{"id":29063,"date":"2014-07-02T10:16:00","date_gmt":"2014-07-02T10:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/07\/02\/dalla-lingua-alla-cultura-alla-civilta-irresistibile-progressione-dellimperialismo-didattico\/"},"modified":"2014-07-02T10:16:00","modified_gmt":"2014-07-02T10:16:00","slug":"dalla-lingua-alla-cultura-alla-civilta-irresistibile-progressione-dellimperialismo-didattico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/07\/02\/dalla-lingua-alla-cultura-alla-civilta-irresistibile-progressione-dellimperialismo-didattico\/","title":{"rendered":"Dalla lingua, alla cultura, alla civilt\u00e0: (ir)resistibile progressione dell\u2019imperialismo didattico"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;insegnamento delle lingue straniere \u00e8 un cavallo di Troia dell&#8217;imperialismo politico, tanto pi\u00f9 subdolo, quanto meno esso \u00e8 consapevole? L&#8217;insegnamento della \u00ablingua e civilt\u00e0 inglese\u00bb, in particolar modo, \u00e8 l&#8217;utile strumento di cui le due potenze anglosassoni, dal di qua e al di l\u00e0 dell&#8217;Atlantico, si servono, per egemonizzare l&#8217;immaginario culturale dei giovani studenti di tutto il mondo, compresi i nostri? E gli insegnanti di quella lingua, specialmente quando organizzano viaggi di studio e soggiorni culturali in Paesi di espressione inglese, diffondendo materiale pubblicitario e turistico e presentando tali viaggi e soggiorni come fondamentali esperienze formative e culturali, ne sono i preziosi, ancorch\u00e9 ignari agenti e propagandisti?<\/p>\n<p>Prima ancora di qualsiasi esplicito discorso, il semplice fatto che le famiglie e la scuola decidano di fornire a un bambino delle elementari, o a un ragazzo che frequenta la scuola media, un insegnamento della lingua inglese, che, poi, alle superiori, diventer\u00e0 anche insegnamento della letteratura e civilt\u00e0 statunitense, non significa forse proporgli un modello culturale privilegiato, intrinsecamente degno di attenzione e di ammirazione? E condurre quel bambino, quel ragazzo, a fare un viaggio d&#8217;istruzione o una vacanza-studio, in cui dovr\u00e0 ulteriormente familiarizzarsi con quella lingua e sperimentare di persona quel &quot;way of life&quot;, quello stile di vita, non significa, implicitamente, suggerirgli che sar\u00e0 tanto pi\u00f9 &quot;bravo&quot;, quanto pi\u00f9 si sapr\u00e0 ispirare o uniformare a quel modello, staccandosi, per converso, dal proprio, percepito come meno prestigioso, meno allettante e, quindi, in ultima analisi, anche come &quot;inferiore&quot;?<\/p>\n<p>Esemplare di questa inconsapevolezza della funzione di imperialismo didattico svolta dall&#8217;insegnamento delle lingue straniere \u00e8 quel che scrive in proposito Giovanni Freddi nel suo libro \u00abDidattica delle lingue moderne\u00bb (Bergamo, Minerva Italica, 1979, pp. 108-09):<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;opzione di valori \u00e8 talmente inerente all&#8217;educazione e all&#8217;istruzione da emergere &quot;naturalmente&quot;, prescindendo da qualsiasi intenzionalit\u00e0 cosciente. Se consideriamo il legame di solidariet\u00e0 che unisce la lingua alla cultura globalmente intesa, dobbiamo riconoscere che, allorch\u00e9 l&#8217;insegnante opta per una certa variet\u00e0 di lingua con esclusione di altre, egli opta altres\u00ec per certi modelli culturali con esclusione di altri, assegnando ai primi una funzione normativa, di orientamento nella condotta. Gli insegnanti di lingue sanno quanto sia importante delimitare, a qualsiasi stadio dell&#8217;insegnamento, un corpus linguistico da proporre agli allievi. Tale delimitazione, che \u00e8 poi una scelta, concerne la selezione delle situazioni comunicative, delle variet\u00e0 di lingua, delle strutture e del lessico da mettere in gioco. In tale operazione, pur imposta da esigenze di funzionalit\u00e0 e di efficacia, l&#8217;atteggiamento apprezzativo dell&#8217;insegnante risulta gi\u00e0 in atto.<\/p>\n<p>Il nostro discorso ci porta ad alcune osservazioni conclusive. Prima di tutto l&#8217;accostamento organico alla lingua e alla realt\u00e0 culturale espressa dal popolo che la parla consente il superamento del formalismo grammaticalistico, assicurando ai significanti linguistici i loro significati autentici. Tale saldatura appare indispensabile a tutti i livelli, anche per i corsi di lingue di taglio pi\u00f9 decisamente strumentale (corsi per camerieri, corrispondenti, hostess, ecc.). Inoltre, se l&#8217;accostamento ai motivi culturali immanenti (referenti interni, inerenti al materiale linguistico accostato) pu\u00f2 servire a far maturare un&#8217;adeguata competenza linguistica e, in certa misura, anche sociolinguistica, \u00e8 soltanto UN&#8217;ESPERIENZA dei motiv culturali &quot;esterni al testo&quot; che consente di raggiungere un&#8217;adeguata competenza sociolinguistica e comunicativa di dimensione semiotica. Cos\u00ec l&#8217;esperienza della lingua viene ad inserirsi nel pi\u00f9 vasto reticolo dei linguaggi propri del popolo straniero, che vanno non soltanto descritti ma anche &quot;praticati&quot;, data l&#8217;intima connessione esistente fra questi e lo strumento linguistico. Relativamente a tali aspetti, sono scarse le verifiche operate in sede psicologica, ma sembra egualmente possibile affermare che, nella graduatoria delle motivazioni, cio\u00e8 dei momenti vitali del&#8217;allievo, l&#8217;istanza culturale &#8212; nell&#8217;accezione da noi proposta &#8212; si colloca ad un livello di preminenza.<\/p>\n<p>I processi di socializzazione e di culturizzazione (o, come esito ultimo, di civilizzazione) costituiscono gli aspetti pi\u00f9 visibilio dell&#8217;itinerario formativo. L&#8217;incontro con la lingua-civilt\u00e0 straniera allarga l&#8217;area dei rapporti sociali dell&#8217;allievo, mettendolo in contatto con popoli che &quot;pensano il mondo in modo diverso&quot;. Ci\u00f2 gli consente di penetrare il significato delle culture altrui, di superare le visioni etnocentriche ed autarchiche della cultura e della vita, in breve di conseguire quella coscienza del relativismo culturale che oggi, pi\u00f9 che mai, va considerata un valore da perseguire.<\/p>\n<p>Non \u00e8 da ritenere che questa nuova dimensione si dilati in misura direttamente proporzionale al numero delle lingue &#8211;civilt\u00e0 straniere accostate: perch\u00e9 l&#8217;etnocentrismo entra in crisi lasciando posto al relativismo culturale cui si \u00e8 accennato \u00e8 sufficiente accostarsi anche ad una sola lingua-civilt\u00e0 straniera, a condizione tuttavia che l&#8217;incontro non sia vanificato da formalismi didattici di tipo grammaticalistico. Se tale vanificazione non avviene, nell&#8217;allievo maturano sentimenti d tolleranza, desiderio di liberarsi dagli stereotipi, disponibilit\u00e0 al dialogo e alla collaborazione con tutti i popoli.<\/p>\n<p>All&#8217;espressione lingua-civilt\u00e0 straniera noi assegniamo dunque un valore inclusivo che comprende l&#8217;accostamento alla &quot;cultura&quot;, quale veicolo di significato, e un&#8217;apertura ideologica &#8212; pertanto selettiva &#8212; a quei modelli culturali del popolo straniero che ci sembrano suscettibili di soddisfare le esigenze di un&#8217;educazione integrale della persona umana.\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;Autore, dunque, non solo si compiace del fatto che l&#8217;insegnamento della lingua &#8212; e della civilt\u00e0 &#8212; straniera svolga un utile ruolo di sprovincializzazione, consentendo il superamento di visioni autarchiche ed etnocentriche, ma afferma che il suo effetto sar\u00e0 una visione del mondo basata sul relativismo culturale, visto senz&#8217;altro come un valore da perseguire. Beata ingenuit\u00e0, verrebbe da dire. Se \u00e8 vero senz&#8217;altro che nessuna cultura, e dunque nemmeno la propria, dovrebbe scivolare in un atteggiamento di autosufficienza o, meno ancora, di etnocentrismo, \u00e8 altrettanto vero che non perci\u00f2 risulta vero e desiderabile l&#8217;opposto estremismo: il relativismo culturale; n\u00e9 che una egemonia culturale esercitata dalla lingua straniera di maggior prestigio, e del modello culturale da essa sotteso, si traduca in una relativismo culturale, e sia pure nel senso positivo dell&#8217;espressione. Molto pi\u00f9 probabile, al contrario &#8212; e ci sembra che lo si possa verificare con mano &#8211; sar\u00e0 la sostituzione di una &quot;ingenua&quot; autarchia culturale nostrana con una altrettanto ingenua, ma tanto pi\u00f9 esiziale, in quanto inconsapevole e perci\u00f2 acritica, imitazione di modelli stranieri, i quali, non avendo alcun riscontro nel tessuto culturale di appartenenza, non possono che esercitare una finzione simile a quella del cuculo nel nido altrui: gettare fuori, ad uno ad uno, i propri valori e i propri modelli di riferimento culturale e sostituirli con valori e modelli importati (\u00abtu vuoi fa&#8217; l&#8217;americano\u00bb di Renato Carosone; e \u00abl&#8217;americani so&#8217; forti\u00bb di Alberto Sordi.<\/p>\n<p>Addirittura, l&#8217;Autore paventa, come unico rischio, quello di un eccesso di rigore &quot;grammaticalistico&quot;, che potrebbe frustrare lo slancio dell&#8217;atto educativo verso l&#8217;introiezione di modelli culturali stranieri: come se parlare male una lingua straniera fosse il male minore, pur di non smorzare lo zelo imitativo nei confronti di quella lingua-civilt\u00e0 straniera. Egli, infatti, si direbbe che finga di non rendersi conto che la lingua-civilt\u00e0 in questione non sar\u00e0 affatto una qualsiasi, ma quella politicamente ed economicamente pi\u00f9 forte: e che, pertanto, l&#8217;effetto relativistico in senso buono, come egli lo intende, si avrebbe se uno studente italiano, o svedese, o bulgaro, studiasse la lingua e la civilt\u00e0 degli Eschimesi, o dei Papua, o degli Andamanesi: non se egli studia la lingua-civilt\u00e0 anglosassone, foriera di un modello culturale che si sta imponendo come unico a livello mondiale, con tutto ci\u00f2 che la cosa comporta, dall&#8217;alimentazione (mangiare hot-dogs da McDonald&#8217;s e bere Coca-Cola), alla politica estera (assenso alle guerre di aggressione statunitensi ai quattro angoli del globo, beninteso in nome della democrazia e della pace), alla visione complessiva del mondo e della vita (materialismo, consumismo, pragmatismo, utilitarismo, nonch\u00e9 efficientismo ed economicismo esasperati).<\/p>\n<p>Non stiamo parlando di una lingua e di un modello culturale qualsiasi, dunque, ma di quello oggi dominante a livello mondiale: e rafforzato, direttamente o indirettamente, da innumerevoli programmi televisivi, prodotti cinematografici, riviste, giornali, giornalini a fumetti, pubblicit\u00e0, e favorito dalla incredibile piaggeria della televisione di stato, che mantiene dei corrispondenti fissi da Londra per intrattenerci piacevolmente, con cadenza quasi quotidiana, sugli ultimi pettegolezzi relativi al principe ereditario britannico e alla sua consorte o al pi\u00f9 recente scandaletto denunciato dai &quot;tabloid&quot; d&#8217;oltre Manica e relativo a cose che non interessano minimamente il pubblico italiano (e questo, s\u00ec, \u00e8 provincialismo culturale, anche se non \u00e8 autarchico, ma esterofilo!). Siamo in presenza della solita inversione di valori: il conformismo culturale viene contrabbandato per anti-conformismo; la sudditanza, per cosmopolitismo; l&#8217;assenza di senso critico, per apertura mentale.<\/p>\n<p>Dobbiamo domandarci, a questo punto, quali strategie si possano prospettare per uscire dal vicolo cieco, visto che imparare l&#8217;inglese bisogna, piaccia o non piaccia, nel mondo d&#8217;oggi (e viene in mente il buon vecchio Catone che diffidava del greco e diceva che impararlo era gi\u00e0 imboccare la strada della sottomissione culturale).<\/p>\n<p>La prima e pi\u00f9 ovvia strategia \u00e8 quella di un insegnamento critico, che, accanto alla lingua straniera &#8212; insegnata come Dio comanda, comunque: perch\u00e9, con licenza di certa pedagogia &quot;progressista&quot;, una cosa imparata male \u00e8 sempre e comunque un dis-valore -, presenti la &quot;cultura&quot; e la &quot;civilt\u00e0&quot; che si esprimono in quella lingua non come qualcosa di misticamente superiore e degno di essere imitato in tutto e per tutto, ma come una realt\u00e0 storica e, quindi &#8211; essa s\u00ec &#8211; relativa, con le sue ombre e le sue luci, con i suoi lati positivi e negativi. L&#8217;insegnante dovr\u00e0 astenersi da forme di esaltazione ingiustificata, da lodi iperboliche, da atti e parole &#8212; espliciti o impliciti &#8212; che possano suggerire una &quot;superiorit\u00e0&quot; di quella cultura e di quella civilt\u00e0 rispetto alla nostra, cos\u00ec come rispetto a qualsiasi altra; non taceranno gli aspetti sgradevoli di un certo sciovinismo, di un certo orgoglio che ne fanno inestricabilmente parte; ricorderanno, se del caso, le pagine nere legate a quella storia &#8212; lo sterminio dei Pellerossa o degli Aborigeni, per dirne una &#8212; e non solo quelle che si prestano all&#8217;ammirazione e all&#8217;entusiasmo.<\/p>\n<p>Quanto alla lingua in senso stretto, \u00e8 necessario che la scuola italiana, e la societ\u00e0 italiana in generale, ritrovino la fierezza del nostro idioma; che ricomincino a dedicare maggiori cure al bel parlare e al bello scrivere; che si sforzino di contrastare sia l&#8217;imitazione servile di modelli stranieri, senza con ci\u00f2 voler tornare al&#8217;autarchia linguistica, sia il pressapochismo e la sciatteria che impoveriscono e deturpano la lingua italiana. Il mezzo migliore per frenare l&#8217;arroganza dell&#8217;inglese che dilaga nella nostra lingua, mediante il vocabolario tecnologico oltre che mediante il cinema e la musica leggera, \u00e8 quello di restituire consapevolezza, ai nostri studenti, della dignit\u00e0, della bellezza e del valore storico della nostra lingua.<\/p>\n<p>Il danno pi\u00f9 grave che si fa all&#8217;italiano \u00e8 quello di misconoscere il ruolo che la lingua svolge nella formazione interiore della persona. Il bambino italiano cui, fin dalla scuola materna, viene insegnata la lingua inglese, con fermezza e costanza talvolta superiori a quelle con cui gli viene insegnata la propria, da adulto guarder\u00e0 alla lingua &#8212; e alla civilt\u00e0 &#8212; italiana con una sorta di degnazione, se non di vergogna, come si guarda ad un parente povero rispetto a un parente ricco sfondato &#8212; che \u00e8, pi\u00f9 o meno, il tragico errore commesso dai maestri, nei tempi passati, rispetto al dialetto: svilendolo e disprezzandolo, con esso veniva svilita e disprezzata la civilt\u00e0 contadina, di cui era la prima e pi\u00f9 autentica espressione.<\/p>\n<p>Ai nostri nonni \u00e8 stato insegnato a vergognarsi del proprio dialetto, cos\u00ec come ci si vergognava dei pidocchi o delle mani callose; cerchiamo di non ripetere lo sbaglio: cerchiamo di evitare che i nostri figli arrivino a vergognarsi dell&#8217;italiano, della lingua italiana, della cultura italiana, del modo di pensare italiano. Questo, almeno, se non vogliamo produrre individui sradicati, frustrati, confusi, ma cittadini consapevoli della propria identit\u00e0 sociale e culturale, oltre che di quella individuale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;insegnamento delle lingue straniere \u00e8 un cavallo di Troia dell&#8217;imperialismo politico, tanto pi\u00f9 subdolo, quanto meno esso \u00e8 consapevole? 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