{"id":29070,"date":"2021-08-26T08:43:00","date_gmt":"2021-08-26T08:43:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/26\/sublimita-e-umanita-di-giotto-re-dei-pittori-cristiani\/"},"modified":"2021-08-26T08:43:00","modified_gmt":"2021-08-26T08:43:00","slug":"sublimita-e-umanita-di-giotto-re-dei-pittori-cristiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/08\/26\/sublimita-e-umanita-di-giotto-re-dei-pittori-cristiani\/","title":{"rendered":"Sublimit\u00e0 e umanit\u00e0 di Giotto, re dei pittori cristiani"},"content":{"rendered":"<p>Quale pittore ha saputo esprimere con maggiore forza e intensit\u00e0 il dramma dell&#8217;uomo fra peccato e redenzione, secondo la prospettiva cristiana? A qualcuno potr\u00e0 forse piacere il <em>Cristo giallo<\/em> di Paul Gauguin, dai colori sorprendenti, e a qualcun altro la <em>Crocefissione<\/em> di Georges Rouault, dove il Cristo \u00e8 talmente stilizzato da parer quasi un&#8217;idea pi\u00f9 che una Persona; n\u00e9 forse mancher\u00e0 chi vede il vertice dell&#8217;arte cristiana nella sofferta, tormentata <em>Piet\u00e0<\/em> di Vincent Van Gogh. Da parte nostra, nessuna di queste opere, o di altre simili, possiede la capacit\u00e0 di comunicare in maniera immediata e profonda l&#8217;essenza del cristianesimo, se non altro perch\u00e9 sono tutte cos\u00ec <em>moderne<\/em>, non in senso cronologico, ma ideologico. Ciascuna di esse ha la pretesa d&#8217;interpretare la figura di Ges\u00f9 e di adattare il Vangelo alla mentalit\u00e0 dell&#8217;uomo moderno, quasi pagando il diritto di cittadinanza nella societ\u00e0 moderna al prezzo stabilito dalla modernit\u00e0 stessa: nessuna vera spiritualit\u00e0, o solo una spiritualit\u00e0 deformata e incomprensibile; niente unicit\u00e0 e sovrumanit\u00e0 di Ges\u00f9 Cristo, ma solo un Cristo che potrebbe essere qualsiasi uomo; niente trascendenza, ma solo un uomo che soffre e che muore, come ce ne sono stati e ce ne sono e ce ne saranno tanti nel corso della storia, ma la cui morte non ha un potere di redenzione, perch\u00e9 \u00e8 appunto solamente un uomo. E poi la mentalit\u00e0 moderna aborre tutto ci\u00f2 che sa di redenzione divina: perch\u00e9 mai l&#8217;uomo dovrebbe essere redento, e per giunta da uno che \u00e8 s\u00ec Uomo, ma anche Dio? No: in queste opere si sente, si respira il circolo chiuso di una mentalit\u00e0 che vorrebbe evadere dalla dimensione claustrofobica del dolore e della sconfitta suprema e senza senso, la morte, ma non tollera che ci\u00f2 avvenga per opera di Qualcuno che non \u00e8 solamente umano, pur intuendo perfettamente che l&#8217;uomo, da solo, non potr\u00e0 mai, per definizione, redimersi da se stesso, n\u00e9 sconfiggere i propri fantasmi e i propri incubi. Gli manca per questo non solo l&#8217;umilt\u00e0 necessaria, ma anche la pura e semplice cognizione del peccato. Infatti la cosa pi\u00f9 tipica della cosiddetta religiosit\u00e0 modernit\u00e0, che poi non ha niente di autenticamente religioso e d\u00e0 vita, al massimo, a idee e sentimenti pseudo religiosi (come \u00e8 pseudo religiosa la cosiddetta arte sacra contemporanea) \u00e8 la scomparsa dell&#8217;idea di peccato, la consapevolezza che l&#8217;uomo \u00e8 peccatore. E senza tale consapevolezza, non pu\u00f2 esservi alcuna idea di redenzione: da che cosa dovrebbe essere redento l&#8217;uomo, dal momento che non \u00e8 peccatore? Evidentemente, solo dal male e dalla sofferenza, nonch\u00e9 dalla morte. Ma questo \u00e8 impossibile, se si esclude dal quadro l&#8217;idea del peccato: se l&#8217;uomo \u00e8 virtuoso, se \u00e8 buono, se \u00e8 del tutto razionale e padrone di se stesso, allora dovrebbe trovare in s\u00e9 gli strumenti per costruire un mondo nel quale non vi siano pi\u00f9 n\u00e9 il male, n\u00e9 il dolore, o in cui il dolore sia ridotto al minimo: ed ecc, appunto, l&#8217;idea di liberarsi della vita quando essa reca complicazioni; ecco affermarsi l&#8217;idea della legittimit\u00e0, del sacrosanto diritto all&#8217;aborto e all&#8217;eutanasia. \u00c8 tutto logico: in una vera prospettiva cristiana, il dolore non \u00e8 il male assoluto, ma pu\u00f2 anzi essere la scala che conduce fino a Dio; nella prospettiva non cristiana e anticristiana della modernit\u00e0, il dolore \u00e8 un non senso e va combattuto e cacciato via, come si cacciano i topi d&#8217;appartamento e tutti i visitatori indesiderati.<\/p>\n<p>No: per trovare un grande pittore che abbia saputo esprimere a pieno l&#8217;idea cristiana, si deve per forza risalire all&#8217;epoca in cui il cristianesimo era parte viva dell&#8217;esistenza di ogni giorno, e in cui ogni cosa, dalla nascita alla morte, anzi fin da prima della nascita e oltre la barriera della morte, era vista attraverso la luce del Vangelo. E l\u00ec, in quei secoli nei quali il cristianesimo ha costituito la sorgente ispiratrice della vita pubblica e privata, del lavoro e del riposo, del tempo sacro e di quello profano, del bene e del male, della pace e della guerra, della giustizia e del sapere; negli stessi anni nei quali architetti e capimastri, sovente anonimi, innalzavano le meravigliose e possenti cattedrali, non per la gloria di s\u00e9, ma di Dio; e nei quali Dante Alighieri componeva l&#8217;immortale poema a cui han posto mano e cielo e terra, la <em>Divina Commedia<\/em>, il pi\u00f9 grande pittore cristiano di tutti i tempi, Giotto, affrescava le pareti delle chiese con le scene della storia sacra e compendiava con la forma e il colore l&#8217;intero mistero dell&#8217;umanit\u00e0 peccatrice redenta dal sangue di Ges\u00f9 Cristo. Scene che il popolo ignorante e analfabeta poteva ammirare e comprendere quanto un libro aperto, e sentirsene toccato il cuore con una forza di persuasione che possedevano solo i pi\u00f9 bravi frati predicatori &#8212; e ce n&#8217;erano tanti, allora -, allorch\u00e9, preparando i fedeli al mistero della santa Pasqua, nelle chiese affollatissime facevano versare vere lacrime di commozione e pentimento anche ai cuori pi\u00f9 induriti e agli animi pi\u00f9 fieri e ribelli. Altro che <em>intellettuale organico<\/em> di gramsciana memoria: se mai c&#8217;\u00e8 stato un artista capace di parlare con eguale intensit\u00e0 ai dotti e agl&#8217;indotti, e di far vibrare le corde pi\u00f9 profonde dell&#8217;anima, facendosi capire da tutti grazie a modi espressivi che uniscono la tradizione colta allo stile pi\u00f9 autenticamente popolare, quello \u00e8 Giotto. E il vertice della sua arte \u00e8 raccolto nel breve spazio di un piccolo edificio sacro di Padova, la Cappella degli Scrovegni, il cui interno \u00e8 interamente affrescato, dalla controfacciata all&#8217;arco trionfale e dallo zoccolo delle pareti al soffitto, con una serie di scene che abbracciano tutto il mistero della storia sacra secondo la concezione cristiana, sino al <em>Giudizio finale<\/em>, con una densit\u00e0 spirituale e una compattezza spirituale tali da mozzare il respiro.<\/p>\n<p>Chi entra in quel luogo e posa lo sguardo su quella incredibile, meravigliosa superficie affrescata dal pi\u00f9 grande maestro cristiano di tutti i tempi, si sente toccato sino in fondo all&#8217;anima dalla vibrante umanit\u00e0 e al tempo stesso dalla rarefatta spiritualit\u00e0 delle immagini, delle figure, dei gesti, dei volti e degli stessi paesaggi. S\u00ec, perch\u00e9 anche il paesaggio, sebbene ridotto a un&#8217;essenzialit\u00e0 che sa quasi di pittura metafisica <em>ante litteram<\/em> (si osservi, per esempio, lo sfondo aspro e brullo del <em>Sogno di Gioacchino<\/em>), partecipa al racconto, \u00e8 parte essenziale di esso: a testimoniare che la natura tutta, l&#8217;intero creato, e non solo gli esseri umani, \u00e8 coinvolto nel dramma umano del peccato e nel mistero ineffabile della divina redenzione, secondo la celebre metafora di san Paolo nella <em>Lettera ai Romani<\/em> (8,19-23):<\/p>\n<p><em>^19^La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio;\u00a0^20^essa infatti \u00e8 stata sottomessa alla caducit\u00e0 &#8211; non per suo volere, ma per volere di colui che l&#8217;ha sottomessa &#8211; e nutre la speranza\u00a0^21^di essere lei pure liberata dalla schiavit\u00f9 della corruzione, per entrare nella libert\u00e0 della gloria dei figli di Dio.\u00a0^22^Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto;\u00a0^23^essa non \u00e8 la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l&#8217;adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.<\/em><\/p>\n<p>Si osservi l&#8217;intensit\u00e0 straordinaria dei volti di Gioacchino e Anna al momento del loro incontro e del loro abbraccio, mentre si baciano con tenerezza infinita, presso la Porta Aurea di Gerusalemme, impareggiabile monumento alla dolcezza e all&#8217;indissolubilit\u00e0 dell&#8217;amore coniugale; si osservi l&#8217;andare ieratico, inarrestabile, di Maria sul dorso dell&#8217;asino (sottolineato dal profilo tagliente dei colli sullo sfondo), il Bimbo in braccio e san Giuseppe davanti, che volge lo sguardo verso di loro con sollecitudine squisita. E, ancora, il volto di Cristo e quello di Giuda Iscariota nel momento in cui quest&#8217;ultimo abbraccia il Maestro e protende la bocca a dargli il bacio del supremo tradimento; si osservi il dolore inesprimibile degli Angeli che circondano la Croce mentre Cristo sta spirando; e ancora, i due volti vicinissimi della Madonna senza pi\u00f9 lacrime e di Cristo morto, nell&#8217;istante pi\u00f9 commovente che li vede per l&#8217;ultima volta l&#8217;una accanto all&#8217;Altro, quello della Deposizione dalla croce; e la solenne, maestosa e al tempo stesso leggera figura biancovestita di Ges\u00f9 che ha sconfitto la morte e che, emergendo dal sepolcro ormai vuoto, dice a Maria Maddalena, in ginocchio ai suoi piedi: <em>Noli me tangere<\/em>.<\/p>\n<p>Cos\u00ec parla di quel ciclo pittorico straordinario lo scrittore, critico d&#8217;arte ed eminente intellettuale cattolico Piero Bargellini (1897-1980), coraggioso e amato sindaco di Firenze nell&#8217;ora tragica della alluvione del 1966, nel volume <em>L&#8217;arte gotica<\/em> (da: <em>Belvedere. Panorama storico dell&#8217;arte<\/em>, Firenze, Vallecchi, 1960, pp. 186-194):<\/p>\n<p><em>Nel fermare, con plastica evidenza e con sentimento drammatico, fatti ed atti della &quot;Storia di San Francesco&quot;, nelle citt\u00e0 dove risuonavano vivacemente le cronache di quegli avvenimenti non ancora macerate dalla devozione, il pittore si trovava in una posizione di raccorciata prospettiva. I fatti quasi incombevano, con massiccia evidenza, nella fantasia del popolo e quindi dell&#8217;artista, che ne fermava la visione, senza carezzevoli sfumature tonali.<\/em><\/p>\n<p><em>Per questo i colori di Giotto, ad Assisi, hanno ancora la violenza e schiettezza del linguaggio popolaresco, privo di raffinatezze cromatiche, essenziale, per quanto non convenzionale.<\/em><\/p>\n<p><em>Nell&#8217;evocazione pittorica, gli episodi della cronaca francescana venivano sbalzati con risentita colorazione, in una prospettiva, che traeva dal fondo le figurazioni in rilievo.<\/em><\/p>\n<p><em>Un colore sicuro e franco modellava i volumi, con ombreggiature ancora urtanti e un cangiantismo quasi elementare, senza preziosismi d&#8217;impasti.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci voleva un altro tuffo nel cromatismo cavalliniano, a Roma, dove Giotto venne richiamato, in occasione del Giubileo, per far di Giotto un pi\u00f9 attento coloritore, dopo una breve sosta a Firenze, negli affreschi eseguiti a Padova,<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abDipinse a Padova, &#8212; scrisse il Ghiberti &#8212; pei frati minori, dottissimamente\u00bb. Ma di quegli affreschi, nella Sala capitolare del Santo, non restarono che poche tracce.<\/em><\/p>\n<p><em>Invece \u00e8 rimasta intera l&#8217;unica opera in ottimo stato di conservazione, n\u00e9 attaccata dall&#8217;umido, n\u00e9 guastata da restauri: la decorazione pittorica della Cappella Scrovegni, dove il pittore entr\u00f2 a pareti fresche e nude nel 1304 e ne usc\u00ec nel 1306 lasciandovi l&#8217;impronta pi\u00f9 luminosa del suo genio.<\/em><\/p>\n<p><em>La Cappella, che Enrico degli Scrovegni dedic\u00f2 alla Vergine, come si vede nell&#8217;offerta che lo stesso Giotto raffigur\u00f2, era piccola e raccolta: un vano rettangolare, chiuso da volte a botte. Sul fondo, l&#8217;arco trionfale e la breve abside poligonale. La decorazione pittorica doveva rivestirla internamente, non lasciando neppure un palmo di muro scoperto: dallo zoccolo, dove vennero figurati Vizi e &quot;Virt\u00f9&quot;, alla volta, coi medaglioni dei Profeti.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma si sbaglia parlando di decorazione. Si dovrebbe dire istoriazione. La sequenza dei quadri, appena divisi da esigue cornicette cosmatesche, si svolgeva continua, dalla &quot;Storia della Vergine&quot; al &quot;Giudizio finale&quot;, dalle varie scene del dramma sacro, desunti dai Vangeli apocrifi e canonici, col prologo idillico di Sant&#8217;Anna e san Gioacchino e il tragico epilogo del Giudizio finale.<\/em><\/p>\n<p><em>Qui Giotto non \u00e8 pi\u00f9 dinanzi alla cronaca francescana, ma dentro la storia della redenzione, impegnato non pi\u00f9 nel racconto duna vita, ma nel poema umano e divino della salvezza universale.<\/em><\/p>\n<p><em>Perci\u00f2 l&#8217;evocazione si fa pi\u00f9 profonda, per quanto non remota, sullo sfondo celestiale, che rende i colori palpitanti e leggeri.<\/em><\/p>\n<p><em>La prospettiva degli sguardi ha sconfinatezza spirituali; il sentimento religioso intensifica le espressioni, la mimesi s&#8217;amplifica e il rilievo si fa solenne, nella schiarita dei colori, che comunicano alle masse un senso di levit\u00e0, di freschezza e di poesia.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutte le note d&#8217;umanit\u00e0 sono taccate con sublime delicatezza, al livello d&#8217;un lirismo, che ha soltanto riscontro in quello dantesco. Dalla tenera e pudica affettuosit\u00e0 senile di &quot;San&#8217;Anna e San Gioacchino&quot;, alla consapevole certezza della &quot;Vergine annunziata&quot;; dalla materna apprensione della &quot;Nativit\u00e0&quot;, tra il festoso coro degli Angeli e la lieta sorpresa dei pastori, alla fatale, quasi altera sicurezza della &quot;Fuga in Egitto&quot;; dalla contenuta drammaticit\u00e0 del &quot;Bacio di Giuda&quot;, all&#8217;esplosione di dolore della &quot;Crocifissione&quot;; dalla dignitosa passione del &quot;Cristo deriso&quot;, all&#8217;irrefrenabile pianto della &quot;Deposizione&quot;, ogni scena della sacra rappresentazione ha il suggello d&#8217;un sentimento, espresso con chiarezza meravigliosa ed efficacia esaltante.<\/em><\/p>\n<p>Giotto \u00e8 stato il pi\u00f9 grande pittore cristiano d&#8217;ogni tempo non solo perch\u00e9 ha saputo esprimere con la massima concisione ed efficacia il mistero della Redenzione, ma anche perch\u00e9 ha saputo unire la profondit\u00e0 di pensiero dell&#8217;arte colta con l&#8217;apparente semplicit\u00e0 di mezzi dell&#8217;arte popolare: in altre parole, ha sintetizzato la misteriosa, ineffabile unione dell&#8217;umano e del divino nella storia della salvezza. Che non \u00e8 solo la storia dell&#8217;Uomo-Dio, venuto sulla terra a rendere testimonianza alla Verit\u00e0 (cfr. <em>Gv<\/em> 18,37), ma anche la storia della chiamata di Dio agli uomini di buona volont\u00e0, la loro vocazione a santificarsi, facendo la volont\u00e0 del Padre celeste, come ha fatto Ges\u00f9: <em>Come tu li hai mandati nel mondo, anch&#8217;io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso<\/em> (<em>Gv<\/em> 17,18-19).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quale pittore ha saputo esprimere con maggiore forza e intensit\u00e0 il dramma dell&#8217;uomo fra peccato e redenzione, secondo la prospettiva cristiana? 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