{"id":29084,"date":"2015-12-10T09:05:00","date_gmt":"2015-12-10T09:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/10\/il-crollo-del-terzo-reich-attesta-limpossibilita-di-superare-il-nichilismo\/"},"modified":"2015-12-10T09:05:00","modified_gmt":"2015-12-10T09:05:00","slug":"il-crollo-del-terzo-reich-attesta-limpossibilita-di-superare-il-nichilismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/12\/10\/il-crollo-del-terzo-reich-attesta-limpossibilita-di-superare-il-nichilismo\/","title":{"rendered":"Il crollo del Terzo Reich attesta l\u2019impossibilit\u00e0 di superare il nichilismo?"},"content":{"rendered":"<p>Si dice, e si ripete, che la civilt\u00e0 contemporanea \u00e8 impregnata di nichilismo, che \u00e8 intossicata dal nichilismo, che il nichilismo \u00e8 il suo orizzonte e il suo destino; sembra quasi che il nichilismo sia una categoria astorica, piovuta sulla Terra dal cielo, come un meteorite, come un corpo estraneo, e che nulla e nessuno potranno mai scrollare di dosso all&#8217;Europa contemporanea il suo fardello, la sua condanna, la sua maledizione. Eppure, il nichilismo \u00e8, in primo luogo, un atteggiamento, una disposizione, un orientamento spirituale, cos\u00ec del singolo individuo, come del corpo sociale e delle stesse civilt\u00e0; e, come tale, esso ha una origine, una causa, o una serie di cause, individuate le quali, si pu\u00f2 anche pensare a quali forze sollecitare, su quali energie latenti fare leva per contrastarlo e per scongiurare il destino finale del nichilismo stesso: l&#8217;autodistruzione.<\/p>\n<p>Ebbene: anche se tracce e avvisaglie di una tendenza nichilista sono ravvisabili, nella cultura e nella civilt\u00e0 europea, fin dagli inizi della modernit\u00e0 (ma non nel &quot;buio&quot; e &quot;oscuro&quot; Medioevo!), c&#8217;\u00e8 un momento abbastanza preciso in cui quelle tendenze prendono il sopravvento e sembrano improntare tutto il clima, spirituale e intellettuale, del nostro tempo: il sorgere e il crollare dei totalitarismi del XX secolo, con le loro promesse fallaci e la loro raffinata umiliazione dell&#8217;essere umano. Il nazismo, i campi di sterminio, il genocidio degli Ebrei, in modo particolare, sono divenuti il punto ideale di non ritorno della civilt\u00e0 occidentale: ci si \u00e8 chiesti, spesso retoricamente, quali terribili virus dovesse contenere una civilt\u00e0, che era arrivata a produrre Auschwitz: e si \u00e8 concluso che un eterno, incancellabile senso di colpa avrebbe dovuto accompagnare le generazioni future, da qui all&#8217;eternit\u00e0. Ci si \u00e8 chiesti perfino se Dio, dopo Auschwitz, esiste ancora; se abbia ancora un senso parlare di Lui, pronunciare il Suo nome. Se ne \u00e8 tratta la conclusione che scrivere poesie, dopo Auschwitz, \u00e8 impossibile; che la civilt\u00e0 moderna \u00e8 imperdonabile e la sua vergogna rimarr\u00e0 in eterno; che il suo destino <em>deve<\/em> essere l&#8217;autodistruzione; e che nemmeno allora il debito verr\u00e0 sanato, e perfino allora essa scender\u00e0 nella tomba gravata dalla tremenda responsabilit\u00e0 di ci\u00f2 che ha fatto.<\/p>\n<p>In questo modo, si sono create le condizioni per l&#8217;avverarsi della profezia circa la sua autodistruzione. Come Edipo, che non avrebbe ucciso suo padre, n\u00e9 sposato sua madre, se una terribile predizione non fosse gravata su di lui sin da bambino, mentre fu appunto il tentativo di sottrarsi a quel destino &#8212; fuggendo lontano &#8212; che lo spinse in braccio ad esso; allo stesso modo, dopo aver ripetuto, fino all&#8217;ossessione, che la civilt\u00e0 moderna \u00e8 colpevole, malvagia, esecranda, la si \u00e8 spinta sempre pi\u00f9 vicina all&#8217;orlo dell&#8217;abisso, e ci si accinge, allorch\u00e9 vi sar\u00e0 precipitata, a rimproverarle la sua cecit\u00e0, la sua follia, la sua mancanza di senso del limite, affinch\u00e9 nulla, nemmeno l&#8217;ironia, venga a mancare al suo sconsolato epitaffio.<\/p>\n<p>Un simile destino \u00e8 ancora pi\u00f9 difficile da eludere, se si considera che quel che viene rimproverato alla civilt\u00e0 occidentale non \u00e8, semplicemente, di aver reso possibile il nazismo, con tutti i suoi crimini, ma proprio ci\u00f2 a cui il nazismo &#8212; come, del resto, il comunismo, il fascismo, il liberalismo, l&#8217;anarchismo, il capitalismo, lo scientismo, il positivismo &#8211; ha cercato di dare una risposta: il vuoto spirituale, il senso di solitudine e di sradicamento, l&#8217;alienazione e la spersonalizzazione dell&#8217;uomo moderno. In altre parole, si \u00e8 voluto colpevolizzare non solo il risultato (aberrante) di quel tentativo, ma proprio il tentativo in se stesso: quasi che la civilt\u00e0 occidentale avrebbe fatto meglio a starsene buona e tranquilla, mentre i germi della dissoluzione la straziavano a sangue ed essa, annaspando nel vuoto, tentava disperatamente di trovare una via d&#8217;uscita ai suoi mali e alle sue paure, e si sforzava di restaurare una immagine mitica del mondo e una visione spirituale della vita.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, dunque, ricapitolava la questione Stefano Zecchi, nel suo bel volume \u00abSillabario del nuovo millennio\u00bb (Milano, Mondadori, 1993, pp.52-56):<\/p>\n<p><em>\u00ab\u00c8 possibile che la splendida cultura del tempo di Goethe abbia avuto come esito il nazismo? Cosa \u00e8 accaduto alla grande tradizione borghese europea per lasciarsi annientare dal comando di Hitler? E questo processo di dissoluzione quando incomincia a corrodere la cultura cristiana e umanistica che ha costruito la nostra civilt\u00e0 europea? La Germania, madre dolorosa della modernit\u00e0, non d\u00e0 pace ai suoi figli, li costringe continuamente ad interrogarsi sulla grandezza e il declino dell&#8217;Occidente.<\/em><\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 sempre un momento nella storia degli uomini in cui la difesa della propria tradizione culturale vuol significare che tutto ci\u00f2 che \u00e8 accaduto non \u00e8 stato vano, che il tormento, la gioia, l&#8217;odio, l&#8217;amore folle e smisurato per affermare la realt\u00e0 di una passione continuano a vivere e ad avere un senso. Ma quando, guardando indietro, si pensa di appartenere ad una tradizione non pi\u00f9 recuperabile, che il destino non d\u00e0 nessuna spiegazione e nemmeno l&#8217;ombra di una motivazione s ci\u00f2 che \u00e8 stato, allora la ricostruzione di un&#8217;identit\u00e0 perduta e dimenticata diventa impossibile e rimane soltanto l&#8217;angoscia dello sradicamento, la desolazione e la solitudine vissute come incubo quotidiano.<\/em><\/p>\n<p><em>Nietzsche alla fine dell&#8217;altro secolo si chiedeva se l&#8217;Europa voleva se stessa oppure aveva rinunciato alla propria identit\u00e0. Per la generazione di giovani poeti, pittori e musicisti, come Stefan George, Egon Schiele o Alban Berg, che vivevano in epoca precedente alla prima guerra mondiale, l&#8217;intero mondo cristiano-borghese era gi\u00e0 spaccato molto tempo prima di Hitler. Ed \u00e8 significativo che a trasformare questa diffusa coscienza della decadenza e del trapasso &#8211; il nichilismo europeo &#8212; nel tema di fondo della filosofia del nostro secolo, sia stato un tedesco, Nietzsche appunto, e che soltanto in Germania questa filosofia abbia raggiunto la sua compiuta radicalit\u00e0. Ma Nietzsche, finch\u00e9 \u00e8 stato in grado, ha sempre combattuto l&#8217;idea germanica di Bismarck, e se avesse potuto si sarebbe opposto al paganesimo senza mito del nazismo, e il suo Zarathustra avrebbe deriso chi voleva costruire la forza dell&#8217;Occidente sulla purezza di un&#8217;unica razza. Quando il partito di Hitler prese il potere, la sua propaganda si preoccup\u00f2 subito di mostrare l&#8217;inversione di un processo: contro la coscienza della disgregazione e del tramonto furono usate parole come &quot;risveglio&quot;, &quot;rottura&quot;, &quot;insurrezione&quot;, per sottolineare che se l&#8217;epoca borghese stava per finire, qualcosa di nuovo stava nascendo. Il nazionalsocialismo si presentava come superamento del nichilismo, ereditando e riscattando la tradizione europea moderna che ha nella cultura tedesca un punto di riferimento fondamentale. Ma ci\u00f2 che \u00e8 accaduto ha indotto il filosofo tedesco Theodor Adorno a dire ce dopo Auschwitz non sarebbe pi\u00f9 stato possibile una poesia, perch\u00e9 qualunque opera avrebbe portato con s\u00e9 i segni della colpa, della colpa di appartenere alla tradizione culturale che ha condotto all&#8217;Olocausto. Ai suoi figli, la miseria e la grandezza della Germania, la sua ambizione e il suo fanatismo, la sua vita e la sua intelligenza, consegnano cos\u00ec la complessit\u00e0 di un mondo che sembra arrestarsi, che dichiara la resa dopo la tragedia. Le devastazioni della guerra sono allora l&#8217;atto finale di una logica e rigorosa conseguenza della logica della storia tedesca? Il crollo del Reich mostra l&#8217;impossibilit\u00e0 del superamento del nichilismo?<\/em><\/p>\n<p><em>Rispondere affermativamente significa ammettere di appartenere ad una tradizione non pi\u00f9 recuperabile, di cui ora non rimane pi\u00f9 nulla, neppure la disperazione: ci\u00f2 che pu\u00f2 aiutare \u00e8 soltanto un atteggiamento scettico, una posizione intransigente di fronte a quello che accade e che pu\u00f2 ancora accadere. Verso questa soluzione si \u00e8 orientata la grande maggioranza degli intellettuali tedeschi che hanno visto il 1933 come un&#8217;improvvisa infrazione della razionalit\u00e0 della Storia, come la fine disastrosa di quell&#8217;ideologia borghese della sicurezza tanto amata da tutti.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 troppo facile allora scoprire improvvisamente l&#8217;orrore e decretare la fine di una tradizione nei campi di battaglia e di concentramento, sostenendo, poi, che la libert\u00e0 dell&#8217;esistenza pu\u00f2 essere garantita soltanto da un disilluso abraccio al nulla. \u00c8 chiaro che cos\u00ec non solo non si pu\u00f2 capire quello che \u00e8 accaduto politicamente, ma soprattutto non si comprende neppure perch\u00e9 alcuni grandi, Gottfried Benn, Ernst J\u00fcnger, lo stesso Heidegger o &#8211; fuori della Germania &#8211; Pound, C\u00e9line, si fossero illusi, anche solo per poco, che il nazismo potesse ereditare e difendere la tradizione dell&#8217;Occidente, rinnovando la visione simbolica del mondo appiattita dal sentimento diffuso della decadenza e del tramonto. Era rischioso, per\u00f2 la scommessa era su qualcosa di essenziale: si doveva guardare alla vita del cosmo come a ci\u00f2 che d\u00e0 senso alla vita umana, si doveva dare forma a un sentimento che lucidamente e disperatamente avvertiva che ogni &quot;prima&quot; e &quot;dopo&quot; della Storia scompaiono sulla scala del&#8217;eternit\u00e0. Alla fine, certo, fu una grande illusione, che celava, per\u00f2, l&#8217;esigenza reale di definire un rapporto organico tra l&#8217;uomo e la tecnica, in grado di far ritrovare identit\u00e0 e nuova forza creativa nella nostra tradizione.<\/em><\/p>\n<p><em>Nessuna politica democratica, nata dalle macerie della guerra, \u00e8 riuscita non tanto a risolvere, ma soltanto a pensare questo problema. Ci\u00f2 che invece \u00e8 accaduto ha costruito la solida certezza che chiunque avesse cercato di riannodare i fili spezzati tra le mani di J\u00fcnger, di Benn, di Spengler, avrebbe portato con s\u00e9 i segni della colpa di appartenere ad un&#8217;idea di cultura e di politica che aveva condotto all&#8217;Olocausto. \u00c8 stata cos\u00ec cullata, pi\u00f9 o meno consapevolmente, un&#8217;altra illusione, e cio\u00e8 che l&#8217;unica cultura degna di rispetto fosse quella impegnata nella denuncia e nella critica ad oltranza, quella che pretende di negare il significato mitico di ogni cosa del mondo e di annullare il valore simbolico dell&#8217;esistenza e del nostro incontro con gli altri.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Insomma: Pound e C\u00e9line non erano dei pazzi, J\u00fcnger e Heidegger non erano degli stupidi, Spengler e Gentile non erano degli sconclusionati; n\u00e9 lo erano Hamsun, Drieu La Rochelle, Brasillach; e neppure Alessandro Pavolini, o Berto Ricci, o Ugo Spirito: e l&#8217;elenco potrebbe continuare a lungo. Quel che unisce la maggior parte di questi uomini \u00e8 stato il tentativo di rinnovare la tradizione dell&#8217;Occidente, rievocare la visione simbolica del mondo, restaurare l&#8217;universo del mito. La tradizione, il simbolo, il mito, non sono affatto cose cattive; al contrario: sono ci\u00f2 che ha permesso alla civilt\u00e0 europea di nascere, di svilupparsi, di evolvere e di offrire nutrimento spirituale e materiale a innumerevoli generazioni di Europei. La pretesa di stabilire una equivalenza fra codesti sforzi di restaurazione e quel che, in pratica, hanno fatto i nazisti, una volta giunti al potere, \u00e8 un&#8217;operazione intellettualmente disonesta, culturalmente meschina e moralmente riprovevole: per\u00f2 essa ha avuto successo e i suoi corollari sono stati adottati dalla cultura dominante in tutte le nazioni occidentali, con la parziale eccezione di quelle anglosassoni (sostenuti dall&#8217;alibi di aver combattuto contro il nazismo; e poco importa se lo hanno fatto in maniera barbarica, e, per giunta, alleandosi con una ideologia altrettanto criminale del nemico, quella marxista-leninista).<\/p>\n<p>L&#8217;ultima cosa di cui aveva bisogno l&#8217;Europeo continentale era di vedersi gettare sulle spalle l&#8217;ulteriore fardello di una condanna morale senza appello e di un senso di colpa praticamente inestinguibile. I suoi passi erano gi\u00e0 divenuti sempre pi\u00f9 incerti e il suo sguardo sempre pi\u00f9 appannato, per un insieme di ragioni stoiche, sociologiche, psicologiche, economiche, culturali: l&#8217;avvento dello scientismo, del capitalismo moderno (specialmente finanziario), della societ\u00e0 di massa, della catena di montaggio, dell&#8217;urbanizzazione selvaggia, la distruzione della civilt\u00e0 contadina, la profanazione del sacro: tutto questo aveva gi\u00e0 spinto gli Europei verso l&#8217;odio di s\u00e9 stessi, di cui la Prima guerra mondiale era stata la prima esplosione, tragicamente eloquente nella sua sconfortante grandiosit\u00e0. Le deliranti &quot;avanguardie&quot; artistiche, il relativismo etico, l&#8217;indifferentismo religioso, le farneticazioni del cinema e del teatro dell&#8217;assurdo o della crudelt\u00e0, la pazzia delle filosofie idealiste, il &quot;cupio dissolvi&quot; dell&#8217;esistenzialismo, la denigrazione sistematica dei valori positivi, il disprezzo del passato e della tradizione, la derisione della seriet\u00e0 della vita, lo schiamazzo, la beffa, la provocazione sistematica (si pensi al teatro sedicente &quot;impegnato&quot; di un Dario Fo), tutto questo aveva gi\u00e0 portato la civilt\u00e0 europea, gravata dal rimorso per le due guerre mondiali, sull&#8217;orlo dell&#8217;odio di s\u00e9. Ci\u00f2 di cui essa aveva bisogno erano parole di pace e di speranza, di fede nel domani, di doverosa, ma serena riflessione sui propri errori e di coraggiosa, tenace ricerca delle proprie radici, dei propri sentieri interrotti, di riconquista della propria coscienza. Le vengono date in pasto, invece, solo parole di condanna, di mortificazione, di auto-castrazione e di esecrazione. Dobbiamo ringraziare la gen\u00eca degli intellettuali per quest&#8217;opera nefasta, che prosegue tuttora, dietro il velo ipocrita dei buoni sentimenti. E proprio costoro pretendono di fare la morale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si dice, e si ripete, che la civilt\u00e0 contemporanea \u00e8 impregnata di nichilismo, che \u00e8 intossicata dal nichilismo, che il nichilismo \u00e8 il suo orizzonte e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[110],"class_list":["post-29084","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29084","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29084"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29084\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29084"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29084"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29084"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}