{"id":29137,"date":"2016-06-30T02:27:00","date_gmt":"2016-06-30T02:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/30\/tempus-fugit\/"},"modified":"2016-06-30T02:27:00","modified_gmt":"2016-06-30T02:27:00","slug":"tempus-fugit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/30\/tempus-fugit\/","title":{"rendered":"Tempus fugit&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><em>Tempus fugit<\/em>, il tempo fugge via, e ci scivola fra le dita, senza che ce ne accorgiamo: pare che sia passato un attimo, e invece \u00e8 trascorsa la nostra intera vita, e non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 tempo per fare tutto quel che volevamo fare, per realizzare i sogni della nostra giovinezza: ecco, \u00e8 finito, lo abbiamo consumato tutto quanto, e ormai \u00e8 troppo tardi per qualsiasi cosa&#8230;<\/p>\n<p>Virgilio lo aveva colto ed espresso da par suo, con uno lampo di potenza inimitabile, pur nella sua apparente compostezza ed armonia, e nella sovrana, impeccabile levit\u00e0 del verso <em>Sed fugit interea fugit irreparabile tempus<\/em> (Georgiche, III, 284): <em>ma intanto fugge, irreparabilmente fugge il tempo<\/em>, con quel <em>fugit<\/em> che, ripetuto due volte, sembra scandire impietosamente la marcia inarrestabile del tempo, che finir\u00e0 solo quando noi stessi ne saremo del tutto consumati, come una candela che si spegne, e converte in fumo la sua fiamma vitale.<\/p>\n<p>E, di fatto, molte perone vivono letteralmente nell&#8217;ossessione del tempo che fugge; sono come attanagliate da un&#8217;inquietudine, da un&#8217;angoscia vera e propria, che le spinge sempre avanti, le pungola senza piet\u00e0, avanti, avanti, senza tregua n\u00e9 riposo, senza pace n\u00e9 sollievo, come se una bestia selvaggia le inseguisse, le premesse da vicino, le incalzasse continuamente, minacciando di azzannarle ad ogni passo; come se un segreto senso di colpa, un silenzioso rimprovero, ordinassero loro di non fermarsi mai, pronti a rinfacciare la pi\u00f9 piccola sosta o incertezza.<\/p>\n<p>Seneca, con il suo <em>De brevitate vitae<\/em>, ha provato a contrastare quella forza, a esorcizzare una simile inquietudine; per\u00f2 non si pu\u00f2 dire che sia servito a molto: o i suoi lettori sono stati sempre pochi, oppure, pur apprezzando gli argomenti del filosofo romano, pur ammirando la sua calma saggezza e la sua critica puntuale, se pur pacata, dell&#8217;inutile agitarsi e dell&#8217;inutile voler fare molte, troppe cose, come se la quantit\u00e0 fosse tutto ci\u00f2 che conta, non fossero tuttavia riusciti a trasformare in linfa e sostanza vitale i precetti di quell&#8217;aureo libretto.<\/p>\n<p>Del resto, non son cose che si apprendono dai libri. Il segreto del tempo ritrovato non ce lo pu\u00f2 insegnare Seneca, e nemmeno Marcel Proust: il tempo dei filosofi \u00e8 troppo astratto, e quello dei poeti, troppo soggettivo. Nessun lettore pu\u00f2 trovare la risposta che cerca sfogliando tra le pagine dei libri: quel libro non \u00e8 mai stato scritto, n\u00e9 mai lo sar\u00e0. Il solo libro che conti davvero, l&#8217;unico dal quale si possa imparare qualcosa, \u00e8 il libro della nostra stessa vita. E, davanti alle sue pagine ancora bianche, siamo tutti ugualmente principianti e impreparati: tutti dovremo procedere per tentativi, e nessuno ci potr\u00e0 insegnare scorciatoie d&#8217;alcun tipo. E pertanto, nel corso dei nostri tentativi, ci sembrer\u00e0 di perdere molto, troppo tempo; morderemo il freno, imprecheremo e ci faremo dei vani rimproveri, dicendoci che avremmo dovuto prendere l&#8217;altra strada, giunti a quel tale bivio.<\/p>\n<p>La verit\u00e0, per\u00f2, \u00e8 un&#8217;altra: e cio\u00e8 che senza errori, senza sentieri sbagliati, senza perdite di tempo, non s&#8217;impara nulla, tanto meno si trova la via giusta. La via giusta non \u00e8 mai quella che ci mostrano gli altri, ma solo quella che abbiamo riconosciuto come tale: gli altri ci possono aiutare, ci possono dare la conferma, ci possono perfino sembrare gli autori dell&#8217;indicazione decisiva; per\u00f2, se a un certo punto abbiamo deciso di ascoltarli, di seguire i loro consigli, vuol dire che era giunto il momento, e che noi eravamo cresciuti abbastanza da riconoscere la strada. Se cos\u00ec non fosse stato, neanche la guida pi\u00f9 esperta del mondo avrebbe potuto esserci d&#8217;aiuto.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, non vi \u00e8 che un&#8217;unica guida: Dio; e le persone che vengono a mostrarci il cammino, o a sostenerci nei punti pi\u00f9 difficoltosi, sono mandate da Lui; tutto \u00e8 grazia nella Sua mente, nel Suo disegno mirante a ricondurci a Lui: e siamo stati dotati di tutti gli strumenti necessari, naturali e soprannaturali, per portare a buon fine il nostro viaggio. In teoria, \u00e8 impossibile che ci perdiamo, e, quindi, \u00e8 impossibile che perdiamo tempo; in pratica, quel che spesso facciamo \u00e8 di chiudere gli occhi e gli orecchi davanti ai suggerimenti che ci vengono dall&#8217;alto, con il risultato di complicare a noi stessi le cose e di ficcarci in situazioni sbagliate e fallimentari, solo per il gusto di dire <em>no<\/em>.<\/p>\n<p>Gli esseri umani, con la loro anima immortale, con la loro intelligenza, con la loro volont\u00e0 e con la loro innata aspirazione alla verit\u00e0, sono mirabilmente organizzati per dire <em>s\u00ec<\/em> e per giungere al fine della loro pi\u00f9 profonda aspirazione: trovare la via, e, con ci\u00f2, trovare anche il senso della propria vita: perch\u00e9 perdere tempo non \u00e8 altro che smarrire l&#8217;una e l&#8217;altra cosa. Essendo anche dotati di libert\u00e0, possono, tuttavia, dire <em>no<\/em> alla verit\u00e0, e perdersi lungo strade sbagliate, ben sapendo che sono tali, ma senza trovare in se stessi la forza per spezzare l&#8217;incantesimo maligno che li tiene avvinti a ci\u00f2 che \u00e8 per il loro peggio.<\/p>\n<p><em>Tempus fugit<\/em>, dunque, dice l&#8217;antica saggezza: ma \u00e8 proprio vero? \u00c8 proprio vero che il tempo ci sfugge inesorabilmente, che ci lascia sempre indietro, che siamo condannati a perdere la rincorsa dei nostri sogni, delle nostre pi\u00f9 profonde aspirazioni? \u00c8 proprio vero che, se avessimo pi\u00f9 tempo a disposizione, molto pi\u00f9 di quanto ci \u00e8 dato normalmente, riusciremmo a fare chi sa quali cose, a raggiungere chi sa quali mete, le quali, invece, ci restano inaccessibili per la mancanza di tempo? \u00c8 proprio vero che siamo vittime di un problema quantitativo, di una penuria di anni, di giorni, di ore, di minuti, quasi una beffa permanente del destino?<\/p>\n<p>Noi non lo crediamo. Diremo di pi\u00f9: ci sembra che questo somigli molto ad un alibi precostituito, volto a giustificare in anticipo il fatto che mancheremo la cosa pi\u00f9 importante della nostra vita, cio\u00e8 la scoperta e la conquista del suo significato. Anzi, pi\u00f9 che la <em>scoperta<\/em>, il <em>riconoscimento<\/em>: perch\u00e9 si tratta non gi\u00e0 di scoprire qualcosa che potrebbe rimanerci ignoto, ma di riconoscere qualcosa che, di fatto, \u00e8 gi\u00e0 sotto i nostri occhi, solo che noi non lo sappiamo riconoscere. Non lo vediamo neppure, perch\u00e9 siamo troppo impegnati a lamentarci della scarsit\u00e0 di tempo a nostra disposizione, e a rimproverarci per non aver fatto buon uso di quello che ci era stato accordato. Tuttavia, se \u00e8 vero che attardarsi con cento cose frivole o secondarie equivale a una perdita di tempo, \u00e8 pur vero che, parlando in termini assoluti, il tempo non \u00e8 mai perduto: anche il fatto di perderlo ha un senso, \u00e8 una tappa necessaria. Qualcuno avr\u00e0 bisogno di fermarsi pi\u00f9 a lungo, a qualcun altro baster\u00e0 assai meno. Siamo umani, e perci\u00f2 fallibili; cerchiamo il meglio, ma, spesso, ci aggrappiamo al partito peggiore: e cos\u00ec differiamo il momento della verit\u00e0. E questo, si, \u00e8 un peccato; un peccato nel senso religioso, cattolico del termine: cio\u00e8 un allontanarsi da Dio.<\/p>\n<p>Se puntiamo all&#8217;essenziale, non perdiamo mai tempo: perch\u00e9 l&#8217;essenziale \u00e8 la verit\u00e0, e la verit\u00e0 \u00e8 presso Dio, la verit\u00e0 \u00e8 Dio. Per capirlo, tuttavia, c&#8217;\u00e8 bisogno di tempo; cio\u00e8, paradossalmente, di perdere tempo. Nessun essere umano possiede una saggezza cos\u00ec grande da comprendere una simile evidenza, e da metterla in pratica senza frapporre alcun indugio, evitando una qualche dispersione di tempo. Cos\u00ec come non esiste una maniera, in un sistema fisico, per trasformare tutta l&#8217;energia in lavoro, ma inevitabilmente qualcosa, di quella energia, andr\u00e0 perduto, provocando un progressivo aumento di entropia, cio\u00e8 di disordine, allo stesso modo \u00e8 impossibile che una persona comprenda subito, senza alcuna incertezza, che esiste una sola maniera di non perder tempo: abbandonare il proprio Ego, con tutto l&#8217;inutile bagaglio di brame e di paure, e lasciarsi guidare dalla sola voce che, in mezzo al coro delle voci fatue e discordanti, ha l&#8217;accento della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Non dobbiamo rammaricarci poi troppo di quella &quot;perdita&quot;, perch\u00e9, senza dubbio, era necessaria. Ciascun essere umano ha i suoi tempi e li deve rispettare, secondo la sua natura, ma anche secondo la sua capacit\u00e0 di apprendere dai suoi stessi errori. Ecco: il solo tempo veramente perso (il <em>timp piardut<\/em>, come dicono i Friulani) \u00e8 quello in cui reiteriamo gli stessi errori, rifiutandoci d&#8217;imparare alla scuola della vita. Non dobbiamo sentirci automaticamente in colpa per il fatto di perdere del tempo, ma solo per il tempo che abbiamo perso in maniera realmente colpevole: come uno studente che non deve rimproverarsi se, pur essendosi impegnato al massimo, non ha superato un esame, mentre ha motivo di rimproverarsi se non ha voluto studiare quanto era necessario.<\/p>\n<p>Reiterare sempre gli stessi errori indica uno squilibrio, una disarmonia profonda, che pu\u00f2 nascere da cause assai diversificate, ma che, in ultima analisi, ha pur sempre una medesima radice: l&#8217;incapacit\u00e0 di essere docili davanti alla pedagogia della vita, accompagnata dalla superbia di voler dare torto ai fatti per poter dare ragione alla nostra pigrizia. Non stiamo parlando d&#8217;una pigrizia fisica: una persona pu\u00f2 essere materialmente assai attiva, eppure pigra spiritualmente e moralmente. Anzi, \u00e8 diffusa proprio questa sindrome: l&#8217;iperattivit\u00e0 mirante a mascherare la pigrizia interiore.<\/p>\n<p>Siamo sempre molto bravi ad ingannare noi stessi, quando si tratta di proteggere la nostra pigrizia. Ci fabbrichiamo perfino dei sensi di colpa, allo scopo di poterci crogiolare nell&#8217;inerzia, e non fare nulla di ci\u00f2 che andrebbe fatto. \u00c8 come se dicessimo, agli altri e anche a noi stessi: <em>Eh, come potete aspettarvi qualche cosa da me, che sono cos\u00ec mal ridotto? Non vedete come soffro, come sono lacerato dai sensi di colpa? Lasciatemi in pace; siete ben crudeli, se non capite che nessuno pu\u00f2 esigere che io faccia qualcosa, straziato come sono dai rimorsi.<\/em> Non c&#8217;\u00e8 che dire, una bella commedia. Il fatto \u00e8 che, a volte, c&#8217;immedesimiamo in essa cos\u00ec tanto, da crederci con ogni nostra fibra: e cos\u00ec ci ammaliamo. Di disperazione. E la disperazione \u00e8 la malattia mortale, come insegnava il buon vecchio Kierkegaard.<\/p>\n<p>La disperazione assume due possibili forme: il voler essere se stesso e il non voler essere se stesso. Se l&#8217;io vuole essere se steso, non ci riesce, perch\u00e9 l&#8217;io aspira all&#8217;infinito, e l&#8217;io finito non potr\u00e0 mai riuscire a raggiungere e a realizzare l&#8217;infinito. Ma anche se sceglie di non essere se stesso, l&#8217;io piomba nella disperazione, perch\u00e9 rifiuta ci\u00f2 per cui \u00e8 stato costituito, ci\u00f2 che \u00e8 il suo statuto ontologico. Si direbbe che l&#8217;io sia preso in trappola, che non vi sia scampo per esso; e invece la via d&#8217;uscita esiste, ed \u00e8 il &quot;salto&quot; nella fede. Scegliendo Dio, l&#8217;io ritrova se stesso e lo realizza pienamente; laddove, sia scegliendo se stesso assolutamente, sia rifiutando assolutamente di essere se stesso, non trova altro che angoscia e disperazione senza sbocco. Rifiutando Dio, l&#8217;io si smarrisce nel peccato, perch\u00e9 la disperazione \u00e8 il peccato: cio\u00e8 il rifiuto di esser quel che \u00e8 chiamato ad essere, ma con l&#8217;aiuto di Dio e non con il suo misero orgoglio di creatura finita.<\/p>\n<p>Della malattia mortale della disperazione, si pu\u00f2 anche morire: fisicamente o spiritualmente. Fisicamente, col gesto del suicida; spiritualmente, con quella forma lenta e vile di auto-distruzione, che consiste nel lasciarsi morire alla speranza. Ma alla speranza di che? Non di fare questo o quello: ci\u00f2 sarebbe sempre un indugiare nel regno della quantit\u00e0, mentre l&#8217;unica cosa che conta \u00e8 puntare all&#8217;essenziale; e l&#8217;essenziale non \u00e8 nella quantit\u00e0, nel numero, nella ripetizione. Non \u00e8 nemmeno nella magia dell&#8217;attimo, come credono e sostengono tutti gli epicurei da strapazzo e tutti i sensuali che camuffano la loro sensualit\u00e0 dietro la filosofia dell&#8217;azione. L&#8217;azione \u00e8 sempre il mezzo, mai il fine. Non si scala una montagna, rischiando la vita, per godere le emozioni irripetibili dell&#8217;attimo: non sarebbe una cosa seria; mentre la vita \u00e8 una cosa seria. Si scala una montagna per cercare e per trovare se stessi: questo s\u00ec. L&#8217;unica azione importante, l&#8217;unico viaggio necessario \u00e8 quello che porta alla luce il senso della nostra chiamata.<\/p>\n<p>La chiamata \u00e8 individuale, ciascuno ha la sua, con le proprie strade; ma il senso \u00e8 universale: fare della nostra vita una risposta al richiamo di Dio. Il richiamo di Dio \u00e8 l&#8217;amore. Il senso della nostra vita \u00e8 amare. Ci sono mille modi di amare, ma l&#8217;amore \u00e8 uno solo, che si manifesta attraverso innumerevoli volti e situazioni. Noi crediamo che si tratti di volti diversi e di amori diversi, ma, alla fine, scopriamo che l&#8217;amore \u00e8 uno solo: farci una cosa sola con l&#8217;amore di Dio per noi. Si pu\u00f2 amare viaggiando o restando, studiando o lavorando, sposandosi o pronunciando i voti religiosi; si pu\u00f2 amare questa o quella persona, questo o quell&#8217;ideale, ma c&#8217;\u00e8 un solo Amore, che li comprende tutti: l&#8217;amore di Dio per noi e il nostro per Lui. Certo, ci sono anche amori sbagliati: e sono quelli che ci allontanano dalla nostra verit\u00e0 interiore, che rafforzano il nostro Ego (magari per sottrazione: come nel caso del masochista, desideroso di lamentarsi eternamente) e ci sottraggono alla vista lo splendore dell&#8217;Amore vero. Pi\u00f9 che amori sbagliarti, sono illusioni d&#8217;amore: talvolta sono illusioni necessarie, per imparare a distinguere l&#8217;oro vero da quello falso; altre volte, sono inutili perdite di tempo: e qui torniamo al tema iniziale. In questo senso, il tempo \u00e8 prezioso e va usato bene.<\/p>\n<p>Il tempo che ci avvicina alla verit\u00e0, tuttavia, non \u00e8 mai sprecato. La natura umana \u00e8 fatta in modo tale che ben difficilmente sa vedere la verit\u00e0 di primo acchito, e ancor pi\u00f9 raramente sa procedere verso di essa per la via pi\u00f9 breve, che \u00e8 pure, almeno all&#8217;inizio, la pi\u00f9 faticosa. Vi sono anime dalle profondit\u00e0 abissali, che colgono subito la luce della Verit\u00e0, e vanno dritte alla meta. Una bambina di sei anni e mezzo, Antonietta Meo (1930-1937), morta in ospedale fra dolori atroci, sembra essere giunta d&#8217;un balzo a quelle vette sublimi, lasciandosi indietro, e di molto, fior di filosofi e teologi. Il suo diario e le sue letterine, pieni d&#8217;errori infantili, attestano ch&#8217;ella era giunta, per le vie misteriose della Grazia, alla verit\u00e0 dell&#8217;amore: cio\u00e8 alla strada dell&#8217;unione mistica dell&#8217;anima col suo Creatore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tempus fugit, il tempo fugge via, e ci scivola fra le dita, senza che ce ne accorgiamo: pare che sia passato un attimo, e invece \u00e8<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[189,263],"class_list":["post-29137","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-lucio-anneo-seneca","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29137","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29137"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29137\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29137"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29137"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29137"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}