{"id":29126,"date":"2017-03-14T12:47:00","date_gmt":"2017-03-14T12:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/14\/leresia-di-teilhard-che-esalta-luomo-e-minimizza-il-peccato-sara-la-futura-ortodossia\/"},"modified":"2017-03-14T12:47:00","modified_gmt":"2017-03-14T12:47:00","slug":"leresia-di-teilhard-che-esalta-luomo-e-minimizza-il-peccato-sara-la-futura-ortodossia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/03\/14\/leresia-di-teilhard-che-esalta-luomo-e-minimizza-il-peccato-sara-la-futura-ortodossia\/","title":{"rendered":"L\u2019eresia di Teilhard, che esalta l\u2019uomo e minimizza il peccato, sar\u00e0 la futura ortodossia?"},"content":{"rendered":"<p>Con l&#8217;aria che tira di questi tempi nella Chiesa, non ci meraviglieremmo affatto se il pensiero &quot;teologico&quot; di Teilhard de Chardin &#8211; e lo scriviamo fra virgolette perch\u00e9, come \u00c9tienne Gilson ha ampiamente mostrato, non si tratta di una vera teologia, n\u00e9 di una filosofia, ma di elucubrazioni poetiche e pseudo scientifiche &#8212; dovesse venire, entro breve, non solo pienamente e definitivamente riabilitato, ma addirittura assurgere a paradigma della &quot;nuova&quot; teologia semiufficiale, come lo \u00e8 stato, per secoli e secoli, e fino al pontificato di Pio XII, quello di san Tommaso d&#8217;Aquino (cfr. il nostro articolo <em>Teilhard ha creato una gnosi cristiana in cui la scienza prende il posto della fede<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 02\/01\/2014). Con l&#8217;aria che tira, infatti, il suo naturalismo, il suo panteismo mascherato, il suo &quot;evoluzionismo cosmico&quot; che conduce ogni cosa verso il Punto Omega della Creazione, cio\u00e8 il Cristo &quot;cosmico&quot; (?), tutto ci\u00f2 sembra perfettamente in linea con i nuovi orientamenti e, anzi, si presta magnificamente a sostenere la &quot;riforma&quot; che papa Francesco e i suoi seguaci hanno in mente: una radicale trasformazione della dottrina della Chiesa in senso immanentistico, sincretistico, deista e relativista, dove niente rester\u00e0 come la Chiesa lo ha sempre insegnato, perch\u00e9, grazie a una interpretazione pi\u00f9 &quot;contestualizzata&quot;, e, in ultima analisi, pi\u00f9 &quot;scientifica&quot; della Parola di Dio, e mediante una pratica del &quot;discernimento&quot; che riduce e scompone il dogma alla misura dei singoli casi specifici, trasformando la dottrina in casualismo, si vuole instaurare una religione nuova, non pi\u00f9 legata ad una specifica identit\u00e0 dottrinale, ma aperta, cosmopolitica piuttosto che ecumenica, e, appunto, &quot;cosmica&quot;, nel senso di &quot;non cattolica&quot;. Non ha forse ricordato il papa ai suoi fedeli, con aria provocatoria e con maligno compiacimento per il disagio che creava loro, che <em>Dio non \u00e8 cattolico<\/em>? (resta da vedere se lo sia lui). E chi meglio del gesuita Teilhard, sotto il pontificato di un papa gesuita, e con un generale dei gesuiti come Arturo Sosa Abscal, il quale ha dichiarato che &quot;non sappiamo cosa abbia realmente detto Ges\u00f9&quot;, cio\u00e8, in pratica, che ha tirato un rigo su tutta la dottrina cattolica, cos\u00ec come da duemila anni la Chiesa la tramanda, la custodisce, la insegna; chi meglio del gesuita Teilhard, dicevamo, considerato da molti come un precursore inascoltato e incompreso del Concilio Vaticano II, della sua ansia di rinnovamento, della sua volont\u00e0 di &quot;dialogo&quot; con il mondo moderno, con la scienza, con le altre confessioni e religioni, potrebbe incarnare lo spirito della &quot;svolta antropologica&quot;, cio\u00e8 di un modo di pensare la teologia facendo perno sull&#8217;uomo, i suoi bisogni, le sue aspettative, e non pi\u00f9, come finora, su Dio, sull&#8217;amore di Dio per l&#8217;uomo, sui misteri della Trinit\u00e0 e dell&#8217;Incarnazione?<\/p>\n<p>Del pensiero &quot;teologico&quot; di Teilhard abbiamo gi\u00e0 parlato, pi\u00f9 di una volta. Qui ci limiteremo a un aspetto che, nel complesso della sua vasta produzione letteraria, potrebbe sembrare secondario e quasi marginale, mentre invece, se si tengono presenti le sue immense implicazioni, potenzialmente eversive e drammaticamente distruttive, rivestirebbe una funzione centrale, se fosse &quot;adottato&quot; dai nuovi teologi della linea bergogliana: intendiamo dire la sua concezione del male e del peccato. Per Teilhard, tutto, nel mondo, \u00e8 in evoluzione, tutto tende a un livello superiore di esistenza, non solo sul piano materiale, ma anche su quello spirituale. Di conseguenza, per spiegare l&#8217;esistenza del male e del peccato, Teilhard non pu\u00f2 fare altro che argomentare che essi sono, in un certo senso, il prezzo necessario e inevitabile che l&#8217;umanit\u00e0 deve pagare per evolvere verso il suo destino finale, l&#8217;ascensione vittoriosa verso il Punto Omega, il Cristo cosmico. Una lucida analisi di questa concezione e delle sue implicazioni \u00e8 stata fatta da un autore presto dimenticato, Pierre Smulders, evidentemente perch\u00e9 &quot;non in linea&quot; con i nuovi indirizzi post-conciliari, i quali andavano e vanno nella direzione di riabilitare il pensiero di Teilhard e di condannare al silenzio quanti si sono resi conto, fin dall&#8217;inizio, di quanto esso fosse lontano dall&#8217;ortodossia cattolica e di quanto disordine e confusione fosse suscettibile di provocare tra i fedeli, a causa delle sue ambiguit\u00e0 e delle sue affermazioni temerarie, non ortodosse e ispirate ad un naturalismo di matrice piuttosto materialista che spirituale. E pazienza se Smulders, all&#8217;epoca del Concilio, si collocava piuttosto fra i riformisti che fra i conservatori, cio\u00e8 accanto ai De Lubac, ai Rahner, ai Solages, ai Rideau; tutto ci\u00f2 non \u00e8 bastato: egli aveva osato avanzare delle riserve, delle critiche sull&#8217;antesignano del Concilio stesso, Teilhard de Chardin; dunque, non meritava di essere ripagato se non col silenzio e l&#8217;oblio.<\/p>\n<p>Scriveva dunque il padre Pierre Smulders nel suo libro <em>La visione di Teilhard de Chardin<\/em>, opera che, peraltro, si segnala per la pacatezza e lo sforzo di equanimit\u00e0 nei confronti di un sacerdote che ha sbagliato, s\u00ec, ma probabilmente in buona fede, e le cui idee, in se stesse al limite dell&#8217;ortodossia, erano e sono, purtroppo, suscettibili di divenire esplicitamente eretiche, se riprese e sviluppate da altri, portandole alle loro logiche ed estreme conseguenze (da: P. Sumlders, <em>La visione di Teilhard de Chardin<\/em>; titolo originale: <em>La vision de Teilhard de Chardin<\/em>, Paris, Descl\u00e9e de Brouwer, 1964; traduzione dal francese (su un riadattamento della 3a ediz. neerlandese di A. Kerkvorde e C. d&#8217;Armagnac) di Gennaro Auletta, Torino, Borla Editore, 1965, pp. 190-196):<\/p>\n<p><em>Verso gli anni quaranta Teilhard credeva realmente di aver trovato una soluzione soddisfacente al problema del male grazie alla visione evoluzionista. Lasciamo da parte questa sopravvalutazione dell&#8217;evoluzionismo ed esaminiamo il principio della sua concezione, secondo cui nelle sue diverse, forme, \u00e8 un fenomeno accessorio inevitabile della nostra ascesa evolutiva, in un certi senso lo scotto che questa esige. Poich\u00e9 il nostro mondo \u00e8 in divenire e realizza se stesso, deve necessariamente soffrire della propria incompletezza e della propria imperfezione. [&#8230;] La spiegazione razionale di tutte le forme del male sta quindi nel fatto che il mondo deve arrivare, partendo dalla molteplicit\u00e0 e quindi secondo le leggi della molteplicit\u00e0, fino all&#8217;unit\u00e0 [&#8230;] Ma ci tocca ancora esaminare la teoria secondo cui il male, in tutte le sue forme, anche il male che si chiama peccato, e quindi la sofferenza redentrice di Cristo, sarebbero una conseguenza ineluttabile della &quot;molteplicit\u00e0&quot; necessariamente inerente alla creazione.[&#8230;] Una gran parte della nostra sofferenza, anche umana, ha il suo fondamento nella natura materiale del mondo. Nella misura in cui Teilhard ci ricorda questa antica verit\u00e0, possiamo dire che &quot;sta l\u00ec a mostrarci l&#8217;aspetto naturale del male&quot; (P. Chaucard, &quot;L&#8217;\u00eatre humain selon Teilhard de Chardin&quot;).<\/em><\/p>\n<p><em>Ma Teilhard va oltre; egli fa anche del male morale, che \u00e8 il peccato, un inevitabile fenomeno accessorio della &quot;molteplicit\u00e0&quot;. Finch\u00e9 la creazione \u00e8 in divenire, e non ha quindi raggiunto il suo finale destino d&#8217;unione e di unificazione, il male sarebbe inevitabile e statisticamente necessario. [&#8230;] Con parecchi Padri della Chiesa possiamo ammettere che, col peccato, l&#8217;uomo s&#8217;immerge pi\u00f9 profondamente nella dispersione e nella molteplicit\u00e0. Ma bisogna ben intendere che si tratta di una molteplicit\u00e0 non quantitativa ma esistenziale; si tratta della divisione dell&#8217;uomo che non \u00e8 ancora interiormente uno, perch\u00e9 \u00e8 ancora in via e non ha ancora raggiunto la completezza e l&#8217;unit\u00e0 del suo essere; egli tende a questa completezza tra una moltitudine di oggetti limitati, di desideri e di atti divergenti e spesso contraddittori. L&#8217;unione degli ancora uomini tra loro neppur essa \u00e8 armoniosamente realizzata; in questo stadio, i loro desideri e i loro piani rispettivi pi\u00f9 di una volta vengono necessariamente in urto. Questa \u00e8 la molteplicit\u00e0 esistenziale intesa da Teilhard; perch\u00e9 parla di una molteplicit\u00e0 che arriva all&#8217;unit\u00e0 attraverso un grande amore Ma questa intenzione pare continuamente celata, nel suo pensiero e nel suo linguaggio, dall&#8217;immagine di una molteplicit\u00e0 quantitativa. La radice del male sembra allora consistere nel numero, e le considerazioni quantitative hanno una parte decisiva nella vittoria sul peccato. La sua metafisica diventa una matematica. Le considerazioni quantitative sono assolutamente insufficienti a spiegare il male in senso proprio: il peccato. Il male ha la sua sede nell&#8217;intimit\u00e0 spirituale dell&#8217;essere personale, che in \u00e8 retto dalle leggi della materia e della quantit\u00e0. Questo male un attento al pi\u00f9 alto e pi\u00f9 assoluto valore del nostro modo: il rapporto tra le persona umana e Dio. Dicendo che ogni successo si deve pagare con una serie di fallimenti, si riduce la persona a un mezzo, le si toglie il suo maggior onore: di essere il suo proprio fine e quello del mondo. Nel tentativo di spiegare il male e anche il peccato, Teilhard non tiene abbastanza conto della fondamentale differenza tra il male fisico e il male morale. Il male fisico ha una parte importante nella sofferenza umana, e Teilhard giustamente l&#8217;ha dimostrato; ma c&#8217;\u00e8 un fondo nascosto del male morale, la sua radice pi\u00f9 intima e pi\u00f9 profonda, per cui non vale la sua spiegazione. Egli continua a pensare come scienziato, anche dove, secondo la sua espressione preferita, bisognerebbe ricorrere alla intelligenza mistica delle cose. Per parlare concretamente, si pu\u00f2 seriamente credere che, secondo le leggi della statistica, una serie di fallimenti morali accrescerebbe le possibilit\u00e0 di un risultato morale? Che insomma ci vorrebbe un certo numero di peccatori per produrre un solo giusto?<\/em><\/p>\n<p><em>Se infatti, secondo l&#8217;espressione di Teilhard, l&#8217;impegno personale d&#8217;amore verso il prossimo e verso Dio \u00e8 decisivo per un felice esito nella sua fase umana, la certezza intracosmica di questo esito \u00e8 impossibile in linea di principio. Nessuna potenza di questo mondo \u00e8 in grave di preservare l&#8217;uomo dal pericolo che questo porta dentro di s\u00e9. L&#8217;uomo pu\u00f2 rifiutare d&#8217;amare Dio e il prossimo. E un tale rifiuto \u00e8 pi\u00f9 grave e pi\u00f9 nefasto di una serie di fallimenti favorevole a una riuscita posteriore. L&#8217;uomo non \u00e8 soltanto imperfetto, pu\u00f2 diventare cattivo e farsi schiavo della propria cattiveria. La fede ci insegna che il peccatore non si pu\u00f2 convertire e liberare con le proprie forze. E l&#8217;esperienza umana gi\u00e0 conosce delle opzioni e degli atteggiamenti profondi che rendono l&#8217;uomo prigioniero di una decisione presa. La stessa esperienza attesta che queste decisioni possono pesare molto sulla condotta di altri uomini. Parrebbe quindi che nella fase pienamente umana dell&#8217;evoluzione la riuscita sia continuamente e fondamentalmente in discussione. Il vero progresso, il progresso verso e nell&#8217;amore, pu\u00f2 ad ogni momento naufragare definitivamente. Lo pu\u00f2 nella persona individuale, il cui rifiuto iniziale di amare pu\u00f2 ferire e paralizzare il potere d&#8217;amore fino a imprigionarlo nelle mura di questo rifiuto; lo pu\u00f2 nell&#8217;insieme della famiglia umana, in cui la colpa di alcuni individui pu\u00f2 influenzare tutta a comunit\u00e0 fino al punto che tutti accettano come proprio il peccato d&#8217;un capo. Il rifiuto dell&#8217;amore pu\u00f2 spiritualmente uccidere l&#8217;uomo e l&#8217;umanit\u00e0. E questo rifiuto, con la schiavit\u00f9 e il suicidio spirituale che ne sono la conseguenza, non \u00e8 una possibilit\u00e0 puramente teorica e remota; \u00e8 un pericolo prossimo e permanente. Anche i santi comprendono che l&#8217;abisso del peccato radicale e mortale s&#8217;apre immediatamente acanto al sentiero che essi percorrono. Si direbbe che nell&#8217;uomo individuale e nella famiglia umana ci sia una quasi fatale inclinazione che li porta a preferire il falso amore di s\u00e9 al vero amore di Dio e del prossimo. Nella sua tragica e profonda essenza, il peccato originale \u00e8 una verit\u00e0 che conosciamo solo per rivelazione. Ma esso costituisce anche un dato d&#8217;esperienza, la strana forza d&#8217;attrazione d&#8217;un falso amore di s\u00e9 su un&#8217;umanit\u00e0 che non pu\u00f2 vivere che nell&#8217;amore&#8230;<\/em><\/p>\n<p>In effetti, quello che fa Teilhard \u00e8 di naturalizzare il peccato, equiparandolo idealmente al male fisico, che \u00e8 una cosa completamente diversa. Il peccato \u00e8 il male morale, e il male morale presuppone il libero arbitrio (contrariamente a quel che pensa Lutero): se cos\u00ec non fosse, non ci sarebbe neanche il male morale, propriamente parlando, ma solo una sorta di fatalit\u00e0, alla quale l&#8217;uomo non avrebbe alcun mezzo per resistere. Si direbbe che Teilhard abbia intuito questa contraddizione e abbia cercato una via d&#8217;uscita proprio nel concetto di &quot;evoluzione creatrice&quot;, addossando, in un certo senso, il fardello del peccato alla necessit\u00e0 del divenire di tutte le cose, della loro tensione verso l&#8217;unit\u00e0 e verso la perfezione finale del ritorno a Cristo, il Cristo cosmico. Ma, cos\u00ec facendo, egli finisce per banalizzare il peccato, che diventa una sorta di materiale di riporto nella evoluzione delle cose verso il livello superiore di esistenza, cio\u00e8, nel caso dell&#8217;uomo, verso la vita spirituale. In questo modo, il peccato perde, o tende a perdere, il suo carattere di volontariet\u00e0, ossia di rifiuto deliberato e consapevole dell&#8217;amore di Dio; e, di nuovo, si direbbe che il libero arbitrio venga fortemente offuscato, se non proprio annientato. Anche la dottrina del Peccato originale, in questa prospettiva evoluzionista e naturalistica, viene fortemente intaccata: non per caso la prima censura da parte dei suoi superiori, Teilhard la ricevette proprio a proposito di quanto aveva sostenuto sulla natura del Peccato originale e del suo impossibile tentativo di conciliarlo con la concezione evoluzionista. Ma, se si riduce il Peccato originale a uno &quot;scotto&quot; che la natura umana ha pagato per poter evolvere dalla differenziazione all&#8217;unit\u00e0, ossia per rimettersi in cammino verso Dio, oltre a cadere in una contraddizione logica (Adamo ed Eva erano <em>gi\u00e0<\/em> presso Dio, nel Paradiso terrestre, e godevano della sua piena amicizia, nonch\u00e9 di uno stato di perfezione fisica e morale), si viene a porre in dubbio le conseguenze che ebbe, sull&#8217;umanit\u00e0 intera, quel primo peccato, facendola <em>decadere<\/em> fisicamente e moralmente e predisponendola alla tentazione e ad ulteriori peccati. E notiamo, fra parentesi, che tutta la teologia cristiana si basa sul concetto della <em>caduta<\/em> dell&#8217;uomo, e non gi\u00e0 &#8212; come pensa Teilhard &#8211; su quello d&#8217;una sua progressiva ascesa verso Dio: la quale ascesa, oltre a non essere un movimento necessario ed univoco, ma soggetto a cadute e regressi, si verifica dopo il <em>fatto<\/em> della perdita della perfezione originaria e, quindi, dopo un regresso. In questo modo, come nota Pierre Smulders, Teilhard finisce per ridurre a ben poca cosa la drammaticit\u00e0 e la problematicit\u00e0 del percorso di redenzione dell&#8217;uomo, poich\u00e9 lo trasforma in qualcosa di necessario e di certo; con l&#8217;aggravante che, in cambio di tale certezza, egli mette nel conto dell&#8217;evoluzione una certa quantit\u00e0 di &quot;tentativi falliti&quot;, cio\u00e8, per parlare con maggiore chiarezza, una quantit\u00e0 di &quot;anime perse&quot;, che non giungeranno mai a Dio, perch\u00e9 hanno rifiutato il suo amore. Pare che Teilhard non valuti appieno la portata devastante della sua teoria. Se le cose stessero come immagina lui, allora avrebbero ragione i calvinisti, a pensare che una certa quota di umanit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 dannata in partenza, e niente e nessuno la potr\u00e0 salvare (dottrina della predestinazione); inoltre, non si capisce troppo bene perch\u00e9 il Verbo si sia incarnato, perch\u00e9 Ges\u00f9 Cristo sia venuto sulla terra a soffrire e morire sulla croce. Dal momento che l&#8217;ascesa dell&#8217;umanit\u00e0 verso Dio \u00e8 un movimento, in ultima analisi, &quot;naturale&quot;, perch\u00e9 non limitarsi ad aspettare, e lasciar fare al tempo? Forse per lo scrupolo di offrire a tutte le anime una possibilit\u00e0 di redenzione? Ma, nella teoria di Teilhard, \u00e8 implicito che un numero non piccolo di anime si perder\u00e0 <em>comunque<\/em>: se ogni tentativo riuscito, in natura, \u00e8 preceduto da parecchi tentativi falliti, allora, seguitando l&#8217;analogia &#8212; ed \u00e8 lui che la fa, non noi, bench\u00e9 si tratti di un&#8217;analogia completamente sbagliata, perch\u00e9 equipara la vita soprannaturale, che \u00e8 libert\u00e0, a quella naturale, che \u00e8 necessit\u00e0 &#8212; va da s\u00e9 che i dannati saranno assai pi\u00f9 numerosi dei salvati. E si pu\u00f2 immaginare una cosa pi\u00f9 strana di questa &#8212; volendo restare sul terreno quantitativo, che \u00e8, lo ripetiamo, un terreno assolutamente improprio per qualsiasi ragionamento di tipo morale &#8212; che Dio abbia creato il mondo per poi ricondurlo a s\u00e9, ma &quot;calcolando&quot; che tale doppio movimento avrebbe prodotto pi\u00f9 fallimenti che successi, pi\u00f9 male che bene, pi\u00f9 peccato che grazia, e insomma pi\u00f9 dolore, infelicit\u00e0 e dannazione finale, che non pienezza, armonia e riconciliazione con Lui? Bisognerebbe dedurne che Dio, oltre ad aver pensato e creato l&#8217;universo da puro e semplice architetto (ma questo non era il deismo di stampo illuminista?), \u00e8 stato anche un cattivo architetto: infatti, come si pu\u00f2 avere stima e fiducia in un architetto che, per costruire una casa, danneggia e rovina irreparabilmente una quantit\u00e0 di materiali (e magari anche di operai) assai maggiore di quelli che, alla fine, risultano necessari per realizzare l&#8217;opera? Che scarta nove mattoni su dieci?<\/p>\n<p>Oggi, dicevamo, vi sono diversi indizi che fanno pensare a una prossima riabilitazione della &quot;teologia&quot; di Teilhard e, forse, ad una sua promozione al rango di nuova teologia ufficiale, o semiufficiale, della Chiesa cattolica. La sua concezione del peccato, cos\u00ec palesemente erronea dal punto di vista dottrinale, ha tutte le caratteristiche per piacere ai teologi della &quot;svolta antropologica&quot; e ai cardinali, vescovi e sacerdoti modernisti, appunto perch\u00e9 lo naturalizza e, naturalizzandolo, lo minimizza. La concezione complessiva di Teilhard \u00e8 impregnata di ottimismo antropologico, proprio come quella di Pelagio. Ma la sana teologia cattolica ha sempre condiviso, con san Paolo e sant&#8217;Agostino, un ragionata pessimismo a proposito dell&#8217;uomo, non come &quot;errore&quot; della creazione, ma come effetto del Peccato originale e della perdita della perfezione originaria. Proprio per questo si \u00e8 resa necessaria, indispensabile, l&#8217;Incarnazione del Verbo: umanamente parlando, i discendenti di Adamo erano spacciati: mai e poi mai avrebbero potuto ristabilire il giusto rapporto con Dio; mai e poi mai avrebbero saputo volgere le spalle all&#8217;amor di s\u00e9 per abbracciare l&#8217;amore di Dio e del prossimo. Perch\u00e9 potessero far questo, era necessaria l&#8217;Incarnazione di Cristo, nonch\u00e9 la sua Passione, Morte e Resurrezione; non solo: \u00e8 necessario l&#8217;aiuto costante dello Spirito Santo. Teilhard non aveva compreso ci\u00f2, o lo aveva sottovalutato? In tal caso, egli \u00e8 stato realmente un cattivo maestro e un pessimo teologo. In fondo, quello che manca al suo pensiero \u00e8 l&#8217;essenziale: la Croce&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con l&#8217;aria che tira di questi tempi nella Chiesa, non ci meraviglieremmo affatto se il pensiero &quot;teologico&quot; di Teilhard de Chardin &#8211; e lo scriviamo fra<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[109,117,119,157,241],"class_list":["post-29126","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-chiesa-cattolica","tag-dio","tag-dottrina","tag-gesu-cristo","tag-san-tommaso-daquino"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29126","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29126"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29126\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29126"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29126"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29126"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}