{"id":29136,"date":"2008-09-25T06:57:00","date_gmt":"2008-09-25T06:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/09\/25\/la-modernita-si-e-scordata-che-il-tempo-delle-vere-esperienze-umane-e-sempre-qualitativo\/"},"modified":"2008-09-25T06:57:00","modified_gmt":"2008-09-25T06:57:00","slug":"la-modernita-si-e-scordata-che-il-tempo-delle-vere-esperienze-umane-e-sempre-qualitativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/09\/25\/la-modernita-si-e-scordata-che-il-tempo-delle-vere-esperienze-umane-e-sempre-qualitativo\/","title":{"rendered":"La modernit\u00e0 si \u00e8 scordata che il tempo delle vere esperienze umane \u00e8 sempre qualitativo"},"content":{"rendered":"<p>Stamattima parlavamo con una signora che pensa di mandare suo figlio diciassettenne all&#8217;estero per un anno, con un programma di scambi culturali internazionali, \u00abper imparare bene l&#8217;inglese e per capire che al mondo ci sono tante cose diverse da quelle che si vedono in Italia, compresa la possibilit\u00e0 di trovarsi un posto di lavoro in qualche nazione straniera\u00bb.<\/p>\n<p>Il bello \u00e8 che il ragazzo non \u00e8 affatto d&#8217;accordo; e, quanto a cercarsi &#8211; un domani &#8211; un posto di lavoro all&#8217;estern, non ci pensa proprio, perch\u00e9 ama l&#8217;Italia e dice che meglio di come sta nel nostro Paese, non potrebbe stare.<\/p>\n<p>Apriti cielo! Come si fa ad essere ancora cos\u00ec legati alla casa, alla mamma e alla tradizione? Cos\u00ec sedentari, cos\u00ec rinuciatari, cos\u00ec obsoleti?<\/p>\n<p>Cos\u00ec, sono spesso proprio gli adulti a trasmettere ai ragazzi d&#8217;oggi il messaggio che essere \u00abmoderni\u00bb vuol dire essere cosmopoliti; spostarsi come pacchi da un luogo all&#8217;altro, inseguendo le leggi dell&#8217;economia; non sentire alcuno speciale legame con la propria terra, ma andare e fermarsi l\u00e0 dove il mercato lo richiede, con una sana ambizione personale e una forte curiosit\u00e0 di vedere e sperimentare cose nuove.<\/p>\n<p>Inoltre, quella signora sosteneva che, per capire qualcosa del mondo, \u00e8 necessario viaggiare, fare molte esperienze, vedere altre culture e altri modi di vita; pena, rimanere confinati nei limiti angusti di un soffocante provincialismo. E sosteneva che ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 necessario oggi, quando tutte le societ\u00e0 si vanno aprendo le une alle altre, e il mondo(ecco la parola magica!) si va inarrestabilmente globalizzando.<\/p>\n<p>Un ragionamento politicamente corretto, non c&#8217;\u00e8 che dire, e con alcuni elementi di indubbia, incontestabile verit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 tutta la verit\u00e0, o solo una parte?<\/p>\n<p>Procediamo con ordine.<\/p>\n<p>Certo, per trovare lavoro \u00e8 necessario essere disposti a spostarsi; ma non necessariamente all&#8217;estero. Inoltre, una cosa \u00e8 essere costretti dalle circostanze a lasciare la propria terra; e un&#8217;altra, e ben diversa, partire senza neanche aver cercato una soluzione alternativa, perch\u00e9 non si vuol dire che il vero obiettivo \u00e8 proprio quello di andarsene, a qualunque costo.<\/p>\n<p>Poi, bisogna vedere che tipo di lavori si cerca. Se si d\u00e0 per scontato che bisogna fare come minimo l&#8217;ingegnere aeronautico o il primario d&#8217;ospedale, \u00e8 quasi certo che le opportunit\u00e0 non si presenteranno dietro l&#8217;angolo della strada. Ma, se si ha davvero voglia di lavorare e non si teme di fare la gavetta, allora \u00e8 abbastanza probabile che qualche cosa si trover\u00e0, almeno temporaneamente, senza andare a finirla chiss\u00e0 dove.<\/p>\n<p>Almeno nel Nord Italia, dove viviamo, la situazione \u00e8 questa: il lavoro c&#8217;\u00e8, per chi abbia voglia di rimboccarsi le maniche; basta sapersi adattare. Ma se il neodiplomato o il neolaureato pretendono di avere subito un posto di alto prestigio, allora \u00e8 un altro discorso.<\/p>\n<p>La terza cosa su cui un giovane deve riflettere, prima di considerare inevitabile il fatto di espatriare in cerca di un lavoro (dato che oggi non emigrano i minatori, come un secolo fa, ma i \u00abcervelli\u00bb, con gran gioia degli Stati Uniti e di altri Paesi che se li vedono arrivare, senza aver speso un dollaro per formarli), \u00e8 che prima ci si deve chiarire le idee su cosa si vuol fare della propria vita, poi si va in cerca di un lavoro.<\/p>\n<p>In proposito, ci sono due scuole di pensiero: una secondo la quale si lavora per vivere; l&#8217;altra, secondo la quale si vive per lavorare. \u00c8 questione di opinioni, dunque.<\/p>\n<p>Oggi prevale la seconda tesi, perci\u00f2 si insegna ai ragazzi che un posto di lavoro prestigioso e ben pagato \u00e8 ci\u00f2 che rende la vita degna di essere vissuta; e che, per conseguire un s\u00ec nobile obiettivo, nessun sacrificio \u00e8 troppo grande: neanche quello di recidere le proprie radici e di divenire dei mercenari senza patria e senza ideali.<\/p>\n<p>Per carit\u00e0, dei mercenari di prima categoria, dei mercenari di successo: ma pur sempre dei mercenari. Cio\u00e8, in ultima analisi, degli ingrati.<\/p>\n<p>La terra che ci ha messi al mondo, che ci ha dato una famiglia e un tetto sopra la testa; che ci ha messo un piatto caldo sulla tavola ogni giorno, e magari anche un sorriso; che ci ha dato la lingua, gli affetti, il calore dell&#8217;infanzia e della giovinezza, forse non merita di essere trattata come una vecchia stracciona di cui vergognarsi e dalla quale fuggire appena possibile, anzi, evadere, come se per noi fosse stata un carcere.<\/p>\n<p>\u00c8 quello che stanno facendo, oggi, milioni e milioni di persone, in tre quarti del nostro pianeta. Solo che, mentre un giovane del Senegal o del Bangla Desh ha delle ragioni oggettive per tagliare i legami con la propria terra e tentare la grande avventura della sopravvivenza all&#8217;altro capo del mondo, un giovane della Romania o dell&#8217;Albania ne ha molte, ma molte di meno; e un giovane del Nord Italia ne ha &#8211; in linea generale &#8211; pochissime, per non dire nessuna.<\/p>\n<p>Chi si vergogna di sua madre, specialmente se \u00e8 vecchia, curva e piena di rughe, non \u00e8 un uomo, ma un verme; e chi disprezza la propria terra e non vede l&#8217;ora di scapparsene via, non \u00e8 altro che un ingrato e un immaturo. Una persona da niente, e che non vale niente. Anche se far\u00e0 carriera, anche se avr\u00e0 successo e potr\u00e0 permettersi di dare mille agi a sua moglie e ai suoi figli.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, tra la smania di andarsene dei nostri giovani e la smania di prendere il loro posto di infiniti giovani stranieri, fra una generazione o due l&#8217;Italia non sar\u00e0 pi\u00f9 l&#8217;Italia, l&#8217;Europa non sar\u00e0 pi\u00f9 l&#8217;Europa; e saremo stati noi tutti ad averla assassinata, in nome del \u00absacro egoismo\u00bb di milioni e milioni di individualisti di massa, tutti protesi a realizzare il proprio minuscolo angolino di \u00absuccesso\u00bb.<\/p>\n<p>Ma torniamo al punto centrale della questione.<\/p>\n<p>Che non \u00e8 riconducibile all&#8217;alternativa secca fra restare (e dare il proprio contributo a migliorare le cose) e partire (portando il proprio bagaglio di idee, competenze e capacit\u00e0 a casa di chi ne ha gi\u00e0 in sovrabbondanza, buttando altra acqua sul bagnato), bens\u00ec alla domanda che abbiamo formulato poc&#8217;anzi circa il senso che ciascuno intende dare alla propria vita.<\/p>\n<p>Si tratta di fare delle scelte, che siano il pi\u00f9 possibile chiare e coerenti.<\/p>\n<p>Noi, da buoni \u00abconservatori\u00bb politicamente scorretti, abbiamo l&#8217;ardire di pensare che si lavora per vivere; e che il lavoro, quindi, \u00e8 importante nella misura in cui ci consente di risolvere il problema della sopravvivenza; ma che sarebbe una vera aberrazione ridurci ad essere schiavi di una divinit\u00e0 chiamata successo sociale, la quale si serve della religione del lavoro per perseguire i suoi fini di ambizione e di arrivismo.<\/p>\n<p>Abbiamo il massimo rispetto per il lavoro: per tutti quelli socialmente utili (escludendo, quindi, tutte quelle forme di parassitismo sociale che oggi vanno per la maggiore: dal calciatore professionista alla \u00abvelina\u00bb televisiva, dall&#8217;agente di borsa allo specialista di tecnica pubblicitaria al soldo di qualche grossa societ\u00e0 industriale o finanziaria).<\/p>\n<p>Il nonno, che era fornaio, si alzava alle quattro del mattino per impastare il pane, quando fuori era buio pesto e il mondo giaceva ancora addormentato.<\/p>\n<p>Alle quattro del mattino, sei giorni la settimana, con precisione cronometrica, scendeva le scale coi suoi piedi piatti per mettersi al lavoro; e, quel pane, lo faceva con amore e con profondo senso di giustizia.<\/p>\n<p>S\u00ec, di giustizia.<\/p>\n<p>Una volta &#8211; si era nel pieno della guerra, e la nostra provincia era stata annessa, di fatto, al \u00abgrande <em>Reich<\/em> millenario\u00bb, ebbe l&#8217;ardire di tener testa a un ufficiale nazista che voleva requisire per le truppe germaniche anche il pane bianco destinato ai malati dell&#8217;ospedale cittadino.<\/p>\n<p>Un gesto che avrebbe potuto costargli la deportazione a Mathausen, e dal quale non avrebbe ricavato nulla di nulla. Ma quel pane lo aveva fatto per i malati, e ai malati doveva andare; e, alla fine, la spunt\u00f2 lui.<\/p>\n<p>Abbiamo, giova ripeterlo, il massimo rispetto per il lavoro; e crediamo, anzi, che ogni lavoro dovrebbe essere fatto con entusiasmo, con gioia, con gratitudine, con amore e con profondo senso di giustizia. Per\u00f2, non lo divinizziamo.<\/p>\n<p>Il lavoro serve per vivere, e non la vita per lavorare.<\/p>\n<p>Ci sono cose pi\u00f9 importanti, nella vita.<\/p>\n<p>Prima fra tutte, capire quel che siamo; quale sia la nostra vocazione; che cosa noi possiamo fare per il mondo, e in che modo possiamo renderci degni del progetto armonioso cui l&#8217;Essere ci ha chiamati a collaborare.<\/p>\n<p>Non \u00e8 importante poter esibire i vestiti firmati e il macchinone ultimo modello; ma potersi guardare allo specchio, la mattina, senza aver voglia di sputarsi in faccia; o di voltare la testa dall&#8217;altra parte, perch\u00e9 non si riesce a sostenere il proprio stesso sguardo.<\/p>\n<p>Ogni volta che anteponiamo le ragioni del successo mondano alle occasioni di evoluzione spirituale che la vita ci offre, noi compiamo un vero e proprio tradimento nei confronti di noi stessi; un tradimento che poi, forse, non saremo pi\u00f9 in grado di perdonarci.<\/p>\n<p>Tradire la propria vocazione, la propria chiamata, la lealt\u00e0 e l&#8217;onest\u00e0 dovuta a noi stessi, prima ancora che agli altri, \u00e8 come tradire la propria madre. E chi tradisce la propria madre, specialmente se non \u00e8 pi\u00f9 giovane e bella come lo era da giovane, non \u00e8 nemmeno degno di essere chiamato uomo.<\/p>\n<p>\u00c8 solamente un verme.<\/p>\n<p>Ci sembra ancora di sentirli, i passi del nonno sulle scale.<\/p>\n<p>Quando il campanile della chiesa batte le quattro, nel gran silenzio della notte che ancora indugia sulle cose: ecco, quella \u00e8 l&#8217;ora del nonno.<\/p>\n<p>Il nonno che, come tutti i friulani, aveva un po&#8217; la religione del lavoro; ma che non aveva permesso a quella religione di disumanizzarlo. Perch\u00e9, dopo una faticosissima giornata di lavoro, trovava sempre un po&#8217; di tempo da dedicare alle sue quattro figlie.<\/p>\n<p>Ecco, questo \u00e8 importante capire: che, pur nei ritmi frenetici imposti &#8211; sovente &#8211; dalla vita moderna, noi restiamo pur sempre padroni della misura qualitativa del nostro tempo. Proprio per questo possiamo dire \u00abil <em>nostro<\/em> tempo\u00bb e non, semplicemente, \u00abil tempo\u00bb. Il tempo qualitativo \u00e8 sempre nostro, per quanto breve possa apparire, se misurato sulle lancette dell&#8217;orologio. Quello su cui non possiamo far nulla \u00e8 l&#8217;altro tempo, il tempo quantitativo, il tempo quantificato, razionalizzato e monetizzato dai ritmi assurdi della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma non si tratta, a ben guardare, di due tempi diversi e separati; perch\u00e9 il tempo qualitativo pu\u00f2 sempre permeare di s\u00e9 il tempo quantitativo; ma non potr\u00e0 mai accadere il contrario. Questa \u00e8, appunto, la ragione per la quale noi possiamo esercitare una facolt\u00e0 di scelta sulla nostra vita, a dispetto delle circostanze esteriori; mentre le circostanze esteriori non potranno mai invadere la nostra dimensione pi\u00f9 profonda, a meno che noi non lo vogliamo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, bisognerebbe che gli adulti si convincessero che la cosa essenziale non \u00e8 che i propri figli facciano <em>tante<\/em> esperienze, ma che ne facciano alcune di veramente buone.<\/p>\n<p>Questo vale per i genitori, ma anche per gli educatori in generale, a qualunque categoria essi appartengono; e un adulto, se lo vuole, pu\u00f2 essere sempre un educatore per un bambino o per un giovane; basta che se ne assuma la responsabilit\u00e0, a partire dai gesti (apparentemente) piccoli della vita quotidiana.<\/p>\n<p>Si tratta, lo ripetiamo, di scegliere; e di avere il coraggio di assumersi le conseguenze delle proprie scelte, senza cercare alibi ipocriti e vili scappatoie.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 moderna, consumista, materialista e rozzamente economicista, vorrebbe fare dei nostri bambini e dei nostri giovani non gi\u00e0 degli uomini e delle donne, fieri della propria madre, della propria terra e della propria fedelt\u00e0 ai valori ricevuti o conquistati; ma degli eleganti manichini, o, per parlare pi\u00f9 propriamente, dei vermi.<\/p>\n<p>Molti adulti hanno aperto la strada, fornendo loro dei modelli di riferimento che sono la logica espressione di un primato della quantit\u00e0 sulla qualit\u00e0, dell&#8217;avere sull&#8217;essere, del contingente sull&#8217;assoluto. Molti adulti si sono fatti vermi e invitano i giovani, con osceni sghignazzi, a divenire dei vermi come loro.<\/p>\n<p>Forse, per non sentirsi troppo soli con se stessi allorch\u00e9, la mattina, mentre si lavano la faccia, sono costretti a guardarsi nello specchio.<\/p>\n<p>E, in qualche angolino del loro essere pi\u00f9 profondo, non restano poi tanto soddisfatti di ci\u00f2 che si trovano davanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stamattima parlavamo con una signora che pensa di mandare suo figlio diciassettenne all&#8217;estero per un anno, con un programma di scambi culturali internazionali, \u00abper imparare bene<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[178],"class_list":["post-29136","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29136","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29136"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29136\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29136"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29136"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29136"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}