{"id":29068,"date":"2017-02-07T02:39:00","date_gmt":"2017-02-07T02:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/07\/se-la-nazione-non-e-un-fatto-ma-unidea-quale-idea-sorregge-la-nazione-italiana\/"},"modified":"2017-02-07T02:39:00","modified_gmt":"2017-02-07T02:39:00","slug":"se-la-nazione-non-e-un-fatto-ma-unidea-quale-idea-sorregge-la-nazione-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/07\/se-la-nazione-non-e-un-fatto-ma-unidea-quale-idea-sorregge-la-nazione-italiana\/","title":{"rendered":"Se la nazione non \u00e8 un fatto, ma un\u2019idea, quale idea sorregge la nazione italiana?"},"content":{"rendered":"<p>Che cosa fa, di una nazione, una nazione? Che cosa la rende tale?<\/p>\n<p>Posta cos\u00ec la domanda, \u00e8 impossibile rispondervi, se prima non si chiarisce che cosa sia la nazione; e basta dare una scorsa rapidissima all&#8217;enciclopedia, o anche solo al vocabolario, per rendersi conto di quanto sia complessa, spinosa, combattuta e, in ultima analisi, pressoch\u00e9 irreperibile, una definizione univoca, che sia accettata e accettabile da tutti. E gi\u00e0 questa \u00e8 una spia, un indizio: si tratta, evidentemente, di una nozione ideologica, o almeno in parte ideologica; perch\u00e9 non esiste una tale contraddittoriet\u00e0 per le definizioni di oggetti &quot;naturali&quot;. Pi\u00f9 o meno, infatti, sono tutti d&#8217;accordo sull&#8217;idea di popolo, e anche sull&#8217;idea di Stato; ma sull&#8217;idea di nazione, no. Che cosa sia un popolo, che cosa sia uno Stato, non sono cose che facciano litigare: questo perch\u00e9 &quot;popolo&quot;e &quot;Stato&quot; sono entit\u00e0 delle quali esiste un&#8217;idea istintiva, che sono percepite come reali, anche se non si trovasse una definizione del tutto soddisfacente. Ma per l&#8217;idea di nazione non \u00e8 cos\u00ec; al punto che, riflettendo, ci si accorge che la nazione, appunto, non \u00e8 tanto un oggetto reale, quanto una idea: \u00e8 l&#8217;idea di nazione che ha creato la nazione, e non viceversa. Inoltre, si tratta di un&#8217;idea piuttosto recente: in Europa non esisteva fino al medioevo; comincia a delinearsi, in Francia e in Inghilterra, come conseguenza della Guerra dei Cent&#8217;Anni; in Spagna e Portogallo, come effetto della\u00a0<em>Reconquista<\/em>. E nel resto del continente? Per ogni Paese vi \u00e8 una data diversa: come per la Rivoluzione industriale, la marcia dell&#8217;idea di nazione va da Ovest a Est e da Nord a Sud. Il motore della diffusione, per\u00f2, non \u00e8 la monarchia costituzionale inglese, ma la repubblica rivoluzionaria francese.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;idea di nazione riceve l&#8217;elaborazione fondamentale dalla Rivoluzione del 1789 e dalla Francia viene esportata, sulle baionette di Napoleone, in tutta Europa; con una significativa anticipazione, per\u00f2: quella degli Stati Uniti d&#8217;America. Infatti, Stati Uniti e Francia saranno i due modelli fondamentali dell&#8217;idea di nazione: a base territoriale e individualista il primo; a base patriottica, anzi, nazionalista, il secondo. In Europa, \u00e8 questo che s&#8217;impone, con la susseguente trasformazione della nazionalit\u00e0 in nazionalismo. Esiste un legame necessario fra le due cose: date le premesse, l&#8217;idea di nazione a base popolare (terra e sangue) non pu\u00f2 che evolvere in nazionalismo: il quale \u00e8 figlio legittimo, e diretto, della prima. Le anime belle liberali e democratiche se ne facciano una ragione: sono state proprio loro a creare il &quot;mostro&quot;, se di mostro si tratta, del nazionalismo; precisamente, lo hanno creato i &quot;patrioti&quot; francesi all&#8217;epoca della Marsigliese, di Valmy e dei massacri di settembre. Marine Le Pen \u00e8 la figlia legittima di De Gaulle, e De Gaulle \u00e8 il figlio legittimo di Clemenceau, e questi di Napoleone (il Grande e il Piccolo, cio\u00e8 Napoleone III). Destra e sinistra non c&#8217;entrano, o c&#8217;entrano poco: checch\u00e9 ne dicano, e credano, le anime belle della sinistra, scandalizzate dalla scoperta di un tale albero genealogico.\u00a0<\/p>\n<p>Per l&#8217;Italia,\u00a0<em>mutatis mutandis<\/em>, le cose sono andate allo stesso modo, con la sola significativa differenza che l&#8217;idea di nazionalismo \u00e8 stata colpevolizzata, repressa o rimossa come parte integrante del passato fascista, che andava epurato una volta per tutte (come i francesi hanno epurato e rimosso il ricordo della Repubblica di Vichy; tuttavia, pi\u00f9 fortunati, alla fine della guerra le carte buone le ebbe in mano De Gaulle, e non P\u00e9tain). Ma la verit\u00e0 \u00e8 che Crispi \u00e8 stato il figlio legittimo di Mazzini, e Mussolini di Crispi: solo che qui l&#8217;evoluzione si \u00e8 interrotta, perch\u00e9, dopo il 1945, era impossibile muoversi su una linea di continuit\u00e0 nazionale, al punto che si ritenne giusto e doveroso abolire perfino l&#8217;Accademia d&#8217;Italia, ignobile\u00a0<em>memento<\/em>\u00a0dei trascorsi in camicia nera: col bel risultato che quasi tutti i nostri studenti ignorano, come strumento di lavoro, quel capolavoro della cultura nazionale che \u00e8 l<em>&#8216;Enciclopedia Italiana<\/em>\u00a0(il cui\u00a0<em>peccatum originale<\/em>\u00a0\u00e8 l&#8217;essere stata concepita e diretta dal &quot;fascista&quot; Giovanni Gentile); e magari vanno a fare le loro ricerche sulla\u00a0<em>Encyclopaedia Britannica,<\/em>\u00a0che non vale neanche la met\u00e0 di essa. E questa rimozione del nazionalismo spiega molte cose, anche al presente: spiega, ad esempio, o aiuta a capire, come mai l&#8217;Italia, davanti alle migrazioni\/invasioni africane ed islamiste dei nostri giorni, non solo non si difenda, ma adoperi la Marina militare come strumento di auto-invasione: a tal punto \u00e8 giunto il complesso di colpa nostrano per l&#8217;idea di nazione. Fra parentesi, nazione viene dal latino<em>\u00a0natio<\/em>, nascita: niente di particolarmente aggressivo, ma semplicemente l&#8217;atto di nascere, e, con ci\u00f2, di identificarsi e di distinguersi nella famiglia delle altre nazioni, delle altre nascite.<\/p>\n<p>Il modello americano \u00e8 diverso: basato pi\u00f9 sul territorio (ma ancora da conquistare: il\u00a0<em>manifesto destino<\/em>\u00a0che proiettava gli Americani dall&#8217;Atlantico verso il Pacifico; ed ecco il mito della Frontiera) e sulla condivisione di un progetto nazionale, s\u00ec, ma a base democratico-individualista, estremo sviluppo del liberalismo e dell&#8217;utilitarismo inglesi: la nazione \u00e8 il grande contenitore dove la libert\u00e0 individuale \u00e8 tutelata al massimo, ma dall&#8217;insieme di queste volont\u00e0 individuali scaturisce poi, dio sa come (la\u00a0<em>mano invisibile<\/em>\u00a0di Adam Smith?) il massimo del dinamismo e, in ultima analisi, della potenza complessiva. Alla base della nazione americana non c&#8217;\u00e8 l&#8217;idea di popolo come portatore di una precisa identit\u00e0, ma l&#8217;idea di &quot;popolo&quot; come somma d&#8217;individui che condividono un comune progetto; \u00e8 un&#8217;origine contrattualistica, quindi, portata alle sue estreme conseguenze: per far parte del popolo americano, non \u00e8 necessario essere nati in America o appartenere all&#8217;etnia americana (che non esiste), ma condividere i valori e lo stile di vita americani. Cos\u00ec definita, la nazione americana \u00e8 in grado di assimilare praticamente tutto (<em>melting pot<\/em>), o almeno cos\u00ec ha sempre creduto fino ad anni abbastanza recenti. Sono stati i gravi incidenti di Los Angeles (<em>Los Angeles riots<\/em>), nell&#8217;aprile-maggio del 1992, a far suonare, per la prima volta (a parte la questione degli afroamericani, congenita al sistema America fin dalle sue origini) un campanello d&#8217;allarme, e a creare qualche dubbio sulla illimitata capacit\u00e0 di assimilazione della nazione americana nei confronti degli immigrati. L&#8217;odierna svolta del presidente Trump \u00e8 figlia di quel dubbio, di quella preoccupazione: gli Stati Uniti hanno preso atto di avere dei limiti, come nazione, oltre i quali si innescano processi autodistruttivi. Si \u00e8 trattato di un risveglio alla realt\u00e0: fino a quel momento, l&#8217;opinione pubblica americana pensava che la propria nazione fosse immortale, illimitata e onnipotente, proprio come quel dio che palesemente l&#8217;ha in particolare simpatia, e cos\u00ec le avevano fatto credere\u00a0<em>tutti\u00a0<\/em>i presidenti, tanto democratici che repubblicani: tutti l&#8217;avevano ingannata, vellicandone la vanit\u00e0 e illudendola circa la sua infinita capacit\u00e0 di assimilazione (illusione che i\u00a0<em>liberal<\/em> continuano a coltivare con tenacia, ovviamente insieme agli immigrati pi\u00f9 recenti, al punto da considerare come moralmente illegittima la presidenza di Donald Trump).<\/p>\n<p>Vi sarebbe, in realt\u00e0, un terzo modello di nazione in Occidente, quello russo. Per ragioni storiche e geografiche, oltre che economiche e sociali, la Russia non \u00e8 mai entrata pienamente nel quadro ideologico europeo e gli eventi del 1917 l&#8217;hanno ulteriormente allontanata dal modello prevalente di nazione. In un certo senso, la nazione russa \u00e8 stata forgiata dalle due campagne per la propria sopravvivenza: quella del 1812 e quella del 1941, cui il popolo ha partecipato non meno delle Forze armate. Se fosse stata sconfitta da Napoleone, la Russia avrebbe accolto e fatto proprio il modello francese (cosa gi\u00e0 tentata da Pietro il Grande); se fosse stata sconfitta da Hitler, sarebbe regredita al di sotto dello\u00a0<em>status\u00a0<\/em>di nazione. Ma ha vinto entrambe le volte, e cos\u00ec ha potuto procedere per una sua strada originale, che \u00e8 un po&#8217; una via di mezzo fra il modello europeo e quello americano: del primo ha il nazionalismo &quot;ideologico&quot;, del secondo la cementazione di popoli diversi, specie dopo la brutale, ma necessaria cura dimagrante del 1991 e lo scioglimento dell&#8217;Unione Sovietica (si noti che gli Stati Uniti non avrebbero mai potuto sopravvivere a una cura altrettanto drastica: il paziente sarebbe morto sotto i ferri del chirurgo). Sta di fatto che, oggi, la Russia di Putin si pone come un modello di nazione alternativo a quello, per molti aspetti obsoleto e impotente, degli altri Paesi europei: un modello nel quale i valori &quot;nazionali&quot; sono ancora difesi come fonte di identit\u00e0, e non contrastati o inibiti come fattori di discriminazione verso i diritti delle minoranze (come avviene nell&#8217;Europa occidentale). Ed \u00e8 un modello che conviene tener presente, perch\u00e9 esso sta mostrando di consentire alla Russia, come Stato e anche come popolo, una vitalit\u00e0 e una forza di coesione quali ormai la Francia, la Gran Bretagna, la Germania o l&#8217;Italia possono solo sognare.<\/p>\n<p>Ha osservato in proposito il saggista e giornalista Rino Cammilleri nel suo libro <em>Doveroso elogio degli Italiani. Contro il vizio dell&#8217;autodenigrazione<\/em> (Milano, Rizzoli, 2001, pp. 126-129):<\/p>\n<p><em>Ma proprio la tenacia dello spirito feudale, anche attraverso abusi o vere e proprie piaghe sociali come quella mafiosa, sembra indicare come esso sia molto pi\u00f9 &quot;naturale&quot; che non le moderne democrazie di massa. Queste ultime, infatti, sono recentissime, sono state imposte dappertutto con la forza e mostrano una fragilit\u00e0 estrema. Pare molto pi\u00f9 &quot;umano&quot;, infatti, giurare fedelt\u00e0 a un uomo per averne protezione che a un&#8217;astratta istituzione artificiale. Che la democrazia moderna sia quanto di meglio i tempi offrano \u00e8 innegabile e fuori discussione. Ma lo stesso giudice Giovanni Falcone, campione sfortunato della lotta alla mafia, nel libro-intervista Cosa di Cosa Nostra (Rizzoli), ammette che, ai tempi della &quot;vecchia&quot; mafia, quella &quot;d&#8217;onore&quot;, era pi\u00f9 facile per chi avesse subito un torto rivolgersi a un &quot;padrino&quot; e ottenerne soddisfazione che non alo Stato. Questo \u00e8 appunto un rapporto feudale, nascente in modo spontaneo. Cos\u00ec come al venir meno dell&#8217;Impero Romano fu spontaneo per chiunque cercare protezione da un potente e giurargli fedelt\u00e0 in cambio. Ed \u00e8 curioso vedere, a conferma, come l&#8217;ostinazione a difendere i propri diritti individuali contro una multinazionale o contro il governo, la tendenza invincibile all&#8217;associazionismo spontaneo, la difesa ostinata delle tradizioni e del patriottismo sia pi\u00f9 forte proprio nei Paesi dove Napoleone non arriv\u00f2, nei Paesi rimasti in qualche modo indenni dalle imposizioni giuridiche della Rivoluzione francese e che conservano i tratti &quot;feudali&quot; nelle cerimonie e nell&#8217;istinto espansivo sentito come compito &quot;nazionale&quot;. Si pu\u00f2 allora dire &#8212; checch\u00e9 ne pensino i &quot;liberals&quot; &#8212; che quel che \u00e8 mancato a noi italiani non \u00e8 tanto la Riforma protestante. Quel che ci ha nuociuto \u00e8, semmai, la vicinanza con l&#8217;Illuminismo e le armi francesi.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma poi, \u00e8 proprio giusto ispirarsi a modelli esteri? Non potremmo, noi italiani, inventare una &quot;via italiana&quot; alla democrazia che tenga conto delle nostre specificit\u00e0 ed esigenze? \u00c8 quanto cercava di dire, col suo soliti gusto del paradosso, Giuseppe Prezzolini: &quot;Gli italiani, sia nei loro Stati, sia nelle loro teorie, sia nella loro pratica della vita, NON SONO UN POPOLO DEMOCRATICO. Il Comune delle citt\u00e0 del settentrione, le Signorie e il fascismo del secolo ventesimo furono le sole creazioni originali politiche del genio italiano. Il Risorgimento fu una pessima imitazione dei costumi politici degli inglesi e dei francesi. Che dette all&#8217;Italia una costituzione democratica. E siccome il popolo italiano ha, fra le sue virt\u00f9, quella di essere uno dei meno ipocriti popoli del mondo, gli italiani non hanno &quot;corretto&quot; la democrazia se non quanto l&#8217;ignoranza lo permetteva, e hanno quindi un vestito che non va per la loro &quot;taglia&quot;. Chi lo cap\u00ec fu un grande italiano, Vincenzo Cuoco (liberale), che sostenne per primo che le Costituzioni si debbono fare come il vestito: se un popolo \u00e8 gobbo, il vestito deve avere una gobba&quot;. [..] Essere gobbi non p bello, per\u00f2 dicono che porti firtuna. Ma forse non siamo gobbi, lo siamo diventato. Dice un altro Romano, Sergio, rinomato politologo, nel suo libro &quot;Finis Italiae&quot;, che l&#8217;autodenigrazione nazionale per gli italiani non \u00e8 un fatto normale: si tratta di &quot;una mancanza di rispetto per s\u00e9 che gli italiani non avevano mai sperimentato&quot;. Secondo la sua analisi tutto cominci\u00f2 dopo la guerra civile, quando democristiani e comunisti, indifferenti all&#8217;ideologia risorgimentale, scaricarono la colpa della sconfitta bellica sul fascismo (che a quell&#8217;ideologia si richiamava), creando quel che (a proposito di gobbi) uno storico comunista, Romolo Gobbi (che gobbo non \u00e8 affatto) ha chiamato, giusta il titolo di un suo libro, &quot;Il mito della Resistenza&quot;(Rizzoli), cio\u00e8 la lotta di liberazione come nuova base della convivenza nazionale . La rimozione del fascismo, per\u00f2, comport\u00f2 anche quella dell&#8217;orgoglio nazionale e la rivisitazione tutta al negativo della storia patria. Il Sessantotto &#8211; aggiungiamo noi &#8212; complet\u00f2 l&#8217;opera. Ruggero Romano insiste: &quot;La nazione, ripeto, non \u00e8 un fatto: n\u00e9 per l&#8217;Italia n\u00e9 per alcun altro Paese. La nazione \u00e8 un&#8217;idea&quot;. Concordiamo con la sua affermazione che &quot;a met\u00e0 del secolo scorso il Piemonte, certo, era economicamente pi\u00f9 integrato alla Francia che alla Sicilia. E quest&#8217;ultima era integrata pi\u00f9 all&#8217;Inghilterra che alla Lombardia&quot;. Non solo, ma nel 1860 gli italofoni erano solo il 2,5% dell&#8217;intera popolazione della penisola. E concordiamo pure con quest&#8217;altra affermazione: &quot;Nessun paese (nazione) al mondo presentai caratteri globali di una sua identit\u00e0 storica e culturale&quot;. Infatti la Francia come nazione nasce con la Rivoluzione, cio\u00e8 con l&#8217;IDEA di nazione. Anzi di Nazione con la maiuscola, cio\u00e8 col nazionalismo come ideologia. Prima c&#8217;era s\u00ec un regno di Francia, ma doveva convivere coi ducati di Aquitania, Borgogna, Provenza. In Spagna i re hanno sempre dovuto proclamarsi re &quot;delle Spagne&quot;, ed ancora hanno problemi di autonomismi locali. Come la Gran Bretagna, checch\u00e9 ne dicano certi storici troppo patriottici. Stesso discorso pu\u00f2 farsi anche per gli altri Stati. Il fatto \u00e8 che il nostro, per dirla con Romano (Ruggiero), \u00e8 un nazionalismo &quot;complessato&quot;, come quello dei belgi, tedeschi, greci, polacchi, ungheresi eccetera. Invece quelli &quot;soddisfatti&quot; sarebbero i francesi, inglesi e spagnoli. Ci\u00f2 per via di una storiografia ottocentesca che ha fatto coincidere l&#8217;avventi dello Stato unitario con l&#8217;assolutismo (di cui c&#8217;\u00e8 poco da vantarsi). Cos\u00ec, da noi, per far nascere l&#8217;IDEA di nazione (che, al pari degli altri non avevamo), scrittori, poeti e storici ci si mistero di buzzo buono nell&#8217;Ottocento, tempo in cui nacquero &#8212; infatti &#8212; le Societ\u00e0 di storia patria. Cos\u00ec facendo, per\u00f2 (cio\u00e8 nel tentativo di fare l&#8217;Italia &#8212; pi\u00f9 facile &#8212; e gli italiani &#8212; MOLTO pi\u00f9 difficile -), non si and\u00f2 esenti da pateracchi quale quello richiamato dal Romano (Ruggiero): &quot;Che la reazione laica contro il prevalere della Chiesa fosse (e sia ancora) pi\u00f9 che giustificato non v&#8217;\u00e8 dubbio. Ma non v&#8217;\u00e8 ugualmente dubbio che il modo di quella reazione fu (ed \u00e8 ancora) assolutamente triviale, e si travolse un grande patrimonio di pensiero senza il quale difficilmente si pu\u00f2 intendere la storia d&#8217;Italia (e d&#8217;Europa e dell&#8217;America detta latina) fino al secolo XVIII: alludo al pensiero scolastico e alla sua massima espressione, Tommaso d&#8217;Aquino. Si credette (e si crede ancora) che il pensiero dell&#8217;Aquinate fosse solo pura teologia, laddove la sua &quot;Summa&quot; costituisce una chiave per la comprensione storica di qualsivoglia societ\u00e0 cattolica dal Medioevo fino a ieri&quot;.<\/em><\/p>\n<p>A questo punto dobbiamo porci la domanda: se la nazione non \u00e8 un fatto, ma un&#8217;idea &#8211; come pensava, giustamente, lo storico Ruggiero Romano &#8211; quale idea vi \u00e8 alla base della nazione italiana? Dopo quanto abbiamo detto, l&#8217;idea che un popolo ha di s\u00e9, in quanto nazione, non dipende dall&#8217;idea che ha di s\u00e9 in quanto Stato. L&#8217;idea che gli italiani hanno di s\u00e9, in quanto Stato, \u00e8 men che mediocre: e in ci\u00f2 sta la radice di molte debolezze, nazionali e internazionali, e di molti complessi d&#8217;inferiorit\u00e0. Lo Stato italiano, infatti, in quanto Stato, \u00e8 assai meno efficiente dello Stato francese, inglese, tedesco; e questo \u00e8 un fatto. Ma la nazione, abbiamo detto, \u00e8 essenzialmente una idea: e le idee si possono modificare, se intervengono le circostanze adatte, assai pi\u00f9 facilmente dei fatti. Se gli italiani migliorassero la percezione di s\u00e9 come nazione, ci\u00f2 si trasformerebbe, automaticamente, in un miglioramento del<em>\u00a0fatto<\/em>\u00a0dello Stato italiano. In ultima analisi, si \u00e8 quel che si ritiene di essere; e il modo in cui ci si guarda allo specchio decide della propria autostima. Gli italiani, dunque, se smettessero di autodenigrarsi, potrebbero migliorare di molto la percezione di se stessi come nazione, con indubbio giovamento per il sistema Italia. Ma su quale base dovrebbero pensare, o meglio ripensare, l&#8217;idea della propria nazione? Per prima cosa, dovrebbero rimuovere gli assurdi sensi di colpa (inoculati soprattutto dalla cultura marxista) per l&#8217;esperienza fascista; pacificarsi con quella pagina della loro storia nazionale; rileggere se stessi e la propria vicenda, alla luce di quella riappacificazione, fin dagli albori della identit\u00e0 italiana (che non pu\u00f2 prescindere, siamo d&#8217;accordo con Rimo Cammilleri, dalla storia romana antica). Non \u00e8 che dovrebbero tornare a sognare e glorie dell&#8217;Impero e le &quot;quadrate legioni&quot; di mussoliniana memoria; ma certo dovrebbero smetterla di auto-disprezzarsi e di cancellare pagine della loro storia di cui possono, invece, andar fieri. L&#8217;Italia, dopotutto, \u00e8 veramente una terra di santi, di eroi, di poeti e di navigatori: e, fatta la tara agli eccessi retorici, non esiste una ragione per cui la nazione italiana non dovrebbe avere un&#8217;alta idea di se stessa, almeno quanto le altre. Diciamo &quot;almeno&quot;, ma la verit\u00e0 \u00e8 che gli italiani dovrebbero andare per il mondo a testa alta, pi\u00f9 di tutti gli altri, perch\u00e9 nessuno ha dato al patrimonio comune della civilt\u00e0 umana un contributo cos\u00ec eccezionalmente ricco quanto loro. Tanto sul piano intellettuale e spirituale, come su quello materiale, <em>l&#8217;Italia \u00e8 il mondo<\/em>. Altro che complessi d&#8217;inferiorit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa fa, di una nazione, una nazione? Che cosa la rende tale? 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