{"id":29043,"date":"2016-07-26T08:30:00","date_gmt":"2016-07-26T08:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/26\/storie-di-ordinaria-follia-buonista\/"},"modified":"2016-07-26T08:30:00","modified_gmt":"2016-07-26T08:30:00","slug":"storie-di-ordinaria-follia-buonista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/07\/26\/storie-di-ordinaria-follia-buonista\/","title":{"rendered":"Storie di ordinaria follia (buonista)"},"content":{"rendered":"<p>Ai buonisti cattoprogressisti non basta la sindrome di essere i migliori dei migliori; vogliono anche imporla per legge a tutti gli altri. E a spese di costoro, ben s&#8217;intende.<\/p>\n<p>Ci capita per le mani un libriccino, <em>Esisto ma non ci sono. L&#8217;altro volto dell&#8217;accoglienza<\/em>, a firma di Annalisa De Faveri. \u00c8 stato stampato dalla Caritas diocesana di Treviso nel 2015, lo si trova a disposizione nelle chiese. Evidentemente, stampato coi soldi della Caritas: cio\u00e8 con le contribuzioni volontarie dei cattolici. Dunque: i cattolici fanno delle offerte, pensando di sovvenire ai bisogni dei poveri (non necessariamente degli stranieri: ci sono milioni di poveri italiani, come sanno tutti, che non se la passano tanto meglio degli stranieri, magari hanno solo pi\u00f9 dignit\u00e0 e discrezione nel chiedere); ma quei soldi vengono usati anche per stampare opuscoli come questo. E allora vediamo se si tratta di un impiego moralmente legittimo delle offerte destinate a sovvenire i bisognosi.<\/p>\n<p>L&#8217;Autrice scrive con la sicumera e la prosopopea di chi ha capito tutto, trincia ad ogni riga giudizi taglienti, \u00e8 certa di avere la verit\u00e0 in tasca. Tanta fiducia nella bont\u00e0 delle proprie convinzioni le viene, dice, da <em>sette mesi<\/em> di volontariato in una struttura della Caritas, al servizio dei &quot;migranti&quot;: periodo di tempo rispettabile, ma non proprio impressionante. C&#8217;\u00e8 gente che ha dedicato anni e decenni della propria vita ad aiutare il prossimo, e lo ha fatto in silenzio, con pudore; compreso qualcuno che ci ha rimesso la vita. Sempre in silenzio. Ma si vede che erano altri tempi e altri stili di volontariato. E, da buona progressista, la nostra Autrice dedica una pagina dello smilzo libriccino a riportare la solita frase buonista e di sapore New Age del solito Tiziano Terzani, una specie di &quot;mantra&quot; <em>politically correct<\/em> ad alta densit\u00e0 zuccherina: <em>Solo se riusciremo a vedere l&#8217;universo come un tutt&#8217;uno in cui ogni parte riflette la totalit\u00e0 e in cui la grande bellezza sta nella sua diversit\u00e0, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo<\/em>. Frase di una genericit\u00e0 e di una banalit\u00e0 addirittura imbarazzanti, ma chi la cita come fosse il Vangelo, non se ne rende affatto conto, pensa anzi di aver toccato il vertice della saggezza universale. Poi, un&#8217;altra paginetta se ne va per la dedica, anzi, per le dediche: la prima delle quali \u00e8 rivolta <em>A tutti coloro che sono partiti, ma non sono mai<\/em> arrivati: alle vittime delle cosiddette stragi del mare, evidentemente. Seguono altre tre dediche dello stesso tenore, neanche il lettore si apprestasse a confrontarsi con la <em>Divina Commedia<\/em> e non con un testo di 60 pagine d&#8217;un formato talmente piccolo, che, in una impaginazione normale, diventerebbero 20 al massimo. Infine, dopo altre due pagine di presentazione, si arriva al succo del discorso: ad una serie di testimonianze e di riflessioni in libert\u00e0, aventi per soggetto sia il migrante, sia colui che lo accoglie e lo assiste.<\/p>\n<p>Prima parla Emin, profugo n. 280. Le sue osservazioni sono di questo tenore: <em>SONO GENTILI, S\u00cc, MA SEMBRA MI VEDANO ATTRAVERSO. ESISTO, MA NON CI SONO PER LORO<\/em>. Risposta: <em>Credo sia normale. [&#8230;] Ci dividono come viene, non tengono conto se siamo amici e non ce lo chiedono. Mi dispiace molto questo atteggiamento, ma io non parlo italiano e loro on mi capiscono, quindi accetto e li seguo. [&#8230;] Al pomeriggio arrivano dei ragazzi giovani, gentilissimi. Sono strani. Sorridono sempre e cercano di parlare con me. Sembra importi loro chi sono e come mi chiamo. Nessuno fino a questo momento mi aveva mai chiesto il mio nome. Ero solo il profugo n. 280. [&#8230;]<\/em> Ecco, ora che sono arrivati i &quot;nostri&quot;, le cose vanno un po&#8217; meglio. Non indossano n\u00e9 guanti, n\u00e9 mascherina: che bravi. Trattano i sedicenti profughi da esseri umani, a differenza di quegli altri, freddi, burocratici. Peccato che facciano del buonismo e della sfacciata demagogia sulla nostra pelle: guanti e mascherine dovrebbero essere obbligatori, perch\u00e9 le malattie non sono un vaneggiamento dei razzisti, ma una realt\u00e0, e prendere le precauzioni igieniche e sanitarie minime \u00e8 un dovere nei riguardi dell&#8217;intera comunit\u00e0. Uno pu\u00f2 fare l&#8217;incosciente con la propria salute, non con quella di tutti gli altri. \u00c8 qui che l&#8217;ideologia buonista tradisce la sua natura aggressiva e prevaricatrice: vuole imporre a ciascuno le conseguenze delle proprie scelte, che sia d&#8217;accordo o no, che sia informato o no. Perch\u00e9 i buonisti sono dalla parte della morale e del progresso: loro, e loro soltanto, sanno quello che \u00e8 bene e quello che \u00e8 giusto. Alla faccia di ci\u00f2 che possono pensare gli altri: cio\u00e8 alla faccia della vera democrazia. \u00c8 una storia vecchia (vedi Brexit): se la democrazia ratifica gli assiomi dei buonisti e dei progressisti, \u00e8 una democrazia matura ed encomiabile; se, viceversa, li contraddice, allora si tratta di una democrazia immatura, d&#8217;un popolo ignorante.<\/p>\n<p>Altra osservazione di Emin: <em>Strano per\u00f2 questo Paese. Perch\u00e9 se non saluti sei maleducato, ma se saluti sei maleducato ugualmente. [&#8230;] Il cibo \u00e8 diverso dal mio. \u00c8 buono, s\u00ec, ma diverso. A volte mi fa male. Quasi tutti i giorni. Mi viene mal di pancia. Mi vengono dei dolori allo stomaco, ma on dico nulla perch\u00e9 so che costa tanto soldi e che lo fanno sperando di farci piacere. Quando proprio non ce la faccio pi\u00f9 lo dico e magari prendo una pastiglia. Non mi piace prendere le pastiglie., non sono mai stato abituato a farlo. Nel mio Paese quando qualcuno prende le pastiglie vuol dire che sta molto male e che probabilmente morir\u00e0. Allora parlo con gli operatori e dico, che, a volte, sto male. Loro cambiano cibo; lo cambiano spesso cercando di capire cosa ci piaccia di pi\u00f9. Sono gentili.<\/em> Il discorso sta prendendo una piega decisamente surreale, per qualunque lettore normale e di normale intelligenza; comunque, se non altro, siamo arrivati a stabilire un punto certo: gli operatori sono gentili, cambiano continuamente il menu per cercar di venire incontro ai desideri degli &quot;ospiti&quot;. Si direbbe che abbiano dei riguardi da hotel cinque stelle, pi\u00f9 che da centro di accoglienza: per lo meno, il profugo n. 280 ne d\u00e0 atto. Ma sar\u00e0 veramente un profugo, poi? Fino a prova contraria, un profugo \u00e8 tale quando gli viene riconosciuto il relativo <em>status<\/em>; quando arriva in Italia e fa la domanda, non \u00e8 ancora un profugo, ma un richiedente asilo. C&#8217;\u00e8 una bella differenza. I profughi veri sono forse un decimo di quelli che arrivano; eppure, tutti quanti si dichiarano profughi e inoltrano la relativa domanda. Poi, se per caso la risposta \u00e8 negativa &#8212; ma, sovente, anche prima che arrivi &#8212; tagliano la corda, spariscono, si danno alla clandestinit\u00e0. Altri restano nei centri di accoglienza, ma senza alcun controllo: escono liberamente, non pochi si mettono a spacciare droga e a delinquere. Piccoli furti, atti di violenza, aggressioni. \u00c8 il loro modo di presentarsi come profughi, la loro maniera di domandare asilo. A Pordenone &#8211; \u00e8 cronaca di oggi &#8212; inscenano una manifestazione di protesta perch\u00e9 il comune, pensate un po&#8217;, li ha privati del wi-fi gratis.<\/p>\n<p>Ed ecco cosa succede quando Mohamed, profugo n. 281, lascia il centro di accoglienza per una gita a Venezia. <em>Vedo negozi, negozi, negozi a non finire. Ristoranti, ristoranti, ristoranti: ma questi mangiano sempre? Sono nauseato. Alcuni miei compagni (compagni non amici come li definiscono i volontari, perch\u00e9 io non ho amici) sono contenti e si scattano foto su foto. Si mettono in posa con il cellulare in mano come fossero degli uomini arrivati. Ma arrivati dove??? SIAMO QUI IN PRESTITO, SIAMO QUI DI PASSAGGIO. NESSUNO CI VUOLE, NESSUNO VUOLE DARCI VERAMENTE UN&#8217;OPPORTUNIT\u00c0. E infatti ci sono loro, i bianchi, dietro a negozi o ristoranti, e noi, i negri, per le strade a vendere bolse false con un lenzuolo bianco, pronti a scappare non appena ci vede la polizia. Mi fa schifo Venezia e non vedo l&#8217;oro di tornarmene a casa.<\/em> Eh s\u00ec, povero Mohamed: Venezia fa veramente schifo. Porta pazienza. Quanto al fatto che dietro i banconi dei negozi e dei ristoranti ci sono solo dei bianchi, rassicurati: le cose stanno gi\u00e0 cambiando, e nei prossimi anni cambieranno a vista d&#8217;occhio. Si vede che non sei stato a Mestre, o che non hai guardato bene: gi\u00e0 ora moltissimi bar e ristoranti sono gestiti da cinesi. Fra una o due generazioni, sar\u00e0 la regola. L&#8217;Italia sar\u00e0 tua e dei tuoi compagni, come li vuoi chiamare. Rassicuratevi: abbiate un po&#8217; di pazienza. Se non voi, certo i vostri figli e i vostri nipoti vedranno il ristabilimento della giustizia: l&#8217;Italia e l&#8217;Europa saranno degli africani, non pi\u00f9 dei &quot;bianchi&quot;. A proposito, Mohamed: mi spieghi perch\u00e9, se un bianco dice, parlando di voi, &quot;neri&quot;, o &quot;negri&quot;, quello \u00e8 un insulto razzista; ma voi potete benissimo dire, con disprezzo: &quot;i bianchi&quot;; voi potete dire che le citt\u00e0 dei bianchi, nelle quali siete ospiti, &quot;fanno schifo&quot;, e va tutto bene? Il razzismo \u00e8 tale solo in una certa direzione? Buono a sapersi: ne prendiamo nota. Perch\u00e9, vedi, questo Paese, nel quale affondano le nostre radici, credevamo fosse il nostro; ma ora che le cose stanno cambiando, \u00e8 giusto che ci informiamo di quel che bolle in pentola: non vorremmo trovarci, oltre che sfrattati da casa nostra, per fare posto a voi, anche denunciati per il reato di razzismo, e costretti a pagare multe salatissime o finire in prigione.<\/p>\n<p>Vengono poi le riflessioni di Giovanna, una volontaria. Riflessioni di questo tipo: <em>L&#8217;ITALIA VI HA ACCOTO, VI HA SALVATO. DOVETE ESSERCI GRATI. DOVETE RINGRAZIARE.<\/em> Ed ecco le risposte della stessa Giovanna: <em>Ringraziare perch\u00e9? Per tutto quello che diamo loro? Ma loro ce l&#8217;hanno chiesto? Ringraziare per i pasti caldi, un luogo sicuro dove dormire, le chiacchiere spensierate con noi volontari? Ma loro ce le hanno chieste? Per loro queste sono priorit\u00e0? Perch\u00e9 Maslow \u00e8 passato da un pezzo. La piramide dei bisogni ricalca un modello che non conta [sic] delle differenze tra soggetti, non considera che per un ragazzo vissuto sempre per strada, abituato ad arrangiarsi da quando ha dieci anni, abituato a trovarsi contatti e agganci in una giornata, un letto comodo forse non \u00e8 una priorit\u00e0. Importante s\u00ec, ma non una priorit\u00e0. Un pasto caldo? Bello. Ma \u00e8 il pasto che mangerebbe lui? O \u00e8 il pasto all&#8217;italiana che crea gastriti, reflussi, gonfiori e crampi? Perch\u00e9 se questo \u00e8 il pasto caldo che hanno, forse ne farebbero anche a meno<\/em>. <em>Se io dovessi mangiare indiano tutti i giorni penso che dopo tre giorni preferirei il digiuno.<\/em><\/p>\n<p>Eh gi\u00e0, che cattiva accoglienza offriamo a questi profughi (ammesso che siano profughi): un odioso pasto al&#8217;italiana, causa sicura di malanni intestinali; un pasto del quale essi farebbero volentieri a meno, tanto pi\u00f9 che non ce l&#8217;hanno chiesto. Sar\u00e0 per questo che succede anche che gettino per terra i piatti con la pastasciutta: poverini, hanno ragione, con tutti quei gonfiori e quelle gastriti causate dalla nostra cucina razzista. In attesa che ci attrezziamo e che, finalmente, da popolo civile, quale pretendiamo di essere, predisponiamo un <em>menu<\/em> diversificato per le diverse etnie &#8211; uno per i marocchini, un altro per i nigeriani, un terzo per i siriani e un quarto per gli afghani, e cos\u00ec via, senza trascurarne alcuna, altrimenti faremmo delle discriminazioni -, la saggia Giovanna prosegue con le sue profonde riflessioni, in un crescendo di rara intensit\u00e0 drammatica: <em>DOVETE CAPIRE QUELLO CHE FACCIAMO PER VOI. IN FIN DEI CONTI SIETE ARRIVATI QUI, MANTENUTI E SPESATI DA NOI. TRATTATI COME DEI RE. DOVETE CAPIRLO<\/em>. <em>E subito si risponde da sola, a nome dei profughi: Capire cosa? Che hanno vissuto una vita con l&#8217;aspettativa di arrivare qui fermamente ( e con fermamente intendo proprio fermamente convinti di avere in tempo reale un documento, un lavoro, una casa e presto una fidanzata.<\/em> Benissimo: oltre al menu diversificato in venti o quaranta diverse specialit\u00e0 nazionali, provvederemo anche a procurare i documenti in tempo reale, il lavoro, la casa e la fidanzata (cose che sono sogni per molti italiani). Sar\u00e0 nostro dovere: loro vengono qui <em>fermamente<\/em> decisi a trovare tutto ci\u00f2. Non importa se questa \u00e8 casa nostra, costruita col nostro lavoro e i nostri sacrifici; e se nessuno di noi si \u00e8 mai sognato di far loro quelle folli promesse: sono cose del tutto secondarie, irrilevanti. La loro <em>fermezza<\/em> esige un riconoscimento, un premio da parte nostra.<\/p>\n<p>Giovanna prosegue riconoscendo che le loro aspettative erano irrealistiche, ma (e questo d\u00e0 la misura del livello della sua riflessione) subito aggiunge che anche lei, da bambina, rimase malissimo quando scopr\u00ec che Babbo Natale non esiste; di pi\u00f9: che si arrabbi\u00f2 molto. Dunque, \u00e8 normale che anche i &quot;profughi&quot; siano pieni di rabbia. Sar\u00e0 per questo che fanno quel che fanno: e basta leggere la cronaca nera quotidiana, o ascoltare i telegiornali locali, per capire di che si tratta. Tutte le persone che vivono nel mondo reale lo sanno; solo quelli come lei non lo sanno. Loro vivono immersi in una bolla di buonismo, dove tutti i doveri, tutte le responsabilit\u00e0 e tutte le colpe sono sempre e solo nostre, di noi Italiani e di noi Europei; mentre tutti i diritti, tutte le pretese e tutte le giustificazioni sono per loro, i cosiddetti profughi. Che questo sia razzismo all&#8217;incontrario, e anche alquanto rozzo, evidentemente, a quelli come lei non sfiora neppur la mente.<\/p>\n<p>Potremmo continuare, ma ci pare che basti e avanzi. A quanto pare, qualsiasi cosa diciamo o facciamo, noi bianchi, noi europei, noi cristiani, saremo sempre in torto, sempre ipocriti, razzisti, ignoranti e presuntuosi; e loro, i &quot;profughi&quot;, veri o falsi che siano, saranno sempre in diritto di avere tutto e subito, e, se no, d&#8217;infuriarsi contro di noi, contro la nostra ottusit\u00e0 \u00e8 il nostro egoismo. Leggere un testo come quello citato \u00e8 deprimente, ma anche illuminante: ci aiuta a capire perch\u00e9 l&#8217;Europa sta subendo una simile auto-invasione, una simile sostituzione <em>volontaria<\/em> di popolazione, ossia perch\u00e9 si sta suicidando con tanta alacrit\u00e0 e con tanto accanimento. C&#8217;\u00e8 un gran numero di Europei che hanno un concetto cos\u00ec negativo della loro civilt\u00e0, da voler spalancare le porte a chiunque si presenti come profugo, fosse pure il peggior delinquente o il pi\u00f9 feroce terrorista, e da offrirgli le chiappe per farsi flagellare ed insultare, in un autentico delirio di volutt\u00e0 masochistica&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ai buonisti cattoprogressisti non basta la sindrome di essere i migliori dei migliori; vogliono anche imporla per legge a tutti gli altri. 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