{"id":29080,"date":"2007-05-19T02:38:00","date_gmt":"2007-05-19T02:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/05\/19\/alcune-riflessioni-sulla-reale-natura-dellodio\/"},"modified":"2007-05-19T02:38:00","modified_gmt":"2007-05-19T02:38:00","slug":"alcune-riflessioni-sulla-reale-natura-dellodio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/05\/19\/alcune-riflessioni-sulla-reale-natura-dellodio\/","title":{"rendered":"Alcune riflessioni sulla reale natura dell&#8217;odio"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una pagina di Victor Hugo, in uno ei suoi romanzi meno conosciuti e pi\u00f9 ingiustamente criticati, che possiede una capacit\u00e0 di scavare nei meandri dell&#8217;animo umano con sottigliezza veramente superba. \u00c8 quella in cui, ne <em>L&#8217;homme qui rit,<\/em> delinea la figura di un oscuro faccendiere che vive all&#8217;ombra della sua benefattrice, lady Josiane: un certo Barkilphedro, satanica incarnazione della banalit\u00e0 del male.<\/p>\n<p><em>&quot;C&#8217;\u00e8 una cosa che preme sopra tutte: mostrarsi ingrati.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Barkilphedro si guard\u00f2 bene dal non esserlo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Avendo ricevuto quel po&#8217; po&#8217; di benefici da Josiane, non ebbe, naturalmente, che un pensiero: vendicarsene.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Aggiungiamo che Josiane era bella, formosa, giovine, ricca, potente, illustre, e che Barkilphedro era brutto, piccolo, vecchio, povero, abbandonato, oscuro. Bisognava pure che si vendicasse anche di ci\u00f2.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando non si \u00e8 fatti che di tenebre, come ammettere tanta luminosit\u00e0?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Barkilphedro era un irlandese che aveva rinnegato l&#8217;Irlanda: brutta razza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Barkilphedro non aveva che una cosa in favor suo: il fatto che aveva un ventre enorme.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ora, una grossa pancia \u00e8 considerata un segno di bont\u00e0. Quel ventre, per\u00f2, si aggiungeva all&#8217;ipocrisia di Barkilphedro, ch\u00e9 quell&#8217;uomo era molto cattivo.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Lo scavo era fatto. La termite era riuscita.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Barkilphedro avvicinava la regina.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non aveva mai ambito ad altro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per fare la sua fortuna?<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;No..<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per disfare quella degli altri.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Felicit\u00e0 pi\u00f9 grande.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Nuocere \u00e8 gioire.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Avere in s\u00e9 un desiderio, vago ma implacabile, di nuocere, e non perderlo mai di vista, non \u00e8 da tutti. Barkilphedro questo pensiero dominante l&#8217;aveva.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il suo pensiero aveva la presa tenace come i denti del mastino.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Sentirsi inesorabile gli procacciava una specie di cupa soddisfazione. Purch\u00e9 avesse una rendita sotto i denti, o nell&#8217;animo la certezza di far del male, non desiderava altro. Era contento di tremare dal freddo, nella speranza che altri gelasse.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Essere cattivo \u00e8 una ricchezza grande. Taluno che \u00e8 ritenuto povero, ed \u00e8 povero infatti, ha tutta la sua ricchezza in malvagit\u00e0, e la preferisce cos\u00ec. Tutto sta nel gaudio che se ne ricava. Giocare un brutto tiro, che \u00e8 poi lo stesso che giocarne uno buono, \u00e8 assai pi\u00f9 che avere danaro. Brutto \u00e8 per chi lo soffre; per chi lo fa \u00e8 buono. Katesby, il collaboratore di Guy Fawkes nel complotto papista delle polveri, diceva: &#8211; veder saltare il Parlamento! Non darei una soddisfazione simile neppure per un milione di sterline.-<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che cos&#8217;era Barkilphedro? Ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 meschino e ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 terribile. Un invidioso.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;invidia \u00e8 una cosa che trova sempre il modo di collocarsi, a corte.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La corte abbonda di impertinenti, di sfaccendati, di ricchi fannulloni affamati di pettegolezzi, di cercatori di aghi nei fasci di fieno, di facitori di miserie, di burloni burlati, di ingenui di spirito, che hanno bisogno della conversazione di u invidioso.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che ristoro sentir parlar male egli altri!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;invidia \u00e8 una stoffa ottima per fare una spia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Esiste una profonda analogia tra l&#8217;invidia, passione naturale, e lo spionaggio, funzione sociale. La spia caccia per conto terzi, come il cane; l&#8217;invidioso caccia per suo proprio conto, come il gatto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un &#8216;io&#8217; feroce: l&#8217;invidioso \u00e8 tutto qui.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Altre qualit\u00e0: Barkilphedro era discreto, segreto, concreto. Serbava tutto e si rodeva nel suo odio. Un&#8217;enorme bassezza comporta sempre un&#8217;enorme vanit\u00e0. Era benvoluto da coloro ch&#8217;egli divertiva e odiato dagli altri; ma ma egli si sentiva sdegnato da coloro che lo odiavano, e disprezzato da quelli che gli volevano bene. Si conteneva. Tutti i suoi risentimenti bollivano senza strepito nella ostile sua rassegnazione. Era indignato, come se i farabutti avessero il diritto di esserlo. Era silenziosamente i preda alle furie. Eccelleva nell&#8217;ingoiare ogni cosa. Interiormente, per\u00f2, aveva sordi corrucci, frenesie di rabbia sotterranea, fiamme soffocate e nere, di cui nessuno si accorgeva; era un collerico fumivoro. La superficie era sorridente. Era servizievole, premuroso, facile, simpatico, compiacente. Salutava sempre, non importa chi e non importa dove. Un soffio di vento bastava a farlo inchinare fino a terra. Che fortuna avere una flessibile canna per colonna vertebrale!<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Questi esseri nascosti e velenosi non sono cos\u00ec rari come si crede. Tutti viviamo in mezzo a sinistri strisciamenti. Perch\u00e9 esistono i malefici? Penosa domanda! Il sognatore se la rivolge di continuo e il pensatore non vi trova alcuna risposta. Da ci\u00f2 l&#8217;occhio triste dei filosofi, sempre fissato su quella montagna di tenebre che \u00e8 il destino, dalla cui sommit\u00e0 il mastodontico spettro del male lascia cadere manciate di serpenti sulla terra.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Pazienza, temperanza, continenza, riservatezza, ritegno, affabilit\u00e0, deferenza, dolcezza, buona creanza, sobriet\u00e0, castit\u00e0 completavano Barkilphedro. Egli calunniava queste virt\u00f9, possedendole.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In breve, Barkilphedro prese piede a corte.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Si era insinuato dove voleva.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Barkilphedro era cos\u00ec sorridente, cos\u00ec accattivante, cos\u00ec incapace di prendere la difesa di chicchessia, e in fondo cos\u00ec poco devoto, cos\u00ec brutto, cos\u00ec cattivo, che era naturalissimo che un regnante dvesse finire per trovarlo indispensabile. Assaporato che ebbe Barkilphedro, Anna non volle pi\u00f9 saperne di alcun altro adulatore.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La regina voleva molto bene al suo lord<\/em> stewart<em>, Guglielmo Cavendish, duca di Devonshire, che era un imbecille di tre cotte. Qusto lord, che aveva tutti i titoli conseguibili a Oxford e non conosceva l&#8217;ortografia, commise un bel mattino la sciocchezza di morire. Morire, a corte, \u00e8 una grande imprudenza, ch\u00e9 pi\u00f9 nessuno allora vi usa, parlando di voi, il minimo riguardo. Presente Barkilphedro, la regina, lagnandosene, concluse:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Peccato, per\u00f2, che tante virt\u00f9 fossero rette e servite da una cos\u00ec meschina intelligenza! &#8211;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;-Accolga Dio il suo animo! &#8211; mormor\u00f2 Barkilphedro a mezza voce e in francese [gioco di parole, in francese, fra \u00e2me (anima) e \u00e2ne (asino)].<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La regina sorrise. Barkilphedro registr\u00f2 quel sorriso.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ne concluse: &#8211; Mordere piace -.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Alla sua malignit\u00e0 era stata data via libera.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A partire da quel giorno egli ficc\u00f2 la sua curiosit\u00e0 in ogni dove, e la sua cattiveria anche. Tutti lo lasciavano fare, tanto lo temevano. Chi fa ridere il re, fa tremare tutti gli altri.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Era un buffone potente.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ogni giorno faceva, sotto sotto, qualche passo avanti. Si aveva bisogno di Barkilphedro. Parecchi grandi lo onoravano della loro fiducia al punto da incaricarlo, all&#8217;occorrenza, di qualche commissione vergognosa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La corte \u00e8 un ingranaggio; Barkilphedro vi divenne motore. Non avete mai notato quanto \u00e8 piccola, in certi meccanismi, la ruota motrice?&quot; (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La mente, come la natura, ha orrore del vuoto. Nel vuoto la natura mette l&#8217;amore; la mente, spesso, vi mette l&#8217;odio. L&#8217;odio riempie.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;odio per l&#8217;odio esiste. L&#8217;arte per l&#8217;arte \u00e8 nella natura pi\u00f9 di quanto si creda.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Si odia. Bisogna pur fare qualche cosa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;odio gratuito, che espressione formidabile! Significa l&#8217;odio che trova un compenso in se stesso.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;orso vive leccandosi la zampa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non indefinitamente, per\u00f2. Bisogna rifornirgliela di cibo, quella zampa, mettervi sotto qualche cosa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Odiare cos\u00ec alla vaga \u00e8 dolce, e basta, anche, per un certo tempo; ma bisogna pur finire col dare un loggetto all&#8217;odio. Un&#8217;animosit\u00e0 diffusa sulla creazione esaurisce, come ogni godimento solitario. L&#8217;odio senza scopo \u00e8 come un tiro a segno senza bersaglio. Ci\u00f2 che rende interessante il gioco \u00e8 un cuore da trafiggere.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non si pu\u00f2 odiare unicamente per l&#8217;onore. Ci vuole un condimento, un uomo, una donna, qualcuno da distruggere.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Questo servizio di interessare il giuoco, di porgergli un bersaglio, di eccitare l&#8217;odio fissandolo sopra un oggetto, di divertire il cacciatore mostrandogli la preda viva, di far sperare all&#8217;insidiatore in agguato il gorgoglio trepido e fumante del sangue che sta per colare, di rallegrare l&#8217;uccellatore con la credulit\u00e0 inutilmente alata dell&#8217;allodola, di essere una bestia covata a propria insaputa, per l&#8217;assassino, da parte di un essere intelligente, questo servizio squisitamente orribile, di cui chi lo rende non ha affatto coscienza, Josiane lo rendeva a Barkilphedro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il pensiero \u00e8 un proiettile, Barkilphedro aveva, fin dal primo giorno, preso di mira Josiane con le cattive intenzioni che aveva in animo. Un&#8217;intenzione e uno schioppo si assomigliano. Barkilphedro se ne stava con lo schioppo puntato, dirigendo contro la duchessa tutta la segreta sua malignit\u00e0. Ve ne stupite? Che mai vi ha fatto, l&#8217;uccello cui sparate una fucilata? Fate per mangiarlo, dite voi. Barkilphedro pure.&quot;<\/em> (Victor Hugo, <em>L&#8217;uomo che ride,<\/em> ed. Rizzoli, 1959, traduzione di L. G. Tenconi).<\/p>\n<p>Questo brano di Victor Hugo \u00e8 notevole sotto diversi aspetti, ma particolarmente per la straordinaria capacit\u00e0 di individuare le radici psicologiche del sentimento dell&#8217;odio. Egli ha visto con eccezionale chiarezza che l&#8217;odio allo stato puro non \u00e8 originato da una offesa ricevuta e quindi non \u00e8 mai diretto contro qualcuno che ci ha fatto del male o che noi crediamo ci abbia fatto del male, e nemmeno verso le persone le cui vite sfiorano la nostra senza competizione e senza potenziali motivi di scontro. L&#8217;odio allo stato puro &#8211; quello di Barkilphedro &#8211; \u00e8 <em>sempre<\/em> una passione diretta contro coloro che ci hanno beneficato e che sono lontanissimi dal sospettare, o anche solo dall&#8217;immaginare, quel che noi proviamo per loro. Si tratta, perci\u00f2, di un sentimento abilmente dissimulato, mediante una capacit\u00e0 di nascondimento e perfino di apparente devozione che sfiora l&#8217;ambito del demoniaco. <em>Non si odia veramente se non colui che ci ha beneficati,<\/em> e ci\u00f2 per due buone ragioni: 1) perch\u00e9, in determinati animi patologicamente orgogliosi, il fatto di aver ricevuto un aiuto nel momento della difficolt\u00e0 crea la consapevolezza torturante dell&#8217;impossibilit\u00e0 di un gesto reciproco, condannandoci a uno stato di perpetua inferiorit\u00e0 e di gratitudine forzata, come un debito che non potr\u00e0 mai essere saldato; 2) perch\u00e9 la disponibilit\u00e0 dell&#8217;altro a venirci in aiuto pu\u00f2 essere vista come il segno di una condizione privilegiata, dall&#8217;alto della quale \u00e8 facile (e arrogante) distribuire favori, mentre noi siamo perseguitati dalla sfortuna e dal bisogno e dobbiamo lottare disperatamente per stare a galla. Risentimento e invidia sono dunque i cavalli che conducono la biga infernale dell&#8217;odio nel loro galoppo sciagurato: galoppo tanto pi\u00f9 rovinoso quanto pi\u00f9 chi ne \u00e8 preda si sforza di nasconderlo a tutti, e specialmente al proprio benefattore e vittima designata.<\/p>\n<p>Un altro esempio eccellente di odio nato dal risentimento per il bene ricevuto e dalla gelosia per la supposta fortuna altrui \u00e8 dato dal protagonista del romanzo <em>L&#8217;invidia,<\/em> dello scrittore russo Jurij Ole\u0161a, una delle opere migliori della cosiddetta letteratura sovietica. Ma l&#8217;esempio pi\u00f9 celebre e pi\u00f9 vicino alla nostra sensibilit\u00e0 &#8216;moderna&#8217; \u00e8 fornito dal protagonista delle <em>Memorie dal sottosuolo<\/em> di Fedor Dostojevskij, l\u00e0 dove egli offende crudelmente, dandole del denaro, la mite e infelice ragazza di strada che &#8211; unico essere umano al mondo &#8211; gli aveva mostrato un po&#8217; di dolcezza e di affettuosa comprensione.<\/p>\n<p>I filosofi non sono stati altrettanto perspicaci nell&#8217;analizzare le radici del sentimento dell&#8217;odio (con l&#8217;eccezione, forse, di \u00c9mile Cioran). L&#8217;odio non \u00e8 semplicemente una &#8216;passione dell&#8217;animo&#8217;, come volevano i Greci e, fra i moderni, Spinoza: \u00e8 il sentimento che pu\u00f2 dirci pi\u00f9 cose sulla natura umana di quante ce ne possano dire tutti gli altri messi insieme. Esso \u00e8 straordinariamente interessante proprio per il carattere di gratuit\u00e0 che lo distingue, da questo punto di vista, dall&#8217;amore. Nell&#8217;amore, infatti, siamo attratti da ci\u00f2 che desideriamo: da colui o da colei che avvertiamo come indispensabili alla realizzazione della nostra felicit\u00e0; nell&#8217;odio, invece, gettiamo la maschera della nostra ragionevolezza e concentriamo il nostro furore contro qualcuno che non ci ha fatto nulla se non del bene, che non sappiamo o non possiamo o non vogliamo ricambiare. Pertanto l&#8217;odio si combina immancabilmente col sentimento della nostra inferiorit\u00e0: se non ci sentissimo inferiori (magari dando la colpa alla sfortuna) non odieremmo, perch\u00e9 non si odia un proprio pari n\u00e9, tanto meno, colui che stimiamo trovarsi al di sotto di noi. A torto si dice che l&#8217;amore \u00e8 cieco, intendendo con ci\u00f2 che \u00e8 irragionevole: non \u00e8 vero; l&#8217;amore \u00e8 ragionevolissimo nella misura in cui si prefigge il perseguimento di un oggetto che, secondo noi, potrebbe darci la felicit\u00e0; ci\u00f2 non \u00e8 affatto irragionevole. Irragionevole \u00e8 l&#8217;odio, perch\u00e9 non ha l&#8217;obiettivo di farci raggiungere o possedere qualcosa, ma di distruggere qualcun altro; pertanto, anche se riusciamo nel nostro intento, non troveremo mai quel senso di perfetto appagamento (e sia pure fuggevole) che nasce al possesso di un bene, ma solo quel suo amaro surrogato che deriva dal godimento di un male altrui.<\/p>\n<p>Dicevamo che l&#8217;odio, allo stato piro, confina col diabolico: ci\u00f2 avviene proprio per la sua gratuit\u00e0, cio\u00e8 per il suo carattere di scelta deliberata e (pi\u00f9 o meno) consapevole. Pertanto esso corrisponde alla scelta del male per il male, del male non necessitato; si pu\u00f2 provare un moto di furore in condizioni di legittima difesa, mentre l&#8217;odio \u00e8 un lungo pasto consumato in silenzio e ruminato a mente fredda. Non si uccide per odio puro se non molto raramente e in circostanze alquanto particolari: perch\u00e9 uccidere l&#8217;oggetto del proprio odio vorrebbe dire <em>eliminare una ragione fondamentale di vita.<\/em> Come si potrebbe continuare a vivere, una volta che si fosse svuotata la propria vita dell&#8217;odio che le dava un senso e le conferiva pienezza? No: bisogna perseguitare colui che si odia, frantumarlo poco alla volta, arrostirlo a fuoco lento: bisogna prolungare al massimo io piacere di odiarlo, di augurargli il male e di fargliene quanto \u00e8 possibile; ma senza rovinare irreparabilmente il proprio giocattolo.<\/p>\n<p>Se l&#8217;odio nascesse da un risentimento giustificato, e sia pure patologico, non sarebbe ancora odio allo stato puro. Quest&#8217;ultimo \u00e8 tale perch\u00e9 emerge come una esigenza imperiosa e costitutiva dell&#8217;io, senza la quale l&#8217;io soffrirebbe di gravi scompensi e cadrebbe in uno stato di depressione potenzialmente suicida. Dunque, si odia per non suicidarsi; si odia per salvarsi la vita; e per nulla al mondo si rinuncerebbe al proprio odio. Tanto varrebbe rinunciare a vivere: per certe personalit\u00e0, si potrebbe parafrasare Cartesio col motto. <em>Odio ergo sum.<\/em> Nessuna offerta di riconciliazione n\u00e9, a maggior ragione, di riconciliazione potrebbe indurre chi odia veramente a deporre il proprio odio: si sentirebbe perduto, inutile, abbandonato in bal\u00eca di forze ostili. Meglio tutelarsi odiando per primi e odiando per sempre: l&#8217;odio \u00e8 una specie di contributo che versiamo per la pensione di anzianit\u00e0. Solo odiando certi individui si sentono veramente al sicuro.<\/p>\n<p>Per disarmare l&#8217;odio, bisognerebbe contemporaneamente offrire all&#8217;odiatore rimasto orfano della propria passione un risarcimento adeguato, sotto forma di rassicurazione esistenziale e di sostegno psico-affettivo. Non \u00e8 cosa da poco chiedergli di rinunciare al proprio odio: tanto varrebbe domandare all&#8217;avaro di donare tutti i suoi averi in beneficenza. E in ci\u00f2 risiede un altro aspetto della diabolicit\u00e0 dell&#8217;odio: \u00e8 una catena che non si lascia spezzare, un vortice che rifiuta di placarsi. Colui che incomincia a odiare si avvia veramente su una pista senza ritorno: una pista assolata e desertica ove soffrir\u00e0 eternamente i tormenti del caldo e della sete; e, se pure gli capiter\u00e0 di incontrare una fresca sorgente sul suo cammino, se ne allontaner\u00e0 senza bagnarsi neppure le labbra screpolate e riarse, come un cane idrofobo che sta morendo di sete ma ha un orrore invincibile della sola cosa che potrebbe aiutarlo: l&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Se tutto questo \u00e8 vero, ne consegue che colui che odia \u00e8 un <em>disperato<\/em> e, come Kierkegaard ha ben mostrato, <em>la disperazione \u00e8 la malattia mortale dell&#8217;uomo.<\/em> Di pi\u00f9 ancora: egli \u00e8, alla lettera, un <em>posseduto<\/em>: posseduto dai mille d\u00e8moni che lo agitano e lo scuotono senza mai la speranza <em>&quot;non che di posa, ma di minor pena&quot;<\/em> (Dante, canto V <em>Inf.<\/em>). volere il male dell&#8217;altro come scopo inconfessato e inconfessabile della propria vita e rifiutare ostinatamente ogni possibile sollievo, ogni possibile alternativa: che altro \u00e8 ci\u00f2, se non possessione demoniaca? Anche se, spesso, essa viene mascherata da nobili paraventi: la giustizia, la legge, il dovere, la necessit\u00e0, la politica o, addirittura la religione. La vita di chi odia \u00e8 talmente vuota, la sua personalit\u00e0 talmente debole e la sua autostima cos\u00ec bassa (anche se egli pu\u00f2 non esserne del tutto consapevole) che, il pi\u00f9 delle volte, costui non osa odiare <em>per conto proprio<\/em>, ma ha bisogno di farlo nascondendo la sua pochezza e la sua miseria dietro lo scudo dei grandi ideali e delle nobili cause. Tuttavia sarebbe un grave equivoco pensare che qualcuno possa odiare davvero qualcun altro per la diversit\u00e0 di idee politiche o religiose; al contrario, si odia <em>per mezzo<\/em> delle idee politiche e religiose. Esse altro non sono che lo strumento per poter dissimulare la gratuit\u00e0 assoluta del proprio odio e per meglio affilare la lama, tacitando eventuali sensi di colpa mediante la convinzione di essere dei paladini al servizio di una giusta causa, di una santa missione.<\/p>\n<p>A questo punto risulta chiaro come dall&#8217;odio non vi sia possibilit\u00e0 di remissione. Pochissimi sono coloro che riescono a liberarsene, una volta che lo abbiano lasciato galoppare a briglia sciolta per un periodo prolungato; e, se anche vi riescono, rischiano di andare incontro all&#8217;auto-distruzione. Non si possono evocare impunemente le forze del male. A meno che coloro i quali vogliono veramente liberarsene non riescano a compiere il salto qualitativo verso un altro piano di consapevolezza, come fece il famoso monaco tibetano Milarepa che, da giovane, aveva praticato la magia nera per far morire i nemici di sua madre, alla quale aveva giurato solennemente odio eterno nei confronti di coloro che l&#8217;avevano ingiustamente perseguitata. Si tratta, per\u00f2, di casi assolutamente eccezionali. La regola \u00e8 che il demonio non lascia pi\u00f9 liberi coloro che gli si votano. Perseverare nell&#8217;odio, infatti, attingendo alla sfera dell&#8217;odio puro, dell&#8217;odio per l&#8217;odio, \u00e8 l&#8217;equivalente di un atto di vera e propria magia nera: le forze malefiche che si annidano dentro l&#8217;essere umano si ricongiungono a quelle che esistono fuori di lui; forze infra-umane le quali altro non attendono che un simile invito per invadere e possedere l&#8217;incauto. Di odio, quindi, si muore: se non fisicamente (ma quanti infarti, quante ulcere, quante malattie sono causate dalla fiamma inestinguibile di questa passione distruttiva?)., certo psicologicamente e spiritualmente. Colui che \u00e8 posseduto dall&#8217;odio non riveste che le sembianze di un essere umano: in realt\u00e0 \u00e8 divenuto una morta creatura delle tenebre e, al momento della morte &#8211; come insegnano le culture tradizionali &#8211; molto probabilmente egli diventer\u00e0 uno spirito del male, ancora capace di spargere angoscia e sofferenza nel mondo dei vivi. Del resto, secondo la teoria buddhista dei dieci mondi, un individuo siffatto gi\u00e0 vive &#8211; prima ancora della morte fisica &#8211; nel mondo pi\u00f9 basso di tutti, che \u00e8 n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che <em>l&#8217;Inferno.<\/em> Dopo la morte, le forze infernali che lo possiedono sono libere di agire senza pi\u00f9 le limitazioni del corpo fisico entro il quale erano imprigionate. Ci\u00f2 avviene tanto pi\u00f9 sicuramente, se il momento del trapasso ha visto l&#8217;anima sconvolta dai furori dell&#8217;odio. Il <em>modo<\/em> della morte, infatti &#8211; secondo il sapere tradizionale &#8211; \u00e8 decisivo per il suo destino futuro, non meno delle scelte di vita che l&#8217;hanno preceduta. Il destino futuro dell&#8217;anima, in sostanza, ha a che fare con il genere di esistenza che essa ha condotto e da ci\u00f2 che essa si aspetta <em>dopo<\/em>: e chi \u00e8 vissuto schiavo dell&#8217;odio ed \u00e8 morto odiando qualcuno, proietta tali forze demoniache nella dimensione ultraterrena, raccogliendo il frutto delle sue scelte e delle sue aspettative.<\/p>\n<p>I d\u00e9moni sono in mezzo a noi, ma vestono &#8211; come Barkilphedro &#8211; abiti dimessi e in fondo rassicuranti. <em>&quot;Tutti viviamo in mezzo a sinistri strisciamenti &#8211;<\/em>scrive Victor Hugo. Quando poi i d\u00e8moni rimangono soli, gettano la maschera e appaiono in tutta la loro terribile mostruosit\u00e0. Lo storico bizantino Procopio di Cearea racconta che l&#8217;imperatore Giustiniano, quando si appartava nelle sue stanze del <em>palatium,<\/em> assumeva le sembianze spaventose di un demonio vero e proprio (nel libro <em>Storia segreta,<\/em> capitolo12):<\/p>\n<p><em>&quot;Alcuni di quelli che lo assistevano fino a notte inoltrata e vivevano con lui a palazzo &#8211; persone, naturalmente, di mente sana &#8211; credettero di vedere invece di lui un fantasma di demone a loro insolito. Uno raccontava che, alzatosi all&#8217;improvviso dal trono imperiale, egli passeggiava, perch\u00e9 non era abituato a rimanere a lungo seduto, ma che all&#8217;improvviso, scomparsa la sua testa, solo il resto del corpo sembrava fare quei lunghi giri. Pensando di non vederci bene quel tale era rimasto a lungo costernato e perplesso; ma poi, quando la testa era ritornata sul copro, cap\u00ec che si erano inaspettatamente completate le parti che prima erano state separate. Un altro raccont\u00f2 che si trovava accanto a Giustiniano seduto, quando improvvisamente vide il suo volto diventare simile a carne indistinta senza i sopraccigli n\u00e9 gli occhi al loro posto n\u00e9 altro contrassegno, e che solamente dopo un po&#8217; di tempo vide che il viso aveva ripreso la sua forma. (&#8230;) Si dice anche che un monaco particolarmente caro a Dio, persuaso da quelli che vivevano con lui nel deserto, si rec\u00f2 a Bisanzio per soccorrere le popolazioni vicine che subivano maltrattamenti e ingiustizie insopportabili. Al suo arrivo ottenne subito di avere udienza dall&#8217;imperatore, ma, mentre stava per entrare da lui, varc\u00f2 la soglia con un piede, poi, indietreggiando improvvisamente, ritorn\u00f2 sui suoi passi. Allora l&#8217;eunuco che lo introduceva e gli altri che erano presenti insistettero perch\u00e9 andasse avanti; egli non rispose nulla, ma, come un forsennato, si allontan\u00f2 per far ritorno nella stanza, dove alloggiava. Quando quelli che lo seguivano gli chiesero il motivo del suo comportamento si dice che rispose apertamente di aver visto nel palazzo, seduto sul trono, il capo dei d\u00e8moni: con una persona simile egli non si sarebbe mai incontrato n\u00e9 gli avrebbe mai chiesto nulla.&quot;<\/em>(traduzione di Federico Ceruti, Milano, Rusconi, 1977, pp.120-121).<\/p>\n<p>Per fortuna dell&#8217;umanit\u00e0, non solo la potenza dell&#8217;odio \u00e8 in grado di alimentarsi di forze non umane e di sprigionare energie dagli effetti tangibili; anche quella dell&#8217;amore lo \u00e8, e in misura assai maggiore. L&#8217;amore \u00e8 in grado di creare un circuito virtuoso che armonizza la vita dell&#8217;anima e ricollega l&#8217;uomo-microcosmo al macrocosmo della vita universale. E mentre l&#8217;amore si allarga per sua stessa natura, l&#8217;odio \u00e8 sterile e stenta a fruttificare. \u00c8 vero che diverse migliaia di sciagurati hanno deciso di consegnarsi volontariamente alle forze del male, adorando il demonio e affiliandosi a svariate sette sataniche. Ma non saranno in grado di nuocere all&#8217;umanit\u00e0 nel suo complesso, finch\u00e9 vi saranno &#8211; a fare da parafulmine e a controbilanciarne gli effetti &#8211; uomini e donne capaci di amare, rendendosi vulnerabili grazie al coraggio che da esso nasce. Perch\u00e9 se la caratteristica dell&#8217;odio \u00e8 il nascondimento, quella dell&#8217;amore \u00e8 la trasparenza; non si pu\u00f2 porre la fiaccola sotto il moggio: l&#8217;amore \u00e8 una fiamma che illumina tutta la stanza. E la riscalda dolcemente, tenendo lontane tutte le forze del male.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una pagina di Victor Hugo, in uno ei suoi romanzi meno conosciuti e pi\u00f9 ingiustamente criticati, che possiede una capacit\u00e0 di scavare nei meandri dell&#8217;animo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141],"class_list":["post-29080","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29080","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29080"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29080\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29080"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29080"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29080"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}