{"id":29149,"date":"2012-09-18T08:33:00","date_gmt":"2012-09-18T08:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/09\/18\/rovesciare-la-teologia-dellautomobile-per-tornare-a-vivere-a-misura-duomo\/"},"modified":"2012-09-18T08:33:00","modified_gmt":"2012-09-18T08:33:00","slug":"rovesciare-la-teologia-dellautomobile-per-tornare-a-vivere-a-misura-duomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/09\/18\/rovesciare-la-teologia-dellautomobile-per-tornare-a-vivere-a-misura-duomo\/","title":{"rendered":"Rovesciare la teologia dell\u2019automobile per tornare a vivere a misura d\u2019uomo"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;automobile \u00e8 la divinit\u00e0 dei nostri tempi e il suo culto \u00e8 la nuova religione di salvezza, con una sua teologia, con i suoi dogmi, con le sue eresie da reprimere nel sangue?<\/p>\n<p>Forse essa \u00e8 venuta ad occupare, nel Pantheon politeista della tarda modernit\u00e0, un ruolo egemone e smagliante, paragonabile a quello di Zeus in cima all&#8217;Olimpo, con il televisore, il telefonino, il computer e i giochi elettronici nei ruoli subordinati, ma pur sempre onorevoli ed essenziali, svolti da Hera, Ermes, Ares e Afrodite?<\/p>\n<p>E noi, cittadini del terzo millennio che non possiamo pi\u00f9 fare a meno dell&#8217;automobile, n\u00e9 degli altri accessori della tecnologia; che non possiamo trovare n\u00e9 conservare un lavoro se non possediamo automobile, telefonino e computer; anzi, che non riusciamo a trovare nemmeno uno straccio di uomo o di donna per riempire la nostra solitudine, se non possediamo e non sappiamo usare con destrezza tali sacri oggetti, siamo forse diventati i seguaci di un nuovo culto, di cui i tecnici, i programmatori e i designer industriali sono i nuovi sommi sacerdoti, mentre le funzioni diaconali vengono disimpegnate da legioni di rivenditori autorizzati e, naturalmente, di addetti alla riparazione e alla manutenzione?<\/p>\n<p>Potrebbe sembrare indelicato e quasi di cattivo gusto porsi tali interrogativi proprio adesso, che la crisi produttiva del settore automobilistico, almeno in Italia, morde a sangue il nostro tessuto sociale e getta ombre sempre pi\u00f9 fosche e inquietanti sul nostro avvenire, che gli economisti legano indissolubilmente alla ripresa economica basata sullo sviluppo, ossia sulle stesse linee guida che ci hanno portato nel presente vicolo cieco.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 la F.I.A.T. e le altre case automobilistiche andavano forte, finch\u00e9 vendevano migliaia di automobili al giorno in tutto il mondo, finch\u00e9 riempivano le strade e le autostrade con i loro ultimi modelli, fare la parte del diavolo e insinuare che, prima o poi, ci sarebbe stata una crisi di sovrapproduzione e che, pertanto, forse era bene ripensare un tale modello di sviluppo, anzi l&#8217;idea di sviluppo in se stessa, era cosa che costava poco o niente e che appariva politicamente corretta, almeno finch\u00e9 si restava sull&#8217;innocuo terreno della critica teorica; ma adesso che migliaia e migliaia di posti lavoro sono a rischio, \u00e8 lecito fare un discorso del genere?<\/p>\n<p>Ebbene noi riteniamo che non solo sia lecito, ma doveroso; e non certo per insensibilit\u00e0 verso gli operai che hanno perso o stanno perdendo il loro posto di lavoro, ma perch\u00e9, se non riusciremo a rivedere alcune nostre certezze sbagliate che ci portiamo dietro da troppo tempo, non faremo altro che inseguire il miraggio di una ripresa impossibile, precludendoci le ultime possibilit\u00e0 di trovare delle vie d&#8217;uscita, passando per la presa d&#8217;atto della insostenibilit\u00e0 dell&#8217;attuale modello produttivo e acquisendo la consapevolezza della assoluta, inderogabile necessit\u00e0 di ripensare la religione dell&#8217;automobile, che ci ha portati dove ci ha portati.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che in Germania, negli Stati Uniti e in Giappone si continuano a vendere le automobili; ed \u00e8 vero, ma stanno raschiando il fondo del barile. Che il mercato mondiale sia sul punto di saturarsi, \u00e8 un fatto; che, poi, le strutture capitalistiche pi\u00f9 robuste e collaudate, quelle pi\u00f9 elastiche e innovative, riescano ancora a vendere automobili, strappandosi le une con le altre gli ultimi pezzi di mercato, \u00e8 un altro fatto: ma non deve far perdere di vista l&#8217;essenziale, ossia l&#8217;insostenibilit\u00e0 di un modello economico basato sulla produzione illimitata di beni, da sostenersi mediante la creazione paranoica, compulsiva, di sempre nuovi bisogni artificiali.<\/p>\n<p>Dove non sono arrivati, finora, il buon senso, la saggezza e la lungimiranza, sta arrivando la crisi economica: soldi da spendere per acquistare nuovi modelli di automobile, molte famiglie non ne hanno pi\u00f9; a stento ne trovano per affrontare le spese essenziali e indispensabili, dal cibo all&#8217;affitto e alla stessa benzina, peraltro riducendo sempre pi\u00f9 l&#8217;uso del mezzo di trasporto privato. E se nemmeno questo baster\u00e0, vuol dire che la pazzia ha preso il posto di ogni ragionevolezza.<\/p>\n<p>L&#8217;interrogativo che dobbiamo porci, dunque, non \u00e8 se si possa continuare a credere nella religione dell&#8217;automobile, perch\u00e9 il grande dio Pan \u00e8 morto, e solo i suoi seguaci pi\u00f9 fanatici e irragionevoli non se ne sono ancora accorti; e nemmeno se l&#8217;automobile con il motore diesel o quella elettrica potranno rimpiazzare, e in quanto tempo, le automobili a benzina, perch\u00e9 \u00e8 certo che questo avverr\u00e0 e anche abbastanza presto, ma non \u00e8 altrettanto certo che questo risolver\u00e0 il problema produttivo e, di conseguenza, occupazionale.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8 se vogliamo continuare a praticare la religione del consumo e dello sviluppo o se vogliamo considerare la possibilit\u00e0 di convertirci alla religione della sobriet\u00e0, del limite, della decrescita, proprio in vista di un futuro migliore e non peggiore di quello che ci si offre nell&#8217;attuale congiuntura e secondo le attuali, ragionevoli prospettive; un futuro pi\u00f9 felice e non pi\u00f9 cupo, pi\u00f9 aperto alla speranza per le generazioni future e non pi\u00f9 scoraggiante, da vivere in amicizia con gli altri viventi e con l&#8217;ambiente e non in guerra permanente contro di essi, come fossero dei nemici da piegare, sottomettere e sfruttare senza limite alcuno.<\/p>\n<p>Cos\u00ec scriveva il giornalista Carlo Laurenzi, visitando il Salone dell&#8217;automobile a Torino nell&#8217;ormai lontano 1968, ma con accenti che risuonano di impressionante attualit\u00e0 (dal volume miscellaneo \u00abIl Milione 1968\u00bb, De Agostini; cit. in: Angelo Gianni e Antonio Desideri, \u00abMomenti e problemi del nostro tempo\u00bb, Messina-Firenze, Casa Editrice G. D&#8217;Anna, 1970, 1977, vol. 3, pp. 333-36):<\/p>\n<p>\u00abSi ripete che gli uomini di oggi sono tutti tendenzialmente edonisti, che questa nostra epoca \u00e8 irreligiosa. Ma le cose non stanno proprio cos\u00ec. Noi possiamo non avere fede, magari non avere speranza; rimarr\u00e0 sempre una luce o un&#8217;ombra di mito dentro di noi. Forse siamo idolatri, e non ha importanza che abbiamo costruito gli idoli con le nostre mani. L&#8217;essenziale \u00e8 che gli idoli ci sovrastino e ci trascendano, il che regolarmente avviene. Il Salone dell&#8217;Automobile di Torino \u00e8 un evento che tentiamo di esorcizzare col definirlo &quot;tecnico&quot; o &quot;commerciale&quot;: in realt\u00e0 \u00e8 un evento primordiale e mistico.<\/p>\n<p>Alla base \u00e8 il candore: chi entra nel santuario \u00e8 innocente, ovvero fruisce di una pausa innocente. Io non ho visto se non popolazioni italiane entrare nella grande chiesa delle automobili, ma \u00e8 certo che i visitatori di Francoforte, di Londra, di Parigi, di Ginevra non sono dissimili dai nostri fedeli. A Torino i fedeli ammontano a parecchie decine di migliaia ogni giorno. Naturalmente, tutti gli alberghi della citt\u00e0 sono pieni, ma questo accadrebbe anche per una fiera di minore richiamo. La maggioranza dei pellegrini affluiscono ininterrottamente dalle citt\u00e0 del nord, lungo le autostrade, soprattutto a bordo di pullman; altri pullman vengono da molto lontano e viaggiano di notte, cosicch\u00e9 i pellegrini dormono inquieti nel viaggio, sognando ci\u00f2 che vedranno o fantasticando su quello che hanno veduto. Piove. Le autostrade sono lucide e viscide; ogni lume \u00e8 sinistro, ogni stazione di servizio rosseggia come un piccolo cerchio d&#8217;inferno nelle notti nere. Torino \u00e8 pavesata di striscioni multicolori, inneggianti alle marche, alla gioia di vivere su quattro ruote, ai tempi di percorrenza del &quot;chilometro lanciato&quot;. Queste cifre, questi nomi stanno come nomi di angeli o giaculatorie. Da qualche torpedone scendono stuoli di scolari, guidati da un allucinato maestro. In certi pellegrini di provincia la semplicit\u00e0 e l&#8217;entusiasmo sono cos\u00ec puri che potete vedere quei pellegrini, pazienti, mettersi in fila per accedere al vagone-ristorante insabbiato nel recinto della fiera: allo steso modo, nella foresteria della Verna, i romei si pascevano del perfido, ma salutifero cibo dei frati<\/p>\n<p>.I richiami fra una religione e l&#8217;altra sono fitti e facili. Ecco: se chi entra in chiesa si dirige subito verso l&#8217;acquasantiera, cos\u00ec il visitatore del salone, con un gesto rituale assai simile, depone la sua scheda (un tagliando del suo biglietto d&#8217;ingresso) in un&#8217;urna trasparente. Per quasi tutti questo gesto sar\u00e0 inutile o varr\u00e0 come prova di propiziazione o creanza; per uno, ogni giorno, il gesto verr\u00e0 ricompensato a usura, e il suo nome, suscitando una feconda invidia, sar\u00e0 pubblicato dai quotidiani subalpini. La mano di una ragazza, vigilata dall&#8217;occhio di un notaio, avr\u00e0 estratto dall&#8217;urna la sua scheda: gli sar\u00e0 donata un&#8217;automobile e ci\u00f2 significa che, secondo la liturgia dei saloni, egli sar\u00e0 stato colmato di grazia. Io spero che nessuno trover\u00f2 irriverente questo paragone e altri paragoni possibili. L&#8217;anima dell&#8217;uomo \u00e8 sempre la medesima, nelle spire del desiderio, nel timore, in una prospettiva di ricompensa, di fronte alla bramosia di salvarsi, nel pretendere confusamente che una lotteria lo riscatti, o implorando perdono. Quest&#8217;anima, in modo spesso non consapevole, accoglie una religione o la crea. Alcune religioni tendono all&#8217;alto; alcune divinizzano invece il concetto. Non si negher\u00e0 che l&#8217;automobile sia, oggi, il pi\u00f9 concreto e insieme il pi\u00f9 solenne degli idoli. Personalmente, rinuncerei ai vantaggi veri della cosiddetta civilt\u00e0 tecnologica (che non sono pochi) purch\u00e9 ci sottraessimo alla schiavit\u00f9 dell&#8217;automobile. Ma con quale possibilit\u00e0 di successo un profeta, ammesso che vi siano profeti, tuonerebbe, si solleverebbe, oggi, contro il vitello d&#8217;oro?<\/p>\n<p>La potenza del vitello d&#8217;oro consiste in questo: che l&#8217;uomo ha l&#8217;illusione di soggiogarlo, nel momento stesso in cui ne \u00e8 soggiogato. Un&#8217;automobile vive con l&#8217;uomo. Ha bisogno dell&#8217;uomo per mantenersi, proprio come l&#8217;uomo ha bisogno dell&#8217;automobile per vincere il proprio limite, trasformandosi in un&#8217;entit\u00e0 solitaria, volvente, potenzialmente aggressiva, veloce. L&#8217;automobile e l&#8217;uomo, dunque, danno luogo a una simbiosi notevolmente mostruosa (se la giudichiamo da un punto di vista classico) che ricorda un poco le turpi creature dell&#8217;Ade. Ci fu un tempo, fino a non moltissimi anni fa, i cui l&#8217;automobilismo \u00e8 stato uno sport o un diporto. Adesso, generalizzandosi, una maniera di vivere, e forse, cosa terribile, \u00e8 la vita: la vita che ci chiude in scatole di acciaio, cos\u00ec disperati e soli. Simili a una turba di conquistatori scesa da un altro pianeta, le scatole d&#8221;acciaio sono fra noi, padrone di noi, adorate e servite, custodi del destino degli uomini? Poche righe di fantascienza contengono, forse, l&#8217;intera storia contemporanea, e illuminano il devastante futuro.<\/p>\n<p>Si accede al salone come a un tempio. I fedeli sono avidi e pallidi, l&#8217;eccitazione stessa impedisce che il brusio delle voci si faccia clamore. Molti guardano senza capire; effettivamente non c&#8217;\u00e8 molto da capire. L&#8217;essenziale \u00e8 che le automobili stiano sui piedistalli, lucenti, compatte nelle loro tinte notturne o solari. Alcune ruotano su piedistalli girevoli, con lenta maest\u00e0. Altre, sorvegliate da sacerdoti bonari, sono accessibili ai fedeli: il cofano del motore \u00e8 aperto, a mostrare un cuore di alluminio e talvolta, nel brivido di chi guarda, tre carburatori. L&#8217;abitacolo \u00e8 accessibile: in tal caso la ressa dei pellegrini pu\u00f2 farsi rischiosa. Con ansia, secondo turni accelerati, i pellegrini verificano se la nuova granturismo sprint, della quale i giornalisti hanno scritto che \u00e8 soltanto una due pi\u00f9 due, disponga realmente di quattro posti, come sostiene la casa. La donne vengono spinte nell&#8217;abitacolo posteriore, pigiate; gli uomini siedono al volante, tentano i comandi, dicono a bassa voce: &quot;Non dovrebbe essere difficile adattarsi a una guida meno lunga&quot;, o sciocchezze del genere, con passione, con seriet\u00e0, senza traccia di umorismo. Nulla \u00e8 cos\u00ec arduamente rintracciabile, in un salone dell&#8217;automobile, come l&#8217;umorismo.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;erotismo, l&#8217;altro cardine del costume contemporaneo, \u00e8 dimenticato: nessuno (per quanto la cosa non appaia quasi credibile) guarda le donne, quando riemergono, faticosamente e scompostamente, dall&#8217;abitacolo posteriore delle due pi\u00f9 due. Non ho mai visto corteggiare nessuna delle belle ragazze degli stands, le quali hanno uniformi provocanti e occhi bistrati,. Esse sono ritenute angeli, da cui \u00e8 lecito ricevere informazioni sui prezzi di listino e ottenere il dono carismatico di stampati pubblicitari. L&#8217;innocenza dei saloni non ha confini.\u00bb<\/p>\n<p>Forse, a proposito di quest&#8217;ultima osservazione di Laurenzi, si potrebbe obiettare che l&#8217;erotismo c&#8217;\u00e8, ma non \u00e8 pi\u00f9 rivolto agli esseri umani, bens\u00ec alle automobili stesse: \u00e8 un erotismo tecnologico e curiosamente asessuato, nel senso che l&#8217;automobile non \u00e8 maschio n\u00e9 femmina, semmai \u00e8 angelo, per continuare con le analogie dell&#8217;autore; ma un angelo che \u00e8 lecito guardare sessualmente, che anzi diviene l&#8217;oggetto del desiderio; mentre questo desiderio, pi\u00f9 che sublimato, viene trasformato in una nuova forma di patologia sessuale: accanto alla gerontofilia e alla pedofilia, alla necrofilia e al feticismo, ecco nascere e imporsi l&#8217;attrazione sessuale per una scatola di metallo. A ogni secolo le sue inclinazioni e le sue perversioni.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, per oltrepassare la morente religione dell&#8217;automobile, bisogna capire bene che cosa essa sia, o che cosa sia stata: non la religione di un oggetto, ma di un modo di vita. Pertanto \u00e8 un modo di vita che deve essere cambiato e rovesciato, non soltanto un oggetto; non si tratta di non adorare pi\u00f9 quell&#8217;oggetto, ma di modificare radicalmente la propria filosofia di vita.<\/p>\n<p>La filosofia di vita della vecchia religione, o della vecchia idolatria, si fondava sulla quantit\u00e0: di pi\u00f9, sempre di pi\u00f9: maggiore potenza, maggiore velocit\u00e0, possibilit\u00e0 di fare un maggior numero di cose in un tempo pi\u00f9 breve. In luogo di essa \u00e8 necessario rifondare una religione basata sulla qualit\u00e0 della vita: non pi\u00f9 velocit\u00e0, pi\u00f9 potenza e pi\u00f9 cose di cui disporre; non pi\u00f9 dominio e pi\u00f9 manipolazione di esse; ma, al contrario, un prendersi cura amorevole dei propri bisogni autentici, cercando non la competizione sfrenata, ma la collaborazione con l&#8217;altro e ricordando sempre di essere ospiti, non padroni della Terra che abitiamo insieme agli altri viventi.<\/p>\n<p>L&#8217;automobile \u00e8 l&#8217;ipostatizzazione devozionale della forza, della tecnica aggressiva, della velocit\u00e0 guerresca (non per nulla piaceva tanto a Filippo Tommaso Marinetti); il suo motore rombante \u00e8 il surrogato dell&#8217;atto sessuale e, nello stesso tempo, della lotta contro gli altri: esso permette di superarli, mediante una maggiore potenza e una guida spavalda e spericolata; e superarli equivale a ucciderli simbolicamente, trapassandoli con la lancia del proprio volante e cremandoli con i gas del tubo di scappamento. Si tratta, quindi, di uno strumento che dovrebbe compensare frustrazioni e complessi, anche di natura sessuale; ma che, per la dinamica stessa di qualunque manifestazione consumista, finisce per aggravarli e cronicizzarli.<\/p>\n<p>Si tratta, allora, di riscoprire il piacere delle cose semplici, degli affetti, della contemplazione, del contatto autentico con la natura; di elaborare o ritrovare una filosofia di vita non aggressiva, non esasperatamente competitiva, ma pacifica e benevola, nella quale le cose siano realmente al servizio dell&#8217;uomo e non mai usate in maniera tale da dominarlo. Le automobili non scompariranno, ma dovranno essere adoperate in maniera pi\u00f9 sobria, pi\u00f9 parca e pi\u00f9 saggia: torneranno a essere un mezzo di trasporto come altri, non particolarmente raccomandabile per i suoi effetti collaterali di tipo ecologico e sociale, e non sar\u00e0 pi\u00f9 considerata uno status symbol; meno che meno, uno strumento per compensare le frustrazioni, sessuali o d&#8217;altro genere.<\/p>\n<p>Che bel giorno sar\u00e0 quello in cui gi uomini torneranno a guardare con stupore, ammirazione e desiderio, non pi\u00f9 le automobili, ma le donne; e le donne, gli uomini&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;automobile \u00e8 la divinit\u00e0 dei nostri tempi e il suo culto \u00e8 la nuova religione di salvezza, con una sua teologia, con i suoi dogmi, con<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[257],"class_list":["post-29149","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-teologia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29149","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29149"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29149\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29149"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29149"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29149"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}