{"id":29138,"date":"2021-12-04T07:50:00","date_gmt":"2021-12-04T07:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/12\/04\/tenco-o-si-puo-fare-canzone-dautore-a-sanremo\/"},"modified":"2021-12-04T07:50:00","modified_gmt":"2021-12-04T07:50:00","slug":"tenco-o-si-puo-fare-canzone-dautore-a-sanremo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/12\/04\/tenco-o-si-puo-fare-canzone-dautore-a-sanremo\/","title":{"rendered":"Tenco, o: si pu\u00f2 fare canzone d&#8217;autore a Sanremo?"},"content":{"rendered":"<p>La produzione di Luigi Tenco &#8212; non tutta: la parte migliore &#8212; \u00e8 quella di un poeta; un poeta che sapeva comporre bella musica e cantava con una voce calda, pulita, con una dizione chiara e precisa, capace di trasmettere una malinconia struggente. Ora, la domanda che ci poniamo \u00e8 la seguente: un poeta pu\u00f2 servirsi del sistema industriale discografico, in questo caso &#8212; per far conoscere la sua opera? Se s\u00ec, allora avr\u00e0 bisogno del sostegno dei mass-media: perch\u00e9, per il grande pubblico, esiste solo ci\u00f2 di cui parlano i giornali e la televisione; tutto il resto \u00e8 come se non ci fosse. E significa anche, per un poeta-cantante, andare a Sanremo: piaccia o non piaccia, Sanremo e le altre grandi manifestazioni canore sono il passaggio indispensabile verso la notoriet\u00e0 nazionale e magari internazionale. Ma un vero poeta, un vero cantautore, pu\u00f2 andare a Sanremo e rimanere se stesso? Pu\u00f2 proporre i suoi testi senza compromessi, senza dover venire a patti con quel mondo commerciale che non sa cosa farsene dei veri poeti e dei veri cantanti, ma vuole soltanto della &quot;merce&quot; che si possa trasformare in facili guadagni?<\/p>\n<p>Dicevamo che non tutta la produzione di Tenco \u00e8 degna di lode. Tutta la parte politica e ideologica, la pare rivendicativa, presagio del 1968 &#8212; anche se il cantautore genovese morir\u00e0 il 27 gennaio 1967 &#8212; \u00e8 robaccia da dimenticare. <em>E se ci diranno<\/em>, <em>Io sono uno<\/em>, <em>Cara maestra<\/em>, <em>Ognuno \u00e8 libero<\/em>, <em>La ballata dell&#8217;eroe<\/em>, <em>Prete in automobile<\/em>, <em>Giornali femminili<\/em>, <em>Ballata della moda<\/em>, <em>Vita sociale<\/em>, <em>Hobby<\/em>, sono canzoni che a stento si possono credere composte da Luigi Tenco, a tal punto sono goffe, cariche di retorica, di conformismo dell&#8217;anticonformismo, e musicalmente imbarazzanti &#8211; anche se all&#8217;epoca piacevano molto ai giovani di sinistra per il loro carattere ribellistico e contestatore. Il fondo lo si tocca con <em>Ognuno \u00e8 libero<\/em>, dal testo talmente ingenuo e velleitario da apparire quasi ridicolo, dove perfino la sintassi si mette a zoppicare: <em>Anche se uno andasse in giro \/ col cilindro in testa \/ a noi va bene cos\u00ec.<\/em> E sia: <em>quandoque bonus dormitat Homerus<\/em>, dice Orazio, qualche volta sonnecchia, cio\u00e8 perde colpi, perde il ritmo, perfino il buon Omero; non ci si deve scandalizzare se nel complesso di una vasta e pregevole produzione poetica si trovano anche delle pietre senza alcun valore. \u00c8 lo scotto che Tenco ha pagato all&#8217;esaltazione giovanilistica di quel particolare momento storico. Del resto, \u00e8 morto a soli ventotto anni: troppo pochi per capire, non diciamo tutto &#8212; nessuno arriva a capire tutto &#8212; ma certo per capire molte cose che gli sarebbero apparse chiare con il tempo, dato che aveva sia l&#8217;intelligenza che l&#8217;onest\u00e0 intellettuale per capirle. Avrebbe potuto diventare un Gaber: invece \u00e8 rimasto un eterno giovane, un eterno sognatore. E in fondo &#8212; diciamolo &#8211; piace anche, o soprattutto, per questo.<\/p>\n<p>Ora che abbiamo sgombrato il campo dal ciarpame, parliamo dei gioielli; alcuni sono bellissimi, di fattura squisita.<\/p>\n<p><em>Tra tanta gente<\/em>, che compare anche nel film <em>La cuccagna<\/em> di Luciano Salce, nel quale Tenco ha esordito come attore &#8212; parla di una ragazza inquieta e triste che va in giro tutto il giorno per le strade affollate, senza pace, ed \u00e8 ammirata e desiderata da tutti, ma non trova quello che cerca, forse non sa neppure lei che cosa, e continua a girare, a girare, senza meta, come un&#8217;anima in pena, emblema della solitudine nella citt\u00e0 piena di gente.<\/p>\n<p><em>Angela<\/em> parla di una ragazza buona, dolce, paziente, che sopporta infinite bizze del suo fidanzato, il quale si diverte a prenderla e lasciarla; ma che un giorno acquista coscienza di s\u00e9 e lo guarda in una maniera del tutto nuova, come da lontano, mentre lui, preso dal panico, si rende conto, ma ormai troppo tardi, di aver tirato la corda una volta di troppo, e di averla persa per sempre, irreparabilmente.<\/p>\n<p><em>Se stasera sono qui<\/em>, forse il suo pezzo pi\u00f9 bello, parla di un giovane che decide di tornare dalla sua ragazza e di perdonarle i suoi errori, perch\u00e9 ha compreso di amarla davvero; e che chi ama non esita a mettersi anche l&#8217;orgoglio sotto le scarpe e desidera una cosa sola: amare ed essere amato.<\/p>\n<p><em>Mi sono innamorato di te<\/em> \u00e8 al tempo stesso carica di romanticismo e di nudo anticonformismo: nessuno, forse, aveva mai parlato del&#8217;amore con tante brutale franchezza. Il protagonista ammette di essersi innamorato di lei semplicemente perch\u00e9 si annoiava e non sapeva come riempire le sue giornate, n\u00e9 chi sognare la notte; ma poi confessa di essersi innamorati per davvero, non pi\u00f9 per gioco, come all&#8217;inizio.<\/p>\n<p><em>Quasi sera<\/em> \u00e8 una delle pi\u00f9 struggenti, delle pi\u00f9 dolcemente e perfettamente poetiche. Due giovani, dopo aver fatto l&#8217;amore sulla sabbia, siedono in riva al mare e guardano una vela bianca, l&#8217;ultima, che passa all&#8217;orizzonte. E sembra un annuncio della loro prossima separazione. Infatti si perderanno di vista e dopo molto tempo a lui torner\u00e0 in mente quella scena, e si chieder\u00e0, con rammarico, che fine abbia fatto lei.<\/p>\n<p><em>Ho capito che ti amo<\/em> \u00e8 una schietta, disarmante auto-analisi psicologica. Il protagonista rivela di aver compreso d&#8217;essersi perdutamente innamorato quando si \u00e8 accorto che, senza di lei, gli mancava qualcosa di essenziale, qualcosa di cui non poteva pi\u00f9 fare a meno. Confessa anche di aver tentato, a quel punto, di fare l&#8217;indifferente per non dover ammettere la propria condizione; ma infine d&#8217;essersi arreso e di essersi abbandonato pienamente al proprio sentimento.<\/p>\n<p><em>Il mio regno<\/em> \u00e8 anch&#8217;essa estremamente poetica: parla di un mondo tutto interiore, fatto solo di cose belle e affascinanti; come atmosfera e per delicatezza d&#8217;immagini, quasi evanescenti, ricorda un po&#8217; il sonetto <em>Guido, i&#8217; vorrei che tu e Lapo ed io<\/em> del giovane Dante.<\/p>\n<p>Le si pu\u00f2 accostare <em>In qualche parte del mondo<\/em>, che delinea un&#8217;atmosfera molto simile e ha il sapore di un dolce sogno a occhi aperti. Il fatto che Tenco abbia trattato in pi\u00f9 testi lo stesso tema significa che era una parte vitale del suo mondo poetico.<\/p>\n<p><em>Quello che conta<\/em>, anch&#8217;essa presente nel film <em>La cuccagna<\/em>, pur nella sua essenziale malinconia (come tutte le canzoni di Tenco) \u00e8 forse la pi\u00f9 propositiva: un ragazzo e una ragazza sono soli nella vita, soli contri il mondo, ma sono decisi ad affrontare ogni difficolt\u00e0, forti del loro essere uniti da un vincolo pi\u00f9 forte di qualunque ostacolo.<\/p>\n<p><em>Se qualcuno ti dir\u00e0<\/em> delinea una situazione di lontananza e di distacco: la gente insinuer\u00e0 a lei che lui l&#8217;ha dimenticata, che lui non pensa pi\u00f9 a lei, ma lei non deve crederci, perch\u00e9 non \u00e8 vero; \u00e8 una canzone estremamente dolce e romantica, intrisa, come al solito, di malinconia.<\/p>\n<p><em>Guarda se io<\/em>, sigla dello sceneggiato televisivo <em>Questi nostri figli<\/em> di Mario Landi, \u00e8 la disarmante confessione di un ragazzo che confessa di essersi perdutamente innamorati di una ragazza che \u00e8 l&#8217;opposto di lui, e che aveva cercato di cambiare, sena per\u00f2 riuscirci; \u00e8 una confessione piena, sincera, disarmata e disarmante, e al tempo stesso \u00e8 un riconoscimento della potenza imprevedibile e irresistibile dell&#8217;amore.<\/p>\n<p><em>Un giorno dopo l&#8217;altro<\/em>, sigla di una serie televisiva del commissario Maigret con Gino Cervi, \u00e8 una delle pi\u00f9 tristi: descrive il lento, inesorabile consumarsi della vita, un giorno dopo l&#8217;altro, una sera dopo l&#8217;altra, verso la fine inevitabile; \u00e8 anche molto poetica, ricca di immagini suggestive, come questa: <em>La nave ha gi\u00e0 lasciato il porto, \/ e della riva sembra un punto lontano. \/ Qualcuno anche questa sera \/ torna deluso a casa, piano piano.<\/em><\/p>\n<p><em>Il tempo pass\u00f2<\/em> si riallaccia agli stessi temi de <em>Il mio regno<\/em>, con in pi\u00f9 la nota malinconica del tempo che passa veloce e copre ogni cosa, cancella anche le memorie pi\u00f9 belle o le trascina via con s\u00e9, nel suo flusso inarrestabile come quello di un fiume che corre verso il mare.<\/p>\n<p>Anche <em>Quando<\/em> sviluppa il tema del sogno ad occhi aperti: in questo caso \u00e8 l&#8217;attesa del sospirato ritorno di lei, che se n&#8217;\u00e8 andata, ma che certamente un giorno torner\u00e0, e riporter\u00e0 con s\u00e9 la gioia e la bellezza nella vita del protagonista.<\/p>\n<p><em>Vedrai, vedrai<\/em>, una delle pi\u00f9 belle e delle pi\u00f9 tristi, narra di un uomo che vorrebbe dare alla sua donna le cose pi\u00f9 belle, ma \u00e8 un vinti della vita: torna la sera talmente stanco dal lavoro che non ha neanche la forza di parlare; e intanto spera e s&#8217;illude che domani le cose cambieranno, e vive di questa speranza, ma in fondo sa che \u00e8 tutto inutile, che non cambier\u00e0 mai nulla e che la partita con la vita \u00e8 perduta per sempre.<\/p>\n<p>Infine <em>Passaggio a livello<\/em>, estremamente semplice ed essenziale, coglie con accenti di sincera nostalgia un momento magico nella storia di due innamorati. Fermi a un passaggio a livello, lei per la prima e unica volta si lascia andare alla dolcezza del parlare, del raccontarsi, per poi richiudersi nel mutismo e nella freddezza abituali. Invano lui la sollecita a riprendere il discorso interrotto, la magia di quel momento \u00e8 passata per sempre.<\/p>\n<p>E adesso torniamo alla nostra domanda iniziale.<\/p>\n<p>Osservava Aldo Fegatelli in una fortunata biografia del cantautore genovese (<em>Luigi Tenco. La storia, i testi inediti<\/em>, Roma, Lato Side Editori, 19822, pp. 81-82):<\/p>\n<p><em>Uno dei punti pi\u00f9 discussi sul Tenco artista \u00e8 costituito dalla lacerazione che lo tormentava nel vivere una condizione di involontaria dualit\u00e0: non ci si poteva esprimere in modo libero inquadrato nei meccanismi dell&#8217;industria che, per quanto liberale, fa i conti alla fine con i propri bilanci e non con le aspirazioni di rinnovamento di un cantante. Forse Tenco riusc\u00ec, nonostante tutto, tenacemente, ad esserlo libero, ma per questa libert\u00e0 fu costretto a pagare uno scotto sproporzionato. In questo c&#8217;\u00e8 il primo segno, chiaro, RIVOLUZIONARIO, di novit\u00e0 che Tenco apporta in un mondo per definizione &quot;leggero&quot;: un prepotente bisogno di affermazione, una prepotente ricerca di identit\u00e0 in un contesto ridanciano dove l&#8217;unico obiettivo rimane il raggiungimento del successo. E, a suo modo, Tenco cerc\u00f2 il successo, ma non come mezzo per accumulare capitale, per acquistare al contrario pi\u00f9 vaste platee al discorso di una canzone che parlava di problemi reali, comuni a tutti, di tematiche sociali crude ed urgenti, di una canzone che si facesse VEICOLO e costituisse, cos\u00ec, anche, un fatto artistico. La canzone, con lui, si riallineava ad altri moduli culturali, sottolineando la fragilit\u00e0 della canzonetta che doveva sempre e comunque fare i conti con l&#8217;industria ed evidenziando un nuovo modo di essere CANTANTI con un mezzo che cominciava ad essere legato direttamente al (proprio) pubblico. Aveva bisogno, per il suo discorso, dei mass-media; e tanto pi\u00f9 ne aveva bisogno tanto pi\u00f9 ne rifuggiva, disertando spesso serate, meeting musicali, apparizioni pubbliche. Qualcuno dov\u00e9 convincerlo, e in part ci riusc\u00ec, che per un progetto cos\u00ec ambizioso c&#8217;era bisogno di una grande ribalta. Nasce cos\u00ec l&#8217;idea di una sua apparizione a Sanremo che lo vedr\u00e0 costantemente combattuto tra assenza e partecipazione. \u00abCostretto a servire due padroni istituzionalmente nemici &#8212; il suo intimo ideale e il mercato della canzone, che \u00e8 forse il pi\u00f9 spietato di tutti &#8212; Tenco non ha resistito alla lacerazione\u00bb (Benelux, &quot;Paese Sera&quot;, 28\/02\/67). Questa considerazione non poteva meglio definire il senso profondo del dramma. L&#8217;operazione di Tenco \u00e8 gramsciana, di allargamento dei consensi; un programma, ripeto, ambizioso e, gramscianamente, in bilico tra \u00abpessimismo della ragione\u00bb e \u00abottimismo della volont\u00e0\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Ricercava nella musica popolare i motivi della sua innovazione. Nella copertina del suo primo LP c&#8217;era gi\u00e0, &quot;in nuce&quot;, traccia di questa ricerca: \u00abLe mie canzoni vanno viste non tanto nel quadro della MUSICA LEGGERA o DA BALLO; quanto in quello della musica popolare. Il sentirle una di seguito al&#8217;altra, in un long-playing, spero contribuir\u00e0 a chiarire maggiormente questo punto, cui evidentemente tengo molto. Infatti io penso che al di l\u00e0 di un eccessivo conformismo nei testi poetici, al di l\u00e0 di fatture musicali di musiche alla moda, la MUSICA POPOLARE resti pur sempre il mezzo pi\u00f9 valido per esprimere reazioni e sentimenti in modo schietto, sincero ed immediato\u00bb. Sicuramente, tra gli altri, era stato Gershwin a convincerlo della bont\u00e0 di questa linea: \u00abLa grande musica del passato, in altri paesi, \u00e8 sempre stata fondata sulla musica folklorica. Questa \u00e8 la pi\u00f9 ricca fonte della fecondit\u00e0 musicale&#8230;\u00bb. Tenco stesso stava preparando, poco prima di morire, un album di rielaborazioni (&#8230;).<\/em><\/p>\n<p><em>La rivoluzione musicale di Tenco consiste nell&#8217;aver rotto gli schemi di una canzone che imputridiva in una palude di luoghi comuni; nell&#8217;aver quindi per primo cantato, IN ITALIANO, i fatti della quotidianit\u00e0; nell&#8217;aver guastato gli schemi fissi della rima (cuore\/amore) e nell&#8217;aver introdotto, nella canzone, un linguaggio discorsivo, PARLATO, dove emerge, per la prima volta, l&#8217;uso reiterato della congiunzione.<\/em><\/p>\n<p>Ci siamo chiesti se sia possibile, per un cantautore che voglia fare musica di qualit\u00e0, oltre che un discorso di rottura con il conformismo commerciale, servirsi dei mezzi offerti della grande industria discografica e del sostegno collaterale dei mass-media, nonch\u00e9 di manifestazioni come il festival di Sanremo; o se vi sia una irrimediabile contraddizione fra le due cose, il fine che si persegue e gli strumenti dei quali ci si serve, o piuttosto ai quali ci si affida. Ma possiamo estendere l&#8217;interrogativo ad ogni altro aspetto ed ambito dell&#8217;espressione artistica e culturale, perch\u00e9 ovunque ci troveremmo alle prese con le stesse dinamiche, e costretti a decidere se si possa passare per la porta stretta, oppure no. Un vero poeta, un vero romanziere, possono affidarsi alla grande industria editoriale, sottoporsi ai rituali dei grandi premi letterari, cercare le recensioni favorevoli della grande stampa? E un regista cinematografico? E un pittore, uno scultore, un architetto? E un saggista, un filosofo, un teologo?<\/p>\n<p>Crediamo che non esista una risposta universale, valida per tutte le situazioni. Luigi Tenco ha cercato una via di compromesso dignitosa e accettabile, ma non vi \u00e8 riuscito. Altri, forse, ci possono riuscire. Chi pu\u00f2 dirlo? Nessuno lo conosce in anticipo. Il cristiano lo sa: vive nel mondo, ma non \u00e8 del mondo. Anzi non si <em>deve<\/em> essere del mondo, perch\u00e9 essere del mondo vuol dire appartenergli, essere suo, e dunque perdere la propria anima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La produzione di Luigi Tenco &#8212; non tutta: la parte migliore &#8212; \u00e8 quella di un poeta; un poeta che sapeva comporre bella musica e cantava<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30171,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[29],"tags":[210],"class_list":["post-29138","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-musica","tag-omero"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-musica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29138","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29138"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29138\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30171"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29138"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29138"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29138"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}