{"id":29038,"date":"2015-07-28T10:51:00","date_gmt":"2015-07-28T10:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/e-la-croce-della-storia-che-fa-nascere-la-domanda-sul-suo-significato\/"},"modified":"2015-07-28T10:51:00","modified_gmt":"2015-07-28T10:51:00","slug":"e-la-croce-della-storia-che-fa-nascere-la-domanda-sul-suo-significato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/e-la-croce-della-storia-che-fa-nascere-la-domanda-sul-suo-significato\/","title":{"rendered":"\u00c8 la \u201ccroce della storia\u201d che fa nascere la domanda sul suo significato"},"content":{"rendered":"<p>Gli uomini si interrogano sul significato della storia.<\/p>\n<p>Non \u00e8 sempre stato cos\u00ec: gli antichi (ad eccezione del Giudaismo) non lo facevano, per il semplice fatto che la storia, per essi, non \u00e8 lineare, non procede da un dato momento verso un altro momento, ma gira eternamente su se stessa, \u00e8 circolare, come circolare \u00e8 il tempo. Hanno incominciato a porsi la domanda sul senso della storia a partire dal Cristianesimo; e, nella maniera pi\u00f9 chiara e organica, a partire da Sant&#8217;Agostino. A stimolarli \u00e8 stato un evento storico traumatico: la caduta di Roma nelle mani dei Visigoti di Alarico, nel 410. L&#8217;impensabile era accaduto, e adesso tutti si chiedevano se, per caso, la fine del mondo fosse alle porte.<\/p>\n<p>Tuttavia, questa domanda se l&#8217;erano gi\u00e0 fatta i primi cristiani, quattro secoli prima. Molti di loro erano cos\u00ec convinti che la fine dei tempi fosse imminente, che rinunciavano a sposarsi, a fare figli, a intraprendere una carriera, perch\u00e9 si aspettavano il Giudizio finale da un giorno all&#8217;altro. Un&#8217;eco, abbastanza esplicita, di questa aspettativa, \u00e8 presente gi\u00e0 nelle lettere di Paolo, le quali &#8212; come \u00e8 noto &#8212; sono i testi pi\u00f9 antichi della religione cristiana, anteriori agli stessi Vangeli. Essa nasceva dalla interpretazione letterale delle parole di Ges\u00f9 (riportate nel Vangelo di Luca), che, condotto al Calvario, diceva alle figlie di Gerusalemme di non piangere su di lui, ma per se stesse e per i loro figli, poich\u00e9 presto sarebbero venuti giorni nei quali si sarebbe detto: \u00abBeate le sterili\u00bb; e anche della profezia di Ges\u00f9 (presente in tutti e tre i Sinottici), che le cose da lui annunciate si sarebbero compiute prima che trascorresse la generazione presente.<\/p>\n<p>Se il tempo non \u00e8 lineare, ma circolare, e se la storia non \u00e8 una evoluzione dal passato al presente e al futuro, ma un eterno girare su se stessa, non sorge la domanda di senso, perch\u00e9 il tempo sarebbe percepito, in un certo senso, come immobile; e, se il tempo \u00e8 immobile, o eternamente uguale a se stesso, \u00e8 superfluo domandarsi dove si stia andando: si ritorna sempre allo stesso punto. Secondo la teoria della relativit\u00e0 galileiana, all&#8217;interno di un dato sistema di riferimento non esiste la possibilit\u00e0 di sapere se esso sia fermo o in movimento; solo dall&#8217;esterno lo si pu\u00f2 percepire. Ma se il tempo \u00e8 circolare, \u00e8 come se la storia si trovasse imprigionata all&#8217;interno d&#8217;un sistema chiuso e nessuno sarebbe in grado di dire se esso si muove, e meno ancora verso che cosa si muova. Ci si potrebbe sempre domandare se le cose cambiano perch\u00e9 si muovono, oppure perch\u00e9 a muoverci siamo noi: proprio come i passeggeri d&#8217;un treno che vedono, o credono di vedere, muoversi il treno sul binario accanto, ma non pensano che sia il loro a muoversi, anche se forse \u00e8 proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>Ora, nel cristianesimo, l&#8217;elemento intorno a cui ruota il senso della storia, e la meta verso la quale \u00e8 diretto il treno in movimento, percepito come tale e non come una mera illusione ottica (come accade nel caso delle concezioni circolari del tempo), \u00e8 il fatto dell&#8217;irruzione di Dio nella storia. Una doppia, anzi, una tripla irruzione: Dio che crea la storia, perch\u00e9, come Padre, \u00e8 il creatore di tutto, e quindi anche del tempo; Dio che si fa uomo, nella persona del Figlio, ed entra nella storia come una creatura fra le creature, assumendo su di s\u00e9 il peso dell&#8217;esistenza, la &quot;croce della storia&quot;; e Dio che resta con gli uomini attraverso la terza persona, lo Spirito Santo, aiutandoli e sostenendoli fin al giorno in cui il tempo finir\u00e0 e la storia sar\u00e0 compiuta: il giorno del Giudizio, allorch\u00e9 il senso ultimo di tutte le cose sar\u00e0 finalmente svelato anche allo sguardo umano. Fino a quel momento, il senso ultimo della storia rimarr\u00e0 misterioso: agli uomini \u00e8 dato solo d&#8217;intuirne le grandi linee ed \u00e8 chiesto solo di aver fiducia in Dio, nel suo amore e nella sua giustizia, abbandonandosi alla sua volont\u00e0.<\/p>\n<p>Scrive l&#8217;arcivescovo e teologo Bruno Forte al principio del suo libro \u00abTeologia della storia. Saggi sulla rivelazione, l&#8217;inizio e il compimento\u00bb (Cinisello Balsamo, Milano, Edizioni Paoline, 1991, pp. 9-10):<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 la &quot;croce della storia&quot; che fa nascere la domanda sul suo significato: le interruzioni e le cadute, le riprese e i nuovi inizi pongono l&#8217;interrogativo inevitabile intorno a un possibile senso di tutto questo, stimolando la ricerca di una sorta di &quot;filo rosso&quot;, che unifichi la frammentariet\u00e0 delle opere e dei giorni degli uomini, e alimentando il desiderio di una meta, che renda in qualche modo accettabile la fatica di vivere. &quot;L&#8217;interpretazione della storia \u00e8 in ultima analisi un tentativo di comprendere il senso dell&#8217;agire e del patire degli uomini in essa&quot; (K. L\u00f6with, &quot;Significato e fine della storia&quot;, Milano, 1989, p. 23).<\/p>\n<p>Il messaggio cristiano &#8212; con l&#8217;annuncio inaudito del Dio che ha fatto sua la morte, assumendo fino in fondo la &quot;croce della storia&quot; per amore del mondo &#8212; getta luce sulla domanda di senso: \u00e8 dal cuore stesso della &quot;buona novella&quot; che nasce la possibilit\u00e0 di una &quot;teologia della storia&quot;. Senza la fede nel Crocifisso Risorto per la coscienza credente le interruzioni resterebbero non meno inspiegabili dei nuovi inizi: tutto sarebbe abbandonato alla vittoria finale della morte e il trionfo del nulla si offrirebbe come la sola possibile soluzione al problema di esistere. Resistere e sopportare nonostante tutto, malgrado l&#8217;onnipresenza avvolgente del nulla, rimarrebbe l&#8217;unico sbocco del desiderio, la forma di un ultimo eroismo tragico, capace di dare sapore alla fatica dei giorni. &quot;Se Cristo non \u00e8 risuscitato, allora \u00e8 vana la nostra predicazione ed \u00e8 vana anche la vostra fede&quot; (1 Cor. 15, 14).<\/p>\n<p>L&#8217;annuncio di Pasqua nega dunque la finale vittoria del nulla: l&#8217;ultima parola della vita e della storia non \u00e8 il dolore e la morte, ma la gioia e la vita. La morte del Crocifisso \u00e8 la morte della morte perch\u00e9 \u00e8 Lui il Signore della vita: la &quot;teologia della storia&quot; non \u00e8 che lo sforzo di rendere ragione &#8212; di fronte alla &quot;croce del tempo&quot; di questa speranza suscitata dalla Croce del Figlio di Dio. &quot;Non vi sgomentate, n\u00e9 vi turbate, ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che \u00e8 in voi&quot; (1 Pt 3, 14s). Il silenzio del Venerd\u00ec Sabato \u00e8 il luogo in cui l&#8217;avvento, in tutta l&#8217;indeducibile novit\u00e0 che lo caratterizza, ha incontrato l&#8217;esodo della condizione umana, in tutta la profondit\u00e0 e il peso delle sue contraddizioni e delle sue incompiutezze, riassunte nel &quot;verbum abbreviatum&quot; della finitudine umana: la morte. \u00c8 l&#8217;eloquenza del silenzio del Crocifisso davanti alla &quot;croce del tempo&quot; che sar\u00e0 all&#8217;origine di ogni possibile &quot;teologia della storia&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;impresa, tuttavia, non si svilupper\u00e0 sul vuoto se la domanda che nasce dal dolore \u00e8 antica quanto la vicenda dell&#8217;uomo sulla terra, il bisogno d &quot;redimere&quot; il tempo storico non \u00e8 meno antico di questa domanda. \u00c8 un tale bisogno che fa nascere fra gli uomini delle societ\u00e0 arcaiche il &quot;mito dell&#8217;eterno ritorno&quot;; \u00e8 questo medesimo bisogno che trova nella concezione ebraico-cristiana della storia una nuova, rivoluzionaria risposta, che sar\u00e0 sviluppata in forme diverse nel tempo; ed \u00e8 ancora esso a motivare nel profondo le moderne &quot;filosofie della storia&quot;, la cui parabola di trionfo e di decadenza ripropone con nuova attualit\u00e0 e rinnovato interesse lo scandalo della Croce del Figlio di Dio. Come unico, possibile senso alla &quot;croce del tempo&quot;, e perci\u00f2 come fondamento e contenuto centrale di una visione del mondo e della vita che possa dare significato e speranza alla storia.\u00bb<\/p>\n<p>Non solo, dunque, il cristiano possiede, e non pu\u00f2 non possedere, una filosofia della storia, dal momento che egli fermamente crede nel senso della storia stessa (a rigore, solo i surrealisti e i dadaisti non dovrebbero averla affatto); ma essa non pu\u00f2 essere altro che l&#8217;espressione di una visione ben precisa, teocentrica, carica di aspettativa e di speranza, che \u00e8, propriamente parlando, non una semplice filosofia della storia (come ve ne sono altre), ma una teologia della storia; una teologia basata sui tre momenti della Trinit\u00e0: l&#8217;Inizio di tutto (il Padre), la Rivelazione (il Figlio), l&#8217;Amore che resta in mezzo alle creature (lo Spirito Santo). Alla fine, le tre Persone si riuniscono in una sola, perch\u00e9 la seconda e la terza sono sorte in funzione del progetto divino nei confronti del mondo degli uomini: la fine della storia corrisponde al Compimento del disegno amorevole e sapiente di Dio creatore. Non vi sono pi\u00f9 parole da dire o da ascoltare, a quel punto, n\u00e9 azioni da compiere o da ricevere: resta solo l&#8217;infinito presente dell&#8217;Amore, che ormai ha rotto ogni confine, a cominciare da quello tra la vita e la morte (\u00abl&#8217;ultimo nemico ad essere annientato sar\u00e0 la morte\u00bb, afferma San Paolo nella Prima lettera ai Corinzi).<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, il cristiano, ma anche qualsiasi uomo ragionevole, non pu\u00f2, n\u00e9 vuole, nascondersi che la storia \u00e8 &quot;croce&quot;: sofferenza, ingiustizia, incomprensibilit\u00e0. La storia del genere umano non \u00e8 bella: \u00e8 costellata di sofferenze, molte delle quali assolutamente inutili, nel seno che l&#8217;umanit\u00e0 stessa potrebbe risparmiarsele, ed essa sola porta la responsabilit\u00e0 di non averlo fatto, di essersi inflitta dei mali cos\u00ec grandi, divenendo la peggiore nemica di se stessa. In nessun&#8217;altra specie vivente si nota un simile carico di auto-distruttivit\u00e0, spinto fin quasi al suicidio collettivo e all&#8217;annientamento totale, definitivo, per opera delle sue stesse mani.<\/p>\n<p>Ora, questo pone un ulteriore interrogativo, non meno angoscioso del precedente: se la storia ha una direzione, e dunque un senso, come mai gli esseri umani fanno di tutto per renderlo ancora pi\u00f9 misterioso, moltiplicando il male che essi infliggono a se stessi, quando potrebbero agire ben diversamente, ed aiutarsi nel sostenere il peso dell&#8217;esistenza, invece di nuocere l&#8217;uno all&#8217;altro? Ci\u00f2 equivale a riconoscere che nemmeno per il cristiano il senso della storia \u00e8 del tutto chiarito; anche per lui il mistero del male rimane tale: egli non ha la chiave speciale per interpretarlo, per dissiparlo; di fatto, Ges\u00f9 Cristo non si \u00e8 incarnato per risolvere il mistero del Male, ma per prenderlo su di s\u00e9, offrendo agli uomini un esempio, un modello e una proposta.<\/p>\n<p>Se il senso della storia fosse chiarito interamente, gli uomini sarebbero gi\u00e0 oltre la storia: sarebbero oltre la distinzione fra passato e presente, fra l&#8217;al di qua e l&#8217;Aldil\u00e0; sarebbero gi\u00e0 abitanti del regno di Dio. Invece il mondo terreno non \u00e8 il regno di Dio, ma solo la sua preparazione: e la storia umana non \u00e8 la realizzazione del disegno divino a proposito dell&#8217;uomo, ma solo il luogo della possibile conversione di quest&#8217;ultimo, e il suo pellegrinaggio verso la Verit\u00e0 eterna. Il mondo, per il cristiano, \u00e8 una terra straniera: una terra che non merita disprezzo, semmai compassione; ma pur sempre una terra straniera, che bisogna attraversare con molta attenzione, badando a non lasciarsi fagocitare dalla sua logica; ed \u00e8 precisamente questo l&#8217;aspetto che certi teologi &quot;cristiani&quot; post-conciliari non hanno visto, tutti presi dall&#8217;ingenuo entusiasmo di scoprirsi &quot;in dialogo&quot; col mondo, e senza accorgersi che dal &quot;dialogo&quot; alla &quot;accettazione&quot; e alla &quot;subordinazione&quot; il passo \u00e8 molto pi\u00f9 breve di quel che essi riescano a immaginare.<\/p>\n<p>La vita umana, dunque, \u00e8 un incessante pellegrinaggio, mosso dalla nostalgia dell&#8217;Infinito; e la storia \u00e8 la pista nel deserto che ciascun essere umano e ciascuna comunit\u00e0 umana sono chiamati ad attraversare, con pena, con fatica e con qualche raro momento di gioia, ma sempre nella tensione verso qualcosa che non \u00e8 qui, che quaggi\u00f9 non si d\u00e0, non si trova, non esiste; sempre come viandanti, come beduini, come nomadi che non fissano mai le proprie tende in un luogo definitivo, perch\u00e9 il loro destino \u00e8 di non avere una meta definitiva, ma di essere sempre in viaggio, sempre protesi verso un altrove, verso l&#8217;Altrove. Le cose di questo mondo vengono utilizzate e anche, in certa misura, godute, ma non rappresentano mai dei beni definitivi e pienamente soddisfacenti: se cos\u00ec fosse, vorrebbe dire che il cristiano si \u00e8 smarrito nel deserto, che ha costruito il suo bravo Vitello d&#8217;Oro e che si \u00e8 inginocchiato ad adorarlo &#8212; magari senza rendersene conto e illudendosi di essere ancora un pellegrino alla ricerca della sua vera patria, del vero Dio. Quanti cristiani hanno smarrito il senso della propria storia? Quanti di loro si sono scordati d&#8217;essere alla ricerca del Dio che li guida attraverso il deserto, ma che tale ricerca \u00e8 fatta anche di prove, di cadute, di infedelt\u00e0, di pentimenti e di conversioni? Quanti hanno scambiato gli accampamenti provvisori per delle citt\u00e0; quanti si sono fermati e hanno creduto d&#8217;essere giunti alla fine del viaggio, come se il viaggio della vita e il viaggio, parallelo, della storia umana, avessero una fine che dipende dal viaggiatore, e non, invece, dal Signore del tempo e d&#8217;ogni cosa creata? E quanti si sono scordati che nella storia c&#8217;\u00e8 anche il Male, il male con la maiuscola; e che ogni infedelt\u00e0 a Dio \u00e8 un &quot;s\u00ec&quot; al grande Nemico? Una cosa \u00e8 certa: il libro della storia, per il cristiano, resta pur sempre misterioso, fino all&#8217;ultima riga&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli uomini si interrogano sul significato della storia. 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