{"id":29097,"date":"2016-06-02T06:34:00","date_gmt":"2016-06-02T06:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/02\/la-svolta-dellarte-nel-xiii-secolo-preannuncia-lavvento-della-modernita\/"},"modified":"2016-06-02T06:34:00","modified_gmt":"2016-06-02T06:34:00","slug":"la-svolta-dellarte-nel-xiii-secolo-preannuncia-lavvento-della-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/02\/la-svolta-dellarte-nel-xiii-secolo-preannuncia-lavvento-della-modernita\/","title":{"rendered":"La svolta dell\u2019arte nel XIII secolo preannuncia l\u2019avvento della modernit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Quando incomincia la modernit\u00e0?<\/p>\n<p>Prima di tentar di rispondere a questa domanda, proviamo a darne una definizione: la modernit\u00e0 \u00e8 quel processo storico, o quell&#8217;insieme di processi &#8212; spirituali, intellettuali, materiali &#8212; che registrano un progressivo distacco della societ\u00e0 civile dal modello religioso, e una crescente fiducia, da parte dell&#8217;uomo, di poter divenire egli stesso l&#8217;artefice del proprio bene, mediante lo strumento della ragione, la creazione di macchine, il dominio sulla natura e l&#8217;abbandono delle forme del sapere precedenti, fondate su strutture conoscitive non solamente logico-razionali, ma anche intuitive, simboliche, mitiche e sovra-razionali: cio\u00e8 sull&#8217;apertura al sacro, alla trascendenza, al soprannaturale. In altre parole, la caratteristica fondamentale della modernit\u00e0 \u00e8 l&#8217;emancipazione da ci\u00f2 che \u00e8 superiore all&#8217;umano, la rivolta contro di esso, e, infine, la sua radicale negazione; viceversa, sulla affermazione recisa, sempre pi\u00f9 energica, sempre pi\u00f9 orgogliosa, della condizione umana, sentita come natura che si auto-trasforma, si auto-perfeziona e si auto-redime. Anche se, nella modernit\u00e0, sono frequenti, e senza dubbio strutturali, le crisi di scoraggiamento, i momenti di delusione e ripiegamento, i contraccolpi dei fallimenti delle ideologie nelle quali, volta a volta, essa ha creduto e ha trasferito tutta la sua fiducia in s\u00e9 &#8212; il progresso, la ragione, la scienza, la tecnica, il benessere, la felicit\u00e0, la libert\u00e0, la giustizia, i diritti universali, eccetera -, nondimeno il sottofondo di essa permane e non si smentisce: la modernit\u00e0 continua a credere in se stessa, a dispetto di tutto; qualora la sua fiducia in s\u00e9 dovesse incrinarsi e crollare definitivamente, non vi sarebbe altra possibilit\u00e0 che il nichilismo e l&#8217;auto-dissoluzione, perch\u00e9 l&#8217;essenza del moderno \u00e8 il motto: <em>indietro non si torna.<\/em><\/p>\n<p>Impostata cos\u00ec la questione, va da s\u00e9 che la Rivoluzione scientifica del XVII secolo, e, in seguito, il movimento illuminista del XVIII, non sono l&#8217;inizio della modernit\u00e0, ma, semplicemente, il momento in cui la modernit\u00e0 incomincia a prendere il sopravvento sui modi di vita precedenti. Sui modi di vita, non solo sulla cultura: infatti, la modernit\u00e0 \u00e8 quasi esclusivamente un insieme di atteggiamenti culturali, nel senso pi\u00f9 ampio del termine, e dei loro effetti pratici; mentre le societ\u00e0 pre-moderne sono caratterizzate da un orientamento complessivo ed organico di tutta la vita spirituale, intellettuale e culturale. Tanto \u00e8 vero che il tipico esponente della cultura moderna \u00e8 l&#8217;intellettuale, nuova figura di sedicente <em>savant<\/em>, &quot;sapiente&quot;, che sa solo di libri e che scrive e parla per una <em>\u00e9lite<\/em>; se si rivolge alle masse, \u00e8 per blandirle e carezzarle, insomma per manipolarle, non certo per educarle e meno ancora per mostrar loro la verit\u00e0. Il tipico esponente della cultura pre-moderna, invece, \u00e8 l&#8217;uomo di cultura, al livello delle <em>\u00e9ites<\/em>; e l&#8217;uomo di buon senso, il <em>pater familias<\/em>, il contadino avanti negli anni, saggio, stimato, prudente, autorevole, al livello delle masse. Dai loro rispettivi ruoli nasce una societ\u00e0 gerarchicamente ordinata, dove il sapere, sia quello teorico, sia quello pratico, \u00e8 in funzione della tradizione, della stabilit\u00e0, della coesione sociale. Viceversa, dal sapere, o dal supposto sapere, del cosiddetto intellettuale, nascono le teorie audaci, ma eterodosse; le critiche corrosive, incessanti, demolitrici dell&#8217;esistente; e quindi il disorientamento e la confusione generale, senza che codesto intellettuale sia mai capace di proporre qualcosa di positivo, di costruttivo, di stabile e di durevole: qualcosa che aiuti la vita, che incoraggi le persone, che consoli gli afflitti, che corrobori i deboli e gl&#8217;incerti.<\/p>\n<p>Ora, se la modernit\u00e0 \u00e8 soprattutto un insieme di atteggiamenti culturali, non c&#8217;\u00e8 bisogno di aspettare Francis Bacon, o Galilei, o Cartesio, per attribuirle una data d&#8217;inizio; lo si pu\u00f2 vedere altrettanto bene in altri ambiti, che precedono la rivoluzione scientifica e il razionalismo filosofico. Uno \u00e8 quello della politica: e qui il vero iniziatore \u00e8 Machiavelli, che rompe, per primo, il tradizionale legame fra essa e la morale, facendone una scienza autonoma. Un altro, che precede di molto il Rinascimento, \u00e8 quello dell&#8217;arte: perch\u00e9 \u00e8 proprio nell&#8217;arte medievale che si pu\u00f2 osservare il passaggio dall&#8217;uno all&#8217;altro atteggiamento culturale, da quello pre-moderno a quello moderno: il primo fondato sulla tradizione, il secondo di aperta rottura con essa. Precisamente, la svolta si colloca intorno al XIII secolo, che corrisponde &#8212; in Italia &#8211; all&#8217;apogeo e all&#8217;inizio della crisi della civilt\u00e0 comunale; e il &quot;luogo&quot; dove la si pu\u00f2 meglio osservare \u00e8 la rappresentazione della natura, in particolar modo nella scultura e nella pittura di soggetto sacro.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, quasi tutta l&#8217;arte medievale \u00e8 arte sacra: essa ruota introno alla chiesa e alla cattedrale, al convento e all&#8217;abbazia; \u00e8 glorificazione, lode e ringraziamento al Signore, rappresentazione del suo splendore e, nello stesso tempo, educazione del popolo dei fedeli, attraverso la narrazione della storia sacra: dalla creazione al Giudizio finale, passando per il Peccato originale, il diluvio universale, la storia del popolo d&#8217;Israele, l&#8217;Incarnazione, la Passione, Morte e Resurrezione di Cristo, l&#8217;Ascensione, la Pentecoste, le vite dei santi, l&#8217;Apocalisse, con la venuta dell&#8217;Anticristo, la battaglia finale e la conclusione della storia. La rappresentazione della natura, in questa cornice generale, risponde al duplice scopo d&#8217;illustrare le meraviglie e la sapienza della creazione, da un lato, e di rinviare, per mezzo delle sue valenze simboliche, alla verit\u00e0 profonda, invisibile, soprannaturale, che \u00e8 lo scopo e la meta finale della vita umana. Ora, fino al XIII secolo la natura risponde quasi sempre, in maggiore o minior misura, a questi due scopi fondamentali: dal paleocristiano al bizantino, dall&#8217;altomedievale al romanico, le sculture delle cattedrali, i mosaici dei pavimenti, le vetrate dei finestroni, le decorazioni dei battisteri, delle acquasantiere, dei pulpiti, dei capitelli, i rilievi del coro, i fregi del transetto e dell&#8217;ambone, tutto \u00e8 organizzato nella duplice direzione di fare della natura un inno di lode a Dio (come nel <em>Cantico delle creature<\/em> di san Francesco d&#8217;Assisi) e una espressione del linguaggio allegorico e sapienziale con cui Dio parla agli uomini.<\/p>\n<p>Ma ecco che, a partire dal secolo XIII, anzi, da circa un secolo prima nella Francia settentrionale (l&#8217;epicentro \u00e8 Parigi, con la circostante \u00cele-de-France) si diffonde una nuova corrente artistica, il gotico, che supera la concezione antinaturalistica fino ad allora prevalente; e se, in architettura, lo slancio magnifico delle cattedrali gotiche, fatto di pure linee ascensionali e di estrema leggerezza degli elementi strutturali, quasi in chiave di dissoluzione della materia &#8212; si pensi alla vastit\u00e0 delle superfici vetrarie rispetto a quelle in muratura &#8212; nella scultura e nella pittura, nonch\u00e9 nell&#8217;arte della miniatura, si assiste ad un recupero dello studio del corpo umano e ad una rilettura in chiave realistica dei fenomeni e della creature del mondo naturale. Il &quot;manifesto&quot; del nuovo stile, in effetti, \u00e8 rappresentato dal coro dell&#8217;abbazia di Saint Denis, a Parigi, consacrata nel 1144: a partire da quel momento, nel resto della Francia, nei Paesi tedeschi, in Italia, in Spagna,in Inghilterra, dilaga la nuova concezione dell&#8217;arte, basata su un ritorno al realismo e al naturalismo e sulla chiusura definitiva della maniera &quot;greca&quot;, astratta, simbolica, permeata di ascetismo e misticismo, di rappresentare la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Contemporaneamente, cominciano a svilupparsi vigorosamente espressioni artistiche rivolte al mondo profano: \u00e8 col XIII secolo che l&#8217;arte, prima quasi esclusivamente fenomeno religioso, incomincia a diventare un fenomeno laico, celebrante le realt\u00e0 della dimensione terrena. Ci\u00f2 avviene nella fase del consolidamento delle grandi monarchie nazionali e dei comuni italiani e fiamminghi, e coincide con una svolta spirituale che subisce i contraccolpi della nuova economia commerciale pre-capitalista. Mentre il fiorino dilaga in Europa e si formano le grandi fortune dei banchieri, cade gradualmente la condanna della Chiesa nei confronti del prestito a usura, nella misura in cui l&#8217;usura stessa viene assorbita e perfezionata, nonch\u00e9 istituzionalizzata e &quot;spersonalizzata&quot;, espandendosi su di una scala molto pi\u00f9 ampia, da un nuovo ramo dell&#8217;economia che sfrutta le potenzialit\u00e0 del prestito di denaro e del suo investimento &quot;virtuale&quot;: il nuovo sistema bancario e assicurativo, appunto, basto sulla spregiudicatezza e sulla fortuna, nonch\u00e9 sul fattore tempo (nasce qui il concetto che <em>tempo \u00e8 denaro<\/em>), pi\u00f9 che sul lavoro e sul risparmio.<\/p>\n<p>Scriveva Roberto Salvini (Firenze, 1912-ivi, 1985), ordinario di Storia dell&#8217;arte presso l&#8217;Universit\u00e0 di Firenze, nel breve ma efficace saggio <em>L&#8217;arte nel pensiero medioevale<\/em> (in: <em>L&#8217;arte nel Medioevo. Il Duecento e il Trecento<\/em>, a cura di Giovanni Lorenzoni e Roberto Salvini, Torino, Touring Club Italiano, 1965, pp. 64-65):<\/p>\n<p><em>IL CONCETTO DELL&#8217;ARTE PRIMA DEL SECOLO XIII.<\/em><\/p>\n<p><em>Il periodo di cui trattiamo non fu tra i pi\u00f9 fecondi nel pensiero sull&#8217;arte. Qualche idea nuova albeggia tuttavia, pur nella perdurante continuit\u00e0 della tradizione, durante il secolo XIII, e nel Trecento le vecchie concezioni sono spesso ripetute con accenti nuovi, attraverso i quali va facendosi strada il principio, che si affermer\u00e0 pi\u00f9 chiaramente nell&#8217;et\u00e0 successiva, dell&#8217;autonomia dell&#8217;arte.<\/em><\/p>\n<p><em>Il primo Medioevo aveva generalmente assegnato all&#8217;arte una funzione ancillare rispetto alla religione e al culto: l&#8217;architettura era considerata l&#8217;arte di costruire la casa di Dio, la scultura e la pittura avevano una funzione didattica, sostituendo per gli illetterati la lettura dei sacri testi, ed erano spesso definite come &quot;Biblia pauperum&quot;. In tal modo esse erano considerate come un surrogato e pi\u00f9 volte i teologi insistono sul concetto che l&#8217;immagine non pu\u00f2 dare che un&#8217;idea impallidita e talvolta inesatta di quelle verit\u00e0 che soltanto lo scritto pu\u00f2 esprimere appieno. N\u00e9 erano rari gli ecclesiastici che guardavano alle arti figurative con malcelato sospetto. Ma non si deve credere per questo che l&#8217;arte languisse durante il Medioevo a causa dell&#8217;&quot;oscurantismo estetico&quot; della Chiesa; abbiamo anzi ragione di credere che quelle tendenze rigoristiche abbiano ben di rado prevalso: le ari figurative e segnatamente la pittura, a mosaico o a fresco, risposero ai sospetti dei teologi con la fedelt\u00e0 alle tradizioni iconografiche. Ogni nuovi ciclo narrativo o allegorico segu\u00ec nella struttura e nello svolgimento iconografico cicli pi\u00f9 antichi e pertanto autorevoli, costituendo cos\u00ec una ininterrotta catena che avendo come primi anelli figurazioni risalenti ai primi secoli del cristianesimo e pertanto relativamente prossime ai fatti narrati, poteva vantarsi di possedere un contenuto di autenticit\u00e0 storica.<\/em><\/p>\n<p><em>E quanto all&#8217;architettura, la persistente influenza del pensiero estetico antico continu\u00f2 dall&#8217;altra arte a porre accanto alle esigenze pratiche e liturgiche la ricerca di una &quot;bellezza&quot; attraverso la quale potevano liberamente esprimersi gli ideali artistici degli architetti.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ARTE COME IMITAZIONE DELLA NATURA.<\/em><\/p>\n<p><em>Un profondo rinnovamento del pensiero sull&#8217;arte cominci\u00f2 a manifestarsi nel secolo XIII sulla scia della filosofia scolastica: S. Tommaso riapr\u00ec in certo modo all&#8217;arte il regno della natura, poich\u00e9 nel suo sistema la natura e le cose materiali ritrovarono cittadinanza in quanto frutto della creazione e parte integrante dell&#8217;Essere. L&#8217;orientamento aristotelico dell&#8217;Aquinate rimise inoltre in onore il concetto dell&#8217;arte come &quot;mimesi&quot;, che il neoplatonismo aveva oscurato. Mimesi significa imitazione, ma l&#8217;imitazione del reale \u00e8 concepita da Aristotele come strumento di conoscenza; l&#8217;estetica aristotelica quindi conteneva un principio razionale e un orientamento verso il mondo della natura che giovarono a nutrire la poetica dell&#8217;arte gotica.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 indubbio infatti che col Trecento toscano le idee tradizionali andarono acquistando accenti e significato pi\u00f9 moderni. Dante per esempio si ricollega certamente all&#8217;estetica tradizionale del Medioevo pi\u00f9 antico quando sovrappone alla lettera del proprio poema significati pi\u00f9 alti, ma quando paragona nella Commedia l&#8217;opera dell&#8217;artista a quella della natura, poich\u00e9 questa, come quello, crea in modo imperfetto, egli pone l&#8217;accento sul carattere creativo dell&#8217;arte, interpretando in un senso assai pregnante l&#8217;aristotelica mimesi. E che si debba intendere davvero cos\u00ec ce lo conferma il Boccaccio, per il quale l&#8217;artista imita dunque la natura sforzandosi di creare con proprio artificio quel che la natura crea per propria insita forza. Nasce nel trecento anche il concetto, che sar\u00e0 fecondo di sviluppi nell&#8217;estetica del Rinascimento, del carattere razionale dell&#8217;arte. Ce lo dicono il Petrarca e il Boccaccio a proposito della pittura di Giotto: merito del maestro \u00e8 per il Boccaccio di aver riportato alla luce un&#8217;arte che &quot;compiace all&#8217;intelletto de&#8217; savi&quot;, superando quella precedente, che era invece intesa &quot;a dilettar gl&#8217;occhi degl&#8217;ignoranti&quot;. Alla grande, innovatrice pittura di Giotto spett\u00f2 certamente, in buona parte, come alla grande poesia di Dante, il merito di aver rimesso in moto il pensiero estetico del tempo.<\/em><\/p>\n<p>Dante Alighieri, vissuto a cavallo fra XIII e XIV secolo, vive personalmente questo grande fenomeno di trasformazione, lo osserva, ne resta fortemente colpito, fa le sue deduzioni: si pu\u00f2 dire che il suo poema, <em>cui han posto mano e cielo e terra<\/em>, \u00e8 un supremo, sublime monito contro la tendenza della societ\u00e0 e della cultura tardo-medievali ad allontanarsi dalla matrice cristiana, spirituale, ascetica, che vede la vita umana come pellegrinaggio e preparazione all&#8217;eternit\u00e0, ed un richiamo appassionato affinch\u00e9 gli uomini non si lascino sedurre dalle nuove prospettive di facile arricchimento, di materialismo e d&#8217;indifferentismo religioso: cio\u00e8 dalla lonza della lussuria, dal leone della superbia e dalla lupa della cupidigia.<\/p>\n<p>Dante non \u00e8 semplicemente l&#8217;ultimo grande esponente della cultura medievale: \u00e8 un profeta, tragico e inascoltato, che tuona con sdegno veemente, che supplica, che minaccia, come Giona per le strade di Ninive, affinch\u00e9 gli uomini si convertano e ritornino ai sentieri di Dio. \u00c8 talmente proiettato in avanti, e vede con tale lucidit\u00e0 gli effetti dissolventi della nuova mentalit\u00e0 affaristica e utilitaristica, che molti lo scambiano per un nostalgico del passato: ma la sua visione non appartiene al passato o al presente, bens\u00ec all&#8217;eternit\u00e0, e risuona come un monito ancora e sempre attuale, anche per noi uomini del terzo millennio.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, mentre l&#8217;arte consuma la rottura con la dimensione morale e religiosa della natura, si creano le premesse per quella opacit\u00e0 della natura stessa, che culminer\u00e0 nella Rivoluzione scientifica e nella concezione riduzionista, meccanicistica e quantitativa di Newton e della fisica moderna. La natura diviene &quot;cosa&quot;; le creature divengono oggetti staccati, passibili di studio scientifico, ma non pi\u00f9 di comprensione profonda; il cielo stellato, vivo e palpitante di spiritualit\u00e0, si trasforma in una volta inerte, matematicamente determinabile, che l&#8217;astronomo classifica e i cui movimenti possono essere previsti, ma il cui significato sfugge al filosofo e si sottrae alla riflessione del teologo. La natura diventa sempre pi\u00f9 prevedibile, non stupisce pi\u00f9, non sorprende, non meraviglia; eppure diventa anche pi\u00f9 misteriosa, elusiva, aliena. Quanto pi\u00f9 l&#8217;uomo moderno \u00e8 capace di dominarla, tanto meno essa appare disposta a rivelargli il suo intimo segreto. E la cifra di questa svolta, di questo cambiamento, \u00e8 espressa proprio in quella osservazione di Boccaccio: cio\u00e8 che la nuova arte della civilt\u00e0 umanistica <em>compiace all&#8217;intelletto de&#8217; savi,<\/em> piuttosto che <em>dilettar gl&#8217;occhi degl&#8217;ignoranti.<\/em> Ma si \u00e8 trattato davvero d&#8217;un progresso? Lo scopo dell&#8217;arte \u00e8 dilettare l&#8217;intelletto delle <em>\u00e9lites<\/em> culturali, trascurando con disprezzo le masse ignoranti? Che cosa accade del fenomeno artistico, una volta che ne siano recise le radici popolari e la prospettiva universale, e che essa sia trapiantata in serra, per la gioia egoistica e altezzosa di pochi dotti?<\/p>\n<p>Eppure, <em>indietro non si torna<\/em>, ammoniscono i cantori del Progresso illimitato. Non importa se l&#8217;arte, la politica, la scienza, la tecnica, distaccandosi dalla morale, cio\u00e8 dall&#8217;idea del Bene, cominciano a girare a vuoto, producendo cattedre e stuoli di specialisti, ma quasi pi\u00f9 nessun vero <em>uomo di cultura<\/em>. E non importa nemmeno se l&#8217;uomo moderno, pur con tutti i suoi apparenti trionfi sulla natura e sul destino, si sente sempre pi\u00f9 svuotato, solo e infelice. Vale per\u00f2 la pena di porre una domanda: tutto questo non \u00e8 forse il prezzo che egli sta pagando per il fatto di essersi allontanato da Dio, smarrendo, con ci\u00f2, anche le chiavi per comprendere il mondo da Lui creato, e <em>legato con amore in un volume<\/em> (Dante, <em>Paradiso<\/em>, XXXIII, 86)?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando incomincia la modernit\u00e0? 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