{"id":29130,"date":"2012-12-24T07:12:00","date_gmt":"2012-12-24T07:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/12\/24\/le-quattro-virtu-cardinali-temperanza-2\/"},"modified":"2012-12-24T07:12:00","modified_gmt":"2012-12-24T07:12:00","slug":"le-quattro-virtu-cardinali-temperanza-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/12\/24\/le-quattro-virtu-cardinali-temperanza-2\/","title":{"rendered":"Le quattro virt\u00f9 cardinali: temperanza"},"content":{"rendered":"<p>La temperanza \u00e8, decisamente, la meno compresa e la pi\u00f9 sottovalutata delle quattro virt\u00f9 cardinali, la pi\u00f9 negata, la pi\u00f9 derisa nella societ\u00e0 attuale.<\/p>\n<p>La si presenta come sinonimo di castit\u00e0, mentre consiste in un atteggiamento molto pi\u00f9 ampio e comprensivo dell&#8217;anima umana: quello di saper istituire un rapporto equilibrato e armonioso tra la sfera dei beni naturali e quella dei beni soprannaturali.<\/p>\n<p>La persona temperante non \u00e8 solamente sobria nel suo modo di porsi rispetto ai beni naturali (oggi si parlerebbe, con specifico riferimento alla sensibilit\u00e0 ecologica, di una persona che sa esercitare l&#8217;impronta ecologica pi\u00f9 lieve possibile), \u00e8 anche capace di vedere in essi delle necessit\u00e0 di cui si serve senza mai divenirne schiava, perch\u00e9 il suo sguardo \u00e8 rivolto sempre al Bene in se stesso, e sa che in esso soltanto risiedono la sua felicit\u00e0 e la sua pace.<\/p>\n<p>San Tommaso d&#8217;Aquino distingueva fra la continenza e la perfetta temperanza: la prima consiste soprattutto nel sapersi trattenere dall&#8217;uso smodato delle cose terrene, la seconda nell&#8217;accordo dell&#8217;anima con il Bene in s\u00e9 e, pertanto, nel giusto rapporto fra ci\u00f2 che \u00e8 di questo mondo e la Patria lontana, alla quale la nostra parte pi\u00f9 vera aspira a fare ritorno.<\/p>\n<p>La temperanza non ha nulla di triste, di malinconico, di grigio: se essa rinuncia a dei beni inferiori in vista di quelli superiori, essa \u00e8 pulsante e splendente di gioia; vive di carit\u00e0, si anima e si sostanzia di carit\u00e0, brilla come un faro nella notte e indica la giusta direzione anche a coloro che le stanno intorno, ma non la possiedono che in piccola parte.<\/p>\n<p>Ben lungi dall&#8217;essere la &quot;minore&quot; delle quattro virt\u00f9 cardinali, essa \u00e8, in un certo senso, quella che riguarda l&#8217;essere umano pi\u00f9 da vicino: le altre, infatti &#8212; prudenza, giustizia, fortezza &#8212; riguardano la relazione dell&#8217;anima con l&#8217;altro; questa, riguarda l&#8217;anima in se stessa, riguarda l&#8217;uomo in se stesso, nella sua struttura fondamentale e nel suo divenire persona. Si pu\u00f2 esercitare la prudenza, la giustizia o la fortezza solo relazionandosi con l&#8217;altro: ma, per la temperanza, bisogna imparare a relazionarsi armoniosamente con se stessi, bisogna imparare a divenire il maestro di se stesso. Ed \u00e8 il compito pi\u00f9 alto che ci si possa porre nella vita.<\/p>\n<p>Osserva J. Pieper (\u00abSulla temperanza\u00bb, Brescia, Morcelliana, 1957; cit. in B. H\u00e4ring, \u00abLa legge di Cristo. Trattato di teologia morale\u00bb, Brescia, Morcelliana, 1963, p. 57):<\/p>\n<p>\u00abLa prudenza concerne la realt\u00e0 dell&#8217;esistenza nel suo insieme; la giustizia concerne gli altri; il forte, dimenticando se stesso, rinuncia ai beni e alla vita. La temperanza, invece, concerne l&#8217;uomo stesso.. Ma esistono, per l&#8217;uomo, due modi di occuparsi di se stesso: l&#8217;uno disinteressato, l&#8217;altro egoista. Io primo preserva, il secondo distrugge. La temperanza \u00e8 conservazione di s\u00e9 nell&#8217;oblio di s\u00e9; l&#8217;intemperanza, per egoistica degenerazione delle forze tendenti alla conservazione di s\u00e9, \u00e8 distruzione di s\u00e9.\u00bb<\/p>\n<p>In una cultura edonista e rozzamente materialista, come quella oggi dominante, si d\u00e0 praticamente per scontato che &quot;occuparsi di s\u00e9&quot; sia sempre una cosa lecita e giusta, anzi, sia un diritto irrinunciabile; ma non si fa distinzione fra l&#8217;occuparsi di s\u00e9 in senso positivo, cio\u00e8 disinteressato e maturo, e l&#8217;occuparsi di s\u00e9 in senso regressivo, cio\u00e8 narcisista e immaturo: ed \u00e8 questo secondo modo che, spesso, occupa il centro della scena.<\/p>\n<p>Si crede che mangiare e bere smodatamente; che parlare in modo volgare e offensivo nei confronti del prossimo; che concedersi tutte le avventure sessuali possibili, anche le meno dignitose e le pi\u00f9 grossolane, significhi prendersi cura di s\u00e9; come si pensa che dedicare ore e ore agli esercizi in palestra, o alle sedute nel &quot;solarium&quot;, o alle cure estetiche, voglia dire volersi bene: ma si tratta, evidentemente, di un grosso equivoco.<\/p>\n<p>Volersi benne, significa sapere in che cosa consiste il proprio bene ed essere capaci di perseguirlo: per la prima cosa sono necessari il discernimento e la purezza d&#8217;intenti, per la seconda servono la volont\u00e0 e la fortezza. Ora, \u00e8 chiaro che il proprio bene \u00e8 tanto pi\u00f9 grande, quanto pi\u00f9 si avvicina al Bene in s\u00e9: e, se il Bene in S\u00e9 coincide con Dio, allora il nostro massimo bene risiede nella capacit\u00e0 di comprenderlo, amarlo e ringraziarlo. Non c&#8217;\u00e8 bene pi\u00f9 grande di questo nella vita dell&#8217;uomo; tutti gli altri beni, al confronto, sono solo dei pallidi riflessi, quando non sono addirittura delle visioni ingannevoli che ci distolgono dal giusto sentiero.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 odierna \u00e8 dominata dalle cose e dall&#8217;ossessione dei beni e del loro possesso: le citt\u00e0 sono piene di gente, le strade sono piene di veicoli, i negozi sono pieni di merci, gli uffici sono pieni di utenti, gli impianti sportivi sono pieni di pubblico: ovunque dominano le folle anonime, ovunque scarseggiano le persone. Ma solo la persona, cio\u00e8 solo l&#8217;essere umano che tende a realizzarsi come persona &#8212; un compito e un impegno e non un dato di fatto scontato in partenza, come lo \u00e8 il dato biologico della propria individualit\u00e0 &#8212; pu\u00f2 puntare al Bene vero ed essere capace di non farsi sviare dai beni effimeri e illusor\u00ee. Ecco perch\u00e9 la persona \u00e8 la negazione della societ\u00e0 di massa: dove la persona \u00e8 ridotta a individui spersonalizzati nella massa, non vi \u00e8 tensione verso il Bene, dunque non vi \u00e8 realizzazione di quanto \u00e8 essenziale alla natura umana.<\/p>\n<p>La tensione dell&#8217;uomo verso il divino non \u00e8 qualcosa di accessorio e di complementare alla natura umana; non \u00e8 qualche cosa di facoltativo, che si possa eventualmente aggiungere a tutto il resto, se restano il tempo e la voglia per farlo: \u00e8, al contrario, l&#8217;atto fondante della persona in quanto tale, il riconoscimento del suo statuto ontologico e, nello stesso tempo, la garanzia della sua possibile realizzazione, della sua possibile felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Una vita riuscita \u00e8 una vita che si pone i giusti obiettivi da conseguire e che sa individuare i giusti mezzi per riuscirvi; mancata, invece, \u00e8 una vita che si disperde alla ricerca di beni apparenti e, in ultima analisi, dannosi e distruttivi per l&#8217;equilibrio e la salute dell&#8217;anima. Dunque, una vita riuscita \u00e8 una vita in cui si esercita la virt\u00f9 della temperanza, ossia la capacit\u00e0 di discriminare e di separare ci\u00f2 che \u00e8 vero e ci\u00f2 che \u00e8 falso nella ricerca del bene. Veri sono i beni che conducono al Bene; falsi sono i beni che si esauriscono nella propria sterile soddisfazione.<\/p>\n<p>La temperanza, in quanto retto discernimento dei veri beni rispetto a quelli ingannevoli, \u00e8 fatta anche di pudore: pudore che va inteso nel senso pi\u00f9 ampio della parola e non solo in quello attinente la sfera sessuale. Una persona pudica \u00e8 quella che ama la riservatezza, la discrezione, il buon gusto e che si tiene lontana, per quanto possibile, da ogni forma di esibizionismo, di ostentazione, di narcisismo. \u00c8 una persona che cerca di farsi notare il meno possibile, non per timidezza e tanto meno per vilt\u00e0, ma perch\u00e9 non interessata a fare colpo sugli altri, semmai desiderosa di apparire per come \u00e8 realmente, senza orpelli e senza maschere. Inoltre, la sua discrezione non \u00e8 altezzosa o scostante, ma benevola e mite: essa non si tiene in disparte perch\u00e9 ha in dispregio gli altri, ma perch\u00e9 non ama esibirsi in maniera superficiale.<\/p>\n<p>In questo senso, la temperanza, rivestita di pudore, \u00e8 veramente la pi\u00f9 trascurata e la pi\u00f9 negletta delle virt\u00f9 cardinali: il messaggio che si trasmette continuamente dai meccanismi del consumismo dominante, attraverso la pubblicit\u00e0, la televisione, la stampa e il cinema, \u00e8 che bisogna apparire, mostrarsi, occupare il centro della scena quanto pi\u00f9 sia possibile; che solo cos\u00ec si esiste, e che, diversamente, \u00e8 come se non si esistesse nemmeno. Siamo perci\u00f2 quotidianamente afflitti, non solo nel mondo virtuale dello schermo e degli spot pubblicitari, ma anche in quello reale, della vita di tutti i giorni, dallo spettacolo alquanto desolante di uomini e donne, e perfino bambini (ma qui la responsabilit\u00e0 \u00e8 dei loro incoscienti genitori) i quali incessantemente si esibiscono in tutte le forme possibili, spesso dando il peggio di s\u00e9, per cercare di attirare il massimo dell&#8217;attenzione sulla loro persona, o, per essere pi\u00f9 esatti, sul loro corpo, debitamente trasformato in un&#8217;arma di seduzione e di provocazione sessuale.<\/p>\n<p>Non ha importanza il fatto che, in pratica, il risultato sia tutt&#8217;altro che seducente e l&#8217;effetto non sia per nulla quello che essi avevano sperato, dato che avere su di s\u00e9 l&#8217;attenzione degli altri significa anche sottoporsi al loro giudizio spietato e dato che, se tutti sgomitano per conquistare spazi di visibilit\u00e0, ciascuno \u00e8 ferocemente invidioso e maldisposto verso ciascun altro; quello che conta \u00e8 l&#8217;intenzione, immatura e disordinata, con cui gli individui si pongono rispetto ai propri simili, facendo tutto quanto \u00e8 in loro potere per degradarsi da esseri umani a oggetti della concupiscenza altrui e per mettere in risalto quanto di meno nobile e puro vi \u00e8 in essi, quanto di pi\u00f9 immaturo e grossolano. \u00c8 una corsa verso la propria auto-distruzione spirituale &#8212; e, non di rado, anche fisica &#8212; quella che costoro perseguono, con ogni mezzo disponibile e con una perseveranza che sarebbe decisamente degna di una causa assai migliore.<\/p>\n<p>Fra parentesi, giova precisare che la persona autentica, matura e consapevole, esercita sempre una attrazione sulle persone migliori, mentre quella che si rende desiderabile solo per l&#8217;ostentazione degli aspetti pi\u00f9 superficiali del proprio io, non trover\u00e0 grazia che presso gli individui volgari, piccoli ed egoisti: fatto da cui discendono pesanti conseguenze per la ricerca della felicit\u00e0, che, in genere, si trasforma, per questo secondo tipo umano, in una serie di amare sconfitte, tanto dolorose quanto inevitabili, viste le premesse da cui si \u00e8 partiti.<\/p>\n<p>Il simile chiama il proprio simile, questa \u00e8 la legge: la persona temperante attrae le persone che sanno andare oltre le apparenze e che possiedono una qualche nozione dei beni superiori; mentre gli uomini e le donne intemperanti, volgari, osceni, attraggono inesorabilmente gli individui che vivino all&#8217;insegna della pi\u00f9 bassa animalit\u00e0 e del pi\u00f9 misero e gretto edonismo. Perci\u00f2, nella societ\u00e0 massificata, la persona temperante tende a passare inosservata &#8212; il che, in realt\u00e0, \u00e8 quello che essa desidera -, mentre gli uomini e le donne grossolani, immaturi e superficiali, possono divenire anche molto popolari &#8212; sebbene la loro popolarit\u00e0, il pi\u00f9 delle volte, essendo legata all&#8217;effimero, non duri nel tempo e ceda il passo, prima o poi, alla solitudine e alla frustrazione. La folla \u00e8 incostante e non ama applaudire troppo a lungo i propri idoli: specialmente se intuisce che si tratta di idoli di cartapesta, per nulla migliori e anzi, semmai, parecchio al di sotto del livello dell&#8217;uomo e della donna pi\u00f9 comuni che sia dato incontrare nella vita d&#8217;ogni giorno.<\/p>\n<p>In un mondo dove tutti urlano, la persona temperante parla sottovoce; dove tutti insultano, lei non offende alcuno; dove tutti si pavoneggiano, lei si tiene in disparte; dove tutti vogliono attirare l&#8217;attenzione su di s\u00e9, lei ama la penombra: tuttavia, proprio per questo, essa attira l&#8217;attenzione dei migliori e, soprattutto, proprio per questo trova in se stessa le energie necessarie alla vita quotidiana, laddove gli altri le disperdono nell&#8217;inseguimento affannoso di beni elusivi.<\/p>\n<p>Non si deve credere che la persona temperante non ami la vita. Siede volentieri a tavola con gli amici, ma senza rimpinzarsi di cibo; beve con piacere un bicchiere in compagnia, ma senza ubriacarsi; \u00e8 attratta dalla bellezza del corpo, ma senza divenirne schiava; in breve: ama i piaceri nella misura in cui essi costituiscono un bene per l&#8217;anima, e se ne tiene lontana quando si accorge che si stanno trasformando in una trappola, la trappola della smoderatezza e della concupiscenza, che la renderebbe schiava e non gi\u00e0 padrona dei propri appetiti.<\/p>\n<p>Il piacere, in s\u00e9, non \u00e8 affatto un male per l&#8217;anima; ma \u00e8 un male per essa divenire schiava della sua ricerca e del suo disordinato inseguimento. Nemmeno il piacere sessuale \u00e8 un male per l&#8217;anima; tutt&#8217;altro: pu\u00f2 essere una fonte di elevazione spirituale che giunge fino alle soglie del sublime e, quasi, dell&#8217;estasi mistica; ma \u00e8 un male per l&#8217;anima il vedere in esso un fine in se stesso, da perseguire comunque, e non il risultato dell&#8217;incontro gioioso e disinteressato di due persone che cercano l&#8217;una nell&#8217;altra il proprio arricchimento e completamento.<\/p>\n<p>Il male \u00e8 quando l&#8217;anima si perde nella contemplazione delle creature e rompe la relazione armoniosa che la lega a Dio: perch\u00e9 contemplando Dio si pu\u00f2 amare e godere anche delle cose, ma sprofondandosi ciecamente nelle creature non si trover\u00e0 n\u00e9 Dio, n\u00e9 l&#8217;altro, anzi, si finir\u00e0 con il perdere perfino se stessi.<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero che bisogna odiare se stessi per arrivare a Dio e alla verit\u00e0 dell&#8217;anima; \u00e8 vero, semmai, il contrario: che amando se stessi in maniera immatura e narcisista non si arriva da nessuna parte, tanto meno alla propria verit\u00e0 interiore. Ma ciascun essere umano \u00e8, ontologicamente, portatore della verit\u00e0: perci\u00f2, amare se stessi nella maniera sbagliata, ossia indulgendo alla intemperanza, equivale a negare la propria verit\u00e0 e a negare la propria natura e il proprio scopo.<\/p>\n<p>Noi non siano qui per caso o per trastullarci, ma per cercare la Verit\u00e0: per questo ci \u00e8 data la vita, occasione preziosa di progresso e di bene, banco di prova del nostro valore e della nostra umanit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La temperanza \u00e8, decisamente, la meno compresa e la pi\u00f9 sottovalutata delle quattro virt\u00f9 cardinali, la pi\u00f9 negata, la pi\u00f9 derisa nella societ\u00e0 attuale. 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