{"id":29106,"date":"2017-11-14T08:44:00","date_gmt":"2017-11-14T08:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/14\/tacere-sui-valori-essenziali-per-evitare-il-conflitto\/"},"modified":"2017-11-14T08:44:00","modified_gmt":"2017-11-14T08:44:00","slug":"tacere-sui-valori-essenziali-per-evitare-il-conflitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/11\/14\/tacere-sui-valori-essenziali-per-evitare-il-conflitto\/","title":{"rendered":"Tacere sui valori essenziali per evitare il conflitto?"},"content":{"rendered":"<p>Per esser chiaro, era stato chiaro: fin troppo. Nella famosa intervista al direttore de <em>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/em>, Antonio Spadaro, della fine di agosto del 2013, quindi appena cinque mesi dopo la sua elezione al soglio di san Piero &#8212; quella in cui paragonava la Chiesa cattolica a un ospedale da campo dove, per prima cosa, si medicano le ferite degli uomini, poi ci si occupa del resto, papa Francesco, fra le altre cose, aveva affermato:<\/p>\n<p><em>Io vedo con chiarezza che la cosa di cui la Chiesa ha pi\u00f9 bisogno oggi \u00e8 la capacit\u00e0 di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimit\u00e0. Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. \u00c8 inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite&#8230; E bisogna cominciare dal basso. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non \u00e8 possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi \u00e8 stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non \u00e8 necessario parlarne in continuazione.[&#8230;]<\/em><br \/>\n<em>Una pastorale missionaria non \u00e8 ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. L&#8217;annuncio di tipo missionario si concentra sull&#8217;essenziale, sul necessario, che \u00e8 anche ci\u00f2 che appassiona e attira di pi\u00f9, ci\u00f2 che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus..<\/em>.\u00a0<\/p>\n<p>Sono concetti incredibili, espressi dalla bocca di un papa; tali che, fin d&#8217;allora, avrebbe dovuto esserci una presa di coscienza di ci\u00f2 che Bergoglio intendeva fare e di ci\u00f2 che realmente stava facendo; invece, a causa della fascinazione personale che egli esercitava ed esercita sulle folle, e anche su un certo numero d&#8217;intellettuali &quot;laici&quot; &#8212; sempre loro: la maledizione della nostra societ\u00e0! &#8212; la cosa fil\u00f2 via liscia come l&#8217;olio e nessuno gli chiese di render conto di tali incredibili affermazioni, anzi, si rafforz\u00f2 il mito di cartapesta del papa &quot;buono&quot;, &quot;schietto&quot;, &quot;semplice&quot;, &quot;evangelico&quot; e &quot;francescano&quot;, tutto zelo e carit\u00e0, tutto spirito di rinnovamento e capacit\u00e0 di ascoltare gli altri, quando non c&#8217;\u00e8 stato pontefice, nella storia moderna della Chiesa, che sia stato lontano pi\u00f9 di lui da simili valori, che sia stato privo di carit\u00e0 e di capacit\u00e0 di ascolto, che sia stato superbo e intollerante, come sta mostrando, ogni giorno di pi\u00f9, di essere costui. E il servilismo, la piaggeria, gli indecorosi atteggiamenti di ossequio a tutto campo che gli vengono tributati incessantemente dai suoi ammiratori, molto simili al famigerato culto della personalit\u00e0 che fu proprio di sinistri personaggi del XX secolo, purtroppo non lo stanno aiutando a riacquistare un poco di umilt\u00e0, di vero ascolto e di comprensione per chi non capisce quel che sta facendo, per chi \u00e8 turbato e sconvolto dalle sue iniziative, per chi non accetta certe sue forzature, certe sue uscite dal sapore eretico, per non dire blasfemo, delle quali sembra particolarmente dilettarsi, come se godesse di alzare ogni giorno l&#8217;asticella delle provocazioni e di osservare l&#8217;effetto che producono sul popolo cristiano. E cos\u00ec egli si sente incoraggiato nella sua insofferenza, nella sua durezza e nel suo disprezzo verso chi lo critica, anche in forma rispettosa: e ne sanno qualcosa i vari Burke, Caffarra, M\u00fcller, Sarah, Seifert, Weinandy, eccetera: l&#8217;elenco sarebbe lunghissimo. E qui stiamo parlando di gente che \u00e8 stata ferita da lui, e che dovrebbe essere pur medicata da qualcuno, se la coerenza ha un senso e non \u00e8 solo retorica, <em>flatus vocis<\/em>, perch\u00e9 la loro unica colpa era stata quella di agire come dovrebbe fare qualsiasi vero amico: dire apertamente e lealmente quello che pensa, anche se ci\u00f2 non piace al potente di turno, specialmente laddove la posta in gioco sia la Verit\u00e0.<\/p>\n<p>Dicevamo che le sue sono parole inaudite, incredibili. Innanzitutto per la contraddizione logica che si rileva tra i &quot;valori non negoziabili&quot;, sui quali bisognerebbe tacere per non pregiudicare il &quot;dialogo&quot; con gli altri (strana idea del dialogo), e la pretesa, poi, di ridurre quei valori a questioni che vanno &quot;contestualizzate&quot; (altra parola magica, di segno chiaramente truffaldino), ossia storicizzate &#8212; il suo, di fatto, \u00e8 uno storicismo verniciato di cattolicesimo, cio\u00e8 spogliato del soprannaturale e quindi del divino -, contraddizione evidentissima, che emerge dalle sue stesse parole: <em>Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non \u00e8 possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi \u00e8 stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto.<\/em> Proprio come ha fatto Sosa Abascal, parlando dell&#8217;indissolubilit\u00e0 del matrimonio; al giornalista Giuseppe Rusconi, che gli ricordava le parole del cardinale M\u00fcller, ossia che Ges\u00f9 era stato chiarissimo su quel punto, Sosa aveva prontamente rimbeccato:<\/p>\n<p><em>Intanto bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Ges\u00f9&#8230;. A quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa \u00e8 che le parole di Ges\u00f9 vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Storicismo da quattro soldi (la faccenda del registratore!; non si saprebbe se ridere o piangere&#8230;), ma storicismo a tutto campo, storicismo assoluto: Ges\u00f9 non ha stabilito norme, non ha distinto quello che \u00e8 giusto da ci\u00f2 che \u00e8 sbagliato, perch\u00e9 Egli parlava in un cotesto, con un linguaggio, si rivolgeva a degli interlocutori ben precisi: insomma, le sue frasi hanno valore solo in quel certo contesto, non hanno un valore assoluto. Un tale storicismo assoluto \u00e8 il ponte fra il situazionismo (ogni cosa ha significato solo nella situazione specifica in cui si svolge) e il relativismo pi\u00f9 radicale (niente ha un significato che trascende i singoli casi). Questa \u00e8, letteralmente, la decostruzione del Vangelo; questa \u00e8 la deliberata, scientifica, maligna distruzione del cattolicesimo, come dottrina e anche come prassi morale.<\/p>\n<p>Ma le contraddizioni logiche del ragionamento di Bergoglio, tornando alla sua intervista pubblicata nel settembre 2013, non si fermano qui; perch\u00e9 la raccomandazione di non parlare dell&#8217;aborto e dei valori non negoziabili &#8211; sui quali, peraltro, egli pretende di essere obbediente al Magistero ecclesiastico (mentre non lo \u00e8), ragion per cui gli sembra &quot;inutile&quot; ripetere dei concetti gi\u00e0 noti &#8211; non si concilia affatto con quel che dice subito dopo, e cio\u00e8: <em>Una pastorale missionaria non \u00e8 ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. L&#8217;annuncio di tipo missionario si concentra sull&#8217;essenziale, sul necessario, che \u00e8 anche ci\u00f2 che appassiona e attira di pi\u00f9, ci\u00f2 che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus.<\/em> A parte il concetto relativo a quel che &quot;appassiona&quot; nell&#8217;annuncio del Vangelo (non sapevamo che una dottrina religiosa debba &quot;appassionare&quot;; credevamo che ci\u00f2 appartenesse al mondo del calcio o a quello del ciclismo), il fatto che la pastorale debba concentrarsi sull&#8217;essenziale fa sorgere immediata la domanda: ma dunque, il rispetto della vita del nascituro, nel caso dell&#8217;aborto, non rientra nell&#8217;essenziale? Che razza di &quot;essenziale&quot; ha in mente il papa Francesco, se di esso non fa parte nemmeno il quinto comandamento: <em>Non ammazzare<\/em>?<\/p>\n<p>E non \u00e8 finta qui. Chi ne abbia il tempo e la voglia, pu\u00f2 andare a leggersi quel che diceva e scriveva Jorge Mario Bergoglio, quando non era ancora papa, ma soltanto arcivescovo di Buenos Aires. Non solo era un critico dichiarato della teologia della liberazione, che adesso gli piace tanto, al punto che non si prende neanche il disturbo di elogiarla e predicarla, semplicemente perch\u00e9 la considera come gi\u00e0 acquista, &quot;incorporata&quot; nella teologia cattolica fatta propria dal Magistero, beninteso dal <em>suo<\/em> Magistero; ma aveva, a quel&#8217;epoca, espressioni durissime verso Lutero e Calvino, che erano, senz&#8217;altro &#8212; e come del resto insegna la teologia cattolica &#8211; degli eretici e degli scismatici; per non dire di quel che pensava a proposito dei divorziati risposati, o comunque conviventi <em>more uxorio<\/em>. Basti accennare che, su quest&#8217;ultimo argomento, egli la pensava come la pensa ora il cardinale M\u00fcller e come la dovrebbe pensare, se il Magistero non \u00e8 un&#8217;opinione soggetta a mutare ad ogni soffio di vento, ogni buon cattolico: e cio\u00e8 che tali persone, pur continuando a far parte della Chiesa e quindi pur potendo frequentare regolarmente le sacre funzioni, <em>non<\/em> possono tuttavia accostarsi al sacramento dell&#8217;Eucarestia, perch\u00e9 si trovano in una condizione di peccato, che la Confessione pu\u00f2 bens\u00ec sanare, ma solo a condizione che vi sia, da parte loro, il fermo proponimento, corroborato dai fatti, di dare una svolta alla loro vita, che sia coerente con il concetto cardine della indissolubilit\u00e0 del matrimonio cristiano. Sorge perci\u00f2 la domanda: se la parola chiave della pastorale di Francesco, oltre a &quot;discernimento&quot;, \u00e8 &quot;contesto&quot;, cos&#8217;\u00e8 che fa testo, a proposito della teologia della liberazione, o della cosiddetta riforma luterana, o della condotta morale dei divorziati risposati: quel che diceva da arcivescovo di Buenos Aires, o quel che dice adesso, da pontefice romano? I contestualisti, i situazionisti e gli storicisti, come lui e come Sosa Abascal, dovrebbero fare attenzione: perch\u00e9 di contesto si pu\u00f2 ferire (gli altri), ma si pu\u00f2 anche perire. E visto che, ai nostri d\u00ec, i registratori esistono, se qualcuno domandasse a papa Francesco per quale ragione quel che diceva allora dovrebbe avere un minor valore di quel che afferma oggi, lui che cosa potrebbe rispondere? Sarebbe costretto a smentire se stesso: o il se stesso di oggi, cosa che certamente non farebbe, oppure quello di ieri; perch\u00e9, in pratica, ogni storicismo assoluto, come abbiamo detto, conduce al relativismo, e il relativismo \u00e8 una palude malfida, nella quale finisce per sprofondare anche colui che crede di conoscerla come le sue tasche, e che \u00e8 solito frequentarla con la massima disinvoltura, convinto che solo agli altri, e non a lui, potrebbe capitare di affogarvi.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 niente da fare: una volta imboccata la china del situazionismo, si scivola nello storicismo e si affoga nel relativismo: \u00e8 inevitabile. Ma un cattolico, e a maggior ragione un papa, non potr\u00e0 mai e poi mai accettare di porre le questioni di fede sul terreno sdrucciolevole del &quot;contesto&quot;, pena l&#8217;autodistruzione di ci\u00f2 che dovrebbe, in teoria, testimoniare e difendere: la perennit\u00e0 del Vangelo, l&#8217;assolutezza della sua dottrina e della sua morale. Pertanto, a un papa storicista e relativista, come lo \u00e8 l&#8217;attuale, consiglieremmo caldamente la lettura di un grande filosofo pagano, il quale, su tali questioni, aveva le idee pi\u00f9 chiare di lui, e quindi potrebbe insegnargli parecchie cose, se solo avesse l&#8217;umilt\u00e0 di ascoltare anche gli altri, qualche volta, e non solo quelli che lo osannano e lo idolatrano, quasi fosse lui stesso Dio, o fosse meglio di Ges\u00f9 Cristo (della cui divinit\u00e0 non lo si sente parlare molto spesso, cos\u00ec come non lo si vede inginocchiarsi sovente davanti al Santissimo, cio\u00e8 alla Presenza Reale di Ges\u00f9 nella santa Eucarestia). Intendiamo dire di Platone, il quale, nel dialogo <em>Eutifrone<\/em> (8, D), a proposito dei &quot;valori non negoziabili&quot;, non dice, come fa lui, che non \u00e8 il caso di ribadirli, perch\u00e9, tanto, si sa gi\u00e0 quali sono, e bisogna evitare di creare divisioni e contrapposizioni frontali che ostacolerebbero il &quot;dialogo&quot; con gli altri, ma piuttosto fa dire a Socrate, con la massima franchezza e decisione: <em>Il giusto e l&#8217;ingiusto, il bello e il brutto, il buono e il cattivo, non sono queste, forse, le cose intorno alle quali, quando si \u00e8 in disaccordo e non si riesce a pervenire ad una decisione soddisfacente, pu\u00f2 accadere che diventiamo nemici gli uni con gli altri?<\/em> Il ragionamento di Socrate, peraltro, tende a mettere in crisi la troppa sicurezza che il suo interlocutore, Eutifrone, mostra di avere riguardo al giusto e all&#8217;ingiusto; ma la societ\u00e0 moderna ha il problema opposto, il relativismo dilagante, che genera insicurezza, arbitrio e sopraffazione. Un cristiano, perci\u00f2, non dovrebbe uniformarsi a questo relativismo, ma, al contrario, dovrebbe riaffermare che noi conosciamo che cosa siano il giusto e l&#8217;ingiusto, non perch\u00e9 siamo pi\u00f9 bravi degli altri, ma perch\u00e9 ce lo ha fatto conoscere Ges\u00f9, il nostro Signore, che ha avuto l&#8217;infinita bont\u00e0 di venire in mezzo a noi precisamente per insegnarcelo: il cristiano non \u00e8 nemico di nessuno, ma dell&#8217;errore e del peccato, s\u00ec. Eppure, parlare apertamente del quinto comandamento, come ha fatto quel professore dell&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Lovanio (cattolica!), St\u00e9phane Mercier, il quale, in una lezione di Filosofia generale, ha osato definire l&#8217;aborto &quot;ontologicamente un omicidio&quot; ed \u00e8 stato seduta stante licenziato, in quel Belgio ex cattolico ove il <em>Deus ex machina<\/em> \u00e8 uno di questi cardinali ultra progressisti e amicissimi della Massoneria, Godfred Danneels &#8212; dovrebbe essere, secondo la tesi di Bergoglio, un errore da evitarsi, un&#8217;indelicatezza, una <em>gaffe<\/em>. Ne prendiamo atto. Ma per un cristiano, per un cattolico, se tutto quel che la Chiesa ci ha insegnati fin da quando eravamo bambini non \u00e8 acqua fresca; se non \u00e8 cosa che un papa modernista possa annullare con un tratto di penna, allora egli non deve temere di dire a voce alta, ripetendo il quinto comandamento: <em>Non ammazzare!<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per esser chiaro, era stato chiaro: fin troppo. 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