{"id":29064,"date":"2015-01-20T03:58:00","date_gmt":"2015-01-20T03:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/01\/20\/la-stupidita-fa-della-donna-una-dea\/"},"modified":"2015-01-20T03:58:00","modified_gmt":"2015-01-20T03:58:00","slug":"la-stupidita-fa-della-donna-una-dea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/01\/20\/la-stupidita-fa-della-donna-una-dea\/","title":{"rendered":"La stupidit\u00e0 fa della donna una dea?"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una donna, una scrittrice tedesco-argentina, Esther Vilar, figlia di genitori ebrei emigrati nel 1935 dalla Germania in Sud America, che ha fatto un&#8217;analisi della condizione femminile diametralmente opposta a quella delle femministe; analisi di una durezza tremenda, feroce, che, se fosse provenuta da un uomo, avrebbe suscitato letteralmente un pandemonio e, come minimo, la richiesta di condanna al rogo del malcapitato.<\/p>\n<p>Per lei, autrice di un libro che fece scalpore, anche perch\u00e9 uscito proprio negli anni della contestazione studentesca e della protesta femminista pi\u00f9 esacerbata &#8211; precisamente, nel 1971 &#8212; la donna, semplicemente, \u00e8 &quot;stupida&quot;, nel senso letterale di individuo poco intelligente; tutta la sua (pochissima) intelligenza, o piuttosto furbizia, la investe nella fatica di trovare un uomo dal quale farsi mantenere e, in genere, a scapito del quale vivere, parassitandolo pi\u00f9 o meno come un&#8217;edera selvatica che si avvinghia al fusto d&#8217;un pioppo. In ci\u00f2, ella sa sfruttare a meraviglia la ricerca, da parte dell&#8217;uomo, di un dio, o piuttosto di una dea, davanti a cui prostrarsi, cio\u00e8 &#8212; in pratica &#8212; un surrogato della madre, la dea della sua infanzia.<\/p>\n<p>Questo accade perch\u00e9 l&#8217;uomo, creatura intelligente, sente l&#8217;angoscia della propria libert\u00e0 e, quindi, della propria responsabilit\u00e0; sa che dalle sue azioni derivano conseguenze che potrebbero essere imprevedibili e perfino minacciose, per cui cerca quella sicurezza perduta che, nell&#8217;infanzia, gli veniva dalla madre, la quale gli diceva cosa fare e cosa non fare. La donna, priva d&#8217;intelligenza, non sente l&#8217;angoscia della libert\u00e0, n\u00e9 quella della responsabilit\u00e0: \u00e8 incapace, al contrario dell&#8217;uomo, di pensiero astratto, dunque non si rappresenta le conseguenze che le sue azioni potrebbero avere, non ne \u00e8 inquietata, non soffre di angoscia esistenziale. Aspira solo alla sicurezza, come tutte le creature primitive: che, per lei, coincide con il matrimonio, o comunque con l&#8217;unione, con un uomo, che la adori, la protegga, le dia tutta la sicurezza di cui sente il bisogno: una sicurezza concreta, terrestre, che non ha niente a che fare con gli slanci metafisici. Solo l&#8217;uomo \u00e8 attirato da questi ultimi, solo l&#8217;uomo sente la nostalgia delle altezze: per questo la filosofia, la letteratura, la scienza, sono pressoch\u00e9 tutte al maschile; la donna non sente alcun bisogno, alcun desiderio, di spingersi oltre la soglia delle sue certezze immediate, delle sue sicurezze animali.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, creatura intelligente, \u00e8 anche profondo: non sospetta per nulla il vuoto che si cela dietro un affascinante sorriso femminile; si immagina che esso sia la promessa di chiss\u00e0 quali misteri, di chiss\u00e0 quali abissi inesplorati e conturbanti. L&#8217;uomo sopravvaluta la donna, la mette su un piedistallo, ne fa la sua propria divinit\u00e0 personale: tanto \u00e8 vero che, se un uomo si lascia sedurre da una religione collettiva, comprese le religioni laiche, come il marxismo o il nazionalismo, egli si emancipa automaticamente dal potere della donna, rimane immune al suo fascino, non si lascia prendere al guinzaglio. La donna esercita un potere solo sugli uomini che sono in cerca di una divinit\u00e0 privata, per placare il loro personale bisogno di sicurezza: e, in generale, l&#8217;uomo tende a vedere la donna e a giudicarla secondo il proprio metro, cio\u00e8 dando per scontato che ella possieda le sue stesse aspirazioni, che senta la sua stessa nostalgia dell&#8217;assoluto.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la donna non \u00e8 stupida per natura: lo \u00e8 diventata, da quando si \u00e8 resa conto che non valeva la pena di darsi da fare per diventare una persona intimamente realizzata, sviluppando le sue aspirazioni superiori, ma era sufficiente acciuffare un uomo e vivere alle sue spalle, ricattandolo con la sua imprevedibilit\u00e0 e tenendolo in pugno con la lusinga del piacere sessuale. Cos\u00ec la donna \u00e8 diventata stupida: si \u00e8 trattato di un processo storico, che ha finito per diventare qualcosa di ereditario: una seconda natura, dalla quale la donna moderna, che pur si crede emancipata o che dice di voler lottare per affrancarsi da una supposta servit\u00f9 nei confronti del maschio, non ha alcuna intenzione di evadere, perch\u00e9 sta troppo bene cos\u00ec come \u00e8 adesso: padrona del gioco, un gioco che l&#8217;uomo non capisce neppure e nel quale ella ha tutti i vantaggi e non corre alcun rischio.<\/p>\n<p>Come esempio di ci\u00f2, Esther Vilar fa l&#8217;esempio della donna che, per strada e ovunque, guarda intensamente non gli uomini, dei quali individualmente poco le importa, ma le altre donne: \u00e8 con loro che si sente perennemente in competizione; e se, per caso, si volta a fissarne una, vuol dire che ha riconosciuto in lei una possibile rivale, cosa che le fa alzare il livello dell&#8217;attenzione e della diffidenza, onde prevenire spiacevoli sorprese. Di una cosa sola, infatti, la donna ha paura: delle altre donne, che le possono portare via l&#8217;uomo e annullare tutto ci\u00f2 che ha conquistato con tanta fatica. Dell&#8217;uomo, non si preoccupa: lei sa come fare per adescarlo, mentre lui \u00e8 di facile contentatura: non \u00e8 per lui che si veste in un certo modo, che si trucca, che si profuma con estrema cura in ogni particolare, ma per le altre donne: per segnalare alle altre donne la propria superiorit\u00e0 e per prevenire ogni possibile attacco.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo, che non vede la donna per quello che \u00e8, ma per quello che immagina, ossia come un essere simile a lui, crede che ella sia impedita, nel raggiungimento delle mete pi\u00f9 alte, dalle fatiche domestiche e da altri fattori esterni, magari di tipo sociale: per questo si d\u00e0 da fare per alleviarla, per emanciparla, per fare in modo che ella abbia del tempo libero da dedicare alla lettura, all&#8217;arte, agli interessi culturali: lui vorrebbe una vera compagna e crede che, se ella avesse pi\u00f9 tempo a disposizione, sentirebbe il piacere che prova lui per le cose dello spirito, e che potrebbe condividere con lui il suo mondo interiore. Ma \u00e8 un errore totale: la donna non \u00e8 una creatura spirituale, ma soltanto materiale: a lei non importa nulla delle cose dello spirito; se si trova a disporre di un maggior tempo libero, lo impiega per dedicare ancora pi\u00f9 attenzione alla toelette, all&#8217;abbigliamento, alla cura del suo aspetto fisico.<\/p>\n<p>Se queste cose le avesse dette o scritte un uomo, ripetiamo, sarebbe stato bruciato o scorticato vivo; ma le ha messe nero su bianco una donna, e allora la strategia della cultura femminista, all&#8217;apparire del libro, \u00e8 stata completamente diversa: la strategia del silenzio. Ad Esther Vilar la stampa e la televisione hanno dedicato pochissimo spazio e il grosso pubblico non ha mai conosciuto le sue idee; mentre \u00e8 stato abbondantemente informato di quanto dicevano e scrivevano legioni di femministe, anche se non erano precisamente delle grandi pensatrici. La Vilar, invece, bisogna riconoscere che possiede una intelligenza tagliente come una lama (una eccezione alla regola della stupidit\u00e0 femminile, da lei teorizzata?); e che, anche se alcune delle sue affermazioni sono decisamente esagerate e non sufficientemente argomentate, resta il fatto che le sue tesi avrebbero potuto provocare un proficuo dibattito e consentito di guardare alla cosiddetta questione femminile da un&#8217;angolazione originale e anti-conformista. Le stese femministe avrebbero potuto servirsene per ritrovare le ragioni della loro protesta, ma dopo averle passate al vaglio di una serie di obiezioni tutt&#8217;altro che banali. Ma questo non \u00e8 avvenuto e, probabilmente, non avrebbe potuto avvenire, dato che la cultura &quot;progressista&quot; degli anni Settanta (e non solo quella di allora, ma anche quella di oggi) non ha mai brillato per la disponibilit\u00e0 all&#8217;autocritica; al contrario, si \u00e8 sempre sentita non solo intellettualmente, ma anche moralmente superiore a qualunque possibile interlocutore, a qualunque eventuale contraddittorio, preferendo una stretta e ostinata auto-referenzialit\u00e0 al dibattito serio, in cui ci si confronta con le opinioni contrarie su un piano di pari dignit\u00e0 e legittimit\u00e0.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, Esther Vilar a proposito della stupidit\u00e0 femminile e della divinizzazione della donna fatta dall&#8217;uomo (in: E. Vilar, \u00abL&#8217;uomo ammaestrato\u00bb; titolo originale: \u00abDer Driesserte Mann\u00bb, M\u00fcnchen, Caan Verlag, 1971; traduzione dal tedesco di Clara L\u00fcrig, Milano, Bompiani, 1971, pp.49-53):<\/p>\n<p>\u00abSolo gli oppressi possono sentire il bisogno della libert\u00e0. Non appena sono liberi &#8212; con la premessa che siano abbastanza intelligenti da saper valutare questa libert\u00e0 con tutte le sue conseguenze &#8212; il loro bisogno di libert\u00e0 si tramuta ben presto nel contrario: si lasciano prendere dal panico e aspirano nuovamente alla sicurezza di legami ben saldi.<\/p>\n<p>Nei primi anni di vita un individuo non \u00e8 mai libero. Si trova incastro nelle regole degli adulti e dipende completamente da esse, poich\u00e9 non ha ancora nessuna esperienza nel campo del comportamento sociale. Sviluppa quindi un ardente desiderio di libert\u00e0, e alla prima occasione cerca di fuggire dalla sua prigione. Se \u00e8 STUPIDO &#8212; e le donne SONO STUPIDE &#8212; quando poi \u00e8 finalmente libero si sente completamente a suo agio, con la libert\u00e0 acquistata, e cerca di mantenersela. Uno stupido non pensa in modo astratto, non abbandona il proprio terreno vitale e non conosce quindi la paura esistenziale. Non teme la morte (non riesce a immaginarsela) e non si pone il problema della sua esistenza: tutte le sue azioni ottengono un significato diretto nel&#8217;esaudire i propri desideri di benessere, e ci\u00f2 gli basti. Gli stimoli religiosi gli dono totalmente estranei. Se per\u00f2 una volta gli si presentano, li appaga subito personalmente, perch\u00e9 \u00e8 caratteristico dei cretini ammirare sfrenatamente la propria persona (se una donna aderisce a una religione, \u00e8 solo per andare in cielo: il buon Dio \u00e8 solamente l&#8217;uomo che deve renderglielo possibile).<\/p>\n<p>La posizione dell&#8217;intelligente (l&#8217;uomo) \u00e8 totalmente diversa. Appena libero si sente infinitamente sollevato, si inebria delle grandiose prospettive della sua indipendenza, ma non appena vuole usare questa libert\u00e0, vale a dire non appena vuole decidersi liberamente in questo o quel senso, s&#8217;impaurisce: sapendo pensare in modo astratto, sa anche che ogni sua azione nasconde in s\u00e9 la possibilit\u00e0 di infinite conseguenze, conseguenze che non pu\u00f2 prevedere, nonostante la sua intelligenza, e delle quali \u00e8 completamente responsabile, agendo liberamente.<\/p>\n<p>E con che gioia vi rinuncerebbe, per paura di effetti negativi della sua azione! E poich\u00e9 questo non \u00e8 possibile &#8212; l&#8217;uomo \u00e8 condannato ad agire &#8212; comincia a rimpiangere le regole fisse della sua infanzia, qualcuno che gli dica cosa deve o non deve fare e che ridia un senso alle sue inutili azioni (perch\u00e9 in fondo servono al proprio bisogno di benessere, ma LUI, a che cosa servono?) e che gli tolga questa grossa responsabilit\u00e0. E allora cerca un dio che rimpiazzi il dio della sua infanzia- sua madre . e al quale lui si possa sottometter incondizionatamente.<\/p>\n<p>Per questo scopo preferirebbe un dio forse pi\u00f9 severo, ma anche pi\u00f9 giusto, pi\u00f9 saggio e onnisciente, come per esempio il dio giudaico, cristiano o maomettano. Ma \u00e8 intelligente e sa naturalmente che non pu\u00f2 esistere un dio del genere e che ogni persona adulta \u00e8 &quot;per definitionem&quot; il duo di se stesso, e che di conseguenza pu\u00f2 appagare il suo &quot;anelito di non-libert\u00e0&quot; (il ritorno a uno stato di dipendenza preinfantile gli procura un&#8217;intensa gioia) solo con SUE PROPRIE regole, e cerca quindi di scoprire o inventare queste regole (dei).<\/p>\n<p>E inconsciamente lo fa insieme ad altri, fa mettere a verbale, come gli altri, le sue esperienze personali, le confronta con quelle degli altri, vi riconosce quanto hanno in comune, riassume tutto quanto in regole, sempre con gli altri, escogita cos\u00ec delle leggi per un suo futuro comportamento &quot;ragionevole&quot; (e cio\u00e8 utile a qualcun altro, ma non a lui) e si sottomette loro di sua spontanea volont\u00e0. Questi SISTEMI nascenti vengono continuamente elaborati, e diventano ben presto cos\u00ec complessi che il singolo individuo non riesce pi\u00f9 a valutarli e tenerli sotto controllo: diventano autonomi e &quot;divini&quot;. Si deve solamente AVERE FIDUCIA nelle proprie leggi, proprio come si doveva AVER FIDUCIA da bambini privi di esperienza nelle leggi non sempre ragionevoli imposte dai genitori; non le si pu\u00f2 controllare, e violarle significa sempre espulsione dalla societ\u00e0 e perdita di scurezza. Marxismo, amore del prossimo, razzismo o nazionalismo sono alcuni dei sistemi escogitati, e gli uomini che riescono a soddisfare il proprio stimolo religioso con queste ideologie sono praticamente immuni dalla sottomissione a una sola persona (donna).<\/p>\n<p>Ma la stragrande maggioranza degli uomini si sottomette di preferenza e coscientemente a quelle dee esclusiviste che sono le DONNE (chiamando questa sottomissione AMORE), perch\u00e9 proprio queste contengono le migliori premesse per l&#8217;appagamento del loro bisogno religioso: la donna \u00e8 sempre presente per l&#8217;uomo, non ha un proprio stimolo religioso ed \u00e8 quindi in questo senso realmente &quot;divina&quot;. E poich\u00e9 lei avanza continue pretese, l&#8217;uomo non si sente mai abbandonato da lei, che come dio \u00e8 onnipresente: Lo rende indipendente da divinit\u00e0 collettive che dovrebbe dividere con concorrenti. Le gli appare degna di fiducia, assomigliando a sua madre, il dio della sua infanzia. Lei d\u00e0 alla sua inutile vita uno scopo fittizio, perch\u00e9 tutto quello che lui fa, \u00e8 ora destinato al benessere DELLA DONNA, non al proprio (e pi\u00f9 tardi a quello dei figli). Come dea pu\u00f2 non solo castigare (privazione della sicurezza) ma anche premiare (godimento sessuale).<\/p>\n<p>Ma le premesse essenziali per la sua divinit\u00e0 sono comunque l&#8217;inclinazione al camuffamento e la stupidit\u00e0. D&#8217;altra parte, un sistema deve imporsi ai suoi discepoli con la superiorit\u00e0 del suo sapere o deve confonderli con la sua incomprensibilit\u00e0. E visto che con la donna la prima possibilit\u00e0 non viene neppure presa in considerazione, lei approfitta della seconda. La sua mascherata la fa apparire estranea e misteriosa, la sua stupidit\u00e0 rende vano ogni tentativo di controllo da parte dell&#8217;uomo. Infatti, mentre l&#8217;intelligenza si manifesta con azioni comprensibili e logiche, ed \u00e8 quindi misurabile, calcolabile e controllabile, le azioni degli stupidi sono irragionevoli e non possono essere n\u00e9 previste n\u00e9 controllate. E cos\u00ec le donne, proprio come i papi e i dittatori, si rifugiano sempre dietro una facciata di sfarzo, di eccentrico camuffamento, e a una certa smania di fare il misterioso; il suo potere continua ad aumentare e garantisce all&#8217;uomo proprio per questo un appagamento duraturo delle sue aspirazioni religiose.\u00bb<\/p>\n<p>Sincera, \u00e8 sincera, Esther Vilar: e dice le cose senza peli sulla lingua e senza alcun riguardo per il salotto buono della cultura progressista, ove regnava &#8212; e regna tuttora, imperterrita, come se i suoi errori non le avessero insegnato nulla &#8211; la regola ferrea del politicamente corretto.<\/p>\n<p>Certo, si pu\u00f2 lamentare che ella tenda a generalizzare eccessivamente; che il suo ragionamento sia subordinato a una cultura psicanalitica di matrice freudiana, la quale d\u00e0 per scontata, fra l&#8217;altro, la svalutazione radicale di qualunque sentimento religioso, visto solo come il surrogato nevrotico dell&#8217;autorit\u00e0 paterna o materna; e, inoltre, che su molte cose l&#8217;evoluzione della societ\u00e0 contemporanea le abbia dato torto, visto il processo di mascolinizzazione della donna in atto, e il n crescente disinteresse di lei per la figura maschile &quot;protettiva&quot;, come si vede nella propensione di molte donne mature, emancipate e di un certo livello culturale, ad instaurare legami pi\u00f9 o meno durevoli con uomini giovanissimi, surrogati del figlio (che forse non hanno avuto o che hanno abbandonato, magari come la sessantenne Sibilla Aleramo, quando intrecci\u00f2 una lunga relazione con il ventenne poeta Franco Matacotta); o, molto pi\u00f9 banalmente, giocattoli sessuali usa e getta, in perfetto stile manageriale e consumista.<\/p>\n<p>Pure, ci sembra che nelle tesi provocatorie e paradossali della Vilar vi sia un nocciolo di verit\u00e0 che meriterebbe di essere ripreso e approfondito, magari con animo pi\u00f9 pacato e con minore tendenza all&#8217;effetto di tipo giornalistico; un fondo inquietante e sgradevole, che, per\u00f2, interpella nel profondo sia le donne che gli uomini d&#8217;oggi.<\/p>\n<p>Tanto per dirne una: \u00e8 stato osservato che la Nora di \u00abCasa di bambola\u00bb, di cui si \u00e8 voluto fare una bandiera della rivolta femminista contro la schiavit\u00f9 nei confronti del maschio padrone (cosa che avr\u00e0 fatto rivoltare Ibsen nella tomba), in fondo non cerca affatto l&#8217;emancipazione, bens\u00ec vuole manifestare il disprezzo per un marito che l&#8217;ha delusa e ferita nel suo desiderio di trovare, in lui, una specie di padre forte e autorevole, severo ma &quot;giusto&quot;. Il marito di Nora si \u00e8 rivelato un debole e un meschino, e per questo ella lo lascia: non perch\u00e9 sia un maschio padrone e oppressivo, ma perch\u00e9 non ha incarnato degnamente la figura paterna, rassicurante e protettiva.<\/p>\n<p>Se andassimo a rileggerci le principali opere che la letteratura moderna e contemporanea, a torto o a ragione, ha rivendicato come altrettanti manifesti della emancipazione femminile, compresi e, anzi, specialmente quelle scritte da donne (da una Erica Jong, per esempio, e da tante altre simili a lei), scopriremmo, non senza qualche sorpresa, che esse contengono pi\u00f9 conferme che smentite alla tesi centrale di Esther Vilar. Tuttavia, per ammetterlo, ci vorrebbe una certa dose di coraggio e soprattutto di onest\u00e0 intellettuale: una merce che non va molto di moda, di questi tempi, sul mercato della cultura di massa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 una donna, una scrittrice tedesco-argentina, Esther Vilar, figlia di genitori ebrei emigrati nel 1935 dalla Germania in Sud America, che ha fatto un&#8217;analisi della condizione<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[92],"class_list":["post-29064","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29064","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29064"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29064\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29064"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29064"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29064"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}