{"id":29139,"date":"2007-10-01T02:44:00","date_gmt":"2007-10-01T02:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/10\/01\/il-nostro-fine-non-e-tendere-a-quel-tale-bene-ma-al-bene-in-se\/"},"modified":"2007-10-01T02:44:00","modified_gmt":"2007-10-01T02:44:00","slug":"il-nostro-fine-non-e-tendere-a-quel-tale-bene-ma-al-bene-in-se","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/10\/01\/il-nostro-fine-non-e-tendere-a-quel-tale-bene-ma-al-bene-in-se\/","title":{"rendered":"Il nostro fine non \u00e8 tendere a quel tale bene, ma al bene in s\u00e9"},"content":{"rendered":"<p>Fino a qualche decennio fa i teologi amavano sottolineare non solo la posizione privilegiata dell&#8217;uomo nel mondo, creatura fatta a immagine di Dio e dotata di libert\u00e0 spirituale, ma anche un suo preteso diritto alla signoria sul mondo, uno diritto fondamentale a manipolare cose, piante e animali in virt\u00f9 di tale supremazia. Alcuni decenni fa, del resto, lo sterminio della tigre e della balena era gi\u00e0 in corso, ma poco se ne sapeva a livello di opinione pubblica mondiale; la foresta amazzonica era gi\u00e0 stata intaccata, con le motoseghe e perfino con la dinamite, ma la distruzione di quella immensa area verde era ancora di l\u00e0 da ogni pi\u00f9 allarmistica immaginazione. Quanto alla clonazione o alla creazione di organismi geneticamente modificati, nulla se ne poteva sospettare; pertanto si pu\u00f2 scusare, almeno in parte, l&#8217;enfasi con la quale i teologi evidenziavano il dirtto-dovere del genere umano si servirsi del creato come di una propria esclusiva riserva di caccia &#8211; anche se alcuni, per la verit\u00e0, aggiungevano che proprio in questo suo dominio egli era in grado di mostrare quanto fosse degno dell&#8217;alto potere che Dio gli aveva conferito, amministrando con saggezza e moderazione le risorse della natura.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, il punto che desideriamo mettere a fuoco, in questa impostazione teologia tradizionale, non \u00e8 tanto l&#8217;eccesso di antropocentrismo, che storicamente \u00e8 servito a giustificare i peggiori eccessi nel brutale sfruttamento delle altre creature viventi (cos\u00ec come l&#8217;eccesso di etnocentrismo, nei secoli passati, \u00e8 servito a giustificare il genocidio culturale di tante civilt\u00e0 extra-europee: basti pensare alla distruzione sistematica dei codici maya operata dal clero cattolico spagnolo). Si tratta di un eccesso che, dal punto di vista del cristianesimo (ma anche dell&#8217;ebraismo e dell&#8217;islamismo) si pu\u00f2, entro certi limiti, comprendere, poich\u00e9 deriva dalla concezione secondo la quale l&#8217;uomo \u00e8 stato voluto e creato da Dio come essere unico e privilegiato nell&#8217;intero universo e vi occupa una posizione assolutamente eccezionale: quella di custode e depositario dell&#8217;intera creazione. Si tratta di una concezione che si pu\u00f2 non condividere ma che ha una sua coerenza e una sua dignit\u00e0 e che nasce da un modo ben preciso di intendere il rapporto esistente fra Creatore e creature: solo nell&#8217;uomo, infatti, il Creatore \u00e8 stato in grado di portare la creazione all&#8217;autocoscienza, e solo dall&#8217;uomo egli si attende quel movimento spirituale, fatto di incondizionato amore e gratitudine, che conduce al ritorno <em>intenzionale<\/em> verso di Lui. Detto in termini ancora pi\u00f9 semplici, solo dall&#8217;uomo Dio si attende lodi e preghiere; solo dall&#8217;uomo pu\u00f2 aspettarsi un sentimento di apprezzamento per tutte le cose che esistono.<\/p>\n<p>Il punto sul quale desideriamo brevemente riflettere \u00e8, dicevamo, un altro: e cio\u00e8 l&#8217;idea, propria della teologia tradizionale, secondo la quale l&#8217;uomo soltanto \u00e8 in grado di tendere non solo a questo o quel bene particolare, cos\u00ec come fanno appunto le creature inferiori (ad esempio il cervo che anela ai rivi delle acque), ma al Bene in s\u00e9, al Vero in s\u00e9 e al Bello in s\u00e9. \u00c8 un&#8217;idea grande, che precede &#8211; storicamente &#8211; il cristianesimo, perch\u00e9 fu gi\u00e0 formulata nella maniera pi\u00f9 ampia da Platone, quattro secoli prima di Cristo; dal platonisno \u00e8 passata nel cristianesimo e, per opera principalmente di Sant&#8217;Agostino, si \u00e8 fusa con esso, al punto da non potersi poi dire con sicurezza fin dove il cristianesimo si sia platonizzato e dove, invece, il platonismo si sia cristianizzato. \u00c8 una grande idea dalle grandi conseguenze; e, sia che la si accetti, sia che la si rifiuti, non si pu\u00f2 fare a meno di confrontarsi con essa, perch\u00e9 si tratta di una delle idee pi\u00f9 vitali del pensiero umano, visto che dopo duemilacinquecento anni non accenna a mostrar segni di vecchiaia, pur avendo dovuto sostenere molte battaglie.<\/p>\n<p>Scrive Fulton J. Sheen nel suo libro, dal titolo quantomeno intrigante, <em>Biologia soprannaturale,<\/em> Torino, Borla, 1954 (ma il titolo originale in inglese, molto meno fantasioso, \u00e8 semplicemente <em>The Life of All Living<\/em>, ossia <em>La vita di tutto il vivente<\/em>):<\/p>\n<p><em>&quot;Per la prima volta, nella ricerca della vita perfetta, troviamo nell&#8217;uomo un essere che serba in se stesso il frutto dell&#8217;attivit\u00e0 intrinseca. Il termine dell&#8217;attivit\u00e0 intrinseca della pianta \u00e8 il seme, il termine dell&#8217;attivit\u00e0 intrinseca dell&#8217;animale \u00e8 la sua specie, e questi continuano la loro esistenza staccati dalla fonte che li gener\u00f2. Ma nell&#8217;uomo il termine della sua caratteristica attivit\u00e0 immanente, che \u00e8 pensare e volere, rimane entro di lui. Formulo un pensiero, ad esempio: &#8216;giustizia&#8217;. Questo pensiero non ha n\u00e9 misura n\u00e9 peso n\u00e9 colore. Non ho mai visto la giustizia andarsene per un viottolo di campagna o sedersi a tavola. Donde \u00e8 venuta dunque l&#8217;idea? Essa \u00e8 stata generata dalla mente, tal quale l&#8217;animale genera la sua specie.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Dunque, nella mente v&#8217;\u00e8 generazione, come v&#8217;\u00e8 generazione nella vita della pianta e dell&#8217;animale; ma qui l&#8217;atto generativo \u00e8 spirituale. V&#8217;\u00e8 fecondit\u00e0 nella mente cos\u00ec come v&#8217;\u00e8 fecondit\u00e0 nei tipi inferiori di vita: ma qui la fecondit\u00e0 \u00e8 spirituale. E poich\u00e9 il suo atto generativo e la sua fecondit\u00e0 sono spirituali, il termine del suo concepimento rimane nella mente; non si stacca da essa come il seme dal trifoglio, N\u00e9 resta separato come il cucciolo dal cane. L&#8217;embrione dell&#8217;animale fu una volta parte dei suoi genitori, ma nel regolare corso della natura esso venne generato, cio\u00e8 separato dal genitore. Nella vita intellettuale, invece, ha luogo la concezione mentale e il pensiero vien generato dalla mente, ma rimane sempre entro di essa, mai se ne separa. L&#8217;intelletto conserva sempre la sua giovinezza, sicch\u00e9 i pi\u00f9 grandi pensatori di tutti i tempi hanno chiamato l&#8217;intelligenza la pi\u00f9 elevata specie di vita su questa terra. Questo \u00e8 il significato che traspare dalle parole del Salmista: \u00abIntellectum da mihi et vivam\u00bb. La vita \u00e8 conoscenza: il termine della sua conoscenza non \u00e8, come per l&#8217;animale,<\/em> quel tal bene, <em>bens\u00ec il<\/em> Bene, <em>il<\/em> Vero, <em>il<\/em> Bello. <em>Levandosi al di sopra delle cose buone, vere e belle, l&#8217;uomo raggiunge la comunione con l&#8217;Assoluto, che \u00e8 il Bene, il Vero, il Bello.<\/em><\/p>\n<p><em>Quel che \u00e8 vero per l&#8217;intelletto \u00e8 vero per la volont\u00e0. La forma che spinge l&#8217;uomo a cercare scopi e fini, che lo spinge all&#8217;amore e all&#8217;odio, al piacere o al dispiacere, non \u00e8 qualcosa completamente fuori di lui e quindi materiale. La scelta viene dall&#8217;interno. La pietra non ha volont\u00e0, la sua attivit\u00e0 \u00e8 completamente determinata da una legge impostale dall&#8217;esterno. In servile obbedienza alla legge di gravit\u00e0, essa deve cadere, ad esempio quando \u00e8 rilasciata dalla mia mano. E come le cose materiali sono direte ai loro fini da leggi naturali, cos\u00ec anche gli animali sono diretti ai loro fini dall&#8217;istinto. V&#8217;\u00e8 un&#8217;infinita monotonia nell&#8217;effettuarsi dell&#8217;istinto animale: per questo l&#8217;animale non progredisce mai. L&#8217;uccello non perfeziona mai la costruzione del suo nido, non muta il suo stile nel curvare i ramoscelli, passando, per esempio, dal romanico alla commovente devozione del gotico. La sua attivit\u00e0 \u00e8 imposta, non \u00e8 libera. Nell&#8217;uomo invece v&#8217;\u00e8 una scelta, che \u00e8 liberamente determinata dall&#8217;anima stessa. La ragione pone uno dei mille possibili bersagli e la volont\u00e0 sceglie uno dei tanti diversi proiettili per quel bersaglio. La semplice parola &#8216;grazie&#8217; si lever\u00e0 sempre come una confutazione del determinismo, perch\u00e9 essa implica che qualcosa che fu compiuta poteva anche essere lasciata incompiuta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non solo la scelta avviene dall&#8217;interno e non dall&#8217;esterno, come invece avviene per legge di gravit\u00e0 nelle cose o come, nel caso dell&#8217;animale, per un dato bene percettibile, ad esempio un cespo d&#8217;erba; ma la volont\u00e0 pu\u00f2 spesso cercare i suoi obietti nell&#8217;anima stessa ed ivi trovare rifugio. L&#8217;amore del dovere, la ricerca della verit\u00e0, il perseguimento di ideali intellettuali, sono tutti scopi e finalit\u00e0 cos\u00ec intrinseci da provare ancora una volta come l&#8217;uomo abbia un&#8217;attivit\u00e0 interna che di gran lunga supera quella delle creature inferiori, dandogli una supremazia spirituale sopra quelle&#8230;&quot;<\/em> (Fulton J. Sheen, <em>op. cit.,<\/em> pp. 17-20).<\/p>\n<p>Sorvoliamo &#8211; gi\u00e0 lo abbiamo detto &#8211; sull&#8217;enfasi antropocentrica di questo brano e concentriamoci sulla parte veramente vitale e pi\u00f9 interessante: sull&#8217;affermazione, cio\u00e8, che mentre gli animali tendono unicamente a quei beni sensibili e contingenti che, volta per volta, nella loro esperienza immediata, paiono loro desiderabili, l&#8217;essere umano soltanto \u00e8 in grado di concepire valori assoluti, trascendenti, e di ricavarli dalla propria anima, dal proprio pensiero e dalla propria volont\u00e0: <em>generandoli,<\/em> per cos\u00ec dire, proprio come gli animali generano la loro prole o come le piante generano i semi da cui altre piante nasceranno. L&#8217;essere umano, dunque, spicca nel contesto della creazione perch\u00e9 capace di auto-produzione e, pi\u00f9 precisamente, di auto-produzione spirituale: non soggetto, o soggetto solo parzialmente, alle leggi della natura, con la sua parte spirituale egli \u00e8 in grado di creare da s\u00e9 il suo fine, nella sfera della libert\u00e0 morale.<\/p>\n<p>Qui veramente fa capolino un concetto di origine aristotelica, ripreso poi dal tomismo, che oggi la maggior parte dei filosofi e forse anche alcuni teologi non sono disposti ad ammettere, se non con grandissima difficolt\u00e0 e infinite limitazioni: quello di fine intrinseco. Per Aristotele, ogni cosa nella natura tende naturalmente al suo fine: ad esempio, l&#8217;aria e il fuoco tendono verso l&#8217;alto, mentre l&#8217;acqua e la terra tendono verso il basso; comunque, ogni ente materiale \u00e8 attratto verso un suo luogo naturale (anche se, in pratica, pu\u00f2 anche non raggiungerlo), e ogni cosa esiste per una causa finale, ossia per un fine, uno scopo. La domanda, dunque, che dobbiamo farci davanti a una pietra, una pianta, un animale o anche all&#8217;essere umano, \u00e8 questa: verso che cosa tende? Qual \u00e8 il suo scopo? Sia detto per inciso, per Aristotele il fine cui l&#8217;essere umano tende \u00e8 la felicit\u00e0. Ogni altra cosa cui l&#8217;uomo tende non \u00e8 voluta per se stessa, ma per altro: solo la felicit\u00e0 \u00e8 cercata per se stessa, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che l&#8217;uomo vuole, lo vuole per essere felice.<\/p>\n<p>Il finalismo \u00e8 stato duramente criticato nel corso degli ultimi secoli (guarda caso, dalla Rivoluzione scientifica del XVII secolo in poi, con la quale si \u00e8 instaurato l&#8217;odierno paradigma materialista, meccanicista e riduzionista. La filosofia naturale \u00e8 diventata scienza naturale; la scienza della natura ha rinunciato a chiedersi &quot;verso che cosa&quot; tendono gli enti per limitarsi a chiedere &quot;come&quot; avvengono i fenomeni (riducendosi a un rigoroso descrittivismo del mondo fisico); e la filosofia ha finito per non chiedersi pi\u00f9 nulla, anzi per domandarsi (con Wittgenstein) se non avrebbe fatto meglio a parlare di nomi anzich\u00e9 di cose e, in ultima analisi, a tacere del tutto.<\/p>\n<p>Veramente, a noi pare che la reazione anti-finalistica, conseguenza del radicale (e schizofrenico) dualismo cartesiano di <em>res cogitans<\/em> e <em>res extensa<\/em>, sia andata decisamente oltre il segno, perch\u00e9 chiedersi se le cose esistano per qualche scopo non \u00e8 affatto una domanda stupida, anche se \u00e8 certamente una domanda metafisica. Tuttavia non di questo volevamo ora discutere, ma dell&#8217;idea secondo la quale &#8211; accettando come ipotesi di lavoro le premesse teoriche del finalismo &#8211; l&#8217;uomo, unico fra le creature, <em>pu\u00f2<\/em> tendere al Bene, al Vero e al Bello. Perch\u00e9, lasciando impregiudicata la questione se gi animali siano totalmente esclusi da una siffatta libert\u00e0 morale (e il cane che si lascia morire di fame sulla tomba del padrone non sembra agire per istinto, perch\u00e9 l&#8217;istinto gli suggerirebbe di mangiare), resta il fatto che una possibilit\u00e0 nasce sempre dalla supposizione del suo contrario &#8211; ch\u00e9, diversamente, non sarebbe possibilit\u00e0, ma necessit\u00e0. Ora, non solo il ragionamento astratto ma anche la concreta osservazione del comportamento umano ci mostrano che un gran numero di esseri umani non perseguono affatto il Bene in s\u00e9 (o il Vero, o il Bello) e pertanto, da questo punto di vista, le loro scelte non si collocano su di un piano sostanzialmente diverso da quello degli animali. Cercano infatti un bene contingente e immediato e non sembrano desiderare altro; salvo stancarsene presto, non appena lo abbiano soddisfatto, per tornare alla ricerca di un altro bene contingente; e cos\u00ec via. L&#8217;essere umano, infatti, si caratterizza per la sua natura di essere desiderante: \u00e8 sempre proiettato alla ricerca di un oggetto del desiderio, possibilmente irraggiungibile; tanto \u00e8 vero che, se per caso riesce a raggiungerlo, se ne stanca e avverte la necessit\u00e0 di crearsene un altro.<\/p>\n<p>Senonch\u00e9, se ci fermassimo a questo livello del nostro ragionamento, avremmo raggiunto una visione solo parziale del problema. Il fatto che l&#8217;essere umano, molte volte, si disperda nella vana ricerca di beni immediati e circoscritti, non significa o, almeno, non dimostra che egli sia insensibile al richiamo di quei beni assoluti che Platone chiamava le Idee del Bene, del Vero e del Bello. Certo, l&#8217;uomo ha sete di acqua, o di latte, o di vino; ma questo non significa che non sia mosso da una sete che non \u00e8 di acqua o latte o vino, ma di una Bevanda che spenga la sua sete per sempre. Questo, crediamo, intendeva dire Cristo alla Samaritana, quando le diceva che avrebbe dovuto chiedere da bere a lui, anche se ella aveva un secchio per attingere al pozzo e lui no: perch\u00e9 bere della semplice acqua non spegne la sete che per un breve tempo; mentre bere dell&#8217;Acqua viva toglie la sete per sempre e d\u00e0 la vita eterna. Allo steso modo, noi vediamo continuamente gli esseri umani inseguire degli amori verso i propri simili, che di volta in volta idealizzano sino a farne quasi delle creature divine &#8211; salvo poi rimanerne amaramente delusi. Ma ci\u00f2 non significa che nella natura dell&#8217;uomo non vi sia la tensione verso un Amore assoluto, un Amore che non delude e non lascia l&#8217;amaro in bocca: significa semplicemente che, il pi\u00f9 delle volte, non ne conoscono la strada. Eppure ne hanno la nostalgia in cuore: se cos\u00ec non fosse, perch\u00e9 mai sentirebbero il bisogno di idealizzare, assolutizzandolo, l&#8217;essere amato? Si contenterebbero di godere del suo amore nella dimensione del finito e del relativo, senza crucci e senza troppi voli della fantasia. Si sentirebbero appagati dall&#8217;amore terreno; in loro non sorgerebbe l&#8217;inquietudine.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, l&#8217;inquietudine. Per certa cultura moderna, imbevuta di una sociologia al servizio dell&#8217;esistente e di una psichiatria dogmaticamente ancorata ai suoi pregiudizi pseudo-scientifici, l&#8217;inquietudine \u00e8 una forma di nevrosi da curare, magari con una bella terapia a base di psicofarmaci; comunque, una anormalit\u00e0 da estirpare dalla coscienza, <em>per il bene dell&#8217;individuo,<\/em> si capisce.<\/p>\n<p>E se cos\u00ec non fosse? Se l&#8217;inquietudine fosse, invece, la spia della nostra vocazione trascendente, della nostra finalit\u00e0 extra-creaturale ed extra-umama? Se essa fosse, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno, il richiamo dell&#8217;Essere che si fa sentire nel profondo dell&#8217;anima; cio\u00e8, appunto, la nostalgia e la speranza che ci fanno protendere, magari inconsapevolmente, attraverso continue cadute ed errori, verso il Bene, il Vero ed il Bello in s\u00e9 stessi?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fino a qualche decennio fa i teologi amavano sottolineare non solo la posizione privilegiata dell&#8217;uomo nel mondo, creatura fatta a immagine di Dio e dotata di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[107,157,221],"class_list":["post-29139","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-cattolicesimo","tag-gesu-cristo","tag-platone"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29139","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29139"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29139\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29139"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29139"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29139"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}