{"id":29104,"date":"2019-11-29T11:46:00","date_gmt":"2019-11-29T11:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/11\/29\/si-e-ancora-e-sempre-la-stessa-acqua-che-scorre\/"},"modified":"2019-11-29T11:46:00","modified_gmt":"2019-11-29T11:46:00","slug":"si-e-ancora-e-sempre-la-stessa-acqua-che-scorre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/11\/29\/si-e-ancora-e-sempre-la-stessa-acqua-che-scorre\/","title":{"rendered":"S\u00ec: \u00e8 ancora e sempre la stessa acqua che scorre"},"content":{"rendered":"<p>Non c&#8217;\u00e8 quasi un ricordo della nostra infanzia che non sia accompagnato dall&#8217;immagine dell&#8217;acqua che scorre. Ampia e vigorosa la corrente delle rogge lungo il lato occidentale della circonvallazione, viale del Ledra e via Martignacco; calma e serena quella delle rogge che si snodano attraverso le vie del centro storico, negli angoli appartati, come in via del Molin Nascosto, o in quelli pi\u00f9 affollati, come accanto alle bancarelle del mercato di viale Zanon. E ancora, quella che scivola silenziosa sotto l&#8217;argine che lambisce il cortile della scuola <em>Dante Alighieri<\/em> e l&#8217;istituto <em>Teobaldo Cecon<\/em>i, e nella quale i pioppi specchiano le loro chiome, o quella solcata da bianchi cigni silenziosi, come in una cartolina d&#8217;altri tempi, in piazza del Patriarcato e tutto intorno ai Giardini Ricasoli, o accanto al Santuario della Madonna delle Grazie, dove compie un piccolo salto fragoroso, simile a quell&#8217;altro salto, all&#8217;inizio del viale Volontari della Libert\u00e0. E poi i canali ottenuti derivando l&#8217;acqua dei fumi vicini, come il canale Ledra-Tagliamento e il canale di San Gottardo, che attraversano il territorio e accompagnano le strade secondarie che sanno gi\u00e0 di campagna, come via Cuneo, una laterale di viale Vat, nel quartiere di Chiavris; canali scavalcati da ponticelli per congiungere le case del lato opposto alla sede stradale, offrendo al passante un colpo d&#8217;occhio che ha qualcosa d&#8217;insolito e di vagamente esotico, veneziano o fiammingo.<\/p>\n<p>La maggior parte delle rogge, nel loro percorso cittadino &#8212; quella di via Grazzano, quella di via Gemona &#8211; erano state coperte qualche anno prima che noi fossimo in grado di avere dei ricordi, cos\u00ec come erano stati soppressi i due tram elettrici che conferivano un aspetto tanto caratteristico alla vita cittadina, il <em>Tram Bianco<\/em> per Tarcento, e il <em>Tram Verde<\/em> per San Daniele; eppure i tratti ancora scoperti, gli angoli caratteristici formati dalle rogge, come quello in Via Giovanni da Udine, e perfino gli ultimi mulini, alcuni ancora attivi, altri ormai fermi, sparsi nella periferia, attestavano che la citt\u00e0, pur non sorgendo sulle rive di un fiume navigabile, nondimeno all&#8217;acqua doveva la sua esistenza, grazie alla lungimiranza e alla tenacia dei patriarchi che l&#8217;avevano fatta derivare dal Torre-Natisone e dal Tagliamento; sull&#8217;acqua si era retta per secoli la sua economia, specie le manifatture; e perfino i ricordi pi\u00f9 antichi e leggendari, come quello del lago esistente <em>in illo tempore<\/em> nel vastissimo Giardino Grande, ove c&#8217;era un drago che terrorizzava gli abitanti, avevano a che fare con l&#8217;acqua, nel bene o &#8212; come in quel caso &#8211; nel male. E l&#8217;acqua \u00e8 anche fattore e simbolo di vita: imprime il vigoroso movimento alle macchine idrauliche, irriga e fa verdeggiare la campagna, permette la coltivazione dei giardini, accompagna il faticoso lavoro delle lavandaie, allieta e movimenta i giochi avventurosi dei ragazzi.<\/p>\n<p>Riemerge dalla memoria quel lontano pomeriggio in via Cuneo, per esempio: la compagna di scuola dai bellissimi occhi viola, la cui casa era sfiorata dal canale di San Gottardo: per arrivare al portoncino, bisognava passare su un suggestivo ponticello e per un attimo, varcandolo, pareva di essere trasportati a Venezia, o forse a Bruges. Strana sensazione, in parte gi\u00e0 provata per entrare nel panificio di via Piave, o all&#8217;istituto musicale <em>Tomadini<\/em>, oppure all&#8217;osteria <em>Alla ghiacciaia<\/em>, tutti lambiti dalle rogge e collegati alla strada mediante ponticelli. Quella volta, per\u00f2, era un&#8217;abitazione privata, un&#8217;anonima villetta come tante di periferia, stile anni &#8217;30 o &#8217;40, in una strada dove non ci era mai capitato di passare prima, neanche una volta. Era dunque una novit\u00e0 assoluta: il piccolo ponte con la balaustra, l&#8217;acqua che correva sotto, veloce, con baldanza giovanile; la riva erbosa della strada protetta da un paracarro, e il profondo fossato che ricordava vagamente, sia pure in scala ridotta, quello d&#8217;un castello feudale, con le umide pianticelle che si arrampicavano direttamente sul muro della casa, e ciuffi di piante pi\u00f9 grandi che emergevano da sotto il ponte; e le siepi e gli alberelli che dal piccolo giardino si affacciavano a incorniciare quella scena fluviale, un po&#8217; insolita per chi vive in centro. Quanta acqua \u00e8 passata da allora, sotto quel ponticello? Quanta \u00e8 scesa dai monti e si \u00e8 versata nel mare? Ed \u00e8 sempre la stessa acqua?<\/p>\n<p>Se non \u00e8 la stessa, allora neppure noi siano gli stessi; se il tempo ha la capacit\u00e0 di mutare la natura delle cose, allora nulla \u00e8 permanente, tutto \u00e8 transitorio, fuggevole, ingannevole. Le cose passano, le persone passano, i ricordi passano, tutto finisce, tutto si perde, non rimane pi\u00f9 nulla. Passano due o tre generazioni, passano due o tre secoli, due o tre millenni, due o tre milioni di anni, ed \u00e8 come se il mondo di prima fosse stato inghiottito in una voragine, in un abisso di cui nessuno pu\u00f2 neanche immaginare il fondo; \u00e8 come se non fosse mai esistito. Chi ne conserva il ricordo? Chi rammenta le cose di ieri, quando le persone che le ricordavano non ci sono pi\u00f9? Tutto cambia, lentamente ma inarrestabilmente; le foreste diventano deserti e le isole diventano terraferma. Gli animali e le piante si avvicendano, mutano i paesaggi, mutano i loro abitanti, i quadrupedi, i pesci e gli uccelli; ogni tanto esplode un vulcano con straordinaria potenza, o precipita sulla terra un meteorite, e tutta la vita ne risente e ne \u00e8 sconvolta; nubi di polvere avvolgono la terra, il clima si raffredda, i ghiacci avanzano, i mari si restringono. Anche il corso dei fiumi subisce radicali mutamenti, le montagne diventano valli e le vali diventano pianure; i mari diventano continenti e i continenti diventano mari; le conchiglie fossili vengono sollevate a tremila metri d&#8217;altezza, e le cime pi\u00f9 alte sprofondano negli abissi oceanici. I pianeti s&#8217;inaridiscono e muoiono, le stelle si raffreddano e collassano, le galassie si allontanano e si disperdono, l&#8217;aspetto del cielo notturno muta radicalmente nel corso delle ere geologiche.<\/p>\n<p>E tuttavia, si obietter\u00e0, l&#8217;uomo non \u00e8 paragonabile agli altri enti; la sua essenza \u00e8 spirituale: se pure tutto cambia, la realt\u00e0 umana non cambia, noi possiamo contare sulla nostra continuit\u00e0 e quindi sulla nostra identit\u00e0, sulla nostra permanenza. Le cose, tuttavia, non sono cos\u00ec semplici. L&#8217;<em>essenza<\/em> dell&#8217;uomo \u00e8 spirituale, ma la sua <em>natura<\/em> \u00e8 anfibia: la parte spirituale \u00e8 innestata su una parte materiale; e la pare materiale \u00e8 soggetta al mutamento come qualsiasi altra cosa. Ora, nemmeno la parte spirituale sfugge del tutto alle leggi del mutamento, proprio perch\u00e9 non \u00e8 indipendente, ma \u00e8 legata a quell&#8217;altra, dalla quale dipende, almeno nella dimensione della vita terrena. L&#8217;anima \u00e8 incorruttibile, sussistente, indivisibile; ma \u00e8 unita al corpo, e quest&#8217;ultimo gode di una breve esistenza, invecchia e muore. Anche ci\u00f2 che \u00e8 legato alla sfera materiale invecchia con lui: i ricordi, per esempio, che sono pur sempre ricordi di una vita legata al corpo, invecchiano e tendono a scomparire. E allorch\u00e9 i ricordi sono svaniti, chi pu\u00f2 dire se noi siamo ancora noi? Noi siamo colui che dice <em>io<\/em> di se stesso; ma un io che perde una parte della propria storia, \u00e8 un io che si divide in se stesso: e a quel punto, chi pu\u00f2 dire che \u00e8 lo stesso di prima? Perch\u00e9 noi e la nostra storia siamo un tutt&#8217;uno. Chi perde tutti i propri ricordi, come avviene &#8211; ad esempio &#8211; in seguito a certi eventi traumatici, \u00e8 ancora se stesso, o \u00e8 divenuto un altro? Se non ricorda pi\u00f9 neppure di essere se stesso, \u00e8 ancora se stesso? Se non sa pi\u00f9 nulla della propria storia, se non \u00e8 in grado di rispecchiare il mondo nei suoi pensieri, pu\u00f2 essere una realt\u00e0 permanente, lo si pu\u00f2 ancora identificare con quell&#8217;io che di s\u00e9 diceva: ecco, sono proprio <em>questo<\/em>?<\/p>\n<p>Nonostante tutto, noi crediamo di s\u00ec. Ma non in virt\u00f9 dell&#8217;uomo, creatura quanto mai fragile e labile, che un soffio di vento pu\u00f2 ridurre all&#8217;impotenza, e un soffio di poco pi\u00f9 forte pu\u00f2 spegnere del tutto. Noi crediamo che ciascun&#8217;anima sia sempre se stessa, perch\u00e9, anche se smarrisce la propria coscienza, c&#8217;\u00e8 Qualcuno che non la scorda, non la dimentica, non la perde mai di vista, anzi ha sempre davanti a s\u00e9 l&#8217;intero arco della sua esistenza, dal concepimento alla morte del corpo: e quel Qualcuno \u00e8 l&#8217;Essere da cui tutto proviene e senza del quale nulla di ci\u00f2 che \u00e8, sarebbe. \u00c8 dall&#8217;Essere che anche noi veniamo, pertanto ci conosce perfettamente: non deve fare alcuno sforzo di memoria per riconoscerci; sa chi siamo, perch\u00e9 nell&#8217;Essere c&#8217;\u00e8 solo il presente, tutto \u00e8 presente: il passato e il futuro riguardano solo gli enti che si muovono nel tempo. Anzi si muovono perch\u00e9 esiste il tempo; ma dove il tempo non c&#8217;\u00e8, non si d\u00e0 neppure il movimento. Vivere nel tempo significa invecchiare e morire: questa \u00e8 la legge; per vivere, bisogna morire. Ma questo accade a chi si trova legato dalle catene del tempo. L&#8217;Essere \u00e8 sciolto dal tempo perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;autore del tempo: le cose che esistono fisicamente, esistono nel tempo, perci\u00f2 cambiano e smarriscono se stesse, il loro essere di prima. Ma le cose spirituali, quelle no: non cambiano, perch\u00e9 non sono avvinte dalle catene del tempo. L&#8217;Essere \u00e8 l&#8217;Essere,: eterno presente senza passato, senza futuro; e anche la creazione, che \u00e8 opera sua, ha un presente e un passato solo quanto a se stessa, cio\u00e8 in senso relativo; in senso assoluto, ha solo presente, perch\u00e9 tutte le cose esistono perennemente nella mente divina. Certo, prima di venire create, non esistevano sul piano fisico; tuttavia esistevano in senso assoluto, perch\u00e9 Dio, che \u00e8 l&#8217;Essere, le ha pensate da prima che il tempo esistesse, le conosceva prima ancora di crearle, le amava prima ancora che cominciassero a esistere materialmente.<\/p>\n<p>E dunque noi, il nostro intero passato, tutta la sfera della nostra esistenza, e anche gli altri, le cose e le persone che hanno accompagnato la nostra vita, tutto \u00e8 eternamente presente alla mente di Dio e tutto ritroveremo allorch\u00e9, sciolti dal peso del corpo, potremo vedere con gli occhi dell&#8217;anima, che sono perfettamente trasparenti perch\u00e9 la materia non ne ostacola in alcuna parte la vista. Se anche noi ci scordassimo di noi stessi, Dio non si scorderebbe di noi; se ci scordassimo di ci\u00f2 che siamo stati, Dio non lo scorderebbe; e se pure scordassimo le cose e le persone che sono state parte di noi, che hanno contribuito a fare di noi ci\u00f2 che siamo diventati, nessuna di esse cadr\u00e0 mai dalla mente di Do, per cui in Lui noi ci ritroveremo sempre, ritroveremo noi stessi e ritroveremo tutto quello che ci \u00e8 appartenuto. Questo \u00e8 un pensiero estremamente consolante, da un lato; ma, dall&#8217;altro, \u00e8 anche un pensiero tremendamente serio, quasi pauroso. Nessuno di noi \u00e8 come una foglia al vento; tutti abbiamo radici, un fusto, una cima: apparteniamo al mondo, e il mondo appartiene a noi: e a questo destino non possiamo sfuggire. Non possiamo scrollarci di dosso la nostra responsabilit\u00e0, che \u00e8 quella di essere parte di un mondo. La nostra vita \u00e8 intrecciata con quella di mille e mille altri; e la loro, con la nostra. Di questa duplice relazione, nostra col mondo e del mondo con noi, nulla andr\u00e0 perduto, n\u00e9 una lacrima, n\u00e9 un sorriso, perch\u00e9 tutto \u00e8 eternamente presente alla mente di Dio. S\u00ec: noi rivedremo il volto delle persone care, cos\u00ec come lo potremmo vere fin da ora, se non fossimo appesantiti dal corpo fisico, dai suoi pensieri e dai suoi sentimenti. Lo vedremmo scorrere sulla superficie dell&#8217;acqua, come ora vediamo l&#8217;acqua scorrere nei canali e nei fiumi e dirigersi verso il mare; cos\u00ec come, da bambini, abbiamo visto scorrere quell&#8217;acqua sotto i ponticelli e ci siamo chiesti se l&#8217;avremmo mai pi\u00f9 rivista, se tutte le acque si perdono incessantemente oppure se sono sempre le stesse, se ogni singola goccia ritorna, se ci si pu\u00f2 bagnare due volte nello stesso fiume e con ci\u00f2 ritrovare anche se stessi, riconciliarsi con il passato e procedere con esso verso il futuro, restando uguali e fedeli a se stessi, custodi amorevoli di quello che \u00e8 stato e, nello stesso tempo, viandanti coraggiosi con la faccia rivolta al domani. Per\u00f2, allo stesso modo, rivedremo anche la faccia dei nemici, di quelli che ci fecero soffrire, di quelli che noi abbiamo fatto soffrire: rivedremo tutti, ritroveremo tutto, saremo a tu per tu con ogni singola goccia del fiume della nostra vita, senza che neppure una vada persa. E allora si vedr\u00e0 se saremo capaci di confrontarci serenamente con il nostro io di un tempo, con i nostri pensieri e le nostre azioni; se avremo paura del nostro passato, e se ci vergogneremo di quel che abbiamo fatto, oppure no; se potremo guardare noi stessi, e gli altri, a testa alta. Sar\u00e0 il momento della verit\u00e0. Verremo giudicati; ma saremo noi stessi, in un certo senso, ad emettere il giudizio. La gioia o il raccapriccio dell&#8217;incontro con tutte le cose, le persone e le situazioni della nostra vita, anno dopo anno, giorno dopo giorno, ora dopo ora e minuto dopo minuto saranno l&#8217;equivalente d&#8217;un giudizio. Ci\u00f2 che avremo perdonato sar\u00e0 la nostra pace definitiva e ci\u00f2 che non avremo perdonato sar\u00e0 il nostro perenne tormento. Non potremo sfuggire a noi stessi, perch\u00e9 &#8212; per la prima volta &#8212; saremo del tutto senza veli, senza maschere, senza alcuna possibilit\u00e0 di finzione. Saremo restituiti alla nostra essenza pi\u00f9 vera, quella che tanto spesso \u00e8 cos\u00ec facole tenere celata agli altri; saremo posti a tu per tu con la sostanza delle nostre scelte, sfrondata di tutto ci\u00f2 che \u00e8 ininfluente o accessorio o casuale.<\/p>\n<p>Noi costruiamo adesso, giorno per giorno, il nostro destino eterno: il giudizio non sar\u00e0 altro che la conseguenza e il riflesso della nostra vita. Se, nel corso della nostra esistenza terrena, avremo iniziato a vedere, allora vedremo; se avremo iniziato a capire, allora capiremo; se avremo iniziato ad amare, allora saremo perfettamente felici, perch\u00e9 la felicit\u00e0 \u00e8 il pieno e completo godimento di tutto ci\u00f2 che \u00e8 bello e meritevole d&#8217;essere amato. Chi o che cosa siamo noi, se non la nostra capacit\u00e0 di amare? Dio, che \u00e8 l&#8217;Amore, per amore ci ha creati: saremo suoi figli se impareremo ad amare come Lui ci ha amati, del tutto disinteressatamente. Sappiamo amare in modo disinteressato? Allora non avremo vissuto invano; i nostri peccati saranno perdonati; il male che avremo fatto senza averlo voluto, verr\u00e0 trasformato in bene. Questo, nessuno di noi pu\u00f2 farlo in modo perfetto. Ma Dio, s\u00ec&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c&#8217;\u00e8 quasi un ricordo della nostra infanzia che non sia accompagnato dall&#8217;immagine dell&#8217;acqua che scorre. Ampia e vigorosa la corrente delle rogge lungo il lato<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-29104","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29104","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29104"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29104\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29104"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29104"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29104"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}