{"id":29116,"date":"2015-07-28T06:29:00","date_gmt":"2015-07-28T06:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/tarkovskij-ha-voluto-mostrare-lombra-della-nostra-civilta-e-sollecitare-una-conversione\/"},"modified":"2015-07-28T06:29:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:29:00","slug":"tarkovskij-ha-voluto-mostrare-lombra-della-nostra-civilta-e-sollecitare-una-conversione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/tarkovskij-ha-voluto-mostrare-lombra-della-nostra-civilta-e-sollecitare-una-conversione\/","title":{"rendered":"Tarkovskij ha voluto mostrare l\u2019Ombra della nostra civilt\u00e0 e sollecitare una conversione"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 stato un filosofo, n\u00e9 uno scrittore, ma un regista cinematografico, il russo Andrej Arsen&#8217;evic Tarkovskij (nato a Zavraz&#8217;e, un villaggio situato a circa 400 km. a Nord-Est di Mosca, il 4 aprile 1932, e morto a Parigi il 29 dicembre 1986) a levare una delle voci pi\u00f9 alte, lucide e drammatiche per richiamare gli uomini della civilt\u00e0 moderna al pericolo mortale che incombe su di essa: non solo e non tanto quello dell&#8217;olocausto nucleare, ma soprattutto quello dell&#8217;annientamento morale, al quale non potrebbe non fare seguito, in un modo o nell&#8217;altro, anche quello fisico.<\/p>\n<p>Per Tarkovskij, il mondo moderno \u00e8 una macchina impazzita, che sta correndo senza guida n\u00e9 direzione, e che sta trascinando l&#8217;intera umanit\u00e0 verso la catastrofe e verso la nemesi della presunzione intellettuale: in tutti i suoi film, dal primo (\u00abL&#8217;infanzia di Ivan\u00bb, del 1962) all&#8217;ultimo (\u00abSacrificio\u00bb, del 1986), passando per una serie di capolavori come \u00abAndrej Rubl\u00ebvv\u00bb (1966), \u00abSolaris\u00bb (1972), \u00abLo specchio\u00bb (1975), \u00abStalker\u00bb (1979), \u00abTempo di viaggio\u00bb e \u00abNostalghia\u00bb (1983), il regista russo &#8211; che nel 1982, trovandosi a lavorare in Italia, aveva deciso di non pi\u00f9 tornare nella sua patria, accettando una vita da esule -, il discorso di Tarkovskij torna e ritorna continuamente sull&#8217;uomo, sui suoi veri bisogni spirituali, sulla crudele assurdit\u00e0 del mondo che egli si \u00e8 costruito intorno, sulla necessit\u00e0 di ritrovare la giusta via, a costo di tornare indietro e ravvedersi, ammettendo pienamente gli errori commessi.<\/p>\n<p>La sua opera \u00e8 stata in gran parte incompresa in Occidente, dopo che, in Unione Sovietica, una cappa di pesantissimo silenzio era scesa su di essa &#8211; e questo assai prima del suo espatrio volontario, ossia gi\u00e0 a partire da \u00abAndrej Rubl\u00ebv\u00bb, che in quel Paese usc\u00ec solo nel 1972, ma senza un rigo di commento da parte della stampa ): profeta inascoltato che si riallaccia, da un lato, alla tradizione del misticismo e del profetismo russo, dall&#8217;altra all&#8217;angoscia &quot;esistenzialista&quot; nel suo filone migliore e pi\u00f9 sincero, specialmente dell&#8217;area scandinava, che va da S\u00f8ren Kierkegaard a Ingmar Bergman (del quale era divenuto amico negli ultimi anni di vita), il quale deve continuamente scontrarsi con l&#8217;ottusit\u00e0, il conformismo e l&#8217;incomprensione dei suoi contemporanei, a cominciare da certi critici cinematografici. Valga per tutti il caso di Tullio Kezich, infastidito da quel russo, anzi, da quel &quot;sovietico&quot;, che rompeva senza mezzi termini con la &quot;sacra&quot; tradizione marxista e denunciava con estrema forza, ma senza livore, n\u00e9 spirito fazioso, il mito della rivoluzione di sinistra, cui gran parte degli intellettuali italiani erano tuttora legati da un inossidabile cordone ombelicale, al punto da guardare con diffidenza, sospetto e una vena di disprezzo quegli artisti e scrittori russi, come Alexandr Sol\u017eenicyn, che, incrinando, ai loro occhi, la fede nella indiscutibile giustezza della religione di Marx, Lenin e Stalin, meritavano di essere considerati dei traditori, o quasi.<\/p>\n<p>Erano uomini piccoli, come tutti coloro che sono usi a dare torto ai fatti, per non dove rivedere le proprie convinzioni. Tarkovskij, lui, era un uomo grande: un gigante in mezzo ai nani. Nani i suoi critici dell&#8217;Unione Sovietica, che gli rimproveravano il suo &quot;misticismo&quot;, la sua viva ansia religiosa, palesemente in contrasto con l&#8217;ateismo di Stato, e, naturalmente &#8211; e immancabilmente &#8211; quello che essi consideravano il suo &quot;individualismo&quot; (c&#8217;erano gi\u00e0 passati, d&#8217;altronde, dei colossi come Michail Bulgakov e Boris Pasternak); e nani i suoi detrattori occidentali, sia quelli che erano irritati dal suo anticomunismo, sia quelli che non capivano il suo catastrofismo, il suo tono apocalittico, il suo monito vibrante contro l&#8217;inconsistenza delle basi del cosiddetto &quot;mondo libero&quot;, e che, insomma, avrebbero preferito un &quot;profeta&quot; pi\u00f9 docile, da poter gestire nel senso a loro pi\u00f9 utile, e invece si vedevano chiamati in causa, controvoglia, dal suo costante richiamo alla verit\u00e0.<\/p>\n<p>La verit\u00e0: non \u00e8 stata altro che una ricerca esigente, ostinata, strenuamente sofferta, della verit\u00e0, quella che ha accompagnato l&#8217;intero itinerario intellettuale, artistico ed etico di questo grande regista, di questo profeta inascoltato del nostro tempo: un tempo del quale aveva misurato tutta la vacuit\u00e0 e la lucida follia, dissimulata, appunto, dietro i veli di una razionalit\u00e0 apparente e puramente strumentale, e che non era disposto a tollerare, in nome di alcun compromesso, di alcuna forma di quieto vivere o, peggio, di relativismo. Come tutti i veri profeti, Tarkovskij era un uomo estremamente scomodo, perfino imbarazzante: non era un uomo per tutte le stagioni, n\u00e9 si lasciava manipolare e strumentalizzare. Non chiedeva approvazione, sollevava problemi.<\/p>\n<p>E il problema, in fondo, era uno, sempre lo stesso: la direzione rovinosa, catastrofica, suicida, imboccata dalla civilt\u00e0 moderna, rinnegando i bisogni autentici dell&#8217;uomo e adorando il Vitello d&#8217;oro del benessere, della tecnica, di un mondo &quot;migliore&quot; solo in apparenza. Tarkovskij \u00e8 stato il pi\u00f9 lucido, o uno dei pi\u00f9 lucidi, intellettuali autenticamente religiosi del nostro tempo: uno dei pochi che hanno affermato, a chiare lettere, che il bisogno di Dio non \u00e8 l&#8217;oppio dei popoli, n\u00e9 una evasione dai problemi &quot;reali&quot; del mondo, ma la sostanza stessa della natura umana: per cui solo in Dio l&#8217;uomo pu\u00f2 trovare una risposta soddisfacente alla domanda sul significato del vivere, mentre, lontano da Dio, l&#8217;uomo non giunger\u00e0 mai a realizzarsi, n\u00e9 a fare la pace con se stesso, n\u00e9 a tollerare i suoi simili, a rispettare la natura ed a mettersi in armonia con essa.<\/p>\n<p>Cos\u00ec scriveva il giornalista Antonio Socci nella sua monografia \u00abObiettivo Tarkovskij\u00bb (Milano, Edit, 1987, pp. 59-60):<\/p>\n<p>\u00ab&quot;L&#8217;esasperata tragicit\u00e0 di quel periodo pu\u00f2 essere spiegata solo col maturare d&#8217;un irrevocabile esigenza di grandi cambiamenti&quot;. Cos\u00ec si esprimeva Tarkovskij parlando del tempo di Rubl\u00ebv, ma, in trasparenza, identificando il proprio tempo storico con quello dell&#8217;antico pittore. Il regista russo \u00e8 stato un artista che come pochissimi altri ha avuto la percezione dell&#8217;immane tragicit\u00e0 di questo momento storico. \u00c8 una constatazione quasi ovvia, soprattutto dopo &quot;Sacrificatio&quot;, il suo grandioso testamento spirituale, ma ovvio non \u00e8 il contenuto di quella convinzione.<\/p>\n<p>Nelle ultime interviste rilasciate dal profondo della sua malattia mortale us\u00f2 parole sempre pi\u00f9 esplicite. &quot;Lei sembra affascinato dall&#8217;Apocalisse come se volesse precipitare gli avvenimenti&#8230;&quot; notava un giornalista. E il russo: &quot;Osservo semplicemente dove noi siamo arrivati. E siccome l&#8217;Apocalisse \u00e8 il libro della fine&#8230;&quot;.<\/p>\n<p>La sua ultima opera, &quot;Sacrificatio&quot; &#8212; alla cui sceneggiatura stava lavorando fin dal 1984 &#8212; \u00e8 stata presentata al mondo nella sorpresa e nello sgomento generale: &quot;Aleksandr&quot; ha spiegato il regista nel suo testamento spirituale &quot;\u00e8 un uomo che sente la minaccia della forza distruttrice dei meccanismi che spingono la societ\u00e0 moderna verso l&#8217;abisso. PER SALVARE L&#8217;UMANIT\u00c0 BISOGNA STRAPPARE LA MASCHERA AL MONDO CONTEMPORANEO&quot;.<\/p>\n<p>&quot;Il mio fine&quot; aveva detto il regista russo &quot;\u00e8 mostrare l&#8217;immagine drammatica, tragica dell&#8217;anima dell&#8217;uomo moderno&quot;.<\/p>\n<p>Ma gi\u00e0 &quot;Nostalghia&quot;, che forse \u00e8 il suo vero capolavoro, \u00e8 pieno di questo struggimento dell&#8217;artista per la salvezza dell&#8217;umanit\u00e0 (&quot;Bisogna salvare tutti&quot; gridava il FOLLE DI DIO Domenico, &quot;bisogna salvare il mondo&quot;): una salvezza spirituale e quindi materiale.<\/p>\n<p>&quot;La situazione oggi \u00e8 molto grave, stiamo vivendo in un momento difficile, direi apocalittico&quot; confessava il regista nei giorni in cui veniva presentato &#8216;Nostalghia&#8217;, &quot;spesso mi caratterizza un atteggiamento pessimistico, non tanto perch\u00e9 non veda vie d&#8217;uscita all&#8217;attuale situazione, quanto perch\u00e9 vedo poca gente che cerca vie d&#8217;uscita. Ma sembra che siamo in pochi ad avere la percezione di quanto sia sbagliato il nostro mondo. Per questo mi stupisco e mi commuovo ogni qualvolta incontro due categorie di persone: quelle che accettano l&#8217;insorgere delle domande e quelle che serenamente rischiano dando delle rispose. Occorre che tutti ci poniamo la domanda di fondo: per che cosa viviamo? Solo in seguito potremo domandarci: cosa manca dunque alla nostra vita?&quot;.<\/p>\n<p>In questa tensione spirituale sono concepiti e costruiti tutti questi misteriosi capolavori sospesi fra la profezia, il sogno e l&#8217;icona, che certo resteranno come una delle pi\u00f9 alte testimonianze della nostra epoca, ma anche delle pi\u00f9 indecifrate. Forse (come tutti i capolavori) potranno svelare la loro grandezza solo in un&#8217;epoca successiva a quella cui appartengono.<\/p>\n<p>L&#8217;&quot;intellighenzia&quot; della nostra epoca, in gran parte \u00e8 sempre stata infastidita dall&#8217;appello che si manifesta in tutte le opere del regista russo; l&#8217;appello alla necessit\u00e0 di una conversione se vogliamo salvare noi stessi e la nostra terra.<\/p>\n<p>Sono ancora le parole di Domenico che gridano la preghiera dell&#8217;artista russo: &quot;Bisogna tornare al punto di prima, IN-QUEL-PUNTO dove VOI avete imboccato la strada sbagliata&#8230; Bisogna tornare alle basi della vita, senza sporcare l&#8217;acqua&#8230; Sono proprio i cosiddetti SANI che hanno portato il mondo sull&#8217;orlo della catastrofe: o uomo, ascolta, in te, acqua, fuoco e cenere, e le ossa dentro la cenere, le ossa e la cenere&quot;.<\/p>\n<p>Guido Aristarco, gi\u00e0 nel 1974, notava che Tarkovskij &quot;cerca di farci prendere coscienza dell&#8217;OMBRA della nostra civilt\u00e0 e dei suoi terribili misfatti&quot;.<\/p>\n<p>Il salotto intellettuale occidentale, nei confronti del regista russo, era terribilmente &quot;urtato da quel suo tono intransigente, apodittico, millenarista&quot;. In un primo tempo la critica pi\u00f9 scaltra e cinica ha tentato di &quot;addomesticarlo&quot;, di presentarlo come cinema esotico esclusivo per intellettuali, di glossarlo (magari in chiave psicanalitica), di limare certo &quot;misticismo russo&quot; contrabbandato per romanticismo, o estetismo&#8230;<\/p>\n<p>Quello che all&#8217;artista russo in fondo non \u00e8 mai stato perdonato (infatti si grid\u00f2 al tradimento) \u00e8 stata la sua scelta di campo con l&#8217;abbandono dell&#8217;URSS per &quot;mettersi all&#8217;ombra dell&#8217;integralismo cattolico, pronunciando la sua abiura del marxismo&quot;, secondo le parole indispettite di Kezich.\u00bb<\/p>\n<p>Vi \u00e8, insomma, in Tarkovskij, qualcosa del grande pittore Andrej Rubl\u00ebv (1360-1430), il maestro insuperato nell&#8217;arte delle icone, al quale ha dedicato il suo film forse pi\u00f9 bello ed intenso: tenendo presente che l&#8217;icona, per la cultura e per la spiritualit\u00e0 del popolo russo, non \u00e8 affatto un semplice oggetto artistico, e nemmeno un qualsiasi strumento di devozione, ma qualcosa di molto pi\u00f9 elevato ed essenziale, anche se difficile da definire: una scala per arrivare al Cielo, attraverso la Madonna, i Santi e il Volto di Ges\u00f9 Cristo; uno squarcio dell&#8217;Infinito, che si apre nel finito; una finestra spalancata sul mistero di Dio, attraverso la quale l&#8217;anima umana \u00e8 richiamata e quasi risucchiata verso le altezze, delle quali sente, immergendosi in preghiera e nella meditazione, la pi\u00f9 acuta nostalgia (&quot;nostalgia&quot;: ecco un&#8217;altra parola-chiave nel vocabolario concettuale di Tarkovskij, come suggerisce anche il titolo di uno dei suoi film).<\/p>\n<p>Figuriamoci se un messaggio come il suo poteva essere compreso, o anche solo apprezzato nel suo giusto significato, da un pubblico come era quello europeo fra gli anni Sessanta e Ottanta del XX secolo, vale a dire prima che gli eventi clamorosi della politica, della finanza, dell&#8217;economia, rivelassero la fallacia della &quot;grande promessa&quot; di matrice illuministica: la promessa della felicit\u00e0 per tutti, o per molti, mediante l&#8217;uso critico e spregiudicato della Ragione, senza Dio e contro Dio; e la pretesa di costruire il Paradiso in terra, affermando &#8212; in nome di un democraticismo ottusamente egualitario, negatore del valore e della differenza fra i singoli individui &#8212; la cultura dei diritti a senso unico, a cominciare dal diritto alla felicit\u00e0, che nessuna costituzione potr\u00e0 mai garantire, e nessuno stato sociale potr\u00e0 assicurare, perch\u00e9 essa non \u00e8 il risultato di fattori puramente materiali, ma coinvolge la domanda di senso dell&#8217;uomo circa il proprio esistere, e, dunque, non ammette una risposta valida che escluda o trascuri la ricerca di Dio.<\/p>\n<p>In fondo, le ragioni per le quali Tarkovskij \u00e8 stato praticamente espulso dal mondo sovietico (anche se, formalmente, \u00e8 stato lui ad espatriare), sono terribilmente simili a quelle per cui non \u00e8 stato compreso veramente neppure nel mondo occidentale, capitalista, che si definiva &quot;libero&quot; &#8212; e che adesso non si definisce neppure, arrogantemente convinto d&#8217;essere il solo modello sociale legittimo, sino alla fine dei tempi: vale a dire, il fatto di aver interpretato la sua opera artistica in senso eminentemente spirituale e religioso, gettando in faccia alla sapienza del &quot;mondo&quot; la sua stoltezza. Stoltezza del comunismo e stoltezza del capitalismo; stoltezza di una scienza e di una tecnica senza Dio; stoltezza di un benessere di tipo meramente economico; stoltezza di un rapporto predatorio nei confronti della Terra. Stoltezza, egoismo, meschinit\u00e0: come poteva esser compreso, un tale profeta?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 stato un filosofo, n\u00e9 uno scrittore, ma un regista cinematografico, il russo Andrej Arsen&#8217;evic Tarkovskij (nato a Zavraz&#8217;e, un villaggio situato a circa 400<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[185,261],"class_list":["post-29116","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cinema","tag-karl-marx","tag-unione-sovietica"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29116","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29116"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29116\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29116"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29116"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29116"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}