{"id":29079,"date":"2016-05-24T08:50:00","date_gmt":"2016-05-24T08:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/05\/24\/a-proposito-della-dottrina-sociale-della-chiesa-e-del-rapporto-dei-cristiani-con-la-societa\/"},"modified":"2016-05-24T08:50:00","modified_gmt":"2016-05-24T08:50:00","slug":"a-proposito-della-dottrina-sociale-della-chiesa-e-del-rapporto-dei-cristiani-con-la-societa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/05\/24\/a-proposito-della-dottrina-sociale-della-chiesa-e-del-rapporto-dei-cristiani-con-la-societa\/","title":{"rendered":"A proposito della dottrina sociale della Chiesa e del rapporto dei cristiani con la societ\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Vi sono delle idee che appartengono al nostro bagaglio mentale e culturale, perch\u00e9 sono state messe l\u00ec una volta, da qualcuno, e poi le abbiamo sentite ripetere dieci, cento, mille altre volte, per cui siamo cresciuti insieme ad esse, ci siamo familiarizzati con esse e non ci siamo mai sognati di sottoporle a verifica, di domandarci se la loro presenza nel nostro orizzonte concettuale sia legittima, se sia perfettamente logica e naturale, insomma se esse abbiano davvero diritto di cittadinanza nel nostro modo di pensare e di sentire.<\/p>\n<p>Una di queste idee \u00e8 la dottrina sociale della Chiesa; un&#8217;altra, il logico presupposto di essa, ossia che essere cristiani non significa mortificare la natura, ma esaltarla: e, di conseguenza, partecipare in pienezza alla vita del mondo, anche e soprattutto nella dimensione relazionale e sociale; e ci\u00f2, proprio per non cadere in quella separazione dell&#8217;uomo interiore dall&#8217;uomo esteriore, che \u00e8 stata la grande eresia di Lutero e la grande umiliazione che l&#8217;idea protestante ha inflitto alla fiducia rinascimentale, e anche cattolica, dell&#8217;uomo in se stesso, sospingendolo indietro non di secoli, ma di millenni: per la precisione, fino all&#8217;Antico Testamento.<\/p>\n<p>Ci siamo mai domandati se sia logico, se sia naturale, se sia legittimo, che la Chiesa elabori e proponga ai fedeli, come parte integrante della concezione cristiana della vita, una <em>sua<\/em> dottrina sociale? Di fatto, la Chiesa non ha <em>mai<\/em> avuto una propria dottrina sociale fin verso la fine del XIX secolo: fino a tutto il pontificato di Pio IX, la Chiesa si era guardata bene dal proporre una propria soluzione ai problemi posti dallo sviluppo dell&#8217;economia; solo sotto l&#8217;incalzare degli effetti della Rivoluzione industriale, e anche, bisogna pur dirlo, davanti al &quot;pericolo&quot; di vedersi sottrarre l&#8217;influenza sulle masse lavoratrici a favore della nuova ideologia socialista, solo allora la Chiesa si precipit\u00f2 a recuperare il tempo perduto ed elabor\u00f2, in fretta e furia, una sua dottrina sociale: quella che \u00e8 stata esposta nella <em>Rerum novarum<\/em> di Leone XIII, del 1891.<\/p>\n<p>Fu un bene, fu un male? Certo il nuovo orientamento della Chiesa cre\u00f2 un preceente, dal quale essa non avrebbe pi\u00f9 potuto tornare indietro, neanche se lo avesse voluto. Eppure, che in tutto ci\u00f2 fosse insito un pericolo, lo vide con chiarezza Pio X, se \u00e8 vero che nel 1904 egli si affrett\u00f2 a sciogliere l&#8217;Opera dei Congressi, nata trent&#8217;anni prima, nel 1874, davanti alla drammatica lacerazione fra &quot;novatori&quot; e &quot;conservatori&quot;. Al suo posto, vennero create tre nuove organizzazioni, direttamente legate alla gerarchia cattolica: l&#8217;Unione popolare, l&#8217;Unione economica e sociale dei cattolici italiani, l&#8217;Unione elettorale cattolica. Ma ormai il danno, se cos\u00ec vogliamo chiamarlo, era fatto: a partire da quel momento, la Chiesa si sarebbe trascinata dietro, per sempre (e fino ai nostri giorni), il contrasto latente o esplicito fra le sue due anime sociali, quella modernizzatrice e quella conservatrice: cosa che fu una diretta conseguenza dell&#8217;aver voluto prendere una esplicita posizione sul terreno della dottrina e dell&#8217;azione sociale ed economica.<\/p>\n<p>Ora, la domanda che ci poniamo non \u00e8 se i cristiani, se i cattolici, se gli esponenti della cultura religiosa, come il professor Giuseppe Toniolo, avessero o non avessero il diritto, e forse perfino il dovere, di pronunciarsi su tali questioni, specie considerando la gravit\u00e0 e l&#8217;urgenza dei problemi sollevati dalla Rivoluzione industriale e dall&#8217;insorgere della cosiddetta questione operaia: cio\u00e8 l&#8217;inurbamento, la disoccupazione, l&#8217;emigrazione, il pauperismo, lo sfruttamento del lavoro di donne e bambini, eccetera; perch\u00e9 \u00e8 chiaro che l&#8217;avevano. Quel che ci domandiamo, ma che mai ci \u00e8 stato spiegato o giustificato, \u00e8 se sia cosa saggia, prudente, e, soprattutto, rispettosa del messaggio di Ges\u00f9, il fatto che la Chiesa, ad un certo punto della sua storia, dopo milleottocento anni di silenzio, abbia deciso di formulare <em>in prima persona<\/em> una dottrina sociale, qualificandola, specificamente, di &quot;cattolica&quot;, quasi che altre concezioni e altre proposte siamo da ritenersi, da allora, come illegittime dal punto di vista cattolico, o dotate di minor dignit\u00e0 e minor fondamento evangelico.<\/p>\n<p>Possiamo affrontare la questione anche da un&#8217;altra angolatura e domandarci, semplicemente: <em>Ges\u00f9 Cristo ebbe mai una sua dottrina sociale?<\/em> E, se s\u00ec, la formul\u00f2 apertamente? La insegn\u00f2 ai suoi discepoli, e la trasmise come parte integrante, o, quanto meno, come naturale conseguenza del suo insegnamento religioso e morale? La risposta a tali domande, per quel che ne sappiamo e per quel che riportano i Vangeli e gli altri testi del Nuovo Testamento, \u00e8 del tutto negativa: <em>no, Ges\u00f9 non ebbe una sua dottrina sociale<\/em>, o, se la ebbe, non la rese pubblica; soprattutto, non pens\u00f2 affatto ad imporla come parte integrante della sua dottrina religiosa e morale. Ges\u00f9 chiedeva la conversione del cuore, il ritorno all&#8217;amore di Dio e del prossimo, le beatitudini, il perdono, l&#8217;umilt\u00e0 e la semplicit\u00e0 interiore, contro la superbia, la malizia e l&#8217;arroganza del legalismo farisaico; l&#8217;adesione al suo Vangelo portava e porta con s\u00e9, necessariamente, l&#8217;adozione di un certo stile di vita, la mitezza, la benevolenza, la carit\u00e0, la sollecitudine per le cose di Dio e per il prossino bisognoso. In nessun modo, per\u00f2, Egli \u00e8 venuto a bandire una particolare idea sociale, a esporre una specifica modalit\u00e0 delle relazioni umane, oltre a quella insita nella legge dell&#8217;amore. Se preferiva la compagnia degli ultimi, non necessariamente in senso sociale (i pubblicani, ad esempio, dei quali accettava sovente l&#8217;invito, erano tutt&#8217;altro che dei poveri), non lo faceva perch\u00e9 &quot;preferisse&quot; i poveri in senso economico-sociale, ma perch\u00e9, come Lui stesso affermava, sono i malati ad avere bisogno del medico, e i peccatori, della conversione. Sulla questione veramente cruciale del suo tempo, quella nazionale giudaica, egli non volle mai dire una sola parola: si limit\u00f2 a dichiarare che si doveva rendere a Cesare quel che \u00e8 di Cesare, e a Dio quel che \u00e8 di Dio. Raccomand\u00f2 la giustizia e la giusta paga all&#8217;operaio, ma non predic\u00f2, a quel che sappiamo, alcuna riforma agraria, alcuna redistribuzione delle ricchezze. Non era questo il punto che lo interessava; e, per essere ben certo di non venire frainteso, dichiar\u00f2 a chiare lettere, fino all&#8217;ultimo, cio\u00e8 davanti al tribunale di Ponzio Pilato, che il Suo regno non \u00e8 di questo mondo. Disse anzi che il mondo \u00e8 sotto il dominio del Signore delle Tenebre, e che non si possono servire due padroni: Dio e il mondo.<\/p>\n<p>Eppure, a partire dagli ultimi anni del XIX secolo, e poi, via via, con la <em>Quadragesimo anno<\/em> di Pio IX (1931); la <em>Mater et magistra<\/em> e la <em>Pacem in terris<\/em> di Giovanni XXIII, del 1961 e del 1963; con la <em>Populorum progressio<\/em> e la <em>Octogesima adveniens<\/em>, del 1967 e del 1971; con la <em>Laborem exercens<\/em>, la <em>Sollicitudo rei socialis<\/em> e la <em>Centesimus annus<\/em> di Giovanni Paolo II, rispettivamente del 1981, 1987 e 1991; infine con la <em>Caritas in veritate<\/em> di Benedetto XVI del 2009, alle quali si pu\u00f2 aggiungere la <em>Laudato si<\/em> di papa Francesco del 2015, la Chiesa cattolica, per bocca di questi diversi pontefici, ha imboccato sempre pi\u00f9 decisamente la strada della puntuale definizione teorica dell&#8217;impegno sociale dei cristiani. E lo ha fatto con una decisione ancor maggiore di quanto non abbia fatto nello stesso ambito teologico: perch\u00e9, mentre il tomismo \u00e8 stato, almeno fino a ieri, la linea teologica preferenziale del Magistero ecclesiastico, senza per\u00f2 mai divenire la sola interpretazione possibile della teologia cattolica, la dottrina sociale della Chiesa, cos\u00ec come \u00e8 stata impostata dalla <em>Rerum novarum<\/em> e sviluppata dalle successive encicliche sociali, si pone, effettivamente, come la &quot;giusta&quot; interpretazione del fatto sociale in senso cattolico, e, come tale, avente valore normativo, quanto meno al livello della concezione complessiva del cattolicesimo nei confronti della societ\u00e0. Per usare la parole di Giovanni XXIII (nella <em>Mater et magistra<\/em>), l&#8217;azione sociale cattolica si prefigge l&#8217;obiettivo di trovare e di percorrere <em>le vie sicure per ricomporre i rapporti della convivenza secondo criteri universali, rispondenti alla natura e agli ambiti diversi dell&#8217;ordine temporale e ai caratteri della societ\u00e0 contemporanea,<\/em> &quot;vie sicure&quot; che il magistero, appunto, in virt\u00f9 dell&#8217;ispirazione divina, \u00e8 in grado di indicare agli uomini. Come dire che un buon cattolico \u00e8 tenuto ad attenersi alle linee maestre della dottrina sociale della Chiesa, per tutto quel che riguarda l&#8217;ambito sociale. Ora, ci permettiamo sommessamente una domanda: \u00e8 un compito della Chiesa, questo? Non sarebbe stato pi\u00f9 saggio, pi\u00f9 giusto e naturale, lasciare che gli esponenti del pensiero cattolico si pronunciassero in materia, senza vincolare il Magistero in quanto tale, senza impegnarlo in prima persona nella definizione degli orientamenti sociali cattolici?<\/p>\n<p>Una classica impostazione della dottrina sociale della Chiesa \u00e8 quella svolta da Santo Quadri, nella monografia <em>Impegno cristiano a servizio dell&#8217;uomo<\/em> (Roma, Editrice A.V.E., 1985, pp. 73; 77-78):<\/p>\n<p><em>Il fine generale dell&#8217;azione sociale cristiana viene cos\u00ec indicato da Giovanni XXIII nella\u00a0&quot;Mater et magistra&quot; e\u00a0&quot;Pacem in terris&quot;: a) &quot;ricomporre i rapporti della convivenza secondo criteri universali, rispondenti alla natura e agli ambiti diversi dell&#8217;ordine temporale&#8230;&quot;; b), &quot;ricomporre i rapporti della convivenza nella verit\u00e0, \u00a0nella giustizia, nell&#8217;amore, nella libert\u00e0&quot;. La\u00a0&quot;Gaudium et spes&quot;, con altre parole, esprime gli stessi pensieri. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Il rispetto dei contenuti propri, e quindi il dovere della competenza dev&#8217;essere norma fondamentale di ogni azione, assieme a una correttezza morale ineccepibile. Parlando dei fini abbiamo ricordato anche la necessit\u00e0 che l&#8217;azione sia svolta in un quadro completo e ordinato di valori. Il cristiano deve rispettare pi\u00f9 degli altri queste esigenze. Ma non basta: egli \u00e8 chiamato \u00a0a fare tutto come espressione di\u00a0carit\u00e0, cio\u00e8 dell&#8217;amore soprannaturale al Padre celeste e ai fratelli. Vediamo brevemente cosa significa.<\/em><\/p>\n<p><em>Amore significa anzitutto agire per impulso proprio, non per sole esigenze esterne. L&#8217;amore al padre e al Cristo diventa la radice profonda di un vero amore al prossimo, anche ingiusto e peccatore, considerato come attuale o potenziale figlio adottivo di Dio, oltre che sua creatura, e quindi come suo fratello.<\/em><\/p>\n<p><em>Quest&#8217;amore \u00e8 una forza che sorpassa a dismisura la forza dell&#8217;odio; \u00e8 capace d&#8217;iniziare il dialogo e di condurre azioni energiche, non confondendo forza e fermezza con odio e maleducazione. \u00a0Soprattutto ha il coraggio d&#8217;innovare e riformare persone e situazioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Tale capacit\u00e0 di rinnovamento \u00e8 sentita come esigenza di un amore sincero al Padre che, essendo giustizia e perfezione infinite, comanda, anche nella vita terrena, di progredire nell&#8217;amore verso la giustizia. La passione per l&#8217;economia, il diritto, la vita sociale, le conquiste e il progresso viene assunta dal cristiano ed elevata nell&#8217;amore del Padre e del prossimo.<\/em><\/p>\n<p><em>Essere cristiano non significa mortificare, ma esaltare la natura. Amare il Padre e i fratelli non significa perdere il mordente d&#8217;ordine temporale, ma accettarne uno nuovo che perfeziona quello naturale e ha in s\u00e9 una forza maggiore.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;azione sociale deve aver paura dei cristiani falsi o incompetenti, non dei veri cristiani. Il mondo, anche per i suoi interessi terreni, ha tutto da guadagnare dalla presenza operante di autentici cristiani.<\/em><\/p>\n<p>Fra le altre cose, da questa impostazione ottimistica e quasi trionfalistica dell&#8217;impegno sociale dei cattolici <em>in quanto cattolici<\/em> (e non in quanto cittadini che sono <em>anche<\/em> dei credenti) deriva, in modo esplicito, l&#8217;affermazione che il cristiano \u00e8 chiamato non a &quot;mortificare&quot;, ma ad esaltare la &quot;natura&quot;: laddove, per natura, si intende la &quot;passione&quot; umana verso l&#8217;economia, il diritto, la vita sociale e le conquiste del progresso. Ora, non vi \u00e8 il minimo dubbio che l&#8217;impegno sociale della Chiesa nasca da motivazioni nobili e si inserisca naturalmente in una prospettiva di vita che ha nel Vangelo il suo centro propulsore e nella speranza cristiana il suo motivo dominante. Non ne consegue, per\u00f2, che la Chiesa dovesse assumere su di s\u00e9, in prima persona, un tale impegno: perch\u00e9 \u00e8 chiaro che, quanto pi\u00f9 essa vi prodiga le sue energie, tanto pi\u00f9 viene risucchiata, per cos\u00ec dire, nelle logiche e nelle pratiche del &quot;mondo&quot;, cosa che inevitabilmente la allontana dalla sua essenziale missione spirituale. I cattolici impegnati e progressisti sussulteranno davanti a una simile affermazione e replicheranno che no, che il loro impegno sociale non li allontana affatto dalla spiritualit\u00e0 e dall&#8217;amor di Dio, anzi, che questo si esprime pienamente in esso. Ma \u00e8 proprio cos\u00ec? Come la Chiesa medievale, preoccupata di tutelare la sua indipendenza spirituale, fin\u00ec per invischiarsi nelle contraddizioni insanabili del potere temporale, cos\u00ec la Chiesa moderna, tutta presa dal nobile intento di portare avanti un suo progetto sociale, finisce per farsi assorbire e catturare nelle contraddizioni dell&#8217;azione sociale, e da questa, in maniera naturale e pressoch\u00e9 inevitabile, nell&#8217;azione politica. Ma la Chiesa, in tal modo, si mondanizza, cio\u00e8 si laicizza e si secolarizza. E una Chiesa laicizzata e secolarizzata \u00e8 ancora credibile, autorevole ed efficace, nel perseguire la sua fondamentale missione spirituale?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi sono delle idee che appartengono al nostro bagaglio mentale e culturale, perch\u00e9 sono state messe l\u00ec una volta, da qualcuno, e poi le abbiamo sentite<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[109,119,157],"class_list":["post-29079","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-chiesa-cattolica","tag-dottrina","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29079","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29079"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29079\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29079"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29079"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29079"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}