{"id":29054,"date":"2008-03-31T04:50:00","date_gmt":"2008-03-31T04:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/31\/un-film-al-giorno-strategia-del-ragno-di-bernardo-bertolucci-1970\/"},"modified":"2008-03-31T04:50:00","modified_gmt":"2008-03-31T04:50:00","slug":"un-film-al-giorno-strategia-del-ragno-di-bernardo-bertolucci-1970","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/03\/31\/un-film-al-giorno-strategia-del-ragno-di-bernardo-bertolucci-1970\/","title":{"rendered":"Un film al giorno: \u00abStrategia del ragno\u00bb di Bernardo Bertolucci (1970)"},"content":{"rendered":"<p>Il giovane Athos Sivieri (impersonato dall&#8217;attore Giulio Brogi) torna al paese natio di Tara, trent&#8217;anni dopo, per indagare sulle circostanze della morte di suo padre, eroe antifascista ucciso da sicari mentre progettava un attentato contro Mussolini, in una Bassa padana riconoscibilissima eppure indefinibilmente &#8216;strana&#8217;, quasi aliena (si ricordi quanto detto in proposito circa l&#8217;ambientazione del film di Pupi Avati <em>La casa dalle finestre che ridono<\/em>, in questa stessa rubrica). Egli \u00e8 certo che gli assassini si celino ancora in paese e intende smascherarli e vendicare suo padre.<\/p>\n<p>Per prima cosa entra in contatto con tre vecchi compagni di fede dell&#8217;uomo, tre militanti comunisti che , insieme a lui, avevano preparato il mancato attentato alla vita di Mussolini; poi con la sua antica amante, Draifa (Alida Valli), che ha un breve mancamento davanti a quel giovanotto che assomiglia in modo cos\u00ec impressionante al padre.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una ricerca facile, la sua. A parole, tutti si complimentano con lui e rievocano con enorme affetto e ammirazione la figura dello scomparso; di fatto, per\u00f2, sin dall&#8217;inizio, Athos ha la netta impressione, la quale trover\u00e0 conferma in una serie di fatti inquietanti, che il suo ritorno non sia gradito e che le sue domande ed indagini lo siano ancor meno.<\/p>\n<p>Il clima, intorno a lui, si fa sempre pi\u00f9 ostile: dalla misteriosa aggressione subita in casa di Draifa (ove \u00e8 ospite), quando uno sconosciuto gli sferra un pugno attraverso la finestra del bagno, fino all&#8217;inseguimento degli abitanti di Tara, che si svolge lungo i portici del paese (in realt\u00e0, Sabbioneta, la &quot;citt\u00e0 ideale&quot; del Rinascimento, fatta erigere da Vespasiano Gonzaga dal 1553), \u00e8 tutto un crescendo di insofferenza e di vera e propria minaccia, in stridente contrasto con i paesaggio solari dei campi di granturco che si stendono a perdita d&#8217;occhio e con l&#8217;iniziale ospitalit\u00e0 a base di buon vino e affettuosi ricordi legati alla figura paterna.<\/p>\n<p>Ma, cosa ancora pi\u00f9 grave, Athos non tarda a rendersi conto che qualcosa non va, proprio nell&#8217;immagine che il padre ha lasciato di s\u00e9; o, meglio, che per gli abitanti di Tara &#8211; che a suo padre hanno dedicato perfino una lapide nel centro del paese &#8211; il mito di Athos Sivieri (il padre aveva anche lo stesso nome degli figlio) \u00e8 divenuto qualcosa che vive di vita propria, concluso e autosufficiente; e che non hanno alcun desiderio di tornare alla concreta individualit\u00e0 storica dell&#8217;eroe locale. Perch\u00e9?<\/p>\n<p>Dapprima quasi solo intuito, poi sussurrato e, infine, alluso in maniera piuttosto esplicita, ecco farsi strada il terribile segreto, la rivelazione sconvolgente: Athos Sivieri, forse, non \u00e8 stato affatto un eroe, ma un vile e perfino un traditore della causa antifascista; una spia o un agente provocatore della dittatura. Nessuno, per\u00f2, \u00e8 disposto ad assecondare il figlio della ricerca sempre pi\u00f9 affannosa della verit\u00e0, perch\u00e9 a loro la verit\u00e0 non interessa: l&#8217;unica cosa che vogliono \u00e8 che rimanga in piedi il mito, il mito del coraggioso militante antifascista che ha sacrificato la vita per coerenza con i suoi ideali.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, per quanto si affanni, il giovane Athos non riesce a superare la dura scorza delle omert\u00e0 e l&#8217;ancor pi\u00f9 dura e vischiosa scorza dell&#8217;ambiguit\u00e0 del reale stesso: che, come insegna il leggendario <em>Rashomon<\/em> di Akira Kurosazawa (tratto, a sua volta, da un racconto dello scrittore Akutagawa), ha mille facce ed \u00e8 passibile di molte interpretazioni diverse e perfino contrastanti. Pertanto non gli resta che rassegnarsi e prepararsi a partire, senza aver potuto risolvere l&#8217;enigma: venuto per vendicare il padre vilmente assassinato, eroe senza macchia e senza paura, non gli resta fra le mani che un&#8217;immagine poliedrica e incomprensibile della realt\u00e0; un&#8217;immagine in cui la figura paterna, avvolta dall&#8217;aura ingombrante di un mito ormai solidificato, permane avvolta da una patina di indecifrabilit\u00e0 che mai pi\u00f9 verr\u00e0 rimossa.<\/p>\n<p>Al momento di partire da Tara con il treno, una nuova e sconcertante sorpresa attende il giovane Athos, gi\u00e0 perplesso e stranito dalla piega imprevista che ha preso il suo soggiorno in quello strano paese. Si accorge, infatti, mentre sta aspettando che passi il treno con il quale andarsene, che sulle rotaie della linea ferroviaria crescono abbondanti le erbacce: testimonianza inequivocabile del fatto che, da moltissimo tempo, nessun treno \u00e8 mai passato da quella stazione. Dunque, egli non riuscir\u00e0 mai pi\u00f9 ad andarsene dal paese: segno, fuori di metafora, che non riuscir\u00e0 mai a liberarsi dall&#8217;ombra che la figura paterna, pur con tutta l&#8217;ambiguit\u00e0 di cui ha scoperto che \u00e8 fatta, continua a proiettare su di lui.<\/p>\n<p>Evidentemente, non basta rendersi conto di esser finiti in una prigione, per trovare il modo (o la volont\u00e0) di uscirne.<\/p>\n<p>Non sono in pochi a considerare <em>Strategia del ragno<\/em> come uno dei migliori film di Bertolucci e come uno dei migliori, in assoluto, di quella pur ricca (al confronto di oggi) stagione cinematografica, che fu quella tra gli anni Sessanta e i Settanta del secolo scorso. Pensato originariamente per la televisione, dalla quale ricevette i finanziamenti, esso riesce a conciliare mirabilmente le esigenze di entrambi i linguaggi espressivi, quello del grande e quello del piccolo schermo.<\/p>\n<p>La fotografia di Vittorio Storaro, ad esempio, \u00e8 a colori e tale appare nella versione cinematografica, ma originariamente era destinata al bianco e nero, e cos\u00ec hanno visto il film gli spettatori televisivi; con effetti eccellenti sia nell&#8217;una che nell&#8217;altra versione. L&#8217;elemento essenziale della fotografia, infatti, non \u00e8 il colore o il bianco e nero, bens\u00ec il &#8216;taglio&#8217; mirabilmente sospeso (come, del resto, in ogni altro aspetto del film) tra realismo e surrealismo, tra la concretezza padana (<em>Strategia del ragno<\/em> \u00e8 stato definito il pi\u00f9 &#8216;padano&#8217; dei film del padano Bertolucci) e la dimensione onirica e fantastica.<\/p>\n<p>In particolare, nella fotografia del film sono state notate derivazioni sia dalla pittura di Ren\u00e9 Magritte (secondo <em>Il Morandini<\/em>), sia da quella di De Chirico (per Paolo Mereghetti); ed \u00e8 certo che l&#8217;ambientazione della vicenda in una cittadina cos\u00ec stranamente &#8216;razionale&#8217; e artificiale, come Sabbioneta, perduta nelle pieghe di un profondo Nord che ha quasi i contorni della fiaba, contribuisce potentemente a creare nello spettatore una inconfondibile suggestione, che sembra evocare i paesaggi straniti e allucinati, ma al tempo stesso geometrici e &#8216;naturali&#8217;, delle <em>Citt\u00e0 d&#8217;Italia<\/em> della fase metafisica della pittura di Giorgio De Chirico.<\/p>\n<p>In effetti, mentre nella prima met\u00e0 del film sembrano prevalere i toni realistici e quasi impressionistici, nella seconda prende il sopravvento un&#8217;atmosfera sempre pi\u00f9 marcatamente simbolica e onirica, tanto da richiamare non solo le caratteristiche atmosfere alla Borg\u00e9s (da cui \u00e8 appunto tratto il soggetto), ma anche quelle di Tommaso Landolfi e, in parte, di Dino Buzzati (specialmente il Buzzati de <em>Il deserto dei Tartari<\/em>). Ma la sapienza registica di Bertolucci consiste proprio nel dosare il passaggio fra le due parti del film in maniera cos\u00ec graduale e naturale, da trasportare lo spettatore dal regno delle cose note a quello delle ignote con la massima naturalezza; come succede, appunto, nei racconti di Borg\u00e9s e di Landolfi (pensiamo, in particolare, a <em>La pietra lunare<\/em> di quest&#8217;ultimo).<\/p>\n<p>Anche la dimensione psicoanalitica, che in altre mani sarebbe divenuta un pesante e indigesto fardello, viene trattata da Bertolucci con leggerezza da maestro: rimane sullo sfondo e non invade pesantemente la scena, non rende la vicenda scontata e prevedibile, anche se i due temi principali dell&#8217;opera &#8211; la crisi d&#8217;identit\u00e0 del protagonista e l&#8217;indecifrabilit\u00e0 del reale &#8211; sono i temi classici della cultura psicanalitica.<\/p>\n<p>Il labirinto in cui finisce per perdersi il giovane Athos nel suo tentativo di definire la figura paterna e, cos\u00ec facendo, di ridimensionarla quanto basta per vivere autonomamente la propria vita, \u00e8 il labirinto di una condizione psicologica che finisce per travalicare la problematica dei rapporti tra l&#8217;io del figlio e la memoria opprimente del padre, e riguarda la stessa condizione umana nella societ\u00e0 contemporanea, in cui l&#8217;apparire \u00e8 pi\u00f9 importante dell&#8217;essere e la realt\u00e0 percepita prevarica, pirandellianamente, su quella agita. Perci\u00f2, levarsi dal viso la maschera che le altrui aspettative ci hanno costruito addosso diviene un&#8217;impresa sempre pi\u00f9 difficile e non priva di rischi: a cominciare dal rischio di non trovare pi\u00f9, al di sotto di essa, alcun volto riconoscibile (come accade a Vitangelo Moscarda in <em>Uno, nessuno e centomila<\/em>).<\/p>\n<p>Numerosissimi sono, nel film, i richiami colti al mondo della pittura, della letteratura, della musica, dai quadri del pittore <em>na\u00eff<\/em> Ligabue al riferimento a <em>Via col vento<\/em> nel nome stesso del paese in cui \u00e8 ambientata la vicenda: Tara, la mitica tenuta di Rossella O&#8217;Hara. La sequenza del ballo all&#8217;aperto sulle note di <em>Giovinezza<\/em> \u00e8, poi, una pagina da antologia, per usare l&#8217;espressione di Laura, Luisa e Morando Morandini.<\/p>\n<p>Scrive il critico cinematografico Tullio Kezich (ne <em>Il Millefilm. Dieci anni al cinema, 1967-1977)<\/em>, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1983, vol. 2, p. 617:<\/p>\n<p><em>&quot;Un film per chi ha amato e per chi non ha amato<\/em> Ultimo tango a Parigi: <em>realizzato in tutta modestia, con finanziamenti televisivi, non \u00e8 arbitrario considerarlo il capolavoro di Bernardo Bertolucci. Si tratta di una versione padana, girata tra Sabbioneta e Pomponesco, del racconto di ambiente irlandese<\/em> Terra del traditore e dell&#8217;eroe, <em>raccolto da Jorge Luis Borges in<\/em> Finzioni <em>(Einaudi). Athos magnani, figlio e omonimo di un eroe antifascista di cui esiste il culto in un paesello della Bassa, torna come Oreste alla terra dei padri per scoprire l&#8217;assassino del genitore. I suoi scandagli nella memoria dei vecchi militanti incontrano improvvise difficolt\u00e0, affondano in zone d&#8217;omert\u00e0 mal conciliabili con la civilt\u00e0 edonistica ed estroversa dei culatelli e del lambrusco. In fondo a questo itinerario, percorso con ostinazione compulsiva, c&#8217;\u00e8 una rivelazione spiacevole; ma anche il raggiungimento della consapevolezza che la verit\u00e0 vale sempre pi\u00f9 del mito. Pochi film abbiamo visto, negli ultimi ani, immaginati e scritti in un tale stato di grazia, con la leggerezza un po&#8217; straziata di certe pagine mozartiane. Eppure per Bertolucci si \u00e8 visibilmente trattato di rimettere in questione, quasi in psicoanalisi, tutta una privatissima eredit\u00e0 etnica e culturale: l&#8217;ha fatto con ferreo coraggio e struggente delicatezza.<\/em> Strategia del ragno <em>sullo schermo, per chi gi\u00e0 l&#8217;avesse visto in TV, ha in pi\u00f9 i colori di una soave tavolozza; e resta fra le pi\u00f9 belle interpretazioni dell&#8217;ultimo cinema italiano la doppia personificazione che Giulio Brogi fa del padre e del figlio: ecco cosa significa, facendo il mestiere dell&#8217;attore, avere un autentico talento da artista. [1973]&quot;<\/em><\/p>\n<p>Siamo particolarmente d&#8217;accordo con quest&#8217;ultimo giudizio: il protagonista, Giulio Brogi, \u00e8 straordinariamente efficace sia nel ruolo del figlio, sia in quello (rievocato nella memoria) del padre. Il pubblico di allora lo ricorda soprattutto nei panni dell&#8217;Enea dello sceneggiato televisivo dedicato al capolavoro di Virgilio, oltre che in quelli del rivoluzionario protagonista del film <em>San Michele aveva un gallo,<\/em> dei fratelli Taviani; quello di oggi lo conosce poco, anche perch\u00e9, da allora, Brogi (nato a Verona nel 1935) ha quasi smesso di lavorare per la televisione e si \u00e8 concentrato sul teatro, che \u00e8 stata la sua vera scuola e la sua costante vocazione. Sobrio, espressivo, bravissimo nel rendere lo smarrimento e l&#8217;insicurezza dell&#8217;antieroe moderno, Brogi \u00e8 stato un attore intenso e appassionato, come ne vorremmo vedere di pi\u00f9 al giorno d&#8217;oggi.<\/p>\n<p>Alida Valli, poi (che, stranamente, nei ricordi relativi ad Athos &#8216;padre&#8217;, non appare pi\u00f9 giovane: un altro gioco di specchi?) \u00e8 bravissima come sempre; tanto brava da far apparire scandalosa la decisione della RAI di ignorarne, praticamente, la recente scomparsa.<\/p>\n<p>E che dire del regista?<\/p>\n<p>Nato a Parma nel 1941, figlio d&#8217;arte (suo padre era il poeta Attilio, e poeta \u00e8 lui stesso; suo fratello minore, Giuseppe, regista anch&#8217;egli), ha esordito con un film dagli influssi pasoliniani, <em>La commare secca<\/em> (1962), per poi rivelarsi come uno dei grandi maestri del cinema italiano del Novecento, firmando capolavori quali <em>Ultimo tango a Parigi<\/em> (1972), <em>Novecento atto I<\/em> e <em>Novecento atto<\/em> II (entrambi del 1976), <em>La tragedia di un uomo ridicolo<\/em> (1981), <em>L&#8217;ultimo imperatore<\/em> (1987), <em>Il t\u00e8 nel deserto<\/em> (1990), <em>Piccolo Buddha<\/em> (1993), <em>Io ballo da sola<\/em> (1996), <em>L&#8217;assedio<\/em> (1998<em>), The Dreamers &#8211; I sognatori<\/em> (2003), all&#8217;insegna di una continua e coraggiosa sperimentazione.<\/p>\n<p>E tuttavia, anche se sappiamo di fare un&#8217;affermazione che non piacer\u00e0 alla critica &quot;alta&quot; (quella che ha dato a <em>Strategia del ragno<\/em> un giudizio di mera sufficienza &#8211; come il Mereghetti, che gli ha concesso appena due stelle -, noi ci associamo a quei (pochi) critici che hanno visto, e vedono tuttora, in quel film di ben trentotto anni fa una delle cose migliori, pi\u00f9 fresche e pi\u00f9 vive del pur bravissimo regista emiliano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il giovane Athos Sivieri (impersonato dall&#8217;attore Giulio Brogi) torna al paese natio di Tara, trent&#8217;anni dopo, per indagare sulle circostanze della morte di suo padre, eroe<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30143,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14,26],"tags":[92],"class_list":["post-29054","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-un-film-al-giorno","category-cinema","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-cinema.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29054","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29054"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29054\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30143"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29054"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29054"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29054"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}