{"id":29124,"date":"2015-08-16T11:31:00","date_gmt":"2015-08-16T11:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/16\/la-societa-moderna-abbisogna-in-pace-e-in-guerra-del-tecnico-puro-efficiente-e-disumano\/"},"modified":"2015-08-16T11:31:00","modified_gmt":"2015-08-16T11:31:00","slug":"la-societa-moderna-abbisogna-in-pace-e-in-guerra-del-tecnico-puro-efficiente-e-disumano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/16\/la-societa-moderna-abbisogna-in-pace-e-in-guerra-del-tecnico-puro-efficiente-e-disumano\/","title":{"rendered":"La societ\u00e0 moderna abbisogna, in pace e in guerra, del tecnico \u201cpuro\u201d: efficiente e disumano"},"content":{"rendered":"<p>Albert Speer (Mannheim, 19 marzo 1905-Londra, 1\u00b0 settembre 1981) \u00e8 stato il perfetto prototipo del tecnico &quot;puro&quot; al servizio di un regime politico e di una impresa militare: come ministro degli Armamenti e della produzione bellica, dal febbraio del 1942 alla fine della Seconda guerra mondiale, ha compiuto meraviglie nel concentrare, razionalizzare, potenziare e perfezionare il sistema produttivo e bellico della Germania hitleriana.<\/p>\n<p>Basti dire che proprio nell&#8217;ultimo anno di guerra, quando ormai il Terzo Reich era sottoposto all&#8217;avanzata convergente dei suoi nemici occidentali e orientali, e quando l&#8217;aviazione alleata riduceva in cenere, una dopo l&#8217;altra, le citt\u00e0 tedesche; proprio in quell&#8217;ultimo anno, quando, dopo l&#8217;attentato a Hitler da parte del gruppo di congiurati di Stauffenberg, la polizia politica si accan\u00ec con particolare ferocia contro ogni oppositore, reale o potenziale, e mentre l&#8217;esercito e la popolazione civile tedeschi subivano il numero pi\u00f9 alto di perdite, Speer seppe portare ai massimi livelli la produttivit\u00e0 delle industrie belliche, quasi tutte trasferite in centrali sotterranee, a prova di bomba, e servite da personale schiavizzato, proveniente dai campi di concentramento. La guerra era ormai irrimediabilmente persa, anzi, la fine era imminente: eppure la macchina industriale tedesca girava a pieno ritmo e, se solo non avesse dovuto fronteggiare una coalizione mondiale formata da gran parte degli stati del pianeta, \u00e8 ben difficile immaginare che qualcuno sarebbe riuscito ad opporvisi con qualche speranza di successo.<\/p>\n<p>Ma chi era quest&#8217;uomo, che Hitler riceveva personalmente con la massima cordialit\u00e0 e con il massimo rispetto e, anzi, con ci\u00f2 che di pi\u00f9 simile pu\u00f2 esservi all&#8217;amicizia, se l&#8217;amicizia fosse un sentimento che il F\u00fchrer era in grado di provare per qualcuno? Non era un militare dalle medaglie sfavillanti; non era un energumeno di partito; vestiva in borghese, non senza ricercatezza; non amava le parate, non amava le scenografie, non amava le uniformi: era, insomma, l&#8217;esatto contrario dei principali accoliti di Hitler, da G\u00f6ring a Himmler, da Hess a Goebbels. Non aveva nulla di ci\u00f2 che caratterizzava il nazista convinto e fanatico; non era brutale e neppure amante del fasto, vale a dire corrotto; nondimeno, era il solo uomo al quale Hitler aprisse la porta con autentico piacere, con il quale stesse a parlare per ore ed ore, e col quale avesse sognato di rifare, di sana pianta, l&#8217;urbanistica delle principali citt\u00e0 tedesche ed austriache, a cominciare da Berlino. Semplici affinit\u00e0 &quot;sentimentali&quot; tra l&#8217;architetto di successo e l&#8217;architetto fallito? O, addirittura, come qualcuno ha ipotizzato, una vera e propria attrazione omoerotica da parte del dittatore nazista? Ma tutto ci\u00f2 non spiegherebbe ancora il &quot;mistero&quot; Speer: che \u00e8 stato, a ben guardare, pi\u00f9 semplice, ma anche pi\u00f9 complesso, di quanto potrebbe apparire a prima vista.<\/p>\n<p>Speer \u00e8 il prototipo dell&#8217;uomo &quot;nuovo&quot;; non in senso nazionalsocialista (o fascista, o comunista), ma proprio in senso taylorista e organizzativo: l&#8217;uomo del quale tutti gli stati moderni hanno bisogno, in pace e in guerra, e che non si fa scrupolo di porsi al servizio di qualunque regime, perch\u00e9 non gl&#8217;importa nulla se non di due cose: mettere alla prova il proprio talento manageriale, e strappare per s\u00e9 il massimo del potere e della visibilit\u00e0, ottenendo il massimo della gratificazione. In fiondo, \u00e8 lo stesso tipo di von Braun, che, dalle V1 e dalla V2 naziste, \u00e8 passato ai razzi spaziali americani per la conquista della Luna; ma anche, si faccia attenzione, di Enrico Fermi o Leo Szilard, che hanno posto le loro conoscenze scientifiche al servizio della superpotenza americana, cos\u00ec come avrebbero fatto, se si fossero presentate le circostanze adatte, per qualsiasi altro potere. L&#8217;importante, per essi, era poter condurre sino in fondo le loro ricerche ed i loro esperimenti.<\/p>\n<p>Ha osservato Joachim C. Fest nella sua celebre monografia \u00abSpeer. Una biografia\u00bb (titolo originale: \u00abSpeer. Eine Biographie\u00bb, Berlin, Alexander Fest Verlag, 1999; traduzione dal tedesco di Umberto Gandini, Milano, Garzanti, 2000, pp. 409-411):<\/p>\n<p>\u00abNella primavera del 1944 Sebastian Haffner pubblic\u00f2 sul londinese &quot;Observer&quot;, sotto il titolo &quot;Albert Speer &#8212; Dictator of the Nazi Industry &#8212; un breve ritratto del ministro tedesco degli armamenti. Il profilo dimostrava che conosceva con sorprendente precisione le vicende personali, le capacit\u00e0 e il carattere di Speer, e concludeva con una pessimistica previsione: Speer era un giovanotto &quot;decisamente sicuro di s\u00e9&quot;, scrisse Haffner, on certo un &quot;nazista vistoso e pittoresco&quot;, ma &quot;l&#8217;uomo medio di successo, ben vestito, beneducato, non corrotto&quot;. In un certo senso era diventato &quot;pi\u00f9 importante per la Germania di Hitler, Himmler, G\u00f6ring, Goebbels o dei generali, i quali sono tutti ridotti in qualche modo a essere nient&#8217;altro che dei collaboratori di quest&#8217;uomo. [&#8230;] in cui scorgiamo la realizzazione della rivoluzione dei manager&quot;. Speer, si pot\u00e9 leggere ancora nell&#8217;articolo, simboleggiava &quot;il tipo d&#8217;individuo che sta diventando sempre pi\u00f9 importante in tutti gli Stati impegnati nella guerra: il tecnico puro, l&#8217;uomo dalle brillanti attitudini che, a prescindere dalle radici sociali e senza disporre d&#8217;un suo patrimonio, non ha altro obiettivo che quello di far strada nel mondo [&#8230;]. E sono proprio l&#8217;assenza di condizionamenti psicologici e spirituali e la disinvoltura con cui maneggiano i meccanismi paurosi della nostra epoca&quot; a consentire a lui e ai giovani della sua sorta di &quot;fare molta strada [&#8230;]. Questo \u00e8 il loro tempo. Degli Hitler e degli Himmler potremo anche sbarazzarci. Magli Speer, qualunque cosa possa loro individualmente accadere, rimarranno ancora a lungo fra di noi&quot;.<\/p>\n<p>In effetti Speer mostr\u00f2 il tipo del futuro, pragmatico, ambizioso, senza convinzioni, e l&#8217;estraneit\u00e0 che aveva sempre avvertito in mezzo ai personaggi di maggior spicco del regime era fondata appunto su questo. Se la tesi della doppia faccia del Terzo Reich \u00e8 esatta, lui ne rappresenta il lato moderno, e significativamente non riusc\u00ec a cogliere nei tratti arcaici e stravaganti del&#8217;ideologia dominante, nella &quot;voracit\u00e0 dei popoli&quot;, nei &quot;bastioni di sangue germanico&quot;, nella &quot;missione di risanare il mondo&quot;, null&#8217;altro che &quot;pagliacciate&quot;. Tutto il disprezzo che provava non bast\u00f2 tuttavia a frenarne la smania di emergere e la voglia di partecipare. Anzi, mascher\u00f2 e nascose efficacemente il sostrato di follia di quella dominazione conferendole quella determinazione tutta rivola all&#8217;avvenire cui il nazionalsocialismo dovette la maggior parte della sua forza d&#8217;attrazione.<\/p>\n<p>Tre anni circa dopo il ritratto di Haffner, nell&#8217;estate del 1947, apparve lo studio di Hugh-tTrevor-Roper sugli &quot;Ultimi giorni di Hitler&quot;. Basandosi su numerose testimonianze di funzionari del regime che erano riusciti a sottrarsi allo sfacelo, deline\u00f2 un quadro preciso della fine del Reich e tratteggi\u00f2, assieme a tanti altri profili, anche un ritratto palesemente molto impressionato di Albert Speer, Lo caratterizz\u00f2 come l&#8217;unico uomo alla corte di Hitler &quot;le cui capacit\u00e0 di giudizio non siano state corrotte dall&#8217;essere stato al servizio di quello spaventoso maestro&quot; e defin\u00ec un &quot;mistero&quot; che Speer fosse &quot;riuscito a sopravvivere come figura solitaria e scostante in quella congerie di vigili e vendicativi intriganti&quot;. !&quot;Come amministratore \u00e8 stato indubbiamente un genio&quot;, prosegu\u00ec Trevor-Roper, &quot;le sue ambizioni erano paco fioche e costruttive: avrebbe voluto riedificare Berlino e Norimberga&quot;. Poi, dopo queste considerazioni tutto sommato positive, seguiva, repentino, il cambio di registro con cui restrinse l,&#8217;ampia prospettiva delineata da Haffner alla particolarit\u00e0 tedesca: &quot;Eppure, da un punto di vista politico, \u00e8 Speer l&#8217;autentico criminale della Gerania nazista. Perch\u00e9 \u00e8 stato lui a rappresentare pi\u00f9 intensamente di ogni altro quella fatale filosofia che ha devastato la Germania e quasi sospinto il mondo intero alla rovina&quot;. &quot;L&#8217;intelligenza acuta gli ha permesso di riconoscere la vera natura del regime nazista e della sua politica, di osservarne le trasformazioni, ne ha ascoltato gli ordini sfrenati e ne ha capito le allucinanti mire, eppure&#8230; non ha fatto niente&quot;. Quest&#8217;accusa non metteva in discussione soltanto le argomentazioni con cui Speer cercava di giustificarsi, ma anche e pi\u00f9 in generale quelle di tutta la Germania che si era tenuta alla larga dalla politica durante la dominazione hitleriana e di cui Speer, agli occhi della storico britannico, era addirittura l&#8217;espressione pi\u00f9 rappresentativa. Nessuno impersonava meglio di lui il tipo del suddito imperturbabilmente leale, indifferente, dedito a coltivare le proprie private ambizioni. Proprio perch\u00e9 lui e tanti altri come lui si erano tenuti alla larga da ogni politica e insistevano ora nell&#8217;affermazione di non aver fatto altro che ci\u00f2 che aveva no ritenuto il loro &quot;dovere&quot;, avrebbero reso possibile il costituirsi del regime e il verificarsi degli orrori che caus\u00f2. Uomini come Sauckel, Ley e Streicher non spiegavano nulla, perch\u00e9 &quot;desperados&quot; sociali della loro specie esistevano in ogni collettivit\u00e0. Costituivano solo il nucleo centrale, sempre fingibile della truppa di Hitler:; gli Speer, invece, e con lui gli innumerevoli altri tedeschi che si erano attenuti all&#8217;adempimento puntuale e acritico del dovere, no.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 darsi che le cose siano andate proprio cos\u00ec, ammise Speer sempre pi\u00f9 spesso col passare degli anni. Ovunque si volgesse, il mondo era pieno di &quot;tecnocrati&quot; o anche di altre persone che anteponevano i propri egoismi a ogni pubblico interesse. Ma allora, si domandava, da dove traevano la sicurezza con cui si ergevano a giudici della sua persona e del suo comportamento? Gli spesso giovani accusatori che si levavano un po&#8217; ovunque per puntare il dito contro di lui non erano forse anch&#8217;essi partecipi di quella tradizione, o il filo si era improvvisamente spezzato? In una situazione analoga, avrebbero saputo dimostrare una pi\u00f9 precisa capacit\u00e0 di giudizio, maggior forza morale e anche una maggiore saldezza di principi? E anche una minor paura dell&#8217;emarginazione sociale, della posposizione professionale e della violenza?\u00bb<\/p>\n<p>In effetti, Albert Speer, pi\u00f9 che un individuo, \u00e8 un autentico prototipo umano il prototipo del tecnico, dello specialista e del burocrate impersonale, efficiente, amorale, buono per tutte le stagioni e pi\u00f9 che disposto a servire qualsiasi regime, purch\u00e9 vi siano prospettive di carriera e di successo che appaghino la sua smodata ambizione.<\/p>\n<p>Gli appassionati di carri armati possono appassionarsi alla figura di Rommel, o a quella di Guderian; gli appassionati dell&#8217;aviazione, alle imprese di assi leggendari, come Adolf Galland, e quelli della marina, a quelle di ammiragli come L\u00fctjens; ma la verit\u00e0 \u00e8 una sola: che uomini come Rommel, Guderian., Galland e L\u00fctjens, messi tutti insieme, hanno esercitato un peso minore, sul corso della Seconda guerra mondiale, di quanto ne abbia esercitato un solo uomo come Albert Speer. La guerra moderna non ha bisogno n\u00e9 di geni strategici, n\u00e9 di eroi: ha bisogno di abili ed efficienti pianificatori della produzione industriale; di intraprendenti e infaticabili manager, capaci di reperire e utilizzare al meglio fino all&#8217;ultimo litro di benzina e fino all&#8217;ultimo chilo di esplosivo, di rastrellare le ultime risorse, di inquadrare l&#8217;ultimo lavoratore, di fondere l&#8217;ultimo anello d&#8217;oro: perch\u00e9, nelle guerre moderne, non sono i cannoni, ma le banche a determinare la decisone finale. Vince chi possiede il pi\u00f9 sofisticato sistema di produzione fordista, chi possiede le pi\u00f9 efficienti catene di montaggio: non certo chi sa adoperare con pi\u00f9 intelligenza le armi e i soldati.<\/p>\n<p>\u00c8 semplicemente ridicolo, ad esempio, presentare il maresciallo Montgomery come il vincitore della battaglia di El Alamein e della campagna d&#8217;Africa: il vero vincitore fu il sistema industriale e finanziario britannico, sostenuto dalla potenza americana. I pochi fanti e carristi italo-tedeschi nulla avrebbero potuto contro una simile smisurata entit\u00e0: tanto \u00e8 vero che, se avessero espugnato El Alamein, come gi\u00e0 avevamo espugnato Bengasi e Tobruk, e si fossero spinti fino ad Alessandria e al Cairo, se avessero dilagato fino nel Delta e sul canale di Suez, non avrebbero, nemmeno allora, strappato la decisione: perch\u00e9 il sistema industriale-finanziario britannico non aveva un centro, ne aveva dieci o venti; e, per giunta, aveva dalla sua tanto il dominio dei mari, quanto il fattore tempo.<\/p>\n<p>E quello che abbiamo detto di Speer, vale per tanti altri manager simili a lui, di allora e pi\u00f9 tardi; e vale per tanti tecnici della finanza, dell&#8217;economia, dell&#8217;industria, della scienza, che sono pronti a mettere le loro competenze al servizio di qualunque causa, purch\u00e9 siano messi in grado di portare sino agli esiti estremi le loro ricerche e, insieme, le loro ambizioni. Gli &quot;esperti&quot; della agenzie di rating rientrano in questa categoria; ma anche molti ricercatori nell&#8217;ambito della biologia, della chimica, della genetica, della produzione industriale. Ernest J\u00fcnger lo aveva compreso e ne aveva parlato, fin dall&#8217;indomani della Prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>Se il destino del mondo \u00e8 nelle mani dei tecnici, non \u00e8 in buone mani. Essi sanno dove condurci, ma non sanno perch\u00e9; ignorano cosa vada fatto, ma sono maestri nel modo di fare le cose. Nessuno, nemmeno i pi\u00f9 alti poteri politici, possono fare a meno di essi. Il futuro \u00e8 loro: ma essi, di chi sono?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Albert Speer (Mannheim, 19 marzo 1905-Londra, 1\u00b0 settembre 1981) \u00e8 stato il perfetto prototipo del tecnico &quot;puro&quot; al servizio di un regime politico e di una<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[86,156],"class_list":["post-29124","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-adolf-hitler","tag-germania"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29124","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29124"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29124\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29124"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29124"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29124"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}