si vuole, ma ci\u00f2 che piace a Dio, perch\u00e9 \u00e8 giusto davanti a Lui. Dunque, non esiste il diritto alla libert\u00e0 di rifiutare Dio: il vero Dio, cio\u00e8 il Dio annunciato da Ges\u00f9 Cristo, e che \u00e8 Dio Egli stesso, se conosciuto, non pu\u00f2 che essere accolto; se non lo accoglie, l&#8217;uomo si macchia del peccato pi\u00f9 grave: quello della creatura che non vuole adorare e servire il suo Creatore. E gi\u00e0 da questo si vede come l&#8217;eresia si \u00e8 affermata vittoriosamente nella Chiesa fin dal Concilio Vaticano II, perch\u00e9 la dichiarazione <em>Dignitatis humane<\/em> del 7 dicembre 1965 (approvata con 2.308 voti favorevoli e solo 70 contrari) stabilisce, appunto, il principio della libert\u00e0 religiosa: lo fa in modo velato e volutamente ambiguo, ma lo fa. Da l\u00ec, e naturalmente dalla dichiarazione <em>Nostra aetate<\/em> del 28 ottobre 1965, prendono le mosse il falso ecumenismo e il falso dialogo interreligioso, che stanno ora culminando nella suprema apostasia: il documento di Abud Dhabi del 4 febbraio 2019, nel quale testualmente si afferma che<\/p>\n<p><em>La libert\u00e0 \u00e8 un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libert\u00e0 di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversit\u00e0 di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volont\u00e0 divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina \u00e8 l&#8217;origine da cui deriva il diritto alla libert\u00e0 di credo e alla libert\u00e0 di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civilt\u00e0 che gli altri non accettano.<\/em><\/p>\n<p>A sua volta, la falsa teologia della svolta antropologi e la falsa teologia della misericordia, dell&#8217;ecumenismo e del dialogo interreligioso, cavallo di Troia per introdurre il relativismo, l&#8217;indifferentismo e il soggettivismo religioso nella dottrina cattolica, sono frutto di un altro errore esiziale: il giudizio circa il &quot;mondo&quot; e circa la relazione che sussiste fra Cristo e il mondo, e perci\u00f2 fra il Vangelo e coloro che lo seguono e lo annunciano, da una parte, e il mondo dall&#8217;altra. Per millenovecento anni la Chiesa non ha avuto esitazioni o incertezze in proposito: il mondo non \u00e8 malvagio in se stesso, ma lo \u00e8 quando rifiuta scientemente e deliberatamente Ges\u00f9 Cristo, unico Redentore e portatore di Salvezza. E questa non \u00e8 una interpretazione soggettiva, ma la sola interpretazione possibile che emerge dalle Scritture, e particolarmente dal Vangelo &quot;teologico&quot; per eccellenza, il quarto. In esso, specialmente durante i discorsi di commiato, Ges\u00f9 chiarisce in maniera nettissima, inequivocabile, la giusta relazione che esiste fra Lui e il mondo, e quindi sulla relazione che deve sussistere fra i suoi discepoli e il mondo. Il mondo non \u00e8 condannato in se stesso, anzi, Cristo \u00e8 venuto nel mondo per salvarlo; ma il mondo non lo ha accolto, bens\u00ec lo ha rifiutato, lo ha voluto mettere a morte; gli uomini hanno fatto come i vignaioli omicidi: assassinando il figlio del padrone del vigneto, hanno ritenuto di potersi impossessare per sempre della vigna. Cos\u00ec fanno gli uomini che rifiutano Cristo: \u00e8 come se volessero impadronirsi della creazione e farsi, loro, gli dei di se stessi. A questa umanit\u00e0, che rappresenta il &quot;mondo&quot; nell&#8217;accezione giovannea della parola, Ges\u00f9 non si rivolge e addirittura si rifiuta di pregare il Padre per esso. La condanna non \u00e8 per il mondo in s\u00e9, e dunque neppure per chi si trova nel mondo, bens\u00ec per quelli che vi stanno come se il mondo fosse tutto, come se fosse la realt\u00e0 assoluta, ad esclusione del Creatore e nel rifiuto deliberato dell&#8217;amore di Dio. Per questa umanit\u00e0, il giudizio \u00e8 gi\u00e0 stato pronunciato: non c&#8217;\u00e8 bisogno che Cristo lo condanni e lo giudichi; il mondo si \u00e8 giudicato e condannato a se stesso, con le proprie opere.<\/p>\n<p>Ci affidiamo all&#8217;esegesi di un fine teologo, il sacerdote Josef Ernst (1926-2012), per molti anni professore di teologia a Paderborn, in uno dei suoi libri pi\u00f9 autorevoli, <em>Giovanni. Un ritratto teologico<\/em> (titolo originale: <em>Johannes. Ein Theolgische Portrait<\/em>, D\u00fcsseldorf, Patmos Verlag, 1991; traduzione dal tedesco di Bruno e Margherita Dequal, Brescia, Morcelliana, 1994, pp. 65-68):<\/p>\n<p><em>Nei discorsi e nelle preghiere di commiato, il concetto di mondo \u00e8 menzionato in trentanove punti; talvolta la parola viene usata in modo neutro, nella maggioranza dei casi, tuttavia, essa contiene un&#8217;accezione negativa e pessimistica. L&#8217;analisi di una serie di passi pu\u00f2 chiarire meglio questo concetto. Alla fine del primo discorso di commiato, Ges\u00f9 parla della venuta del principe di questo mondo. Anche se costui non ha alcun potere su di lui, il mondo deve sapere che egli \u00e8 unito al Padre nell&#8217;amore e che agir\u00e0 secondo la volont\u00e0 del Padre (14, 30s.). Lo sfondo scenico \u00e8 costituito dall&#8217;uscita della sala del&#8217;ultima Cena per affrontare la cattura e la Passione. Ai fini della comprensione teologica si deve tener conto del conflitto, inerente alla storia della salvezza, fra il Rivelatore di Dio e Satana. Che il grande avversario del Salvatore venga qui chiamato &quot;principe del mondo&quot; evidenzia una massiccia critica del mondo da parte dell&#8217;evangelista. Il mondo non \u00e8 in grado di accogliere lo Spirito di verit\u00e0 perch\u00e9 non lo riconosce e non lo comprende (14,17). Al non-comprendere corrisponde l&#8217;odio di cui si parla in un passaggio oscuro del secondo discorso di commiato:&quot;Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ci\u00f2 che \u00e8 suo. Poich\u00e9 invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia&quot; (15,18s.). Possiamo qui supporre che il discorso si rivolga alla comunit\u00e0 perseguitata dell&#8217;ambiente dell&#8217;evangelista (16,33: &quot;voi avrete tribolazioni nel mondo&quot;; 17,14: &quot;e il mondo li ha odiati&quot;). Per incoraggiare i discepoli, l&#8217;evangelista ricorda il rifiuto che Ges\u00f9 stesso ha sperimentato durante la sua attivit\u00e0 terrena. Per Giovanni, il mondo non sta sotto il segno dell&#8217;amore, bens\u00ec dell&#8217;odio (7,7; 15,23.24.25). La motivazione di quest&#8217;odio del mondo riconducibile all&#8217;estraneit\u00e0 dei discepoli in questo mondo, che viene giustificata nella sua radice esistenziale con l&#8217;immagine della discendenza e provenienza: &quot;Non essere del mondo&quot; (cfr 17,14-16) ed essere &quot;scelti dal mondo&quot; non sono pertanto delle contraddizioni, dato che all&#8217;autore non interessa tanto la discendenza fisica, quanto l&#8217;appartenenza a Dio in virt\u00f9 dell&#8217;&quot;elezione&quot;, della &quot;nascita dall&#8217;alto&quot; (3,3.7). e della &quot;nascita dallo Spirito&quot; (3,6) Nel grande contrasto col mondo, i discepoli, alla fine, manterranno il sopravvento. Nelle considerazioni riguardanti la confutazione del mondo in fatto di peccato, di giustizia e di giudizio da parte del Paraclito-Sostenitore, emerge una frase trionfale che dice: &quot;Il principe di questo modo \u00e8 stato giudicato&quot; (16,11). Affermazioni simili si trovano anche al di fuori dei discorsi di commiato, per esempio nell&#8217;ultimo discorso pubblico di Ges\u00f9 a Gerusalemme, dove Egli &#8211; in vista dell&#8217;ora della morte (13,1) &#8211; parla del giudizio presente e della cacciata del principe di questo modo (12,31). Lo spiccato dualismo porta alla conclusione che si tratta di una contrapposizione diametralmente opposta circa la concezione del mondo, con dimensioni cosmiche e con conseguenze antropologiche. Chi collega la concezione giovannea della redenzione al mito gnostico dell&#8217;originario uomo salvatore, deve naturalmente partire (&#8230;) dalla contrapposizione fra il male assoluto (il mondo) e il bene (il mondo superiore = il cielo), nei quali l&#8217;uomo \u00e8 irretito. Tuttavia i presupposti per una tale concezione del mondo sono sommariamente discutibili. Indipendentemente dai collegamenti storico-religiosi con la mitologia gnostica, \u00e8 lecito tuttavia affermare che, nella sua descrizione del mondo, Giovanni ha inserito con vigore le decisioni storiche personali, oggetto della responsabilit\u00e0 umana. &quot;Non l&#8217;essere nel mondo \u00e8 dunque male, bens\u00ec l&#8217;essere &#8216;del mondo&#8217;, e cio\u00e8 l&#8217;essere determinati dal mondo: &quot;Se voi foste del mondo, il mono amerebbe ci\u00f2 che \u00e8 suo&quot; (15,19a) (W. G. K\u00fcmmel, &quot;Theologie&quot;, p. 257). Per Giovanni, &quot;l&#8217;essere nel mondo&quot; \u00e8 in qualche modo in relazione col &quot;fare il male&quot; (1 Gv 2,16; Gv 7,7; 17, 15b). La motivazione decisiva andrebbe tuttavia cerata nel rifiuto per principio dell&#8217;offerta divina di salvezza nel Logos, di cui si dice nel prologo: &quot;Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe&quot; (1,10). A questo non-riconoscere corrisponde il non-credere del mondo (16,9). Questo mondo \u00e8 profondamente nemico di Dio per il fatto che gli uomini, i quali gli appartengono, perseverano nel rifiuto dell&#8217;offerta divina di salvezza che \u00e8 stata proclamata in Ges\u00f9 Cristo. Nonostante la durezza del discorso e uno sviluppo del pensiero non privo di tracce di determinismo nei riguardi dl male, non si pu\u00f2 tuttavia prescindere dalla presenza della nota dominante, quella di una teologia della responsabilit\u00e0, quale si percepisce nel colloquio con Nicodemo circa l&#8217;amore di Dio per il mondo e il sacrificio del Figlio suo per esso (13, 16s.). Gli uomini non pervengono dunque all&#8217;identificazione col mondo, nemico di Dio, a seguito di una predestinazione, bens\u00ec&#8217; a seguito di un rifiuto e rigetto del Figlio di Dio!<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 una gravissima responsabilit\u00e0, pertanto, quella che si assumono quanti minimizzano l&#8217;elemento della responsabilit\u00e0 e assolutizzano quello della misericordia divina. Di fatto, essi operano per alterare la vera dottrina e deresponsabilizzare l&#8217;uomo, esponendolo ai rischi tremendi di una libert\u00e0 assoluta e indeterminata che prescinde dalla Verit\u00e0. Non esiste libert\u00e0 fuori della Verit\u00e0, dunque non esiste nulla che sia interamente vero, giusto e buono al di fuori del Vangelo di Ges\u00f9 Cristo. Chi crede questo \u00e8 cattolico; chi non lo crede, non lo \u00e8. Che nessuno si azzardi a confondere le acque su un punto di cos\u00ec capitale importanza: o si \u00e8 del mondo o si \u00e8 di Cristo. Il mondo riconosce e loda i suoi. Infatti, esso loda <em>questa<\/em> chiesa eretica e apostatica; ma non la riconosce il Signore Ges\u00f9 Cristo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Chiesa deve predicare una teologia della responsabilit\u00e0 o una teologia della misericordia? \u00c8 pi\u00f9 importante sottolineare la responsabilit\u00e0 dell&#8217;uomo nell&#8217;operare le sue scelte di fronte<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30148,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[72],"tags":[109,117,257],"class_list":["post-29151","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dogmatica","tag-chiesa-cattolica","tag-dio","tag-teologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-dogmatica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29151","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29151"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29151\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30148"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29151"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29151"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29151"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}