{"id":29078,"date":"2017-09-11T12:13:00","date_gmt":"2017-09-11T12:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/11\/due-parole-sulla-complessita-del-mondo-moderno\/"},"modified":"2017-09-11T12:13:00","modified_gmt":"2017-09-11T12:13:00","slug":"due-parole-sulla-complessita-del-mondo-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/09\/11\/due-parole-sulla-complessita-del-mondo-moderno\/","title":{"rendered":"Due parole sulla complessit\u00e0 del mondo moderno"},"content":{"rendered":"<p>Il mondo moderno, si dice, \u00e8 &quot;complesso&quot;. Cosa ci\u00f2 voglia dire esattamente, non \u00e8 ben chiaro: tutti lo danno per acquisito e ciascuno lo intende a modo suo. Diciamo che, per la maggior parte delle persone, credere e ripetere che il mondo moderno sia un mondo straordinariamente complesso funziona soprattutto come alibi: se si fallisce &#8212; come mariti o come mogli, come studenti o come lavoratori, come genitori o come figli &#8212; c&#8217;\u00e8 sempre la giustificazione pronta: eh, cosa volete farci, viviamo in una realt\u00e0 talmente complessa! Non era cos\u00ec, una volta: il mondo in cui sono vissuti i nostri nonni era talmente semplice, al confronto. Loro s\u00ec, che potevano fare i propri progetti con chiarezza, con linearit\u00e0, senza dover temere d&#8217;imbattersi in chiss\u00e0 quante variabili pi\u00f9 o meno impreviste e imprevedibili&#8230; Cos\u00ec, se troppi alunni finiscono bocciati, il professore pu\u00f2 sempre consolarsi, pensando che, per quanto impegno metta nella sua professione, i ragazzi non imparano, non ascoltano, non s&#8217;interessano allo studio, perch\u00e9 distratti da troppe cose dovute alla complessit\u00e0 del nostro mondo. E se un figlio si comporta da immaturo, se regala ai genitori una collezione di delusioni, ecco pronta la spiegazione: in una societ\u00e0 complessa, come la nostra, i figli adolescenti non ascoltano pi\u00f9 gli adulti, ma si lasciano manipolare dalla televisione e da internet. Oppure, se cresce la percentuale delle persone che si ammalano non diminuisce, nonostante la scoperta di sempre nuove cure, il medico pu\u00f2 sempre consolarsi pensando che lui \u00e8 bravo nel formulare le diagnosi, ma le medicine non son pi\u00f9 quelle d&#8217;un tempo, e anche la qualit\u00e0 dell&#8217;aria, dell&#8217;acqua, del cibo: per cui, non deve stupire che, pur disponendo di una scienza medica pi\u00f9 progredita, la salute della gente \u00e8 meno buna, nel complesso, di quanto non fosse due o tre generazioni fa. La colpa \u00e8 sempre del mondo troppo complesso.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 vero, poi? E che vuol dire <em>complesso<\/em>? Partiamo da qui. Se <em>complesso<\/em> \u00e8 sinonimo di <em>complicato<\/em>, allora bisogna domandarsi da che cosa scaturisca questa maggior complicazione. Una cosa \u00e8 complicata quando non se ne vede la soluzione, quando non si lascia decifrare facilmente, quando resta un po&#8217; inaccessibile, e quindi fuori controllo. Ma perch\u00e9 il mondo in cui viviamo dovrebbe essere pi\u00f9 complesso di quello di ieri? Da decenni, anzi, da un paio di secoli almeno, i corifei del Progresso ci ripetono quanto siamo fortunati, rispetto ai secoli bui del Medioevo, a vivere nella modernit\u00e0: con una scienza pi\u00f9 progredita, una tecnologia immensamente superiore, una maggiore apertura mentale, una consapevolezza assai pi\u00f9 alta di noi stessi e del posto che l&#8217;uomo occupa nella natura. Ora, se tutto questo \u00e8 vero, se la scuola \u00e8 migliore, migliore la coscienza di s\u00e9, il senso di responsabilit\u00e0 dei genitori, migliori le vaccinazioni, migliore il lavoro, o meno faticoso, o meno pericoloso; se siamo capaci di fare un sacco di cose che i nostri avi non sapevamo o non potevano fare, se siamo pi\u00f9 intelligenti, se sappiamo addestrare persino i delfini, e studiare da vicino gli oranghi, e fare amicizia con gli squali, ebbene, perch\u00e9 tutte queste conoscenze superiori dovrebbero risolversi in una complicazione e in uno scotto da pagare, anzich\u00e9 in una serie formidabile di vantaggi, e, soprattutto, in una semplificazione della vita? Le macchine sono state inventate, e vengono continuamente perfezionate, per semplificarci la vita: per consentirci di fare sempre pi\u00f9 cose, con sempre minor fatica e in un tempo sempre pi\u00f9 breve. Fantastico, no? E allora, come va che tutta questa tecnologia, destinata ad alleggerirci e a semplificarci la vita, non produce i frutti sperati? Perch\u00e9 sono in continuo aumento le malattie da stress, gli esaurimenti nervosi, le depressioni, i tentativi di suicidio, la bulimia, l&#8217;anoressia? Perch\u00e9 aumentano il consumo di stupefacenti e la dipendenza dall&#8217;alcol? E perch\u00e9 il numero degli aborti volontari non diminuisce, come ci era stato assicurato? E perch\u00e9 la morte ci spaventa assai pi\u00f9 di quanto spaventasse i nostri nonni, al punto che non riusciamo ad accettarla? Com&#8217;\u00e8 che, pur di sfuggirle, molti preferiscono ammazzarsi, battendola sul tempo: eliminandosi da s\u00e9, prima di essere eliminati? E come mai non si vede un po&#8217; pi\u00f9 di felicit\u00e0 in giro? Come mai sembra che l&#8217;umanit\u00e0 moderna viva in una cittadella assediata, dentro case che paiono fortini, con tanto di sistemi d&#8217;allarme contro i ladri, e porte blindate, e nessuno osa andarsene a spasso la sera, per timore di fare brutti incontri? Ecco, appunto: si dice che la colpa \u00e8 della societ\u00e0 complessa. Complessa, in questo caso, vorrebbe dire impossibile da gestire. La globalizzazione, per esempio, \u00e8 un meccanismo immenso, impossibile da gestire: i suoi contraccolpi, i suoi effetti diretti e indiretti sono cos\u00ec ampi, cos\u00ec prolungati, cos\u00ec capillari, a tutti i livelli &#8211; sociale, economico, culturale, psicologico, morale &#8212; che \u00e8 letteralmente impossibile capire dove ci porter\u00e0. La gente, di conseguenza, si sente insicura; ha la sensazione di pagare il progresso ad un prezzo veramente troppo alto; inoltre, ha la sensazione che tutto si sia fatto liquido, che nulla sia stabile e certo, che non esistano pi\u00f9 sicurezze. Un lavoratore, dopo trent&#8217;anni che si prodiga per la sua azienda, teme di esser licenziato dall&#8217;oggi al domani; un marito (o una moglie), dopo vent&#8217;anni o pi\u00f9 di matrimonio, teme che il coniuge lo tradisca, lo abbandoni, chieda il divorzio, gli faccia causa tramite l&#8217;avvocato e lo mandi sul lastrico; un imprenditore, dopo una vita di lavoro abile, intelligente, onesto, appassionato, teme di fallire, strangolato dalla baca a cui ha dovuto chiedere un prestito, o spazzato via dalla concorrenza, o schiacciato dal peso delle tasse e dal costo del denaro. Insomma, la precariet\u00e0 eretta a sistema: anche questo \u00e8 una aspetto della complessit\u00e0; forse quello pi\u00f9 caratterizzante, almeno sul piano psicologico ed esistenziale.<\/p>\n<p>Per\u00f2, a ben guardare, che confusione. Siamo sicuri che le cose stiano cos\u00ec come sembrano? Siamo sicuri che la nostra insicurezza, la nostra precariet\u00e0, il nostro senso di stare seduti sulla bocca di un vulcano, dipendano dal fatto di vivere in un mondo terribilmente complesso? Non potrebbe essere, invece, il contrario: che la complessit\u00e0 sia la conseguenza, e non la causa, della nostra insicurezza, della nostra precariet\u00e0, della nostra frenetica smania d&#8217;innovare, di cambiare, di sostituire, di ricominciare sempre daccapo quel che pareva finito? In ogni caso, davanti a un fenomeno degenerativo, davanti a un problema che non riusciamo a comprendere, n\u00e9 a gestire, \u00e8 sempre buona norma partire dalla domanda: <em>che cosa \u00e8 accaduto<\/em>, qual \u00e8 stato il salto quantitativo che ha indotto una situazione nuova (se migliore o peggiore, questo si vedr\u00e0 in un passaggio successivo)? Nel nostro caso, abbiamo un&#8217;idea abbastanza chiara di quel che \u00e8 accaduto: l&#8217;uomo moderno si \u00e8 allontanato da se stesso, ha smarrito il proprio baricentro, si \u00e8 sbilanciato tutto in una sola direzione: quella della quantit\u00e0, a scapito della qualit\u00e0. E ci\u00f2 \u00e8 accaduto per una ragione precisa: l&#8217;uomo moderno ha voltato le spalle a Dio, ha preteso di fare a meno di Lui, anzi, di sostituirsi a Lui. Di conseguenza, all&#8217;uomo teocentrico \u00e8 succeduto l&#8217;uomo antropocentrico; e l&#8217;uomo antropocentrico \u00e8 un uomo auto-centrato. Ora, la domanda \u00e8 se l&#8217;uomo, per la sua stessa struttura ontologica, sia fatto in maniera tale da poter sopportare un simile peso, una tale pressione, una cos\u00ec forte aspettativa. Aspettativa di che? Di essere come Dio, di essere meglio di Lui: sicch\u00e9, se Lui lascia che tante cose, nel mondo, vadano come possono, l&#8217;uomo razionale, invece, pretende di porre un rimedio a tutto; di far partorire la sterile, di far camminare lo storpio, di far ringiovanire il vecchio, di far rivivere il morto. Infatti, se l&#8217;uomo non fosse capace di sostenere una tale pressione e una tale aspettativa, allora \u00e8 chiaro che precipiterebbe in uno stato di ansia e depressione, che ben possiamo rendere con la parola <em>complessit\u00e0<\/em>. L&#8217;uomo moderno vive in un mondo complesso perch\u00e9 \u00e8, egli stesso, un essere complesso: ma questo che significa? Che i suoi antenati erano <em>semplici<\/em>? Oppure significa solo che l&#8217;uomo moderno \u00e8 ammalato di nevrosi, e che di tale nevrosi \u00e8 la causa egli stesso, con la sua assurda pretesa di sostituirsi a Dio quale padrone dell&#8217;universo, e di migliorare la sua creazione? Si dice, ad esempio &#8212; e lo si dice, di solito, con accento fortemente ammirativo &#8212; che Leonardo da Vinci \u00e8 il simbolo della &quot;magnifica&quot; complessit\u00e0 dell&#8217;uomo rinascimentale: ossia, del diretto precursore dell&#8217;uomo moderno Ma Leonardo da Vinci \u00e8 un uomo ansioso, tormentato, nevrotico, afflitto da una razionalit\u00e0 fredda e disumana, che gi fa vedere solo il lato tecnico delle cose; perfino quando \u00e8 poeta, quando \u00e8 pittore, quando \u00e8 artista, non smette ai di guardare alla cose da una prospettiva essenzialmente tecnica. Ora, per il tecnico non esistono misteri, ma soltanto &#8211; come osservava Gabriel Marcel &#8212; problemi; e i problemi sono degli ostacoli che si ha fiducia di eliminare, se non oggi, domani o dopodomani. Il mondo ridotto a una serie di problemi matematici \u00e8 un mondo che finisce per diventare sempre pi\u00f9 complesso perch\u00e9 l&#8217;uomo lo sa vedere quasi solo dal lato matematico, ossia come, appunto, un insieme di problemi, tutti rigorosamente analizzabili razionalmente, e tutti, prima o poi, risolvibili. Non esistono problemi impossibili, per il Logos strumentale e calcolante, ma solo problemi che, allo stato attuale, devono essere messi da parte, in attesa di una soluzione futura. Se tutto questo \u00e8 vero, o anche solo probabile, allora siamo giunti a una conclusione forse inattesa, ma chiarissima: non \u00e8 il mondo moderno ad essere complesso, ma l&#8217;uomo moderno ad essere squilibrato, disarmonico, nevrotico, per cui ogni cosa gli appare terribilmente complessa. Per quanto egli abbia l&#8217;orgogliosa certezza di poter risolvere tutti i problemi, uno dopo l&#8217;altro, resta il fatto che, per uno che ne risolve, altri dieci si affacciano all&#8217;orizzonte: letteralmente richiamati dalla sua tecnica, dal suo approccio puramente scientifico e matematico. Problema chiama problema, complessit\u00e0 chiama complessit\u00e0. Le cose non sono mai semplici, perch\u00e9 il cuore e la mente dell&#8217;uomo modero sono offuscati da un velo di angoscia, sono appannate da una presunzione che pare sempre sull&#8217;orlo d&#8217;implodere e trasformarsi in sconforto e disperazione. L&#8217;uomo moderno \u00e8 una creatura isterica, femminile, inquieta, sempre sospesa fra i due eccessi della troppa sicurezza e del facile scoraggiamento. Non ha pi\u00f9 una vera padronanza di se stesso, perch\u00e9 ha dimenticato, letteralmente, chi egli sia: una creatura che si realizza nel rapporto col suo Creatore; e che, senza di Lui, tende a scivolare nell&#8217;impotenza e nella disperazione, nella mancanza di senso e di scopo.<\/p>\n<p>Adesso, due parole sulla religione cattolica e sulla Chiesa. Grazie a una tradizione due volte millenaria, l&#8217;una e&#8217;altra avevano le carte in regola per porsi con un faro nella notte della modernit\u00e0, indicando ai naviganti smarriti la giusta rotta da tenere. Invece, gettati alle ortiche i suoi tesori inestimabili di sapienza, non solo umana, ma divina, la Chiesa ha voluto, a un certo puto &#8212; diciamo dal Concilio Vaticano II in poi &#8212; rincorrere mondo, le sue logiche, le sue mode, le sue vanit\u00e0, il suo culto sfrenato dell&#8217;ego. Si \u00e8 secolarizzata e si \u00e8 protestantizzata: perch\u00e9 il protestantesimo nasce dal contraccolpo del Rinascimento davanti allo scoglio del limite ontologico: accortosi di non poter essere Dio, l&#8217;uomo piomba nella depressione e dichiara di non poter fare nulla, assolutamente nulla, di essere solo un miserabile, meritevole dell&#8217;Infermo. Per riequilibrare, poi, un tale scompenso, Lutero dice che, con la fede, si pu\u00f2 tutto: si pu\u00f2 trovare la pace, la confidenza con Dio, la salvezza. E cos\u00ec, l&#8217;uomo vien sdoppiato. C&#8217;\u00e8 un uomo interiore e un uomo esteriore: \u00e8 la codificazione della schizofrenia. <em>Pecca, ma credi ancora pi\u00f9 fortemente<\/em>: ecco lo slogan di Lutero; che \u00e8, per met\u00e0, il ritorno a un cupo pessimismo di matrice antico-testamentaria, e, dall&#8217;atro un riflesso del titanismo rinascimentale. Il cattolicesimo, che aveva mantenuto, grazie al Concilio di Trento, la sua identit\u00e0 e la sua fierezza, e, soprattutto, il suo rapporto equilibrato fra creatura e Creatore, nella seconda met\u00e0 del Novecento ha voluto andare a scuola dai luterani, credendoli pi\u00f9 bravi in fatto di esegesi biblica: il che pu\u00f2 anche essere, ma ci\u00f2 non implica che siano anche migliori cristiani e abbiano compreso meglio il Vangelo; e neppure che abbiano capito meglio chi sia l&#8217;uomo e quali siano le sue necessit\u00e0 vitali. E adesso, cosa ci tocca di vedere nella santa Messa? La celebrazione dei &quot;doni spirituali&quot; che Lutero ha elargito a noi cattolici, oltre che ai suoi seguaci, Sono le parole testuali di papa Francesco, pronunciate a Lund, nella celebrazione congiunta dei 500 anni dello scisma luterano, d&#8217;improvviso promosso al rango di evento quanto mai benefico, anzi provvidenziale, nella vita della Chiesa. Ma che strano. I fedeli, prendendo in mano il foglietto della Messa, possono vedere una immagine &quot;ufficiale&quot; di Lutero, leggere queste parole del papa, e godersi anche un commento della giornalista di <em>Famiglia Cristiana<\/em>, Vittoria Prisciandaro. Fra parentesi: da quando in qua si pone il nome di un giornalista sul foglietto della Messa? La Messa \u00e8 il Sacrificio di Cristo: qualunque altro nome, all&#8217;infuori del suo, \u00e8 di troppo. Pu\u00f2 darsi che l&#8217;ego della giornalista in questione gongoli ed esulti per il fatto che migliaia e migliaia di fedeli, durante la Messa, leggono il suo nome: ma non \u00e8 un buon segno per la fede cattolica. Siamo in pieno antropocentrismo, in pieno culto dell&#8217;io: proprio quello da cui \u00e8 partita la malattia della modernit\u00e0. Per guarire da questa malattia, bisogna gettare fuori bordo la zavorra dell&#8217;io: altro che gloriarsi del proprio nome durante la cena del Signore! Ribadiamo il concetto: il mondo moderno non \u00e8 complesso, \u00e8 malato; e l&#8217;uomo moderno non \u00e8 complesso, \u00e8 impazzito di superbia: tutto qui. E da qui bisognerebbe ripartire, se davvero si desidera trovare una via d&#8217;uscita e di espiazione. Il primo passo? Ricominciare a dire <em>tu<\/em>, anzi, <em>Tu:<\/em> gettarsi ai piedi della Croce e invocare i nomi di Ges\u00f9 e della Vergine Maria: e pregare, pregare, pregare tanto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo moderno, si dice, \u00e8 &quot;complesso&quot;. 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