{"id":29048,"date":"2007-10-31T10:42:00","date_gmt":"2007-10-31T10:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/10\/31\/lessere-si-manifesta-anche-nello-stormire-di-una-fronda\/"},"modified":"2007-10-31T10:42:00","modified_gmt":"2007-10-31T10:42:00","slug":"lessere-si-manifesta-anche-nello-stormire-di-una-fronda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/10\/31\/lessere-si-manifesta-anche-nello-stormire-di-una-fronda\/","title":{"rendered":"L&#8217;essere si manifesta anche nello stormire di una fronda"},"content":{"rendered":"<p>Preoccupazioni. Gi\u00e0, e chi non le ha? Di salute; familiari; di lavoro. E cento cose da fare; e la stanchezza che risale come un velo di nebbia.<\/p>\n<p>Una grande finestra spalancata sul giardino, e la luce di un bellissimo mattino di ottobre che piove discreta gi\u00f9 dal tetto e incendia le chiome dei tigli, facendo avvampare le mille tonalit\u00e0 di verde, di giallo, di ocra, di arancio, di marrone in un tripudio di vita.<\/p>\n<p>Una fronda, pi\u00f9 vicina, si protende fino a sfiorare le grandi vetrate, oscillando lentamente nella brezza mattutina: par quasi di toccarla.<\/p>\n<p><em>Monti e colline vi acclameranno e tutti gli alberi dei campi di batteranno le mani<\/em>, scrive il profeta Isaia, che \u00e8 stato anche (come giustamente faceva notare un personaggio dei <em>Miserabili<\/em> di Victor Hugo) un grande, grandissimo poeta.<\/p>\n<p>S\u00ec, pare proprio che quella fronda di tiglio, gialla e arancio sullo sfondo terso del cielo azzurro, stia battendo le mani e stia facendo dei cenni di saluto: festosi, annunciatori di bene. La mente si concentra ad osservarla, ma non analizzandone i particolari, bens\u00ec penetrando di slancio verso il suo cuore, la sua essenza riposta.<\/p>\n<p>Ed ecco, di colpo la porta misteriosa si socchiude e non vede pi\u00f9, davanti agli occhi, <em>quella<\/em> fronda, di <em>quell&#8217;albero<\/em> e di <em>quel<\/em> giardino, in <em>quel<\/em> giorno e in <em>quell&#8217;<\/em>ora e in <em>quella<\/em> luce, bens\u00ec vede soltanto e semplicemente <em>la<\/em> fronda, la fronda che stormisce e si culla nel vento, la fronda che accenna e che saluta e che annunzia il bene; e poi la fronda e basta, la fronda in se stessa. Non \u00e8 pi\u00f9 una fronda di tiglio n\u00e9 una fronda ottobrina, non \u00e8 pi\u00f9 una fronda dai colori dorati dell&#8217;autunno e non \u00e8 pi\u00f9 una fronda che fa venire in mente Isaia, Victor Hugo o magari un quadro di Gustav Klimt o di Andreas Zorn. No: \u00e8 <em>la<\/em> fronda, e basta.<\/p>\n<p>La fronda, in tutta la sua gloria.<\/p>\n<p>In tutta la sua bellezza, in tutto il suo splendore.<\/p>\n<p>\u00c8 la fronda: \u00e8 lei, un qualche cosa che esiste perch\u00e9 ha una sua ragione di essere al mondo, in s\u00e9 e per s\u00e9; che \u00e8 stata chiamata all&#8217;esistenza e ha detto <em>s\u00ec<\/em> alla chiamata, generosamente.<\/p>\n<p>\u00c8 la fronda <em>assoluta,<\/em> la fronda platonica, forse; eppure, allo stesso tempo, \u00e8 anche qualcosa d&#8217;altro da s\u00e9, qualcosa di non individuale e di non individuato.<\/p>\n<p>\u00c8 una manifestazione dell&#8217;Essere, una rivelazione dell&#8217;Essere: sacra rivelazione, ierofania, cui bisogna accostarsi in punta di piedi.<\/p>\n<p>E infine non \u00e8 pi\u00f9 una manifestazione dell&#8217;Essere, ma <em>\u00e8<\/em> l&#8217;Essere. Perch\u00e9 l&#8217;Essere \u00e8 ovunque, ovunque ci sia una chiamata all&#8217;esistenza e una risposta affermativa alla chiamata. E, come dicono i saggi Zen, tutto l&#8217;universo \u00e8 racchiuso nel pi\u00f9 piccolo granello di sabbia o nella pi\u00f9 piccola goccia del mare.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la mente, contemplando la fronda, finisce per non vedere pi\u00f9 la fronda, ma ci\u00f2 che la fronda &#8211; come ogni altra cosa &#8211; occulta e rivela al tempo stesso: il segreto dell&#8217;Essere, il <em>nostro<\/em>, ineffabile segreto.<\/p>\n<p>Si spalanca una nuova prospettiva. L&#8217;oggetto perde la sua opacit\u00e0, la sua inerzia, la sua pesantezza e diventa vivo, luminoso, ineffabile.<\/p>\n<p>Non \u00e8 pi\u00f9 un oggetto; \u00e8 divenuto l&#8217;Essere &#8211; al di fuori dello spazio, al di fuori del tempo.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 proprio questo il segreto dei bambini, la naturalezza con cui accedono alla dimensione <em>altra<\/em> del mondo &#8211; come Alice attraverso lo specchio. I bambini, davanti alle cose, non valutano, non calcolano, non giudicano. Non si chiedono, davanti a una fronda che ondeggia piano nel vento, se sia una fronda di tiglio oppure di platano o magari di acero. \u00c8 una fronda e basta. Ma proprio perch\u00e9 \u00e8 solo e semplicemente una fronda, <em>\u00e8 anche qualcos&#8217;altro.<\/em> Pi\u00f9 precisamente, \u00e8 una porta socchiusa su un altro piano di realt\u00e0.<\/p>\n<p>Possiamo formulare questo concetto nei seguenti termini: quando le cose sono assolutamente se stesse, non si esauriscono mai nella loro mera inseit\u00e0, ma si trasfigurano nella dimensione dell&#8217;essere e si espandono fino ad abbracciare il mondo intero (come il granello di sabbia o la goccia d&#8217;acqua dei maestri Zen).<\/p>\n<p>Per le cose, tutto questo \u00e8 naturale. Le cose <em>sono<\/em> se stesse e, quindi, sono anche altro da s\u00e9: sono l&#8217;immagine dell&#8217;Essere da cui provengono. Un bosco, una cascata, una nuvola, un cielo stellato, un fiore che si ripiega al tramonto <em>sono se stessi<\/em> e nient&#8217;altro che se stessi. Di conseguenza, il loro essere si espande, si dilata, ingigantisce e al tempo stesso sfuma e si tramuta in qualche cosa di diverso da s\u00e9.<\/p>\n<p>\u00c8 il grande mistero della rivelazione, o meglio della <em>ierofania<\/em>: la rivelazione del sacro. Tutti i grandi mistici la conoscono bene; \u00e8 di essa che parla san Francesco nel <em>Cantico delle creature,<\/em> ove ripete con slancio e fervore: <em>Laudato sie, mi Signore, cum tucte le tue creature<\/em>.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una creatura, tuttavia, che pu\u00f2 non essere se stessa, perch\u00e9 possiede la facolt\u00e0 di decidere se esserlo e di assumersene la responsabilit\u00e0; e questa creatura \u00e8 l&#8217;uomo. Di fatto, molti esseri umani scelgono di non essere se stessi, di camuffarsi, di apparire come altro da s\u00e9. Una tale scelta li rende opachi e pesanti, come la vetrata di una chiesa in rovina, abbandonata da anni: una vetrata sporca e coperta di ragnatele, al punto che la luce pi\u00f9 intensa non arriva se non come un debolissimo e vago chiarore. Si intuisce che fuori splende un bel sole, tuttavia \u00e8 come essere nella semioscurit\u00e0 di una profonda cantina.<\/p>\n<p>Da ci\u00f2 derivano due conseguenze.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che quei rari esseri umani che sono capaci di riconoscersi e scegliersi, rispondendo alla chiamata e avendo il coraggio di essere pienamente se stessi, divengono a loro volta delle preziose porte dischiuse sul mistero dell&#8217;Essere. Da essi filtra la luce, la luce che illumina il cammino a tanti viandanti, smarriti o incerti sulla strada da prendere.<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 che solo gli esseri umani che scelgono di essere pienamente se stessi, divenendo con ci\u00f2 stesso delle <em>persone<\/em> nel vero significato della parola, sono in grado di vedere le cose nella loro intima dimensione ontologica. Solo loro sanno vedere le cose in se stesse e, di conseguenza, come altrettante porte socchiuse sull&#8217;Essere.<\/p>\n<p>I poeti vi riescono, a volte; per questo, con un po&#8217; di esagerazione, si dice che saranno i poeti a salvare il mondo &#8211; se il mondo si pu\u00f2 ancora salvare. Ma i poeti vi riescono solo per un istante e, subito dopo, precipitano dalle altezze della ierofania all&#8217;angoscia e alla disperazione di un brusco ritorno alla grigia e piatta dimensione quotidiana. Il loro punto d&#8217;appoggio, infatti, \u00e8 costituito unicamente dalla sensibilit\u00e0: appoggio sempre elusivo e sempre sfuggente, che nasce dal desiderio, cio\u00e8 &#8211; ancora &#8211; da una forma di attaccamento alle cose.<\/p>\n<p>Questo, infatti, \u00e8 il grande segreto della ierofania: che solo liberandosi dall&#8217;attaccamento alle cose si diventa degni di goderne tutto lo splendore; di penetrare fino alla numinosit\u00e0 dell&#8217;Essere attraverso di loro.<\/p>\n<p>Un autentico mistero: come dire che solo divenendo ciechi si riesce a <em>vedere<\/em> realmente le cose. E un po&#8217; \u00e8 proprio cos\u00ec; anche Platone affermava che noi cominciamo a vedere davvero le cose solo quando chiudiamo gli occhi del corpo.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 non saranno i poeti a salvare il mondo.<\/p>\n<p>I poeti, come i bambini, sfiorano il mistero dell&#8217;essere, ma senza mai penetrarvi: vi girano intorno, struggendosi di nostalgia. Per\u00f2 la strada che scelgono per giungervi \u00e8 la strada del sensibile, dunque del relativo. Dal piano del relativo non si pu\u00f2 passare su quello dell&#8217;Assoluto, se non a patto di oltrepassarlo con uno stacco netto, con un salto. Il sensibile non pu\u00f2 mai trascendersi veramente, pertanto non pu\u00f2 offrire che un pallido surrogato della ierofania: qualche cosa che vi somiglia, ma molto da lontano.<\/p>\n<p>La musica si colloca gi\u00e0 su un gradino pi\u00f9 alto. La musica \u00e8 fatta di suoni, cio\u00e8 di un elemento sensibile molto rarefatto, molte tenue, che tende a sfumare nell&#8217;immateriale. Anche la parola, la parola poetica, \u00e8 un elemento tenue, almeno in confronto alle arti figurative; per\u00f2 essa tenta di evocare direttamente le immagini della dimensione spirituale, mentre la musica lo fa solo indirettamente. La poesia tenta di raffigurare le cose; la musica rimanda a un piano di realt\u00e0 ove le cose non sono pi\u00f9 cose, ma pure emozioni.<\/p>\n<p>Eppure anche la musica \u00e8 inadeguata a introdurre il mistero dell&#8217;Essere. Non mediante le emozioni, ma mediante la contemplazione equanime e totalmente disinteressata \u00e8 possibile tentare di avvicinarvisi. In altre parole, occorre recidere l&#8217;ultimo legame con il mondo dell&#8217;ego, del desiderio, dell&#8217;attaccamento. Come quando si sale in montagna: bisogna alleggerirsi di tutta l&#8217;inutile zavorra. Nello zaino deve esservi posto solamente per l&#8217;essenziale.<\/p>\n<p>Non si interroga il mistero dell&#8217;essere come se fosse una gita di piacere. E non si pu\u00f2 improvvisare, barare, bluffare: proprio come quando si va in montagna. L&#8217;allenamento, la preparazione, la disciplina o ci sono o non ci sono. Bisogna costruirli un poco alla volta, umilmente, giorno dopo giorno.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, avvicinarsi al mistero dell&#8217;Essere \u00e8 pi\u00f9 facile di quel che non si creda: come lasciarsi sostenere dall&#8217;acqua, anche da parte di chi non sappia nuotare. Ma ci\u00f2 richiede un livello di semplicit\u00e0, di confidenza, di apertura coscienziale che, normalmente, non s&#8217;improvvisa. Se non avessimo reciso il nostro legame con le cose e con la nostra stessa interiorit\u00e0, sapremmo che le cose sono l\u00ec per accoglierci, per sostenerci, per rivelarci l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Ma noi, quel legame, lo abbiamo perduto. Perci\u00f2 vaghiamo come pellegrini che non conoscono la strada: ricchi, ci siamo resi indigenti per pura e semplice ignoranza. Non sapevamo il tesoro incalcolabile che portavamo in noi.<\/p>\n<p>E anche la strada, in realt\u00e0, la conosciamo; anzi, la conoscevamo. D&#8217;istinto: come i bambini. Poi, per\u00f2, ci siamo distratti; ci siamo lasciati distrarre da tante cose che non sono l&#8217;essenziale, ma alle quali abbiamo accordato eccessiva importanza.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 per questo che qualcuno disse: <em>Se non ritornerete come questi bambini, non entrerete nel Regno.<\/em><\/p>\n<p>Ed ora eccoci qui: viandanti smarriti, incapaci di scorgere e riconoscere i <em>segni<\/em> che dovrebbero guidarci verso il piano dell&#8217;Assoluto.<\/p>\n<p>Da dove cominciare, allora, per ritrovare la strada di casa, la strada verso la dimora dell&#8217;Essere?<\/p>\n<p>In verit\u00e0, da qualunque punto: purch\u00e9 il movimento nasca dall&#8217;amore. Non dalla passione-desiderio che sempre brama e sempre mira al possesso, ma l&#8217;amore disinteressato. L&#8217;amore disinteressato \u00e8 preghiera di lode e di ringraziamento.<\/p>\n<p>A quel punto qualsiasi cosa, anche una fronda d&#8217;albero che si dondola nel chiaro mattino d&#8217;ottobre, diventa una rivelazione del sacro, una rivelazione dell&#8217;Essere. Si spalanca davanti a noi, come una immensa finestra sull&#8217;azzurro.<\/p>\n<p>Ci offre il mistero dell&#8217;Essere come premio della nostra fedelt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Preoccupazioni. Gi\u00e0, e chi non le ha? Di salute; familiari; di lavoro. 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