{"id":29127,"date":"2009-01-30T02:12:00","date_gmt":"2009-01-30T02:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/30\/la-scienza-ha-il-diritto-studiando-le-cause-dei-fenomeni-di-risalire-alla-causa-prima\/"},"modified":"2009-01-30T02:12:00","modified_gmt":"2009-01-30T02:12:00","slug":"la-scienza-ha-il-diritto-studiando-le-cause-dei-fenomeni-di-risalire-alla-causa-prima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/30\/la-scienza-ha-il-diritto-studiando-le-cause-dei-fenomeni-di-risalire-alla-causa-prima\/","title":{"rendered":"La scienza ha il diritto, studiando le cause dei fenomeni, di risalire alla Causa Prima?"},"content":{"rendered":"<p>Se vi \u00e8 un momento, nella storia del pensiero occidentale, in cui si pu\u00f2 assistere agevolmente al passaggio dal pensiero metafisico al pensiero fisico, in cui si concepisce il mondo come staccato dalle sue Causa Prima, e si afferma che il compito della ragione si esaurisce nello studio della natura, quel momento \u00e8 rappresentato dalla filosofia di Bernardino Telesio (1509-1588) e, in particolare, dalla sua opera fondamentale, il cui titolo \u00e8 gi\u00e0 tutto un programma: \u00abDe rerum natura iuxta propria principia\u00bb.<\/p>\n<p>Per Telesio, calabrese di Cosenza, ma formatosi all&#8217;Universit\u00e0 di Padova e, infine, trasferitosi a Napoli, la natura non pu\u00f2 essere spiegata se non con principi che siano ad essa intrinseci, e non gi\u00e0 con l&#8217;autorit\u00e0 di Aristotele o, in generale, con dei ragionamenti astratti.<\/p>\n<p>Come ha scritto E. Paolo Lamanna (in \u00abFilosofia e pedagogia nel loro sviluppo storico\u00bb, Firenze, Le Monnier, 1962, vol. 2, p. 76:<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; la natura va spiegata secondo principii che siano intrinseci ad essa, &quot;proprii&quot; di essa, va spiegata mediante l&#8217;azione di forze naturali. Si ammetta pure (e Telesio la ammette) l&#8217;esistenza di un mondo soprasensibile e di un Dio che trascenda la natura; si ammetta pure (e Telesio la ammette) l&#8217;esistenza nell&#8217;uomo di un&#8217;&quot;anima divina&quot; che aspiri a qualcosa che \u00e8 di l\u00e0 dalla natura; ma rimane fermo che una scienza della natura non \u00e8 possibile se non a condizione che si prescinda da ogni azione diretta di Dio nel mondo e da ogni pretesa dell&#8217;uomo di essere come al di sopra o al di fuori della natura: l&#8217;uomo non pu\u00f2 conoscere la natura, se non in quanto \u00e8 parte di essa e s&#8217;inserisce in essa.<\/p>\n<p>La natura \u00e8 per lui il mondo del corporeo e del sensibile: dunque \u00e8 da respingere, nella interpretazione di essa, qualunque principio non apprensibile per mezzo del senso, perch\u00e9 principii di tal fatta non potrebbero che essere estranei alla natura e toglierebbero a questa ogni sua autonomia. (&#8230;). [Noi] ci proponiamo di osservare le cose, in modo che queste manifestino da s\u00e9P la potenza e natura di ciascuna. La sensibilit\u00e0 \u00e8 la rivelazione immediata e genuina che la natura fa di s\u00e9 all&#8217;uomo, in quanto questo \u00e8 parte della natura stessa. \u00bb<\/p>\n<p>Anche Galilei, pi\u00f9 tardi, dir\u00e0 che Dio parla agli uomini in due maniere: con le Sacre Scritture e con il &quot;gran libro dell&#8217;Universo&quot;, quest&#8217;ultimo scritto in caratteri matematici ed espressione immediata, diretta, della sua intelligenza creatrice.<\/p>\n<p>Telesio, da parte sua, non nega affatto la creazione divina, n\u00e9 l&#8217;anima immortale dell&#8217;uomo; dopo aver sostenuto che la natura \u00e8 materia soggetta all&#8217;azione di due forze che continuamente la trasformano, il caldo e il freddo (e la vita, presente in ogni aspetto della natura, \u00e8 opera del calore), egli riduce la coscienza senziente all&#8217;azione della cosa sentita ed alla modificazione da essa prodotta nello &quot;spirito&quot;, senza identificarsi interamente con esse.<\/p>\n<p>Il sensismo di Telesio \u00e8 conseguente e radicale: non vi \u00e8 alcuna differenza tra materia organica e inorganica, perch\u00e9 in ogni corpo vi \u00e8 un certo grado di calore; n\u00e9 vi \u00e8 alcuna differenza tra intelletto e senso, dato che l&#8217;intelletto non \u00e8 altro che senso illanguidito.<\/p>\n<p>Egli perviene pertanto ad un monismo materialistico e naturalistico, tuttavia si ferma sull&#8217;orlo delle ultime conseguenze cui esso lo porterebbe, non osa compiere l&#8217;ultimo passo e afferma che, per quanto una scienza autonoma della natura esige che si prescinda da qualunque tipo di realt\u00e0 che non sia espressione di forze naturali, bisogna tuttavia ammettere l&#8217;esistenza, nella coscienza, di un fattore immateriale, lo &quot;spirito&quot;.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che il mondo forma un tutto chiuso e che si deve cercare di spiegarlo all&#8217;interno delle sue leggi e delle sue costanti; tuttavia \u00e8 altrettanto vero che esiste una realt\u00e0 al di sopra della natura, un ordine divino riconoscibile in tutto l&#8217;universo.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo stesso \u00e8 un essere naturale, nel quale pensiero e volont\u00e0 non sono che manifestazioni dello &quot;spirito caldo&quot;; ma \u00e8 anche un essere che partecipa del divino, poich\u00e9 possiede un&#8217;anima spirituale, creata da Dio, mediante la quale egli \u00e8 in grado di aspirare al soprasensibile.<\/p>\n<p>Dunque, le cose stanno cos\u00ec: la scienza deve indagare la natura \u00abiuxta propria principia\u00bb, \u00absecondo i propri principi\u00bb e, per definizione, non pu\u00f2 cercare qualche cosa che la trascenda; e tuttavia, nella natura medesima \u00e8 possibile scorgere e riconoscere un ordine divino, che rinvia necessariamente a un piano di realt\u00e0 diverso e superiore rispetto a quello naturale. Vi \u00e8 una Mente perfetta, infinitamente sapiente, che deve aver regolato l&#8217;universo cos\u00ec come esso \u00e8; per poterci avvicinare ad essa, dobbiamo necessariamente superare l&#8217;ordine delle cose naturali e trascendere anche l&#8217;ambito delle scienze.<\/p>\n<p>Ecco, dunque, in che senso il pensiero di Telesio rappresenta il punto decisivo di svolta tra la filosofia del Medioevo e quella della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Da un lato esso ammette come evidente una realt\u00e0 soprasensibile e invita gli uomini ad essere umili, a non insuperbire della loro scienza, anzi, a riconoscerne francamente il limite ad essa connaturato, ossia di poter indagare esclusivamente nell&#8217;ambito della propria sfera di realt\u00e0. Infatti, sia al di fuori dell&#8217;uomo, nell&#8217;ordine universale che lo circonda, sia in lui stesso, nella presenza di un&#8217;anima immortale, si manifestano delle forze che non sono affatto naturali, ma che sono il frutto dell&#8217;azione di Dio, creatore di ogni realt\u00e0. Al tempo stesso, Telesio ammonisce che sarebbe follia temeraria voler pretendere di penetrare la sfera della Causa Prima con il solo strumento della ragione, perch\u00e9 mai la mente umana potr\u00e0 penetrare i disegni divini e mai potr\u00e0 spiegare perch\u00e9 Dio abbia creato il mondo proprio in questo modo, e non in un altro.<\/p>\n<p>Dall&#8217;altro lato, Telesio sostiene che l&#8217;uomo pu\u00f2 indagare, mediante le scienze, tutto il gran mondo della natura, che pu\u00f2 e deve spiegarlo in base ai principi e alle leggi ad esso intrinseci; che egli \u00e8 una creatura sensoriale, come lo sono tutte le altre manifestazioni della natura; tutto in lui \u00e8 senso, e il suo stesso intelletto \u00e8 una manifestazione sensoriale. In questo ambito &#8211; quello della natura &#8211; Telesio mostra una sconfinata ambizione e una audace convinzione che l&#8217;uomo possa arrivare a spiegare, poco a poco, tutti i fenomeni della natura.<\/p>\n<p>Ma, soprattutto, egli giustappone alla dimensione naturale dell&#8217;uomo quella soprannaturale, come se ben poco avessero a che fare l&#8217;una con l&#8217;altra; come se fosse possibile considerare l&#8217;uomo ora come una semplice manifestazione naturale del calore universale, ora come una creatura spirituale fatta a immagine di Dio; e, cos\u00ec facendo, ne incrina seriamente l&#8217;unit\u00e0 e quasi lo sdoppia in due creature totalmente diverse, sottoposte a leggi e principi indipendenti gli uni dagli altri.<\/p>\n<p>Ecco come Bernardino Telesio, nei libri I e IX del suo trattato \u00abDe rerum natura\u00bb, si esprime a proposito dell&#8217;oggetto della ricerca naturale e dei suoi limiti nei confronti dell&#8217;ambito del soprannaturale (da:\u00abBernardino Telesio e la filosofia del Rinascimento\u00bb, a cura di Nicola Abbagnano, Milano, Garzanti, 1941, pp. 175-77, 193-95):<\/p>\n<p>\u00abColoro che prima di noi hanno scrutata la costruzione di questo mondo e la natura delle cose in esso contenute sembra che abbiano lavorato molto, con poco risultato. Che cosa infatti sono riusciti a vederne, se tutti i loro discorsi contrastano gli uni con gli altri e con le cose? Convien credere che ad essi sia accaduto che, troppo confidenti in se stessi e non avendo osservato, come occorreva, le cose stesse e le loro forze, abbiano essi stessi posto nelle cose quella grandezza, quell&#8217;intelligenza e quelle facolt\u00e0, delle quali sembravano ad essi fornite. Ma gareggiando in sapienza con Dio nel ricercare con la ragione i principi e e cause del mondo, e nel credere e nel volere che dovessero esser da loro inventate quelle che non riuscivano a trovare. Hanno immaginato il mondo a lor proprio arbitrio. Cos\u00ec hanno attribuito ai corpi, dei quali il mondo sembra risulti, non la grandezza e la posizione che sembrano avere n\u00e9 la capacit\u00e0 e le forze di cui sembrano forniti, ma quei caratteri che la loro ragione indicava. Certamente per\u00f2 gli uomini non dovevano compiacersi di s\u00e9 e insuperbire a tal punto , da dare essi stessi alle cose (precedendo la natura e affettando non solo la sapienza, ma la potenza stessa di Dio), quei caratteri che non avevano osservati. Nelle cose e che avrebbero dovuto esser ricavati dalle cose stesse.<\/p>\n<p>Noi invece, non confidando a tal punto in noi stessi, dotati di animo e di ingegno molto pi\u00f9 dimessi, e amatori e cultori di una sapienza affatto umana (che sembra tuttavia dover giungere al sommo, se considerer\u00e0 le cose che il senso manifesta e quelle che possono essere ricavate dalla analogia delle cose percepite dal senso), ci proponiamo di osservare il mondo e le singole parti e le passioni, le azioni e le operazioni e le specie delle sue parti e delle cose in esso contenute. Esse infatti, rettamente osservate, manifesteranno da s\u00e9 la grandezza che ognuna ha, nonch\u00e9 la loro capacit\u00e0, le loro forze, la loro natura.<\/p>\n<p>In tal modo, anche se in noi non ci fosse niente di divino, niente degno di ammirazione, e neppure una vista abbastanza acuta, non ci sar\u00e0 in quel che diremo nulla che sia in contrasto in s\u00e9 o con le cose: perch\u00e9 avremo seguito soltanto il senso e la natura: la quale, sempre concorde con s\u00e9 e sempre identica, agisce sempre nel medesimo modo.<\/p>\n<p>Tuttavia, ove qualcosa che sar\u00e0 da noi affermato non sia in armonia con le sacre scritture e con la chiesa cattolica, sar\u00e0 non da ritenersi, bens\u00ec da rigettarsi ci\u00f2 che abbiamo osservato e difeso. Non solo infatti qualsiasi ragione umana, ma la stessa sensibilit\u00e0 \u00e8 da posporsi alle sacre scritture e alla chiesa: e, se non \u00e8 d&#8217;accordo con queste, \u00e8 da rinnegarsi completamente la stessa sensibilit\u00e0. (&#8230;)<\/p>\n<p>Poich\u00e9 sono stati abbastanza spiegati (come crediamo) i caratteri delle nature agenti dalle quali, oltrech\u00e9 dalla massa corporea, \u00e8 costituito il mondo, ci apprestiamo ora ad osservare &#8211; per quanto \u00e8 lecito ad un uomo- la causa per la quale il mondo \u00e8 stato costruito cos\u00ec come \u00e8 stato costruito e per la quale occorreva che il cielo si muovesse proprio con quel movimento col quale appare muoversi.<\/p>\n<p>Non ci si deve affaticare a ricercare perch\u00e9 da una sola e stessa materia e da un solo e stesso calore risulti un cielo non unico n\u00e9 uniforme, ma distinto in molte orbite; delle quali alcune, secondo l&#8217;opinione dei matematici, sono uniformi in se stesse per identica disposizione dell&#8217;universo, identica abbondanza di calore, identica forma; altre invece si sono trasformate in stelle in qualcuna delle loro parti, essendo dotate di minore tenuit\u00e0 e perci\u00f2 di pi\u00f9 abbondante e di pi\u00f9 forte calore. N\u00e9 tutte le stelle sono di grandezza e di numero eguale, ma sono in se stesse immensamente diverse. La Sacra Scrittura ed anche la ragione umana c&#8217;insegnano che il cielo non \u00e8 opera del calore e di un agente privo d ragione, ma \u00e8 opera di Dio., il pi\u00f9 potente e il sapiente artefice, opera fatta per volont\u00e0 e comando diretto di Dio. La ragione infatti non ci permette di attribuire n\u00e9 al calore n\u00e9 ad altro ente un&#8217;opera che \u00e8 stata costruita con tanta arte, con tanta sapienza e con tanta potenza. Essendo il Cielo opera esclusiva di Dio, se qualcuno osasse con ragioni umane indagare il modo in cui \u00e8 stato costruito, potrebbe apparire non soltanto arrogante ed empio, ma pazzo e condannabile non meno di chi volesse indagare la potenza con cui Dio ha voluto creare il mondo universo dal nulla.\u00bb<\/p>\n<p>Decisamente moderna, dunque, \u00e8 la volont\u00e0 di Telesio di studiare la natura prescindendo dalle cause prime, come fosse una realt\u00e0 chiusa in se stessa e, in definitiva, perfettamente autonoma; mentre ancora pre-moderna \u00e8 la sua preoccupazione di salvare l&#8217;esistenza di una dimensione soprannaturale e di mettere in guardia la ricerca umana dalla pretesa di voler conoscere le ragioni ultime per le quali Dio ha creato l&#8217;universo in questo determinato modo.<\/p>\n<p>Telesio \u00e8 ancora in bilico tra una visione teocentrica ed una antropocentrica, tra una visione spiritualistica ed una materialistica, bench\u00e9 inclini per quest&#8217;ultima; ma l&#8217;ultimo passo verr\u00e0 compiuto solo nel secolo successivo, con Galilei e Cartesio, i quali &#8211; di fatto, se non a parole &#8211; si getteranno dietro le spalle, per sempre, una millenaria visione unitaria del mondo, dove lo spirituale spiega il materiale e dove la Causa Prima spiega le cause seconde.<\/p>\n<p>Con Telesio, le scienze della natura incominciano a rivendicare orgogliosamente la propria autonomia e a fissare l&#8217;ambito della loro competenza &#8211; il mondo materiale -, separandolo da quello della teologia e della religione, che spingono lo sguardo oltre. Ma, una volta spezzata l&#8217;unit\u00e0 della visione del mondo, fatalmente le scienze della natura avrebbero imboccato la strada della totale emancipazione da ogni istanza superiore e avrebbero finito per proclamare che non si d\u00e0 altra realt\u00e0 all&#8217;infuori di quella del mondo materiale; che il mondo e la materia sono una sola e medesima cosa; che non vi \u00e8 bisogno di alcuna Causa Prima, di alcuna causa finale per spiegare il mondo; che il mondo si pu\u00f2 spiegare benissimo da s\u00e9.<\/p>\n<p>Oggi \u00e8 divenuta cosa frequente vedere scienziati i quali, a conclusione di un trattato di biologia, di fisica o di cosmologia, si improvvisano scienziati e perfino teologi e sentenziano che, il mondo essendo fatto unicamente di materia, non v&#8217;\u00e8 altra realt\u00e0 all&#8217;infuori di esso, n\u00e9 altre cause che valgano a spiegarlo.<\/p>\n<p>Un tale esito era, a nostro avviso, implicito ed inevitabile, una volta ammessa la rigida separazione tra conoscenza sensibile e conoscenza spirituale, tra sapere delle scienze fisiche e sapere delle scienze teologiche e morali. Fino a quando le scienze naturali non erano concepite se non come \u00abfilosofia naturale\u00bb (cio\u00e8 per tutto il Medioevo), la visione unitaria del reale era ben custodita; ma quando Telesio innalz\u00f2 la bandiera della recisa autonomia dello studio della natura in base ai principi della natura stessa, si innesc\u00f2 un meccanismo che fatalmente avrebbe condotto a negare l&#8217;esistenza di un mondo spirituale.<\/p>\n<p>Infatti, se la natura si pu\u00f2 e si deve spiegare da s\u00e9 stessa, che bisogno c&#8217;\u00e8 di ipotizzare una Mente divina, un Dio creatore e amorevole, che diriga il mondo &#8211; secondo un piano provvidenziale &#8211; verso il suo compimento, ossia verso il ricongiungimento con Lui?<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che, in una prospettiva rigorosamente naturalistica, Dio diventa un \u00abcaput mortuum\u00bb, un elemento accessorio, tollerato dapprima per rispetto alla tradizione e per forza d&#8217;abitudine; ma destinato ad essere espunto, presto o tardi, in nome della radicale autonomia dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>A quel punto, all&#8217;uomo non resta che compiere anche l&#8217;ultimo passo: e, in nome di quella scienza che doveva indagare solo l&#8217;ambito della natura, avendo riconosciuto che non v&#8217;\u00e8 altra realt\u00e0 fuori della natura stessa, egli d\u00e0 l&#8217;assalto al Cielo e si proclama il Dio di s\u00e9 stesso, allo scopo di prendere la creazione nelle proprie mani, di manipolarla illimitatamente, di \u00abmigliorarla\u00bb a proprio talento.<\/p>\n<p>Con quali risultati, lo dimostra la storia mondiale degli ultimi quattro secoli: a partire, appunto, dall&#8217;avvento della cosiddetta scienza moderna: materialistica, meccanicistica, riduzionistica, tutta paga di s\u00e9 stessa e dei propri successi quantitativi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se vi \u00e8 un momento, nella storia del pensiero occidentale, in cui si pu\u00f2 assistere agevolmente al passaggio dal pensiero metafisico al pensiero fisico, in cui<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[96,141],"class_list":["post-29127","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-anima","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29127","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29127"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29127\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29127"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29127"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29127"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}