{"id":29059,"date":"2015-08-27T07:03:00","date_gmt":"2015-08-27T07:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/27\/e-se-smettessimo-di-considerare-lantifemminismo-di-strindberg-come-un-caso-clinico\/"},"modified":"2015-08-27T07:03:00","modified_gmt":"2015-08-27T07:03:00","slug":"e-se-smettessimo-di-considerare-lantifemminismo-di-strindberg-come-un-caso-clinico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/08\/27\/e-se-smettessimo-di-considerare-lantifemminismo-di-strindberg-come-un-caso-clinico\/","title":{"rendered":"E se smettessimo di considerare l\u2019antifemminismo di Strindberg come un caso clinico?"},"content":{"rendered":"<p>Da sempre, in un modo o nell&#8217;altro, i critici e gli storici della letteratura hanno affrontato la questione della misoginia di August Strindberg, l&#8217;autore di opere come \u00abLa stanza rossa\u00bb, \u00abGli abitanti di Hems\u00f6\u00bb e \u00abInferno\u00bb, dal punto di vista, sic et simpliciter, di una qualche forma di psicopatologia; e gi\u00f9 a chiedersi, freudianamente, quale trauma infantile, o magari anche in et\u00e0 adulta (una insufficiente dotazione virile?), possa avere spinto il grande romanziere e drammaturgo svedese verso posizioni cos\u00ec aberranti, cos\u00ec ingiuriose, verso il gentil sesso.<\/p>\n<p>\u00c8, questa, la logica del pi\u00f9 basso conformismo culturale e intellettuale, basato sul ricatto permanente del &quot;politicamente corretto&quot;: lo stesso ricatto in base al quale, ad esempio (e sempre restando nell&#8217;ambito delle letterature scandinave) non sembra possibile parlare del &quot;caso Knut Hamsun&quot;, senza lanciarsi in preventive filippiche contro il suo supposto nazismo (che poi non era affatto tale); e meno male che, ogni tanto, si leva qualche voce critica verso il paradigma dominante, come quella di Roberto Alonge, che ha avanzato, per la Nora di \u00abCasa di bambola\u00bb, una lettura in chiave non femminista, ma di segno opposto: vedendo nella sua ribellione una protesta contro la scarsa genitorialit\u00e0 della figura del marito, Torvald, reo di non essere stato sufficientemente protettivo verso di lei e, dunque, non abbastanza marito-padre.<\/p>\n<p>Tanto per cominciare, si deve contestare l&#8217;equivalenza fra anti-femminismo e misoginia. Strindberg fu certamente, e dichiaratamente, un nemico della sedicente emancipazione femminile; ma ci\u00f2 basta a fare di lui un misogino? Davvero non c&#8217;era neanche una donna, fra le ottantamila persone che sfilarono dietro il suo carro funebre, per rendere omaggio al grande scrittore in occasione del suo ultimo viaggio? \u00c8 proprio vero che chiunque si opponga all&#8217;idea che uomo e donna devono avere gli stessi diritti e le stesse responsabilit\u00e0, o chiunque vi si sia opposto, come Strindberg, pi\u00f9 di un secolo fa, vada senz&#8217;altro etichettato come un nemico e uno spregiatore del sesso femminile? Non \u00e8 questa, forse, una idea tipicamente femminista, una idea tipicamente moderna, che noi oggi diamo per scontata, ma che, a ben guardare, non \u00e8 affatto tale?<\/p>\n<p>Un buon esempio di lettura &quot;politicamente corretta&quot; di Strindberg \u00e8 dato da questa pagina di Mario Moretti nella sua \u00abIntroduzione\u00bb a \u00abLa stanza rossa\u00bb (Roma, Newton Compton, 1993, pp. 11-13):<\/p>\n<p>\u00abSulla misoginia di Strindberg \u00e8 stato detto tutto e il contrario di tutto, e sarebbe difficile riassumere qui le tesi e le contro-tesi di volta in volta enunciate. Tra le svariate interpretazioni del fenomeno non \u00e8 mancata neppure l&#8217;ipotesi fantasiosa di un brillante drammaturgo svedese contemporaneo, Per Olov Enquist, che in un dramma biografico (&quot;La notte delle tribadi&quot;) arriva a sostenere che l&#8217;avversione di Strindberg per le donne derivava dalla impossibilit\u00e0 di soddisfarle a causa delle dimensioni ridotte del suo organo riproduttore&#8230; Ne &quot;La stanza rossa&quot; Strindberg lascia al disincantato Olle Montanus una professione di misoginia. Olle, che viene dalla campagna, ha avuto in passato un bambino da una cameriera e per questo \u00e8 stato cacciato di casa. Ha dovuto trasferirsi in citt\u00e0, dove fa la fame. &quot;Da allora&quot;, dice, &quot;non ho avuto pi\u00f9 a che fare con le donne&quot;. E ancora: &quot;La donna \u00e8 un maledetto enigma che nessuno sa sciogliere&quot;. Ma Olle non \u00e8 il solo nemico delle donne, nel romanzo. Borg non \u00e8 tenero con il gentil sesso: &quot;La maggior parte delle femmine si sposano per passarsela bene senza lavorare, per essere &quot;disponibili&quot;. E lo stesso Arvid scrive alla &quot;sua&quot; Beda (la ragazza \u00e8 in realt\u00e0 di tutti): &quot;Prima della venuta della donna, cio\u00e8 prima del paradiso, non c&#8217;era inferno sulla terra&quot;.E, sempre a proposito di Beda, Arvid dice al filosofo Ygberg: &quot;L&#8217;ho amata tanto, quella donna, e lei mi tradiva spudoratamente. Quello che negava a me lo dava a un grosso rigattiere, e sai che cosa mi veniva a raccontare? Che si comportava cos\u00ec perch\u00e9 voleva provarmi con quanta purezza amava me&#8230; &quot;. Ma nel 1878 Strindberg, che era sposato con Siri von Essen, la prima moglie, forse l&#8217;unica veramente amata, non era ancora quello strenuo avversario del genere femminile che diventer\u00e0 in seguito. Inoltre, al momento della stesura del romanzo, Siri era incinta. Alla fine de &quot;La stanza rossa&quot; Arvid\/Augusti disputa con il suo &quot;doppio&quot;, l&#8217;ex aspirante attore Rehnhjelm, ora diventato amministratore presso una grande ditta, sulla infedelt\u00e0 delle donne. Agnes\/Beda, si ricorder\u00e0, aveva prima tradito Rehnhnjelm, poi Arvid. Rehnhjelm \u00e8 del tutto negativo, giudica le donne irrecuperabili, mentre Arvid \u00e8 pi\u00f9 possibilista: &quot;Fra dona e donna c&#8217;\u00e8 grande differenza, come tra un angelo e un demonio&quot;.<\/p>\n<p>Stando a quanto scrive Guy Vogelweith, il complesso di Edipo fu un problema centrale nella vita privata dello scrittore svedese ed all&#8217;origine dei suoi tre divorzi (da Siri von Essen, dalla giornalista austriaca Frida Uhl, dall&#8217;attrice svedese Harriet Bosse). Strindberg ama nella donna l&#8217;immagine della madre, ma la carne ha i suoi diritti e quando la relazione inizialmente platonica scende verso la soddisfazione del&#8217;appetito sessuale, \u00e8 allora che scoppia la tragedia. In quel momento, Strindberg sa di aver commesso un vero incesto. Ecco quanto scrive August a Siri: &quot;\u00e8 un&#8217;anomalia dell&#8217;istinto? Nutro sentimenti perversi, dal momento che mi piace posseder mia madre? \u00c8 questo l&#8217;incesto innocente del cuore?&quot; (&quot;Autodifesa d&#8217;un frolle!&quot;). Nel dramma &quot;Sulla strada di Damasco&quot; (1887), il protagonista si mette addirittura al posto di Edipo, quando chiede alla Signora di interpretare il ruolo di Antigone: &quot;Vorrei essere il vostro padre cieco: voi mi condurrete per mano&#8230;&quot;. E pi\u00f9 tardi le dice: &quot;La vostra voce somiglia a quella di mia madre, che \u00e8 morta&#8230;&quot;. In un&#8217;altra &quot;pi\u00e8ce&quot;, &quot;L&#8217;Olandese&quot;, Strindberg d\u00e0 alla fatalit\u00e0 dell&#8217;incesto un significato che sembra tratto pesantemente dall&#8217;ipotesi freudiana:<\/p>\n<p>&quot;MADRE Inchinati davanti all&#8217;inevitabile.<\/p>\n<p>OLANDESE: Inevitabile? Siamo dunque ancora al tempo dei Greci, quando il bambino era, ancora prima della nascita, condannato ad uccidere il padre e a sposare la madre?&quot;<\/p>\n<p>Anche non volendo dare eccessiva importanza al perenne autobiografismo strindberghiano, non si tratta di fantasie letterarie. Il 3 ottobre Strindberg scrive alla seconda moglie [la terza], Harriet Bosse, dopo la nascita del loro figlio: &quot;Mia adorata! Tu eri la mia bambina, mia figlia! Ora tu sei mia madre, io sono tuo figlio&quot;. E nel romanzo autobiografico del 1886, &quot;Nella camera rossa&quot; (da non confondersi con &quot;la stanza rossa&quot;) ecco una perentoria dichiarazione di Jean, il protagonista:<\/p>\n<p>&quot;Jean cercava in lei l&#8217;essere incosciente con il quale poter rivivere ancora una volta l&#8217;et\u00e0 d&#8217;oro dell&#8217;infanzia. Voleva riannodare il legame tagliato tra lui e sua madre, poich\u00e9 l&#8217;uomo non pu\u00f2 vivere senza la donna&#8230;&quot;.<\/p>\n<p>Jean Roudaut, in un saggio sull&#8217;&quot;Eroccultismo&quot; pubblicato nel &#8217;76 sulla rivista francese &quot;Obliques&quot;, scrive: &quot;L&#8217;antifemminismo di Strindberg \u00e8 legato al timore di essere divorato. L&#8217;incarico economico che la donna assume nel matrimonio \u00e8 la pubblica manifestazione del possesso spirituale che esercita sull&#8217;uomo. Le relazioni tra uomini e donne si realizzano in termini economici, l&#8217;uomo Strindberg ha un puritano orrore dello spreco, dell&#8217;amore consumato senza il fine della procreazione. Una volta compiuto l&#8217;atto d&#8217;amore, la donna deve inserirsi nel meccanismo economico del reddito&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;amore pu\u00f2 essere solo un investimento sul futuro. Ma la donna rivela la sua natura doppia: da una parte la pura anima, dall&#8217;altra, una volta sposata, ecco che diventa un corpo divoratore di forze, l&#8217;essere demoniaco, la strega, la mangiatrice di sperma. La donna non aspira all&#8217;eternit\u00e0, vive nell&#8217;effimero. \u00c8 moralmente arida e la disciplina borghese del matrimonio consacra questa aridit\u00e0. La moglie \u00e8 una puttana sociale, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno come la prostituta che si vende un tanto a notte. L&#8217;amore \u00e8 un combattimento che ha per fine il possesso, ma la lotta \u00e8 ineguale perch\u00e9 la donna \u00e8 dotata dei poteri notturni del vampiro. La donna succhia il sangue dell&#8217;uomo, forse per risarcirsi di quello che la natura le fa perdere mensilmente.<\/p>\n<p>Come si conciliavano, queste idee aberranti, con il credo progressista di Strindberg, con il suo socialismo pi\u00f9 volte riaffermato? E quanto c&#8217;era, in esse, del pessimistico pietismo giovanile, e del puritanesimo ancestrale? E all&#8217;origine di una cos\u00ec marcata misoginia in che misura avevano influito le sue disastrose esperienze coniugali ed il suo innato, narcisistico bisogno di provocazione? Sarebbe riduttivo formulare interpretazioni definitive. Sta di fatto che Strindberg, nonostante l&#8217;ostracismo da parte delle femministe e delle donne colte di mezza Europa, nonostante l&#8217;ostilit\u00e0 e le polemiche suscitate da ogni suo intervento &#8212; arriv\u00f2 perfino a pubblicare , ne &quot;La revue blanche&quot;, q895 un articolo dal titolo eloquente: &quot;L&#8221;inf\u00e9riorit\u00e9 de la femme&quot; &#8212; non cess\u00f2 mai di alimentare lo scandalo intorno alla sua inquieta esistenza.\u00bb<\/p>\n<p>Domande, queste ultime sulla inconciliabilit\u00e0 dello Strindberg misogino e di quello progressista, decisamente banali, cos\u00ec come banale \u00e8 il giudizio moralistico sulle idee \u00ababerranti\u00bb di Strindberg; cos\u00ec come banale e meschina \u00e8 la pretesa di ridurre la misoginia di Strindberg da profondo convincimento, rilevante per la comprensione del suo teatro e della sua narrativa, a semplice &quot;problema&quot; psicologico, o magari psichiatrico, scomodando, tanto per cambiare, il solito armamentario edipico di matrice freudiana: il figlio che non sa staccarsi dalla madre e che finisce per cercare in ogni donna il riflesso di lei, consumando un &quot;colpevole&quot; incesto di cui si punisce spingendo ogni nuova relazione sessuale verso il fallimento. \u00c8 incredibile che questa cattiva maniera di interpretare i fatti letterari seguiti ad avere credito presso i critici e ad essere tollerata dal pubblico: la si dovrebbe fischiare sonoramente, una volta per tutte, se la nostra cultura non fosse ancora invischiata nella tela di ragno del pansessualismo freudiano. Vendetta postuma delle femministe contro colui che, aveva osato gettare loro il guanto della sfida, in tempi di &quot;emancipazione&quot; trionfante (almeno nei salotti buoni di Svezia e d&#8217;Europa) senza sottostare al bench\u00e9 minimo ricatto, n\u00e9 mostrare alcun complesso d&#8217;inferiorit\u00e0.<\/p>\n<p>Tanto vale tornare a giudicare il pessimismo di Leopardi come il diretto e inevitabile risultato dei suoi malanni fisici, o ripetere ancora, insulsamente, che Nietzsche sragionava del superuomo e della volont\u00e0 di potenza per le conseguenze mentali di una infezione sessuale. A che servono simili &quot;spiegazioni&quot;, posto che abbiano un certo qual fondamento di verit\u00e0? Per uno scrittore o un pensatore, quel che serve sapere non \u00e8 in qual misura le sue opere siano state condizionate dal dato biografico, fisiologico, sociale (Strindberg: il complessato, il ribelle, perch\u00e9 figlio della serva!), ma, proprio al contrario, in qual misura egli abbia saputo trascendere il dato contingente per innalzarsi al livello di una riflessione universale, che abbia qualcosa da dire a tutti gli uomini, di ogni tempo e a qualsiasi cultura essi appartengano.<\/p>\n<p>E allora: perch\u00e9 non proviamo a mettere da parte il nostro pregiudizio femminista, il nostro riflesso condizionato progressista, e a tornare all&#8217;epoca era ancora in pieno svolgimento in cui la battaglia fra questi aspetti della cultura moderna &#8212; progressismo, femminismo &#8212; e le forze, invero eterogenee, che vi opponevano resistenza, e l&#8217;esito della lotta poteva ancora non apparire scontato? Perch\u00e9 non facciamo uno sforzo per mettere da parte quel che crediamo che il nostro sapere abbia acquisito una volta per tutte, per recuperare il senso dinamico della storia, e della storia delle idee in modo particolare, e ad assumere il punto di vista di un intellettuale individualista, controcorrente, insofferente di ogni pastoia, di ogni norma, di ogni moda: insomma di un anarchico viscerale, come era August Strindberg, allergico per costituzione e per temperamento al mondo moderno? Uno che si considerava l&#8217;ultimo degli alchimisti, che si sentiva totalmente allergico, totalmente refrattario alla maggior parte delle idee moderne, e che, tutto sommato, si sarebbe sentito pi\u00f9 vicino, per moltissime ragioni, al \u00abManifesto medievalista\u00bb di padre Agostino Gemelli, che al \u00abManifesto futurista\u00bb di Filippo Tommaso Marinetti?<\/p>\n<p>Eppure, si dir\u00e0, Strindberg era un socialista; e fu a causa del suo socialismo che il suo funerale fu seguito, a Stoccolma, da una fola di ben ottantamila persone! Ora, come mettere d&#8217;accordo quella dichiarata fede socialista con le sue idee anti-moderne, la pi\u00f9 scandalosa delle quali era, indubbiamente, l&#8217;aggressivo, radicale anti-femminismo (che \u00e8, si faccia attenzione, cosa alquanto diversa da una pura e semplice &quot;misoginia&quot;: sarebbe come definire anti-semita chiunque si azzardi a criticare, ad esempio, la politica dello Stato d&#8217;Israele; il che \u00e8 precisamente quel che accade al giorno d&#8217;oggi). Ma Strindberg non era socialista: credeva di esserlo; cos\u00ec come lo credevano, ad esempio, uomini cos\u00ec diversi tra loro, come Jack London o Gabriele D&#8217;Annunzio. Il socialismo, ai primi del Novecento, era pi\u00f9 di una ideologia: era la promessa di una palingenesi sociale, sentita, oltretutto, come imminente e inevitabile. E chi non avrebbe voluto trovarsi dalla parte giusta degli eventi; chi avrebbe voluto schierarsi a difesa di un ordine sociale &#8212; quello borghese, appunto- che appariva non solo inesorabilmente condannato dal progresso, ma profondamente malato e minato in se stesso, perch\u00e9 colpito dalla malattia del dubbio radicale fra i suoi stessi esponenti (si pensi ai Buddenbrook di Thomas Mann, o ai Forsyte di Galsworthy, o agli innumerevoli &quot;inetti&quot; di estrazione borghese di Svevo, Pirandello, Proust, Kafka, Musil).<\/p>\n<p>Jack London, per esempio, si dichiarava socialista; e lo era, in un certo senso: ma solo in un certo senso. Si sentiva dalla parte degli operai sfruttati di Londra o di New York, questo s\u00ec; ma pensava, nello stesso tempo, e senza alcun imbarazzo o senso di contraddizione, che, per migliorare la loro condizione, l&#8217;uomo bianco avrebbe potuto largamente attingere alle risorse di spazio e di materie prime dell&#8217;Africa, dell&#8217;Asia o dell&#8217;Oceania. E, del resto, non era precisamente quel che pensava anche il &quot;socialista&quot; Giovanni Pascoli, e lo diceva nel teatro di Barga, inneggiando alla conquista italiana della Libia? E non era, in effetti, anche quel che pensava il socialista Antonio Labriola (questo, senza virgolette), convinto, lui pure, come non pochi suoi compagni di fede e di partito, che Ebruco Landolfi (nella sua ottima monografia \u00abRosso imperiale\u00bb definisce come un \u00abimperialista-africanista-nazional-popolare\u00bb?<br \/>\nQuante cose crediamo di aver capito, solo perch\u00e9 le abbiamo semplificate, banalizzate, ridotte alla misura della nostra pigrizia intellettuale. In realt\u00e0, come un repubblicano statunitense non veeva contraddizione nel fatto di essere un propugnatore della democrazia e anche dei destini imperiali della propria nazione, ad esempio all&#8217;epoca della guerra contro la Spagna, cos\u00ec moltissimi socialisti non vedevano alcuna contraddizione tra il loro progressismo ed altri atteggiamenti, che noi, oggi, siamo soliti etichettare come \u00abconservatori\u00bb, o addirittura \u00abreazionari\u00bb, ma che, un secolo fa, tali non apparivano, o non apparivano a tutti: e l&#8217;avversione al femminismo era certamente uno di questi ultimi. Dunque, a guardare le cose nella giusta prospettiva storica, si scoprir\u00e0 che non c&#8217;\u00e8 proprio niente di strano nel fatto che Strindberg si sentisse un seguace del progresso, in senso positivista e naturalista, e, nel medesimo tempo, un fiero nemico dell&#8217;emancipazione femminile, cos\u00ec come anche di altri aspetti della societ\u00e0 e della cultura moderne, compresi alcuni che, secondo la nostra logica, non si possono in alcun modo conciliare con la credenza nell&#8217;occulto o nell&#8217;alchimia, credenza che, per un uomo come Strindberg, era invece del tutto naturale.<\/p>\n<p>Erano gli anni della teosofia, del resto; della teosofia e dell&#8217;antropologia: e occorre ricordare quale potente influenza abbia avuto quel movimento di pensiero anche sulla cultura e sulla poesia di casa nostra, ad esempio su Arturo Onofri, cos\u00ec compenetrato, nella sua ultima fase, dalle idee di Rudolf Steiner? Crediamo di aver capito tutto della modernit\u00e0, e invece abbiamo compreso ben poco; crediamo di poter tracciare una linea netta per dividere ci\u00f2 che \u00e8 moderno da ci\u00f2 che non lo \u00e8, e dimentichiamo che ci fu un periodo storico &#8212; dal quale, forse, neppure oggi siano interamente usciti &#8212; in cui quella linea divisoria non era affatto cos\u00ec agevolmente riconoscibile; e in cui, per esempio, era possibile, possibilissimo, essere amici del progresso e nemici della cosiddetta emancipazione femminile.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 complessa e problematica di come amiamo rappresentarcela; e la storia delle idee del Novecento \u00e8 molto pi\u00f9 intricata e, se si vuole, contraddittoria, di quanto non siamo disposti ad ammettere. E ci\u00f2 vale per ogni ambito del pensiero e dell&#8217;azione, ivi comprese le dottrine politiche e i sistemi di governo: ad esempio, per il fascismo e la sua pi\u00f9 originale creazione nell&#8217;ambito economico, il corporativismo: come non vedere che si tratt\u00f2 di un fenomeno storico che aveva in s\u00e9, inestricabilmente mescolati, elementi di &quot;destra&quot; e di &quot;sinistra&quot;, stante la sua duplice vocazione ideologica, anticomunista e anticapitalista? Ma questo \u00e8 un altro discorso, che ci porterebbe troppo lontano dal nostro assunto iniziale, e che richiederebbe molto pi\u00f9 spazio di quanto possiamo disporre in questa sede. Pertanto qui ci fermiamo, e facciamo ritorno al mondo poetico dell&#8217;autore di drammi come \u00abLa signorina Julie\u00bb o di romanzi come \u00abLa stanza rossa\u00bb.<\/p>\n<p>A noi basta aver suggerito una nuova chiave di lettura per affrontare il &quot;problema&quot;, ammesso che sia tale, dell&#8217;anti-femminismo di Strindberg. E adesso, buona lettura a chi lo voglia riprende in mano: a cominciare da quella novella, \u00abLa casa delle bambole\u00bb, da lui scritta in aperta polemica con la \u00abCasa di bambola\u00bb di Henrik Ibsen, che (molto probabilmente a torto, ironia delle cose!), aveva entusiasmato ed elettrizzato le femministe di mezzo mondo, insieme ai loro simpatizzanti di sesso maschile e di convinzioni debitamente &quot;progressiste&quot;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da sempre, in un modo o nell&#8217;altro, i critici e gli storici della letteratura hanno affrontato la questione della misoginia di August Strindberg, l&#8217;autore di opere<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-29059","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29059","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29059"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29059\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29059"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29059"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29059"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}