{"id":29042,"date":"2016-05-17T12:14:00","date_gmt":"2016-05-17T12:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/05\/17\/e-storico-il-racconto-del-quarto-vangelo\/"},"modified":"2016-05-17T12:14:00","modified_gmt":"2016-05-17T12:14:00","slug":"e-storico-il-racconto-del-quarto-vangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/05\/17\/e-storico-il-racconto-del-quarto-vangelo\/","title":{"rendered":"\u00c8 &#8220;storico&#8221;, il racconto del quarto Vangelo?"},"content":{"rendered":"<p>Martin Hengel (nato a Reutlingen, nel Baden-W\u00fcrttemberg, nel 1926, e morto a Tubinga nel 2009), luterano e docente all&#8217;Universit\u00e0 di Tubinga, viene considerato uno dei massimi esegeti del Nuovo Testamento, nonch\u00e9 esperto dell&#8217;ebraismo e del cristianesimo primitivo; anche studiosi e teologi cattolici, come Joseph Ratzinger, lo hanno letto e studiato con profitto. La sua posizione si distingue da quella di tanti altri suoi colleghi, specialmente protestanti (influenzati da Rudolf Bultmann, da Paul Tillich e da tutta la scuola del cosiddetto &quot;cristianesimo liberale&quot;), per la sua decisa affermazione della storicit\u00e0 dei quattro Vangeli canonici. Tuttavia, rispetto ai tre Sinottici (Marco, Matteo e Luca), il quarto Vangelo, che molti studiosi scrivono &quot;Giovanni&quot;, con le virgolette, per indicare la molteplicit\u00e0 dei suoi autori), per la netta impostazione mistica e trascendente che lo caratterizza, pone dei problemi non lievi, quanto al suo valore in fatto di storicit\u00e0; problemi che Hengel risolve pronunciandosi, anche per esso, a favore di una sua sostanziale attendibilit\u00e0 <em>teologica<\/em>, ma non altrettanto per quella strettamente <em>storica<\/em>, dal momento che, secondo lui, in esso avrebbe largo spazio una prospettiva poetica e letteraria.<\/p>\n<p>Queste idee sono specificamente esposte nell&#8217;opera di Hengel apparsa nel 1975 (Mohr, Tubinga) e intitolata <em>Der Sohn Gottes. Die Enstehung der Christologie und die j\u00fcdisch-christliche Religionsgeschichte<\/em> (<em>Il Figlio di Dio: l&#8217;origine della cristologia e la storia della religione giudeo-ellenistica<\/em>; traduzione italiana della casa editrice Paideia, Brescia, 1984) e in quella successiva, del 1993, pubblicata sempre a Tubinga, <em>Die johanneische Frage. Ein L\u00f6sungsversuch. Mit einem Beitrag zur Apokalypse von J\u00f6rg Frey<\/em> (traduzione italiana: <em>La questione giovannea<\/em>, Brescia, Paideia, 1998).\u00a0 A sua volta Joseph Ratzinger, che di Hengel (come pure di Hans K\u00fcng) era stato collega a Tubinga &#8212; ove, dal 1966, aveva insegnato Teologia dogmatica; e furono gli anni cruciali del suo itinerario teologico, quelli che segnarono la sua svolta in senso tradizionale e antimodernista &#8211; e, per taluni aspetti, ammiratore, divenuto papa col nome di Benedetto XVI, le ha discusse, insieme ad altri aspetti della critica neotestamentaria e ad altri problemi storici ed esegetici relativi ai Vangeli, nella sua corposa opera &#8212; circa 450 pagine <em>&#8211; Ges\u00f9 di Nazareth<\/em> (titolo originale: <em>Jesus von Nazareth. Von der Taufe im Jordan bis zur Verkl\u00e4rung<\/em>; traduzione dal tedesco di Chicca Galli e Roberta Zupper, Citt\u00e0 del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2007).<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, chiunque &#8212; anche sprovvisto, o scarsamente fornito, di una specifica preparazione esegetica, e anche chi lo legga non nell&#8217;originale geco, ma in una traduzione moderna, non pu\u00f2 non accorgersi che il quarto Vangelo \u00e8, realmente, un testo a s\u00e9; non solo e non tanto per il fatto che appare indipendente dai Sinottici, o meglio, che li d\u00e0 per presupposti, per cui evita di ripetere cose gi\u00e0 narrate da essi, e si concentra su aspetti da essi, invece, trascurati; ma soprattutto perch\u00e9 vi circola un&#8217;atmosfera fortemente spirituale ed escatologica, nella quale il contrasto fra Bene e Male, la lotta di Cristo contro le potenze delle tenebre, occupano una posizione assolutamente centrale, e la Buona Novella appare come la negazione e il superamento del &quot;mondo&quot;, ossia di tutto ci\u00f2 che \u00e8 terreno e chiuso nella propria finitezza, cosa che gli conferisce una particolare drammaticit\u00e0, anche sul piano della narrazione letteraria, e che ha fatto parlare pi\u00f9 d&#8217;uno studioso di &quot;Vangelo gnostico&quot;, espressione che pu\u00f2 anche essere accettata, purch\u00e9 la si intenda in un senso estremamente generale e non gi\u00e0 in senso tecnico e specifico. In altre parole, l&#8217;autore o gli autori del quarto Vangelo si rifanno a una corrente, o per dir meglio, a una tendenza del cristianesimo primitivo, che privilegiava fortemente la dimensione trascendente e la portata apocalittica (nel senso letterale del termine, di &quot;disvelamento delle cose nascoste&quot;) della Buona Novella e che, di conseguenza, sottolineava il contrasto inconciliabile esistente fra le cose di quaggi\u00f9 e quelle di lass\u00f9, fra il Dio predicato dal Cristo e l&#8217;attaccamento degli uomini allo spirito del &quot;mondo&quot;.<\/p>\n<p>Facendo il punto sulla questione, Ratzinger afferma (op. cit., pp. 267-270):<\/p>\n<p><em>\u00c8 sorprendente che Hengel, da cui abbiamo imparato tanto sul radicamento storico del Vangelo nell&#8217;aristocrazia sacerdotale di Gerusalemme e quindi nel reale contesto di vita di Ges\u00f9, rimanga cos\u00ec negativo o &#8212; detto in modo pi\u00f9 delicato &#8212; estremamente prudente nella sua diagnosi circa il carattere storico del testo. Dice: &quot;Il quarto vangelo \u00e8 un&#8217;opera largamente poetica ma NON DEL TUTTO fantasiosa su Ges\u00f9 [&#8230;]. Qui tanto uno scetticismo radicale quanto una fiducia ingenua inducono in errore. Da una parte, ci\u00f2 che non \u00e8 dimostrabile come storico non deve essere per forza una semplice finzione, dall&#8217;altra, ad avere l&#8217;ultima parola per l&#8217;evangelista (e la sua scuola) non \u00e8 il banale ricordo &quot;storico&quot; degli avvenimenti passati bens\u00ec lo Spirito Paraclito, che interpreta e guida verso la verit\u00e0&quot;Die johanneische Frage&quot;, p. 322).A questo riguardo sorge la domanda: che cosa significa questa contrapposizione? Che cosa rende banale il ricordo storico? Importante la verit\u00e0 di quanto ricordato oppure no? E verso quale verit\u00e0 pu\u00f2 guidare il Paraclito, se lascia dietro di s\u00e9 come banale la dimensione storica?<\/em><\/p>\n<p><em>Ancora pi\u00f9 drastica appare la problematicit\u00e0 di tali contrapposizioni nella diagnosi di Ingo Boer: &quot;Il Vangelo di Giovanni si presenta pertanto dinanzi ai nostri occhi come OPERA LETTERARIA che testimonia la fede e vuole rafforzare la fede, e non come resoconto storico&quot; (&quot;Einleitung in das Neue Testament&quot;, W\u00fcrzburg, 1998, p. 197). Quale fede &quot;testimonia&quot; se si \u00e8 lasciato , per cos\u00ec dire, la storia alle spalle? Come pu\u00f2 testimoniare la fede se si propone come testimonianza storica e lo fa con grande vigore &#8212; ma non offre poi informazioni storiche? Io penso che qui ci troviamo di fronte a un&#8217;idea errata di ci\u00f2 che \u00e8 storico, a un&#8217;idea errata di ci\u00f2 che \u00e8 fede e di ci\u00f2 che \u00e8 lo stesso Paraclito: una fede che lascia cadere in questo modo la fede storica diventa, in realt\u00e0, &quot;gnosticismo&quot;. Si lascia alle spalle la carne, l&#8217;incarnazione, la vera storia, appunto.<\/em><\/p>\n<p><em>Se per &quot;storico&quot; si intende che i discorsi di Ges\u00f9 a noi tramandati devono avere , diciamo cos\u00ec, il carattere di trascrizione di un nastro magnetico per essere riconosciuti autenticamente come &quot;storici&quot;, allora i discorsi del Vangelo di Giovanni non sono &quot;storici&quot;. Il fatto per\u00f2 che non rivendichino questo genere di letteralit\u00e0 non significa per niente che siano, per cos\u00ec dire, composizioni poetiche su Ges\u00f9 create a poco a poco nella cerchia giovannea, operazione per cui si sarebbe preteso poi la guida del Paraclito. La vera pretesa del Vangelo \u00e8 quella di aver trasmesso correttamente il contenuto dei discorsi, l&#8217;auto-testimonianza di Ges\u00f9 nei grandi confronti svoltisi a Gerusalemme, affinch\u00e9 il lettore incontri davvero i contenuti decisivi di questo messaggio e in esso l&#8217;autentica figura di Ges\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci avviciniamo alla sostanza e possiamo definire pi\u00f9 precisamente il particolare tipo di storicit\u00e0 di cui si tratta nel quarto Vangelo, se prestiamo attenzione alla correlazione dei vari fattori che Hengel reputa determinanti per la composizione del testo. A suo parere, in questo Vangelo confluiscono &quot;la voluta impostazione teologica dell&#8217;autore, il suo ricordo personale&quot;, &quot;la tradizione ecclesiastica e quindi, insieme, la realt\u00e0 storica&quot;, che, sorprendentemente, Hengel giudica &quot;modificata, anzi diciamo pure violentata, dall&#8217;evangelista&quot;; infine- l&#8217;abbiamo sentito or ora &#8212; ad avere &quot;l&#8217;ultima parola&quot; non \u00e8 il &quot;ricordo [&#8230;] degli avvenimenti passati, bens\u00ec lo Spirito Paraclito, che interpreta e guida verso la verit\u00e0&quot; (&quot;Die johanneische Frage&quot;, p. 332).<\/em><\/p>\n<p><em>Nel modo in cui Hengel accosta e in certa misura contrappone questi cinque elementi, la loro composizione non dimostra un vero senso. Come pu\u00f2, infatti, il Paraclito avere l&#8217;ultima parola se l&#8217;evangelista ha prima violentato la realt\u00e0 storica? Qual \u00e8 il rapporto reciproco tra l&#8217;impostazione voluta dall&#8217;evangelista, il suo annuncio personale e la tradizione ecclesiastica? \u00c8 l&#8217;impostazione voluta pi\u00f9 determinante del ricordo, al punto che, in nome suo, la realt\u00e0 possa essere violentata? Cime si legittima allora questa volont\u00e0 di impostazione? Come interagisce con il Paraclito?<\/em><\/p>\n<p><em>A mio parere, i cinque elementi presentati da Hengel sono effettivamente le forze essenziali che hanno determinato la composizione del Vangelo, ma vanno visti in una differente correlazione interna e, di conseguenza, anche singolarmente con una importanza diversa.<\/em><\/p>\n<p><em>Anzitutto il secondo e il quarto elemento &#8212; il ricordo personale e la realt\u00e0 storica &#8212; vanno insieme Essi costituiscono, l&#8217;uno con l&#8217;altro, ci\u00f2 che i Padri definiscono il &quot;factum historicum&quot; che determina il &quot;significato letterale&quot; di un testo: il lat esterno degli avvenimenti che l&#8217;evangelista conosce in parte grazie al suo ricordo e in parte grazie alla tradizione ecclesia stia (senza dubbio conosceva bene i Vangeli sinottici nell&#8217;una o nell&#8217;altra versione). Egli vuole riferire l&#8217;accaduto nella veste di &quot;testimone&quot;&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Concludendo: il quarto Vangelo non \u00e8 meno &quot;storico&quot; per il fatto di concentrare l&#8217;attenzione sulla dimensione teologica; e quindi anche i suoi racconti, relativi alle azioni e ai discorsi di Ges\u00f9, non perdono affatto il carattere di testimonianze storiche, pur se rivolti ad una prospettiva sovra-storica e meta-storica. Giovanni, o gli autori del Vangelo conosciuto con il suo nome, guardano in alto: riconsiderano tutta la vita e l&#8217;opera di Ges\u00f9 Cristo dal punto di vista della Resurrezione, in una misura e con una coerenza interna superiori a quelle degli altri evangelisti. Tutto quel che Ges\u00f9 ha detto e operato viene rievocato nel quarto Vangelo sulla base di una conoscenza personale e di una esperienza diretta; per\u00f2, nello stesso tempo, viene reinterpretato alla luce del suo significato ultimo, l&#8217;Ascensione e la discesa dello Spirito Santo, ci\u00f2 che, nel corso della loro vita in comune con il Maestro, i discepoli, e quindi anche gli evangelisti, non avevano affatto compreso, o, comunque, non certo in maniera sufficientemente chiara e completa.<\/p>\n<p>Pertanto, sarebbe errato vedere &#8212; come pure, da taluno, si \u00e8 fatto, e si continua tuttora a fare -, nel modo del quarto Vangelo di narrare la vita e le opere di Cristo, una sorta di contrapposizione fra &quot;storia&quot; e &quot;teologia&quot;. Non vi \u00e8 contrapposizione, perch\u00e9 la storia di risolve nella teologia e la teologia assorbe la storia, proprio come la Resurrezione e l&#8217;Ascensione assorbono, spiegano e completano la vita terrena di Ges\u00f9 e la sua missione fra gli uomini. Cos\u00ec come il significato effettivo della Incarnazione, della Passione e della Risurrezione di Ges\u00f9 appaiono completamente, alla mente dei discepoli, solo a posteriori, bench\u00e9 il maestro avesse cercato di spiegarlo ad essi in anticipo, specialmente durante il discorso dell&#8217;Ultima Cena, ugualmente la narrazione del quarto Vangelo si pone come il completamento e, nello stesso tempo, come il superamento, in senso teologico, degli altri Vangeli. Non vi \u00e8 una vera contraddizione fra i primi tre Vangeli ed il quarto; tuttavia \u00e8 innegabile che l&#8217;ultimo possiede delle caratteristiche proprie, che ne fanno un <em>unicum<\/em>, anche dal punto di vista letterario; specificit\u00e0 che non dipendono semplicemente dal fatto della sua composizione pi\u00f9 tarda rispetto ai Sinottici (ma non cos\u00ec tarda come la critica razionalista e anticristiana ha invano tentato di dimostrare; di certo, assai anteriore alla fine del primo secolo: secondo il teologo &quot;liberale&quot; J. Robinson, entro il 70, l&#8217;anno della distruzione di Gerusalemme), ma soprattutto dall&#8217;accento posto sulla prospettiva escatologica e apocalittica.<\/p>\n<p>Quanto alla storicit\u00e0 del racconto di Giovanni, bisogna vedere che cosa si intende per storia. Quasi tutti i libri di memorie dei grandi personaggi storici, antichi e moderni, da Cesare a Napoleone, da Churchill a Gorbaciov, non possono essere utilizzati come fonti storiche in maniera ingenuamente fiduciosa, perch\u00e9, pur essendo delle testimonianze storiche autentiche e scritte in prima persona, nondimeno riflettono una serie di atteggiamenti psicologici che richiedono, per la loro valida interpretazione, tutta una serie di correttivi e di operazioni esegetiche specifiche. Anche le <em>Storie<\/em> di Erodoto, la <em>Guerra del Peloponneso<\/em> di Tucidide, le <em>Elleniche<\/em> di Senofonte o le <em>Vite parallele<\/em> di Plutarco, pur essendo state scritte da autori che, almeno in parte, vissero al tempo dei fatti narrati, non possono essere per\u00f2 utilizzate senza tutta una serie di precauzioni e di accorgimenti di ordine critico, filologico, ed anche propriamente storiografico. Questo non toglie che si tratti di opere preziose, insostituibili, per la conoscenza dei rispettivi periodi storici.<\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 importante da considerare, a proposito del quarto Vangelo, \u00e8, come osserva giustamente Joseph Ratzinger, che non ci troviamo in presenza di una concezione &quot;gnostica&quot; del Vangelo. Non c&#8217;\u00e8 alcun messaggio segreto, alcuna verit\u00e0 nascosta, alcun sapere esoterico, che non siano presenti anche negli altri Vangeli e negli altri libri del Nuovo Testamento, come le lettere di San Paolo, o l&#8217;<em>Apocalisse<\/em>. Vi \u00e8, questo s\u00ec, un pi\u00f9 denso spessore teologico, una pi\u00f9 alta riflessione sul mistero della Trinit\u00e0 e su quello dell&#8217;Incarnazione. Manca, per\u00f2, la cosa essenziale di qualsiasi concezione gnostica: il disprezzo o la negazione della carne. Proprio perch\u00e9 si \u00e8 fatto Figlio e si \u00e8 incarnato, Ges\u00f9 \u00e8 vero uomo, oltre che vero Dio. La carne, qui, non viene affatto negata: semmai trasfigurata&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Martin Hengel (nato a Reutlingen, nel Baden-W\u00fcrttemberg, nel 1926, e morto a Tubinga nel 2009), luterano e docente all&#8217;Universit\u00e0 di Tubinga, viene considerato uno dei massimi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30141,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[82],"tags":[107,157,216,237],"class_list":["post-29042","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-papa-benedetto-xvi","tag-cattolicesimo","tag-gesu-cristo","tag-papi","tag-sacra-scrittura"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-benedetto-xvi.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29042","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=29042"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29042\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30141"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=29042"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=29042"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=29042"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}