{"id":29055,"date":"2016-09-09T03:27:00","date_gmt":"2016-09-09T03:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/09\/il-caos-si-e-fatto-totale-quando-e-stata-rovesciata-limmagine-che-di-se-aveva-la-donna\/"},"modified":"2016-09-09T03:27:00","modified_gmt":"2016-09-09T03:27:00","slug":"il-caos-si-e-fatto-totale-quando-e-stata-rovesciata-limmagine-che-di-se-aveva-la-donna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/09\/09\/il-caos-si-e-fatto-totale-quando-e-stata-rovesciata-limmagine-che-di-se-aveva-la-donna\/","title":{"rendered":"Il caos si \u00e8 fatto totale quando \u00e8 stata rovesciata l\u2019immagine che di s\u00e9 aveva la donna"},"content":{"rendered":"<p>Anche di questo dobbiamo ringraziare il Sessantotto, i &quot;figli dei fiori&quot;, i <em>Beatles<\/em> e i <em>Rolling Stones<\/em>, don Lorenzo Milani e Mario Capanna, la scuola di Barbiana e la Facolt\u00e0 di Sociologia di Trento: di avere dato la spinta decisiva all&#8217;incipiente movimento femminista e di avere con ci\u00f2 stravolto, forse in modo irreparabile, l&#8217;immagine che la donna aveva di se stessa, gettando definitivamente nel caos una societ\u00e0 gi\u00e0 vacillante sulle proprie basi, e introducendo un ulteriore, gravissimo elemento di dissociazione, di conflittualit\u00e0 permanente, di scontentezza e infelicit\u00e0 esistenziale, andato a sommarsi a tutti gli altri. Tale stravolgimento era gi\u00e0 nell&#8217;aria e, probabilmente, si sarebbe verificato comunque; ad ogni modo, la cultura e la pratica del &#8217;68 gli hanno fornito l&#8217;energia per compiere lo strappo definitivo e per affermarsi pienamente e trionfalmente. Da l\u00ec sono partiti il disprezzo e il rifiuto della purezza e della verginit\u00e0; il disprezzo e il rifiuto del ruolo materno e della vocazione religiosa (con migliaia di suore uscite dai conventi, magari per aderire ai movimenti gay); la rivendicazione del libero sesso e del libero aborto; la pretesa della parit\u00e0 assoluta con l&#8217;uomo, premessa per la sua progressiva esautorazione e svirilizzazione (ma i maschietti, in questa fase, hanno fatto molto, se non tutto, da soli&#8230;); l&#8217;omosessualit\u00e0 e il lesbismo come scelte di vita pi\u00f9 coerenti e pi\u00f9 consone con l&#8217;etica femminista, con la conseguente idolatria per il lesbismo in letteratura, nelle arti, nel cinema e nel mondo dello spettacolo; il rifiuto della famiglia &quot;chiusa&quot; e della &quot;sottomissione&quot; alla figura maschile, in nome della spontaneit\u00e0, dell&#8217;immediatezza, del &quot;qui e ora&quot; come unico orizzonte di riferimento; la codificazione di una nuova tavola dei valori e di un nuovo tipo &quot;ideale&quot; di donna, forte, volitiva, intrepida, e, soprattutto, protesa alla carriera, al potere (anche politico), al successo, all&#8217;autoaffermazione in ambito pubblico, culturale, persino religioso (il sogno mai abbandonato delle donne prete, gi\u00e0 realizzato in ambito protestante, e, se possibile, delle donne vescovo, forse delle donne papa&#8230;).<\/p>\n<p>Gran parte di quelle rivendicazioni e di quelle utopie sono divenute realt\u00e0; anzi, in moltissimi casi, la realt\u00e0 odierna supera, e di molto, perfino le pi\u00f9 audaci fantasie di quella stagione. Dalla parit\u00e0 dei diritti e delle &quot;opportunit\u00e0&quot;, si \u00e8 passati alle &quot;quote rosa&quot;, cio\u00e8 alla imposizione, per legge, non dei migliori, ma degli appartenenti al sesso femminile; dal libero sesso e dal libero aborto si \u00e8 passati alla libera maternit\u00e0 totale (fecondazione eterologa, anche con lo sperma del marito morto; mamme sessantenni; utero in affitto) e alle libere unioni (matrimonio omosessuale); da una scuola che tenga conto della specificit\u00e0 femminile, si \u00e8 passati alla femminilizzazione della scuola (pressoch\u00e9 totale alle elementari, sempre pi\u00f9 netta alle medie inferiori e superiori); dall&#8217;emancipazione nei confronti dell&#8217;uomo, al parassitismo economico nei confronti dell&#8217;ex marito, sancito per legge (nuova figura della divorziata come mantenuta di lusso); da una visione troppo maschilista del divino (qualcuno si ricorda ancora del film <em>Flavia, la monaca musulmana<\/em>, con Florinda Bolkan?), a una teologia del femminile che ci ammannisce un Dio donna, un Dio mamma, in aperta polemica con il vecchio Dio padre di medievale e atroce memoria); e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Ora, la domanda che vorremmo fare \u00e8 se le donne, generalmente parlando, in seguito a questi &quot;progressi&quot;, a queste &quot;conquiste&quot;, a questi &quot;riconoscimenti&quot;, e, soprattutto, dopo avere elaborato una nuova immagine di se stesse, completamente diversa, per non dire opposta, a quella che avevano prima della stagione consumistica e sessantottina (le due cose sono insperabili: il &#8217;68 non \u00e8 stato il rifiuto del consumismo, come vorrebbe la sua leggenda auto-celebrativa, ma, forse inconsapevolmente, il momento della definitiva introiezione del consumismo nella psicologia delle masse), se le donne, dunque, sono oggi pi\u00f9 realizzate, pi\u00f9 soddisfatte, pi\u00f9 &quot;felici&quot; &#8212; per usare una parola grossa &#8212; di quel che non fossero, appunto, prima. E la risposta, se si vuole essere onesti, non pu\u00f2 essere, in alcun modo, di segno positivo: a meno di voler negare l&#8217;evidenza e di proclamare vero, per legge, ci\u00f2 che la cultura <em>politically correct<\/em> pretende che sia detto (alla faccia dell&#8217;antifascismo come giaculatoria ed esorcismo permanente di questi ultimi cinquant&#8217;anni). Qualcuno, tuttavia, potrebbe dire che, se la donna, mediamente parlando, di sicuro non \u00e8 pi\u00f9 felice, e neppure pi\u00f9 realizzata, in compenso \u00e8 divenuta pi\u00f9 libera, e, quindi, le lotte femministe non sono state inutili, e dei risultati validi li hanno pure prodotti. Allora vediamo.<\/p>\n<p>Per poter giudicare se un essere umano \u00e8 realizzato, o pi\u00f9 realizzato, di quanto non fosse prima, bisogna innanzitutto capire quale sia la sua natura. Vale sempre la vecchia regola della filosofia classica e di quella scolastica, da Aristotele e san Tommaso: si dice perfetta una cosa che realizza pienamente la propria natura. Pertanto, un essere umano sar\u00e0 tanto pi\u00f9 perfetto, realizzato, e, presumibilmente, felice (nei limiti in cui si pu\u00f2 adoperare questa abusata parola) quanto pi\u00f9 avr\u00e0 realizzato la propria natura. E qui cominciano i problemi: perch\u00e9, appunto, la donna \u00e8 un essere umano (ci perdonino le femministe questa odiosa espressione di maschilismo linguistico, ancor prima di essere una creatura di genere femminile. La cultura femminista, che tanto ha tuonato contro il sessismo (dei maschi), ha introdotto e codificato un sessismo radicale: l&#8217;appartenere al genere femminile, per essa, \u00e8 anteriore al fatto di appartenere alla specie umana. Russovismo di nuovo conio: essere femmina \u00e8 secondo natura, essere donna \u00e8 un prodotto della cultura. La natura \u00e8 buona, la cultura \u00e8 cattiva (perch\u00e9 repressiva). Ergo: \u00e8 bello essere femmina, ma non \u00e8 bello essere donna, perch\u00e9 essere donna vuol dire pensarsi in funzione dell&#8217;uomo (come costola di Adamo), e quindi definirsi sempre per via negativa: quello che essa non \u00e8 (il maschio) invece che quello che essa \u00e8 (ma che cosa sar\u00e0 mai, allora?; mistero).<\/p>\n<p>Quel che vogliamo dire \u00e8 che la donna non pu\u00f2 realizzarsi se pensa se stessa prima come femmina e poi come essere umano di genere femminile. La persona umana comprende il genere, non viceversa: ma anche qui \u00e8 prevalsa la cattiva lezione di Freud, con il suo pan-sessismo esasperato e paranoico (curiose, per\u00f2, questa grandi pensatrici femministe: son riuscite a eleggere fra i loro numi tutelari il pensatore, se cos\u00ec vogliamo chiamarlo, pi\u00f9 maschilista che mai sia comparso sulla faccia della terra: uno che sosteneva, senza battere ciglio, che tutte le donne sono potenzialmente frustrate isteriche e nevrotiche, <em>perch\u00e9 non hanno il pene<\/em> e ne sono disperatamente invidiose). Pensandosi anzitutto come femmina, la donna mutila l&#8217;immagine che ha di se stessa, la distorce, la stravolge; esattamente come avverrebbe a un uomo, se si pensasse <em>anzitutto<\/em> come maschio. Fra parentesi, \u00e8 ben questa la ragione della nevrosi da autoaffermazione del movimento omosessualista dei nostri giorni: il voler imporre la categoria dell&#8217;omosessuale come prevalente, perci\u00f2 come caratterizzante, rispetto ad ogni altra categoria dell&#8217;umano, anzi, rispetto all&#8217;umano in quanto tale; mentre non si pu\u00f2 mai fare una bandiera della parte di una cosa, ma solo dell&#8217;intero.<\/p>\n<p>La donna femminista, o erede della cultura femminista, dunque, \u00e8 una donna a met\u00e0, non solo come donna, ma proprio come essere umano: perch\u00e9 non si concepisce come essere umano di genere femminile, ma come femmina, diversa e contrapposta al maschio, contro il quale \u00e8 in rivolta; ed \u00e8 in rivolta, per conseguenza, contro la propria fisiologia e la propria psicologia, che la predispongono, fisiologicamente e psicologicamente, alla maternit\u00e0. Il grembo \u00e8 diventato, per le femministe, la Grande Trappola: una specie di trabocchetto predisposto dall&#8217;uomo per imprigionare e sottomettere la donna. Non stupisce, quindi, che una delle primissime rivendicazioni della cultura femminista sia stata la libert\u00e0 di abortire: senza di essa, il femminismo si sarebbe trovato nella stessa situazione di una adolescente che rivendica la propria libert\u00e0 nei confronti della famiglia, ma non dispone delle chiavi di casa per rientrare alla sera quando vuole. La libert\u00e0 di abortire era, ed \u00e8, il necessario strumento per disporre a piacimento della propria sessualit\u00e0 e per svincolarla dallo spettro della oppressione maschile: <em>l&#8217;utero \u00e8 mio e ne faccio quello che voglio io<\/em>. Inutile dire che era, ed \u00e8, anche uno strumento per far vedere al maschio, in questo caso al padre del nascituro, che lui, in queste faccende, conta zero. Come l&#8217;antico <em>pater familias<\/em>, che aveva diritto di vita o di morte sui propri figli, ma a parti rovesciate, ora la cultura femminista, divenuta parte integrante delle leggi statali in tutti i Paesi dell&#8217;Occidente, e asse portante del nuovo pensiero sociologico <em>politically correct<\/em>, riconosce alla donna, e alla donna soltanto, il diritto di vita e di morte sul figlio che ha concepito. Il padre non ha alcun diritto d&#8217;interloquire, pu\u00f2 solo adeguarsi.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 chiaro che una donna cos\u00ec proiettata al di fuori di s\u00e9, della sua profonda natura, della sua stessa fisiologia (perch\u00e9 la donna soldato o la donna presidente sono un insulto alle proprie funzioni fisiologiche legate al ciclo mestruale), non possa essere realizzata, n\u00e9 soddisfatta, n\u00e9 felice: e lo si vede, fra le altre cose, dal suo comportamento nevrotico, tendenzialmente schizofrenico: vorrebbe decidere, ma poi \u00e8 presa dal terrore delle decisioni, e le piacerebbe che a decidere fosse qualcun atro; vorrebbe essere forte e aggressiva, ma sogna di essere amorosamente soggiogata e vinta; pretende l&#8217;assoluta parit\u00e0, ma poi si offende se il maschio non le cede il passo davanti all&#8217;ascensore, o se l&#8217;amico non le paga la consumazione al bar. Vorrebbe tenere l&#8217;uomo a distanza, prenderlo al guinzaglio e &quot;usarlo&quot; quando ne ha voglia, ma si strugge sognando l&#8217;uomo &quot;vero&quot; che non chiede mai nulla, che la domina, che la soggioga; rimprovera agli uomini di essere deboli e fiacchi, di essere vili e latitanti, di non sapersi assumere le loro responsabilit\u00e0, ma poi, se incontra un uomo forte, volitivo, decisionista, \u00e8 afferrata dal terrore di ritrovarsi in cattivit\u00e0, legata, incatenata, prigioniera come il canarino nella sua gabbietta, e vorrebbe fuggire. Insomma, da quando si \u00e8 affermata la cultura femminista, la donna &#8212; generalmente parlando &#8212; \u00e8 divenuta un essere scisso e perennemente tormentato: vuole e non vuole, peggio d&#8217;un eterno Amleto in crisi esistenziale.<\/p>\n<p>Certo, molte donne si sono liberate dal marito, e anche dall&#8217;idea del marito, e godono i privilegi di una grande libert\u00e0 affettiva e sessuale. Non hanno pi\u00f9 mariti, ma amanti fin che ne vogliono: il guaio \u00e8 che la generalizzazione di questa &quot;filosofia&quot; ha moltiplicato la figura della rivale. Se, un tempo, molte donne si facevano scrupoli a imbastire una relazione con un uomo sposato, oggi ben poche se ne fanno a tentar di sedurre un uomo che, non essendo sposato, \u00e8, a termini di legge, &quot;libero&quot;, anche se, in effetti, ha gi\u00e0 un&#8217;altra donna, o, magari, svolazza allegramente di fiore in fiore, soffermandosi, ogni tanto, un po&#8217; di pi\u00f9 su quelli che gli paiono pi\u00f9 belli. Una battuta crudele, ma sostanzialmente esatta, dice che le donne, prima del femminismo, avevano un uomo per ciascuna, mentre ora, grazie al trionfo della cultura femminista, spesso e volentieri ne hanno uno in due (o in tre). E cos\u00ec, senza nemmeno rendersene conto, sono ricadute nella schiavit\u00f9 dalla quale erano fuggite con tanto orrore: nella schiavit\u00f9 del maschio padrone e sultano, che si destreggia superbamente fra due o tre femmine desiderose di lui, e pronte a mettersi le unghie negli occhi l&#8217;una con l&#8217;altra, pur di strapparselo di mano. Il maschio, difatti, in quest&#8217;ottica, \u00e8 diventato la preda: ma ogni cacciatore sa che una preda ha tanto pi\u00f9 valore, quanto pi\u00f9 essa \u00e8 desiderata, ed \u00e8 stata inseguita, da numerosi cacciatori. Nessuno vuole una preda facile, che non \u00e8 stata cacciata da alcuno perch\u00e9 nessuno l&#8217;ha ritenuta meritevole di essere cacciata. Ed ecco allora le signore femministe prendersi a colpi di tacco e di borsetta, per sfilare dalle mani dell&#8217;altra la preda pi\u00f9 ambita, il trofeo che ciascuna di esse vorrebbe poter esibire nel salotto di casa.<\/p>\n<p>Dunque, le donne oggi non sono pi\u00f9 felici, e nemmeno pi\u00f9 realizzate. Molte sono andate in depressione e spendono gran parte del loro stipendio per pagarsi le sedute dallo psicanalista (direte che questo vale anche per i maschi, ed \u00e8 vero: il gioco al massacro reciproco ha dato i medesimi frutti per le une e per gli altri). Si guardano allo specchio e non si tollerano: si trovano brutte, grasse, rugose, tristi, amareggiate. E non abbiamo parlato che dell&#8217;aspetto relativo all&#8217;autostima delle donne; avremmo potuto parlare del loro raddoppiato o triplicato sfruttamento sociale, prese nella morsa fra cose contrastanti: casa, carriera, figli, amanti, utopia e realt\u00e0. Il gioco al massacro non \u00e8 stato solo contro i maschi, ma anche contro se stesse. La donna femminista ha tradito se stessa ed \u00e8 stata una cattiva maestra per tutte le altre donne. Ha insegnato loro non la dignit\u00e0, ma la folle pretesa di poter fare tutto da sole, quasi che del maschio, come tale, non vi sia alcun bisogno. Le coppie di lesbiche felicemente sposate, si fa per dire, e felicemente mamme, grazie al ricorso alla fecondazione eterologa, sono il punto d&#8217;arrivo di questa impostazione iniziale, i cui presupposti erano gi\u00e0 presenti nei primi slogan femministi del &#8217;68, se non prima ancora.<\/p>\n<p>Soluzioni? Nessuna, senza prima un solenne <em>mea culpa<\/em> e senza scordarsi le follie del femminismo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche di questo dobbiamo ringraziare il Sessantotto, i &quot;figli dei fiori&quot;, i Beatles e i Rolling Stones, don Lorenzo Milani e Mario Capanna, la scuola di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[247],"class_list":["post-29055","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-scuola"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29055","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29055"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29055\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29055"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29055"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29055"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}